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Full text of "Atti della Società ligure di storia patria"

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ATTI 



DELLA 



SOCIETÀ LIGURE 



DI 



STORIA PATRIA 



VOLUME Vili. 



GENOVA 

TIP. DEL R. I. DE' SORDO-MUTI 
MDCCCLXVIH. 



9^ 

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PEtt LA MOKTE 



DEL 



MARCH. VINCENZO KICCI 

PRESIDENTE 

DELLA SOCIETÀ LIGURE DI STORIA PATRIA 

% 

COMMEMORAZIONE 

DEL SOCIO 

ANTONIO CROCCO 

VICE PRESIDENTE 



.• 



A 



compiere un dovere ben grave per le mie forze, 
ben doloroso per la cagione da cui muove , m' invita 
oggi , o Signori , queir ufficio onorevole a cui degnaste 
chiamarmi nel giorno medesimo, sì poco da noi lontano, 
nel quale il vostro unanime assenso raffermava Vincenzo 
Ricci nel seggio per lui si degnamente occupato qual 
reggitore supremo delle vostre lodate fatiche. E doloroso 
è invero il pensare come la morte sì acerba e inaspet- 
tata eh' Egli incontrò, e che Genova ancora deplora come 
una pubblica sventura, seguitasse di sì breve intervallo 
a quell'adunanza in cui lo acclamammo nostro Preside ( 1 ); 
e ne udimmo la modesta ma ferma parola , lo mirammo 
di aspetto sano, e promettente lunghezza di vita non 
punto caduca , e sopratutto ne ammirammo la mente 
non solo integra ma pronta , ma vivida sempre di ala- 
critità giovanile. 

(') Il march. Ricci , confermato Presidente nella tornata del 26 aprile; man- 
cava improvvisamente nel pomeriggio del 17 maggio successivo. 



( vm ) 

Al cittadino che vestì e serbò incontaminata la toga 
di magistrato ; che per sì lunghi anni, con suffragio ognor 
rinnovato del popolo, sedette operosissimo nei Consigli 
del Comune, della Provincia, del Parlamento; a chi, in 
tempi difficili e procellosi, fu due volte Ministro della Na- 
zione, presteranno certamente omaggio degno e com- 
piuto scrittori autorevoli; renderà testimonianza di lode 
la Storia Civile del nostro tempo ; a me la povertà del- 
l' ingegno non consentirebbe di svolgere il ponderoso ar- 
gomento: quindi e che il breve e mesto mio ragionare 
sarà unicamente rivolto alla pietosa commemorazione di 
quanto il patrio zelo di Vincenzo Ricci venne operando 
a prò' del nostro Instituto; a compiangermi con voi del 
danno memorabile che la perdita di quell'ottimo ci arrecò; 
a dimostrare quanto giustamente al dolore d'ogni ordine 
della città debba in particolar modo associarsi il nostro 
dolore, mentre dell'ingegno del Ricci (sotto questo aspetto 
non abbastanza apprezzato) e degli studi di lui nella ri- 
cerca e nella fruttuosa meditazione delle patrie memorie, 
tanto potevamo ancor riprometterci per l' incremento 
delle storiche discipline. 

E un singolare acume d'ingegno, una felice attitudine 
ad ornare la mente di varia e profonda dottrina nei rami 
moltiplici del sapere, Ei cominciò a manifestare nel primo 
fiore dell' età ; e assai per tempo queste doti con bella 
armonia si congiunsero nel nostro concittadino alla inte- 
grità della vita, alla severità del costume, a queir intenso 
e generoso amore del luogo nativo, che taluno avrebbe 
per avventura reputato in lui più bisognevole di freno 
che di eccitamento. Senonchò , fra le virtù dell' animo, 



( «x ) 

era nel Ricci segnalata, e dalla semplicità e quasi tropi- 
danza del contegno e dei modi resa più splendida, quella 
costanza nei forti propositi che lo rese un tempo fran- 
chissimo pronunciatore del vero in cospetto del potere 
armato di arbitrio e di improvvida immanità. Dimesse 
spontaneamente le cure della magistratura, che tanto di 
lui si pregiava , e quegli uffici ne' quali io ebbi per la 
prima volta la ventura di ammirarne il merito da vicino, 
non abbandonando però lo studio e l'amore delle scienze 
giuridiche, per cui sempre ottenne lode di rara perizia, 
ebbe agio di secondare la naturale inclinazione dell' animo 
che lo traeva a promuovere il bene e il decoro della 
diletta sua Genova ; della quale eletto Decurione , ebbe 
tosto occasione di consacrare i tesori della vasta sua 
mente e la sua costante solerzia a quelle parti del- 
l'Amministrazione Municipale che gli venivano, come a 
maestro della materia, specialmente affidate. Di un'opera 
invocata vanamente, e con tanto disdoro dei Liguri per 
ben tre secoli differita, fu quindi il nostro Ricci promo- 
tore ardentissimo : conciossiachè affratellandosi nella degna 
impresa d' innalzare un monumento a Colombo coli' in- 
clito amico suo Lorenzo Pareto ( del quale avemmo pure 
a piangere la fine immatura) , non rallentò lo zelo e la 
pertinacia di un volere sospinto dall' affetto profondo finché 
non sursc la mole destinata ad espiare un gran peccato 
d' ingratitudine cittadina. 

Di quanto valesse il Ricci nel reggere e provvedere la 
cosa pubblica, come Ministro e come Deputato, già dissi 
non essere delle mie parti lo intrattenervi con parli- 
colarizzato ragionamento; ma vuole rettitudine che dei 



principii della sua politica, in occasione solenne da lui 
proclamati, io qui vi porga alcun cenno, senza preoccu- 
pare il giudicio che del suo operare renderà lo storico 
imparziale e remoto cosi dai preconcetti sistemi come 
dalle ire e dagli amori di parte. E di accennar questo 
io mi faccio tanto più carico doveroso, quanto dalle mas- 
sime e dalle gravi parole del Ricci emerge spiccata l' im- 
magine dell' indole sua ; e in esse si ha il documento più 
autorevole per riconoscere quanto gii fosse profonda- 
mente scolpito nell'intimo cuore il sentimento della umana 
dignità, l'affetto alla Religione, alla Patria e alla Libertà, 
eh' Ei non sapeva concepire se non fondata sulla giustizia 
sociale. « Norma prima di condotta civile (così egli nella 
sua lettera indirizzata agi' Intendenti il dì 20 aprile 
1848), norma prima a me saranno quelle massime 
stesse di severa giustizia , di caldo amore al risorgi- 
mento italiano, che, privato cittadino, ho seguite, e 
che sole fra gli esterni pericoli . . . possono mantenere 
l'unità e la dignità della Nazione, appagarne i giusti e 
lunghi desiderii , affrettarle il conseguimento di un glo- 
rioso e ben meritato luogo fra le nazionalità europee. 
Ormai i voti italiani di tre secoli stanno compiendosi ; a 
noi finalmente è dato l' attuarli ; immenso , irreparabile 
sarebbe il carico della presente generazione, se , per di- 
fetto di coraggio e di sacrificii , fallisse alla bene ini- 
ziata impresa ». E poco appresso egli scrive: « L'azione 
politica deve favorire ed eccitare lo svolgimento di tutte le 
forze morali, industriali ed economiche del popolo;... le 
cure di tutte le autorità provinciali debbono rivolgersi 
a ravvivare i disegni di lavori pubblici , di educazione 



( «) 
popolare e scientifica, die la privata autorità può intra- 
prendere ». Scendendo quindi a specificare le norme, che 
gli elettori politici dovrebbero aver sempre di mira, 
viene inculcando come « niun saggio elettore dia il 
suo voto a persona , ancorché chiara per ingegno e 
versata nelle cose di Stato , se la sua condotta anteriore 
non è senza macchia , e la vita privata non e testimo- 
nio dell'animo suo; e vieppiù se nelle cose pubbliche 
lasciò per lo passato una riputazione ambigua ; e se ad 
ogni mutare di vento mutò di procedere e di sentimenti, 
e se, per rendersi popolare, affètta opinioni o fallaci o 
sovvertitrici ; se , finalmente , nel procurarsi i suffragi , 
die segni di soverchia ambizione, e discese ad arti inde- 
gne della dignità e dell'onestà di cittadino ». E quando il 
Ricci fu chiamato ad esser parte del Ministero che dal 
Gioberti prendeva il nome, nella Relazione da lui pre- 
sentata alla Maestà di Carlo Alberto cosi preludeva con 
severi dettati di sapienza civile alla proposta riforma della 
Real Gasa, che venne quindi sfrondandosi del troppo e 
del vano che rende nel nostro tempo incomportabile e 
contennenda quella pompa di uffici aulici e palatini: 
« Le esteriori forme della società, a voler esser logiche 
e razionali, hanno a rendere immagine degli ordini 
civili ; laonde istituzioni nazionali e durevoli sono quelle 
soltanto che abbiano fondamento nella storia , nel ca- 
rattere, nei bisogni sentiti dai popoli, e secondino l'or- 
dinato svolgersi di tutte le forze individuali e sociali , 
suprema e provvidenziale meta d'ogni umano consorzio. 
Perciò il vostro Ministero professava altamente che solo 
il principato costituzionale può dare alla patria unità , 



( a) 
dignità e forza contro lo straniero nemico, i mezzi di 
stabilire una nazionalità libera, concorde, sincera, de- 
gna delle gloriose memorie e delle speranze italiane; 
che, isolato dal genio popolare, il Principato male rispon- 
derebbe ai giusti ed universali desiderii, all' adempimento 
della nobile sua missione di rendere l' Italia libera e in- 
dipendente. E formava saldo proposito di adoperarsi a 
mettere tale un accordo tra gli ordini monarchici e gli 
spiriti di eguaglianza civile, che avessero quelli a ras- 
sodarsene, questi a contemperarsi infìno a raggiun- 
gere la più perfetta forma di reggimento... Non coli' av- 
versare, ma col precorrere i bisogni della civiltà nuova, 
che va operando una profonda trasformazione in tutte le 
condizioni sociali, convien che il Principe, veramente 
nazionale , conformi anche l' interno ordinamento della 
sua Casa con quelle norme fondamentali dell' uguaglianza 
civile che in se tutte compendia le conquiste dello spi- 
rito umano, o piuttosto va affrettando il sospirato e pro- 
fetato regno evangelico sulla terra. . . A queste norme 
e idee morali si attenne, o Sire, il Consiglio nel di- 
viso di decreto, che , di speciale vostro incarico , si pre- 
gia di presentarvi. Piacciavi di sancirlo, e porgere al 
mondo il nobile e primo esempio dell' ordinare un Real 
Palazzo secondo ragione, fondata nella verità propria 
degli ordini costituzionali, ringiovaniti e migliorati dal 
senno italiano ». E allorquando, nel 1860, credette il 
Ricci opportuno il dichiarare altamente al Corpo degli 
Elettori, che gli raffermavano poscia il mandato, quei 
principii di libertà e di amore all' Italia eh' Ei compia- 
cevasi di aver succhiati dal petto materno e rimirili dalla 



( N»< ) 

prima, sua gioventù, e professati quando il far ciò non 
era per alcuno e non fu per lui senza danno e grave 
pericolo, non meno solenne ed animoso linguaggio ado- 
perava intorno a quant' avvi di più caro e sacro per 
l'uomo. « Educato, egli scrive, nel Cattolicesimo, e per- 
suaso di quella fede, non ho vergognato mai farne 
modesta ma aperta professione. Nelle convinzioni reli- 
giose, nelle relazioni fra Dio e gli uomini, non devono 
né possono introdursi umane considerazioni ; ma , sotto 
il rispetto sociale e anche storico, credo che la Reli- 
gione Cattolica , ove non fosse per la intrinseca sua 
essenza luce comune a tutti gli uomini, potrebbe per 
l 1 austera ma generosa sua morale, per la maestà dei 
riti, per le sue tradizioni, per la sua sede, quasi per 
conformità di genio, chiamarsi la Religione Italiana ». 

Il miglior commento alle dottrine razionali e teoriche 
d'un uomo si è la vita privata; e, sotto questo aspetto „ 
niuno poteva a Vincenzo Ricci contendere il vanto di 
non aver mai posto l'animo a farsi scala di uffici pubblici, 
o del mandato elettorale per procacciare a sé gradi ed 
onori che mai non ambì , e dai quali anzi rifuggì 
sempre per istinto di sdegnosa natura ; il vanto di aver 
sempre faticato pel pubblico bene senza alcun pensiero 
di ricompensa e di lucro; di essersi, fin dai primordi 
della sua vita, rassegnato, com'Ei diceva, a morire, come 
difatti morì, senza quel fregio che da lui avrebbe rice- 
vuto, più che a lui dato, onoranza. 

Ma, accostandoci ora alle cose, che, come enunciammo 
in principio, debbono fornire più dirittamente materia al 
discorso, è invero debito sacro del nostro consorzio, o 



( xiv ) 

Signori; il ricordare con dolente desiderio come Vincenzo 
Ricci fosse tra i primi fondatori della nostra Società , che 
conseguì sì felice e sì rapido incremento fra noi ; che 
non solo si mantiene in fiore, trascorso più che un decen- 
nio dalla sua origine , ma viene acquistando favore ognor 
crescente nel plauso universale degli italiani e stranieri 
Instituti, che si piacciono di cooperare con noi ad un intento 
conforme, e che ci danno sì frequenti ed onorevoli pegni 
di benevolenza fraterna. E bello e glorioso è per Genova 
che ciò si avveri nel tempo che molti spiriti della pre- 
sente generazione o anneghittiscono per incuria e per 
manco di entusiasmo e di ardore verso gli studi, o vanno 
presi, e diremmo anzi sommersi, nelle brighe di una 
politica battagliera , gareggiante a salire colà ov' è sì 
amaro e combattuto lo stare, sì precipitoso ed imprecato 
il discendere. E appunto in quella prima adunanza dei 
promotori della ligure Società veniva il Ricci lietamente 
augurando ai lavori dei suoi futuri colleghi, e additando 
colla scorta di sagacissimi avvedimenti la via che il no- 
stro Instituto, fra tanta luce di civiltà, avrebbe dovuto 
percorrere affine di non fallire alla meta desiderata. Ed 
infliggendo a buon dritto, e con accesa indignazione, nota 
di vitupero a quel popolo che, ricco di gloriose memorie, 
ne dimentica o ne trascura i monumenti , nò si com- 
muove al ricordo dei fatti magnanimi de' suoi maggiori, 
si compiace il Ricci nel riconoscere come tali non siano 
i Liguri , atti ancora a ridestare in loro quella vita , di 
cui serbano nel forte animo le faville; il che li rende 
capaci di quei felici rinnovamenti che non possono man- 
care alle nazioni cristiane che efficacemente li vogliono. 



( xv ) 

Senonchè una siffatta eredità ili memorie, Egli esclamava, 
ne impone obblighi severi di onore; nò la presente ge- 
nerazione vorrà disconoscerli e mancare al sacro suo 
debito; ma vorrà considerare che solo dalle sincere medi- 
tazioni della storia si possono ripetere i sinceri miglio- 
ramenti dell'umana convivenza. A rendere perciò più pro- 
ficuo al cittadino lo studio della storia, Egli ci richiamava 
in quel suo lavoro, quanto ristretto di mole altrettanto 
ricco di dottrina e di senno , a quella accurata medita- 
zione degli uomini e dei fatti che ci fa scrutatori pazienti 
così degli errori come delle virtù e dei grandi concetti 
de' nostri padri; e indagatori severi delle singole parti 
come del complesso della vita morale propria delle genti 
che abitarono un tempo le nostre contrade. E, posto in 
pieno lume il nobile intendimento a cui dovea rivol- 
gere e consacrare le sue fatiche il nascente Instituto, Ei 
voleva associata l'opera di tutti i cultori e amatori della 
storia patria in modo che non più riuscissero lavoro 
recondito e disgregato i loro studi, ma, consertati fra 
loro, potessero arricchire il comune retaggio. Ci porgeva 
Egli quindi quel metodo che giudicava più acconcio ad 
una bene coordinata ripartizione delle materie, inculcando 
singolarmente la necessità di attendere alle monografie, 
da cui può sorger la sintesi della storia italiana , ed in- 
sistendo sulla importanza di dedurre dai fatti e dalle isti- 
tuzioni le leggi morali , gli stadii di civiltà precorsa e ad 
altri partecipata, quanto insomma costituisce l'essenza 
della storica filosofia. Con quanto ardore di patrio affetto, 
dopo avere accennato le ricerche da istituirsi negli ar- 
chivii stranieri, andava incuorandoci alla illustrazione e 



( *v> ) 

pubblicazione dei codici molti de' nostri annalisti, che ri- 
masero inediti , delle Relazioni dei nostri ambasciatori, per 
cui verrebbe agli studi storici forse non minor luce di 
quella che diffusero le Relazioni dei Veneti pubblicate ai 
dì nostri l E ci animava a scrutare e chiarire quanto ri- 
mane ancora d' incerto nella nostra vita nazionale durante 
i secoli IX e X; e lunghe e pazienti investigazioni diceva 
ancora richiedere la storia delle nostre conquiste , delle 
nostre colonie, de' nostri commerci in Oriente, e ne ad- 
ditava le fonti; e, deplorando il silenzio degli storici ge- 
novesi intorno alle antiche nostre attinenze colle principali 
città trafficanti del settentrione, le indicava a subbietto 
d' indagini che sarebbero feconde di peregrine notizie. Con 
animo reverente e compreso d' ammirazione Ei salutava 
quindi il potente e meraviglioso congegno di sapienza 
politica ed economica che rese tanto famoso il Ranco di 
S. Giorgio; quel Ranco che gli altri Stati per sì lungo 
corso di secoli c'invidiarono, ma non seppero che tardi 
e imperfettamente imitare; e c'invitava con calde esorta- 
zioni a meditarne e porne in chiaro le vicende, le lotte, 
le relazioni col commercio universale, valendoci del te- 
soro racchiuso nei volumi di quell'archivio, che aspettano 
mani risolute, perseveranti, veramente italiane, che gli 
aprano al mondo. Assennatamente, Egli, sull'ultimo, ve- 
niva proponendoci ad argomento di belle ricerche, quale 
materia non rischiarata abbastanza dalla sana critica , la 
natura vera e lo spirito così delle antiche leggi politiche 
e commerciali della Repubblica , come del regime delle 
colonie. Ci è avviso insomma , o Signori , che in quel 
ragionamento proemiale che sì meritamente sta in fronte 



( XVII ) 

«illa raccolta degli Atti della nostra Società ('), abbia il Ricci 
condensato, a dir cosi, quanto l'acume penetrativo di 
lui aveva saputo raccogliere intorno ad un filosofico or- 
dinamento degli studi storici , che solo può renderli ope- 
ratori di benefizio sociale , e in sommo grado profittevoli 
a tutti i rami del sapere e dell'arte. E quando Egli de- 
finiva il nostro Instituto una 'palestra di studiosi cittadini, 
custodi amorevoli del patrimonio lasciato dai nostri 
maggiori, e ci animava a render fruttifero il prezioso 
retaggio sfuggito alle ingiurie del tempo e dell'avversa 
fortuna, prenunziava felicemente ciò che sapeste av- 
verare coi lavori moltiplici con che avvivaste le adu- 
nanze delle varie Sezioni, ed arricchiste i volumi degli 
Atti, che vi dan titolo luminoso per mostrarvi, in co- 
spetto di tutto il mondo civile, fattori solleciti, anziché 
sterili promettitori, di opere degne del plauso dei savi, 
per la scienza proficue, onorevoli per la patria. Né senza 
commozione profonda possiamo oggi ricordare come, a 
corona di quello scritto, Egli ponesse l'ammaestramento 
che primo , diceva allora , avremmo dovuto ritrarre 
dai nostri annali : la unione degli animi , la mutua tol- 
leranza , la prudente e non punto stizzosa emulazione , 
aver fatto sì che da umili principii gli antichi Liguri, con 
rapido progredire, conducessero il lor Comune alla potenza 
e al felice stato che lo fece, più che altro Comune del 
mondo, temuto in mare; e per lo contrario, le ire eie 
gare di parte aver resi talvolta i nostri padri infelici non 
solo, ma favola al mondo ed a sé stessi odiosi; quindi 

C) Volume I , pag. XIII-XXXVI. 



( XVIII ) 

augurava che, come auspice delle nostre adunanze era 
stato 1' amor di patria , ne rimanesse compagna insepa- 
rabile la concordia degli animi. E ben parve allora pre- 
sentire quello spirito di fraterna armonia , che costante fra 
noi si mantenne. E noi sempre delle norme sapienti , 
che il Ricci additava ai nostri studi, faremo prò'; sempre 
saremo fedeli a quel paterno ricordo, raccogliendo , come 
sacra eredità, quel tesoro di splendidi ammaestramenti 
che ora acquistava suggello di solenne autorità dalla 
morte. 

Per ben quattro volte dai nostri suffragi chiamato il Ricci 
ad occupare quel seggio che ora è rimasto sì inaspetta- 
tamente deserto, non fu pago al confortarci in varie oc- 
casioni di eloquenti parole e a giovarci di savie proposte; 
ma ognor pensoso dell' incremento della nostra Società 
pose opera diligente ed assidua, e rinnovò cure officiose 
presso il superiore Dicastero di Pubblica Istruzione e 
presso il Consiglio Municipale, finche al nostro Istituto 
si prestò incoraggiamento e favore con decorosa e sta- 
bile provvisione : ricordate come, a rendere maggiormente 
pregevole la raccolta degli Atti, Egli fosse liberale a' suoi 
colleghi di documenti e notizie; e agevolasse le lor fa- 
tiche, consentendo cortesemente che si valessero della 
scelta sua biblioteca; sapete come a procurare bene 
esemplati gli antichi monumenti idrografici italiani, isti- 
tuisse accurate investigazioni negli archivii e nelle bi- 
blioteche di Torino, e di Firenze; con quanto zelo 
promuovesse la cominciata edizione ed illustrazione dei 
documenti riguardanti le convenzioni e i domimi dei 
Genovesi nel Levante ; ed a tal uopo procurasse con suo 



( xn ) 

dispendio e donasse alla Società nostra diversi volumi ; 
e ([nello singolarmente delle Memorie della Società di 
Storia ed antichità di Odessa, delle quali ò parte per 
noi sì importante lo Statuto di Gatfa del 1449. Ma, a 
rendere ognuno vieppiù capace di quanto ardore Ei pro- 
seguisse gli studi storici, e bene ne meritasse come ope- 
roso cultore, giova anche accennare che nel riordinarsi 
in Torino della R. Deputazione sopra gli studi di Storia 
Patria nel 1860, essendo a lui conferito l'ufficio di 
Vice-Presidente della Sezione Ligure, cresceva pregio al 
quarto volume della Miscellanea di Storia Italiana , pubbli- 
cata per cura di quella Deputazione, col porre in luce una- 
serie di 150 lettere inedite, indirizzate al patrizio geno- 
vese Giannettino Giustiniani dal cardinale Mazzarini , ri- 
cavandole dagli autografi che possiede l'egregio avvocato 
Ambrogio Molfìno ; e corredava quella raccolta di un 
erudito proemio, nel quale è rilevata la importanza di 
quegli scritti , in cui si palesa la mente dello statista ita- 
liano « che per quasi diciotto anni tenne in Francia il 
supremo potere , e raffermò l' unità di quel Reame senza 
le atrocità , e senza 1' orgoglio del suo terribile prede- 
cessore ». E considerava come gran luce da siffatte let- 
tere si diffonde non solo sugl'interessi francesi in Italia, 
negli anni che corsero tra 1' agosto del 1644 e il dicembre 
del 1659, ma sulle agitazioni politiche della Francia, sulle 
lotte col Parlamento, sui tumulti di Parigi, sulle offerte 
alla Repubblica di Genova, fatte per istaccarla dall' alleanza 
di Spagna e condurla a quella di Francia. E, rallegran- 
dosi che la Deputazione attendesse a far di pubblica ra- 
gione tutti gli statuti genovesi dal secolo XII al XV , 



(XX ) 

veniva proponendo che avessero a comporre il secondo 
volume delle Leges Municipales nei Monumenta Ristorine 
Patriae ; onde avvenne, che, accolta quella proposta dal 
favore concorde della generale adunanza , fu affidato 
l' incarico di preparar la materia e illustrarla ad una 
Commissione speciale , di cui era Egli eletto a far 
parte insieme al conte Cibrario, al commendatore Giam- 
battista Adriani, e a quelli infaticati e chiari nostri 
colleghi , cui deve tanto del suo progredire e del suo 
lustro la Società Ligure, i cavalieri Tommaso Belgrano 
e Cornelio Desimoni. E grato mi è qui l' annunziare che 
quel lavoro compiuto per le cure appunto del Ricci e 
dei due dell' eletta schiera , dei quali vi ho qui in ultimo 
enunciato i nomi onorevoli , già venne inviato al Con- 
sesso illustre, che ne renderà comune il profitto ai cul- 
tori della scienza e a quanti hanno a cuore la religione 
delle patrie memorie. 

Signori! sul mancare del giugno 1865, Vincenzo Rica 
pronunciando , con visibile commovimento dell' animo e 
con voce tremante per la interna angoscia , parole di 
supremo commiato presso il feretro del suo Lorenzo Pa- 
reto, che un folto corteo di cittadini accuorati avea se- 
guito nel sacro asilo, applaudiva con lagrime a quello 
spontaneo e meraviglioso accorrere di un popolo intero 
per tributare omaggio di sincero compianto all' amato 
e benefico concittadino ; e , deplorando la perdita di quel 
buono , sclamava : « Consentite a me , vecchio amico e 
talora compagno di sue ardue fatiche, ch'io doni l'ultimo 
vale a Colui che porta con se tanta parte, e la più pre- 
ziosa e più cara , delle memorie di tutta la mia vita ! » 



( xx. ) 

Nel dì 22 maggio 1808, vedemmo, o Signori, rinnovalo 
(juel mesto commovimento nella città , rinnovato quel 
funebre e numeroso corteo; su tutti i volti era l' impronta 
di una sventura! E perchè? Vincenzo Ricci, cuore aperto 
alla beneficenza, fervente in tutti i nobili affetti, rapito 
con subito disparimento alla patria , era salito a riab- 
bracciare nelle sedi eternali lo spirito che avea quaggiù 
vissuto al suo spirito si strettamente congiunto ! A me, 
con molti di Voi , collocalo presso la bara nel sacro re- 
cinto, in mezzo a Senatori e Deputati del Regno, in 
cospetto di due valenti oratori, si addiceva allora il si- 
lenzio. Oggi *il qui vedermi in famiglia, m'infondeva 
coraggio, e v' intrattenni commemorando le doti che orna- 
vano il nostro ottimo Presidente e i beneficii che da lui 
derivarono al nostro Instituto. Ponendo ora fine al mio dire, 
mi conforta il pensiero che Voi mi abbiate con qualche 
favore ascoltato, perchè, non le mie, ma quasi sempre 
vi porsi le parole medesime dell' Uomo specchiatissimo 
che ci lasciò (*) ! 

(') Pronunciata nella solenne adunanza generale del 5 luglio 1868. 



IME 

ISPANO-GENOVESI 

DELL'ARCHIVIO DI SIMANGAS 

ORDINATI E PUBBLICATI 

DAI SOCII 

MASSIMILIANO SPINOLA 
L. T. BELGRANO E FRANCESCO PODESTÀ 



/ documenti che qui si pubblicano fanno parte di una pre- 
ziosa Collezione di estratti, procurata con ogni più desidera- 
bile diligenza dall' Archivio di Simancas a S. A. lì. il Conte 
di Villa franca. Il quale, aderendo alla preghiera indirizzatagli 
da questa Società , ha consentito liberalmente a die venissero 
messi a disposizione della medesima. 

Tali atti sono in numero di circa dugento ; e (salvo pochis- 
simi di recente usciti a stampa ) inediti non solo , ma scono- 
sciuti. Se ne togli alcuni , i quali hanno tratto al principio 
di quel periodo che suole da" nostri annalisti chiamarsi della 
ricuperata libertà , gli altri si ragguardano precipuamente a 
due fatti: la Congiura, cioè, del conte Gian Luigi Fieschi; 
i progetti e le trattative per l' erezione in Genova di una for- 
tezza, che avrebbe resa V Iberica Monarclda padrona assoluta 
di quella Repubblica. 

Non sono però, questi due fatti, considerati in se stessi (e 

de' quali, oltre ad alcuni di noi, pigliarono a trattare di fresco 

% più egregi scrittori), che mossero la Società a profittare delle 



(4) 

maggiori larghezze concedutele dalla prelodata A. R. , e a 
deliberare così la presente pubblicazione ; sibbene le infinite par- 
ticolarità die si vengono come aggruppando intorno ad essi, 
e riescono della massima rilevanza. 

Siffatte particolarità non saranno al certo per is fuggire alla 
sagace penetrazione dei lettori ; noi però non mancheremo di 
presentarne loro la sintesi, in una Relazione che terrà dietro 
al testo dei documenti medesimi. Di note saremo parchissimi, 
limitandoci a quelle che si renderanno strettamente necessarie 
per la più spedita e completa intelligenza degli atti. 

Genova , Settembre 1 868. 



DOCUMENTO I. 

Brano ili lettera di Andrea D'Oria, con cui assicura l'imperatore Carlo V della 
fedeltà dei genovesi. 

1528, 26 ottobre 

(Estado, Legajo num. 1362, fol 133) 



Syre. Ardisco dire che veduta et inleisa che hanno tutti questi signori 
de la terra la delta littera, in quella parte che tocca el particolare de la Cita, 
doue si conosce la memoria che V. Majestà ne tiene ('), che cosi corno 
prima generalmente tutti erano affectiouatissimi seruitori a quella, al presente 
ne ha lassato la peste, li sono restati perpetui afl'eclionatissimi seruitori et 
sclaui, et dico tanto quanto li soi proprii subditi che sono nel core del suo 
regno di Spagna, et sensa alcuna diferenza, tal conto si ne può fare; et non 
tacerò che Dio ha facto cuidentissimo miraculo a disponer tanto bene^ et 
unire tante contrarie voglie in uno ponto di questa terra. Però mi confido 
in la sua bontà et clementia, mediante la bona intentionc di V. xAIajestà, che 
questa cita perseuerarà di bene in meglio el ben deuota al scruicio di 
quella. 

(') Quale sia questa missiva di Cesare, clic, al dire del D'Oria, pose in 
tanta allegrezza i genovesi, non è punto accennato nella copia del documento 
onde ci gioviamo per la presente edizione. 



» 



( 6 ) 



DOCUMENTO II. 

Altro brano di lettera, con cui il D'Oria prega Cesare perchè gli piaccia sur- 
rogare con altro soggetto 1' ambasciatore Don Lopez de Soria. 

1528, 30 novembre 

(Eslado, Leg. 1553, fol. 263) 



Facio ancor intender a V. M. che essendo l' altro giorno comparso qui 
apresso Don Lope di Soria comisario di quella, per venir ambasciator suo in 
questa Cita, secondo vi ressideua al tempo de' signori Adorni ( 1 ), intendendolo 
questi signori del Gouerno, et considerando le Ionghe pratiche da esso Don 
Lope hauute con li prefati signori Adorni, et experientia che ha de tutti li 
maneggi di questo Stato, parseli non esser conuenienle admellerlo per tal 
rispetto, et tanto più conuenendo alla noua reflormatione et institutione presa 
mancar de ogni umbrezza et gelosia che possa preiudicare alla presente 
quieto, et cussi fino alhora per parte de li prefati signori et mia scrissi et 
suplicai lo lll. mo S. Principe ( 2 ), con ordine del qual era venuto, fosse conlento, 
se pur giudicaua seruicio di V. M., coni' anche a me par conuenire, la res- 
sidentia de un suo ambassadore qua, destinarli qual si volesse altra persona, 
pur che mancasse di queste tal pratiche et suspicione che si presupongano 
nel prefato Don Lope, per che sarebbe, coni' è debito, acceptato di singular 
gratia chi. È parso debito farne noticia a V. M. ad ciò non resti maravigliata 
di tal iusistentia, suplicando ancor lei si degni, volendo tener Ambassadore 
suo qua, prouederli , com'è detto, d'altra persona, perchè oltra che si 
farà el seruicio suo, satisfarà anche mirabilmente al viuer di questa Cita, 
et li darà ad intender volerla conseruar in quella libertà , che s' è degnata 
metterla. Et non occorendome altro, resto pregando n. s. Dio, che vita et stati 
di V. Majestà conserui et sublimi con la felicità. 

(') Cioè al tempo del dogato d'Antoniotto Adorno. Nel voi. XXIV della Co- 
leccion de documentos ineditos para la historia de Espana, si hanno parecchi 
dispacci di Don Lopez , relativi alla sua legazione di Genova , dal 31 agosto 
I523 al 28 novembre 1527. 

( 2 ) Forse il Principe il' Oranges. 



( 7 ) 



DOCUMENTO III. 

Altro squarcio di lettera del D'Oria, il quale informa Carlo V dei maneggi del 
Re di Francia. 

1 528 , 2 dicembre 

(Estado, Leg. 1553, fol. 26(i) 



Va altra cosa mi occorre far intender a V. M., più per debito de mia 

semita et per informasione de le pratiche de soi inimici , che per expetlacione 
di maggior premio nò di altra cosa de lei, per che li trattamenti che V. M. 
s'è degnata farmi, et le molte gratie et mercede che già da quella ho hauuto, 
exeedano mille volte i meriti- miei. Però la saperà corno nouamente per via 
indiretta, et per parte del Re do. Franza et de Sant Poi, mi sono state facto 
grande offerte, pur ch'io volessi solamente operare, giudicandomi potissimo 
mezzo che questa Cita se non voleua intrare con esso in liga, corno la per- 
suadeua, restasse almanco neutrale, nò deppendesse più ala deuolione de V. M. 
corno a quella del prefalo Re de Franza; lo qual in tal caso prometteua 
remetlerli ogni ingiuria di quello che preteadeua esser offenso, et lasciarlo in 
quello termino che si troua; al che ho facto quela resposta che mi pareua 
conuenir al seruicio di V. M. et a 1' honor mio, la qual può esser certa 
che fin eh' io viua, et se sarà possibile anche doppo la morte, non mancare 
mai d' esserli quel fìdelissimo seruitore che li sou tenuto. 



(-8 ) 



DOCUMENTO IV. 

D. Gomez Suarez do Figueroa, ambasciatore presso la Repubblica di Genova, 
annunzia al Segretario Imperiale D. Francesco di Covos la partenza del 
D'Oria, e gli fa noti alcuni particolari riguardanti il medesimo. 

152J, 8 gnigno 
(Eslado, Leg. 1302, fol. 8) 



El capitan Andrea Doria va alla ('), i aunque sea presuncion por cumpìir con 
lo que deuo al seruicio de Su Magestad, quiero acordar lo que aqui dire, que 
todo el fauor y m^rced que Su Magestad le hisiere eri publico sera bìen 
hecho i cabe, segun la voluntad el muestra de" yr derechamente en el ser- 
uigio de Su Magestad, y porque todas las cosas de aqui dependeu de el con la 
abtoridad que tiene de Su Magestad, y conel credilo que tiene ganadocon ellos ( 2 ), 
de auerlos puesto en iibertad. Las cosas secretas guardallas mayormente mo- 
slrear necessidades propias o de los reynos, ni la cabsa desto, no porque creo que 
no se podia fuir sino por Io que pueden hazer los tiempos, i porque este es 
uno de los ombres que oy mas inteligencias tiene con el Papa i con todos 
los seiiores de Italia , i aunque no sea con intengion de daiiar los que saben 
mas que otros y ticuen mas parte lo scriben. S. M. tome mi intencion y no 
lo que digo (*). 



(') Dove? La lettera non lo dice; ma noi sappiamo che il D'Oria si recò 
da Genova a Barcellona, e quivi, sopra una poderosa squadra, di cui aveva 
il comando, levò Cesare (28 luglio) per condurlo in Italia. 

( 2 ) Cioè coi genovesi. 

( 3 ) Questo periodo, comecché stranamente arruffalo nella sintassi, non è 
punto oscuro nel senso. Di presente (vi si dice in sostanza) il D'Oria è troppo 
potente perchè non sia necessario alla caus:i di Spagna. Si blandisca dunque 
in aperto, ma ncn si ponga tanto facilmente a parte de' segreti disegni; così 
Cesare, mutando le circostanze, potrebbe senza molli ostacoli sbarazzarsene. 



( 9 ) 



DOCUMENTO V. 

Andrea D'Oria prega l'Imperatore acciò voglia comprendere la Repubblica di 
Genova nella pace col He di Francia. 

1529 30 novembre 

(Estado, Leg. 1303, fol. 134) 



Sacratissima Cesarea Gatolica Majestà 

Essendo questa Repubblica nouamente auisata dal' homo suo residente in 
Pranza ('), corno francesi non intenderlo in alcun modo che questa cita resti 
compresa in li capitoli della pace fatta con Vostra Majestà, anzi apertamente (*) 
la tengono per inimica, corno cosa de la quale dicano esser stati molto offesi, 
mi è parso, oltra quello che già ne ho parlato et scritto a Vostra Majestà, tor- 
narla a supplicar, che si corno detta Republica è stata et è deuotissima et lìdelis- 
sima al suo sei uilio, e per questo rispetto 1' hanno exosa, cosi Vostra Majestà 
si degni iu questo caso (scriuendone ai soi ambasciatori o altri che gli pa- 
rerà in Franza) talmente fauorirla, che le persone e i beni di essa non riman- 
ghino in preda di francesi, ma che siano espressamente nominati et inclusi in 
detta pace, corno di adherenli et deuoti di quella, secondo hanno fede et 
speranza in Vostra Majestà, et secondo da lo Ambasciatore di dotta lìepublica 
quella ne sarà anche più largamente informata ( r> ); de che tutta la Cita ne sarà 

('j Qui trattasi di un qualche agente segreto. 

(*) La pace di Cambiai, sottoscritta il 5 agosto 1529 (V. Dumont, Corps 
Diplom., voi. IV, p. il, p. 7). 

( 3 ) L'ambasciatore era il conte Sinibaldo Freschi, al quale pure si accenna 
nel Documento VI. Per ben due volte ci fu nel 1529 spedito a Cesate dalla 
Repubblica; cine con istruzioni del 3 marzo e 12 dicembre. Colle prime veniva 
specialmente incaricalo di ottenere da Carlo V « che in ogni e qualunque pra- 
tiea d'accordo, pace o tregua che si concluda, si facci menzione espressa della 



( io ) 

perpetuamente obligata a Vostra Majestà. Et io insieme con essa ne receuerò 
gratia singulare, pregando Nostro Sigaor Dio che la vita et Stali di quella 
conserui et sublimi corno desidera. 

Da Genoa, alli xxx di nouembre m. d. xxix. 

De Vostra Sacratissima Cesarea Calholica Majestà 

humillissimo seruitor qual sue man basa 
Andrea Doria. 



DOCUMENTO VI. 

La Repubblica tli Genova prega Cesare di volerla esaudire nelle sue domande 
contro le pretese di Francesco II Sforza Duca di Milano. 

1529 26 dicembre 

(Estado, Leg. 1502, fol. 108) 



Sacra Cesarea e Calholica Majestà. 

Il signor Conte dal Fiesco ambassator di questa Republica apresso Vostra 
Cesarea Majestà, ce scriue che in le domande fatte per lui in nome nostro a 
detta Vostra Cesarea Majestà, locante il stabilimento de li loci de le confine no- 

fermezza della nostra libertà ». Colle seconde poi gli era commesso: 1.° di fare 
in modo che la Repubblica restasse compresa nella lega che si stava trattando 
fra Cesare, il Papa, Francesco li Sforza Duca di Milano ed altri principi, e che 
si concluse difatti il 23 dicembre dello stesso anno 4 529 (V. Dumont, voi. IV, 
paf. II, p. 53); 2.° di procurare alla Repubblica medesima un diploma d'in- 
vestitura de' luoghi di Novi, Gavi, Ovada Fiacconc, sui quali lo Sforza vantava le 
pretese ricordate appunto nel Docum. VI; 3.° di ottenere che il Duca smettesse 
dallo assumere ne' propri] atti la intitolazione di Dominus Januae, ma anzi 
esplicitamente rinunciasse ad ogni velleità di signoria sullo Stato di Genova , 
« acciò che per simili vani titoli col tempo non si venisse in scandalo » ; 
i.° infine, che i mercanti genovesi potessero liberamente trafficare in tutto 
il Ducato di Milano ( V. Franzonj , Informazioni agli ambasciatori ecc. ; Ms. 
dell'Archivio Governativo di Genova, fol. 4685 e 4724). 



( Il ) 

sire de Gaui e Vanda, poco si era ottenuto sin a quel' bora, e cossi che il Duca 
Sfortia in questa nona infeudatione clic piaccia a detta Vostra Majestà far 
del Ducato de Milano, mancassi de intilularsi Signore di Genoa; la qual cosa 
potessi su l'auem'r prodùr alteralione tra esso Duca e questa sua Cita, e per- 
turbar la quiete de quella, se persuadeuamo clic Vostra Majestà cen'hauesi 
da far gralia. La qual mancando, siamo pur restati alquanto marauigliati. Non- 
dimanco, quando consideriamo la seruitù e deuotion nostra e de tutto il paese 
verso della Vostra Cesarea Majestà, sotto l' umbra de la quale pensemo regersi 
e mantenersi, insieme cum la prudentia e bontà di detta Vostra Majestà, si 
confortiamo e prometiamo ogni honesta gratia, e tanto più quanto che le doman- 
date di sopra, al debile iudicio nostro, non solamente sono giuste, ma riguar- 
dano la conseruatione, quiete e stabilimento di questa Republica; il che non può 
esser se non congiunto col seruitio di detta Vostra Cesarea Majestà, la quale 
cum quanto più affetto possiamo supplichiamo in questi trattati disporre tal- 
mente le cose , che siamo de queste boneste domande compiaciuti. Pregasi 
Dio che a quella doni prospera e longa vita. 

Genue , xxvn Decembris mdxxvmii. 

Di Vostra Cesarea Majestà 

seruilori obsequentissimi 
Duce e Gouernatori de la Hepuhlica di Genoa. 
Ambrosius. 



DOCUxMENTO VII. 

Don Ferrante Gonzaga chiede istruzioni a Cesare , pel caso in cui venisse a 
a morire Andrea Doria. 

1547 2 gè nnaio 

(Estado, Leg. M94, fol. i) 



Sono molti giorni che io inviai a Vostra Majestà uno auuiso di Francia, in 
proposito di un fratello del Conte di Fiesco che era estato in la corte del He, 
et si credeua per alcun manegio de le cose di Genoua; il qual aniso inuiai 
anchora a lo ambassadore Figuerroa, per che lo conferisse con il principe 



( 12 ) 

Doria, et vedesse insieme con lui che prouissioue paresse da l'arsi sopra questi 
sospecti che si tengono de le cose di quella cillà. Il quale mi rispuose ha^ 
uerlo fatto, et da lui non hauer potuto cauare altro se non che in vita sua 
non si liaueua da temere de le cose di Genoua. Di che restai poco sodisfatto, 
non sendo quello che io andaua cercando, cioè di prouedere a detti sospetti 
per lo tempo che il principe viue, per essere io ancora de la medesima opi- 
nione che durante la vita di lui quella città non è per fare mouimento, ma 
per che il duhio mio è dipoi la sua morte, per all' hora intendeuo io che si 
hauesse a prouedere et a dar forma di hora a lo stabilimento et quiete 
di essa città, si che per la morte di lui non hauesse a far mutatione. Ma 
poi che per questa via non ho potuto satisfarmi, et parendo a me che 
non sia bene che di una cosa di tanta importanza, come è detta città a le 
cose di Vostra Maestà, tanto a quelle di Spagna quanto di Italia, si dcbia eslar 
confidati sopra la vita di un homo di ottanta anni senza prouedere a quello 
che debia esser di poi la morte, la quale si puote aspectare ogni giorno, ho 
voluto auuertire Vostra Majeslà et supplicarla che per interesse del seruicio 
suo voglia esser semita hauere sopra di ciò quella consideratone che con- 
uieue, et risoluersi et determinarsi da hora di quello che conuenga fare in 
dello caso de la morte del principe, acciò che da hora possa incominciarsi ad 
incaminare lo cose a quel segno che sarà proposto et stabilito da lei, perchè 
lasciandosi la cosa di questa maniera a beneplacito di natura, et stante la di- 
uersità de li humori et passioni che sono in quella città, non se ne pò aspe- 
ctare se non qualche notabile disordine et diseruimento di Vostra Majestà, il 
rimedio disi quale non sarà forse poi in mano sua, o se sera, sera per ven- 
tura molto dilicile et con molto disconcio et incommodo suo. Et sopra di 
questo mi he parso dire a Vostra Majestà che, come è palese, quella città a 
nostri 1 giorni è stata solita hauere tre forme di gouerno: la una a republica, 
nel modo che si governa oggi; l'altra, come dicono essi, a cappellaccio, cioè 
a regimento di uno de' primati; la terza forma è stata per mano di francesi, 
quando il Re di Francia ne era signore. Et perchè a me pare che non vi 
sieno altre forme che queste, Vostra Majestà può pensare quale di queste tre 
più le piaccia, et in quella risoluersi; et essendo semita di così fare, farne 
auisato et lo ambassatore Figueroa et me, con darne quello ordine che a lei 
parerà, per potersi cominciare a fare le pratiche necessarie et incaminare la 
cosa a suo line. Et quando ancora a Vostra Majestà non paresse di douere 
per se stessa fare questa risolutone, por quei respetti che io non so indo- 
uinare, sèria forse bene di comunicare la cosa con il medesimo principe, et 
farli inslnncia di voler dire in ciò il parer suo, et dichiarare di che maniera 



( 13 ) 

a lui paressi» che dopo la morie sua quella ciltà si hauesse a gouernare, per 
mantenerla quieta ci a diuotione do Vostra Majestà, concludendo che a la- 
sciare la cosa di questa maniera a beneficio di natura, non ò seruicio di 
Vostra Majestà ; per ciò che sopra ucnendo la morte sua senza noi essere auui- 
sati da Vostra Majestà, et senza auer ordine alcuno di lei, ce trouaremo con- 
fusi, nò sapremo che partito hauere a pigliare. Ho voluto hauer fatto questa 
diligentia a descarico mio di darle tale aduertimentol, per ogni cosa che potesse 
succedere in detrimento del scruizio di quella. 



DOCUMENTO Vili. 

Primo avviso del Figucroa a Carlo V sulla Congiura di Gian Luigi Fieschi. 

1547, 3 gennaio, ore 2 

(Estado, Leg. 1379, fol. 223) 



(Extra) Cesarea Magestad del Emperador Soberano Scilor. 

(lntus) No offrenciendose correo, no he escrito a V. M. de la indispusicion 
del principe Andrea Doria, que el viernes passado le sobrevino en una mano 
una ynchason y con gran dolor; al qual fui a ver, y tanbien el savado parescc 
que hauia mejorado, y ayer, domingo, hizo lo mismo y lo deue sin (iebre, 
todavia tenia algun dolor; y està noche a las vi horas se levanto en la tierra 
un alboroto, gridando libertad, pueblo, pueblo, y el Conde de Fiesco dizen que 
ha tornado la puerta de santo Esteffàno , que es el camino para sus tierras, yn- 
seiìoreadose d'ella, y vna galera de las suyas se ha puesto a la boca de la 
Darsena, adoude estan las dal Principe, y ha comenzado a tirar a las del dicho 
Principe, y dezia libertad, liberlad; y assi dizen que se han desarmado las 
dichas galeras del Principe, y dizen ser muerto, y tambien Juanetin Doria, que 
vino a remediar lo de las galeras. Esto cs en los terminos que estan las cosas 
asta està bora, dos horas antes del dia; comò sea el dia se emenderà mas 
parlicularmente. El palagio con los del govierno, eccito ci Duque que se dea 
far ante asta que se elesa otro, està fuerte; yo he dado aviso à Don Fernando ( 1 ), 
para que haga encaminar alguna infanteria hazia està ciudad, y tambien a 

C) 11 Gonzaga. 



( 14) 

todos estos lugares destos feudatarios Espindoles de V. M., para que hagan 
venir sus gentes. Se procurara de remediar las cosas lo mejor que se pudiere 
para el seruicio de V. M. , y de bora eri hora dare aviso de lo demas que 
se offreciere. Nostro Seiior ensalce el soberano Estado de V. M. con acre- 
centamiento de muchos reynos y serìorias. 

De Genova, a los 3 de Henero 1547. 

De V. S. C. C. M. 

muy vmilde vasallo que los Imperiales pies y manos de V. M. besa 
Gomez Suarez de Figueroa. 



DOCUMENTO IX. 

Ulteriori ragguagli del Figueroa sullo stesso argomento. 

Vóil , 3 gennaio, ore 22 

(Estado, Leg. 1379, fol. 222) 



(Extra) C. C. Magestad del Emperador Soberano Seiior. 

(lnlus) Està niaiiana, dos horas antes del dia, escrivi a V. M. el caso subeedido 
en està ciudad tam ala improvisla, y corno el Conde de Fiesco con sus ber- 
manos hauian tornado dos puertas de la Ciudad, y desarmado las galeras 
del Principe, el qual se tenia por muerto, y tambien el capitan Juan Doria, 
y leuantado parte del pueblo, y visto las cosas en tan màlos terminos, te- 
miendo de lo que podria subceder en deservicio de V. M., zunle todos los 
amigos y seruidores de V. M., y fuy a palacio zuntamente con estos dal go- 
uierno, y di orden en las cosas que me parescian mas necessarias para el 
servicio de V. M. y conseruacion desta Ciudad , con hablar de parte de 
V. M. con Jeronimo hermano del Conde de Fiesco, requiriendole y exor- 
tandole a dexar las armas, corno .feudatario y pensionano de V. M.; de 
manera que con esto y otras prouisiones que se hizieron, las cosas se han 
reduzido en buenos terminos; mas de Io que podia pensar y no sin muebo 
trabajo y peligro ha plazido à nueslro Seiior que las cosas se han paciiìcado, 
y los hermanos del Conde se han ydo de la Ciudad, y hecbo bolver toda 
la gente que tenian, assi forasteros corno naturales, que era gran numero, 



( 18 ) 

y restituido las dos puertas que hauian tornado, de manera que agora, que 
son las xxii horas del dias, las cosas estan en rauy buenos terminos , y sin 
alboroto de armas. El daiio que desto se ha scguido ez la congoja que terna 
el principe Andrea Doria, ci qual se saluo en un lugar xv millas de aqui ('), lan 
mal conio estaua con la muerte de Juanetin Doria, quo fue yendo para 
remediar lo de las galeras, y tambien verse desarmado todas sus galeras 
ansi de forzados corno de esclauos, la una de las quales se le fue con 
300 turcos; y las dos galeras que aqui estauan de V. M., de las que estan 
a cargo de Don Bernaldino de Mendoca, con otras dos de las del dicho Principe, 
que se han armado lo mejor que se ha podido, micer Addam ( 2 ) y yo las 
hauemos embiado en siguimiento della. Dios le de buena mano drecha. Se 
tiene por cierto que eì Coude de Fiesco sea muerto, segun dizen, yendo con un 
barquillo para saltar en su galera armado; dizen que cayo en la mar y se haogo, 
no se le pudiendo dar socorso. Asta agora no se ha entendido otra cosa del; yo 
lo tengo por cierto, en especial, que su intencion era de hazer lo que ha hecho 
y enseiiorirse del palagio. Las cosas quedan en estos terminos asta agora; 
todavia he buelto a escriuir a don Fernando de Gonzaga, que haga enoa- 
minar hazia està Giudad alguna infanteria espanda, de la que estubiere mas 
cerca por muchos respectos, y para mas reputacion alas cosas de seruicio 
de V. M., pues ha plazido a nuestro Serior con su ayuda y fauor que naya 
encaminado las cosas en tambuenos terminos. De lo que mas subcediere ala 
jornàda auisare a V. M. Nuestro Seiior ensalce el soberano estado de V. M., 
con acrecentamiento de muchos reynos y seriorias. 

De Genova, a los 3 de Henero 1347. 

De V. S. C. C. M. 

muy vmilde vasallo que los Imperiales pies y manos besa 
Gomez Suarez de Fisjueroa. 



( l ) Il castello di Masone. 
( J ) Adamo Centurione. 



( 16 ) 
DOCUMENTO X. 

Lettera dì Don Ferrante Gonzaga a Cesare , sui moti di Genova. 

1547, 3 gennaio 

(Estado, Leg. 1131, fol. 102) 

Sacra Cesarea et Catholica Maestà. 

In questo punto ho receauta l'alligata dall' Ambassadore di V. M. , nella 
quale deue scriuer a lei quello che per un altra scriue a me , cioè l' inno- 
uatione fatta là per il Conte de Fiesco heri a sei hore di notte. Et acciò 
V. M. sia ragguagliata di quello più che riferisce il Signor di Dulzago ( ] ), 
quale andando a Genoua incontro là vicino questa nuoua, egli dice che detto 
Conte ha data libertà a tutte le ciurme delle galere del detto Principe , 
et che Gianneltino Doria, volendo andare à socorrer in quel tumulto, fa an- 
mazzato di tre arcabusate , et che persone che lo viddero morto 1' hanno rife- 
rito a lui. Del Principe la commune voce è che sia morto; alcuni vogliono 
dire che per la porta di San Pietro d' Arena si sia saluato sopra una fregata 
alla volta di Ponente. Di tutto questo ho dato auiso a ciascuno de' Ministri 
di V. M., et auuertito in Sicilia che si ritenghino tutti i nauili che si cari- 
cassero per Genoua sin ad altro ordine , et ho pregato il Duca di Fiorenza 
che per seruitio di V- M. facci il medesimo in tutte le parti di Toscana , et 
che voglia spingersi fino à confini de' Genouesi, et dar tatto quel calore alle 
cose di V. M. che gli sarà possibile. Et domattina penso dar ordine che si 
possino far infino a tre o quattro milia fanti, persuadendomi che questo moto 
non sia fatto senza saputa et yntelligenza del Re di Francia, et che francesi 
non debbino mancare per ogni via che potranno di aiutar questo tumulto, 
come quei che sanno quanto danno ne può resultar a V. M. 

Penso anchora domani o 1' altro andarmene in Alessandria , per esser più 
vicino et alle cose di Genova, et a quelle d'Aste et del resto del Piemonte; 



(') Imperiale D'Oria, figlio di Bartolomeo e di Peretta qm. Stefano D'Oria, 
signore di Dolceacqua. Morì all'assedio di San Fiorenzo, nel 1553. 



( 17 ) 

ci dal caino mio asarò tutte le diligente possibile.. Et V. M. ne sarà auuisata 
contiuuamenli; con la quale mi doglio di questo subito caso, si perdio egli 
può inquietar le cose de qua, si perchè sono in dubbio se nuocerà poco alla 
vittoria cosi honorata che V. M. si trova nelle inani. 

Di Milano, alli ni di genaro \o\l, a sei bore di notte. 



DOCUMENTO XI. 

Relaziono inviata dalla Repubblica di Genova a S. AI. 

1547 , ì gennaio 

(Estado, Leg. 1370, fol. 72) 



Sacra Cesarea e Calholica Majestà. 

Acciochò Vostra Sacra Cesarea Catholica Maestà possa quietar per la pura verità 
de gl'accidenti et importantissime nouità seguite in questa Città la notte ve- 
nendo il terzo giorno di questo instante mese, gli diremo qualmente riposandosi 
ogniuno sotto questo felicissimo gouerno, il Conto dal Fiesco e suoi fratelli se- 
cretamente introdussero in la città alquanti soldati e subditi, e così alle noue ore 
dell' istessa notte partendosi dal suo Palazzo, camino con la gente verso il Dar- 
sinale doue siucrnano (') le galere del Principe Doria^ e così hauendo prima [in 
l'oscurità e confusion della notte occupate doe porte della Città, sforzati et am- 
mazzati li custodi del Darsinale, tanto si adoprorno che metterono l' istesse ga- 
lere in libertà, e così le disarmò, morto il capitan Gioannetiuo chi veneua a soc- 
correrle; e tanto fu repentino il caso che prima s'intesero gl'accidenti tristi 
che la nolicia. E non ostante che l'hora causassi confusione, non per questo 
mancassimo di congregarsi e rauedersi per riparar alla più importante causa, 
cioè alla conseruation del stato, e cosi stetemo insin al giorno prouedendo a 
tutto quel che fora necessario col maggior ardor de tutti e desiderio di conser- 
uarsi, del mondo. Venuto il giorno, visto li contrari e coloro chi haueano tu- 
multuato, che alcuno della città non si era mosso in fauore, lor presero 
per espediente uscir della città ; e dicesi per cosa certa che l' istesso Conte 
resti affogato in mare, passando armato da galera a galera. 11 Principe 

(') Vocabolo marinaresco, che vale svernare, resture in disarmo lungo 
/' inverno. 



( '18 ) 
Doria, gratta Dio, ò viuo; el al ritorno delle galere et a ridarle ne! priinitiuo 
slato s' adopriaino et adopreremo con tutte le forze, talmente che si può spe- 
lare di buon frutto e presto, essendosi ricuperato più dclli doi terzi della 
chiarina. La città resta in quel pacifico di prima; li cittadini tutti et habi- 
tanli dispostissimi a conseruarla in la sua libertà et alla continua deuo- 
tioue di S. M., come hanno fatto insin al dì d' hoggi e faremo in 1' auenire. 
Tuttavia si vano facendo le prouisioni per ben assicurarsi et a ingagliardirsi di 
forze, per poter resistere a tutti li nuoui accidenti che soprauenir potessero 
impensati, e che si puotrum temere, non sapendo più oltra, anchor che, grafia 
Dio, si veda vn ardor in tutti, chi ingagliardirebbe vn mondo, di conseruarsi 
in questo pacifico alla deuotion di V. M., come più apieno raguagliarà detta 
V. M. il suo Ambasciatore, quale è stato presente al tutto. Questo è il stato di 
questa Republica per l' istessa verità narrato. Quel che succederà in 1' avenire 
sera dal detto suo Ambasciatore e da noi raguagliata. Nostro Signor Dio con- 
serui la persona di V. G. M. et augumenti li felici successi di quella con- 
formi al suo santo disio ( 1 ). 

Da Genoua, alli mi di genaro del ai. d. xlvii. 
Di V. S. C. C. M. 

humili et devotissimi servitori 
Duce e Governatori della Repubblica di Genova. 
Ambrosius. 



DOCUMENTO XII. 

Altra di Adamo Centurione a Carlo V. 

1547, i gennaio 

(Estado, Leg. 1379, fol. 171) 

Sacratissima Gesarea Gatholica Maestà. 

Ritrouandosi il Principe a letto con un poco d' indispositione per una do- 
glia venutali in un braccio, occorse dominica prossima la notte , che il Conte 

(') Questa lettera, con qualche variante di poco momento e colla data del 3 
gennaio, fu già pubblicata dal Bernabò-Brea (Sulla Congiura del conte Gio. 
Luigi Fieschi, Documenti inediti raccolti ecc.; Genova, 1863; p. 12j. Dove può 
anche leggesi (3 gennaio) una somigliante relazione della Signoria stessa al Gon- 
zaga (p. 14), colla relativa risposta del giorno 3, speditale da Voghera (p. 17; 



( 19 ) 

di Fiesco con soi fratelli, ilei quale imito manco si persuadeua una tal sce- 
leraggine , quanto sempre è staio reputalo da proprio figlio dal prefato prin- 
cipe, hauendo prima li giorni passati fatta venire da Civitauecchia una sua 
galera, la quale daua fama di voler mandar in corso, sotto colore di armarla 
bene di gente da combattere, era andato introducendo in questa città da tre- 
cento huomini suoi sudditi , et cusi con quelli et con non so che altri di- 
sgradati eh' era andato solleuando, occupate prima le porte della città, anda- 
rono a la volta della Darsena, doue slauano le galere ridutte in siuerno, et le 
sacchegiarono et disarmareno tutte, con l'hauer sferrato tutti li forzati et 
schiaui che vi stauano sopra; il cui rumor sentendo il Capitano Giannetino , 
che si trouaua col Principe, imaginaudosi ogn' altra cosa che una tal scele- 
raggine, andò alla porta per intrare, doue fu morto et assassinato. Depoi 
andando detti Fieschi scorrendo tutta la città, chiamando il popolo alle arme, 
niuno si mosse; anzi, come fu hier mattina il giorno, si usò tutta la dili- 
genza che si conueniua alla conseruatione della città in tornar a recuperar 
le porte occupate da loro; et così morto il detto Conte, autore di così nefanda 
congiura, il quale si stima che annegasse alle galere, gli altri incalciati da 
quelli della terra, andarono via, di maniera che la città resta quieta et alla 
solita deuotione di V. M. ; et così ne può ben star con l'animo molto 
quieto. Il Principe, sentendo il tumulto, s' imbarcò con una fregata, et andò 
ad un loco qui vicino, doue hoggi mando una lettica a leuarlo. Io attendo 
a fare quanto si conuiene alla deuota seruitù mia verso il seruitio di V. M., 
et a fare armar le galere con li schiaui e forzati, che si vanno trouando 
per la città et per i lochi conuecini, e con l'aiuto di N. S. Dio s'andranno 
recuperando. Et così facendo fine, prego Sua Diuina Maestà conserui et pro- 
speri la M. V. come desidera. 

Da Genoua, li un di Gennaro 1547. 

Di Vostra Salatissima Cesarea Catholica Maestà 

humillisimo seruitor il quale sue mani e piedi bascia 
Adam Centurione. 



( 20 ) 
DOCUMENTO XIII. 

Notizie del Figueroa al Gonzaga sul ritorno e la solute del D' Oria e sulle 
condizioni di Genova. 

1547 , 4 gennaio 
(Eslado, Leg. 1379, fol. 221) 

(Extra) Al Yllnio y Exmo Seilor, el Seiior Don Fernando de Gonzaga, ecc. 

(Intus) Yo tenia escrito la que va con està, y este correo se ha detenido espe- 
xando la venida del Principe, el cual vino hoy alas xxn horas, Lien fatigado 
de su brago, con la alteracion del camino y la congoja del caso subeedido, 
que en verdad me ha hecho laslima de velie, todauia le he consolado y dado 
buona esperanza que S. M. terna memoria del, y de los hijos del capitan 
Juanetin Doria. 

Por la antecedente di aviso a V. E. en los terminos que estavan las 
cosas desta Giudad; la cual, con ayuda de Dios, va perseverando y tornando 
en el pristino estado que solia, y con la tornada del Principe se asosegara 
todo, y se darà remedio a todo lo que mas es menester; y las galeras sa 
van tornando à armar, y espero en Dios que, demas del daiio seguido de los 
muertes de Juan Doria, y del Gonde y de otras personas particulares, no habia 
mas daiio. Verdad es que es menester que S. M. de remedio a castigar 
tam grande sacatamiento, y dar orden corno se tengan aqui alguna fuergas 
para refrenar la ynsolencia de algunos mal inclinados, por que si no lo hace 
se podria seguir otro mayor ynconveniente del passado, y no sera en mi 
mano podello eslornar ni remediar. 

El Coronel micer Agostin ( 1 ) ha llegado aqui, y segun me dixo hezo bolver 
sus hermanos con la gente que trahia por los abisos que le dimos de los 
terminos en que estavan las cosas que ha sido cosa bien acertada 

Despues de escrito lo de arriba, he recebido la carta de V. E. en 
respuesta de la mia de la misma datta, y por ella quedo avisado del de- 
splacer que V. E. ha tornado del caso subeedido en està ciudad , ansi por 
qui toca al servicio de S M., conio por la quietud y pacifico desta ciudad, 
la qual por justa causa se deve sentir por todos respectos; y por otra se 
pueden alegrarse del buon subcesso, y que las cosas hayan detenninado en 

(') Agostino Spinola , del quale si parla moltissimo in appresso. 



( 21 ) 

bica i[ue hasido, cosa quo yo no esperava; por lo qual sean dadas ynfinitas 
gracias a Nucslro Seiìor; y por està causa me paresce quo V. E. no deve 
pasar mas ndelauto con la gente, ni Iiacer otros aparatos, pucs las cosas 
estan quietas, y se attiende a dar orden para que se pueda bivir con quiclud 
y pacificamento , y mas con la tornada del Principe y venida del corouel 
Agostin Espinola que daran mucho favor a los quo son bien inclinados. 

Si otra cosa sera mcnesler, yo dare aviso a V. E. de passo cn passo; cuya 
Yll. ma y Ex. ma persona nuestro Seilor conserve y prospere, con acrecientamcnlo 
de mayor estado. 

De Genova, a los mi de Enero MDXLVll. 

servidor que las yll. mas inauos besa 
Gomez Suarez de Fieueroa. 



DOCUMENTO XIV. 

Relazione di Andrea D'Oria a Cesare. 

1547, i gennaio 

(Estado, Leg. 1379, fol. 109) 



Salatissima Cesarea Catholica Majeslà. 

Io sono certo che V. M., la quale sa parte di quello che già ho operalo 
a beneficio del Conte di Fiesco, piglierà admiratione ch'egli babbi potuto 
contra di me pensare, non che operare, cosa alcuna trista; ma molto più 
le dourà parer strano, che sendo lui vasallo et pensionano di V. M., babbi 
presuinito tentar di solleuar questa città et pigliar le galere che tengo al 
seruilio di quella, con il maggior tradimento che sia mai stato usato da 
alcun' altra persona scolorala ; perù che uedendomi il detto Conte da quattro 
giorni in qua star in letto, per una discesa venutami in un brazzo, et che 
Giannettino per la indispositione mia mi dimoraua assai intorno, gli parse occa- 
sione, per auentura più facile, di poter eseguir il suo maluagio pensiero, dissi- 
mulato, per quanto si comprende, già molto tempo innanti; perchè ogni uolta 
più in apparentia si dimostraua amorcuolo verso di me et delle cose mie, 
venendome in casa ogni giorno, et conuersando et mangiando con Giannettino, 
come se fussero stali fratelli; si che Dominica la notte, che furono li dui del 



( 22 ) 

presente, circa le dieci bore, hauendosi prima ridulti in casa diuersi soi sudditi 
di montagna, et qualche pochi adherenti qui della città , gente però tutta di 
bassa et mala condilione ('), sotto colore che li accumulasse per metter ad ordine 
una galera che diceua di voler mandare in Leuante, uscitte il d^tto Conte 
alla volta de la Darsena oue stanno le galere, hiuendo prima fatto metter la 
detta sua galera a la bocca della delta Darsena che alcuno non potesse intrare 
ne uscire, et dall'altro canto mandò uno de' soi fratelli a pigliar la porta 
della città qui presso la casa mia ( 2 ) con inganno, et un' altro fratello con altre 
genti andaua scorrendo per la città, et chiamando il Popolo a pigliar le arme 
et la libertà, cridando anche qualche volta il nome di Franza, con dar fama 
della morte mia e di quella di Gianneltino insieme; et restando la brigata tutta 
sbigottita, venne fatto al detto Conte di amazzar la prima guardia delle galere, 
et in appresso, col rumor grande che si fece, dar adito alli sforzati e schiaui 
di sferrarsi , eccitandogli egli medesmo alla libertade. Et come volse la mala 
sorte che Giannettino non potesse aver noticia alguna della presa della porta, 
né d' altro, saluo del strepito, et andando per riconoscerlo, come fu dentro 
la porta della città fu amazzato da quelli traditori, che la teneuano occupata ; 
della qual morte V. M. può bene comprendere quanto mi debba dolere, non 
solamente per il sangue et per tenerlo per figlio, ma anchora per seruitio 
di quella a cui era demolissimo et suiscerato quanto si possa dire. Et come 
piacque a Dio, io me saluai a cauallo distante dalla città circa xv miglia, 
de doui sono ritornato hoggi qui. Et non ostante le molte trame et persua- 
sione del detto Conte, et il tumulto grande seguito, hauendosi anche impatronito 
de altre principale porte della ciltà, V. M. ha da saper che tutte le bone rella- 
tione che continuamente le ho fatte della uniuersal deuotione et osseruancia 
verso lei di questi cittadini , sono state inferiori assai alla demostralione et 
effetti che addesso se sono visti, perchè li gouernatori di quella et tutti li 
gentilhomini et altre persone di conto, con la diligenza anchora dell' ambas- 
sadore Figueroa, non potriano hauer fatto più suo debito di quello che hanno 
fatto per conseruarla a seruitio di V. M. et per recuperatone delle cose 
mie; di modo che vedendo i ribaldi non reuscirli il disegno, et che se li 
cominciaua a far ostaculo dagli amici miei, si retironno circa una hora e 
mezza di giorno in Violato, et dipoi assai presto verso un lor castello. Et poi 
che di questi accidenti so che V. M. sarà auisata da altri, ho voluto aui- 

(') Come altri cittadini raunasse Gian Luigi a tradimento nel suo Palazzo di 
Vialata, e per violenza li avesse complici nelle trame, dicono tutti gli storici. 
(') Cioè la porla di san Tommaso. 



, 23 ) 

samela anch' io particolarmente, acciò stia più con l" animo riposato delle cose 
di questa Città, essendo già quietato tutto; et tanto più non hauendo voluto 
Iddio lasciar impunito il detto Conte, il quale si afferma che, volendo montar 
in la galera capitaria, li fusse data una archibusata et che cadesse in mare, 
doui restasse affogato ('); suplicando V. M. si degni mostrar per sue lettere alli 
delti Gouernntori quanto si sente semita della fede et constantia loro verso 
quella. Et in appresso, benché sia più che certo che V. M. debba far di 
quelle prolusioni et deinostrationi contra il detto Conte et fratelli che ricerca 
un tanto tradimento et assassinamento, d quale si è poi saputo che haueua 
ordinato di fare in la persona di Giannettino, in volerlo menare a punto 
questa notte a cena con lui, et dipoi condurlo in una camera et amazzarlo 
per più sua sicurezza, et successiuamente venir ad amazzar me et a far il 
resto che ha fatto, se non che ha dubitato non si scoprisse il trattato ( 2 ); la 
supplico con quanta maggior instancia posso, che, conforme alla giusticia sua 
et per esemplo di tanta sceleraggine, si degni mostrar quanto ella ne sia stata 
offesa, che al resto del danno et reparalione delle galere resterà remediuto 
come conuiene al seruitio di V. M., verso la quale spero che Iddio mi farà 
anchor gratia di prolongar la vita et la mia seruitù; che così prego la Diuina 
S. M. prosperi et feliciti ogni sua impresa. 

Da Genoua, li un di Gennaro 1347. 

Post data. Non mancherò di dir a V. M. che hauendo il detto Conte, ouero 
l' altro fratello che viene a succeder a lui ('), alcuni castelli nel Stalo di Milano, 
V. M. potria comandar a Don Ferrando Gonzaga che ne facesse pigliar il 
possesso come di suo ribelle; li altri castelli li tengano sul Piacentino e Par- 
megiano, che per auentura facendone scriuere V. M. al Duca di Piasenza 
sarebbe facile che se li pigliasse per lui. 

Di Vostra Sacratissima Cesarea Catholica Maestà 

humillisimo seruitor et vasallo il quale sue mani Lascia 
Andrea Doria. 

(') Che il Fieschi cadesse in mare, colpito di moschetto, corse voce allora ; 
ma senza fondamento. 

( 2 ) Questi progetti di sangue pare che debbano attribuirsi piuttosto che al 
Conte direttamente , a Giambattista Verrina suo consigliere , ed anima della 
cospirazione. 

(*) Il conte Girolamo. 



( 24 ) 
DOCUMENTO XV. 

Altra dolio stesso al Gonzaga. 

1 547 , h gennaio 

(Estado, Leg. 4379, fol. \M) 



Heri da Masone foci scriuere a V. S. Ill. ma il successo della notte 
amanti in questa città per il tradimento del Conte di Fiesco, qual è stato 
tanto maggiore, quanto più si dimostraua amico a mi et fratello a Giannetlino, 
et eh' io per il detto Conte ho fatto quelli uflicii che mi fosse stalo figlio. Hoggi 
sono tornato qui, doue da tutta la città mi è stata mostrata quella huona 
volontà che prima mi haueano dimostrata con fatti in recuperatione delle cose 
mie et in fare ostacolo al detto Conte, henchè questo principalmente si ha da 
attribuire alla universale deuotione et osseruanzia che ella porta a S. M- , 
della quale non ho mai hauulo dubbio; et con questa dimostratone V. S. Ill. ma 
ne può stare con l' animo tanto più quieto. Non lascierò di replicare come 
liauendo fatto venir il detto Conte diuersi suoi sudditi, sotto colore di voler 
mandare una sua galera in corso, et sapendo ch'io slaua in letto da 
quattro giorni in qua, per una discesa venutami in un braccio, et che Gian- 
nettino per l' indisposilion mia mi staua intorno più del solito, gli è parsa 
occasione per auentura più facile da poter exeguire il suo maluagio pensiero, 
dissimulato di molto tempo innanti, perchè in apparenlia se mi dimostraua 
sempre più amoreuole , et così a Giannettino, et conuersando et mangiando 
spesso con lui et venendo a vedermi ogni di in casa ; et cosi dominica , circa 
le x bore, uscitte con qualche numero di plebei anchora suoi seguaci, tutti 
di bassa condilione et di inala sorte , oltre li detti suoi sudditi, et venne alla 
Darsena oue stanno le galere , hauendo fatto mettere quella sua alla bocca 
della Darsena , che niuno potesse entrar uè uscire, et da l'altro canto mandò 
un suo fratello con genti a pigliar l'armi et la libertà, et anco fu sentilo 
gridar il nome di Francia. A lui venne fatto d' ammazzar all' improuiso la 
prima guardia delle galere, et con quel tumulto eccitare li schiaui et sforzati 
alla libertà. Et Giannetino non sapendo che la detta porla fusse persa, andando 
per riconoscere il romore delle galere che hauea sentito , quando fu alla detta 
porta , l' ammazzarono. Però non volse Iddio lasciarne allegro il detto Contef, 



( 23 ) 

nò impunito, perdio volendo montare su la galera capitana, gli fu data una 
archilmseiata, et cadette in mare oue restò allogalo (per quanto si afferma); 
et tra questo, et che niuna persona di conto si volse dimostrare in suo 
fauore, stati che furono li fratelli fin ad uu' hora et mezza di giorno patroni 
delle porte principali della città, si rilirorno in Violata, e dipoi a Montoglio 
loro castello. V. S. lll. ma può giudicar che natura trista fusse di costui, 
che se non duhiiaua di essere scoperto, hauea dissegnato menar Giannetino 
appunto questa notte a cena con lui, sotto colore di festeggiar la sorella ma- 
ritata nel cognato ('), et dopo cena rctirarsi in una camera et ammazzarlo, 
et inoltre per più sicurezza venire ad ammazzar me , et fare il resto eh' ha 
fatto, et essendo vassallo et pensionarlo di S. M. presumere di tentare ili 
solleuarle questa città e pigliare le galere che io tengo al seruilio di quella. 
Però tutto saria stato niente, se la mala sorte non li facea succedere la morte di 
Giannettino, della quale V. S. III. ma può comprendere quanto ne resti afflitto, 
et per il sangue et per essere tanto diuolo di S. M. et di V. S. Ill. ma , alla 
quale sono certo, che per tulli i rispetti, et perchè so che 1' amaua, ne 
debba dolere. Al resto delli danni et reparatione delle galere non si mancherà 
di riparare quanto al scruitio di S. M. conuiene. 



DOCUMENTO XVI. 

Nuove e più circostanziate informazioni del Figueroa a S. M. 

1547 , 4 gennaio 

(Estado, Leg. 1579, fol. 200-202) 

(Extra) G. M. del Empcrador y Soberano Sciior, etc. 

(7w/Ms)Esta mariana (sic) he cscrito a S. M.dos cartas breues, dando auiso del 
alborotlo que auia subeedido en està ciudad, por estar ocupado en proueher 
lo que conuenia, que no pasase mas addante, corno a Dios gracias se hizo. Al 
presente quedan las cosas en el estado que V. M. emenderà ; osto ha sido vn gran 
ynsulto, y gran traidon, y poco respetto al seruicio de V. M. ; y sino huuiere 

(') Peretta D'Oria, sorella di Gianettino, sposata a Giulio Cibo. 



( 26 ) 
siilo por la roucha gente de bien seruidores que V. M. tiene, todo yua perdido. 
Dios, por sa misericordia, no dio lugar a que tanto mal seguiese; yo embie 
a llamar el coronel micer Agostin Espindola, que viniese con la gente que pu- 
diese; y EstefFan Espindola ha mostrado ser verdadero seruidor de V. M. con 
todos los de su casa. 

El \iernes, en la noche, que fue alos xxx del passado, el principe Andrea 
Doria se sentio mal de una desesa que le vino et vn braco y en la mano, de 
que huuo muy gran dolor, y se puso en la cama, y corno es viejo, y todos 
esten mirando a su muerte, por ver lo que se seguirla desto gouierno, vnos 
con buena yntencion y otros con mala , corno ha parando por los effectos 
que an seguido, lo jusgauan por muerto, y, segun parece, el Conde de Fiesco 
tenia en su pecho guardado la mala voluntnd que tenia principalmente a Juan 
Doria, auiendo de muchos dias pensado de hazer lo que hizo, que fue el 
domingo. En la noche, enlre las nueue y las diez de noche, salio de su casa 
con tres hermanos suyos, los dos legitimos (') y el vno bastardo {■), con algunos 
mancebos del pueblo sus alegados, y con jente del burgo, que son sus apanya- 
guados, con alguna otra gente que auia hecho venir de su tierra con escusa 
de armar vna galera que tenia aqui, que todos podian ser en el principio 
duzientos hombres anles menos que mas, y commencarou apelidar liberta, 
viua san Jorge, y otros dizen que dizian liberta, viua pueblo; y con esto ape- 
lido llegaron a la Darsene adonde estauan las galeras del 'principe, y con 
su galera se puso a la boca de la Darcena, para estorecar que no saliesen 
las del principe, y donde alii las comengo a bombardear, y el conde por tierra 
con el apelido libertad, libeitad, se comencaron a desherar todos los forcados, 
de manera que en breue espacjo fueron desarmadas todas las galeras, y en 
vn mismo tiempo se hizieron seiiores de las puer'as de santo Estetlan y de 
santo Thomas, que son las dos puertas principales de està ciudad, con muerte 
de algunos soldados que las guardaban. El capitan Juan Doria que se allaua 
en casa del principe, que sentio el romor, vino por socorrer a las galeras, 
y corno Uego a la puerta de san Thomas, no sabiendo que fuese tomada, 
entrando en el puente le domandaron quien viue; y dixo, non me lireis 
que soi Juanetin, y ellos respondieron el buscamos, y lo mataron; y por 
ser de noche non se sabia lo que se auia de hazer, ni de donde nagiese 
està rebolucion; mas que se dezia que el principe y Juanetin eran muertos; y 
assi esluuieron asta que fue de dia, pensando enseiiorearse de la tierra; 

C) Girolamo ed Ottobono. 

( 2 ) Cornelio, nato da una Clementina di Torriglia. 



( V ) 

mas con los genliles hombres y la boudad del pueblo, conocio ci dallo que 
se segui;!, si osto error passaze adelaoie; todos aoudieron a palaoio, y los que 
non vinieron se estuvieron quedos, eri sus casas, do numera que con las buenaà 
prouisiones quo so hizieron cu Seiioria, la qual lue crecjendo do fuercas, los 
aJborotadores comencaron a disminecyr do tal mano/a, quo luuieron por bien 
do dexar la tierra libro y yrse lucra, visto que su disino no auia salido en 
parlo conio ellos pensauan, do matterà que la ciudad qucda libre,, y la Seiioria 
con la autoridad que ostaua , y todas las cosas quietas ; de lo qual dcucinos 
dar muchas gracias a Bios lodos los quo nos auemos allado presente , por que 
auemos corrido mucbo peligro; y ciotto que V. M., y yo en su lugar, soy 
obligado a la buona demostracion que cste pueblo en general ba mostrado, 
que en el particular no hablo, por que ay muchos genliles hombres que son 
seruidoros de V. M. El principe se pensaua que era muerto, y segun parece 
con todo su mal se leuanto, y se'fue en vna fragada a desembarcarse en Se- 
slro, y se fue a Mason adonde osta. Hauemoslo escritto que se venga, pues las 
cosas estan en los terntinos que tengo dicho y se entiende; en cobrar los 
forcados que se buyeron y creo que se allara vna buena parte. 

El Conde de Fiesco no parece; y, segun se dize, se hahogo quiriendo saltar 
de vna galera en otra; y esto es lo que se sabe asta agora del, que con 
el alboroto no se ba podido entender otra cosa. Vna galera de las del prin- 
cipe se buyo, en la qual van asta trezientos turcos; la qual va con pocos 
remos y sin timon y velas, sino solo el trinquette, y allandose aqui las dos 
galeras de V. M. que truxo don Bernaldino de Mendoca, las quales non 
recibieron ningun daiio, por que los soldados dellas las deffendieron (que 
non fue poco segun el gran tumulto y rebuelta), las he enbiado tras del a. 
Dios las guia. La galera del conde tambien se fue la buelta de poniente. En 
estos lerminos quedan las cosas asta agora; de lo que mas subcediere dare 
auiso a V. M. 

El portador desta sera el correo que viene despachado d' Esparia para V. M. 
Nueslro Seiior ensalce el soberano estado de V. M. con acrecientam ionio de 
muchos reynos y seiiorias. 

De Genoua, a los un de Henero mdxxxxvii. 

Este caso subcedido, por lo que asta agora se puede entender, tenia mas 
fundamenlo de lo que ha parecido; y si el conde no muriera, las cosas an- 
dauan mal; y por lo que se ha conocido de los hermanos que quedan, no 
son menos mal ynclinados, y demas desto son muy bestiales; por donde se 
puede considerar que las cosas no estan con la seguridad que conuiene, y que 
tienen necessidad de remedio para euitar que con la muerte del principe 



( 28 ) 

non subgeda otro mayor ynconueniente, y seguii la ynsolencia y desacato que 
estos an vsado contra V. M., merecen vn gran castigo; y por otra parte 
conuiene que aqui se este con alguna guardia, por que de otra manera yo 
no me confiaria de poder remediar ni resistir a vna furia de vn pueblo 
corno esto, tan amigo de nouedades, y con las pasiones que entréllos ay, y mas 
desta enemistad que de nueuo se ha encendido, la qual puede causar que 
se encienda otro mayor fuego; y el coronel micer Agostin Espindola està en 
sus castillos, y antes que se le de auiso y venga es subcedido el ynconue- 
niente , yo estoy solo de manera que no puedo proueher ni remediar a lo 
que seria necessario. A me parecido dar auiso a V. M. por lo que imporla a 
su ymperial seruicio y tambien por desgargo mio. 
De V. G. C. M. 

umilde vasallo que los Reales pies y manos besa 
Gomez Suarez de Figueroa. 



DOCUMENTO XVII. 

Dispaccio del Gonzaga a S. M. sulle provvidenze adottate per conservare la 
tranquillità di Genova. 

1547, 5 gennaio 

(Estado, Leg. 1379, fol. 133) 



Già V. M. hauerà per altra mia intesa la nouità che 1' altra notte suc- 
cesse in Genoua; hora la saperà che non obstante alcuni auuisi hauuti por 
me di qualche meglior successo, non per questo son restato di venir al 
mio camino , et qui presso Voghera ho hauta la lettera che mando qua an- 
nessa del Principe Doria ('), con la quale V. M. (vedrà) come Nostro Signore Dio 
ha ridotta la cosa, senza che ci sia corso qualche disservitio di quella, che 
si poteua dubitare; di che infinitamente me allegro con la M. V., come di 
cosa che torna in altrelanto seruigio suo , quanto sarebbe stato il contrario , 
se il fine dell' elicilo fosse riuscito conforme al principio et alla mala voluntà 

t' 1 ] V. Documento XIV. 



( 29 ) 

di chi P Ini causnto. Non dirò altramente a V. M. le prolusioni clic hauea 
fatte, secondo clic la conditione del caso et P angustia del tempo comportami, 
perchè molte d' ?sse hora cessarauno; dirò solo che anderò pur in Alessan- 
dria, et mi ci fermalo per esser più comodo a dar qualche caldo (sic) al stabi- 
mento de le cose di Genoa, che sarà opportuno, o che sarò auisato dal Prin- 
cipe et dall'ambasciatore di V. M. ; et non riuocarò altrimenti gli mille fanti 
che già hauea apprestati, poi che la maggior parte de la spesa è corsa, et 
che quando V. M. fosse semita, che, oltra il castigo che Dio ha permesso ne 
la persona del Conte di Fiesco, fosse anche castigato nelli beni, come crederei 
che non fosse inconuenienle, per reprimer con questo essempio P insolentia di 
quelli che ardiscono di poner mano al disservitio di così gran Principe come 
V. M., et facilmente si faria questa essecutioue, cominciando al luogo di Pon- 
tremoli che è bonissimo, et posto fra le confini di Lombardia, di Genoa et 
di Toscana, et così saria assai facile in gli altri, saluo che al luogo di Mon- 
togio, vecino a Genoa xv miglia , a la deditione del quale si trouaria anche 
buon rimedio. Io ho mandato ad comunicare questo parer mio con il Prin- 
cipe e P Ambassadore; se loro concorreranno nel medesimo, lo metterò in esse- 
cutione. 

Me allegro fra P altre cose con V. M. dell affectione et buona volontà et 
deuotione di quella Città al seruitio de la M. V.; che certamente per 
quello s'intende, e per l'effetto se ne vede, è stato quanto maggior si possa 
desiderare. Son ben certo che gionto all' inclinatione di quelli cittadini l'officio 
facto in questo così repentino et grandissimo trabaglio per lo Ambascialo! - 
di V. M. sia stato di grandissimo frutto, come che non sia mancato a tutti 
quelli remedii che siano stati possibili con ogni diligenti» et prudentia et con 
constantissimo animo. V. M. certamente così presso a gì' altri seruigi suoi 
che le sono notissimi, deue segnalar questo per supremo, et tenerlo in quella 
memoria che conuiene. Bascio humilmente etc. 

Di Voghera, a v di Genaro Ii>i7. 



( 30 ) 



DOCUMENTO XVIII. 

Informazioni del Figueroa al Principe Don Filippo, figlio di Carlo V, sull'ac- 
caduto in Genova e sul buon andamento delle cose nella stessa città. 

1547, 6 gennaio 
(Estado, Leg. 1579, fol. 263) 



Muy Alto y poderoso Seiior. 

Lo cine al presente ay de nuevo es que ci viernes passado, a los xxxi C) 
de diciembre, en la noche, el principe Andrea Doria se sentio malo de una 
desesa que le vino en un braco y en la mano esquierda, de que huuo muy 
gran dolor; se puso eo la cama, y comò es viejo y todos esten mirando a 
su muerte, por ver lo que seguiria deste gouierno, unos con buena intencion 
y otros con mala, corno ha parecido por los eflectos que an seguido, lo juz- 
gavan por muerto ; y segun parece , el Conde de Fiesco tenia en su pecho 
guardada la mala voluutad que tenia principalmente al Capitan Juan Doria, 
y aviendo muchos dias pensado de hacer lo que hizo, que fue el domingo 
en la noche, entre las nueue y las diez horas de la noche, salio de su casa 
con tres hermanos suyos, los dos legitimos y otro bastardo, con algunos man- 
ciuos del pueblo sus alegados , y cierta gente del burgo que son sus panya- 
guados, con alguna otra gente que habia hecho venir de sus tierras con escusa 
de armar una galera que tenia aqui , que todos podian ser en el principio 
200 hombres antes menos que mas ; y comenzaron apelidar libertà , libertà, 
pueblo, pueblo; y con esto apelido llegaron a la Darcen, adonde estauan las 
galeras del principe, y con esto se le ajunto alguna gente, y con la dicha su 
galera se puso a la boca de la Darcen para estorbar que no saliesen las del 
dicho principe, y donde alli las comenco a bombardear, y los hermanos por la 
tierra con el apelido de libertad ; se comencaron a deserrar todos los forzados, 
do manera que en breue espacio fueron desarmadas lodas las galeras, y en 
un mismo tiempo se hicieron seriores de las puertas de sant Esteffan y de 
sant Tomo, que son las puertas principales desta ciudad, con muerte de algunos 

(') Nel Documento xvi dico invoce xxx. 



( 31 ) 
soldados quo las guardauan; y el capitan Juan Doria quo se hallaua cn casa 
del principe, quo sentio ci romor, vino para socorrer a las galeras; y corno 
llego a la pucrta de sant Tomo, no sabiendo que fuese tomada, entrando en la 
puerta con aquella agonia quo traya, le demaudaron quien viua, y dixo : 
abrid, (jue soy Juanetin Doria ; y assi le abricron, y teniendo la mitad del cuerpo 
dentro del porlillo , le desspararon un arcabuz en lo podio, y con otras 
nmcbas heridas lo malaron, y por scr de noche, no se sauia lo que se auia 
de hacer, ni de donde naciese està rebolucion, mas que se decia por la tierra 
que el principe y Juanetin cran muertos, y assi estuuieron asta que fue de dia, 
pensando enseiiorearse de la tierra ; mas corno los gentiles bombres y la bondad 
del pueblo conocio el danno que se siguiria si este error passase addante; 
todos acudieron al palagio, y los que no viuieron se esluuieron quedos, guardando 
sus casas, de manera que con las buenas prouisiones que hicimos en Setioria, 
la qual fue credendo de fuerzas, los alborotadores comencaron a disminuir 
de tal maiiera que tuuieron por bien de dexar la tierra libre y yrse fuera, 
visto su desiiio no auia salido en parte corno ellos pensauan; de manera que 
la Ciudad queda libre, y la Seiioria con la autoridad que estaua de primero, 
y todas las cosas quietas. De lo qual deuemos dar muchas gracias a Dios 
todos los que nos auemos allado presentes, por que auemos corrido mucho 
peligro; y cierto que su Magestad, y yo en su lugar, somos obligados a la 
buena demostracion que este pueblo en general ha mostrado, que en el par- 
ticular no bablo por que ay muchos gentiles hombres que son seruidores de 
S. M. El principe se pensaua que era muerto, y segun parece con todo 
su mal se leuanto, y cabalgo en un caballo asta Sestre, cinco millas de aqui, 
adonde se fue en una fragada asta otro lugar adonde le parecio que se podia 
saluar, y fue por tierra en un lugar que se dice Mason, xv millas de aqui, 
que es de Adan Centurion, a donde escriuimos que viniese; el qual llego dos 
dias ha muy fatigado, assi por su indispusicion corno por la muerte de Jua- 
netin Doria, y saber que sus galeras estuuiesen desarmadas. Yo lo conforte 
lo mejor que sape, promeliendole que Su Magestad no le fallarla de justicia 
contra quien tan gran traicion y poco respecto auia usado contra al seruicio 
de Su Magestad, scendo su feudatario y pensionarlo corno lo hera el dicho 
Conde de Fiesco. Las cosas quedan en estos terminos, y se entiende en cobrar 
los forzados que se huyeron y se an ya allado los mas, de manera que 
con ellos se an puesto ya en orden xv galeras y se entiende en armar las 
demas. 

El Conde de Fiesco no parece, y segun se dice se hahogo queriendo saltar 
de una galera en otra; y a noche llegaron algunos gentiles hombres que la 



( 32 ) 

galera del dicho Conde auia hecho prision, y entrellos el capitan Larca (') que 
tiene en guardia las puertas desta Ciudad, que los dexaron en Yillafranca de 
Nica, y la dicha galera se fue a Marsella; los quales certisfican la muerte 
de dicho Conde. Ha sido permision diuina, por que si viuia no parara en 
esto sino que todo fuera perdido. Yo he dado dello auiso a Su Magestad, para 
que mande dar la orden que conuiene. para la pacifiìcation, y seguridad y 
conseruacion desta Ciudad, por lo que toca a su imperiai seruicio, y por 
euilar otro semejante escandolo que podria subceder con la muerte del prin- 
cipe. Espero la orden de lo que en elio se huuiere de hacer en seruicio de 
Su Magestad , y lo principal es que se haga alguna jente de guerra por no 
ponerllo todo en auentura. Vna galera de las del principe se fue con el 
alborotto, con està 300 turcos en ella con pocos remos y sin timon ni velas, 
sino solo el trinquetto; y allandose aqui las dos galeras de Espaiia, las quales no 
rccibieron nigun dallo, las he embiado en busca della. Dios las guia. Estando 
escritto lo de arriua son buellas las dos galeras en este punto las quales no 
an allado nada, y pensando que huuiese tornado la buelta de lebante tomo 
la de poniente, y assi no se pudieron topar abrase saluado en Marsella. De lo 
que mas subcediere, auisare a S. M. 

Alos cuatro del presente en la noche se hizo la elecion del Dux nuebo, 
que se suele hacer en està ciudad de dos en dos ailos, en la persona de 
micer Beneditto Gentil, que ha sido gran tiempo cortesano romano, y solea ser 
de Ja Yglesia, y ha pocos dias que se caso con otra gentil' dona desta ciudad ( 2 ); 
segun parece es buen seruidor de Su Magestad. Nuestro Seiior ensalce el so- 
berano estado de S. M., con acrecientamento de muehos reynos y seilorias. 

De Genoua, a los vi de Enero 15 47. 
De Vuestra Alteza 

muy umyled vasallo que los serenissimos pies y manos de V. A. besa 
Gomcz Suarez de Fis;ueroa. 



C 1 ) Lercari. 

( 2 ) JLSeiieiloUina figlia di Paride riescili. 



( 33 ) 
DOCUMENTO XIX. 

11 Figueroa annunzia a Cesare il ritorno in Genova di Andrea D'Oria e d' Ago- 
stino Spinola. Tocca in seguito dell' arrivo della galera del Fieschi a Marsiglia 
e della sospettata connivenza di Francia nelle trame ; dice d'alcune provvi- 
denze date dal Gonzaga, ed insiste sulla necessità di avere precise istru- 
zioni , pel caso in cui il D' Oria venisse a morire. 

1547, 8 gennaio 
(Estado, Leg. 1379, fol. 203-205) 

Sacra Cesarea Catholica Magestad. 

4 

La ultima que escriui a V. M. fue a Ios cuattro del presente, y por ella 
di auiso a V. M. del caso subeedido y en los terminos que quedauan las cosas 
desta ciudad, y corno escriui al principe que se viniese, el cual llego aqui él 
martes, dos horas antes que anocheciese, y en el punto vino el Coronel micer Ago- 
stin Espiudola;y con su venida, y con auerse allado el Conde hahogado, se \an 
las cosas asosegando y prouiendo, de manera que se pondra subsiego en los 
auimos de los ciudadinos que eslan alterados del caso subeedido, los unos de 
miedo y los otros con mala yntcncion. Atiendese con gran deligencia a tornar ar- 
mar lasgaleras, y anse allado la mayor parte de los forcados, assi ynfieles corno 
cristianos, y cada hora trayen assi de los que eslan escondidos por la ciudad 
comò de los que se auian huydo por de fucra, que no se pueden escouder, 
y assi mismo se cobren todos los otros aparejos que cada uno saqueho 
su pedago; de manera que, con aiuda de Dios, presto tornaran a estar armados 
corno estauan, en lo cual, y en lo demas que fue menester quando se sequio 
el alborotto, micer Adan se mostro corno verdadero seruidor de V. M. y amigo 
del principe, y no fallo de poner su persona a todo risgo, el qual me ha hablado 
juntamente con eì principe; para que supliquo a V. M. que tenga por enco- 
mendado los hijos de Juanetin pues es muerto en su seruicio , y yo lo suplico 
quan umilmente puedo a V. M. , assi por lo que digo corno por el buen exemplo 
que dello se sigue por los otros. 

Las dos galeras de don Bernaldino, que fuerou en seguimiento de la ga- 
lera que se huyo con los turcos, son tornadas sin auer auido vista ni rastro 
de la dicha galera, aunque llegaron asta Corscga ; la otra galera del Conde 



( 54 ) 
tomo ci camino de Marsella, y cuando llego sobre Nica desembarco el capitan 
Larcaro, y el capitan Alonso Benites y otros que lleuauan presos; los cuales son 
llegados aqui, dicen que la galera yua a Marsella con iotengion de demandar 
saluo condulto, para que no se la tomasen; yo creo que se lo daran, mas que 
no se lo guardaran, y que le tomaran la galera, y segun la demonstracion 
que en esto hicieren, se conocera si tenian algun concierto en esle negocio, por 
que aunque lo disimulan, no podran tanto encobrillo que no den algun serial; 
y està sera uno dellos que yuan en la galera un doctor que se llamà Saco, 
que es de Saona, que era auditor del Conde , el cual ha sido principal autor 
deste negocio, y un camarero del Conde, que se dice Vincendo, y un Gaspar 
Botto, y un Verrina, y un Gaui, y un criado del Frances ; la otra gente son 
forasteros los mas. 

El Conde se pesco y se saco fuera, y el principe mando que Io tornasen a 
hechar en el agua, diciendo que pues el auia elegido aquella sepultura, que 
se la tuuiese. Yo creo que aya sido por dos cosas, la una por no alterar a 
los animos de los mal inclinados, y la otra por no proceder coutra el cuerpo, 
corno hombre que cometio crimen lese majestatis y contra su patria, auiendo 
està Seiioria dado perdon general al Conde y a todos los que con el se allaron; 
el qual dieron quando se allauan, en la necesidad que estauan por saluar 
la ciudad que no fuese saqueada , y por salvar sus vidas y de sus hijos; 
por que si esto no se hiciera, sobreviniera la noche y no fuera posible podello 
remediar; pues dentro de la ciudad no teniamos fuercas para poderllo hacer, 
y las que esperauamos de fuera no podian ser a tiempo que aprouechasen; 
y por està causa y por otras m*chas que yo sentia , y veya y conogia , 
concurri por librar està ciudad de tan gran ciano y conseruarla por V. M. 
corno està, por lo cual sean dadas infinilas gracias a Dios. 

Don Ilernando de Goncaga ha embiado a Juan Pedro Cicogna y el capitan 
Gacin, (') aqui al principe y a mi y a està Serioria para hacer sauer cuanto 
le auia pensado del caso subcedido, y el preparatorio que auia hecho por 
parie de V. M., para socorrer a està ciudad , si fuere a tiempo y si no para 
recobrarlla; y entre otras cosas que trugeron en comission de platicar con el 
principe y con migo, la principal era que le parecia que se deuia proceder 
contra el Conde corno traidor y rebelde de V. M., y confiscarne los vienes , 
y tomarllos por V. M., mayormente las cosas que son feudos que reconocen 
el Estado de Milan, corno es Fontremol, y otras cosas, y que para la esecucion 

(') iNel Beinabò-Brca (p. 155, num. XV) possono leggersi le lettere cre- 
denziali del Gonzaga al càv. Pietro Cicogna , in data di Milano , ì gennaio. 



( 33 ) 

desili ci so allaua con mil enfantes quo b»uia hocho, y dadole algun dinero, 
quo con ellos se pondria hacer, ci principe y yo fuymos de parecer seria quo 
la osccucion deuia haccrce por castigar alos malecliores y dar esemplo a los 
olros, mas quo nuestro parecer seria que se hiciese sin armas, embiando un 
comisario para elio, y que si esto no aprouechase, que se hiciese con la 
l'ui'H\'i; por que uuestra intencion era que no se ynouasc ninguna cosa, por 
no dar lugar ;i alterar las eosas de Italia. Yo creo que don Fernando abra 
dado auiso a V. M. de lo quo passa y de lo que piensa de hacer. Todo lo 
quel conde tiene vera V. M. por ci memorial quo con està va, bien creo 
que no fallaran demandadores assi de los de aca conio de los de otras parles. 

En lo que toca a la conscruacion y guarda do osta ciudad, yo dixe a V. Ri. 
por lantecedenie mia que era necessario proueher de tener algunas fuercas 
dentro, con que poder guardarse y resistir quando subeediese algun ynconue- 
niente conio el passado; poi que el caso subeedido nos da exomplo para re- 
mediar a lo por venir, pues no saue hombre de quien se ha de guardar, 
y considerando que ol principe os viojo y que comienca a cargar de enferme- 
dades, y que en una bora avia perdido las galeras y la ciudad, y que luuo 
que hacer en saluar la vida no me parece que para lo que conuiene al 
seruicio de V. M., se puede dormir comò asta qui sotta la sombra del prin- 
cipe y de su parcialidad , pues fallando el falla todo fuera de micer Adan , 
que lo tengo por verdadoro seruidor do V. M. y bien ynclinado para la 
conseruacion de su patria, y para que este estuuiese corno se desea, seria 
bien quel coronel micer Agostin Espindola residiese siempre en està ciudad, 
por que es muy bien quisto y amado y fìel seruidor de V. M., y para que 
estuuiese con alguna autoridad seria menester darlle titol de Capitan general 
y salario con que se pudiese entretener, que està es la causa por que el no 
està qui; y aunque esto costase algo a V. M., yo creo que seria tan buena 
despesa corno la que se baco en Monaco, y mas necessaria ; mas seria me- 
nester que se hiciese de manera que fuose con uoluntad del principe, y que ci 
venise bien en elio, por que la Senoria lo amara y olgara dello, y el prin- 
cipe le estaria bien, por que el corronel no enliende si no albien desta repu- 
blica, y olgara demonstrar que depiende del principe, pues el no tiene galeras 
ni otra cosa que \6 de celos, y a mi parecer oste seria la mejor prouision que 
al presente se pudiese hacer , y que mas seguridad se podria tener, hame 
parecido acordallo a V. M. por que lo mande considerar y proueher lo quo 
mas fuere su imperiai seruicio. 

Asimismo ay otra cosa que es menester tener aduertencia, que eslas galeras 
las gouierne y tenga persona, que sca seruidor de V. M., por que munendo el 



( 50 ) 

principe se podrian alcar con ellas y mudar este estado a la deuocion de 
quien el se inclinasse; y la persona que al presente me ocarre seria 
Adam Cenlurion, por qae denias de ser seruidor de V. M., es enteresado 
por causa de sus nietos, y aunque no sea marinerò no le falaran personas 
con el que lo sean; basta que las galeras esten seguras que no haran falta 
al seruicio de V. M., que demas todo se puede remediar y esto es lo que 
toca al seruicio de V. M. 

El Duque de Florencia ha enbiado aqui hacer saber los preparatorios que 
tenia heehos, y a offrecerse por seruicio de V. M.; y lo misrno ha hecho el 
cardenal Cibo, y enbiado àqui a su sobrino el Marques de Masa. 

El Cardenal Doria se mostro corno seruidor de V. M. en està jornada. 
V. M. se lo mandara a gradecer; de mi no digo mas si no Domine memento 
mei. Nuestro Seiior, ensalce el soberano estado de V. M. con acrecentamiento 
de muchos reynos y seiiorias. 

De Genoua, a los vili de hcnero M. d xxxxvm. 
De V. S. G. C.'M. 

muy umili vasallo que los imperiales pies y manos besa 
Gomez Suarez de Fiimeroa. 



DOCUMENTO XX. 

Lettera del D'Oria a Cesare, confermativa ili quanto gli ha scritto il di i gen- 
naio C). 

1517 , 8 gennaio 

(Estado, Leg. -1379, fol. 107) 

Sacratissima Cesarea Catliolica Maestà. 

Alli ni, con un' a tro cornerò venuto di Spagna, auisai V. M. del nefando 
tradimento del Conte di Fiesco per reuoltar questa città el farsi padrone delle 
galere in deseruitio di V. M, et del successo della morte di Gianneltino, 
oltra la quale il ribaldo era deliberato di darla a me anchora, et alli figli; 
di Giannetlin insieme, per far la sceleraggine compita; ef* auisai V. M". che 
Dio non auea voluto comportar tanto male, nò lasciar impunita la maluagità 
dell'animo suo, essendo restato affogato in mare il scelerato fin sul principio 
della esecutione contra le galere, volendo montar su la galera capilauia, et 

(') V. il Documento XIV. 



( 37 ) 

elio io ora ritornato iu (ìcnoua douo tutto già staua pacifico, et che mag- 
gior deuotione non si potcua desiderar di quella che tutta la Città ha dimo- 
strato addosso verso il seruitio di V. M. , et anche in fauor delle cose mie. 
Il che tutto mi è parso debito della mia scruitù afTermarle con quest' altra, 
acciò che V. M. ne possa star tanto più con l'animo quieto, et assicurarsi 
di trouar sempre per effecli quella bona dispositione in questa Città al suo 
seruitio, che le ho sempre testificato con parole. Né si dourà marauigliar 
V. M. della facilità che il tradilor ha hauuto nel suo designo, facendo tanto 
del seruitor di V. M. , et hauendo particolarmente a me tanto obligo , che 
bisognaua confidarsene. Però ognuno si è ben potuto chiarire della sua poca 
reputatione appresso tutte le persone di conto , non essendo slato niuno che 
l'habbi seguito, saluo qualche pochi disauenturati di mala conditione; et ogni 
volta più tra il male mi consolo , et ringratio Iddio, che solamente con parte 
del sangue mio habbi placato, et remediatto al peggio che sarebbe intraue- 
nuto, se il tristo pensier suo succedeua ad effetto. Del quale s'intende da 
bona parte tenesse inteligentia con francesi , et tanto più se li dà credito, 
quanto dopo il fatto la galera sua se ne andò subito in Provenza, oue si ha 
notitia fosse già preparamento di gente con voce di andare a Nizza, et non 
douea esser per altro saluo a questo oggetto. Et per qualche parole ancora 
uscite dalla propria bocca del traditore, non si està senza opinione che il Papa 
ne hauesse un poco di noticia , benché qui non si manca de dissimulare cossi 
questo corno la pratica de francesi, per non inlralenerli niente altro in questo 
effetto che la sola sceleragine et rebellione di costui come vasallo e pensio- 
nano eh' egli era di V. M. ; et cosi adesso non si sta aspettando qui altro , 
saluo de intendere quanto quella se ne sarà reputata offesa , et per la pre- 
suntione usata contra le galere di V. M. et in amazzarli i suoi seruilori; et 
così di nouo la torno a suplicare ne voglia fare quelle demostrationi che le 
pareranno^conuenire ad un tanto eccesso, et all' honor et grandezza della M. V. 
Nel resto io attendo all' addrizzo delle galere, et spero in Dio che in breue 
resteranno ridutte in li primi termini, senza alcuna fatta del seruitio di V. M. 
al suo debito tempo, essendosi recuperato la maggior parte delli schiaui et 
forzati. Et qui facendo fine, prego Iddio concedi a la M. V. lunga e felicis- 
sima" vita. 

Da Genoua, li vili di gennaro 1547. 
Di Vostra Sacratissima Cesarea Calholiea Maestà 

humill. seruitor et vasallo, il quale sue mani bascia 
Andrea Doria. 



( 58 ) 
DOCUMENTO XXI. 

UUeri ri informazioni della Signoria a Carlo V , circa lo stato tranquillo di 

Genova (*). 

1547, 8 gennaio 

(Estado, Leg. 1579, fol. 66) 

Sacra Cesarea et Catholica Maestà. 

Scripsemo alli un, e detemo auiso a V. M. delle nouità seguite e come 
opportunamente riparassimo al tutto; puoi continuando con quel bon desiderio 
e pronta volontà che hauemo sempre hauuto et hauemo di conseruar questa 
republica in la soa libertà, sotto la continua protettione di V. M., non hauemo 
mancato in cosa alcuna per bene asicurarsi da quel che soprauenir potesse, 
e far tutte le prouision necessarie a questo fine, anchor che, mercè di Dio, 
non s'hauessi da temere, ritrouandosi tutti li cittadini et habitanti di questa Città 
ardentissimi a mantener il pacifico, in modo che s'assicuriamo d'affermar à 
V. M.j che quando ne fussi stalo fatto noticia che la fede del conte dal Fiesco 
puotessi esser stata sospetta, sì come pareua che restasse apresso d' alcuni , 
haressimo tanto ben proueduto, che, non che il Conte dal Fiesco, ma riiguu 
altro, harebbe osato tentar quel ch'ha tentato esso Conte; né mai si puotette 
cader in animo, non essendone massime stati aduertili da chi il sospettava , 
che il Conte dal Fiesco vassallo e stipendiarlo di V. M. hauessi un animo 
così corrotto. Hor, mercè di Dio, il stato di questa repubblica si ritroua nel 
pacifico di prima, et ad altro non attendemo che alla quiete , et a conseruarlo 
sotto la continoua deuotione e protettion di V. M. et al ristoro delle gallere, 
che per ridurle al stato primero g(' hauemo adopralo tute le forze et ingiegno 
nostro; et al rimanente s'adoperiamo tuttavia, haueudo deliberato seguir in 
ogni tempo la fortuna di Vostra Sacra Cesarea et Catholica Maestà» deili felici 
successi della quale n' hauemo sentito e sentitilo quel giubilo che maggior si 
possi. Nostro Signor Dio si degni conseruar la persona di V. JVL, felicitando 
et auguincutando li soccessi conforme al suo sauto pensiero. 
Da Genoua, alli vili di genaro wdxlvii. 
Di Vostra Sacra Cesarea et Catholica Maestà 

humili et deuolissimi scruitori 
Duce e Gcuernatori della Repubblica di Genoua. 
Ambrosius. 

(') Questa lettera è pubblicata dal lìernabù-Brca , p. 156, nutn. xvi. 



( 59 ) 
DOCUMENTO XXII. 

Il D'Oria protesta della sua fedeltà verso Cesare; dal quale attende gli ordini 
per procedere contro de.' Fieschi. Conferma la partecipazione della Francia 
nelle trame di costoro. 

1547, 9 gennaio 

(Estado, Leg. 1379, fui. 108) 



Sacratissima Cesarea Catholica Maestà. 

Anchor che per due altre mie io habbi auisata V. M. del successo delle 
cose di qua, et come tutto restò quieto et pacifico e nella solita deuotione 
di V. M., non ho voluto mancar di replicarlo per tutte le commodità che mi 
son date, perch' ella si certifichi ogni volta più della fede et osseruanza di 
questa città verso la M. V.; la quale saprà anchora, che dalli Ministri e ser- 
tori di quella non si è mancato di fare di quelle offerte et demostrationi 
della lor bona voluntà che si possano desiderare, tanto per la conseruatione 
di questa città al seruitio di V. M., quanto per il mio commodo particolare, 
et spetialmente da Don Fernando dal Duca di Fiorenza et dalla Repubblica 
di Siena et da moli' altri; che di tutto mi è parso mio debito che V. M. ne 
sia auisata. Replicandole tuttauia che si aspetta addesso con desiderio gran- 
dissimo veder che la M. V. dimostri quanto le sia dispiaciuto un tradimento 
tanto abborrendo, et la sceleraggine et presontione di questo ribaldo Conte che 
simulaua d'esserle seruitore, perchè importa sommamente farne esemplar ese- 
culione conlra le cose sue , per dar terrore alli ribaldi et animo alli buoni, 
oltre quello che tocca principalmente all' honor et reputatione di V. M., attento 
che con facilità gli può far leuar da Don Ferrando tutto quello che tiene 
nel Stalo di Milano et altri lochi; et io suplico V. M. non lasciar il sangue 
sparso di Gianuetiino suo seruitore senza demostratione contra li traditori, et 
tener questi poueri suoi figli per raccomandati, poiché tutti erano destinali 
alla morte come nati in seruitio della M. V. Nel resto non seguirà pregiu- 
dicio, né falla alcuna per il danno di queste galere al seruitio di V. M., come 
già le tengo replicato, perchè si è recuperalo la maggior parte delli schiaui 
et forzati, et con danari si hauerà il complemento di tutto innanti il tempo 
del bisogno; di modo che tutti li miei trauagli et affanni consistano solamente 
in la perdita di Giannetino et la speranza di vederne fare giusticia dalla 



( 40 ) 

M. V., com' anche è piaciuto a Dio farla miracolosamente del traditore fin 
sul principio della sua mala opera mi fa star consolato. 

Replico anchora a V. M. che ogni volta più si va conoscendo che con 
iuteligencia de' francesi si è fatto questo tractato, per la galera del ribaldo 
Conte che subito andò in Prouenza, come per la voce de le cose di Nizza, 
et perchè già il Principe che fu di Melfi si era acostalo al Mondouì, non 
mollo distante da Sauoya. Et con questo facendo fine, prego Iddio concedi a 
V. M. la felicità che desidera. 

Da Genoua, dì ix di gennaio Ì5A1. 
Di Vostra Sacratissima Cesarea Calholica Maestà 

burnii seruitor et vassallo il quale sue mani bascia 
Andrea Doria. 



DOCUMENTO XXIII. 

Alira in cifra del Gonzaga a Cesare, nella quale tratta d'un certo disegno 
del Figueroa , tendente a rendere Genova mancipia di Spagna ; al che si 
tiene acconcio strumento il colonnello Spinola. Ravvisa però la necessità di 
farvi consentire il D' Oria ; e nota perchè speri di averlo favorevole. Con- 
ferma la morte del Fieschi , riuscita fatale a' congiurati insieme e all' im- 
presa ; e tocca dell' opportunità d' impossessarsi delle terre e castella di 
quel ribelle. Accenna alla buona volontà che in servigio dell' Imperadorc 
mostra il Duca di Piacenza , ed allo scuse che allega per non averla mo- 
strata eguale in passato. 

1547, 9 gennaio 

(Estado, Leg. 1194, fol. 41-13) 



Per li dui ultimi corrieri spediti a V. M. coul'auiso delle cose di Genoua, 
quella hauerà pienamente intenso come il caso è passalo, et come si sedasse 
poi. Quello che hora mi accade farle sapere, è che subito intensa la inno- 
uatione, et che la Signoria hauea mandato a dimandare Agostino Spinola, io 
io spedii il caualiere Cicogna a quella città, a persuaderla a non sottomettersi 
ad altro patrocinio che al suo proprio, sotto la protlectione di V. M., con 
quelle ragioni che seppi trouare migliori in questa materia , che fariano 
lungo scriuere. Il quale è ritornato, et riporta, esserle slato molto caro et 



C 41 ) 

accetto quoslo ulìicio; et hauentloli ragguagliali dello molte prolusioni che 
io haueua dissegnate per aiutarli, ne sono restati soddisfattissimi, et me ne 
hanno rese infinite grafie, mostrando oltra modo desiderar di mantenersi lo 
stato presente , et la protetiione di V. M. Sopra di che hauendo loro anche 
ragionato molto lungamente et prudentemente 1' Ambasciatore di V. M., et 
persuasi a pigliare più sicuro partito alle cose loro, et a guardarle meglio 
che per lo passato non le hanno guardate, proponendo et mettendo loro in- 
nanzi agli occhi il pericolo anchora presente nel quale erano slati, et quello 
in cui potrebbono incorrere per l'auuenire, non lo facendo; hanno trattato et 
deliberato di molte prouisioni, che sono risoluti di fare per loro sicurezza, 
et fino alla partita di esso Cicogna haueuano augumentala la guardia che ten- 
gono ordinariamente al Palazzo (la quale era di 300 fanti, et di questi se ne 
smembraua certi pochi per la guardia delle porte) sino al numero de 500, 
con dissegno che questi 200 accresciuti attendino solamente alla guardia delle 
porte, et gl'altri del Palazzo come sogliono. Hora, in proposito di queste pro- 
uisioni , al ambassatore Figueroa è sovenuta una cosa che altre volte fu 
pensata et tractata, et a me piace sommamente; ciò è negociar destramente 
che genouesi si eleggiano per loro capitano generale il detto Agostino 
Spinola. Egli è pariialissimo di V. M., et di lui può veramente confidare 
quanto di qualunque altro suo seruilore, et promettersi che lui non sia 
per hauer altro fine in quella città , che la conseruatione di essa nel seruitio 
et deuotione di V. M. in quella parte. Et -ben che le ragioni siano molte, 
dirò solamente queste come più solide, che essendo Agostino predetto fide- 
lissimo di lei, et haueudo le forze della città in mano , haberebbe anco 
forma di mostrare la fedeltà sua, et potrebbe con quelle incamminare delta 
città et piegarla al fine che volesse lui per seruitio di V. M., et con 
le medesime opporsi a qualunque si fusse che pensasse o tractasse con- 
tra il dello seruigio; poi solto questa forma di libertà la città si gouer- 
neria con publica et uniuersale soddisfatione sua ; ed essendo liberi, V. M. 
non si conciteria odio nissuno, sì che pensassero a mutar il gouerno o mi- 
gliorare sotto alcun altro. Et essendo le forze in mano ( come ho detto ) di 
una persona diuota et partiate di lei, V. M. potria fare quelli medesimi di- 
segni sopra la detta città che farebbe se ella vi hauesse dentro uu castello, 
senza che con la introduttione di questo carico al presente, si potrà anche 
introdurre poi alla morte di detto Agostino che facessero electione di persona 
dependente da V. M.; et per questa v>a mantenerla sempre nei medesimi 
termini delti di sopra. Questo per le ragioni dette , a mio giudicio, saria il 
vero cammino et facile dello assecurarsi V. M. perpetuamente la città di 



( 42 ) 
Genoua, come le discorsi pochi di prima che la nouità succedesse. Et certo 
quando l' ambassatore potesse condurlo a fine, V. M. non harebhe ad esserli 
manco ohligala di questo, che debe esserle delle altre cose passate; il qual 
ambassatore non ha comunicato questo suo pensiero con altro che con meco, 
perchè il principe Doria in altri tempi non ha voluto sentire che se ne 
parli; et dice che quando si troui espediente da fare che il Principe vi con- 
discenda (il quale si crede che non contrasterà molto, poiché si vede man- 
cato Gianettino; et Adam Centurione ha conosciuto esser necessario pensare 
alla segurezza sua propria, et estarsi di altra maniera in quanto alla sigurità 
male, et pensa et ha come per fermo che vi consentirà facilmente, come 
quello che ha presente il pericolo ancora, et desidera assicurarsi di tutto 
quello che potesse nello auuenire occorrere); ma esser necessario operare che 
il Principe non solamente concorra senza alteratione, ma aiuti et fomenti; 
perchè esso non mancherà poi di porgere la cosa di modo che non si farà 
da canto nissuno replica. Il che a mio giudicio (parlo di farui condescender 
il Principe) non si può fare da noi soli fin bora, perchè non habbiamo la 
mente di V. M. intorno a questo, et desideriamo hauerla; onde l'ambassatore 
ha voluto che io solo la scriua a V. M., acciò che per consequenle a me 
solo risponda, sì che la cosa non passi ad altre orecchie che di lui et di 
me, che gli farò poi intender la mente di V. M. con ogni dissimulalione. 
Supplico pertanto V. M. che subito ci auisi della voluntà sua circa questo 
particolare, acciò che possiamo cstringere o allargare la pratica, secondo che 
quella ci comanderà. La qual supplico ancora a considerar quanto quella 
città sia hora soggetta alle innouationi, et quanto pericolo habbino corso le 
cose sue, non solamente di Italia , ina quelle che hora ha nelle mani , cosi 
importanti, et non lassi nella occasione che hora i tempi le hanno mandata 
(per quel che io credo) da Dio a miglior fine, di far una bona risolutione 
sopra le cose di detta città, et conforme ouuero alla sopradetta o ad una 
delle altre che nelle mie lettere discorsi, quando, come ho detto, non era oc- 
corso il bisogno che è occorso dipoi, ouuero a qualche altra che si appres- 
senterà al sapientissimo giudicio di V. M. Et non lasci di rompere questo 
camino, che li nimici suoi hanno così facile et aperto , di potere molestarla 
in ogni loco, per essere questo di Genoua comodo a tutti i regni et paesi 
suoi, come ella sa. Et quando V. M. si risolua a demandarci che debbiamo 
stringer a la detta pralica, mi accade soggiungere che quella succedendo, 
come si spera, conuerria che Agostino Spinola se ne stesse del continuo in 
Genoua con maggior spesa et molto più incomodo che hora non sostiene in 
casa sua ; onde l'ambassator et io giudicamo, che non potendosi far di manco, 



( 43 ) 

li debba diputarc conuoniente prolusione. Et suplichiamo V. JVI. die in- 
torno a questo particolare degne similmente mandarsi ordine clic se gli 
deputi da renio cinquanta esenti _, a basso quel tanto che si potrà conue- 
nire ("). 

Il Conte de Fieseo morì, perchè è stato ritrouato morto di poi; et diecsi 
che passando per entrare nella capitana del Principe , cadde in mare , et 
essendo armato oltre l'uso ordinario, si allogò ; et certo la morte di lui è 
stala cagione potentissima del buon fine come del caltiuo principio di questo 
caso, perchè venuto il giorno molti se alfaticauano in spiare di lui, i quali 
non trouandolo si separauano dal fratello ( 2 ), non hauendo forse quella fede in 
lui che haurebbono hauuta nel fratello Conte; onde è commune oppinione, et 
io concorro in quella, che se fusse restalo viuo le cose sarebbono state gui- 
date con più calore, perchè da quei tali et da altri cittadini haberebbe hauuto 
molto più seguito, che non potette hauere il fratello. Perchè di nuouo sup- 
plico V. M. che abbia matura consideratone al sopradetto, et faccia una ri- 
solutione degna di lei. 

In conformità di quanto scrissi a V. M. par la ultima mia, è parso al Prin- 
cipe et all' Àmbassatore Figueroa che si leui lo stato a detto Conte , et si 
cominci da quella parte di esso che è feudatario di questo, cioè da Pontremoli 
et da ... . ( 3 ); perchè penso di mandare un Commisario con alcuni caualli 
prima a comandare a dette terre che si rendano a V. M., perchè forse questo 
basterà veduto che non hanno riparo alcuno. Et se non basterà il detto Com- 
misario a far lo effetto , metterò in ordine duo mille fanti per mandarueli ; 
et perchè la artelleria delle piazze di questo Estato, si per lo gelo come per 
la lontananza, non è comoda a Pontremoli, ho disegnato farmene prestare da 
luchesi et da genouesi medesimi che sono là vicini, et del seguito auuiserò 
V. M.; la quale supplico mi faccia ordinare se hauuti questi lochi , che 
sono feudatari, douerò procedere contro gli altri, poiché sono soggetti allo 

(') In margine a questo passo leggesi la nota seguente : « Paresse que esto 
cs lo mas conuenientc en todo caso , y a un scnaladamente por Io que ulti- 
mamente se scriuio a Don Fernando sobre lo de apoderarse V. M. de Genoua. 
Y quanto al entretenimiento del coroncl Spinola que bastaria se le diescn al 
mes entrando en ellos la pension do mismo que tien cn Milan , pagandole lo 
recargado y consigliandole la paga del entretenimcnto en aqucl estado , pues 
tambicn sera obligacion al diclio Augustin por la cosas de Milan ». 

C) Girolamo. 

(") Guasto neh' originale. 



( U ) 

Imperio. Et se forse estanno in possessione del contrario, non è possessione 
legittima, ma abusione ('). 



Scrissi anchora a Musy mio secretano, che facesse intendere a V. M. come 
il Duca di Piacenza si era anch' egli mostrato molto pronto in questa occa- 
sione, dicendo che non comportarebbe gente straniera passare per lo Stalo 
suo contra il seruilio di V. M.; et hauendo spediti commissarii per tutto a 
detentione de schiaui et forzati dalle galere fuggiti; et hora mi fa intendere 
per lettere di un gentil huomo inuiato da me a stargli appresso in questo 
tempo, che volendo seruirme di due o tre mila fanti de' suoi, potrò farlo 
liberamente, soggiungendo che il non essersi offerto nel passalo, è stato per 
non essersi trouato libero nello Stato, et cose simili tutte degne di gratitudine. 
Pei'chè supplico similmente V. M., che facendolo ringratiare, lo faccia più 
deuoto et renda più pronto ogni hora ( 2 ). 



DOCUMENTO XXIV. 

Nuovi ragguagli del Figueroa al Principe D. Filippo circa i provvedimenti 
riguardanti Genova , e il disegno del Gonzaga di por sequestro ai beni dei 
Fieschi. 

1547 , 4 gennaio 

(Estado, Leg. 1579, fol. 265 ) 



Muy alto y muy poderoso Seilor. 

AIos vii del presente escribi a V. A., y respondi a las cartas de 1G y 17 
del passado, que recibi con el correo que paso en Alemaria , y auise de la 
salud de S. M., y enbie el sumario de las nueuas que se tenian de su feli- 
cisimo extato. Tan bien di auiso del caso subeedido en està ciudad, y corno 

C) AI margine è questa postilla: « Parescc que todo es una misma razon, 
y que passa el cabo pues todo deue scr confiscado ». 
(-) La lettera è scritta da Alessandria. 



( *8 ) 
habia sidp muorto ci capitan Juanetin Doria, y Inogadose el Condc de Fiesco, 
y corno, mediante la gracia de Dios y con las buenas prouisiones quo en cora- 
paiiia des los Seiìorus yo bizr, las cosas se redueieron a tales tenninos que 
la ciudad quedo libre y en loda pacifieacion conio estaua primero, y los 
henemigos se fueron fuera, y corno se attendia a tornar a armar las galeras, 
cn lo cual se usaua toda diligeucia en buscar los esclauos y forcados qae 
se hauian liuydo, y por lo paresce presto tornaran a estar armadas. Lo que 
de nueuo se puede escribir, es que don Fernando de Gonzaga ha escrito al 
principe Andrea Doria y a mi que por seruicio de S. M. , y castigar tan 
gran insulto y atreuimiento , que quiere tornar todo el cstado del Gonde 
de Fiesco en nombre de S. M., assi por castigar a los inai hechores corno 
a los otros; y al Principe y a mi nos ha parecido que es necessario que se 
haga por lo que digo, mas que sea de manera que no de ocasion a alterar 
ninguna cosa que pueda encender otro mayor fuego que el passado. Yo he 
dado auiso a S. M. de todo, para que mande lo que mas fuere su imperiai 
seruicio. Nuestro Seiior ensalce el souerano estado de V. A. con accrecien- 
tamiento de muchos reinos y seiìorias. 

De Genoua, a los x de Enero mdxlvh. 
De V. A. 

Muy umyl vasallo que los serenissimos pies y manos besa 
Gomez Suarez de Figueroa. 



DOCUMENTO XXV. 

Andrea D'Oria al Principe suddetto. Ritesse la storia del moto de' Fieschi e 
della partecipazione di Francia in quelle trame. 

1547, 10 gennaio 

(Estado, Leg. 1379, fol. 122) 



Serenissimo Principe. 

Alli vi io scrissi a V. A. il tradimento fatto in questa Città dal Conte di 
Fiesco, per leuarla dal seruitio di S. M. et per pigliar a me la vita e le ga- 
lere insieme, et come Iddio non auea voluto comportare tanta sceleraggine 
et crudeltà, quanto il ribaldo hauea determinalo di fare, non solamente 



( 46 ) 
contro tutta la casa mia , perfino ad ammazzar i figli piccoli , ma contra 
tutti li gentilhuomini et persone principali della Città. Sul principio dell' ese- 
cutione cadette miracolosamente iu mare, oue resta sommerso; et così, corno 
anche ho scritto a V. A., la città fin di auel primo giorno tornò tutta paci- 
fica et quieta, et sempre più ha dimostrato per enetto la deuotione et os- 
seruanza che tiene al seruitio di S. M., di sorte che fra tutti questi acci- 
denti non si è perduto altro che la persona di Giannetino mio nepote ; che 
quanto per il danno delle galere , saranno in breue ridutte in li loro primi 
termini senza alcuna (alta del seruitio di S. M. in ogni suo bisogno, es- 
sendosi ricuperalo la maggior parte degli schiaui et forzati, et ogni dì se 
ne trouano degli altri, che s'erano occultati; et al resto si supplirà con de- 
nari. Et il tutto mi è parso replicare a V. A. , acciò eh' ella possi star con 
con l'animo ben quieto di questa città, et sappia anchora come, Dio gratia, 
io sto sano, et con speranza di poterla seruir per più tempo che forse da 
qualche altri non era stato designalo. 

Auisando V. A. che tuttauia si afferma questo tractato essere estato con 
inteligencia de francesi, perchè la gente del traditore subito dopo il fatto 
se ne andò a la volta di Prouenza , et il Principe che fu di Melfi era 
già uenuto al Mondouì preso Sauona, et che anche il Papa ne fosse consape- 
vole ('). Hora si sta aspettando che S. M. comandi si facci contra le cose 
del detto traditore di quelle deiuostrationi che un tanto eccesso ricerca , 
massime essendo la maggior parte dèi luochi suoi infeudali da S. M., et che 
facilmente se li possono leuore, senza pericolo d'alcun altra alteratione, anzi 
con grandissima satisfattione di tutti li seruitori di S. M., perchè seruirà un 
esemplo ad altri, et sarà opera degna della grandezza et reputatione di quella. 
Et così resto, pregando Iddio per la continoua salute et prosperità di V. A. 
Da Genoua , li x Gennaro 1547. 
Di Vostra Altezza 

humillissimo seruilor il quale sue mani bascia 
Andrea Doria. 



( a ) Le parole in corsivo erano scritte in cifra. 



( 47 ) 
DOCUMENTO XXVI. 

disposta di Carlo V alle lettore indirizzategli dal Figueroa in data del 3 ('). 

1547 , 10 gennaio 

(Estado, Log. 644, Ibi. 118) 



Està nuche, que son x del presente, se ha recebido vuestras cartas de tres 
del niismo , y nos ha desplazido quanto es razon y podemos encarescer 
por el caso subeedido cn essa ciudad , assi por ser de la qualitad e impor- 
tancia que es, conio por respecto del Principe y de su casa, y hasta 
enteuder mas particularmente el fundamento de esto motiuo y en lo que 
haura parado. Despues de lo que nos eseriuistes, no paresce que de aca se 
pueda hazer otra prouision mas promta que embiar al Seiior Don Fernando 
un poder para que pueda vender aìguna cosa en el estado de Milan, hasta 
en quantitad de cinquenta mill escudos, de que se pueda valer en caso que 
la cosa vaya adelante, y sea necessario leuantar alguna gente, temendo por 
cierto que el Duquc de Florencia corno siempre se ha mostrado ailiciouado 
a las cosas de nuestro seruicio, socorrera con la scusa comò mas vecino a 
a las tierras de esa republica, allende de los muchos afficionados y seruidores 
nuestros que tenemos dentro de essa ciudad y por el contorno , pues es de creer 
que ellos y los del gouierno queran attender mas al beneficio de su patria 
tranquilidad y sosiego della, que no a ninguna otra nouedad, de que a lodos 
generalmente redundasse danno y trauajo. Aunque bien considerado todo lo 
que en està materia nos ocurre, y lo que antes se tenia entendido del odio 
que el de Fiesoo, y otios particulares de la ciudad tenian con Juanetin Doria, 
no dexamos de creer que este mouimiento podra hauer sido por solo su 
respecto, tanto mas no leniendose auiso que franceses lengan gente en Italia 
para hazer espaldas al de Fiesco, si no fuesse sacandola de las guarnicioncs, 
lo qual es de creer que no haran en tal tiempo por no dexar cn aucnlura 
lo principal demas del buen sucesso que han lleua,do y lleuan las cossas 
desta empresa, que Ics darà bien que pensar; y por agora hasta entcnder mas 
particularmente el fundamento de està nouedad y lo que mas aura sucedido, 
no sabriamos que mas decir de loar la diligeucia que hezistos assi cun los del 

(') V. i Documenti Vili e IX. 



( 48 ) 

gouierno comò con los feudatarios y Don Fernando , y tener por cierto que 
habreys procurado, enderecado y hecho todo lo qae a este proposito os haura 
parecido conuenir, conio confianios que continuamente haureys de hazer en 
las cosas de nuestro seruieio, mayormente de la qualidad desta comò de tan 
gran importancia, en la qual no dubdamos que terneis buena correspondencia 
con el dicho Don Fernando y los otros nuestros Ministros , y que cadauno 
por su parte bara lo mismo con vos en lo que conuenga. 



DOCUMENTO XXVII. 

Paragrafo di lettera in cifra scritta da Giovanni de Vega a Carlo V , in data 
di Roma , in cui si credo essere il Papa stato consapevole del moto dui 
Fiesclii. 

1547 , 13 gennaio 

(Estado, Leg. 874, fol. 5) 



Sacra Cesarea Caiholica Magestad. 

Despues que se paso con S. S. lo que scriui a V. M. en primero deste 
mes, vino la nueba de corno se auia rendido Vlma, del estado en que estaua 
lo demas de Alemania, y juntamente el acaescimienlo de Genoua y estado 
seguro en que quedaua lo que toca a lo publico de aquella ciudad, despues 
del alboroto, que pienso que ha sido todo al rebes de lo que se speraua por 
algunos, aunque en lo de Genoua no creo que directamente el Papa aya 
entreuenido mas de hauer sabido parte dello, y persuaderne que dessea el 
danno del Principe Doria y da Juanetin, corno screui a V. M en cinquo de 
junio del anno pasado de 1546, que me hauian auisado por afirmatiua que 
el Conde de Fiesco se hauia dolido con S. S. y el Cardenal Farnes, cuando 
andaua aqui quexandose del Principe y de Juanetin, y que S. S. se oJTre- 
scio de fauorescerle. 



( 49 ) 
DOCUMENTO XXVIII. 

L'Imperatore manda al Figueroa di ringraziare i genovesi della loro fedeltà; 
annuncia l' invio del suo gentiluomo Rodrigo di Mendoza , ed ordina 1' oc- 
cupazione delle terre del riescili. 

1547, 14 gennaio 

(Estado, Leg. : .044, fol 120) 

Por la carta que cscreuiste a Don Hernando de Gonzaga, de los MI del pre- 
sente, que nos embio junctamente con otra suya y del Principe, entendimos 
los buenos terminos en que quedauan las cossas dessa Ciudad, y lo succedido 
hasta entonces , con la buelta del Principe a ella, y buena dispusicion con 
que quedaua; que cierto nos fue cosa de muebo contentamienlo y quilarnos 
del cuydado y suspensiou grande en que cstauamos. Aunque siempre nos 
persuadimos que los de Genoua, entre los quales ay tantos seruidores y affi- 
cionados nuestros, fueran los que han sido, assi por lo que concernia al be- 
neficio, quietud y sosiego de su patria, corno el particular de nuestro seruicio, 
a los quales nos ha parescido escreuir y agradescerles la demonstracion y 
buen animo que en elio han usado; y para hazer esto officio, comò para 
visitar y consolar al Principe Doria, micer Àddan y su hija (') de la muerte 
del Capitan Juanetin, de que cierto nos ha desplacido, embiamos a Don Ro- 
drigo de Mendoza, nuestro gentil hombre de la boca, para que j untamente 
con vos haga lo que por su instrucion se le ordena, por la via que mejor 
os parescera; a quien dareys entera fee y ,creencia. 

Y por que considerado todo lo que toca a està nouedad succedida en essa 
ciudad, y que cada dia podria acaescer lo semejante, es mas que necessario 
que se mire de dar y hazer tal prouision, orden y assiento en las cosas de 
Republica, que por lo presente ni venidero no puedan succeder semejantes 
inconueuientes, ny sea en mano de quien quiera suscitar nouedades ni 
sediciones, comunicarlo eys con el Principe Doria para que con su parescer 
se haga de manera que essa ciudad pueda estar y se conserue en la segu- 
ridad, tranquilidad y sosiego que conuieue y lo desseamos, lenicndo por 
cierto que por vuestra parte no se fallara de hazer el buen officio que soleys, 
para acordar lo que a esto conuerna por todos respectos. 

(') Oriettina figlia di Adamo Centurione. 



( 50 ) 

Por que allende del castigo que Dios dio al Condc de Fiesco, por lo que 
toca a nuestra aucloridad , y respecto del Principe y su sangue, es justo que 
tambien se le de a sus bienes y de sus hermanos, que tan gran traycion y 
aleue cometieron, y por refrenar el atreuimiento y insolencia de los seme- 
jantes, demas de ser nuestro feudatario y pensionarlo, escreuimos a Don Her- 
nando que les occupe sus tierras por comission espresa del Imperio, y que 
el dicho .Don Rodrigo le de prisa a elio; dezerlo eys al dicho Principe, y 
hareys por vuestra parte, con buena correspondencia del dicho Don Fernando, 
io que vereys ser necessario a este proposito, corno lo confiamos de vuestra 
diligentia y continuo cuydado en las cosas de nuestro seruicio, de que te- 
nemos entera memoria. 



DOCUMENTO XXIX. 

Istruzioni eli Cesare al Mendoza. 

1547 , -14 gennaio 

(Eslado, Leg. \ÌU , fol. 425) 

El Rey. 

Instruction de lo que vos don Rodrigo de Mendoga, nuestro gentil hombre 
de la boca, haueys de hazer en Milan y Genoua, donde os embiamos, usando 
en vueslros caminos de la diligencia que buenamente pudierdes. 

Primeramente haueys de yr derecho a Milan o Alexandria, o donde estu- 
uiere Don Hcrnando de Gonzaga , nuestro Gouernador en el estado de 
Milan y Capitan general, y dandole las cartas y despachòs que lleuays 
para el, comunicarle lo contenido en nuestra ynstruction, para a declararle 
nuestra yntencion a boca demas de lo que por sus cartas se le scriue. 

Y por que hauiendo sido la traicion del Gonde de Fiesco y sus hermanos, 
la que teneys entendido, conuiene assi por lo que toca al publico, corno por 
respecto del Principe y de su sangue, que estos sean castigados en las ha- 
ziendas, pues ya el principal lo fue in la vida, direys al dicho don Hernando 
que nuestra yntencion es que luego, sino lo hubiere hecho, passe a occupar el 
stado y tierras del dicho Conde de Fiesco y sus hermanos, para despues or- 
denar dello lo que vieremos conuenir, con todos los respectos que se deuran 
tener, corno se lo scrcuimos. 



( 81 ) 

Hauiendo dicho osto a Don Demando, y dadole sus cartas, passareys a 
(lenona, y «landò a nuestro embaxador las quo lleuays para ci, y comunican- 
dolo està nuestra ynstruction , yroys luego a visitar al Principe Doria nuestro 
Capitan general do la mar, y dandolo nuestra carta lo direys la pena en 
quo quedamos por su yndispusicion, y lo inucho qua hauemos sentido la 
desgracia subeedida al Capitan Joanetin Doria, assi por lo quo le queriamos 
y conoscimos siempre de su afficion, fidelidad y seruicios, corno por respecto 
del dicho Principe y de su casa, de que tanta protection y quenta hauemos 
de tener, y leneinos. 

El mismo officio hareys luego con mic,cr Adan Ccnturion, muger y hijos 
de Juanetin , visitandolos y consolandolos de nuestra parte, y oiTresciendo 
que della y los dichos sus hijos ternemos la protection y memoria que cs 
razon, para mirar siempre por ellos y hazerles merced en lo que huuiere 
lugar. Lleuays la carta que haueys vista para el Duque que nueuamente se 
ha elegido , que se llama Benito Gentil , darsela eys , congratulando os con 
el de nuestra parte de la dicha eleclion hecha en su persona, con las otras pa- 
labras que al embaxador y a vos parescera, para tenerle grato e ynclinado mas 
a nuestra deuocion. 

Los del gouiemo en està alteracion y tumulto se han mostrado de manera, 
que aunque ha sido cumplir con lo que deuian al beneficio, tranquilidad y 
sosiego de su misma patria, y a la protection que della tenemos, no podemos 
dexar de estimarlo en lo que es razon; y assi se Io agradecereys de nuestra 
parte, dandoles nuestra carta , y diziendo corno que lo que han heco se spe- 
raua de su aflection y buen zelo. 

El Coronel Espindola se ha mostrado siempre muy seruidor y afficionado 
nuestro, y de los priineros que en està occasion se seiialaron, acudiendo con 
la gente de sus tierras y aniigos. Agradecerselo eys mucho de nuestra parte, 
diziendole que no es nueuo para nos la voluntad y promptitud de animo 
que tiene, y ha de mostrar siempre, a nuestro seruicio , corno lo deue a 
la que nos le tenemos. 

Y por que, aunque en general todos lo han heco muy bien, por ventura 
huuo algunos, corno entendereys de nuestro embaxador, que se mostraron mas 
afficionados , y lo son con ell'ecto , a nuestro servicio , lleuays diez o doze 
cartas, los sobrescriptos en bianco, para que se ynchan y den a las personas 
que al Principe y nuestro embaxador parcscera, para que couozean y les 
deys a entender la cuenta particular que con ellos tenemos. 

Y pues haueys visto las cartas que screuimos a Don Demando y nuestro 
embaxador, por no replicar aqui lo eu ellas conlenido, bastara que les hableys 



( 82 ) 

conforme à ellas, diziendo se'rialadamente ài embaxador que de lo que ea 
està occasion ha trabajado, y buen officio que siempre continua en nuestro 
seruicio, ternemos entera memoria para hazerle la merced que meresce en 
la ocasion que se offreseera. 

De Albrunch, a xml de Enero de mdxlvii. 
Yo el Rey 

(L. S.) 

Vargas. 

DOCUMENTO XXX. 

Credenziali del Mcndoza presso il Doge di Genova. 

1547, 14 gennaio 

(Estado, Log. 644, fol. 119) 

Al Duque de Genoua. 

Hauiendo entendido la election que se ha hecho de vuestra persona para 
el gouierno dessa ciudad y dominio, y la confianza y estima que con razon 
se puede tener de vuestra persona, para pensar que habeys de mirar por las 
cosas de su benefìcio, pacifica tion y sosiego, y particulares de nuestro seruicio, 
comò enderegadas al mismo fin, nos habemos querido congratular por està, 
y certificar os que en nos hallareys siempre loda voluntad, tanto por la que 
concerniere al bien comun y prò de la dicha ciudad, comò particular vuestro, 
segund que lo entendereys mas largo de nuestro embaxador y de Don Ro- 
drigo de Mendoga nuestro gentil hombre de la boca , a quienes nos remitemos. 



DOCUMENTO XXXI. 

Altre dello stesso presso la Signoria. 

1457, 14 gennaio 

(Estado, Leg. 644, fol. H9) 

Al Duque y los del gouierno. 

Por cartas del Gomendador Gomez Suarez de Figueroa, del nuestro Consejo 
y nuestro embaxador, hauemos entendido lo succedido en essa ciudad, y la 



( 83 ) 

presta prouision que hezistes para que la dafiada intencion del Conde de Fiosco 
no passasse addante; quo ha sido conforme a lo quo siempre hauemos espc- 
rado y desiado al beneficio, tranquilidad y sosiego de vuestra propia patria, 
de cuya conseruacion, assi por su deuociou corno por la protection que eu 
general y particular tenemos de sus cosas, y demonstracion que en està haneys 
usado, podeis ser cierto que ternemos el cuydado que por lo pasado haueys 
podido conoscer, por mirar por ellas y fauorescerlas, comò entendereys mas 
largo del dicho nuestro cmbaxador y de Don Rodrigo de Mendoca, nuestro 
gentil hombre de la boca, que para este effecto embiamos ('). 



DOCUMENTO XXXII. 

Credenziali del Mendoza presso il D'Oria. 

1547 , 14 gennaio 

(Estado, Leg. 644, fol. 431) 

Al Principe. 

Abiendo entendido por cartas de nuestro embaxador la alteracion y tumulto 
dessa ciudad, y muerle del Capitan Juanetin, de que verdaderamente nos ha 
infinito desplacido, assi por la alfection que le teniamos , corno por vuestro 
respecto, embiamos a Don Rodrigo de Mendoza nuestro gentil hombre de la 
boca para que os visite y cousule de nuestra parte, y que juntamente con 
nuestro embaxador os diga y comunique lo que lleua por instiuction , tanto 
por lo que toca al castigo del Conde de Fiesco y sus hermanos, que tan 
grand trayeion y aleue han usado , quanto por las cosas del gouierno dessa 
ciudad y pacification della ; en que no dubdamos que habreys hecho y hareys 
todo lo que os parescera conuenir a este proposito , y al particular de nue- 
stro seruicio, comò siempre lo haueys mostrado. 

(') V. Bcrnabò-Brea , pag. 18. 



( W) 
DOCUMENTO XXXIII. 

Altre dello stesso presso Adamo Centurione. 

1547, 14 gennaio 

(Estado, Leg. M4, fol. 119) 

A micer Addam. 

Hauiendo enlendido la alteracion y nouedad suscedida en esa ciudad, y 
la muerte del Capitan Juanetiu Doria, de que en verdad nos ha desplazido 
quanto es razon por infìnilos respectos, embiamos a Don Rodrigo de Meudoca, 
nuestro gentil hombre de la boca, para que visite y consuele de nueslra parte 
al Principe y a vos, no dubdando que ambos lo hauereys recebido con 
aquella cordura y prudencia que se deuen tornar las cosas de mano de 
Dios, y para certificaros que de su muger y bijos ternemos la memoria y 
cuenta que su fidelidad y seruicios merecieron, corno lo entendereys mas 
largo del dicho Don Rodrigo, aquien nos remittimos. 



DOCUMENTO XXXIV. 

Altre dello stesso presso il Colonnello Spinola. 

154? , 14 gennaio 

(Estado, Leg. 644, fol, 119) 

Al Coronel Spinola. 

Por cartas de nuestro embaxador hauemos entendido la nouedad succedida 
en Genoua, y muerte de Juanetin, de que hauemos recebido el desplazer y 
pena que es razon por todos respectos. La promptilud y buen animo con que 
acudistes para el sosiego y remedio de la alteracion, por lo que tocaua al 
general de la ciudad y parlicular de nuestro seruicio, de que tambien nos 
ha auisado nuestro embaxador, es corno Io sperauamos de vuestra affection, 
y deueys ala que con razon os tenemos; y assi podeys ser cierto que en la 
occasion que se offreseera ternemos la manera que es razon para hazer os 
merced, corno lo entendereys mas largo del dicho nuestro embaxador y de 
Don Rodrigo de Mendoga, nuestro gentil hombre de la boca, a quienes dareys 
eutera fee y creencia. 



( ss ) 

DOCUMENTO XXXV. 

Istruzioni segretissime ili Cosare al Figueroa, sul modo con cui si potrebbero 
più destramente sorprendere gli animi de' genovesi, per indurli a consen- 
tire che della Repubblica loro si rendesse padrona assoluta la Spagna. 

1547 , 14 gennaio 

(Estado, Leg. 644, fol. 121) 

Al embaxador Figueroa. 

Demas de la otra nuestra carta que va con està , y se ha mostrado a 
don Rodrigo de Mendoca, ha parescido screuiros en està lo que abaxo vereys, 
de lo qual, por ser de tan gran ymportancia, no se le ha dado parte, y con- 
uiene que sea solamente para vos. 

Considerando lo que agora ha succedido en està giudad, y el ynconuenientc 
que estuuo en la mano y se pudiera seguir, en deseruicio nuestro, si Dios 
no lo remediàra,-y el recelo con que siempre se ha de estar de que no 
succedan semejautes sediciones y nouedades, acordando nos de lo que algunas 
vezes hauemos con vos tractado sobre las cosas del gouierno dessa ciudad, 
y quanto nos conuernia y estaria bien ympalronizar nos y ser sei'ior della y 
de sus fuergas, no ay dubda sino que esto seria lo mas a proposito para su 
seguridad y pacilìcagion, y para que nos estuuiesemos descansado por lo que 
de cada dia, corno agora se ha visto, podra yntentar quien quisiere tanto mas 
veniendo a morir el principe , seiialadamente por el desseo que franceses 
lienen de apoderarse della, e ynclinaciones diuersas que siempre ay en ese pue- 
blo tan amigo de mudangas, alteraciones y nouedades, y no sera sino bien que 
con ocasion desta nouedad y que el principe despues de sus dias y las otras 
personas éuerdas y aficionados nuestros pueden couoscer que cada dia se 
podrian ver en lo mismo; mireys, por la mejor manera y forma que os pa- 
rescera , de tentar y sentir comò de vuestro assi del dicho Principe y del 
coronel Spinola, corno de otros deuotos y seruidores nuestros, que seran parte 
para elio, si podria hauer manera corno nos pudiesemos empatronizar dessa 
ciudad, y ser sefipr de sus fuercas, para tenerla siempre segura y libre de 
los dichos ynconuenientes; y pareciendo os que se ynclinan a elio, y que se 
nodria cncaminar conio cosa que a todos Ics estara mejor por su tranquilidad 



(86 ) 

y sosiego, les persuadays a elio, poniondoles delante, para mas atraerlcs, las 
alteraciones y noucdades que, quedando assi corno agora està la republica, se 
pueden seguir, y el ojo quo franceses lienen de apoderarse della con lo dernas 
de sus yusolenc,ias y tiranias, y lo que mas os parescera a este proposito, 
para que con temor y recelo de no caer en sus manos, ny ser sotopuestos 
a la passion popular con riesgo y contino peligro de sus vidas y haziendas, 
sean atraidos a elio; y aun persuadan e ynduzgan alos otros alo mismo, pues 
al fin corno podeys considerar y se comprehende de lo de hastaqui , no se 
puede tener seguridad que esa ciudad este jamas pacifica sin este remedio, 
ny que nos podamos estar fuera del cuidado que continamente tenemos de 
lo de ay, pues al cabo ha de venir a ser del Rey de Francia ó nuestra, 
de manera que sera mejor preuenir y vsar de la ocasion, offreciendose pues 
que con tanto cuidado , corno siempre , hauemos tenido del sosiego dessa 
tierra , con no pocos gastos y benefici os hechos al general y particular 
della, y que no por eso han dexado de continuar en sus nouedades, no fal- 
taran despues causas con que justificarnos con los potentados de Ytalia, y 
los dernas allende que no se dexa de considerar que agora este Genoua en 
republica, o en capellaco, corno dizen siempre, sera necessario que tengamos 
principal cuidado y contino gasta en sostenerla, y podria ser que al cabo de 
todo elio viniese tal oportunidad que franceses se apoderassen della, con ha- 
uerse perdido todo el trauajo y gasto que de nuestra parte se huuiesse puesto, 
que seria del ynconueniente que podeys pensar para la quietud de Ytalia , 
y los otros nuestros reyuos y estados ; y en caso que hauiendo persuadido 
alo suso dicho al principe y los dernas y conosciendo que corresponden con 
nuestro desseo en està parte, mirareys tambien de tractar y entender dellos, 
corno de vuestro , los medios que para encaminarlo podrian ser a proposito, 
auisando luego dello a don Fernando de Gonzaga, a quien screuìmos en està 
conformidad, para que con buena correspondencia de ambos veays la manera 
y ordeu que se deura tener para passar adelaute y pouello en effecto ; però 
si con hauer vsado diestramente de los medios que arriba se dizen, vieredes 
que no vienen bien en elio, y que no lleua dispusicion està platica para 
venir en elfecto, dexareys por entonces de hablar mas en elio, suspendiendolo 
corno cosa que corno de vuestro, y con ocasion desta nouedad, lo hauiades 
pensado y apuentado confidentemente, dando a entender que nuestra yntencion 
no es otra sino de que esa ciudad y dominio se gouierne por republica, y 
conserue corno agora està, corno siempre se lo hauemos concedido y otorgado 
por preuilegios, pues no ay dubda sino que està manera de gouierno, no se 
haziendo lo de arriba, es muy mas conueniente que no la de capellaco; en 



( 87 ) 
lo qual totlo terneys buona yntolligoncia y correspondcncia con ci diclio 
don Fernando, dando nos auiso de lo que cn todo se hizicre, y ynclinacion 
que baareys hallado assi cu ci dicho prìncipe corno en los demas. 



DOCUMENTO XXXVI. 

Dispaccio di Cesare al Gonzaga, per notificargli quanto scrive al Figueroa dei 
suoi progetti su Genova, e per dargli istruzioni del come dovrà maneggiarsi 
colla Repubblica nella occupazione dei beni de' Fieschi. Accenna ai disegni 
ostili di Francia sull' Italia , ma crede che si asterrà dal mandarli ad effetto ; 
e spiega gli intendimenti che gli sembrano a proposito per avere lo Stato 
del duca Farnese. 

15 47, U gennaio 

(Estado, Leg. HU , fol. 568-369) 



A Don Fernando. 

Demas de lo quo vereys por esa otra nuestra carta , la qual se ha mo- 
strado à don Rodrigo de Menloza, para que conforme a ella os hable y de- 
clare nuestra yntencion, ha parescido scriuiros en està algunos punctos de 
que no se le a dado parte y es bien que se tengan secretos. 

Visto lo que nos screuis en \uestra carta de dos del presente sobre las 
cosas del Gouierno de Genoua y lo que sobrello discurris, que es con la 
consideracion y prudencia con que soleis mirar y tractays la cosas de nue- 
stro seruicio, y acordando nos de lo que algunas veces con vos hauemos 
platicado no ay dubda sino que de los tres tnedios que proponeis, tocantes ala 
forma del gouierno que en nuestros tiempo, se ha tenido, el que mas nos 
conuernia, y para beneficio y pacification de aquella ciudad seria irnpatro- 
nizarnos della y de sus fuerzas, assi por las nouedades que cada dia alli se 
pueden yntenlar , seiialadamente despùes de la muerte del Principe , corno 
por el desseo que franceses tiencn de apoderarse della, e ynclinaciones diuersas 
que siempre ay en aquel pueblo amigos de mudanzas, sedicioues y nouedades, 
y conforme a esto escreuimos agora al embaxador Figueroa que con està oc- 
casion y nouedad que ha subeedido, y que el principe y las otras personas 
cuerdas pueden conoscer que cada dia se podria ver en lo mismo, mire pol- 
la mcjor mancra y forma que le parescera tentar y de sentir corno de suyo, 



( «8 ) 

assi del dicho Principe y del coronel Espinola comò de otros deuotos nuestros 
que fueren parte para elio, si podria hauer manera corno nos pudiesseraos 
en patronizarnos y ser seiior de la dicha ciudad, y qae vieado que las lales 
personas vienen bien eu elio,, que se podria encaminar corno cosa que a todos 
les estara mejor por la seguridad, tranquilidad y sosiego de aquella ciudad , 
les persuada a elio, poniendoles delante , para mas atraerles, las alteraciones 
y nouedades que, quedaudo assi corno agora està la Republica, se pueden seguir, 
y el ojo que franceses tieneu de apoderarse della con lo demas de sus ynso- 
lencias y tiranias, y lo que le parescerà mas a este proposito, para que con 
temor y recelo de no caer en sus manos ni ser sotos pucstos ala passion pò- 
pular, con riesgo y contino peligro do sus vidas y haziendas, sean àtraydos 
a elio, y aun persuadan e ynduzgan a los otros a lo mismo, pues alila , comò 
vos podeis considerar, y se comprehende de lo de hasta qui, no se puede 
tener seguridad que aquella ciudad este pacifica sin este remedio, y que al 
cabo ó ha de venir a ser nuestra ò del rey de Francia, de forma que seria 
mejor premunir nos y usar de la ocasion, offresciendose, pues que con tanto 
cuydado, corno siempre hauemos tenido, del sosiego dessa tierra, y con gran- 
dissimos gaslos y benefìcios hechos al general y particular della, y que no 
por esso han dexado de continuar en sus nouedades , no faltara despues 
causas con que juslificamos con los potentados de Ylalia y los demas hallende, 
que no se dexa de considerar que agora este Genoua en republica ó en ca- 
pelazo, corno digen, siempre sera necessario que tengamos principal cuydado, 
y contino gasto en sostenerla, y podria acahecer que al cabo de lodo elio 
viniese tal oporlunidad que franceses se apoderasen della , y que nos hubie- 
semos perdido lodo el trabajo y gasto que se bubiese pueslo , que seria del 
ynconuenicnte que podeis pensar para lo de Ytalia y los otros nuestros 
reynos y estados, y que en caso que hauiendo persuadido a esto al dicho 
principe y los demas, y conoscendo que corresponden con nuestra voluntad 
y desseo en està parte, de tractar y entender dellos, corno de suyo, los medios 
que para elio podrian ser a proposito, y ós auise luego dello, para que con 
buena correspondencia de ambos veays la manera y orden que se podria 
tener para pasar addante, y ponello en elTeclo, pero que si hauiendo vsado 
de los medios que arriba se dice, viere que no ay dispusicion para ponerse 
en effecto està platica , ny que el dicho principe ni los demas se inchinala 
a elio, que dexe de hablar en elio y lo suspenda, dando a entender espresa- 
mente que nuestra yntencion no es otra sino de que aquella ciudad y do- 
minio se gouierne por republica corno agora està, comò siempre gè lo hauemos 
otorgado y concedido por preuilegios, pues no ay dubda que està manera 



( 89 ) 
de gouierno es muy mas conueniente quo no la de capelago , y por quo 
nos sereuimos on osta conformidad al dicho nuestro cmbaxador, terneys buena 
ynteligencja con el, para quo con correspondencia de ambos, y toda dissimulacion 
y secreto, se guio y enderesce este negogio, de inanera que aya bucn effecto. 

Lo que toca al castigo y ocupacion de los bienes del conde de Fiesco y 
sus hermanos, que en la otra ós escreuimos ('), ha de ser con tal desteridad y 
mauera, que los de Genoua, sieudo inenester, no puedan perder esperanza que 
los queremos gratificar de algo; y en caso que el principe y los del gouierno 
de Genoua no viesen bien en la occupacion de las tierras del dicbo Conde , 
no por esso dexareys de hazer la empresa, con dar a entender que, siendo el 
dicho Conde feudatario del Imperio y pensionano nuestro , no cumpliriamos 
con el deuer, ny con nuestra Imperiai auctoridad, si no castigasemos exemplar- 
niente vn caso tan feo , demas de la obligàcion particular y affection que 
tenemos a aquella republica ; y aun paresciendo os que sera necessario , les 
podreys hazer entender, y que se persuadan, que tornado el estado y temen- 
dole en vuestra mano, nos miraremos lo que bueDamente se podra hazer 
por complazerlos; y no sera menester aduertiros de lo que conuiene y ym- 
porta la execulion y buen effecto desto , pues demas de las causas y consi- 
deraciones que se offrescen, para no dexar de proceder contra personas que 
tan notoriamente nos han deseruido , son estas tierras muy a proposito para la 
seguridad de las cosas de Milan y la Toscana, allende que sera muy grand 
freno para las de Genoua , estando tan alas puertas. 

Dexando de sàtisfacer para con otro alos cabos de las vuestras cartas antes 
receuidas, se respoudera en està solamente ala de vltimo del pasado, que nos 
screuistes sobre los auisos que teniades del Piamonte, de los discursos hechos 
por los ministros del Rey, y paresceres diuersos que entre ellos hubo ; los quales 
no dubdamos quo se hubiesen fundado en la ruin intencion que tienen a 
nuestras cosas, y à impedir en seruicio de Dios lodo buen effecto, corno lo 
acostumbran; però con el p'rospero successo que nuestro Seiior ha comencado 
a dar desta Germania, y segun que hareys entendido y vereys por sumario 
que va con està , ternan por ventura mas que pensar y no dar occasion de 
rompimento; pero, por todos respectos, es muy bien, y, corno lo confiamos, 
que esteys preuenido y sobre el auiso, para tener el cuidado que dezis de la 
fortificacion y reparo de las plazas del Piamonte, seiialadamente de sancì Ger- 
mano , y las otras a que liran o pueden enderecarse sus desiilos, y de que 
aquellas que esten proueidas de municiones y victuallas , por la necesidad 
que se podria offresger. 

(') V. Documento XXVIII. 



( 60 ) 

En lo demas que en la dicha vuestra caria discurris, toccante al duque 
de Castro, ya haueros persona digna de fé certificado que estas pralicas de 
Francia hazen no poco fundamento de la que de algunos dias aca con el 
dicho duque , jusgaudo que de lo que haueys comprehendido de sus demo- 
straciones, y terminos de que ha vsado, no anda en las cosas de nuestro 
seruicio tan derecho corno conuernia, y que sobresto ós declarernos nuestra 
intencion, para conforme a ella gouernaros de aqui adelante en las suyas, y 
mirar de entretener y persuadir algunos gentiles hombres de sus tierras y feu- 
datarios, no sera sino bien que osto se haga con aquella buena manera, dexteridad 
y cordura que vereys conuenir y el caso requiere, corno lo considerareys y se 
confia. Y por que siendo el estado de Parma y Plasencia de la importancia que 
es verdaderamente del Imperio, seria grand cosa que se pudiesse encaminar 
la platica que seos ha mouido, ó otra qualquier, de empatronizarnos destas, 
y al presente ay tanta ocasion para elio, por lo que ha pasado , y terminos 
de que el duque de Castro ha vsato, demas de las otras razones del Imperio, 
guiareys la platica con toda simulacion y secreto, temendo entendido que por 
nos, nunca se le ha dado ynvestitura de las dichas tierras , ny concedido ni 
beco cosa por donde se pueda dezir que se aya perjudicado a la natura del 
feudo ni derecho del sacro Imperio, demas de la poca seguridad y confianza 
que se puede tener desta gente Fernesa, tanto menos con las platicas e yn- 
teligencias que agora tienen con Francia, pues no ay dubda sino que si 
estas tierras se pudiessen recuperar , y yuntar con esse Estado , demas que 
seria vn grandissimo freno para la ambicion francesa , y tambien para los 
otros potenlados de Italia, seria el verdadero medio para el sostenimiento y 
conseruacion del dicho Estado, tanto mas estando el de Florengia en nuestra 
deuocion y féé , corno està ; y por esto sera bien que tengays cuydado de 
passar adelante estas platicas , si vieredes que tienen fundamento , ó mouer 
otras, ganando siempre gente corno lo haueys apunctado, para que viniendo 
alcuna buena coyuntura, ó de sede vacante ó otra de que ós podremos auisar, 
la eosa, si fuere posible este apuncto, para executarse. 

(') V. Documento XXXV. 



(CI ) 
DOCUMENTO XXXVII. 

11 Figueroa ragguaglia Cesare delle cose di Genova , e dello invio di Cova 
D'Oria da parte della Signoria e del Principe. Soggiunge notizie di Francia, 
e dice come gli l'osse offerta la resa di Pontremoli. 

4 547, 46 gennaio. 
(Estado, Leg. 1379, ibi. 208 ) 



Sacratissima Cesarea Catholica Magestad. 

A los 7 del presente escreai a V. M., y di particular quelita del caso sub- 
cedido y en lo tenninos que quedauan las cosas desta cjudad; lo qual, con 
ayuda de Dios, se va continuando; y de contino concurren aqui personas im- 
biadas por los ministros de V. M. desde Napoles, y el duque de Florencia y 
el de Pla§en§ia, todos a condolerse del caso pasado, y alegrarse del buen sub- 
ceso. Dios los conserue para seruicio de V. M., come ha estado asta aqui. 

El Duque y Gouernadores han elegido a Geua Boria por su embasador, 
pnra que valla a dar quenta à V. M. del caso subeedido ('), y, por lo que en- 
tiendo, lambien para aregordar a V. M. que auiendose de disponer del estado 
del Conde, que se acuerde dellos, por que tieneu cierta pretension a ciertos 
lugares. Este Ceua Doria es todo cosa del Principe y de su casa , y ara el 
oiicio por el uno y por el otro. 

Las cosas se van tornando al estado que primero estauan , y no se siente 
otra nouedad en estas partes. De Francia se entiende que el Rey torna ar- 
remeter las compariias de la gente de armas que auia despedido , y que 
procura de allegar dineros, y que se dice publicamente que està primauera 
verna en Italia. 

En Nica so ha sentido que auia un tratado de lo que yo he auisado alos 
agentes del Duque que estan a qui, y asimismo al obispo de Nica; y don Fer- 
nando me escriuiò sobre el mismo caso, y que avia proueydo al Prior de mill 
escudos para que fuese alla. Yo creo que deuia ser toda una trama, para 
que en un tiempo se hiziese el un effetto y el otro. Dios lo ha hecho mejor. 

(') Le istruzioni date a questo ambasciatore dalla Repubblica portano la data 
del 48 gennaio, e possono leggersi nel Bernabò-Brea (p. 33-45), insieme alla 
corrispondenza del legato medesimo ( p. 47-4 4 8). 



( 62 ) 

Yo he entendido que Adan Centurion gouernara la galeras del Principe; y 
conio escreui a V. M., no me parece que podria aver persona mas a propo- 
sito del seruicio de V. M., y para la seguridad de està ciudad, acomparìada 
con la prouision qae escreui de la residencia del coronel Agustin Spinola y 
de baena guarda de gente ; por que con esto y con los que son bien yncli- 
nados, se podra estar con la seguridad que conuiene, en caso que el Principe 
viniese a morir. 

Antonio Doria se espera aqui presto , segun eseriue el Vise Rey ; por que 
con el primer aviso que tubo del caso , le hordeno que se partiese ; no se 
si despues, con los otros auisos, aura mudado de opinion. 



A yer me viniéron ablar ciertos parientes y criados del conde de Fiesco, 
diciendome que avian entendido que don Fernando de Gonzaga hazia prepara- 
torio de gente, para tornar la posesion de Pontremol y de los otros lugares 
del conde; que si yo queria tornar la posesion del en nombre de V. M., que 
me la dari.an, sin que fuese menester ymbiar gente. Yo les respondi que yo no 
tenia comision de V. M. para elio, y que sin ella no lo lniceptaria, y que esto 
locaua a don Ferdinando, corno lugar teniente de V. M. y Gouernador del 
estado de Milan; y que yo les aconsejaua que lo hiziesen assi ; y esto me 
parecio que conuenia que se hiziese, as si por el seruicio de V. M. corno por 
poderme conseruar con los de aca y con los de fuera en bueua concordia, y 
que no piensen que yo me quiere tornar mas autoridad de la que V. M. 
me diexe. 

De Genova, a los 16 de Henero 1547. 

De Vostra Sacratissima Gatholica Cesarea Mageslad 

muy umil vasallo que los serenissimos pies y manos de V. M. besa 
Gomez Suarez de Fistucroa. 



( 63 ) 
DOCUMENTO XXXVIII. 

Lettera del Figueroa a S. M. , circa le deliberazioni prese dalla Signoria contro 
de' riescili , i diritti accampati dalla medesima su Varese e Roccatagliata , e 
l'occupazione di Calistano seguita da parte del Duca di Piacenza. 

1547, 17 gennaio 

(Estado, Leg. 1379, fol. 206) 

Sacra Cesarea Catholica Magestad. 

Temendo escrita la que va con està, me ha hecho entender el Duque y 
gouernadores que auian determinado de publicar al Conde y à sus hermanos 
por traydores, y confiscalle los bienes, y deriballe las casas de Viola, y lo 
mismo haran contra algunos de los que se hallaron con ellos, de los que mas 
culpados se allaren; lo qual han hecho por que el principe se Io ha dicho que 
lo deuen hazer , assi por castigar a los malhechores , corno por refrenar 
a los que tienen la intencion dariada , y porque V. M. conosca la buena vo- 
luntad que tienen a permanecer en el seruicio de V. M. y de baxo de su 
protecion; lo que hera necessario que se hiziese, por que si lo pasaran en 
disimulacion, dieran causa que otros hizieran lo mismo. 

Ablando oy con el Principe, me ha dicho que està republica tiene aucjon 
a dos lugares del Conde; el vno se dice Vares y el otro Roca Tallata. Yo le 
dixe que si tenian claridad dello, que V. M. no les faltaria de justicia, y que 
no dispornian tan presto dello, que no tubiesen liempo de poder dar razon 
a V. M. dello. Despues me vinieron à ablar dos de los procuradores, de parte 
de la Serioria, haziendome saber corno ellos tenian derecho alos dìchos lugares, 
y que su justicia estaua muy darà, y que entendiendo que algunas personas 
se entremelian à tornar algunos lugares de los del Conde, que ellos querian 
tornar à Vares y a Roca Tallada , sobre los quales ellos pretendian tener 
aucion, por que estando en su poder estauan en seruicio de V. M. y a su 
dispusicion. Yo les dixe que yo tenia por cierto que si tenian buen derecho, 
que V. M. no les faltaria de lo que requisiese la justicia; que me parecia que 
deuian dar quenta dello a V. M., antes por que a mi no estaria a dalles la 
licencia, ni menos a quitarsela; ellos me dixeron que lo harian, mas quel liempo 
no daua lugar a elio, por que otros los ocuparian, y que despues no serian 
a tiempo de tomallos; que teniendolos ellos, podria V. M. disponer lo que 
fuese seruido. 



( 64 ) 

El Principe tubo oy cartas del Potestà de Chabari , que le auisa comò el 
Duque de Plasencia aia embiado a tornar la posesion de un lugar djl Conde, 
que se llama Calistan, el que le staua obbligado por la paga de las galeras, y 
demas desto reconoce el feudo a Placencia ; y debaxo desto color aura proce- 
dido a lo que digo. Assi mismo dizeu que auia embiado a decir a los del 
burgo de Valdetar que se rindiesen ; eri el qual lugar, por lo que yo entiendo , 
no tiene que hazer, antes dizen que es feudo de V. M. Por està causa , està 
republica ha determinarlo de tornar a Yares, por que està cerca del Burgo 
por que lambien no se entre alli. Yo he dado auiso dello a don Fernando, 
para que lo haga saber al duque , y para que prouea lo que juzgare ser 
mas seruicio de V. M. 

Aqui ha estado el Fancjn, por parte de don Fernando Gonzaga, para dar 
horden en la espedicion para tornar a Pontremol, el qual creo que se rendirà 
sin hazer defensa. 

Nuestro Seiior aumente y ensalze el soberano estado de V. M., con 
acrecentamiento de muchos reynos y seriorias. 

De Genova, a 17 de Henero de 1547. 

De V. S. C. C. M. 

muy vmil vasallo que los Imperiales pies y manos besa 
Gomez Suarez de Figueroa. 



DOCUMENTO XXXIX. 

Brano di lettera di Giovanni de Voga a Carlo V, in data di Roma, circa la 
sospettata partecipazione di Pier Luigi Farnese e del Papa nella trama del 
Fieschi. 

1547, 17 gennaio 

(Estado, Leg. 847, fol. 6) 

Ha venido aqui una carta de un Antonio Bocio ginoues, persona del conde 
de Fiesco, a un micer Franco de Achauary ('), tambien ginoues, y antiguo 
cortesano en està corte donde hazia los negocios del dicho Conde, en que dize, 

C) Leggi : Chiavari. 



( 68 ) 

contando una habla quo hizo a unos, poco ante quo tcnlasc aquel hecho, 
queriendoles persuadir a quo ora facil la empresa, entro las otras causas quo 
dio para argumeulo dello, fuò una quo Pero Luis le embiaria de Plazencia 
iiiill infantes, primero quo otra gente pudiesse venir en su disfa aor; y alle- 
gandole a osto otros indicios y palabras, que se han soltado en cspecial al 
cardenal Farnes, cresce cada dia mas la sospecha de que lo suceedido cn 
Ueuoua aya sido con interuencion del Papa. 



DOCUMENTO XL. 

Lettera di Andrea D' Oria a Cesare, in cui ricerca le più probabili cagioni 
della congiura del Ficschi, escludendo il preteso odio contro di Giannctiino. 

1547, 18 gennaio 
(Estado, Leg. 1370, fol. 10G) 



Bencbè per altre tre mie di mi, vni et ix del presente ( 1 ) babbi scritto 
a V. M tutto il successo fin a queir hora del tradimento fatto dal conte di Fiesco, 
et come già stauano le cose quiete, et die, dalla perdita di Giannettino in 
in fuora, al resto tutto saria in breue remediato, massime al fatto delle galere 
(essendosi recuperati tanti schiaui et forzati) che non mancheranno al debito 
tempo di esser tutte ad ordine come prima, et al più tardi fra un mese, per 
poter eseguire qualunque seruitio che da V. M. sarà comandato; non ho 
voluto lasciar di replicarlo et aflìrmarle il medesimo anchora adesso, acciò che 
V. M. non metti dubbio alcuno in quello che tocca alla conseruatione di 
questa città al suo seruitio, hauendone già visto la esperienza. Però, che so 
in un tumulto et trattato tanto impensato non ha fatto nouità alcuna , saluo 
in confirmalione della uniuersal deuotione verso V. M. , maggiormente se ne 
ha da prometter per l'auuenire, restando euacuata da così pestifero veleno 
che staua occulto, del quale era impossibile guardarsi, mostrandosi in appa- 
renza quel scelerato Conte tanto affetionato seruitor di V. M. , et tanto amico 
mio et intrinseco di Giannettino , come por le antecedente mie le tengo 
scritto. Et perchè appunto in questo iustante per la lettera che V. M. ha fatto 
scriucr all'ambassatorc Figucroa sopra il primo auiso hauuto di questa no- 

(') V. i Documenti XIV, XX e XXII. 



( 06 ) 

uità , parmi di comprendere sia stata attribuita la causa a particolar inimicitia 
che il Conte tenesse con Giannettino, della qual cosa, benché si conosca chia- 
ramente tutto 1' opposito per li successi , et come non è proceduta da altro 
che da malignità d' animo et da presuntione di volersi far patrone di Genoua 
et di queste circonstantie, come egli medesimo partendosi da casa sua disse 
che si farebbe in quella notte uno delli grandi d' Italia , o che sarebbe il più 
ruinato di tutti, et che lo dimostri la esecutione contra questa galera, che 
fu la prima a tentare, et doue lui morì, et in appresso la andata della sua 
a Marsella, oue è stata ben receuuta et tractata, et li homini che la gouer- 
nauano andati a la corte di Francesco I denotino meglio la intelligenza 
loro, non posso mancar in questo proposito di dire che quando li fosse stata 
inimicitia, poteua il traditore vindicarsene facilissimamente, senza un minimo 
suo risico , et senza metter la città ne altro in ruina , perchè di notte et 
giorno Giannettino, senza arme offensiue né diffensiue, conuersaua dome- 
sticamente con lui et con li fratelli, che in casa sua medesima o doue più 
li fosse piaciuto l' harebbe potuto ammazzare o far ammazzare; ma il 
disegno suo era, com' è notorio, di esaltarsi col mezzo d' un tradimento et 
sceleraggine inaudita , della quale Iddio l' ha castigato prima che morisse 
Giannettino; et così spero che la M. V. non lascierà andar gli altri fratelli 
impuniti , come conuiene alla giustitia et grandezza sua , per esemplo degli 
altri simili ribaldi. 



DOCUMENTO XLI. 

Credenziali di Ceva D' Oria , ambasciatore della Repubblica a Cesare. 

13 47, 18 gennaio 

(Estado, Leg. 1379, fol. 71) 

Sacra Cesarea et Catholica Maestà 

L'esbibitor di questa, Sacra Cesarea et Catholica Majestà, sarà il magnifico 
Ceua Doria, orator di questa sua deuotissima Republica, qual destiniamo a 
detta V. C. M. per le poste a ralegrarsi delli felici successi delle alte e 
sante imprese di V. C. M., et a fin di rimostrargli come siino successi, per 
la verità, li disordini e tristi effetti causati dal conte Fiesco in questa Città, 



( G7 ) 
la notte venendo il terzo di genaro, e con quanto ardor per noi bene e presto 
se gli sia riparato. Si deguarà per questo V. M. credergli come a noi stessi, 
se presenti Rissimo. 

Che il Signor Dio augumcnti la felicità , conserui la persona e prosperi li 
successi di V. C. M., deuolissimamenle e con ogni humilità ràccomandan- 
dosegli ( 1 ). 

Da Genoua, alli xvm di genaro del xlvii. 

Di V. S. G. C. M. 

humili et devotissimi seruitori 

Duce e Gouernatori della Repubblica di Genoua. 
Ambrosius. 



DOCUMENTO XLII. 

Don Ferrante Gonzaga segnala a S. M. la partecipazione di Francia nei disegni 
del Fieschi , la necessità di denaro in cui si trova , e le risoluzioni prese 
dalla Repubblica per punire i ribelli. 

4547, 49 gennaio. 

(Estado, Leg. H94, fol. 3) 



Per le mie che ho scritto di Alessandria, V. M. rimane auuertita del termine 
in che restauano le cose di Genoua, le quali /in hora sono in quel medesimo. 

Con questa non ho da dire altro se non che dalle espie che io mantengo 
in Piemonte fu presentito il successo di quelle; ma per non auer voluto dare 
loro credilo quel tale a cui speda principalmente di mandarmi gli avvisi di 
quella parte, io ne rimasi inauertilo, sì come V. M. intenderà per la copia 
di una lettera del medesimo che doueua mandarmi il detto auuiso, il quale 
accusa sé stesso, et dice quel più che V. M. potrà vedere per detta copia 
alligata. Questo dico acciò quella possa ritrarne quello che ne ritraggo io, 
cioè che francesi ne siano stati partecipi, a confìrmatione della pratica la 

(') Questa lettera può vedersi del pari nel Bernabò-Brea ; il quale pubblicò 
eziandio le credenziali fornite dalla Signoria allo stesso Cova pel ministro 
Granvela (p. 46-47). 



( 68 ) 
quale ne mesi passati scrissi a V. M. che leneua in Francia un fratello 
del conte di Fiesco. Sono persuaso dalli medesimi auuisi a credere che il duca 
di Piazenza vi tenesse mano ; ma per essere auiso solo , io non lo credo 
intieramente, et vado informandomi della verità, per farla poi sapere a V. M., 
siccome facio di questo che fin hora ne intendo. 

V. M. ha veduto per lo passato, et hora nuovamente dal successo di Genoua, 
quanto le cose di questo Stalo siano atte a patire, et quanto poco successo basti ad 
alterarle et confonderle, stando, come hora stanno, in bisogno di ogni salute. 

Per tanto poi che V. M. hauerd fatto intendere al secretarlo Riccio, et con- 
siderare gli spedienti, che per lui mandai a proporre, da cauar qualche somma 
di danari et tenerla in ordine et di respeclo per tutte le necessita repentine, 
la supplico humilmente che voglia consentire che si usi delli espedienti pre- 
decli per cauar e la detta somma , perchè posso dire a V. M. , sul mio 
onore, che se non si tiene qualche notabil somma di danaro, da arimediare 
a casi improuuisi, ella facilmente riceverà qualche gran diservicio , hauen- 
done quasi veduta la prona nel detto successo di Genoua, nel qual io mi trovai 
così exausto et povero di danaro e di espedienti, che se non erano quelli 
quattro mila scudi tolti a Marrani , depositati presso il Capitano di Giustizia, 
siccome V. M. è informata, quali si trottarono prompti, era impossibile che 
io potessi prima che tre o quattro giorni, dopo inteso il caso, andare in Ales- 
sandria, ne far prouuisione alcuna dì quello che feci; la qual dilacione , 
se le cose procedeuano più oltre secondo il principio, V. M. può giudicar per 
sé slessa la confusione in che mi sarei trovato in tanta scarsità et penuria 
di danaro et rimedi. Perchè di nuouo supplico V. M. che vi facia la prouuisione. 

Ho riceuuta la lettera di V. M- delli x, in risposta della mia del ni; et poi 
che Dio ha prouuisto opportunamente al rassetto di Genoua, come ho detto, 
non mi accade con questa risponder altro, se non che il podere di vendere 
delle entrate di V. M- fin a cinquanta mila scudi, sì conseruerà (se così quella 
commanda) per le altre necessità che potessero occorrere, potendo V. M. 
esser certa che non se ne userà se non in caso simile a quello per che Ella 
me l'ha mandato, et che del tutto se le darà auuiso alla giornata. 

L' ambassatore Figueroa mi auuisa che genouesi hanno determinalo di 
pubblicare il conte di Fiesco et i fratelli complici del trattato per traditori, 
et di procedere contro dì loro, et far atterrare le abitazioni et case di 
quelle. Io auuiso di ciò V. M- , perchè intenda la diuolione , che quella 
Repubblica le mostra ogni hora più in questa occasione (') 

('j Lo stampato in corsivo era , ncll' originale , scritto in cifra. 



( 69 ) 

DOCUMENTO XL1II. 

Avviso dell'agente segreto di Spagna in Piemonte, al Gonzaga, del quale si 
tratta nel Documento precedente. 

1547 . . . gennaio 

(Estado, Leg. 1194, fol. 4) 

Non posso mancare, dipoi di hauer fatto uno fallo, di manifestarlo, per non 
commettere due errori. Però V. E. sappia che sono quindici giorni, o circa, 
che io fui auuertito dal mio homo come si douesse guardare da uno trac- 
tato qual si faceua in Genoua; et io, estimando tale cosa fora di ogni sospetto, 
non presunsi darne notizia alcuna a V. E., dubitando che Ella estimasse tale 
cosa essere uno sogno; anzi io li scrissi che mi merauigliaua che douesse 
scriuere simile auuiso, et così poco verosimile et discosto tanto da ragione. Et 
se bene al presente scriuerlo non porta fructo alcuno, però ne ho voluto dare 
auuiso a V. E., perchè resti ancor più confermato che questo era tractato di 
inimici praticato da lunga mano. 



DOCUMENTO XLIV. 

Altra lettera del Gonzaga, per avvertire Cesare come il Farnese abbia 
paté le terre dei Fieschi poste nel suo Ducato. 

1547 , 19 gennaio 

(Estado, Leg. 1194, fol. 315) 



Il duca di Piacenza ha mandato a farmi intendere che due delle terre che 
erano del conte di Fiesco, cioè il Borgo di Valle di Taro et un'altra che dice 
non esser di molta importantia ('), sono sotto la sua giurisditione di Parma; 
et che per questo egli ne ha preso il possesso; et mi prega a non volere 
mandare in quelle a nome di V. M., poiché sono cose sue. Ho risposto che 
io non posso lasciar di mandare in ogni loco che sia compreso nei beni di 

(') Calistano , di cui si parla anche nei Documenti XXXVII e L. 



( 70 ; 

detto Conte, perchè hauendo egli commesso una ribellione tale contra V. M., 
era giusto che tutto il suo venisse in mano di lei primamente, et che non 
essendo stato ribelle a lui, non credeuo che gli fusse lecito il pigliarsi cosa 
alcuna di suo; e che per tanto io lo pregaua a non volere impedire quello 
che è stato comincialo, potendo esser certo che se così hora si pigliaua la 
possessione di dette terre in nome di S. M., quella nondimeno gliele fa- 
rebbe dare, subito che egli facesse constare che fossero le sue, come egli dice. 
Con questa risposta il suo (legato?) si è partito, nò so quello che risoluerà 
detto Duca; ma del successo V. M. sarà auuisata. 

Scrissi da Alessandria che manderei ad intimar alle terre del detto conte 
di Fiesco che si douessero rendere a V. M. , et che resistendo userei della 
forza. Saprà hora V. M. che alla detta intimatione si è resa Pontremoli, et 
ha giurata fedeltà. È vero che tre castelli che ci sono dentro, in uno dei 
quali era uno de' fratelli di detto Conte, che poi se ne è fuggito, si tengono 
ancora a nome dei Fieschi da certi soldati che il fuggitiuo vi ha lasciati 
dentro. Ho mandato a far loro l'ultimo protesto, et se contrasteranno, vi 
manderò gente con artiglieria fin al numero di mille fanti; et già l'artiglieria 
è commoda et vicina a quel luogo; et la compagnia dei spagnuoli eh' è stala 
fatta per la guardia di Siena, camminerà a quella volta. La medesima fe- 
delità hanno giurata alcune altre terre del detto conte di Fiesco vicine al 
Tortonese, però terre aperte, et al borgo di Val di Taro, occupato come ho 
detto dal duca di Piacenza, mi risoluo di mandar pure uno trombetta perchè 
si renda a V. M. , la quale auuiserò poi di quello che sarà seguito. 

Bascio le mani a V. M., pregando alla sua imperiai persona ogni felicità. 

Di Milan, alli 19 di Genero 1547. 
Di Vostra Sacratissima Cesarea y Catholica Magestad 

humilissimo sobreditissimo seruidor y criado 
Fernando Gonzaga. 



( 71 ) 
DOCUMENTO XLV. 

Il Figucroa soggiunge a Cesare nuovi particolari sui moti fliscani, e sullo stato 
degli animi in Genova. 

1547 , 1!) gennaio 
(Estodo, Leg. I379, fol. 210) 



Sacra Cesarea e Cattolica Magestad. 

Teniendo escrita la que sera con està , que es duplicado de la que escreui ' 
eoa el embnxndor desta Repubblica , he reciuido la carta de V. M. hecha alos 
x en la nouhe, en respuesta de la mia que escreui a los tres dando auuiso del 
caso subeedido en està giudad. Despues ha V. M. recib'.do las que escrebi con 
Portillo correo alos cuatro, y alos siete con otro que vino de Espaiìa, por las 
quales daua quenta a V. M. parlicularmente en los terminos que estauau las 
cosas de està ciudad, y corno se yuan aquietando los animos de algunos que 
los tenian alterados, lo qual se ha ydo continuando; y las galeras se van proue- 
yendo y poniendo en horden, y està Reppublica ha dado horden de hazer 
alguna gente para estnr con mas scguridad. Yo he dado parte al principe y a 
està Republica de lo que V. M. me mandò escreuir en su fauor y ayuda, eu 
caso che fuera inenester ; de lo qual està Republica ha sentido mucho fauor, 
y alegria de la memoria y cuydado que V. M. ha tenido dellos, do lo qual 
parece que estan muy obligados; y cierto la mayor parte de las gentes de bien, 
especialmente los gentiles hombres, todos son allicionados al seruicio de V. J\I., 
y conocen que no pueden viuir sin los reynos y seiiorias de V. M.; mas la 
mala voluntad que los otros del pueblo tienen, no da lugar a que tengau esle 
conuincimiento. Todavia faltandoles cabeza, no creo que subeitaran al presente 
otro moliuo, sino fue se en muerle del Principe; el qual parece que ha sen- 
tido que V. M. sea ynformado que lo que el Conde hizo fue por enemistad par- 
ticular que tubiese con Juanetin ( 1 j; lo qual, a lo que yo puedo alcanzar, el le 
tenia mala voluntad por que tenia ymbidia de que fuese mas eu està ciudad 
que no el; mas està mala -voluntad no se la moslraua , antes conuersaban y 
estauan yuntos, y agora mas que nunca, por el casamiento que el marques de 
Masa auia hecho con la hermana de Juan Doria, que heran cuiìados, y por 
lo que el Conde hizo, y cada bora se va entendicudo, su yntencion hera ha/erse 

(') V. Documento XL. 



( 72 ) 

senor de osla ciuciaci, ylenella tiranizada y roballa, y matar a todos los que 
le parecieua que le podian contradezir, para lo qual pensaua valerse del 
fauor de Francia; para elio y para salir con esto le parecia que no lo podia 
hazer sin matar a Juan Doria y al principe, si tubiera lugar para elio, y de- 
sarmar las galeras comò lo hizo ; y està hera cosa tramada y platicada de 
muchos dias; pero Dios no le dio lugar, para que pudiese efetuar tanto mal 
corno el tenia pensado. 

La galera del Gonde que fue de aqui, llego a Marselia; y, segun dizen, fue 
bien recibida, por que les dixeron que està ciudad quedaua por el Conde, y 
que luego fue uno por la posta ala corte del Rey. Yo creo que los franceses 
no han hecho demostracjon, por que el caso no sucjedio comò pensauan; que 
de otra manera lo vbieran hecho. 

Yo escriui a V. M. corno està Republica auia helegido por su duxe a Be- 
nedeto Gentil, el qual muestra ser muy gran seruidor de V. M.; y para con- 
firmalle su buena voluntad sera bien escreuille una carta en mi credencia de 
mas de la que se escribiere en general a toda la Seiloria en respuesta de la 
suya, y asimismo al cardenal Doria , y alos demas que V. M. mandare de 
los que se han moslrado seiuidores de V. M. 

Està Repubblica ha ymbiado oy dos galeras con algunos capitanes y gente, 
para tornar la posesion de Vares y Roca Tallada; y el Principe dize que lo ha- 
zen por que han entendido que un Conde de los del condado de Plagencia 
queria venir a ocupallos , con titulo que fueron dados en dote a uno de su 
casa Pontremol se rindo a don Fernando, y lo mismo haran los otros lu- 
gares, fuera de Montojo, que tiene vn castillo fuerte. 

El coronel Agustin Spinola està aqui; el qual viendo que la ciudad està 
quieta, ha dico oij al principe Boria que si le par esce que se vaga; y el le ha 
diche que le paresce que lo puede hcicer , pues està tan cerca. Yo creo que es 
mcnester que, tralandose de su estado en està ciudad, corno lo hauia acor- 
dado a V. M., que se haga tan delicadamenle que no se de sospecha al prin- 
cipe Doria de ninguna cosa, porque es tan geloso desta su preminencia y au- 
cloridad , que no quiere dar a torcer su brazo aunque se ha visto en la 
necesidad passada, y tanto mas estara recatado, siendo Spinola che si fuese 
oti'o ; y hauiendose de hazer, lo qual es muy necesario, ha de ser de manera 
que salga del Yo he tentudo d micer Addan de largo lo que oeuvre al 
principe Doria para la conseruacion desta ciudad, y que permanezea en la 
union que està, y en seruicio de V. M. ; y hame respondido que mientras 
el principe Doria viuiere se conseruara corno està, y que quando el viere 
que no se puede conseruar desta manera, que el mismo sera y ayudarapara 



( 73 ) 

que està ciudad quede perpetuamente a la deuorion de V. M. Yo le he di- 

cho que V. M. no quierc dellos otra cosa , sino la aucloridad y preemincncia 
imperiai, y que no venga en poder de quien V. M. reciba desseruicio; y 
que hacicndo esto V. M. no [altura de ayudallos y fauorecellos, corno siempre 
ha hecho ('). 

El Principe ha reciuido muy gran dario en sus galeras, por que demas de 
los forcados y eselauos que se han perdido, fueron saqueadas las galeras, que no 
les quedò sino el artilleria. No se si tiene objeto al estado del Conde, aunque el 
ha dicho que no. Misser Adan me ha.dicho que suplica a V. M. se acuerde 
de mandar dar horden que sea sastisfecho de lo quo ha de auer en el Estado 
de Milan, para que pueda remediar a las necesidades del Principe. 

Antonio Boria ha llegado està mailana de Napoles por tierra. 

Nueslro Seiìor aumente y ensalze el soberano estado de V. M., con acre- 
centamiento de muclios reyuos y senorias. 

De Geuoua, a los xix de Henero 4547. 

De Vostra Salatissima Cesarea Calholica Magestad 

muy vmil vasallo que los Imperiales pies y manos de V. M. besa 

Gomez Suarez de Figueroa. 



DOCUMENTO XLVt. 

Avviso in cifra spedito dal Segretario Montesa al Gonzaga e al D'Oria, circa 
le mosse de' Ficsclii. 

1547 , 21 gennaio 

(Estado, Leg. 1194, fol. 328) 

Yll. mo y Ex. mo Seiior. 

En està hora me auisan que es venido a Mirandola vno de los Fie- 
scos, acompariado de algunos cauallos de Pero Luis, à demandar ayuda 
de gente y dinero al conde Galeoto y à Petro Estroci, para guardar 
c/iertos castillos suyos ala deuocion del Rey de Francia; a lo qual dize 
quo le respondieron que no podian hazer nada, mas que auisariau que 

(') Cifra. 



( 74 ) 
el embaxador de Francia aqui, el qual ha embiado sa seruicio a la Miran- 
dola sobre esto, y dizc quo han deliberado que esle embaxador auise al Rey 
con diligencia, y entretanto que procure de entretenerse el Fiesco lo meyor 
que pudiese. Hame parescido auisar dello con diligencia a V. E. y al Seiìor 
Principe, por que con el tiempo se podria celar alguna otra Mirandola en 
Italia. 

De Yenecia, à 2-2 de Enero, 15 47. 



DOCUMENTO XLVII. 

Il D' Oria avvisa Cesare della resistenza che oppongono i Fieschi fortificati nel 
castello di Montàggio, il quale minacciano di consegnare alla Francia quando 
più non si trovino in istato di continuare nelle difesi: da soli. Però la Si- 
gnoria, a persuasione di lui , si dispone ad inviarvi contro buon nerbo di 
milizie. 

1 547 , 23 gennaio 
(Eslado, Leg. 1579, l'ol. 102) 



Hauendo già per altre quattro mie auisato V. M. degli accidenti passati 
in questa città, non accade più fastidirla d'altra replica, ma solamente ag- 
giungerle che non si è mancato, né si manca tutlauia, di proueder a quelle 
cose che sono più necessarie per la quiete e conseruatione di detta Città al 
seruitio di V. M. Et perchè questi Fieschi tengano un castello qui presso una 
legua e mezza, assai folte, chiamato Montobio, il quale è sempre slato un 
receltacolo di ribaldi et di banniti, et oue adesso la maggior parte di questi 
rebelli si sono ridalli ; li quali minacciano di darlo a francesi quando più 
non potranno defl'enderlo, et già ne sono corse pratiche, che sarebbe causa 
di grandissima alleratione el disordine se hauesse effetto ; ho persuaso per 
mio debito alli Goueinalori della Città, che, per assicurarsi d'ogn'altro incon- 
ueniente maggiore, non mane si no di far la spesa per pigliarlo; al che tutti 
prontamente sono condiscesi, conoscendo molto bene la necessità che si ha di 
farlo; et così fra uno o due giorni li inuieranno una compagnia di fanti, per 
cominciarlo a tener restretto. Però, desiderando sempre procedere in tutte le 
cose loro con buona satisfattione et nolitia della M. V. hanno ordinato all'ara- 
bassatore loro che gli ne parli, e la suplichi resti semita non solamente di prestarli 



( 75 ) 
il consenso et autorità sua , ma di fargli gratta dal dotto castello, poiché , come 
ho detto, questa Repablica suplirà alla spesa che farà di bisogno per pigliarlo. 
Fi perche anche vicino a quello resta un altro loco di detti Fieschi, chiamato 
Tortiglia, che per il comercio polria sempre generar sospitioni o qualche in- 
sidie, quando fosse in mano d'altri, suplicano similmente a V. M. sia conlenta 
farli gratia così di l'uno come di l'altro, che se bene ha da esser la spesa 
maggior che l'utile, sarà di grandissima satisfatlione et contentezza a tutta 
questa Città veder con queste demostrationi che V. M. habbi a caro la 
quiete et conscruatione di essa al suo seruitio; et io particolarmente lo re- 
ceuerò in singular gratia et mercede da quella. 



DOCUMENTO XLVIII. 

Relazione a Cesare di due avvisi spediti al Gonzaga dagli agenti segreti di 
Spagna nel Piemonte ed in Francia , rispetto ai disegni di Francesco I , ed 
alle intelligenze di costui con Pier Luigi Farnese. 

1547 , 25 gennaio. 

(Estado, Leg. 4194, fol. 325) 



Que a los xxv de Henero el amigo de Turin le refiriò que franceses no 
piensan al presente mouer guerra, sino tanto quanto el succeso de V. M. les 
diese buena occasion, y que la publica y uniuersal opinion es que el Rey de 
Francia se hallaantes en necessidad que de otra manera, y que por està 
occasion se ha de deferir la rotura por su parte, mayormente que no se fian 
de los ingleses, antes estan con temor. Lo qual dice hauer eutendido por una 
carta que Polin scriue a mossiur (sic) de Termes, en que se contienen estas 
palabras formales : « Tengo mas que hazer con estos medio christianos, que 
jamas tube con turcos, quando estube entrellos »; y que demas desto le ha dicho 
que se afirma, y tiene por cierto, que el duque de Flasengia està acordado con 
Francia, y que en elio no se pone dubda ny dificultad alguua, y que piensa 
que el tractado de Genoua se hizo con assensu y voluntad del Rey y del 
dicho Duque; lo qual conjectura, por que tiene por cierto que los ministros, 
que el Rey tiene en Italia, no tenian nueua cierta dello, y que si alguno lo 
sabia era solo el Principe que fue de Melfi, por que un dia antes que sue- 



( 70 ) 

cediese el alborolo en Genoua llegò un correo de Francia con toda la dili- 
genza del mundo, que trajo un raandamiento para el dicho Principe, para 
que, pesquisiendole el conde de Creuacuer xv in. escudos, se los diesse sin otra 
replica alguna, y que lodo esto lo sabe de cierta sciencia, y que el dicho 
conde de Creuacuer fue el que dio auiso, assi de Io premiere, comò de lo se- 
gundo que succedio en Genoua, assi a los ministros del Rey corno al dicho 
Duque; el qual dicho Conde es genoues de la casa de Fiesco, seruidor y 
pensionarlo del Rey , y era muy amigo y conjuncto del Conde muerto de 
Fiesco. 

Que embia otro auiso, que despues deste tenia, de otro amigo de Francia, 
que contradize al del amigo de Turin, en lo que habla de la necesidad que 
el Rey tenia de dinero, para que visto lo uno y Io otro, V. M. juzgue lo que 
por su grande prudencia alcantara. 



DOCUMENTO XL1X. 

Brano di un dispaccio in cifra del Gonzaga a Cesare, dove si commentano 
gH avvisi sopra riferiti, e si mettono in piena luce i cattivi diportamenti del 
Farnese. 

1547, 25 gennaio 

(Estado, Leg. 1194, fol. 296-297) 



Dice ancora (l' agente seqreio di Torino) che si ha per certo et si afferma 
che il duca di Piacenza resta accordato con Francia, né vi si pone dubbio 
né difficullà alcuna; et egli pensa, che di questo tractato di Genoua el il re di 
Francia et lui ne fossero auerliti, et fusse fatto con assenso et volontà di ambe 
dui. Ma come ho detto, egli pensa questo, et Io ricava da conjecture, perchè 
di scienza non lo sa. Le conjecture sono che egli afferma che li ministri di 
Francia in Italia non ne sapeuano nulla nuova di certo; et che se alcuno di 
quelli Io sapeua, era solo il Principe che fu di Melfi, et questo ricaua da questo 
altro, che un dì prima che sucedesse innouatione, arduo un cornerò di Francia 
con tutta la diligencia del inondo, per lo quale veniua comandato al dello Prin- 
cipe, che, essendo ricerco dal conte di Creuacueur di quindici mila escudi, glieli 
desse subito senza altra replica; del qual Conte fu il primo et secondo auiso 



( 77 ) 
del succoso di Genomi, il quale similmente ne auisò il duca predetto di Pia- 
cenza, 'et che questo lo sa di certo; et perciò conclude, che essendo estato 
mandalo dal re di Francia con tanta diligenza l'ordine dello esborsare que- 
sta somma, et hauendo il cunte predecto di Creuacueur usata la medesima 
diligenzia in mandare lo auiso al duca di Piacenza che usò nel mandarlo ai 
fiancesi, conclude che ciò tutto fusse un concerto fallo prima con esso Duca, 
sperando da lui comodo aiuto e soccorso in caso di bisogno. 

Questo conte di Creuacueur è genouese', di casa Fieschi, seruitore et pen- 
sionato del re di Francia, etera molto amico et congiunto del conte di Fiesco 
morto; le quali cose, unite alle sopradetle et a quello che ultimamente scrissi 
a V. M. hauer inteso del duca di Piacenza, se ben non ho finito poi di veri- 
ficarlo, a mio modo, mi fanno credere interamente alla relatione dello amico 
predetto, perchè quelle genti che esso Duca (come si dice) teneua in or- 
dine, non haueua perchè tenerle a queiii tempi se non per questo effecto. 

Et in questo proposito voglio anche dire a V. M., che parmigiani hanno certa 
diferenza con cremonesi , et ogni di usano tante delle ynsolenze, che certo (et 
V. M. mi creda) se hauessero da fare con il minor barone di Turin, non 
potrebbono mostrarasi più arroganti, né più ynsolenti, trapassando tutto il giorno 
in mille modi le conuentioni che hanno con li ministri di questo Estato, et 
usando della forza contra di essi, come se tractassero con un gentil homo 
priuato. 

Voglio anche ridurre alla mente di V. M. il proceder suo (') nelle cose di 
Romagnese, nelle quali ha usato di tanta temerità , che se il re di Francia 
volesse rompersi con V. M., io per me credo che procederebbe con assai più 
riguardo; perchè, Ira li altri portamenti suoi, egli ha fatto quella estima delli 
ordini di V. M. che io per le mie gli ho falto intendere, cioè pochissima 
estima. Ynoltre esso si ha mandalo a pigliare la posessione di due lochi del 
conte già di Fiesco, come escrissi a V. M., dicendo essere sottoposti alla ju- 
risdizione di Parma, et per ciò volerli per lui; et di qua si vede chiaro che 
non si moue a ciò per desiderio che in lui sia di danneggiare la casa di Fie- 
sco, come dourebbe essere , ma per desiderio di aiutarli con questo mezzo, per 
ciò che un terzo fratello del Conte morto, nominato Ottobono, quello alla cui 
presencia fu morto Giannetino, et dopo di esser mono volse ferirlo di sua mano, 
è stato in Parma di notte, ragionando con esso Duca per più di tre hore con- 
tinue. Et sono informato poi che da delta città sono usciti archibugi et altre 
monitioni per soccorso dello castello di Ponlremoli; onde, come altre volte ho 

C) Cioè del Farnese. 



( 78 ) 

detto, a ine pare che si possa dare piena fede a costui ('), et fare certo giudicio 
del suo non buono animo; et scriuo liberamente a V. M. la opinione mia, per 
sodisfare al mio debito. Ma ben supplico quella humilmente a voler credere 
che non mi spinge passione alcuna, la quale si possa dire che io babbia con 
il Papa et con casa sua, perchè certamente l'animo mio non è sottoposto 
a passione alcuna, se non di quel tanto che tocca al seruigio di V. M. 



DOCUMENTO L. 

Lettera del Figucroa a Carlo V, circa le cose di Genova e l'occupazione dei 
feudi de' Fieschi così da parte della Repubblica come da quella del Farnese. 

1547 , 25 gennaio 

(Estado, Leg. 1570, fol. 219-220) 



A los xix del presente screui a V. M., y respondi a la carta de diez que 
auia receuido en respuesta de la mia de los tres, que screui dando auiso del 
caso subeedido en està ciudad. Despues aura receuido V. M. las que screui a los 
quatro, y a los siete y a los deziseis y diezynueue ( 2 ), y por ellas aura visto 
V. M. en los terminos que las cosas estauan, las quales se van continuando; 
y està Republica ha pregonado al Conde y a sus hermanos por rebeldes y le- 
uantadores del pueblo, y desterrados perpetuamente de està ciudad y de todos 
sus dominios, y que se derriben las casas de Viola; y las demas que tienen en 
està ciudad queda en arbitrio de està Senoria de bazello, si le parecera; y lo 
mismo han hecho de otros que van cn una lista que ymbio con està ( r 'j por que 
sean conocidos en todas partes. Justicia no se ha hecho de ninguno asta agora, 
por que los muy culpantes se han absentado, y los que han quedado se han 

( 1 ) S'intende all'agente segreto. 

( 2 ) Documenti XIII, XVI, XXXVII e XLV. La lettera che il Figueroa ac- 
cenna qui ed altrove ( Doc. XXVII ) come scritta il dì 7, non esiste; ma vuoisi 
intendere per essa il Documento XIX, che reca la data dell' 8. Egli ricorda del 
pari, nel Doc. XXIV, di avere scritto lo stesso giorno 7 al principe D. Filippo; 
ma invece quel suo dispaccio (Doc. XVIII ) ha in calce la data del dì prece- 
dente ; ed appunto come spettante al dì G citasi altrove ( Doc. LXXVI ) , e 
nella risposta del Principe stesso (Doc. LXXIX). 

( 5 ) V. il Documento seguente. 



(. 79 ) 

presentado y prueuan su inocoacia; bien erro que si [aera en otra parie que 
se hiziera la essecucion con mas siguredad, por qw estos procederi mas 
piadosamente de lo que el caso requiere, para poner en tcrror a la gente 
buca, mas van mas considerados de lo que era mcnester, por qve oy es por 
mi mariana por ti ; // por està causa no me paresce que se puede estar con 
ci ultimo asosegado. 

Yo he hablado con el principe Doria en elio ; y me dize que estè 
seguro , y que assi lo scriuc a V. ili. , que el procurava de dar tal 
orden en està ciudad, que permanesca en el seruicio de V. M ; mas no se 
dexa entender hasta agora corno ha pensado de hazello; y yo para mi pienso 
que en està conyunlura podra hazer lodo lo que quisiere, para que està cibdad 
se consente en el seruicio de V. M. y a su deuocion , y de baxo de su proteccion. 

Esla Republica ha crescido el numero de la gente , quinientos infantes 
con los trezientos que tiene en la plaza, que, con tener el Principe las ga- 
leras mcjor proueydas que estauan, paresce que bastan, no hauiendo en Pia- 
monte mas fuerzas de franceses de las que ay. Hanme tentado si conlrgbuire 
en el gusto extraordinario ; yo les he dicho palabras generales, que V. M. no 
les faltara, corno ha hecho por lo passado , mas que este es poco gasto para 
demandar ayuda; y esto hize , por que no me pareciò que era en tiempo de 
negarselo abiertamente. Doy auiso a V. M. de lo que passa, por que me 
imbie a mandar lo que juzgare ser mas su imperiai seruicio ('). 

Yo screui a V. M. corno don Fernaudo de Gonzaga avia imbiado a tornar 
a Poutremol; el que, por lo que elidendo, con los dos castillos que tiene se ha 
rendido. Tambien screui corno los de està republica auian imbiado a tornar 
a Yares y Roca Tallada, con titulo que es suyo, y que los condes pasados 
se lo tenian robado y forzado. El Vares se habia rendido; el Roca Tallada no 
tengo auiso si hizo lo inisino. 

El duque de Plusengia tornò la posesion de un lugar, que se llama Calestan, 
que està en la juredicion de Plasencia y està obbligado a la paga de la ga- 
lera que el Conde comprò; auuquel tiene los dineros que los receuido y 
tambien las galeras, de manera que pudiera escusai' de no tornar el lugar; y 
demas desto han escrito aqui que ymbiò un troni pela al burgo de Valdetar 
a que se rindiese; al qual por ninguna razon le toca hacer lo que hize. Yo 
le escribi a don Fernando, para que proueyese lo que mas fuese seruicio de 
V. M. Hame respondido que ha escrito al duque que no se entrometa en 
lo que toca a la juredicion de V. M. No se lo quo le aura respondido. 

(') 11 corsivo indica, al solito, la cifra. 



( 80 ) 

Tambien me ha dicho Antonio Doria que el Principe le ha dicho que un 
ugar che es dize Sant Esteuan hera de unos parientes suyos, y que a eslos 
Doria se lo robaron, que seria bien que lo fuese a tornar; yo creo que al 
Principe tiene tanta gana que esto Estado se desaga que busca todos los caminos 
que puede para elio, con que sean personas que sean seruidores de V. M. 

Tambien ha embiado aqui el cardenal Cibo una persona a ablar al Principe 
y a mi, a ofrecer in persona y quanto tiene por seruicio de V. M.,ydemas 
desto me ha dicho corno la dote de su subrina, muger del Conde, està asegu- 
rada sobre un castillo que està en Lodexana, que compro el Conde de un 
marques Mala Espina ('); y que por està causa lo queria tornar, por que 
no se pusiese en el alguna persona que les diese que hazer, por que ay en 
el un castillo que es bueno. 

Lo que se enliende de los hermauos del Conde es que el Geronimo, que 

C) Cioè il castello di Cariseto. Fra le carte dell'Archivio di Simancas 
(Estado, Leg. 1194 , fol. 181 ) leggcsi a questo riguardo un estratto di conven- 
zione, clic è del tenore seguente: 

Clasula'hipotece dotalis super fendimi castri Cariseti , prò stimma scuto- 
rnm novem milium, prò portione doiis illustrissime D. Leonore Cibo, in in- 
strumeniis dolalibus celebrafis inter iliustrissimum tunc temporis Comitem de 
Flisco, et agentes prò Reiierendissimo Cardinali Cibo, de anno m. d. xxxxiii, 
die vili mensis januarii, rogatis per Bernardum Usus maris Granellimi no- 
narium ìanuensem, actis Janue ; est tenoris ut infra: 

Et que senta nouem millia , modo prefato habita , prefatus illustrissimvs 
O. Joannes Aloysius Fliscns, per sesuosque heredes ac svecessores, promissit uc 
promitlit saluare et cus'odire in omnibus suis bonis mobilibus et immobilibus , 
alodialibus et feudulibus, presentibus et futuris , ipsitis illustrissimi D. Joannis 
Aloijisii, et Illa restitvere, in euentum dotium restituendarum, prefate illustris- 
sime D. Leonore, et seu UH vel illis , cui vel quibus erunt restituende, juxta 
forman statulorvm et ordinamentorum januensium, me dicto notarlo tamquam 
persona pnb'ica stupuìante nomine et vice predicte illustrissime D. Leonore, 
r.nius vel quorum interest seu interesse poterli in futurum-, et sic obligandi 
omnia et singula bona sua predicta mobilia et ivvmobilia, presentia et futura; 
et vltra gcneralcm obligationem. predictam , prò cautione dictorum scutorum 
nouem millium nnmeratorum ut supra, speciafiter et expresse obligauit et hipo- 
tecauit castrum et feudum, cnm snis turribus et pertinentiis, castri Cariseti, 
emptum et acquisitimi per prefitti in iliustrissimum Joanhem Aloijsium, vigore 
lustramenti rogati per Joannem Jacobum Cibo Peyranum notar ium , salmi 
semper superiori assensu; quem assensum prefatus illustrissimus D. Joannes 
Aloysius promissit se facturum et curaturum quod impetretur et obtincatur , 



( 81 ) 

es ol mayor, osta en Montojo, que os una fuerza suya que es diez millas do 
•tfjui, la qual puede hazer alguna resistertela, por quo es fuerte, y conaicne (|ue 
se tomo por desarraggar a estos de aqui, por que de otra manera sera aco- 
gimiento de todos los que ostati desterrados y de los otros malbechores que 
do aqui saliercn, y por ser tari vezinos siempre ternari iuleligencia y tratados; 
y siendo el castillo no muy grande, se podra tener zercado con poca gente, 
y de aqui siempre darau todo el fauor que pudieren para elio, por que ellos 
desean inucho asello para quitallo de alli, eri lo qual con el tiempo V. M. 
mandara considerar si sera bien que venga en su poder, o tenello por mayor 
seguridad desta ciudad y de la persona que aqui eslubiere por V. M. ; y segun 
los cosas se detcrminaren, asi so podra hazer deste castillo. Otra cosa no ay al 
presente de quo dar auiso a V. M. ; de lo que mas se supiere lo bare siempre. 
Antonio Doria està aqui y bien con el Principe, a lo que parece en lo 
publico. 

eius sumptibus el expensis, a Cesarea Maj estate infra annvm unum proxime 
venturum. 

Prómittens etiam ad cautellam prefatus illustrissimus D. Joannes Aloysius 
dieta bona obligata tenere et possidcre, in dietim casam, nomine et vice pre- 
dicte illustrissime D. Leonore, et quorum intererit seu interesse poter it, et prò 
ea , donec et quousque veram et reakm ac naturalem acceperit possessionem, 
in casu non facte integralis solutionis faciende de dieta summa, quam acci- 
piendi eo casu, ex nane prò ut ex lune, et converso, licentiam liberam con- 
cessa diete illustrissime D. Leonore, me dieta notario stipulante nomine et vice 
ipsius , et propria auctoritate et absque alicuius magistratus aut judicis li- 
eentia, el itaque nihil possil in contrarium alegari aut dici; et que possit ipsa 
illustrissima D. Leonora, siue agentes prò ea, et eius successores ea bona que 
maluerint et elegerint, et precipue ipsum castrum , vendere , obligare et alie- 
nare prò suo libito, usque ad integram satisfaetionem predicte summe , cum 
damnis, expensis et interesse, nulla juris vel statutorum, decretorum vel con- 
suetudinum solemnitate semata; et ex mine ipse D. Joannes Aloysius appro- 
bauit et ratificauit, approbat et ratificat, omnem quameumque alienationem et 
vendilionem predictorum honorum quam facient illustrissima D. Leonora, seu 
agentes prò ea et successores , et prò consequenda predicta satisfactione sua 
prò minima predicta. Prómittens prefatus illustrissimus D. Joamies Aloysius 
non contrauenire aliquo modo , imo Ma defendere et manutenere emptoribus 
dictorum honorum in forma debita per inde ac si ipse illustrissimus D. Joannes 
Aloysius vendidisset et prò speciale pignus obligasset ; et quod in periuditium 
presentis conlractus et conuenlorum in eo non possiut supradicta bona a pre- 
fato illustrissimo D. Joanne Aloysio vendi, ohligari et alienali. 



( 82 ) 

Despues de escrito lo de arriba , son venidos los capilanes que fueron a 
tornar a Vares y Roca Tallada, los quales se rendieron a està Repubblica, y 
asi quedan por ellos; y si no fueran prestos a ymbiar alla, no fueran a tiempo 
de tomallos , porque uno de los condes de Landò abia juntado gente para 
tomallos; lo qual, segun dizen, hera con fabor del duque de Placencia, el qual 
tomo el burgo de Val de Tar y tiene el caslillo, por que se le rindio, y la 
lierra, segun dicen estos, llama ymperio. Yo he dado auiso a don Hernando 
de Gonzaga , el qual ha escrito al Duque esortandole que no se em pache a 
los hermanos del Conde, pues son rebeldes de V. M. y han ydo contra su 
patria , y el castigo y priuacion de los bienes toca a V. M. , y a su preminencia 
y autoridad ymperial. Asimismo he entendido corno han delerminado de 
ymbiar gente sobre Montojo, por que el hermano del Conde se ha retirado 
alli con alguno de los malhecbores 'y otras geutes, y por estar tan vezino a 
està ciudad, y auelles escrito una carta muy desonesta, han pensado que si 
se dexa alli aquel nido que seria causa de alterar està giudad, con la parte 
que tienen dentro y los que de fuera estan; y tambien que entienden que 
estos hermanos del Conde tienen plalicas con franceses, y que dicen que antes 
que consentir que este castillo venga en poder de està Republica, lo daran 
a franceses, y por otra parte no dexan de tener platiqua con el duque de 
Plasencia que lo tome el. El Principe me ha dicho que ellos no quieran 
hazer la ympresa de Montojo, por que no tienen fuerzas para ellos; mas que 
quieran tener alguna gente en el contorno por estornar que no vengan en 
està ciudad, ni traten en su juredicion, ni les entren bituallas, ni gente. Yo bien 
ecro que si pueden h;izer mas, que lo haran, por la voluntad que tienen de 
quitarse este sobre hueso de delante; y el Principe, por enemistallos mas con 
està casa del Conde; de mas de las causas dicbas, haze ystancia en que hagan 
esecucion contra ellos, y les desposen de todo lo que era suyo, proponiendo 
siempre que el seruicio de V. M. se conserue, y que està ciudad estè siem- 
pre al seruicio y deuocion de V. M. 

En este punto me han ymbiado a decir que despachan un correo a V. M.; 
y aunque no me han ymbiado a decir la causa, yo pienso que seaerbos las 
cosas que han hecho en lo de Yares y Roca Tallada, corno de lo demas que 
piensan hazer en Montojo; corno V. M. vera por su carta y por la relacion 
de su embaxador, y tambien pienso quo el Principe escreuira, pues no haran 
cosa sin que el lo sepa, corno es razon, pues es tan interesado en elio asi 
por el seruicio de V. M. corno por el bien de su patria. 



( 83 ) 
DOCUMENTO LI. 

Condanne inflitte dalla Repubblica a' Ficschi e loro seguaci (*■}'. 

1547 , 25 gennaio 

(Estado, Leg. 1379, fai. 207) 



Gio. Aluigi, Girolamo, Ottouone, Coruclio, fratelli Fieschi , banditi in per- 
petuo. Rouinata Violata di presente; et il resto de le lor case in arbitrio de 
la Illustrissima Signoria. 

Raphaello Sacco, sauonese, dottore, Vincenzo Calcagno, cameriera, Jacob© 
Conte, banditi in perpetuo., et rouiuarli le lor case. 

Gio. Baptista Fiesco Verrina, Scipione Del Carretto, Dominico Bacigalupo, 
Gerolamo Garauenta, Desiderio Cambialancia , banditi in perpetuo, confiscati 
i lor beni, et la rouina di lor case riserbata in arbitrio de la Illustrissima 
Signoria. 

Baptista Imperiale Baliano, Girolamo Vsodimare di Magliolo , Gaspare 
Fiesco Botto , Lazaro de Caprile, banditi per anni cinquanta, et confiscati i 
lor beni. 

Francesco (Pinello) de Gaui bandito per anni otto. 

Francesco Curio per anni cinquanta. 

Bernardo Ciriegia per anni cinquanta. 

Girolamo Maragliano, detto Garaueutin, per anni cinquanta (*). 

Giulio Fregoso per anni cinquanta. 

Girolamo Fiesco del quondam. M. Gio. Georgio per anni dece. 

Baptista Justiniano del quondam M. Balthasare per anni dece. 

Paulo Girolamo Fiesco per anni dece. 

(') 11 bando che portava queste condanne, nelle quali il Figucroa lamentava 
che la Repubblica procedesse molto rimessamente ( Doc. L ), può leggersi nel 
Bcrnabò-Brea (p. 139 ), colla data del 12 del successivo febbraio. Egli è però 
da presumere che a questa data ne sia slata fatta soltanto la ripubblieazione, 
giacche il Figucroa, scrivendo il 2 dello stesso mese al principe Filippo, ac- 
cenna chiaro che la Signoria avea fatte pubblicare dal banditore le condanne 
sovra enunciale (Doc. LXIX ). 

H Dopo del Ceiosia, il bando precitato pone - Thomaso de Axereto, detto 
Verze », che è ommesso nel presente elenco. 



( 84 ) 

Francesco et Talon ( 1 ), fratelli Badarachi , per anni dece ogni uno di loro. 

Andrea de Sauignou per anni cinque. 

Francesco Maragliano per anni cinque. 

Nicolò de Valdetaro per anni cinque. 

Nicolò Caietan per anni dece C). 

Gio. Baptista Retiliaro per anni dece. 

Benedetto Botto per anni dece. 



DOCUMENTO LII. 

Il Gonzaga significa a Cesare il progetto che egli ha di tenere in Alessandria 
un convegno coli' ambasciatore Figueroa , per sempre meglio assicurarsi di 
Genova; e nota come pensi eludere sopra ciò l'avvedutezza del Principe 
D' Oria , di Adamo Centurione e della Repubblica. 

1 547 , 26 gennaio 
(Estado, Leg. 1194, fol. 503) 



Sacratissima Cesarea Catholica Maestà. 

Parendomi le cose di Genoua esser di una mirabile iniportantia al seruigio 
di V. M., come Ella medesimamente sa, et non restando sodisfatto di quello 
che prima ne inlesi dal caualiere Cicogna nel suo ritorno, elessi poi di man- 
dare miger Gismondo Fancino a quella città, ad effecto, che, sotto colore delle 
prouisioni che si haueano da fare per la ympresa delli castelli di Pontremoli ( 3 ), 
procurasse, con lo mezzo de' seruitori di V. M. et di amici miei particolari, di 
ricauarne qualche cosa di più di quello che fin all' hora me ne era stato re- 
ferito. 11 quale, essendo ritornato, me ne ha fatta la relatione che sarà con 
questa, la quale mando acciò V. M. da quella comprenda et giudichi le cose 
di quella città, non essere fin hora sicure ('); per dirle che visognando per tanto 
pensare al i espedienti che possono apportare questa sicurezza, et farai sopra 
quelli discorsi che si conuengono alla ymportancia del caso, io desidero in 

(') Cioè : Francesco e Pantaleo , detto Tallone. 

( 2 ) Questo nome non trovasi nel Bando summentovalo. 

( 3 ) V. Documento XLIV. 
{*) Documento seguente. 



( 85 ) 

estremo di abboccarmi con lo ambassatore Figaeroa, et per ciò penso di scri- 
uerli ebe se egli potesse venire in Alessandria, questo eflecto lo giudicherei 
molto a proposilo; et crederei che si potesse fare senza cscandalo, et ebe per 
leuare la brigata di sospetto potrebbe venirui similmente Addan Centurione, 
et ancora una persona da parte della Signoria , sotto colore che per noi si 
hauesse da tractare della forma che nello auenire si hauesse a tenere in detta 
città; et che per venire a capo di questo disegno si potrebbe satisfare al prin- 
cipe Doria , con il mostrare che per noi si potranno meglio tractare et pro- 
porre le cose che a lui toccano, sotto colore della conseruatione et quiete 
della città, et etì'ectuarle, che non si potriano proporre né effectuare da lui; et 
alla Signoria con dire che poi si conosce tutto il giorno il grande amore che 
V. M. porta alle cose de quella Republica, è bene che gli ministri che V. M. 
tiene in queste parti, tratleno insieme con li suoi della loro medesima con- 
seruatione et pace; et a Addan Centurione, che essendo il Principe della età 
che è, pare espediente che quello che tocca alla conseruatione della città et 
de le galere, et breuemente di tutto quello che da lui ha da dependerc, si 
accomodi di una volta. Con le quali tre diuerse cose dissegno di poter con- 
durre ad eflecto il detto abboccamento in Alexandria , perchè gli umori di 
quella città sono diuersi, et diuersamente tendono a vari fini. Non so quello 
in che mi risoluerò; ma del seguito V. M. sarà sempre ragguagliata. 



DOCUMENTO LUI. 

Relazione del Fancino sulle cose di (ieno\a. 

1547, gennaio 

(Estado,.Leg. 1494; fol. 3!9) 



La relacion que trujo el Pancino de las cosas de Genova. 

Que ballò aquella ciudad harlo pacifica y quieta en aparencia , y bien 
dispuesta al seruicio de V. M.; mas muy contrario el eflecto , por la diuer- 
sidad de los humorcs. 

Que el Principe, y los que absolutamente dependen del, son faciles a crer estas 
aparencias ; y los que sienten al contrario no lo muestran, por ver al Prin- 
cipe ynclinado a àquella liberlad que el pretende haucr introducido, y tam- 
bien per que conosce del que quiere que se crea por todos que la ciudad 



( 86 ) 

aya hecho en està nouedad lodo lo que se podra dessear de su deuocion, lo 
qual se vio muy legos entonces, por que asta que se vio muerto el Gonde 
ningunos comparecieron ny siguieron la l'action del Principe. 

Que la Republica se muestra muy fria y remisa en la punicion y castigo 
de los que se hallaron culpados en la novedad. 

La prouision que ha hecho aquella Repubblica de ce fantes de mas de 
los ccc que antes tenian de guarda, con lo qual el Principe, con el presu- 
puesto que tiene del buen animo de los del pueblo, piensa que estarà lo de 
alli con la seguridad que conuiene, que es en lo que dissienten muchos, por 
la poca demoslracion que hizieron en el tiempo de la nouedad ni en la exe- 
cucion del castigo de los delinquentes. 

Que misser Adam Centurion siente mucha parte desto assi, y se conforma 
con el embassador, mayormente en parescerle que conuernia assentar mejor 
las cosas de alli en seruicio de V. M., sino que no se atiene a tractar de 
cosa que sea diuersa de la mente o iuclinacion del Principe. 

Que el embaxador, y otros muchos que bablan en esto, yuzgan que aun- 
que està guarda de los d soldados sea bastante a tener la ciudad a recabdo, 
no basta si la persona que los terna a cargo no hes qual conuiene, concur- 
riendo que la del coronel Spinola es muy a proposilo , aunque hallan la nc- 
gociacion dificil, assi por respecto del Principe corno por no meter al dicho 
Spinola en diflìdencia de la ciudad. 

Que ay mu.dios que piensan que aun no bastarla solamente lo del Spi- 
nola, para que Io de alli estubiese corno conuernia, sino que seria necesario 
acrescentar en alguna cierta manera la auctoridad de V. M. mas de lo 
que agora està, de manera que fuese temida , platicando en estas cosas de 
forma que quasi todos los nobles y principales han llegado a tractar de la 
reedificacion del castillo , y que se pusiese en manos de ministros de V. M. 

Pero que dexado esto a parte, lo qual yuzga don Fernando que Io aya 
locado por demasi ido afection que tenga a V. M., o por temor, el embaxador 
eschucha a cadauno, pareciendole que haura harta dificultad en qualquiera 
buena resolucion, assi por no poner la Republica en gelosia de susjection y 
difidencia, comò por el respecto que se deue tener al Principe , y no desa- 
gradarlo no solo en el effeclo, eslando tan inclinado a la lìbertad corno en la 
manera de la negociacion, por que no entro en sospecho de que le tengau 
por de menos auctoridad y prudencia que hasta aqui. 

Que a misser Adam le parcsce que se podria hazer otro partido, con 
que se assegurase meyor la tierra, y V. M. tubiese mas autoridad eu ella, 
que seria augmeiitar la guarda hasla el numero de dcc soldados, con que 



( 87 ) 

V. M. pagase los ce, por quo no linlla facil ci platinarlo con los del gouicrno, 
ny sabe si concurririan on la cloction del Corone] para cabo desta guarda. 

Quo misser Adan està resolulo de andar con la galeras, por assegurarse 
dellas. 

(Jue la galeras, quo el Principe dige que estan armadas, son hasta xxi , 
por que, por lo que se sabe, no estan cumplidamente armadas , por la falla 
de la chusnia ; por que si estubiesen conio deue estar, no ay chusina para 
mas de xm, aunque de cada dia se recupcran los forcados , y ay buena 
gente de cabo. 



DOCUMENTO LIV. 

Brano di altra lettera del Gonzaga a S. M. , circa lo stesso argomento ed i 
feudi dei Fieschi. 

1547, 27 gennaio 
(Estado, Leg. 1194, fol. 500-302) 

Sacra Cesarea et Catholica Maestà. 

Scritto circa le cose di Genoua quello che V. M. vedrà per l' allegata , è 
sopraggiunto don Rodrigo de Mendoga, mandato da lei per lo medesimo par- 
ticolare, per relatione del quale, et pel tenore delle lettere che V. M. mi ha 
fatto scriuere per lui, resto informato della mente di lei, et di quanto è 
stata semita ordinarmi in questo affare delle cose di Genoua ( ] ). Per il che ho 
aduertito 1* ambassator Figueroa di quanto ella vedrà similmente , per la 
annessa copia della memoria che ho data a don Rodrigo. (") Et potendo quello 
venire in Alessandria, o in altra parte, doue potessimo aboccarse ynsieme , 
come li scrivo, che seria necessario, per comunicare et tractare del negocio 
in presencia, poiché in absencia con le lettere è difficile a poter farsi, di 
quello che risolueremo et appunteremo insieme sopra di ciò giuntamente, ne 
auuiseremo V. M. Et in questo per bora non mi accade dir altro. 

(*) V. i Documenti XXIX e XXXVI. 

(*) V. il Documento seguente. 



(88) 

Circa il castigo della indegna memoria del conte di Fiesco, ho veduto 
ciò che da V. M. mi viene comandato; et mi piace con hauere inuiato , 
segondo per altre mie hauerà inteso, ad occupare il suo stato in nome di 
lei, di hauere accertato in quello che era la sua volontà, auuisaudola come 

alla hora di mó da due luoghi in fuori, assai forti, nominati Monloio et (') 

quali si tengono anchora per li fratelli di esso Conte, tallo il resto dello 
Stato, senza molto strepilo, s'è ridutto a nome di V. M., con hauer giurato 
la fedeltà in forma. 

11 Duca di Piacenza , per la richiesta che ho mandato a fargli della 
restitutione di quelle due terre, che io scrissi a V. M. hauersi occupate 
di esso Stato, nominate il horgo di Valditaro y Calestano, come terre 
della giurisditione di Parma, mi ha scritto vna lettera dolendosi meco di ciò, 
come per la copia, che va qui alligata, V. M. potrà vedere ( 2 ). Al quale 
ho risposto assai modestamente , con mostrare che in ciò non ha ragione di 
dolersi né di V. M. nò di me, nò di fare replica alcuna; di me perchè io 
faccio P officio che deuo in difendere le ragioni di V. M., et iti auuisarla 
delle cose che occorrono, concernenti il seruigio di quella; di V. M. meno, se 
volendo castigare un suo renelle li toglie lo Stato; né esso per questo caso 
può hauere ragione contra il detto Conte, o cose sue, poiché la rebellione 
commessa da lui non è contra di esso Duca , se non contra V. M. , soggiu- 
gnendo che io ne darei auuiso a quella, non narrando se non la verità come 
soglio; et cosi faccio, lasciando a lei la cura del resto. Et di questo che ho 
fatto, haurò ben caro intender che ella resti seruila (*). 

(») Guasto nell'originale; ma s'intende di Cariseto. 

( 2 ) Questa lettera non fa parte della collezione di S. A. R. il^Conte di Villa- 
franca. 

( z ) 11 presente Documento fu già pubblicato dall' Odorici, clic lo desunse da 
un Codice della Parmense, nel suo egregio lavoro : Pier Luigi Farnese e la 
congiura piacentina , p. 63. 



( 89 ) 

DOCUMENTO LV. 

Istruzioni del Gonzaga al Mendoza, ricordato, nel Documento precedente 

15 17 , . . . . gennaio 

(Estado, Leg. 1194, fol. 510) 



La orden que me paresce que Vuestra Magnificiencia ha de tener en su 
yda a Genoua es la siguiente. 

De dezir al Principe y a la Serìoria, y a Adam Cenlurion, que la causa 
por que S. M. le ha embiado, es para visitar al Principe y dolerse con el de 
la muerte de Juanetin y del daib que recibieron las galeras; el qual se huelga 
que sea mcuos de lo que al principio le habian dicho , y para de su parte 
offrccerle loda la ayuda que le podrà dar por que se tornen a armar , lo 
qual S. M. desea mucho , asi por lo que toca al seruicio de S. M. corno 
por la satisfacion y merilos suyos, y gana que S. M. tiene de hacerle merced. 

Con la Seiioria està bien el cumplimiento que S. M. haze , ny con ellos 
me paresce que se deue usar de otras palabras en particular, sino en general 
agradescerles de lo heclio, y persuadirles su misma conseruacion , oll'recien- 
doles para elio todo los que ellos niismos jusgaran que por parte de S. M. 
se puede hazer. 

Lo que S. M. manda del asiento que por Io venidero se huuiese de tornar, 
para tener seguridad de aquella ciudad, es lo que, despues de succedido el 
alboroto della, siempre hauemos plalicado el ambaxador Figueroa y yo, ha 
sido menester, y al presente mas que nunca proceder con mucho tino y 
dexteridad, por que aunque la mayor parte de los principales de aquella 
ciudad sean aficionados al seruicio de S. M. , todauia son diuersos los fines 
con que cada uno dello querria esle seruicio, y lo enderescan y encaminan 
cada uno segund su pasion y humor particular; y aunque esto entre en el 
ambaxador y mi aya sido cumplidamente tractado, y con el Fansino el me 
aya embiado a dezir diuersos parliculares, todauia hastagora no nos hauemos 
podido resoluer en nada, por que este negocio es de m anera que no se puede 
esforzar sin peligro de quebrarse, es necesario , corno tengo amba dicho, 
proceder en el con mucho tino. 

Concierne y es necesario que Vuestra Magnificentia coniunique todo lo que 
S. M. le ha mandado comunicar conmigo con el dicho embaxadoi; al qual 



( 90 ) 

ino paresse que podra atìadir, quo para, tornar rcsolucion on osto ncgocio y 
tratar, conio se podrà asentur aquella ciudad, en seruicio de S. M., me occurre 
que, sin escandalo, nos podriamos zuntar en Alexandria el y yo; y que por 
dar menos sospecha podria tambien venir alli Adam Centurion, y aun alguna 
persona por parte de la Seiìoria, so color que se hubiese de tractar de la 
forma que en lo venidero se hubiese de tenir; y que para esto se podria 
satisfacer al Principe con mostrar que se podria mejor proponer por nosotros 
las cosas que a el le tocan, so color de la conseruatiou y sosiego de la misma 
ciudad, y effectuarlas que no por el; y con la Seiìoria que pues se conosce 
cada dia quanto amor S. M. tiene a las cosa de aquella ciudad y Republica, 
era bien que los ministros que S. M. tiene en estas partes tractasen junta- 
mente con ella, y los suyos, de su misma conseruacion; y con Adam Cen- 
turion se podria satisfacer, con dezir que siendo el Principe de la edad que 
es, era bien que para la conseruacion de la ciudad, y de lo demas que ha de 
depender del , y de las galeras , y otras cosas , se assentase de una vez lodo. 
Y por que, podria ser que para los humores de aquella ciudad, esto no 
fuese juzgado a proposito, el embaxador Figueroa informara a Vuestra Ma- 
gni (iceutia y de todo lo que entro nos otros ha pasado, y lo que por el Fan- 
zino me embiò a dezir , y segund su paresger se podrà tractar de corno 
hauremos de guiar y discutir este negocio, el qual el y yo juzgamos no 
deuerse dexar ansi, y lo hauemos scrilo a S. M., la qual pues lo ermite 
a que se piense por nos otros In forma del assiento; a mi juicio es necesario 
que lo tractemos en presencia, y de mas cerca de lo que por cartas se 
puede tractar. 



( 91 ) 
DOCUMENTO LVI. 

Lettera di Carlo V al Figueroa, specialmente relativa alla destinazione di 
Agostino Spinola a capitano generale delle truppe in Genova. 

1547 , 28 gennaio 

(Estado, Leg. 6-U, fol. 122) 



Despues de lo que ultimamente os escreuimos con don Rodrigo de Men- 
doQa ('), corno hauereys visto, se recibiò vuestra carta de ìx del presente, por 
la qual acabamos de entender mas particularmcnte el sucesso passado, y buenos 
terminos en que quedauan las cosas desa ciudad y las galeras , con lo 
demas de la demonstraciou quo en general y particular ban todos usado en 
nuestro seruicio; y assi escreuimos a los cardenales Cibo y Doria , dandoles 
las gracias de su buena voluntad, corno os paresce, y diziendo hauerlo en- 
tendido por vuestras cartas; y assi mismo al duque de Florencia, y los demas. 

Lo que escreuis tocante al coronel Augustin Spinola, y lo que conuernia 
que el residiese ay por capitan general de la tierra, es muy bien considerado, 
y nos paresce muy buen medio y a proposito para lo que conuiene a nuestro 
seruicio, y la quielud y seguridad dessa ciudad, y conseruacìon della en nue- 
stra deuocion , corno se lo escreuimos a don Fernando de Gonzaga , el qual 
os darà auiso de lo demas que cerca dello le escreuimos ( 2 ), no dubdando que 
assi para tractarlo con los del gobierno, corno para que el Principe lo tenga 
por bien, y Io enderesce y esfuerce, usareys de la buena numera y dexteridad 
que soleys, y corno la qualidad y exigencia del negocio lo requiere. 

Lo demas que loca a las galeras del Principe, pareciendoos que seria bien 
mirar en la persona que las haura de gouernar , tanto mas por lo que pò • 
dria succeder despues de la muerte del Principe, lo podriades tractar con 
el, corno de vuestro, y con las consideraciones que apunctays, para tentar y 
entender del a lo que se inclina, para gouernaros conforme a elio, y dar nos 
auiso de su intencion, persuadiendole a elio con las razones que conuerna. 



(') V. Documento XXXV. 
( 2 j V. Documento LVIH. 



( 92 ) 

A los del gouierno desta republica escreuimos la carta que vereys, en re- 
paesta de las suyas, darsela eys, aiìadiendo lo que mas os parescera y sera 
a proposito, seguii la occurrencia y terminos en que eslaràn las cosas. 

De los liijos del capitan Juanetin terneraos la memoria que es razon, y corno 
lo meresciò su fidelidad y seruicios. 

Nunca uos abeys dado auiso que se hizo la galera que huyo la mariana 
de la rebelta con los ccc lurcos, y donde fuè a parar. 



DOCUMENTO LVII. 

Risposta di Carlo V alla Signoria. 

4 547, 28 gennaio 

(Estado, Leg. 1379, fol. 73) 



Hauemos recebido vucstras cartas de mi y vili del presente, y por ellas 

y las del illustre principe Doria , y nuestro embaxador , entendido la buena 

voluntad y diligencia con que se ha trauajado en la pacificacion y quietud 

desa ciudad, seguridad y buen recabdo della, juntamente con el buen animo 

que en general y part'ieular se ha mostrado en nuestro seruicio, por su de- 

uotion, y la protection y cuenta que della tenemos; lo qual es conforme a lo 

que siempre se ha conogido , y deueys a la quietud y pacificacion de vue- 

stra propria patria, y a lo que nos hauemos de continuar en su beneficio 

siempre que se oiTreciere la occasion, comò lo entendereys mas largo del 

dicho nuestro embaxador. 

De Vlma, a xxvm de Enero mdxlvii ailos ('). 

Carolus 

(L. S.) 

Vargas. 

(') Bernabò-Bhea , p. 159. 



( 93 ) 



DOCUMENTO LVIII. 

Cosare al Gonzaga, approvando la destinazione dello Spinola a comandante ge- 
nerale, e sollecitando la completa occupazione dei feudi de' Fieschi. 

15i7, 28 gennaio 

(Estado, Leg. 1194, fol. 409-410) 

A don Fernando Gonzaga. 

Desde Gayslinghe, a los xxmi deste, os screuimos vltimamente corno ha- 
ureys visto, despu.es se ha recebido vuestra letra de ix del mismo, por la 
qual hauemos enteudido la yda de Juan Pero Cigona a Genoua, y la buena 
demostracion y prontitud de animo que hallo en los de aquel gouierno, con el 
crescimiento de la guardia , y lo demas tocanle a la comprouacion y buen 
recabdo de aquella ciudad, en lo qual no ay que dezir, pues, a Dios gratias, 
todo està pacifico y quieto y a nuestra deuocjion , corno lo deue a la prote- 
ction que siempre hauemos tenido, y tenemos, de general y particular de 
aquel dominio. 

Las consideraciones y causas por las quales os paresce conueniente y ne- 
cesario lo que el embaxaJor Figueroa acuerda del coronel Spinola, son las 
mismas que nos hizieron pensar en lo que con don Rodrigo os scrcuiemos, 
corno haureys visto; y assi nos paresce muy bien este camino, que el dicho 
embaxador apuncta , y vos aprobays assi por lo que toca a la seguridad de 
aquella ciudad , que tanto nos ymporta para la de todos nuestros reynos , 
estados y seiiorias , corno por que con este medio se podrà poner en effecto 
algun dia lo que tanto es necessario, y os screuimos, por todos respeclos; 
y no se dubda sino que siendo el dicho Coronel tan aficionado y seruidor 
nuestro, y acabandose con los del gouierno, que el tenga el cargo de la gente 
y fuercas de la dicha ciudad. Lo de alli, corno prudentemente apunctays, estarà 
siempre a nuestra deuocion, y con la quietud y seguridad que conuiene a 
nuestro seruicio y estado; y assi seremos muy seruidos que este se encamine 
y haga con la dexteridnd y manera que mejor parescera a vos y al emba- 
xador Figueroa, aquien le screuimos, remitliendonos a vos, corno screuis que 
se ha concertado entre ambos; y quanto al entretenimiento del dicho Coronel, 
pues es assi que haurà de residir forcadameute en Genoua , y que se le 



( 94 ) 

recrescerà mas gasto, paregiendo os quo se le deue dar conueniente prouision, 
presupuesto quo el tiene de pension en este Estado ecce o dc ducados al ano, pare- 
sse que bastarla darle, ynclyuendo aquella hasta la summa de eia ducados al 
arìo, y que estos le sean muy bien pagados en este Estado por sus tercios o 
meses , comò mejor le estuuiesse; pues es de creer que no pudieiido gozar 
de la dicha pension por las necesidades presenles, que harà cuenla que se le 
dan estos cid de nueuo, y paresce qrie sera competente sueldo, aunque pues 
haurà tiempo para elio, nos podreys auisar de lo que cerca desto os paresse. 
Quanto a lo que screuis sobre la ocupacion de los bienes y estado del 
conde de Fiesco, ya por lo que lleuò don Rodrigo haureys enlendido nuestra 
yntencion; pues es justo que quien tan atreuidamenle intentò tan gran traicjon, 
se le de el castigo exemplar que meresce; en lo demas que consullays, si 
ocupados los lugares del dicho Conde, que son feudatarios, procedereys contra 
los otros, pues son subiectos al sacro ymperio, pues todo es una misma razon 
y deue ser confiscado, no baurà para que hazer diferencia , sino ocupar 
todo su estado sin exception ninguna hasta el cabo; y assi os lo encargamos 
de nueuo, rogando os que en la ocupacion do lo vno y de lo otro vseys 
de la dilgengia possibile, antes que succeda cosa o nouedad que lo ympida ('); 
pues todos los que lienen entendida la traicion que el Conde vsò en nuestro 
deseruicio, siendo nuestro feudatario y pensionarlo, estan con los ojos, sperando, 
a uer el castigo. 



DOCUMENTO LIX. 

Dispaccio in cifra del Figueroa al Gonzaga , dove non crede opportuno il 
convegno d'Alessandria. 

1547, 28 gennaio 

(Estado, Leg. 1194, fol. 3-25) 

Ed lo que V. E dize, que desea bablar conmigo, por que de otra inanera 
no se puede satisfacer de lo que en este caso se puede resoluer, y que yo 
fuese acompaiiado de micer Adan Centurion y de alguna persona de la Se- 
rioria, yo lo desco, y aunque no fuese por otra cosa que por besar las 
manos de V. E., que era cosa muy bastante; mas, considerando que de mi 

(') Cifra. 



( 93 ) 

ansencia agora, fuese solo ó acompaiiado, soharian grandes juicjos, y mas cn 
esla conyuntura, mo paresce (]ue por ninguna cosa conuiene, por que seria 
causa de dar quo pensar mas addante de lo quo agora liaze; y no es plalica 
que se pueda hazer con la compaiiia que V. E. dice, por que aunque de 
la una se podria fiar, y la olra es de huyir. Veremos la resoluciou que toma 
el Principe, y con ella nos podremos resoluer mejor. 



DOCUMENTO LX. 

Avviso di Roma circa le intelligenze di Ettore Fieschi col Papa, il duca Farnese 
e il Re di Francia. 

1547 gennaio 

(Estado, Leg. 644, fol. 130) 

Auuiso di Roma da persona degna di fede. 

Che sendo il Maffeo in casa sua, vi capitò un suo amicissimo, col quale 
poteua conferire ogni sorte di negotii ; et hauendo il Maffeo un pliego di let- 
tere in mano, gli domandò che lettere fussino; rispose essere lettere venute 
da Genoua sopra il trattato di quella città, et domandandogli quel tale chi 
scriueua, disse che era il serenissimo Hettore del Fiesco; il quale scriueua che 
quelli altri gentil' homini erano contenti della promessa del Papa, et che quella 
gli pareua buona via da tirarli alla sua deuotione et alle sue mani quella 
città. Al'hora queir amico gli domandò che modo haueuano a tenere; rispose: 
noi faremo mostra d' armare gagliardamente per le cose di Napoli, et ragione- 
uolmente il principe Boria manderà le sue galere con gente del duca di Fio- 
renza o di don Ferrante per soccorso; le quali partite, hauendo ancora rin- 
forzata la guardia in Parma, andremo con galere (ma chi riferisce questo 
non intese se erano galere del Papa o del Re di Francia); et una notte pi- 
glieremo il Principe nella propria casa sua ; et quelli della congiura occupe- 
ranno il palazzo di Genoua facilmente, et una porta; et in questo mezzo 
arriueranno le forze di Parma, alle quali aggiunte quelle delle galere, la terra 
verrà in nostra mano. Rispose queir amico al' hora : hor sì che questa mi 
piaze et è riuscibile, non quell'altra cosa di che parlaste (qui notando chi 
riferisce per le parole di colui hauer costoro un altro maneggio oltre a 
quello di Genoua; ma non potè penetrare doue, se non che intese che non 



( 96 ) 
pareua loro riuscitole). Al'hora ambidue dissero: andiamo a conferirlo col 
Papa, che gli daremo una buona nuoua; et con S. S. discorreremo quel che 
di più bisognerà. Et si partirono con dette lettere in mano di casa del detto 
Maffeo. 



DOCUMENTO LXI. 

Sunto d'altro avviso di un soldato, da Piacenza, circa la partecipazione di 
quel Duca nei ridetti disegni. 

1547 gennaio 

(Estado, Leg. 1194, fol. 323) 

Quello che tra le altre cose riferisce il soldato che ò stato in Castel Verde 
presso Piacenza. 

Dice esso riferente che da Giouan Jacomo Cussano, et dal capitan Giouan 
Paolo Beuilacqua, ha udito dire giloberamente (sic), che il duca di Piacenza 
sapeua della cosa di Genoua, prima che si tentasse; et che haberebbe dato 
aiuto, et fomento alli partecipanti in quella, concludendo in effecto che alli 
andamenti che ha visto in quello castello, et al mottegiare e parlare delli so- 
pranominati, non può se non pensare che vi sia disegno et mal pensiero contra 
il seruicio di S. M. 



DOCUMENTO LXII. 

Avviso di un agente segreto, da Piacenza, circa le dette trame e le intelli- 
genze che i Fieschj seguitano ad avere in Genova e col Duca di Piacenza. 

-1.j47, . . . gennaio 

(Estado, Leg. 1191, fol. 101) 

Come li Fieschi hanno di nuouo intelligentia in Genoua con alcuni popu- 
lari et gentilhuoroini. 

Delli populari non si sa il nome; delli gentiluomini si dice di M. Stefano 
Magio, quale ha il figlio bandito. 

M. Ansaldo Giustiniano, quale ha il fratello bandito. 



( 97 ) 

M. Nicolao Doria cognato delli Conti. 

M. Ciò. Battista Ballano cognato di Gio. Battista Verina bandito. 

11 signor Hettore dal Fiesco 

Che batteranno la porta dell'Arco. 

Che hanno un caporale della guardia a loro diuotione, di cui non si sa 
il nome. 

Che dissegnano nascondere le genti nel Lazaretto presso alla marina. 

Che non mancherà loro la militia del duca di Piacenza, con tutti quelli 
fauori che il Papa et lui potranno lor fare. 

Che il signor Cornelio di Fiesco con il capitano Scipione. Borgognone da 
dieci giorni in qua è stato a parlamento secretamente con il duca di Pia- 
cenza, et poi sono andati alla Mirandola, et che si daranno danari alla 
Mirandola ( 1 ). 

Che il Giustiniano è stato dal duca di Piacenza, et poi è partito per 
Poma, et si ha fatto guidare fuori del diritto cammino, per non toccar lo 
slato di Firenze. 



DOCUMENTO LXI1I. 

Brano di dispaccio del Figueroa al Gonzaga , dove accenna a minaccio di 
nuovi torbidi ed alla necessità di avere qualche truppa. 

1547, 29 gennaio 
( Estado , Leg. e fot. citati ) 



Tambien me ha venido à hablar Anton Doria, y me dixo que la noche pa- 
sada habia hauido com pania de gente por la tierra. Yo no creo todo lo que 
me dizen, ny dexo de creer alguna cosa, segund veo los animos de todos lan 
alborotados, y de tal manera que, segund son vanos y mal inclinado, no 
hagan otro yerro peor del passado, por que los vnos dicen que el Emperador 
quiere meter la parte Adorna, otros que se quiere hazer seiior absoluto, otros 
la parte Fregosa, de manera che todos estan sin causa alborotados, y de qual- 
quiera cosa se escandalizan sin causa; y el remedio para assegurallos, seria 
que tubiesemos dc ó dcc infantes ; con esto se reposarian los animos de los 

(') V. Documento XLVI. 



( 98 ) 
buenos, y de los malos se preseruarian; y la otra seria que Montojo se qui- 
tase de alli, por que temendolo los hermanos del Conde, siempre haurà en està 
ciudad tramas y plalicas; y hacicndo V. E. està empresa, està Senoria ayu- 
darà segund lo qae pudiere, y a V. E. le pareseiere que sera necessario; y 
quanto mas presto fuese sera mejor, por no dalles lugar que se prouean y 
hagan mas tramas de las que tienen hechas. 



DOCUMENTO LXIV. 

Lettera del Figueroa a Cesare, confermativa delle precedenti, circa le condizioni 
di Genova ed il buono animo del D' Oria. Insisto tuttavia sulla necessità di 
maggiori truppe , e fornisce nuovi ragguagli sull' occupazione dei beni dei 
ribelli. 

1547 , 29 gennaio 
(Estado, Leg. 1579, f. 211) 

Ya asimismo quedo auisado corno V. M. recibiò mi carta, que escrebìalos 
quatro, por via de don Fernando de Gonzaga, por la qual daua auiso en los 
terminos que quedauan las cosas de està ciudad; las quales, con ayuda de Dios, 
se han ydo continuando; y se va procurando con toda la desteridad que puedo 
de traellas a terminos que V. M. se pueda asegurar, y que sea de manera que 
proceda de la voluntod del Principe, para que sea bien guiado. Entrctanto està 
Republica ha dado orden de hacer quinientos infantes, para la seguridad y pa- 
cifico de està ciudad; però, a mi juicio, sòn pocos para guardar la placa y las 
puertas, y socorrer adonde fuese menester, quando se ofreciese la necesidad; 
y, corno escriuo a V. M. por la que sera con està ('), ellos me han tentado si 
V. M. les queria ayudar; y no Ics he respondido sino palabras generales, por 
parecerme que en este tiempo era menester hacello asi; y si està gente que 
ellos crezen dependiese de V. M. y estuuiese de baxo de la mano de un 
capitan que se tubiese seguridad del, yo suplicaria a V. M. que entre los 
muchos gastos que tiene, hiciese este por ascgurarse de està ciudad, y eslar 
con el coracon reposado mas. De està gente yo no tengo confianca, por que 
en està traicion que el Conde hordenò, se hallaion 29 soldados de la plaza con 
el; y en caso que V. M. vizerò de hacer alguu gasto, yo suplico a V. M. quo 

(') V. Documento LXV. 



( 99 ) 

sca seruido de mandarmc pagar a mi asta treinta o veinte y cinco hombreg, 
que pucda tener en mi casa, para ini seguiidad y guarda, por que la noche 
que subcediò el caso, tuue harto trabajo en pouer el dinero que tenia en casa 
en saluo, y me halle con solos los que tenia en mi casa; y dellos estauan fuera 
quatro, que los auia ynuiado a V. M. con dineros. Eslo no lo pido a V. M. 
por pompa, sino por seguridad; que por lo demas, corno he pasado tanto tiempo, 
pasarè agora. 

Las cartas que truxo don Rodrigo yn bianco no nos ha parecido de darlas, 
por no poner diuision entre ellos, siuo en general decilles quan seruidores han 
quedado de V. M. dellos, y en particular ablado algunas personas que yo le 
he dicho. Al cardenal Doria ha vesilado da parte de V. M. ; al que sera bien que 
V. M. escriba, por que, corno tengo escrito por otras mias, el se mostrò ser- 
uidor de V. M. y amigo de su patria. 

Antonio Doria es vcnido, el qual es amigo de fauores, mayormente de los 
de V. M.; y creo que le recibiera por muy grande en que V. M. le mandarà 
escrebir. Don Rodrigo le dixo que V. M. no sauia que se allase acqui; que 
si lo supiera que lo mandarà hacer. 

(Juanto a lo que V. M. ha mandado a don Fernando de Gonzaga que haga, 
en prosecucion del e.stado del Conde y de sus hermanos, ya tengo escrito à 
V. M. lo que basta agora se hauia hecho, y corno Pontremol se abia rendido 
a don Ferdinando, y Torrya y otros lugares, y corno està Serioria auia to- 
rnado a Vares y Roca Tallada, y el duque de Placencia al burgo de Val de 
Tar, y San Esteuan se auia rendido al comisario de don Ferdinando, des- 
pues de venido un hermano bastardo del Conde, y de noche ha escalado el 
castillo y tomadolo. El otro hermano està en Montojo, que es un buen castillo 
a diez millas de aqui, del qual ellos hacen fundamento de tenerse; y, corno 
tengo escrito, ay mucha necesidad de tomalle por quitarles el nido. Està Re- 
publica ha phticado de ymbiar gente a cercalle, y hanlo dexado de hacer, 
por que don Fernando les ha escrito sobre lo de Vares, que no le parece bien 
que le ayan tornado de su autoridad. Yo les he ablado ; escusanse con la razones 
que tengo escritas a V. M. con su embaxador; por otra parte el Principe parece 
que lo querria; y dice que està empresa se podria hacer, haciendose en nombre 
de està Republica, mejor y con menos interes. Como por otras mias tengo 
escrito a V. M. , a mi parecer, este castillo estaua bien por V. M., para 
tener un poco en freno a los desta ciudad; mas considerando que el Principe 
es tambien seruidor de V. M., y los darios que ha recibido, que son muy gran- 
des, que es cosa yusta que V. M. use con el de su acostumbiada grandeza y 
liberalitad , grateficandole en lo de este estado del Conde, por que, demas de 



( 100 ) 

la mèrced que V. M. harà al Principe y a toda su casa, sera obligallos para 
que sean perpetuos seruidores de V. M. y enemigos de los que no lo son. 
Y este estado del Conde, por ser antigo desta casa , creo que se podrà nial 
sostener que los vasallos no se rebelen a quelquiera nouedad, sino se pone 
en poder de personas que -le puedan tener y defender, y que tengan cerca 
de alli otros lugares ; y, por lo que yo he podido alcancar, el Principe es de 
opinion que sèria bieq que V. M. hiciese merced a don Fernando de Gonzaga 
de Pontremol, que està cerca de la Castalda que es suya, y a està Republica de 
Vares y Roca Tallada, y el burgo de Val de Tar, y Torrixa y Montoyo al Prin- 
cipe para los hijos de Juanelin: y otros lugares que tiene enlre los Spinolas , 
que se hiciese alguna parte a! coronel Agustin Spinola; y, a lo que yo 
puedo compreender, el Principe querria que se diese Sant Esteban a Antonjo 
Doria, por que fuè de unos parentes suyos; y alfin, por lo que yo puedo 
alcancar, el. Principe querria que V. M- le hiciese este fauor, que las mercedes 
que de este estado se hubiesen de hacer, fuese por su yntercesion. Està ma- 
liana ha ymbiado dos galeras a tornar un lugar del Gonde, que se llama 
Monleon, que està en la ribera de ponienle; que es del hermano menor del 
Conde; el qual me ha dicho que ha hordenado que se tome en nombre 
de V. M. , y que pues se puede tornar sin gasto de V. M. , que todo es uno 
que lo tome el o que lo tome don Fernando, pues es todo a dispusicion de V. M. 
Don Rodrigo de Mendoza y yo fuimos a vesitar al Principe y dalle la carta 
de V. M. en su creencia, en virtud de la qual le digo quanto se contenia en 
su ystruicion ; el qual quedò muy consolado y satisfecho del fauor que V. M. 
le ha maudado hacer en ymbialle a vesitar y coasolar; por lo qual besa yn- 
fìuitas veces las ymperiales manos de V. M.; y cierto parece que despues 
que llegò don Rodrigo, que ha mejorado mucho de lo que primero mostraua. 
Despues fuimos a vesitar a la Seiioria, con la qual se Iiìqo lo niismo que con 
el Principe; y el Dux y Gouernadores han quedado tan satisfechos y fabore- 
cidos de la memoria que V. M. ha tenido dellos , y del contentamiento que 
V. M. muestra tener de la bueua manera que tubieron, cuando se ofreciò el 
leuantamienlo del Conde y de sus hermanos y sacaces, que muestran quedar 
muy obligados al seruicio de V. M.; y en verdad que entre los que gouiernan, 
y la gente de bien quo tengo por cierto que es assi, comò lo dizen, mas este 
negocio es de calidad, que aunque ellos no lo meregean, es necessario que 
V. M. Ics haga bien por fuerza. 
De V. S. C. G. M. 

muy urnil vasallo que los imperiales pies y manos de V. M. besa 
Gomez Suarez de Figueroa. 



( 101 ) 



DOCUMENTO LXV. 

Altra dello stesso, ugualmente a Cosare, circa il noto progetto d'insignorirsi 
di Genova, e circa i pericoli del voltarne a cappcllazzo la forma di reggi- 
mento. Si conclude mostrando come, assai più d' ogni altro provvedimento, 
riuscirebbero opportuni Io invio di un Governatore, e 1' erezione di un castello 
con forte presidio. Infine si segnala una sommossa popolare , accaduta la 
notte precedente. 

1547 , 30 gennaio 

(Estado, Leg. 1379, fol. 216) 



He visto lo que V. M. me mandò scriuir en cifra ('), sobre lo qual antes de 
agora no he dexado de pensar Ios medios que podria hauer, para que V. M. 
se asegurase desta ciudad y la lubiese a su deuocion, corno ha hecho asta 
aqui, Je lo qual he dado siempre auiso a V. M., mas despues que subeedio cste 
ynconueniente , con el qual me he aclarado del todo ser muy necesario que 
se tome algun medio corno pudiese estar està ciudad con la seguridad que 
conuiene , para que no hubiese mudanza ni nouedad, y para elio hauia 
acordado el remedio que parescia; mas, corno es menester yr con la voluntad 
del Principe, y que el lo guie por no dalle sospecha que ninguno quiera ni 
pueda tener aqui mas autoridad de la que el le quisiere dar, es menester yr 
con su voluntad en todo, yo no he dexado de hablarle muchas vezes ponien- 
dole delaute el caso subeedido, y que asi corno fus auctor con V. M. de la 
libertad que fue seruido de dalles, la qual por su intercession les ha siempre 
conseruado , y ha visto la ingratitud que sus ciudadanos han vsado con el, 
que seria bien que para despues de sus dias pensasse d' estubleger alguna 
forma deste gouierno, para que conseruandose la ciudad permanezea siempre 
en el seruicio de V. M. y a su deuocion. El qual me ha respondido que no 
piensa en otra cosa, mas que es menester considerano mucho, y tenello se- 
creto, y que el ha pensado dos remedios Ios quales va encaminando, y que Ios 
embiarà a V. M. con persona propria, por ser de la ymportancia que son , y 
que conuiene guardar el secreto que el caso requiere, y antes que Ios embie 
a V. M. me darà parte dellos, y que, visto que Ios aya, V. M. escogerà el 

(') Documento XXXV. 



( 102 ) 

que mas le agradarè; y lo que yo considero desto, es que el proporna a V. M. 
la forma del gouierno que haora ay , y lo que se puede hazer para que V. M. 
estè seguro desta ciudad. El segundo sera el de capelazo. Este es de creer 
que querra que sea el de su casa, anles que de otra. Veremos lo que dirà, 
y segund sa opinion podrà V. M. considerar lo que mas fuere su seruicio, 
y yo acordarè lo que mi juicio alcanzare que sea mas al proposito del 
bien desta negoeiacion. Esto he dicho para venir a lo que V. M. me manda 
que haga, y tambien dire lo que pasa; de lo qual don Rodrigo de Mendoza 
darà quenta corno testigo de vista. 

Yo he considerado lo que V. M. me escriue de ympatronirse desta ciudad 
y de sus fuercas, por los ineonuenientes que se podrian seguir de no hazello, 
y mas si viniese en poder de franceses, corno de necesidad se ha de hazer 
si se apartase de la protection de V. M.; y siendo està ciudad lan ympor- 
tante para la conseruacion de los reynos y seiiorias de V. M., qualquiera cosa 
se ha de hazer por conserualla, por que no venga en poder de franceses, que 
son tan enemigos de V. M. y de su grandeza; y si esto se pudiesse hazer 
de la manera que agora , con la segui idad que conuiene, para que V. M. 
estè con el corazon assosegato, y haora ternia por mejor , por ser en con- 
formidad de los mas, los quales hazen mucho caso desta su libertad, y por 
que desta manera se haria con menos gasto de V. M. qo.e de olra manera, 
no puede ser sino que queriendo V. M. tener està ciudad comò asolulo serlor 
della, que es menester que la tenga con grande gasto y spesa, por que el pu- 
btico todo està vendido, y no tiene otra cosa para gastar sino lo que sacan 
de sus bolsas en parlicular, que no se podria sustentar sino con mucho gasto 
y cuidado, y al fin se està con el mismo que agora , porque està ciudad no 
ha fuerza ninguna adonde se pueda recoger la persona que aqui estuuiesse, 
para que con poca gente pudiesse hazer estar assosegados a los que son 
escandalosos y desobedientes; y por estas causas me paresce lo que digo ser 
mas al proposito este gouierno que no de otra manera. 

Quanto a gouernar a capelazo tambieu ay los mismos ynconuenienles, y 
mayores; por que si es de la parte Fregosa, corno paresce que de necessidad 
hauria de ser, por hallarse en las manos con la fuerzas de las galeras, V. M. 
perderla la otra parte que es Adorno, que son los Spinolas; y, por el contrario, 
si fuese Adorno, los otros; y con qualquiera dellos que gouernasse hera ne- 
cessario que V. M. contribuyesse con la mitad del gasto que se hiziese ordi- 
nario, y siempre pensaria y ternia la ciudad deuidida y desunida, ysiempre 
pensaria maquinar , y tanto seria V. M. seiior quanto durasen las fuerzas. 
Si aqui huuiese un castillo conio digo , de que V. M. se pudiese hazer se- 



( 105 ) 

iior, y tonello con quinientos hombres, y ponor gouernador de su mano, 
para que biziese la jasticia , y que on las otras cosas ciuiles y mercamiles 
vssassen de la forma que agora lo tiene, esto scria lo mejor; mas faltando 
esto, no se podria consenta r sino con faerza de gente, que seria un grand 
gasto , y con capelazo lo mismo , y hauria los inconuenientes que digo. To- 
dauia es mas que necessario pensar en el remedio , porque sea becho antes 
que entendido ; porque, sepa V. M., que la noche passada hauemos estado en 
arma, por que estos escandalosos del pueblo han bechado voz que querian appel- 
lidar Ymperio y Adorno; y esto no lo han hecho sino para ynclinar alos que 
tienen buena yntencion y son seruidores de V. M., con dezilles que les quieren 
quitar su libertad; y por està causa yo voy muy cerrado con los vnos y con 
los otros ; y que algunos de los que son seruidores de V. M. me han dicho 
que este govierno no puede durar, y que es menester que V. M. tome està 
ciudad enssi, y la gouierne; yo les he negado'la voluntad, y dicho assi en 
Serloria, corno a todos los que me han ablado, que V. M. no quiere mas sino 
que està ciudad estè a su deuocion , y que no venga en manos de quien la 
subjete y destruya asta los fundamentos, y que los quiere conseruar en su 
libertad y ayudarlos, y amparallos siempre que ellos se gouernaren corno con- 
uiene, por que si otra cosa se les dizese seria escandalizarlo mas de lo que 
està, y poner nos en grand confusion ; y quando hubiese de ser esto, yo querria 
que naciesse dellos, y que lo pidiesen, y que se hiziesse con la reputacion 
que conuiene al seruicio de V. M. Veremos lo que dize el Principe, y sobrello 
se podrà hazer, y tornar aquel camino que juzgare ser mejor. 



( 104 ) 
DOCUMENTO LXVI. 

Lettera della Repubblica all'Imperadore , per significargli le provvidenze 
emanate e ringraziarlo delle sollecitudini che dimostra. 

1547, 31 gennaio 

(Estado, Leg. 1379, fol. 70) 



Sacra Cesarea Catholica Maestà. 

Le lettere di V. M., che don Rodrigo di Mendossa ci dette, fatte in Aylbrunch 
alli xiv di questo ('), apportarono a questa sua ossequentissima Repubblica 
quella contentezza che maggior si possi, intenso che V. M. restaua informata 
delle prouisioni che per la verità fatte haueuamo all' incontro di quel che la 
corotta intention del conte del Fiesco preusmito hauca. Et in vero, Sacra Mae- 
stà, come a quella già scrissemo per nostre di un et vili ('), quando la sorte 
tollerato hauesse che fussimo stali aduertiti che la fide del Conte era sospetta, 
anticipatamente riparato auessimo a tutti gli inconuenienli. Pur in quella tur- 
bidessa si riparò di sorte, che tutto lo foco in un subito si estinse; né ad altro 
s'attese puoi, né attendemo, se non a ben quietar questa Repubblica al con- 
tinuo seruicio e devolion di V. M., alla quale quelle maggior che si possono 
gratie si rendono, che la se sii degnata e per sue lettere e pei suoi amba- 
sciatori rimostrarne el cuidado che tiene di questa sua Repubblica; la quale, 
per questo beneficio , continuamente supplicare la Maestà Diuina che con- 
serui la sua persona, e prosperi i successi di quella conforme a' suoi santi 
pensieri; et alla quale quanto più umilmente possiamo si raccomandiamo. 

Da Genoua, all'ultimo di gennaro \M1. 

Di Vostra. Sacratissima Cesarea Catholica Maestà 

humili et deuotissimi seruitori 
Duce e Goueruatori della Repubblica di Genoua. 
Ambrositis. 

(') Documento XXXI. 
(*) Documenti XI e XXI. 



( 105 ) 
DOCUMENTO LXVII. 

Lettera del Gonzaga a Cesare, sovra il non effettuato convegno di Alessandria, 
l' assedio di Montoggio ed i progetti che si hanno sovra Parma e Piacenza. 

1547, 1.° febbraio 

(Estado, Leg. 1194, fol. 311-314) 



V. M. vedrà, per quello che mi scriue Io ambassator Figueroa delle cose 
di Genoua, come gli pare di non poter uscire di quella città a parlarmi sopra 
quello che per la lettera di xiv mi fu da V. M. comandato ( ] ) Onde io me ne 
starò aspettando lo auiso che per la detta sua lettera egli promette darmi delle 
dette cose, per replicargli poi quello che io ne sento, et indirizzar questo ne- 
gocio a quel fine che più giudicherò conuenire alla quiete di quella città et 
al seruicio di V. M. La quale vedrà similmente per le dette lettere come 
tuttauia le cose di quella vanno titubando, et che per parer di esso Figueroa 
si potrebbono mollo assicurare con D fanti che ... . (") se mantenessero, 
come anche V. M. haurà veduto che se giudicaua della r elulione del Fan- 
tino, che con le precedenti le fu mandata. Et perchè il lasciar cosa di tanta 
imporlancia in tanto sospeclo et suspitione non è se non pernicioso, crederei 
che fin a tanto che le cose pigliassino miglior auuiamento fussero et a propo- 
sito et necessarie due . . . . ( 3 ) , che sotto questo colore , o de .altro che 
da lo ambasalore venisse più lodalo, si pagasse quel numero di gente che 
più a proposilo paresse per V. M., che non potrebbe esser numero maggiore 
di ccc, acciò che questi aggiunti a quelli che la Signoria mantiene venisse 
fatto el numero predetto, e per conseguente assicuralo il seruicio di V. M. 
La altra seria di far tornare Auguslino Spinola in la città; ma però sotto 
colore che egli si eleggesse questo ritorno , persuaso di sue functioni et non 
per altro; et a fine che ei lo potesse fare senza suo disconcio, V. M. li fa- 
cesse dare honesto intretenimento per quello tempore che egli vivesse. Ma 
siccome della prima prouisione saria espediente che si desse presente al Prin- 
cipe Boria, non potendosi sperare si no aiuto di lui, y esser cosa che torna in 

C) V. Documenti XXXVI e LIX 
( 2 ) Guasto. 
( s ) Altro guasto. 



( 10G ) 

servigio di V. M. , et soddisfattone sua ; così della seconda non sarebbe a 
proposito che egli intendesse, ne hauesse presente alcuno per quelli respecti 
che nella mia di Alessandria narrai ( a ). 

Quanto al particolare di Montoio, anch' io mi trouo della medesima opinione 
del detto ambassatore , ma in dubbio se facendosi massa di gente dal canto 
nostro, francesi volessero, pigliando occasione da notj, armar se più che ora 
non sono, eh' astrengeria noi ancora a fare il medesimo. Il che importeria 
nondimeno poco, se questa benedetta penuria ut escarsesa del danaro non 
fosse così grande come è in effetto. Tuttauolta ho fatti far trecento fanti, oltre 
alla compagnia destinata a Siena , et residente hora in un castello nominato 
Torrigia, a quattro miglia da Montoio, acciò vadino sopra certe genti che gii 
adherenti et seguaci di Fieschi hanno poste insieme, per alterare da quel canto; 
con le quai gente mandate da me, et con certe altre che ne hanno fatto i 
gcnouesi, per tenere ristretto il detto luogo di iMonloio, ho per fermo che si 
leuerà loro il modo et di alterarsi e di far pratiche. Nondimeno ho par dato 
ordine che si riconosca il castello, et si veda che dispositione vi seria di espu- 
gnarlo; et mentre che tarderà la risposta di V. M. in questo particolare, at- 
tenderò a mettere in ordine quello che sarà di hisoguo a detta espugna lione, 
acciò che, restando V. M. semita che vi si attenda, non obslante la consi- 
deratane predetta dei francesi, si possa leuar subito gente, et mandare 
ad esecutione la mente sua ( 2 ). 



DOCUMENTO LXVIII. 

Lettera di Andrea D' Oria al Principe Filippo. 

1547, 1.° febbraio 

(Estado," Leg. 1579, fol. 402) 

Serenissimo Principe, 

Alli vi et x del passalo scrissi a V. A. il tumulto seguito in questa 
città, et come, Iddio gratin, tutto s' era assai presto quietato. Né dipoi in 
qua è seguito altro, se non che si va scoprendo ogui dì più questo traclato 

C) V. Documento LII. 

( 2 ) 11 corsivo indica, al solito, la cifra. 



( 107 ) 

essersi fatto in Roma con consulta del cardenaì Farnese et noticia del Papa, 
et dal duca ili Plasencia, et con ititeli igencia de francesi, et quando giunse 
la (filiera di quello ribaldo Conte a Mar sella, li furono fatte grandissime 
carezze de francesi, credendo che si hauesse effettuato lo intento loro; si 
che V. A. consideri se queste sono opere del medesimo Vicario de Cristo. 
De tutto se ha dato noticia a S. M.; et così mi è parso debito auisame 
V. A. anchora. 

Qui non si manca proceder per giustitia contro li traditori et ribelli di 
S. M. et della patria; et già delle terre loro se ne è preso la maggior parte. 

Don Ferrando Gonzaga resta in castello di Monlobio, qui presso, che per 
esser forte bisogna di maggior sforzo. 

S. AI. ha mandato qui don Rodrigo Alendoza, per ringratiar questi gouernatori 
della città della deuotione loro mostrata al seruitio di S. AI. in questi tu- 
multi, et anche per dar conforto a me suo minimo seruitore. Nel resto 
tutto sta pacifico, et ogni di si andrà prouedendo meglio; nò altro mi occorre 
adesso, saluo pregar Dio concedi a V. A. la felicità che desidera. 

Da Genoua , il 1.° Febraro 1oi7. 

Di Vostra Altezza 

humillissimo seruitor il quale sue mani bascia 
Andrea Doria. 



DOCUMENTO LXIX. 

Lettera del Figueroa al Principe D. Filippo , dove gli fa relazione delle cose 
occorse dopo il 10 gennaio. 

1547, 2 febbraio 

(Estado, Leg. 1379, fol. 49) 



A los x del passado escriui a V. A , y dì particular auiso de los terminos 
en que quedauan las cosas desta ciudad, y las diligencias y prouisiones que 
se auian hecbo, para conserualla a la deuocion y scruicio de S. AI., conio lo 
ha estado por lo passado. Despues ha venido don Rodrigo de Alendoca, a 
quieu S. AI. ha embiado aqui por visitar al Principe y a està Republica, 
para hazerle saber el desplazer que auia auido de lo que auia subeedido, y 



( 108 ) 

alegrandose de auer entendido el buen sucesso dello, y que la ciudad quedase 
pacifica y quieta, oflYeciendoles la buena voluntad que siempre ha leuido a 
està Republica; con la qual visitaciou el Principe y el Duque y Gouerna- 
dores, y los otros seruidores de S. M. que aqui se hallaron en su seruicio, 
recibieron mucha alegria y contentamiento, por ver la quenta que dellos 
tenia S. M.; y hecha està proposicion, se tornò don Rodrigo a S. M. por la 
posta, el qual partiò a ultimo del passado; y aunque està ciudad està en so- 
siego, no dexa de tener los animos algo alterados de lo passado, de manera 
que todauia queda alguna sospecha para poderse tener seguro dellos del todo; 
pero se va procurando de quietallos y tenellos en toda pacificacion comò lo 
bau estado. 

Està Serioria ha procedido por via de juslicia contra el Conde y sus her- 
manos, y las otras personas principales que eran en su compaiiia, de quien 
se tiene quenta, desterraudo a los dos hermanos perpetuamente desta ciudad 
y su Estado, y a los otros por diuersos tiempos, y confiscadoles todos sus 
bienes, y que las casas de sus moradas les sean derribadas comò a traydores, 
y todo esto se ha hecho por pregon publico ( 1 ); y por olra parte don Fernando 
de Gonzaga ha procedido y procede en nombre de S. M. en tomalle su estado, 
del qual ya no le queda sino solamente vn castillo que se llama Montojo, el 
qual es fuerte y es menesler tiempo para tomalle. Dios lo guie todo conio 
vee que conuiene para el servicio de S. M. y a la pacificacion desta ciudad. 

El principe Boria ha cobrado todos los esclauos y forzados que se le auiau 
huydo; solamente le faltan los que algaron con la galera, de manera que ha 
tornado a armar todas las galeras y podrà salir con ellas al buen tiempo, 
y entretanto las yrà reforgando y preparando los mas que pudiere para sa- 
callas corno coDuiene. 

( 1 ) V. Documento LI. 



( 109 ) 
DOCUMENTO LXX. 

Giovanni de Voga invia da Roma a S. M. un dispaccio del cavaliere Foderato, 
comprovante le intelligenze de' Fieschi. 

1517, 7 febbraio 
(Estado, Leg. 874, f. 2) 



Sacratissima Cesarea Catholica Magestàd 

De ay a poco que el conde de Fiesco parliò de aqui este verano passado , 
se le cayo a un gentil hombre saones, que se llama el cauallero Foderalo, que 
se ha sospechado que hazia sus negocios en està Corte, un pedazo de carta 
en cifra, cuya copia embio con està sacada en claro por uno del duque 
de Florencia, adonde se embiò para que la descifrarse, por donde se veò 
cjue pues entonces la yateligencia con Francia staua en aquel stado que despues 
se deuiò apretar mas. 

« Non si manca, ni dal canto mio mancavo, di far ogni cosa possibile a 
a ciò che il signor Conte conosca yl mio bon animo verso Sita Signoria, che, 
non sol di parole, ma di quel poco eh' io ho , si può tener certo sono per 
servirla. Ben m assicurò sin a sei milia franchi di pensione, et penso forsi 
che con vn pocho de tempo ara homini d' arme ; pur di questo non mi 
rendo cerio; così al presente io per me lodarei che per adesso si contentasse 
del partilo, perchè la persona con il tempo conosciuta più facilmente può 
avanlaggiare et conseguire l'intento suo. Il signor Principe non è X opinane 
che Vostra Signoria venghi da lei mismo, non ha sigura risposta dal Conte, 
et allora n auuisar'a; et se li risponderà, Vostra Signoria sia certa non man- 
caro dal canto mio a ciò se olenghi quello, et con miglior conditione si potrà. 



( HO ) 
DOCUMENTO LXXI. 

Gonzaga annunzia a Cesare una ambasciata di Scipione Fioschi , per otte- 
nere il riacquisto de' beni di sua famiglia. 

1547.. 8 febbraio 

(Estado, Leg. 4194, fol. 213) 



Ho inteso che un fratello del conte di Fiesco morto, minore di tutti gli 
altri fratelli, manda a V. M., presumendo, sotto colore di giustitia, de ricu- 
perar tutto quello che possedeua il detto Conte suo fratello primogenito, non 
obstanle che vi precedano due altri fratelli viuenti, colpeuoli nella solleuatione 
di.Genoua; et, per quanto mi viene detto, con fondamento de' suoi antichi 
priuilegii et testamenti con strettissimi fideicommissi confirmati et da V. M. 
et da' suoi predecessori. Di che ho voluto prima auisa-r V. M., perchè quando 
non si faccia alcuna condennatione del detto Conte morto et delli due fratelli 
compiici viui, che sono Girolamo et Ottobone , non potrà il detto minore 
pretendere alcuna ragione, et si terranno i loro beni come di rebelli et 
inimici di V. M., senza ingiuria o torlo di alcuno. Et cosi io non permetto 
che di qua si proceda per conto di fellonia ne contra la memoria de! Conte 
morto, né delli fratelli per questo rispetto. Circa che, hora che V. M. ne è 
auisala, potrà determinare quello che si haurà da fare, certificandola che 
fanno grandissimo fondamento sopra detti priuilegii et fideicommissi. 



t 



( 111 ) 

DOCUMENTO LXXll. 



Lettera decifrala del Gonzaga all'Imperatore, con cui si duole perchè il Fi 
gueroa non convenga in tutto nei disegni di lui. 

1547, 8 febbraio 

(Estado, Leg. 1194, fol. 210) 



Dallo ambassatore Figueroa hebbi risposta di quella lettera di cui mandai 
copia a V. M. Q); né con essa viene a replicar altra cosa se non ad approvare 
i ricordi miei , mostrando essere necessario lo augumento delle guardie , et 
la persona dello colonnello Spinola. Ma non si risolile nello spediente propo- 
stogli da me , di fare che si mettessero nuoue genti in la città per V. M., 
che paressero genti delle galere et stipendiar! del Principe, et che Agostino 
Spinola si facesse ritornare in Genova , et senza titolo et priuatamente da 
cittadino si estesse intertenuto da V. M. per occorrer a tutto quello che po- 
tesse auuenire, volendo, quanto a questi due punti particolari, che si aspetti 
la risolutione che il principe Doria diceua essere per pigliare sopra tutte 
quelle cose, et voler mandar poi quel tale di Grimaldo ( 2 ) a comunicarle con 
V. M. Io solleciterò, et hora tanto più quanto vedo que' nuoui andamenti 
del Papa et di francesi, per i quali non è da dormire sopra il rescritto et 
stabilimento di quella città, perchè estando come està di presente, potrebbe 
darci tanto da dubitare, che dubitasse l'animo di V. M. et dipoi di tutti gli 
effecti buoni. 

Baso humilmente le sacre mani. 

C) V. Documento LIX. 
( ! ) Documento seguente. 



( 112 ) 
DOCUMENTO LXXIII. . 

Relazione in cifra de] Figucroa a Cesare , per informarlo di un tumulto desta- 
tosi nel popolo, e delle probabili cagioni che vi diedero luogo. Gli notifica lo 
invio, da parte d'Andrea D'Oria di Francesco Grimaldi, e dice in che consistano 
le riforme divisate dal Principe stesso nella costituzione del patrio governo. 
Alle quali il Figueroa, avvisandole insufficienti , contrappone i proprii disegni, 
la cui esecuzione specialmente si fonda sulla ben nota devozione di Agostino 
Spinola. Soggiunge notizie circa lo stato delle galere del D' Oria , il quale 
del danno patito si ripromette un compenso , nel ricevere da S. RI. il 
maggior numero dei feudi de' Fieschi. Accenna infine ad un gravissimo 
pericolo della vita corso da Antonio D' Oria. 

1547 , 10 febbraio 
(Estado, Leg. 1379, fol. 196-199) 



A los xxx del passado screui a Y. M. con don Rodrigo de Mendoca, y 
respondi a las cartas que con el recebi, y particularmente a lo que venia 
en gifra, de lo qual no le di parte ('); y por ella, y por su relation, haurà V. M. 
entendido en los terminos que quedauan las cosas desta ciudad, y la altera- 
cion que huuo el sabado en la noche , por la fama que se diuulgò que yo 
queria leuanlar la tierra apellidando Spana y Adorno. Lo qual, por lo que he 
podido alcancnr, salio de vno que està en casa del principe Doria, que se 
llama Luys Juria, que fue en la lonja de Sant Donò, adonde se recoge vna 
gran parte de la gente popular, y les dixo que tomassen todos las armas, 
por que dentro de dos horas se hauia de leuantar con voz d'Espaiia y 
Adorno; y corno en a quella parte son Fregosos , facilmente se alborotaron 
todos, y dieron fee a lo que dezia, saliendo de persona de casa del Prin- 
cipe; y viendo que por otra parte micer Adam llamaua gente para guardar 
las galeras, y todos los de aquella parcialidad sin otros que hizo venir de 
fuera , que dio occasion a los de la otra parte a que pensassen mal y se 
.apercibiessen, de manera que toda la noche estuuimos los vnos y los otros 
en armas sin que succediese uinguno desorden. Despues, reconosci endose los vnos 
y los otros, y viendo que era cosa de ayre, se pacificò y està en toda quietud, 

('; V. Documento XXXV. 



( H3 ) 
auii(]UO no deuen estar sin sospccha de lo quo podria ser , aunque yo procuro 
de aparlarsela quanto puedo, assi con las palabras corno eu todas las otras 
cosas que podrian causarlasj y sin duda si huuiera ydo a hablar a don Fer- 
nando de Gonzaga en Alesandria, corno el me lo scriuio, y si se huuiera 
liallado aqui el coronel Spinola, no se lo pudiera quitar de la fantasia que 
era cosa acordada. Mas viendo despues que todo ha salido en ayre, paresce 
que estan mas assossegados y que se va oluidando. Yo hable al Principe, y 
le dixe que de donde auia salido este desorden; respondiome que no lo 
tuuiese por mal, sino por bien, por que era mejor que estuuiesse ei pueblo 
desunido por su passion particular, y que no confiassen los vnos de los 
otros, que desta manera no pensarian hazer otra mayor nouedad de mas ym- 
portancja, y que no tuuiesse pena dello ; y aunque parece que es eu parte 
buena razon, yo no quisiera que se huuiera puesto està desconfìanca entre 
estas partes, ny renouar las passiones passadas, pues parescia que estauan 
oluidadas, y que los vnos y los otros eran seruidores de V. M., y vna cosa, 
y que quando alguna cosa huuiera de ser, hauia de ser con su consejo y 
ayuda, y el hauia de ser el autor de todo. Con micer Adam lo he platicado, 
y dize que les vinieron a dezir tantas cosas, que, por satisfacer a las gentes 
y poner recabdo en las galeras, hauia embiado a llamar alguuos de los ser- 
uidores y amigos del Principe; mas que aquello no ha causado ninguno mal 
pensamiento en la gente de bien, que en la otra mejor es que estè diuisa 
que vnida. Yo no se que ha sido su pensamiento, ny a que fin aya sido esto, 
sino huuiesse quesido mostrar a don Rodrigo que todo depende del, y que està 
en su mano alterar la ciudad y pacificalla , por que no hauia de pensar 
que por parte de V. M. se hiziesse vna nouedad tan grande sin que el 
fuesse sabidor della, pues sin su ayuda era yncierto el buen fin dello. Todauia 
no puedo pensar sino que si salio del Principe, que scria mouido con buon fin, 
y que aya quesido sperimentar la voluntad que balla en las genles, por que 
quando alguna cosa se huuiesse de hazer, y sepa corno se tiene de gouernar. 
Yo screui a V. M. que el Principe Doria me hauia dicho que pensaua 
cn la manera que se hauia de tener, para que està ciudad se assicurasse y 
permanesciesse en el seruicio de Y. M., y que con elio embiaria persona 
propria, la qual me ha dicho que sera Francisco de Grimaldo, que es el que 
tiene compaiìia con micer Adam, y haze todos sus negocios, en cuyo nombre 
se hazen todos los cambios; y aunque el Principe no me ha dicho hastaqui 
lo que ha pensado hazer, por lo que yo he alcancado de micer Adam, y 
por otras congeluras, el querria que se retbrmasse la manera del gouicrno, 
y que se reduziesse a menor numero de personas, porque entre tantas mal 



( 114 ) 

se pueden acordar , y resoluer lo que han do hazer; y estc remedio no me 
paresce bastante para escusar los yncouuenientes que podrian subceder, y 
poner remedio en ellos , si no se acompaijasse con las fuercas, para animar 
los que son bien inclinados, y refrenar a los malos ; y haziendo una guardia 
de buena gente, y confidente, que fuesse de quinientos hombres ordinarios en la 
placa, y en las puertas, en cada una dellas, e personas, y con sus capilanes 
confidentes, y que el coronel micer Agustin Spinola fuese sobre todo, yo 
creo que r à conseruaria està ciudad de qualquiera insulto que en lo de 
dentro se quisiese yntenlar, que es de lo que se ha de guardar, que de lo 
de fuera, no es de temer tanto, por que son cosas que se veen y se pueden 
proueer, mayormente ostando està ciudad fuerte corno està, y temendo 
V. M. la Lombardia, corno la tiene* y auiendo Dios guiado las cosas 
de V. M. con lan prospero succeso, no ay de que temer sino del ladron de 
casa, aunque al presente no parece que ay persona que pueda emprender 
lo que hizo el Conde ; y lo que mas me da que pensar es que , munendo 
el principe Doria , no huuicsse alguna nouedad, y para escusar està es me- 
nester estar con buen recabdo de gente, y con persona que sea verdadera- 
mente seruidor de V. M. , y que estos se puedan fiar del. El qual, a mi pa- 
recer, corno tengo scripto, no podria ser mas al proposito que el coronel 
miger Agostin Spinola, satisfaziendose el Principe dello. En lo qual yo he 
pensado de encaminallo, diziendo al Principe que pues las galeras tienen de 
yr fuera, y se dice que su persona yrà con ellas, que sera bien que nombre 
vna persona que quede en su lugar , paia gouernar la gente^ de guerra y 
tener la guardia desta ciudad; y, a mi pare§er, pienso que no puede nombrar 
a otro, assi por que depende de V. M., comò por que de continuo le ha tenido 
gran reuerencia , y por la esperienza que tiene de la guerra , y mas de 
las passiones de aqui. Veremos lo que dirà; y segun lo que determinare se 
podrà hablar a la clara en el negocio. 

Por lo que he podido considerar de las razones que el principe Doria me 
ha dicho agerca del gouierno desta ciudad, su voluutad seria que perma- 
ncciesse en la libertad que està, a los menos durante su vida, porque ha- 
uiendo el sido auctor desta reformacion y libertad, no queria en su vejez 
sello para desazella, mayormente que le paresce que desta manera V. M. 
es seiior de toda la ciudad , y que de olra manera no lo seria sino de vna 
parte. Todauia dizi; que, corno vassallo y hechura de V. M., que el no 
faltarà a lo quo mandare, que el proporna lo que le paresce, y V. M. 
escogerà lo que mas seruido fuere. Presto emenderò lo que quiere dezir, 
y entendido, podrò mejor dezir à V. M. lo que yo alcanco. 



( 115) 

Las cartas quo venian para b1 Duque y Gouernadores desta Repubblica, 
y para los cardenales Doria y Cibo, rocchi, y las di a los desta Republica; 
eou las quales se bau alegrado, y recebido muy crescida merced con el 
fauor que con elias Ics ha becbo V. M., juntamente con lo que yo los 
dixe de parte de V- M.; a la qual besan los ymperiales, pies y manos. 

Yo dixe al Principe y a mic,er Adam Io que V. M. scriue en fauor de 
los hijos del capitan Juan Doria, de lo qual se han alegrudo mucbo. 

Ya screuì a V. M. comò las dos galeras de don Bernardino de MendoQa 
fueron tras a la galera que se huyo con los turcos basta Corgega, no tuuieron 
nueua della, y assi se boluieron; despues aeà no se ha sabido ninguna cosa. 
Yo creo que se saluò, y que deue estar en Bcrberia. La otra del Conde fue 
a Marsella, donde està agora. 

Despues de scripto lo de arriba, me ha hablado Adam Genturion, y con- 
firmadome la yda de Francisco de Grimaldo, para dar razon à V. M. de 
su parec,er acerca de la estabilidad desta ciudad en seruicio de V. M., y ijue 
por ser cosas de ta'nta ymportancia y que requieren tanto secreto que no 
las quiere poner en scriptara sino confiallas del, y que las diga de palabras 
porque passando por manos de muchos no se pueda guardar, y segun lo 
que me han dicho en conformidad de lo que arriba tengo dicho, que el 
gouierno se modere y reduzca a menor numero de personas, y que estas 
sean elegidas por votos de sus balotas, y no a suerte comò se hazia, y 
que el Gonsejo grande, que es de cuatrocientos, sea de doscientos, y menos 
si se pudiere, por que desta manera se quita el auctoridad a la gente baxa, 
y se augmeuta a la Serìoria , y a la gente de bien y gentiles hombres, y 
pues el caso succedido fue hecbo de vna persona, y no fue por culpa de 
de la ciudad, que no es razon que ella padezca , y que este es su parecer , 
mas que al fin es vassallo y heehura de V. M., y que harà Io que le man- 
dare , de manera que todos son desta sentencia en este caso. Yo dissimulo 
con todos, y digo que tienen exemplo en las manos con quanta clemencja 
V. M. se ha hauido con los que han sido rebeìdes, y que V. M. no quiere 
sino los corazones de los hombres, y que le siruan por amor y no por lemor, 
mayormente hauiendo causas tan legitimas para elio, pues conoscen que no 
pueden viuir sin los reynos de V. M., y que està es toda su riqueza y bien 
de su tierra, y que juntamente con esto se establezca una guardia de dc hom- 
bres para la placa y puertas, y que se nombre vna persona quo tenga 
cargo desta gente, que sea confidente a V. M., la qual no me han declarado, 
mas que dizen que sera tal que no pueda ser mas confidente. De lo qual 
he considerado que podria ser que el principe Doria tuuiesse pensainiento 



( 116 ) 

de nombrarme a mi corno hizo la otra vez, quando fuè a Coron, y las 
otras empresas; y esto no seria al proposito, por que esto no sirue a mas 
de la cerimonia, y no al effecto, por que yo no tengo gente ny otra cosa 
ninguna para ser parie para remediar los ynconuenientes, y temendo al co- 
ronel Agostin que tanga mando particular sobre la gente, sera buen ynstru- 
mento para essecutar lo que fuere seruicio de V. M. y conseruacion desta 
ciudad. Hame parecido dar dello auiso a V. M., para que si este lo piati- 
casse, V. M. estè aduertido dello, porque, ami poco juyzio, esto no se puede 
sostener en los terminos que està, sino desta manera, porque de lo que mas 
nos hauemos de guardar es del ynsulto que los de dentro pueden hazer , 
que de lo de fuera se puede mejor guardar y proueer con tiempo, y sì 
esto se assienta bien, y establesce de donde estos han de sacar la paga ordi- 
naria para pagar està gente, y se procura de desarmar este pueblo, me pa- 
rece que se podrà conseruar ; y tanto mas si las cosas de Ytalia tomassen 
algun medio, y huuiesse buena. concordia enlre V. M. y el Rey de Francia, 
se podria estar con toda seguridad, de otra manera no se puede aquietar 
del [odo; y, corno tengo dicho arriba, y Adam Centurion me ha declarado, de 
la voluntad del Principe seria que està ciudad se conseruasse siempre en 
el seruicio de V. M., conseruando su libertad, por que con ella le paresce 
que V. M. es seiìor y tiene lo que quiere della, y tiene la ciudad junta, y 
de otra manera, que la ternia diuidida, y con gasto, y que tan poco es per- 
petuo, y juslo con elio le parece lo que digo, que hauiendo el sido auctor 
desta libertad, que serio agora de desazella, paresciendole que todo lo que 
ha aquistado de buena fama, y que no aya quesido ser tirano, que la per- 
deria en vna bora, y junlo con es'o yo creo que considera que podria ser 
que quando yntentasse que no saliesse con elio, por que aunque son diuisos 
entre ellos, en este caso serian vnidos para conseruar su libertad, y el al- 
borolo que se siguiò fue temiendo que la parte Adorna en nombie de V. M. 
no hiziesse alguna nouedad, de manera que pudiendose conseruar de la manera 
que està, seria lo mejor; y si se pudiesse tener vn buen fiador mas enlre el 
mal, yo juzgo que este es el menos mal, y correr està fortuna por la yncer- 
tinidad que ay de lo demas; y en està materia yo he tentado a Antonio 
Doria, que es el que tiene el piò para subir en la rueda, y dize que corno 
seiuidor de V. M. que nunca le aconsejarà que tenga esla ciudad por fuerca, 
sino de su voluntad; y en este proposilo allegadas mutaciones de estados que 
ha hauido en tiempos passados y de los modernos de agora, y que pues el 
caso susgedido fue ordenado de vna persona, y no fue por culpa de los 
de la ciudad, que no es razon que ella padezca, y que este es su parecer, 



( 117 ) 

mas que alfin es uassallo de V. M., y quo harà lo que le mandare, de ma- 
nera que todos son desta senlencia en este caso. Yo dissimulo con todos, y 
digo que tienen el exemplo en las uianos con quanta clemenza V. M. se 
ha hauido con los que le bau sido rebeldes, y que V. M. no quiere sino 
los cora§ones de los hombres, y que le siruan por amor.y no por temor, 
mayormente bauiendo causas tan legitimas para elio, pues eonoscen que no 
pueden \iuir sin los reynos de V. M., y que loda su riqueza sale dellos, lo 
qual la gente de bien conosce; mas son tan inouibles, que no se puede tener 
scguridad ninguna. 

Este Francisco de Grimaldo es muy aecepto al principe Doria, y compa- 
rerò de Adam. El qual en los negogios passados ha mostrado ser seruidor 
de V. M. por sello del Principe, y por su interes; mas de su naturai es Fra- 
goso , y criado en Francia , y para este negocio quisiera otro ynstrumento 
que fuera de su naturai ynclinacion seruidor de V. M. Todauia el Principe 
se fia del, y ha scripto otras vezes por el a Y. M. para que le de alguna 
pension. Podria ser que las mercedes puedan mas que la ynclinacion naturai, 
y las mercedes de V. M. se han de estender a los buenos y a los malos; y, 
en Io que yo he visto, en lo que se ha offrescido el ha seruido bien. 

En lo que toca a lo de las galeras del Principe, dizen que quiere yr en 
ellas este verano para darles reputagion, y por que las gentes no le tengan 
por muerto, y esto està determinado sino le succede alguna cosa; y si el 
no va, yrà Adam Centurion, por que, corno tengo dicho, el no las flarà de 
otro ninguno, y por todos jespectos paresce que estarà mejor en su poder 
que en otro. El se dà priessa en ponellas en orden, y en lugar de los sclauos 
que perdio, pone gente de buena bolla ('), y haze vna galera de nueuo, 
de manera que saldra con sus xx galeras. 

El daiio que recibio fue grande asi en los sclauos comò en la galera que 
se le lleuaron los turcos, y tambien el que recibieron las otras que las sa- 
quearon todas, aunque despues se han cobrado muchas cosas; todauia es 
menester gastar buena suma de dinero para tornallas en el grado que estauan; 
y para recompensalle del daiio recebido, y hazelle V. M. merced, yo creo 
que el tiene pensamiento que V. M. le ha de hazer merced deste estado del 
conde de Fiesco, o de la mayor parte del; y que de la otra V. M. disporna 
a su supplicacion, que le sera gran fauor; y segun entiendo està Republica 
dessea mucho quitar este castillo de Montoyo de aqui, por que les paresce 

(') I buona voglia, tra i quali nota il Pantera (Armata Navale, Roma, 16U, 
p. 131) che i napoleoni e gli spagnuoli erano sopra tutti eccellenti. 



( 118 ) 

que cs vd gran sobreguesso; y en consequencia desto, el Principe les ha 
persuadido que hagan alguna gente para embiar sobre el dicho castillo, con 
yntelligencia de don Fernando de Gonzaga, el qual tambien embìa por su 
parte gente, para que el castillo estè cerrado, de manera que no puedan 
entrar ni salir; y antes que determinasen de hazello, tuuieron sus conse^s si 
seria bien hazer este gasto, y todos concluyeron que contentandose V. M. 
de hazelles merced del para que le derriben, que era bien hazer el gasto; 
y el Principe les olTrescio que el supplicaria V. M. que les hiziesse merced 
del; y con esto se determinaron de hazello. Y por que hauiendo V. M. 
de hazer al Principe alguna merced por los darios que ha recebido, ym- 
portando tanto a està ciudad hauer aquel castillo, me ha parendo acordar 
a V. M. que hauiendo de hazer merced del, que V. M. la haga al Principe 
para ayuda de costa , con facultad que lo pueda derribar o enagenar , o 
hazer lo que por bien luuiere, por que desta manera està Republica haurà 
lo que dessea, y el Principe sacarà alguna recompensa de los darios que ha 
recebido, por que el castillo, para tenelle, no vale, segun soy ynformado, 
cuatrocientos escudos; y a està Republica V. M. le puede hazer merced 
de aquel lugar de Vares y Rocatallada, quo ellos pretende que es suyo, por 
gratificallos y que parezca que V. M. tiene cuenta dellos en particular. 
Tambien el Principe me ha dicho que embia a suplicar a V. M. por vn 
lugar que se dize Sanct Esteuan, para Antonio Doria, que solìa ser de 
vnos parientes suyos que se lo robaron, y despues medio pagaron, yo creo 
que tambien ha scripto por el coronel Agustin Spinola. Yo supplico a V. M. 
quan humilmeute puedo, y por lo que deuo a su seruicio, tenga memoria 
del, porque en efTecto no tiene V. M. ninguno que con mas fee y amor 
sirua a V. M. que el, y despues Steuan Spinola, se muestre enterainenle ser- 
uidor de V. M., y tambien Dominico Cenlurion. 

Yo scriuo a V. M. vna carta de mi mano, que lleuò Francisco de Gri- 
maldo sin que el sepa que scriuo otra cosa, por que me ha dicho que el 
Principe que no querria que estas cosas se tratassen por muchas manos, por 
el peligro que passan. 

Tambien me ha hablado miger Adam sobre el officio de protonotario que 
el Principe tiene en Napoles, que eslaua en cabeca del capitan Juan Doria, 
y de los ecc. ducados de que V. M. le hizo merced por lo de Argel; sobre lo 
qual creo que Francisco de Grimaldo deue lleuar comission, para suplicar a 
V. M. tenga memoria de los hijos del capitan Juanetin. 

Hauiendo V. M. de hazer merced al Principe deste estado, y a los otros 
que prelcuden recebir, yo supplico a V. M. me la haga a mi para melellos 



( 119 ) 

y tomnlles la iìdclidad, y csto no lo pido por ci beneficio que dello tengo 
do sacar, por quo del Principe ny de los otros no Io tengo de recebir, sino 
por un poco de reputacion para lo (jae toca al seruicio de V. M., que las 
geptes vean que V. M. haze cuenta de mi, pues me hallo presente. 

De Napoles bau scripto a Antonio Doria corno por via de un frayle se 
ha sabido conio desta ciudad partiò vna fragata, en la qual yuan siete arca- 
buzeros para matar al dicho Antonio Doria; lo qual ha confessado vno dellos, 
ballandose yn articulo mortis, mas no hauia dicho quien hauia embiado ; 
mas que fue en liempo que succediò la trayeion que se hizo aqui, de manera 
que se tiene por cierto que fue por orden del Conde, que se queria quitar 
delante los que pensauan que le podian dar empacho. 



DOCUMENTO LXXIV. 

L' Imperadorc annunzia a Diego di Mendoza come abbia mosse lagnanze al Duca 
di Parma, per la fortificazione del castello di Romanese, e per 1' occupazione 
dei feudi de' Fieschi. Aggiunge istruzioni pel caso, che crede probabile, della 
consegna delle galere che il conte Gian Luigi aveva acquisiate dal Papa. 

1547, 11 febbraio 

(Éstado, Leg. 87i, fol. 154) 



Hablonos luego (') en lo del duque de Castro, excusando lo de Romanese por 
el derecho que tenia a la jurisdicion de aquel lugar, siendo de la de Pla- 
zencia, para que por esto no dexassemos de tener de la buona imprecion que. 
hasta aqui, corno lo merecia su atl'ection y desseo. A lo qual le respondimos 
corno conueuia, apunctandole que en esto y en otras cosas deuiera el Duque 
tener mas respecto a las de nueslro seruicio, y no fortificar el dicho lugar 
de Romanese sin dar nos auiso dello, ni querer que la cosa se tractase 
amigablemente, corno antes estaua concentado, afiadiendo a esto la diligencia 
que hauia usado en la occupacion de los dos lugares del coude de Fiesco, 
pretendiendo caer en su juredicion, y pertenescerle por razon de la deuda 
de las galeras que hauia comprado de S. S., no mirando que los hauiamos 

('; 11 nunzio del Papa. 



( 120 ) 

mandado tornar a nuestra mano por la traycion que hizo, siendo nuestro 
pensionano y feudatario del Sacro Imperio, con dezirle lo que el bulgo, que 
tanto querria abarcar el dicbo Duque que no apretase nada , y que assi 
corno el se buuiesse en estas y otras cosas assi mirariamos de proceder .en 
las scusas. 



Despues de esripto lo de arriba, hauiendo entendido mas particularmente 
la manera de proceder del duque de Castro en nuestras cosas, mandamos al 
Obispo d' Arras que hablasse al nuncio y al agente del dicho Duque sobre 
ellas, deziendole el sentimiento que con razou deuiamos tener, y lo demas 
que en està conformidad le paresciese; y ambos se hizieron muy nueuos 
de lo que le imputauamos, concluyendo con que auisarian al Duque, y espe- 
rauan qué daria tal satisfaccion de sy, que no le dexassemos de tener en 
aquel grado de verdadero seruidor y aficionado nuestro que basta aqui. 

Tambien hablò el dicbo de Arras al nuncio sobre las tres galeras del conde 
de Fiesco, deziendole que pues eran bienes del dicho Conde, y nos se los 
hauiamos mandado confiscar, que tambien bauian de ser nuestras; y el dicbo 
nuncio respondiò que no creya que S. S. le negaria, pues era justo. Aunque 
despues se entendiò del que no quisiera hauerse alargado tanto, por esso. En 
siendo en Roma, entre las otras cosas que tratareys con S. S., sera hazerle 
viua instancia para que aquellas se nos entreguen, estando en su poder o de 
los suyos, corno cosa deuoluta a nos por la traicion cometida, siendo nuestro 
pensionano y feudatario del Sacro Imperio; y veniendo en elio, corno no se 
deue dubdar, estareys aduertido quo no se han de embiar a Genoua, sino que 
han de seruir debaxo del cargo de don Bernardino de Mendoga vueslro her- 
mano. 

De Hulma , xi de febrero 15-47. 



( 121 ) 
DOCUMENTO LXXV. 

Lettera di Cesare al Gonzaga, dove, toccato delle relazioni avute circa le cose 
di Genova, lo invila a porsi d'accordo col Figueroa. Dice delle contingenze 
per cui potrebbe insignorirsi di Parma e Piacenza; né crede che i francesi 
potrebbero adombrarsi qualora si facesse una levata di gente per l'espu- 
gnazione di Montaggio. 

1547, 11 febbraio 
(Estado, Leg. 1194, fol. 359-301) 



Quanto a Ias cosas de. Genoua, por la relation del Fantino Qhauemos par- 
ticular y distintamente entendido el estado en que al presente se hallauau, y 
la diuersidad de paresceres y humores sobre la pacificaeion , seguridad y 
buen gouierno de aquella ciudad , que cierlo lernia necesidad de buen re- 
medio; y pues, por la copia de la que os scriuiò el embaxador Figueroa ( 2 ), le 
parescia que seria dar sombra a los de aquella Republica, si, estando las cosas 
della tan alteradas corno estauan, viniesse a abocarse con vos en Alexandria, 
tanto mas hauiendo el principe Doria de suyo dicho que pensarla en el me- 
dio que mas conuiniesse, no tenemos que dezir mas de que, entendida primero 
su resolucion y parescer, en lo que toca al buen assiemo y seguridad de la 
ciudad y dominio, mirareys con comunicacion del diebo ambaxador de ende- 
recary guiar lo que mas,conuerna a nuestro seruicio, y que aquella Republica 
se conserue a nuestra deuocion , de manera que no sea en mano de quien 
quiera ha'zer otra nouedad corno la passada , remittieudo nos eu lo demas a 
lo que por las precedentes os tenemos scripto, y por agora hasla ver los 
medios que propone el dicho Principe, no parege que conueruia tractar de la 
gente que se deuria entretener a nuestra costa en la dicha ciudad, ny tam- 
poco de lo del còronel Augusliu Spinola , aunque lo vno y lo otro nos pa- 
resce muy a proposito y couuenienle por todos respectos. 

En lo que toca al duque de Castro , por todo lo que nos screuis de sus 
andamientos, y por lo que de otras partes se entiende en conformidad dellos, 
haueinos visto la manera del proceder de que vsa en nuestras cosas, y lo 

('; V. Documento LUI. 
(') V. Documento L1X. 



( 122 ) 

que os paresse, y causas quo days para dissimular con el y no proceder en 
lo de Romanese por la via de la fuerca , corno os lo bauiamos ordenado, 
hasta que se pueda encaminar juntamente con lo de Parma y Plasencia , 
offreciendose la occasion. Lo qual despues de bien considerado, y estando las 
cosas de aqui y de la parte de Francia de la manera que estan, nos parcsce 
muy bien pensado, y con la prudencia que soleis, que tanto mas por lo que 
continamente se descubre de la mala voluntad del Papa , ynclinacion y aun 
yntelligencia que se deue creer que terna con Francia, juntando las diligen- 
cias hechas por su parte para tractar liga con Venecianos, corno lo terneys 
entendido, y assi nos paresce muy bien y se deue tener fin a lo pringipal 
de recuperar a Parma y Plasengia , teniendo cuidado de sacar secretamente 
en claro, y comprobar lo que se dize y entiende, de hauer el dicho Duque 
tenido yntelligencia en el tractado de Genoua , y hauer recogido y comuni- 
cado secretamente a uno de los hermauos del dicho conde de Fiesco , y 
hauer dado asistencia de armas para defension de sus tierras, con lo demas 
de los cauallos suyos que acotnpaiiaron al otro de la Mirandola Q), y las otras 
particularidades que se pudieren sacar a luz, pues todo esto sera gran razon 
y muy justiflcada para demas del derecho que tenemos a las dichas ciudades 
de Panna y Plasengia, ocuparlas si se puede hallar medio, y quitarle a Na- 
uara , tanto mas se rnostrarà su vellaqueria grande , hauiendo usado de la 
dissimulacion y especie de traicion que usò, embiandose a ofl'rescer al remedio 
del caso de Genoua luego corno sucediò. Però no por esto se le deue 
dexar de le hazer ynstancia , y requerirle que lo de Romanese se tracie 
amigablemente con la razones y medios que mas os paresceran conuenir, de 
manera que la tolerancia y simple dissimulacion no prejudique a los de- 
rechos ny de la propiedad ny possession , teniendo siempre aduertencia de 
notar todas las cosas de que en esto execederà y atentarà, y los suyos, para 
sacarse a luz toda la probanza que se podrà hauer assi de testigos corno de 
probangas, para poder nos seruir de todo a su tiempo. 

Y quanto a lo que consultays, si oflresciendose os alguna aparente occasion, 
sin aguardar la de la sede vacante , de poder robar alguna de la dichas 
placas de Parma y Plasencia, con dar nombre que lo hezistes de vuestra 
cabega sin orden nuestra, usareys della y la podreys executar, considerando 
que al tiempo que viniesedes a executar la dicha occasion , podria ser por 
uentura que las cosas o destas partes , o de Francia , esluiessen en terminos 
que no conueniesse entonges declarar nos contra Su Sanlidad ny cosa suya, 

(•) V. Documenti XLV1 e LX1I. 



( «23 ) 
y guardarlo para mejor oportunidad, dos paresse que qo scià sino bien que 
;niirs de executar la dicha oeasion, cu caso què se os ofrezca, pues no haurà 
incopueniente en la dilacion, de consultarmi , lo DOS auiseys dello y de la 
inaucr;i que estarà guiado, para que, conforme al estado en que estaran los 
oegòcios, os podamos screuir y ordenar sobrello lo que mas conuenga ('). 

Està muy bicu hauerse ocupado los lugares del conde de Fiesco lucra de 
los dos castilloà que screuis, de los quales viene el vno en bianco, y asi- 
misnio la gente que pensauades enea minar sobre la que los adherentes y 
sequaces de la casa de Fiesco bau juntado para tener allerado lo de Genoua, 
lo qual no podrà ser sino muy a proposilo, para entretanto que se prepara lo 
necessario para espugnar el castillo de Monloyo. El qual, no obstante lo que 
cerca dello considerays, de la occasion que francescs podrian tornar de ar- 
niarse haziendose massa de gente de nuestra parte, nos paresSe que no cou- 
uiene que quede assi, pues se podria hazer con el tiempo otro nido comò la 
Mirandula, y assi seremos seruido que pues ya estarà reconosc/ido, mireys de 
ocuparle por la mejor manera que os parescerà, pues la massa de gente que 
para elio se haurà de hazer no sera tanta que pueda dar sombra a franceses, 
tanto mas encaminandose luego a la parte que haurà de yr, y publicandose 
aquella conio es de creer que luego se emenderà. En lo demas de los dos 
lugares que el duque de Castro ha ocupado del dicho Conde, està bien lo 
que respondiò, pues todo es excusarse con palabras tan geuerales y sin fun- 
damento, y assi seremos seruido que lo torneys a requerir de nuestra parte, y 
hagays muy viua ynstancia por que nos los restituya, dandole a enlendcr que 
si algun derecho pretendiere a ellos, que no se le lai tara de hazer juslicia. 

Por que hauemos entendido que vn Fedro Luca de Fiesco, que tiene del 
Rey de Francia pension de quinientos (?) francos, y que es sei! or de ciertos 
castillos en las montarias del Piamonte, y que viene muchas vezes a Milan, 
tractò en dias passados, en el tiempo de monsieur de Termes, sobre està platica 
de Genoua , ynformaros eys diestramente de lo en esto se pudiere descubrir, 
para que, scgun el auiso, se mire en lo que se deurà hazer. 

( 1 ) Fra le preziose carte possedute da S. A. R. il Conte di Villafranca , 
non sono poche quelle che hanno tratto esclusivamente alle cose di Parma e 
Piacenza 



( 124 ) 
DOCUMENTO LXXVI. 

Il Figucroa annunzia al Principe D. Filippo di avere eseguite le commissioni 
affidategli presso il D'Oria; gli notifica la distruzione del palazzo Fieschi in 
Vialata, e la deliberazione d'assediare Montobbio. 

1547, 43 febbraio 

(Estado, Leg. 1379, fol. 53) 



A los dos del presente escriui a V. A. con un correo ginoues que passò 
por aqui de Roma, y di particular auiso de lo que se entendia de la salud 
de la imperiai persona de S. M., por las cartas que hauia recibido de los 
xxviii del passano, y embiè copia de los auisos que se tenian del successo de 
las cosas de aqucllas partes. Despues, a los x del presente, recibi la carta de 
V. A. de los xxv de enero, con el correo que uenia despachado para S. M., 
y por ella quedo auisado corno V. A. hauia recibido la mia que scriuì a los 
ix de deziembre ('); despues seran llegadas las que scriui a los vi y x de 
enero, dos y tres del presente, con el auiso de lo que hauia suegedido 
en està ciudad, y los terminos en que quedaiian las cosas della; y porque 
por ellas lo haurà entendido V. A. particularmente, no sera necessario tornailo 
a replicar en està, sino remitirme a aquello. 

Al principe Doria di la carta que para el venia ( 2 ), y juntamente con 
ella le dixe lo demas que V. A. me mandò scriuìr, haziendole saber el 
desplazer y pena que V. A. hauia recibido de la muerte del capitan Juan 
Doria, y de los otros trabajos que hauia passado, offreciendole la buena vo- 
luntad que V. A. ha tenido siempre a el y a sus cosas, que era conforme a 
la de S. M. Recibió tanta consolatoti y alegria con la visitacion, que no podia 
hazclle V. A. mayor merced y fauor que aquella, por ver la memoria que 



f 1 ) Queste lettere, del 9 dicembre 1546 e 25 succesivo gennaio, ci mancano 
affatto. 

( 2 ) Anche questa carta ci fa difetto, non potendo essere quella che pubbli- 
chiamo appresso (Doc. LXXX), e che, insieme all' altra diretta al Figucroa (Doc. 
LXX1X), fa risposta alle lettere del 6 e 10 gennaio. Il Principe non aveva ri- 
cevute ancora quest' ultime all' epoca della spedizione di quella del 25 , ed è 
appunto a siffatta letti ra che il presente Documento giova di riscontro. 



( 125 ) 

ha [enido V. A. a sus trabajos. E! procura do ponor la galeras en orden lo mejor 
quo puedc, y aunquc no yran lodas armadas de forgados, lo seran de gente 
de buona bolla; y me ha diebo quo yrà ci cn ellas, y que snldrà mas tem- 
prano de lo quo solia salir. Està ciudad està en quietud ; y se procura para 
que continue en elio. 

Està Sènoria ha hecho deribar el palacio donde habitaua ci conde de Fiesco, 
que era muy bueno ; y con el tiempo yran poniendo la mano contra los 
bienes de los que se hallaron en su compania a la trayeion, pues las personas 
no se pueden hauer; y demas desto embieran gente por su parte para la 
empresa del castillo de Montojo, para que, juutamente con la que don Fer- 
nando proueerà en nombre de S. M., se le ponga sitio, porque es fuerte y 
no se le puede batir, a lo que dizen algunos, y esto solo es el que ha 
quedado al Conde nueuo de todo el Estado. 



DOCUMENTO LXXVII. 

Dispaccio, in cifra, del Gonzaga, con cui ragguaglia Cesare di un suo collo- 
quio con Francesco Grimaldi , e delle difficoltà clic s' incanirebbero nella 
erezione della progettata fortezza. 

1547, 14 febbraio 

(Estado, Leg. H9ì, fol. 238-240) 



Con la mia di hieri (') feci auuisata V. M. de la determinatione che il prin- 
cipe Doria haueua fatta di inuiare a Francisco di Grimaldo sopra lo assento 
de le cose di Genoua, et con essa hauerà hauuto un dispaccio de lo ambas- 
satore Figueroa indirizzatomi con quello ordine che per detta mia hauerà 
uisto, et se bene io mi auuiso che con detto dispaccio V. M. sarà stata pre- 
uenula del tutto, nondimeno, a soddisfactione del mio debito, non voglio las- 
sare di auuisarla di quello che il detto Grimaldo, essendo stato qui hoggi ('), mi 
ha comunicalo di comissione del principe Doria , et di ciò che pili olirà mi 
occorre in questo proposito. Il parlar suo è slato in questa forma: Che quella 

(') Questa lettera ci manca del pari. 
( 2 ) In Milano. 



( 126 ) 

città è diuisa in quattro humori. Il primo è di una sorte di uomini che, non 
contenti del presente stato di essa città, sono desiderosi de cose nuoue, spe- 
rando con il mutamento dello Estato e con qualche riuolta esser di migliore 
conditione. Il secondo dice esser di una qualità di persone che si pasceno di 
ragionamenti et di discorsi, senza proporsi alcun fine o senza sapere, in con- 
clusione, ciò che si voglino. Il terzo è di una generatione di huomini, i quali 
esso chiama pusilanimi et timidi, che di ogni cosa si mettono spauento , tra 
li quali mi ha per esempio nominati alcuni che so io, che sono di quelli che 
approuano la refectione della fortezza, ma non sa già costui che io lo sapia; 
per il che si comprende che delta fortezza non piace al Principe né a' suoi 
adherenti, poiché costui, il quale è vno, danna e vitupera la parte di coloro 
che la approhano. Per il quarto humore mette la setta di quelli che deside- 
rano la quiete et pacifico stato della città, dalli quali dice che viene anteposta 
vna nuoua forma di gouerno , come seria di restringere a minor numero 
quelli del reggimento, et redurlo a eh ; non passassero cento o centocinquanta citta- 
dini, et che doue hora si trano per poliza vorrebbono che si ergessero per bal- 
lotte, et di più che si introducesse una guardia gagliarda di insino a settecento 
fanti, con un capo il quale si douesse pensare chi douesse essere più a pro- 
posito. Et questo è in sostancia quanto il detto Grimaldo ha comunicato meco. 
Sopra di che hauendo ben considerato, ne vengo a cauare che in quella città 
siano pochi quelli che procurino directamente il seruigio di V. M.; senonchè, 
sotto questo nome di anteponere il seruigio di quella alle altre cose, voglino 
ottenere il principato della città et fare il fatto loro. Et poiché questo si co- 
nosce, sarei di parere che per bora si douesse dissimulare, et aceptare tutto 
quello che essi antepongono, senza cercare più oltre , perchè io non conosco 
che nel contradire et nel volere incaminare hora le cose al disegno della 
fortezza, come è stato ragionato, potesse nascere se non difficoltà, senza farsi 
alcun buono effetto; poiché, per questo che io ho detto, chiamando timidi et 
pusillanimi quelli che approbano il disegno della fortezza , si conosce che il 
Principe et suoi seguaci non ci vensono bene; dello aiuto dei quali V. M. si 
hauerebbe principalmente a seruire quando detto disegno si hauesse ad inca- 
minare. Onde, estante per hora questa difficultà della fortezza, pareria a me 
che non si potesse fare altro che consentire a questa forma che essi propon- 
gono, perché io tengo per securo che quando il Principe venga a mancare, 
i primi che procureranno detta fortezza saranno quelli propri che hora la ri- 
cusano , e massimamente quando le forze della guardia si trouino in potere 
di persona confidente a V. M. , che non sia per discrepare de la mente di 
quella in qual si voglia determinatione che per lei si facesse; onde, per quello 



( 127 ) 

che io estimo, tutta la importanza di questo negocio consiste in la electionc 
del detto capo; e però sarei di parere che ia questo V. M. hauesse da per- 
sistere iu fare che si elegesse persona molto confidente ; nò a me occorre 
altri che Agostino Spinola che sia più confidente a V. M. , et più a soddis- 
factioue vniuersale di quella città , che lo uno senza lo altro non semina , 
attesoché io non credo che detta città si riducesse mai ad accettare fore- 
stiero alcuno in detto carico. Ma di questa particolarità del capo di essa 
guardia , il detto Grimaldo non mi ha mossa parola. Voglio ben credere che 
ne ragionerà con V. M.; però quando noi facesse, non crederei che fusse bene 
di lasciarla passare così asciutta; ma che fusse più che necessario che V. M. 
si lasciasse intendere che il suo desiderio seria che questo punto si chiarisse 
et terminasse , come cosa importante sopra ogni altra , et procurasse in ogni 
manera di fare destramente conoscere al dello Grimaldo, che, per judicio di 
lei , il detto Augustine- sarebbe più a proposito per detto carneo che qual si 
voglia altra persona di quella città. Questo è quanto mi souuienc in propo- 
sito di detta negociatione. Et perchè da esso Grimaldo sono estato pregalo 
con molta instantia di non ne dare pai te a persona viuente, V. M. sarà ser- 
uita, per beneficio della negociacione, di non mostrare che di ciò li sia stato 
scritto parola da me. 



DOCUMENTO LXXVIII. 

Il Figueroa avvisa Cesare della partenza del Grimaldi ; ripetendo come oggetto 
dell'ambasciata del medesimo sia quello di sottoporre a S. M il disegno delle 
riforme dal D' Oria invaginate. Su che nuovamente discute. 

1547, 16 febbraio 

(Estado, Leg. -1379, fol. 25) 



A los x del presente screui a V. M., y dixe lo quo hauia passado con 
micer Adam Genturion sobre el assiemo de las cosas desta ciudad. (') Despues 
se partiò Francisco de Grimaldo , el qual va despachado del principe Doria 
para V. M. , con el parescer de lo que se deue hazer para la conseruaciou 
desta ciudad. El qual me ha hablado oy , y dichome todo lo que lleuaua 

(') V. Documento LXX1II. 



( 128 ) 

en comission, escusandose que no lo ha heclio primero, por no dar sospecha 
a las gentes, y tambicn por ser eslas cosas de qualidad que conuieae mucho 
secreto, y que scriuiendolo en Corte, no se puede tener que no se alcance 
alguna cosa; y que por eslas causas no lo ha querido screuir a V. M., sino 
enfiarselo a dezir a gora ; y no obstante que el dicho Francisco de Grimaldo 
haurà comunicado a V. ftl. su comission, no dexarè de dezir lo que a mi 
me ha dicho, que en effecto es lo que yo tengo scripto por la mayor parte, 
aunque vayan mas especificados y declarados los puntos y ynconuenientes 
que dello se pueden seguir , y corno se han de desinar las cosas. 

El principe Boria dize que el siempre ha' sido de opinion que V. M. tenga 
està ciudad unida, y goze del beneficio que della recibe en voluulad de todos, 
o de la mayor parte, y principalmente de la gente principal, y que, para 
que eslo se pueda hazer mejor, que el a pensado que es bien relòrmar el 
numero de los del Consejo, mayormente del Consejo grande, que es de qua- 
trocientos, en el qual es siempre mayor el numero del pueblo que no el de 
los gentiles hombres , y que por està causa, quando se tracta de hazer los 
otros olficios adonde estos se inclinan, comò son mas votos, se haze lo que 
ellos quieren, de manera que siendo menor el numero seran menos los votos, 
y las eleciones se podran hazer mas libremente , y las personas mas califi- 
cadas; y que porque esto no se podrà hazer sino con dificultad, le paresce 
que las galeras de Napoles podrian venir con la gente que a el les paresciesse 
conueniente, y el salir con las suyas, y juntar con ellas, y dar està orden 
que screuia a V. M. para que las cosas se reformassen para addante, que- 
dando en la libertad que agora tienen , ailadiendo que para conserualla que 
se crecesca la guardia hasla seiscientos hombres, los quatrocientos en la 
placa, y en cada puerto dento, lo qual me paresce lo mas necessario; y esto 
no basta sino nombra una persona confidente a V. M. y a la tierra, perse- 
uerando en està opinion, porque de aqui si descrepasse, no seria menester 
que siguisse su opinion; y para esto effecto no ay ninguno en quien aya 
eslas qualidades, sino en el coronel micer Agoslin Spinola. Yo no me he 
querido declarar en elio, por no dar sospecha a las cosas que se han publi- 
cado; mas, a mi parecer, no se puede hazer cosa que sea mas a proposito de la 
una y de la otra parte. Demas esto, el principe Doria me ha dado intiucion 
que podria ser que lo que ha negado por lo passado que al presente qui- 
siesse gozar dello, y tornar toda la auctoridad en si, no para usar della, ny 
mudar la forma del gouierno, mas para tener ci primer lugar; porque me 
ha dicho que quando se hizo la reformacion, le quisieron dar a el aquel 
lugar, y que no lo quiso, que agora que scria mas solicito que no hauia 



( 129 ) 

hccho basta aqui . do mancra quo me ha pucslo sospecha quo de una ma- 
nera o de otra quiero conseru;ir lo que ha hocho. 

Està es la una manera quo lo paresco quo V. M. puede tener, para tener 
està ciudad a su deuocion. 

La otra es hazieudose senior della; y para està pone algunas dificultados, 
dizicndo que se harà conlra Ja voluntad do la mayor parte, de manera que 
siompre se estarà con tomor y peligro, y mayor que el de agora, y con 
grand gasto de V. M., por ser poure el Comun de Genoua, y la dificultad 
que ay en ballar dinero para elio, y mas de lo quo se haze formoso. 

La terccra seria gouernarse està ciudad por una de las partes, corno 
hazia primero , y que està no la aprueua, por que si es Adorno V. M. per- 
derà el Fragoso, y no dexarà de procurar de hazer todo el mal que pudiere 
para soleuantar la tierra, y lo mismo el Adorno; de manera que siempre 
estarà diuisa, y que cada una de las partes no procura esto por el seruicio 
de V. M. y bien de la ciudad , sino el particular suyo, y por manlcnerse 
assi a su parte a costa de otros, que el no ha quesido dezir a V. M. lo que 
es lo mejor, sino dexallo en. sus manos y determinacion, para que elija lo 
que paresciere, y que aquello el lo harà corno su vasallo y criado. Yo creo 
que querria que V. M. se lo remitiesse a el, y a, mi poco iuyzio, creo 
que seria lo mejor, porque, guiandolo por otro camino, no seria qual con- 
uiene al seruicjo de V. M., y se podria seguir algun inconueniente; y yo no 
estoy fuera de su opinion, que teniendo uoa buena guarda , con la persona 
que digo, que nos podrcmos guardar de qualquier insulto, mayormcnte te- 
niendo las spaldas seguras de Lombardia, y mas si se moderassen las cosas 
del gouierno. Eslaremos a ver lo que V. M. maudarà, y con aquello se podrà 
mejor considerar lo que se huuiere de hazer. 

De Niza ay auiso corno los frangeces hauian querido robar un castillo 
que està a quatro leguas de la ciudad, que se dize Giuleta, y conio tienen 
otras plalicas y tractatos sobre el gastillo de Nica; que a Io que paresce era 
platica que se hazia juntamente con el desinio de las cosas desta ciudad. 

Asimismo scriuen de Leon que, por medio del Principe que era de Melfi, 
se traciaua que el Rey diesse fauor y ayuda al hermano del conde de Fiesco 
para sostener la fortaleza de Montojo, y que se le hauia oll'rescido que por 
ci presente se le daria secreto, y que podria ser que presto fuesse a la de- 
scubierta. 



( 150 ) 
DOCUMENTO LXXIX. 

Risposta del Principe D. Filippo alle lettere indirizzategli dal Figueroa il 6 e 
10 gennaio. 

1547 febbraio 

(Estado, Leg. 874, fol. 159) 



Dos cartas vuestras hauemos reciuido de vi y x del passado, y entendido 
por ellas lo que hauia succedido en essa ciudad, que no estauamos con poco 
desseo de saberlo particular y ciecamente, corno agora lo entendimos por 
vuestras cartas y por las del principe Doria, aunque cada vez nos da pena 
oyr lo que en esto passò, por tocar tanto al Principe, y por el daiio y in- 
conueniente que se pudiera seguir dello. Hanos dado contentamiento de enten- 
der que essa Republica huuiesse quedado en la quietud y sosiego que 
escreuis, y que se huuiesse hecho la election del Dux nueuo con tanta 
conformidad, y de que en el alboroto que succedio, los dessa ciudad se mo- 
strassen con tanta voluntad y affìcion al seruicio de S. M. Sera bien, si os 
paresciere quo conuiene, de nuestra parte os congratuleis con el Duque de su 
election, que no hauemos holgado poco de saberla, por la relacion que tene- 
mos de su persona , y de la aflicion que tiene y ha tenido siempre a las 
cosas de S. M. 

Por cartas de Alemania hauemos sabido la demostracion que (S. M.) mandaua 
hacer contra las tierras del conde de Fiesco, que nos ha parescido muy 
conueniente, para el castigo de los que cupieron en este alboroto, y exemplo 
de los otros 

De lo que en todo lumiere succedido nos auisad; y visitareis de nuestra 
parte al principe Doria, dandole nuestra carta que para el yrà con està, y 
certificandole, comò ya os io escreuimos, lo que nos ha penado de su trabajo. 



( 131 ) 
DOCUMENTO LXXX. 

Condoglianze del Principe D. Filippo verso il D' Orio, 

1547, .... feoobraio 

(Estado, Leg. 874, fol. 157) 

Por lo que os escriuimos pocos dias ha ('),haureys entendido la pena que 
nos hauia dado saber lo que succediò en essa ciudad, y la muerte del ca- 
pitan Juanetin Doria vueslro sobrino; y aunque en lo que agora entendemos 
por vuestras cartas de vi y x del passado (») no hauia cosa nueua mas de lo 
que ya se entendia, y saberlo por tan cierta relacion comò la vuestra dionos 
pena por una parte ver con quanta razon senliades està perdida, y por 
otra contenta miento entender con el buen animo que lo hauiades passado, y 
que quedauades con la salud que yo os desseo, que con ella todo lo demas 
se puede esperar que yrà bien; y no holgamos poco de entender la demo- 
stracion que essa ciudad hico en aquella alteracion en seruicio de S. M., 
y particularmente en echar fuera della los que hauian sido culpados en el 
caso que succediò. 

Agora nos escriuen de Alemania lo que S. M. hauia mandado cscreuir 
que se hiziesse contra las tierras y estados del conde de Fiesco, que nos 
ha parescido una muy necessaria prouision. De lo que mas se hiziere os ro- 
gamos que nos auiseis; y si destos reynos se puede hazer alguna cosa que sea 
en beneficio vuestro, y exequcion de lo que S. M. ha mandado, que se harà 
con la voluntad que vuestra persona y seruicios merescen a S. M.; y por- 
que al embaxador Figueroa escriuimos lo que mas hauria que dezir, a el 
nos renritiinos. 

(') V. Documento LXXVI , nota 2, p. 124. 

( 2 ) V. Documento XXV. La lettera del 6 ci manca. 



( 132 ) 
DOCUMENTO LXXXI. 

Lettera di Cesare a Diego di Mcndoza, circa le galere del Fieschi. 

\ 5£7 , 3 marzo 

(Estado, Leg. 644, fol. 80) 

A don Diego de Mendoca. 

Por las precedentes se os dio auiso de lo que hauiamos passado con el 
nnneio de S. S. sobre las galeras del conde de Fiesco ('), las qnales pre- 
teudemos que son nueslras comò bienes de vassallo nuestro rebelle, para que 
biciessedes con S. S. toda instancia para que se nos entregassen; y porque 
despues incidentemente nos ha tornado a hablar el dicho nuncio sobre elio, 
y nos hauemos respondido qne S. S no nos las puede negar, siendo bienes 
de vassallo nuestro rebelle, y que solas las bauria de embiar al turco o al 
Rey de Francia, y lo primero no era de creer y nos daria causa de gran 
sentiinieuto, y lo segundo seria salir fuera de la neutralidad de que tanto se 
preciaua, y que nos hiziesse creer del todo que era parcial y afficionado a 
aquella parte; a lo qual no supo que replicar, sino que por el effecto cono- 
sceriamos quanta razon terniamos de salisfazernos de S. S. , en està y en 
las otras terneyslo enlendido, para hazer sobre este puncto toda la diligencia 
e instancia que por las primieras os encargamos. 



DOCUMENTO LXXX1I. 

Il Gonzaga dà avviso all' Imperatore dei disegni di Genova sul castello di 
Montaggio, ed accusa Pier Luca Fieschi di aver fatto battere falsa moneta. 

ioli , 6 marzo 

(Estado, Leg. H94, fol. 89) 

V. M. me commette ch'io procuri di occupare Montoio, castello che resta 
ad occupare del contato di Fiesco, non obstante quella consideratione la 

f 1 ) Documento LXX1V. 



( 133 ) 

quale proposi, che francesi potrebbono dagli apparati che si facessero in queste 
parli per detta occupatane pigliar occasione di armarsi, et per questa via 
sforzar noi ad armarsi similmente ('). A questo mi accade rispondere, che, come 
V. M. hauerà inteso, la Signoria di Genoua disegna di occuparlo a sue spese; 
ci già ha dato ordine per leuare le genti che hanno da farlo, con proposito 
di diroccarlo» Onde io non mi sono curalo di impedirglielo, perciò che io judico 
che V. M. debba consentire a questo loro desiderio, per rimouere ogni sospecio 
et ogni gelosia, che potessero hauere del vedere che V. M. occupasse et 
mantenesse quel luogo, che è loro così sopra gli occhi, tanto più, che il fine 
loro è di diroccarlo (come ho detto), et a V. M. non mancheranno lochi vi- 
cini a della città pur qualunque suo disegno. Essendo pertanto così , che 
detta Signoria voglia occuparlo essa, attenderò in fare che lo ponga per 
csseculione, et per bora non ne dirò altro 

V. M. mi scrisse già nella sua delli xi del passato ( 2 ) hauer inteso che Pietro 
Luca Fiesco pensionano del Re di Franca, che spesso veniua in questa città, 
haueua praticato del tractato di Genoua, poco prima che seguisse, con mos- 
siti- de Thermes, e comandò che io me ne informassi della verità. 11 che io 
io atteudo a fare, et al suo tempo V. M. ne sarà auuisata. Ma fra tanto ho 
da dirle, che nuouai nenie, per mezzi autentichi, il detto Pietro Luca è con- 
vinto et depresso di hauere fatto fabbricare male monete, et questo nella sua 
zecca et sotto altri nomi che il suo, et hauerne fatto mercantre (sic), di che 
intendo V. M. essere stata auuisaia sin rial tempo del marchese del Vasto, et 
ancor supplicala di prouisione el rimedio, per lo danno che seguiua grandis- 
simo a questo suo Stato. Però se a V. M. parerà bene, che, con questa 
occasione, se gli proceda con tra, potrà farmene iuuiar commissione, che con 
essa vedrò di dargli pago conuenientc a meriti ( 3 ). 

i; 1 ) V. Documento LXVII. 
(-) V. Documento LXXV. 

( 3 ) In margine leggcsi quest'annotazione: » Que el se informe si cs feuda- 
tario y subdito del Imperio, en que lugar se dizo que ha hccho està falsa 
moneda, y tambien si tiene pension y que tanto del Rey de Francia; y si, 
procediendose contra el, pudiese pretender que se contrauiene a la paz; y 
auise de todo ». 



( 134 ) 
DOCUMENTO LXXXIII. 

11 Figueroa avvisa Cesiìre delle provvidenze emanate dalla Signoria per ri- 
guardo all'impresa di Montàggio, e de' soccorsi prestati a ciò dal Gonzaga. 

4547 , 16 marzo 

(Estado, Leg. 1579, fol. U) 



A los xvin de febrero recebì Ja carta de V. M. de los xi del mismo en 
respuesta de las que sorelli a V. M. a los xvn, xix, xxv de henero ('), 
por las quales di auiso particular en los terni inos que estauau las cosas, y 
despues lo aura visto V. M. por las que screui con don Rodrigo de Mendoza 
y Francisco de Grimaldo; y esperando )o que V. M. resoluerà sobre elio, 
no iie respoudido antes de agora, porque todas las cosas estan suspensas 
basta que Francisco de Grimaldo venga, y se gouiernan con todo sosiego y 
pacifieacjon, aunque no se dexa de tener contino alguna sospecha que se 
traten algunas cosas que puedan alterar la quietud y pacifico de està ciudad , 
assi por la mala voluntad que tienen franceses conio por la vezindad de 
este castillo de Montoyo. A todo se tiene aduertencia , y se procura de euitar 
los enconuinientes. 

Del embaxador que hauia de venir de Francia no se habla mas; y quando 
lo quisiessen tentar, no se les cousenteria, porque no conuiene. 

Està Republica ha dado orden de hazer mill y dozientos infantes, y yà 
tienen aqui cerca de ochocientos, y speran los otros, los quales quieren para 
hazer la empresa de Montoyo, y el viernes passado fuè Antonio Doria con 
Juan Maria ( 2 ) y doscientos infantes a reconoscer el sitio, y ver si se le puede 
hazer bateria; los quales tornaron el dia seguiente, y refieren que se puede 
hazer bateria, aunque algo legos; y para elio ponen en orden xxx piegas 
de bateria, y come llegue la gente, pornan en execution la empresa, la qual 
el principe Doria solicita mucho, y està remando a el y a dos de los 
procuradores la expedicion y prouision de la empresa; de la qual en parti- 
cular no me ha dado parte, mas de en general, diziendo que se haze con 
orden de don Fernando, el qual tambien embia para elio al capitan Iiori- 

( 1 ) Documenti XXXVIII, XLV e L. La lettera poi di Cesare, dell' \\ febbraio, 
non trovasi nella presente Collezione. 

( 2 ) Giovanni Maria Olgiati , ingegenere militari' 



( 153 ) 
forte con quatrocientos honibrcs. Yo no se si sera tan faci) la empresa comò 
dize, mas conozeo que cs necessario que se acabe o por cllos o por V. M., 
antes que ava alguna nouedad en Italia, porque es un mal vezino para està 
ciudad; y pues ellos toman la mano en elio, paresce quo sera bien que lo 
hagao con consentimiento de V. M., y no de su autoridad, porque lo agra- 
dt'scau mas. 



DOCUMENTO LXXX1V. 

Curio V informa Diego di Mondoza corno il Papa siasi dichiarato affatto incon- 
sapevole delle macchinazioni del Fieschi. 

1 547 , \ 7 marzo 

(Estado, Leg. Mi, fol. 83) 



Desde ultima os escrebimos muy largo lo que habiomos passado con el 
nuncio de S. S.; el qual habiendo tenido despues cartas de Roma, nos 
pidiò estos dias audiencia , y hablò en tres puntos , comenzando la platica 
con dezir que no habia podido dejar de auisar a S. S. do lo que se 
bablaua y decia en està Corte, que lo sucedido en Genoua habia sido con 
sabiduria è inteligencia suya , y que S. S. estaua muy marrauillado quo se 
dixese o pensasse de su persona semeyante cosa , anadiendo que habia de 
ser una de dos cosas, o que nos dauamos credilo a elio, o no; que si lo 
creiamos, nos rogaua que quisiesemos informarnos bien de la verdad , por- 
que sabiendola se librase de tal opinion , y no se pensase que hauia de in- 
teruenir, o sor parte en una tan seiialada vellaqueria, por esle mismo ter- 
mino, siendo S. S. tan hombre de bien; y si no lo creiamos, podriamos muy 
bien ver cuan grande era la malignidad de la gente, que queria poner sombra 
y turbar la union tan sincera, y buena amistad enlre S. S. y nos , de la 
cual procedian tan buenas obras comò se veian , senalando lo de està empresa 
y el buon efecto del Concilio. A lo cualle respondimos, que ni lo creiamos ni 
lo dexauamos de creer, y que assi no hazia la distincion cumplida, por que 
do una parte parecia cosa tan legos de lo que se podia imaginar , y fuera 
del deuer y comspondencia de su dignidad, que no parecia verisimile; y 
de la otra que habia tantos indicios , y entro otros la cifra que se habia 



( 136 ) 

hallailo en Roma ('), y caidosclc al otro en tiempo que no se puedo dexar de 
presumir que en Roma se tratasse algo dello, y que assi se podian con gran 
trabaio excusar de alguna nota a lo menos algunos ministros; però que Dios 
y el tiempo darian al fin testimonio de lo que era verdad , y a aquello nos 
remitiamos. 

Y porque el nuncio nos replicò a esto, apretandonos si podria dar està 
consolacion al Papa, de certificarle que nos no creiamos tal cosa de su per- 
sona , le diximos que por lo que en esto le hauiamos respondido, bien veia 
no lo podiamos afirmar, sino era diciendo lo que era falso, pues le habiamos 
claramente dicho que ni lo creiamos ni lo dexauamos de creer. A lo qual 
tornò a replicar que verdaderamente no se hallaria que S. S. hubiese tenido 
parte ni sabido dello en ninguna manera, sino que babia sido inuencion de 
personas que querian estornar la aparencia que ay de tan buenas obras, 
que, comò arriba està dicho, se siguen de la buena correspondencia y amistad 
de entre ambos , corno son lo de la dicha empresa y progreso del Concilio , 
en el cual, en el articulo de la reformacion, se tracia de que lo obispos, assi 
cardenales corno otros, que tienen dos obispados, dexen el uno, y que los que 
son de la prouision de S. S. se renuncien dentro de seis meses, y los que a 
la prouision de los Principes dentro de un ano , y los cardenales que no re- 
sidieren en sus iglesias esten cerca de S. S. en Roma. A lo cual le nos pareciò 
no responder muy largo, sino solamente que la reformacion conueniente de lo 
que escedia de la razoo, seria en todo tiempo muy a proposito ( 2 ). 



DOCUMENTO LXXXV. 

Lotterà de! Doria a Cesare, che smentisce le asserzioni del Papa. 

1547, 19 marzo 

(Estado, Leg. 1379, fol. 88) 

Hauendomi scritto 1' ambassatore di Genoua presso V. M., che quella resleria 
seruita eh' io 1' auisassi di quanto auessi potuto cauare più oltre de la pra- 

(') V. Documento LXX. 

( 2 ) Modesto Lafuente cita questo Documento nel voi. XII della sua Bistorta 
de Espana 



( 137 ) 

lica contenuta in quella mia lettera da lui presentata a V. M., non ho voluto 
mancar di obedirla con questa, non ostante che V. M. prudentissima conosce 
meglio di tutti, che quanto più si tracta di eiretti dissonesli , tanto manco ne 
appare testimonio di scripture nò di altro, se non per li successi et congetture. 
Et tjuesto dico, perchè non ne posso far altra fede più chiara a Y. M. , se 
non per ' reta tione di persona intcruenutali , et consapeuole dell'intimo del 
secreto del traditore del conte di Fiesco , la quale persona, con speranza di 
hauere remissione di questo eccesso et di altre offese che mi ha fatto , me 
lo ha scoperto. Oltra che, le continuate demostrationi del Papa et del Duca 
di Piacenza verso questi Fieschi , lo vanno comprobando , per che ultima- 
mente è anche andato a Roma Cipione (sic) fratello minore del detto Conte, alogiato 
in casa de la marchesa di Massa, il quale va di notte accompagnato al Papa, 
da li nomini medesimi di quelle galere et da altri di quella Corte ; le quali 
galere se intende che detto Cipione le habbi ricercato di hauere, et che S. S. 
in apparencia li abbia fatto rispondere douerli bastare li sia stato reseruato 
Calestano et il borgo di Val de Taro, che sono due boni lochi in quelli con- 
fini del Parmegiano et Piacentino, et che le volesse tenere per quelli denari 
che restaua a dare in pagamento il detto Conte al Duca di Piacenza ('). Però 
nel secreto, si giudica sia una fmtione, acciò V. M non habbia causa di 
domandarle come beni di uno suo ribelle , per che quanto al pagamento si 
sa che il Duca fin da principio volse esserne assicurato sul detto loco di Ca- 
lestano; et di più si vede che il Papa di nouo ha confìrmato in dette galere 
il medesimo capitan et officiali che li teneua il detto Conte. E da questo altro 
canto francesi non solamente inlratengono la altra galera in Marsella, ma hanno 
detto ad uno agente di questi Fieschi che se li porta mandato da potere con- 
tratare con loro. . . . che li prouederanno di denari, et del. . . . resto che 
sarà di bisogno, in modo che tuttavia ne vanno pratiche intorno; come 
anche per altre vie mi persuado che V. M. ne debba essere stata auertila 
in parte (-). 

C) V. Documento XXXVIII. 

( 2 ) Le due lacune che si incontrano nelle ultime lince , indicano altrettanti 
guasti neh' originale. 



( 138 ) 
DOCUMENTO LXXXVI. 

Cosare manifesta al Figucroa le sue intenzioni sullo stato di Genova ; approva 
che siasi aggiornato il convegno d'Alessandria, e loda, con più altre disposi- 
zioni, ogni suo operato. Dice di quanto venne trattato fra lui ed il Grimaldi; 
lo esorta quindi a fare ogni ufficio, perchè il comando delle truppe sia affi- 
dato al colonnello Spinola ; e tocca in ultimo delle cose di Varese , Rocca- 
tagliata e Montoggio. 

1547, 29 marzo 

(Estado, Leg. 1379, fol. 257-259) 



Quanto a las tosas desta ciudad, don Rodrigo de Mendoca nos hizo rela- 
tion de Io que le comuuicastes, y por la carta que tengo en cifra de xxx 
de enero vimos lo demas que screuistes, y os pareciò, sobre el ympatrouicarnos 
della, con los ynconuenientes que se os representan para ponerlo en es- 
feclo; que, bien eonsiderados, no se dexa de conoscer ser verisimiles, y pen- 
sados con la prudencia y experiencia que soleys eu las otras cosas desta 
qualidad; y assi se dexarà por agora de tocar en este punto, dexando para 
mejor ocasiou; y vos hecistés muy bien en dissimular con los que hablauan 
y se yuclinauan a este fin, y dar a entender en general y particular que 
nuestra intencioii no es otra sino de que està ciudad se conserue en nuestra 
deuocion, sin que venga en otras mauos, ni se les quite su libertad; y por eslo 
no fue sino muy bien acordado no abocaros con don Fernando en Alexan- 
dria, [lorque fuera causa de sospeeba, y de que se siguiera otro peor yn- 
conueuiente que el primero. 

Seis dias antes que Francisco de Grimaldo llegasse, se recibiò vuestra 
carta de x de febrero; y fue bien auisarnos assi tan distinta y parlicular- 
menle de lo que passaytes con el principe Doria y comprehendiades de su 
ynlencion, para allarnos preuenidos antes que este otro llegasse. El qual 
nos hablò muy largo, en conformidad de lo quo nos screuistes por la de xvi, 
y alla os comunico el Principe , tocandonos en los medios que se le osfrecian 
y serian mas conuenienles para el buen assiemo desta ciudad, y seguridad 
della en nuestra deuocion; y por que discurriendo por lodos se entendiò 
claro, corno vos tambien lo apuntaytes, que lo que mas satisfacia al Principe, 
y a que se inclina uà, era a restrenguir el numero de laspersonas del gouierno 



( 131) ) 

y crescer la guardia, afìrmandonos quo estn sena lo mas a proposito para 
no tener diuidida la ciudad , y que aquella so conserue en nueslra deuocion, 
porque lo demas de tornarla a nucstra mano, conio arriba se dice, seria 
de crocido gasto y a mas con poca seguridad de quo las cosas pudiesen durar 
mucho tiempo; en aquel ser, yunto con lo que a vos parece, por ser 
aquella la ynclinacion del Principe, pues sin su medio y los suyos no se 
podria poner en efleclo ningun otro designo, nos resoluimos, corno alla 
habreys cntendido del dicho Grimaldo , en aquello mismo conformandonos 
con el parescer del Principe, tanto en la restriction de los del gouierno 
quanto en lo de la guarda, pues por este medio se persuade y està tan cierto 
del buen assiemo y seguridad de aquella ciudad, corno es mas que necesario. 
Estubimos con mueba aduertencia para ver «si el diebo Francisco de Gri- 
maldo en el progreso de su platica apuuotaria algo del cabo para la dieba 
gente, lo qual nunca se le pudo sacar por mas occasiones que se le dieron 
para elio, con decir que no lo sauia, mas de que seria de tal confianga que 
con razon nos deuiessemos desatisfacer della, y por que no entrase en alguna 
sospecha , nos paresciò no aprctarle sobre este punto, mas demostrar que aun- 
que no dubdauamos quel Principe la escogeria, tal siendo cosa en que con- 
sislia la ymportancia de todo. Holgareamos de entender primero la que lo 
parescia al proposito, sin ponerle delante, del coronel Augustin Espinola, por 
los respectos que nos haueys scripto : y assi sera bien y conuerna que vos, 
corno de vestro, con la buona manera y desteridad de que sobreys vsar, 
tenteys al Principe, y hagays con el todo buen officio, para que el diebo co- 
ronel tenga el cargo do la dicha gente, pues con esto se podria estar en lo 
de ay' con mas seguridad ; y por que, hauiendo entendido por vuestras cartas 
que por lo que el Principe passò con vos tractando de quien ternia cargo de 
la dicha gente, pues es en quien ha el de estar todo el peso y confianza, 
sospechais que os le queria encomendar a vos, comò yà lo ha hecho otra vez, 
no se pudiendo encaminar lo del dicho coronel Augustin Spinola, nos paresce 
que no le direys de dexar de aceptar, si sobre elio se os hiyiese yusticia , no 
obstante lo que sobre elio nos screuis, pues seruirà para mirar despues si se 
podrà enderecar lo otro; lo que, cayendo por ventura en otras manos, con 
dificultad se podria hacer. 

Visto lo que nos escreuiesles de la pretension que esa Republica tiene a 
aquellos dos lugares del conde de Fiesco, Vares y Rocca Tallada, con lo que 
el Principe ha apuntado sobre lo del caslillo de Montoyo y lo demas que 
vos nos screuis, tocante al particular del Principe, y perdida subeedida a su 
sangre y hacienda, basta que todo el Estado y hacienda del diebo Conde estò 



( 140 ) 

recuperado y en nuestra mano, no nos ha parescido por haora disponer sino 
de los dichos dos lugares y castillo de Montoyo , para que la dicha Repu- 
blica los aya y tenga por suyos, con condicion que tome luego a su cargo 
la expugnacion del diclio castillo. Pero, por el respecto que se deue detener 
al Principe, y lo que vos acerca desto prudentemente considerays, se ha teuido 
aqui secreto al embaxador dessa Republica, para que el dicho Principe, conio 
se lo screuimos con el dicho Francisco de Grimaldo, lo traete con ella, y re- 
ciban este beneficio por su mano. Y no se hauendo por agora otra merced, 
ni disponiendo del dicho Estado del conde Fiesco mas de lo que arriba se 
dice, vos mirareys la forma que se haurà de tener con esa Republica, 
para meterles en la posession de los dichos lugares y receuir dellos el jura- 
mento de fidelidad que se acostumbra, corno lo acordays, dandonos auiso en 
este medio lo que sobresto os parescerà que se deue hacer, pues haurà 
tiempo para elio; y acà no se entrò tan adelaute eoa el dicho Grimaldo. 

Y por que habiendose de reducir al gouierno desta Republica a menor 
numero, y hacerse lo demas que conuiene para el buen asiento della; dubda 
el Principe que se pueda effectuar sin alguna mauera de fuerza, habiendose- 
nos hecho ynstancia por su parte, os se ha scrito al Duque de Florencia, que, 
siendo meuester , acomode para entonces de basta dcc o dccc soldados de 
los suyos y a don Fernando de Gonzaga , que de aquel Estado de todo el 
fauor y ayda que sera necesario, con el qual terneys buena correspondencia 
en esto y en todo lo que se oslfresyerà aunque no se ha dexado de pensar 
si seria mejor, para hacer el dicho effecto que se aguardasse a la venida de 
los espaiioles , que de nueuo se ha dado orden que se hagan en Espana , 
pues con aquella occasion y desembarcar en essa ciudad se podria hacer 
con menos ruydo, lo qual hareys entender al Principe, para sauer del lo que 
en elio le parescerà. 



( 141 ) 
DOCUMENTO LX XXVII. 

L'Imperatore al D'Oria, circa i detti luoghi. 

1547, . . . marzo (?) 

(Estado, Leg. 1379, fol. 100) 

Carolus. 

Illustrissime Princeps, consiliarie ac in Mari Mediterraneo capitanee generalis, 
nostre fidelis sincere dilecte. 

Entre las otras cosas que hauemos comunicado con Francisco de Grimaldo, 
comò del entendereys, le hauemos dicho que, assi por vostro respecto corno 
por la buena voluutad que tenemos a esa Republica, queremos que en su 
beneficio podays disponer del castillo de Montoyo y de los olros dos lugares 
de Varese y Roccatallada, y tractar con ella desto por la manera que mejor 
os parescerà con condicion que la dieba Repubblica se obligue y tome a su 
cargo la expugnacion y empresa del dicho castillo, y lo ponga luego en 
effecto, antes que con la dilacion del liempo se offrescan nueuas dificultades. 



DOCUMENTO LXXXVIII. 

Lo stesse al Viceré di Napoli ed a quello di Sicilia, inviando loro la lista dei 
compromessi nel moto di Genova, e salvatisi colla fuga. 

1547 , . . . marzo (?) 

(Estado, Leg. 1579, fol. 100) 

Al Visorey de Napoles. 

Yà sabtis Io sucedido è intentado en Genoua por el conde de Fiesco y 
sus hermanos, y la pena y castigo que se ha dado por aquella Republica a 
los delinquenles y complices que andan foragidos, y porque auiendo sido 
cosa de lan mal exemplo y fea, queremos y es justo que en ninguna parte 



( 142 ) 

de nuestros reynos, estados ny seiiorias hauen recogimiento ny abrigo, os en- 
cargamos y maadamos que qualquicr de los susodiehos, los nombres de los 
quales vereys por una lista que el illust. principe Andrea Doria nueslro ca- 
pitan generale de la mar os embiarà , aportare o se pudiere baner en ese 
reyno, le hagays prender y echar la mano , castigandole conforme a sus deme- 
ritos y segund requiere la grauedad del delieto, dandonos auiso de lo que en 
elio se hiziere. 



DOCUMENTO LXXXIX. 

Risposta del Principe Filippo alle lettere del Figueroa. 

1547 , . . '. marzo (?) 

(Estado, Leg. 1379, fol. 57) 

Nò he holgado poco de entender que essa ciudad estè en la pacificacion 
que scriuì, y que haya hecho tanta demostracion en la deuocion de S. M. 
y en el castigo de 'los que mouieron aquella reuolucion ('); del successo de lo 
de Montojo estamos con algun cuidado, por lo que nos dizen del sitio de 
aquella plaza, que no podrà dexar de hazer muy difficil su expugnacion. 
De lo que en elio se hiziere nos dad auiso, por que nos sera de mucho con- 
tentamiento. 

Porque el Emperador mi Sciior me ha mandado scriuir que haga que 
se prendan y sean entregados en estos reynos los tjue se hallaron en ellps, 
de los que fueron culpados en la reuolucion desta ciudad con el conde de 
Fiesco, y esto no se puede hazer sin saber los nombres y seiiorias dellos, 
y su manera y exercicio de viuir, os encargamos que con el primero 
nos embieis una lista dellos, y particularmeote diziendo sus qualidades y 
manera, para que se pueda hazer la diligencia que S. M. manda. 

0) V. Documento LXXVI. 



( 143 ) 
DOCUMENTO XC. 

Dispaccio in cifra, del Figueroa a S. M. , per informarla di quanto spetta al 
colonnello Spinola , e del parere del D' Oria circa le cose di Montoggio. 

Iòi7, 1 aprile 

(Estado, Leg. 1379, fol. 233-234) 

Sacratissima Cesarea Galholica Magestad 

He visto corno por la relacion que truxo don Rodrigo de Mendoca de lo 
que con el comunique, y por lo que screuì en carta de xxx de enero V. M. 
hauia visto los inconuenientes que hauia para pon?r en essecucion lo que 
hauia pensado acerca de hazerse senor desta ciudad ; y pues a V. M. ha 
parescido ser mas conueniente gouernalla por los terminos en que agora està, 
no es necessario replicar sobre esto mas, sino exeguir lo que està determi- 
nado, corno tengo escripto a V. M. por la carta que va con està. 

Quedo avisado comò V. M. reciuiò la carta que escreuì a los xi de he- 
brero, seis antes que llegasse Francisco de Grimaldi), por la qual V. M. quedò 
parlicularmente auisado de todo lo que con el principe Doria hauia passado 
y de lo que era su intencion acerca del estahlescimiento de las cosas desta 
ciudad. Lo qual, corno escriuo a V. M., se ha pensado en el medio que escriuio 
para efecluarlo; el qual paresce que es el menos sospechoso, y que con mas 
breueJad se podrà hazer; y corno se prepara la gente, yo terne cuidado que 
se ponga en execucion lo que està determinado, sino se no se acaba la 
candela antes de tiempo, aunque al presente paresce que el principe Doria 
està bueno , pero corno la muerte s*»a naturai a todos , y mas en los viejos , 
es de temer que no nos falte quando mas le ayamos menester; y por està 
causa desseo que esto se effectuare con breuedad , por que quedassen las cosas 
assentadas de manera que se pudiessen conseruar, y que si algun descon- 
tentamiento huiuesse dello , se pudiesse atribuyr a el, y no a los que que- 
dassen , para conseruacion de Io que se huuiesse hecho. Dios lo encamine 
de manera que sea para su servicio, y accrescentamienlo de los reynos y 
seiiorias de V. M., y conseruacion desta Republica. 

He visto comò Francisco de Grimaldo no se hauia dcclarado, en la platica 
que tuuo con V. M., cerca del establescimiento de las cosas deste gouieruo; 
el qual consiste, despues de la reformacion de los Gousejos, en tener una 



( 144 ) 

guardia que sea sufficiente para resistir a qualquier mouimento que ques- 
siessen hazer los de dentro de la ciudad; la qual conuiene que estè en per- 
sona que sea confidente a V. M., y me paresce que a mi juyzio no puede ser 
otra que el coronel Spinola , por que , demas de concurrir en el las quali- 
dades que conuienen para la seguridad del seiuicio* de V. M., se gana con 
el toda la parte Spinola , que aunque ellos de inclinacion son seruidores de 
V. M. todauia quieren que se tenga quenta dellos , assi corno el principe 
Doria procura de parescer que todo depende del , tambien es necessario que 
aquel tenga la superioiidad que a los otros les hagan parte , yo he procu- 
rado por la mejor via que he podido de ver si el principe Doria se acla- 
raria comigo en lo de la persona, y hasta agora no lo ha hecho ; antes me 
ha respondido que se dò orden primiero a lo que se ha de hazer de la 
gente, que despues se entenderà en lo demas, y conosciendo su natura, yo 
no me he querido alargar a mas, hasta que las cosas esten mas addante, por- 
que pienso que faltando Antonio Doria , estando occupado conio està en las 
cosas del seruicio de V. M., no puede attender a lo de aqui; y una buena 
serial he visto, que el principe Doria muestra que si el coronel Agustin 
Spinola quisiere casar su hija con el senor de Dulcago, que holgara dello, 
que paresce que es serial que queria tenelle mas prendado para lo que 
podria offrescer adelante , yo le he lentado con el coronel , pero no lo hallo 
lan determinado que se pueda concluir, porque dize que queria que corno 
el ha nascido seruidor de V. M., que assi lo fuessen los que del dependiessen, 
podria ser que mudasse de opinion, yo holgaria dello porque me paresce 
que se podria mejor disponer dellos para lo que fuesse seruicio de V. M. 

En lo que V. M. dize, que en caso que no se pueda encaminar lo del 
coronel Agustin Spinola, que si el principe Doria me combidasse a mi con 
elio, comò ha hecho otras veces, que yo lo acepte , yo no se si el lo harà; 
però he juzgado que Io terna persona que sera muy confidente a V. M. , 
que fuera del coronel no podria ser otra , porque no la conozco en està 
ciudad. Veremos lo que dirà; y segun aquello yo me gouernarè conforme a 
lo que V. M. manda. 

Asimismo he visto corno V. M. hauia sido seruido de hazer merced a 
està Republica del castillo de Vares y Roca Tallada, por la pretension que 
dizen que a elio tenian, conforme a lo que el principe Doria y yo screuimos 
a V. M., y tambien del castillo de Montoyo por mano del principe Doria, de 
lo qual con razou se deuen contentar, pues ellos nlcancan Io que quieren, 
y el principe Doria verna en parte a ser gratificado de V. M. Ellos han 
dado orden para que la empresa se haga, corno tengo scripto a V. M., y 



( 145 ) 

creo que no haurà inconueniente , sino tienon algun resucllo de Sant La- 
baro en lo demas de diclio Estado , V. M. Io mandala proueer conio mas 
juzgarè ser su imperiai seruicio. Yo no dexarè de acordar a V. M. que ha- 
uiendose de repartir, que V. M. se accordasse del coronel Aguslin Spinola, 
pues el y toda su casa son seruidores de V. M. , y pueden de continuo seruir 
corno el lo haze. 

Quanto a la orden que V. M. ha dado para en lo de la gente que sera 
necessario hazer para la reformacion del gouieruo desta ciudad , yà he dado 
quenta a V. M. conio al Principe! Doria no le paresce valerse del duque de 
Florencia, por la sospecha que del se ha tenido que demandaua a V. M. el 
Estado del conde de Fiesco, y que lo que le ha parescido que es mejor , 
y mas sin sospecha lo que Antonio Doria ha de traer de Napoles , el qual 
corno tengo scriplo parliò a los vii del presente. 

En lo que loca a meter en possesion a està Repubhlica de los lugares que 
V. M. les ha hecho merced, y tonialles el homenage que se acostumhra , 
sperare a ver lo que ellos dizen, y entonces dare auiso a V. M. de lo que se 
huuiere de hazer. 

De Vueslra Sacratissima Cesarea Catholica Magestad 

muy vniil vasallo que los Imperiales pies y manos de V. M. hesa 
Gomez Suarez de Figueroa. 



DOCUMENTO XCI. 

Lo stesso a Cesare , circa gli accordi presi col D' Oria, per riguardo alle coso 
di Genova ; e circa gli apprestamenti che va facendo la Signoria per In 
spedizione contro Montoggio. 

4547, -IO aprile, 

(Estado, Leg. 1379, fol. 231) 

Sacra Cesarea e Catholica Magestad. 

A los xxiii de marco recibì la de V. M. de los quatro del mismo (') con 
Francisco de Grimaldo, en respuesla de la que con el escreui de mi mano, 
y por ella y por su relacion he cntendido corno V. M. hauia aprohado lo 

(') Questa lettera non 1' abbiamo. 



( 146 ) 

que por parte del Principe hauia acordado acerca del estableeimiento del 
gouierno, de està ciudad remitiendo la execution del effeclo dello al dicho 
Principe y a mi, eoa el qual he platicado sobre la forma que se ha de tener, 
para que se haga con el secreto y seguridad que conuiene, para el bien 
del negocio; y nos parece que el esperar a la gente que ha de traer don Ber- 
nardino que se tardaua mucho, y que podria cansar algun inconuenienle, y 
que la que podria embiar don Fernando que podria alterar antes de tiempo 
las cosas de aqui, por ser està gente tan sospechosa que podria causar algun 
inconueniente. De la del duque de Florencia no le paresce al Principe de va- 
lerse ny asegurarse del, despues que ha entendido que pidiò V. M. al con- 
dado de Fiesco, porque le paresce que tiene ojo a mas que aqucl Estado, 
y assi me ha dicho que deue tener mayores pensamienlos que nunca; de 
manera que hauemos juzgado , que lo mejor que se puede hazer es que 
Antonio Doria se vaya a Napoles con una galera que el Principe le dà, y 
que alla haga mill quinientos hombres, y que los ponga en las galeras con 
excusa que haze para yr a buscar a Dragut Arraiz, y que se venga aqui por 
el tiempo que el Principe concertare con el ; y esto es lo que a mi me ha 
parecido mejor y mas secreto, y tambien porque haziendose con està gente 
no se podran quexar de V. M. sino solo del principe. 

Antonio Doria no es aun partido, porque se ha delenido por casar una 
hija suya, partirà passado la pasqua. 

Ya screuì a V. M. corno està Republica hauia determinado de hazer la 
empresa del castìllo de Montoyo, con consentimiento de don Fernando; y con 
la venida de Francisco de Grimaldo, que les ha dicho comò V. M. es con- 
lento dello, lo han puesto por effecto, y se dan toda la prisa que pueden 
en lleuar el artilleria y municiones para batilla , y hauiendo requirido a 
Antonio Doria si queria tornar el cargo de la empresa, el se excusò con 
dezir que estaua ocupado en el seruicio de V. M., y que no podrà acceptalle; 
y visto esto lo embiaron a olTrescer al coronel Auguslin Spinola, y me ro- 
garon que yo le escriuiese sobre elio, y lo mismo hizo el Principe. El vino 
aqui, y estaua determinado de no aceptalle , assi por hauerle offrecido pri- 
• mero a otro, corno por la sospecha, que sin causa hauian tenido del; y yo 
le persuadi que lo aceptase y disimulase las cosas passadas, porque asi con- 
ucnia al seruicio de V. M. Lo qual hize, porque me parecio que seria 
muy al proposito que se ballase con las armas en la mano por el buen 
successo de lo que se ha de hazer; porque por todos respectos està bien 
tenella con auctoridad , porque, corno tengo scriplo a V. M., la reformacion 
no vale nada sin la fuerza, y que està estò en persona que sea confidente 



( 147 ) 

a V. iM, porquc de olra manera no so puede cstar con scguridad, quo un 
dia no se Iettante el pueblo, y metan aqui franccses; y por esto tomo a 
acordar a V. M. que cumple a su seruicio, que estè aqui elcoronel Augustin 
vallinola. 



De Genoua, el x de abril de mdxlvii. 
De V. S. C. M. 

muy vmil vasallo que los Imperiales pies y manos de V. M. besa 
Gomez Suarez de Figueroa. 



DOCUMENTO XCII. 

Cesare al D'Oria, circa le cose di Genova, e l'espugnazione di Montoggio. 

1547 , 11 aprile 
(Estado, Leg. ÌU, fol. 136) 



A la partida de Nurembergh os escreuimos ultimamente, corno baureys 
visto. Despues se han recebido vuestras cartas de xix y xxm del passado ('), 
y hauemos holgado de entender lo que por la primera nos escreuis tocante 
a la platiea y trayeion cometida por el conde de Fiesco, y no seria sino bien 
que hagais examinar bien a essa persona que ha manifestado y fuè participe 
en el caso, y nos embieys su confession aulhentica para guardarla, y que 
pueda seruir a su tiempo con lo demas que por aca se ha podido hauer; 
pues en lo que toca a S. S. y los suyos, no se dexa piadosaitientc de 
creer que fueroa sabidorcs de la maldad, corno aun oy dia lo muestran cu 
la comunicacion y fauor que dan a sus hermanos del Gondo y sus cosas. 

Eu lo demas de las cosas desta ciudad, sicndo ya llegado Francisco de 
Giimaldo no tenemos que decir, sino tener por cierlo que estando vucstra 
persona de por medio, y leniendo essa Republica dclante su particular bene- 
ficio y la protection que della hauemos siempre tenido, attenderan a su 

(') La lettera del 19 può vedersi nel Documento LXXXV. 



( 148 ) 

pacificacion y sosiego, y nos ternan la misma aficion y deuocion que por lo 
passado. 

En lo que toca a la espugnatoti del castillo de Montoyo, quanto mas 
presto se acabare, sera lo mejor por excusar los inconuenientes que con el 
tiempo podrian succeder, assi en darlo dessa Republica corno en desassossiego 
de Ytalia. 



DOCUMENTO XCIII. 

Lo stesso al Gonzaga , informandolo delle discolpe fattegli pervenire dal Farnese, 
e delle risposte che vi lia fatte. Cautele che si rendono necessarie innanzi 
di procedere contro Pier Luca Fieschi. 

1 547 , \ 5 aprile 

(Estado, Leg. 1191, fol. 317-341) 

A don Fernando de Gonzaga. 

El duque de Castro nos embiò vn suyo a juslificarse con muchas razones 
de la culpa que se le ymputaua de hauer tenido ynlelligencia del tractado 
de Genoua, y assistido a los de Fiesco, y de otras cosas assi de lo Roma- 
nese, corno de la pretension que tiene a los dos lugares que eran del conde 
de Fiesco, viniendo a concluir y encarecer la aficion que tenia y hauia 
siempre mostrado a nuestro seruicio, alargandose en esto con tantas palabras 
y olTreeimientos que seria largo repetirlos, no dexandose agrauiar que siendo 
el tan seruidor nuestro se diesse credito a semejante cosa; y nos le respon- 
dimos, quanto a las disculpas de lo de Genoua, que no se deuia marauillar 
que este- se pensase, pues el mismo confessaua que Ottobone, hermano del 
conde de Fiesco, hauia estado tantas horas comunicando con el, que era 
harta ocasion para que se pensasse y dixesse lo demas,. no obstante que 
han querido dar a entender que lo hizo para saber del lo que hauia passado, 
pues tan diferentemcnle se conlaua, y vos teniades entonces tan varios auisos. 
A que le replicamos que desta platica se podrà piadosamente creer lo demas, 
specialmente hauiendole acompaiiado cauallos de su Estado basta la Mirandula; lo 
qual quiso excusar con que podrian ser aquellos amigos del Octobone, por hauer 
el sido criado del cardenal Fernes, y venido nueuamenle de la tornada de 



( U9 ) 

Aleniaiìa, negando que nunca desto hauia sabido ninguna cosa; y que quanto 
à lo que se agrauiaua que siendo tan nuestro seruidor no deuicramos creer 
d' el semejante cosa , le dimos a entender que si la huuieramos creydo del 
lodo conio se publicaaa, que no huuieramos vsado con el de semcjanles 
terminos, uy tractadolo assi con su agente, dandole ingenuamente auiso dello, 
sino que quando assi lo tuuieramos por cierto, procedieramos contra el con- 
forme a lo que creyamos; porque, tornando a las disculpas, no podiamos 
dezir otro, sino remittirnos a lo que sus obras mostrase, en addante. Quanto 
a lo de Romanese que todo lo que se allegaua de su parte, assi de palabra 
corno por scripto, no contradezia a lo que de la nuestra se pretendia en este 
caso, y que pues era euidente la controuersia que hauia entre el Estado de 
Milan y el de Plasencia sobre està pretcnsion , y que ellos mismos confìesan 
que el Senado fauorescia al conde Juanes de Werme, y que se hauia de 
pensar que no era sin algun fuudamento de cada parte si era suflìciente ó no 
para la pretension, y que hauiendonos consentido en el tiempo del marques 
del Vasto que estas pretenciones y diferencias se viesen amigablemente, y 
seguidose despues la nouedad sin hauer sperado la aueriguacion de aquellas, 
no podiamos dexar de pretender que se hauia altentado de hecho, y afir- 
niarnos en lo que tantas y diuersas vezes hauiamos dicho, que queriamos 
que antes de passar precisamente mas adelante, se repusiesen las cosas del 
dicho lugar en el estado que primero estaban antes de la nouedad, y que 
despues se veria al razon de las partes, pues ya no se tractaua està cosa 
entre el Duque y el dicho Conde sino con nos. A lo qual no supo que re- 
plicar, sino que pues era nuestra resoluta voluntad, que daria auiso a su 
amo, no embargante, que antes de venir a esto quisieron dar a entender que 
aunque el dicho Duque lo quisiesse consentir, dubdauan que S. S., por la 
pretension de la Yglesia quisiese venir en elio. De lo qual todo nos ha pa- 
rendo daros auiso, para que entendays lo que passa, y los podays gouernar 
conforme a elio, procurando que los dos lugares que tiene ocupados del Conde 
de Fiesco, nos lo restituya, pues son nuestros corno bienes de rebelles 



Quanto a lo que nos screuis c,erca de Pietro Luca Fiesco, paresciendoos 
que con occasion de lo que se le impula de falsa moneta se podria proceder 
contra el, cntretanlo que se busca la ynformacion del tractato de Cenoua, 
no sera sino bien que antes de venir a estos terminos , os ynformeys primero, 
si este es feudatario y subdicto del Ymperio, y cu que lugar se fabricò la 
dicha falsa moneda , y de que lanlos fraiicos es la peusion que lleua de 



( 150 ) 

Francia, y si procediendose contra el por està causa, podrian pretender 
franceses que se contrauiene a la paz; y nos dareys hauiso de todo , para 
que conforme à elio so mire lo que conuenga. 



DOCUMENTO XCIV. 

Lettera in cifra di Andrea D'Oria a Cesare, per notificai gli certe rivelazioni 
fattegli da Raffaele Sacco 

1547, 20 aprile 

(Estado, Leg. 1379, fol. 114) 



A corroboratione di quello che già tengo scripto a V. M., circa le pratiche 
tenute da quello scellerato conte da Fiesco nel tradimento di questa città, 
sono slato auuertito nouamente da persona con la quale si è allargato il 
doctore Sacco, sauonese, il quale è stato intimo consultore et partecipe del 
tutto, che, se non rnoriua il detto Conte, ad ogni cosa saria stato prouisto 
con Io aiuto et protectione di Francia, de la quale già si erano acautelali. 
Et questo si viene a conferire con lo auiso che Io Ambassatore veneciano, 
residente in quella Corte, scrisse alla sua Repubblica di pochi giorni inanti 
che si scoprisse il tractato, auuertendoli a fare tenere bona vigilancia et 
custodia a tutte le cose, però che in breue doueua seguitarse vno effecto 
di grande importanza in Italia, ma che non poteua sapere anchora in che 
modo, né in quale parte, perchè si teneua allora secretissimo in quella Corte. 
Et così quando arriuò poi la galera a Marsella, ne fereco grande festa come 
è notorio, sul principio, credendo si hauesse lo intento loro. Et da questo 
altro canto il Duca di Piasenza teneua la gente sua prompta, per darli soc- 
corso con quattro milla fanti, secondo gli auea promisso; et è da presuponere 
con ragione, che non fosse senza noticia et intelligencia del Papa con la 
euideucia de la andata in persona, la eslade passata, del detto Conte a 
Roma, el li ragionamenti del cardinal Farnese et altri auuisando V. M. 
che ancora adesso Scipione fratello minore del detto Conte si tiene a Roma 
residente in casa della marchesa di Massa; il quale può essere intrattenuto 
a diuersi oggetti, come V. M. prudentissima meglio di tutti saprà conside- 
rare, essendo già pochi giorni che fu chiamato a Roma, et non si di- 



( «« ) 

mostra, se non che va di notte secrctamenie accompagnalo da ministri del 
Papa medesimo; et le galere sono pagate al solito, non obslante stiano nel 
porto, et quello che si auanza del soldo va in beneficio delli Fiesclii, et li 
danno anche le entrate del borgo di Valdetaro et di Catastano ( 1 ). 



DOCUMENTO XCV. 

Relazione in cifra del Figueroa a Cesare, con cui lo informa come l'impresa 
di Montoggio abbia avuto cominciamcnto, e come in Genova si procede alla 
riforma del Governo. 

1547, 4 maggio 
(Estado, Leg. 1379|, fol. 22) 



En la empresa de Montoyo se entiende; y antayer, domingo, se comencò 
la bateria; y se les han quitado algunas defensas de las quales hazian darlo 
a los del exercito. Es el sitio tau dificultoso, por respecto de los montes y 
valles, que con gran dificultad se ha podido piantar el artilleria tan cerca 
que pueda hazer el processo que haiia si estuuiese mas gerca; todauia se 
atiende a batir, para ponelle en terminos que se le pueda dar assalto. De lo 
resultado darò auiso a V. M. 

De lo demas que toca a està ciudad, no se haze mas de ilo que screuì 
por la de xxi (*), sino que los odio diputados entienden en la reformaciou 
que paresce conucnga para la pacificacjon y quietud desta ciudad; mas 
basta agora no han declarado ninguna cosa mas de lo que entre ellos passa, 
lo qual comunican con el principe Doria, el qual me ha diche que quando 
sera tiempo se declararà, y que lo que no quisieren hazer de voluntad que 
lo haran de necessidad. Yo creo que el spera a ver en lo que para lo de 
Montoyo, y la vuelta aqui de las galeras de Napoles, que han de venir con 
la nuuua de don Fernando, y podrà ser que llegassen a su misino tiempo 
las de Espaiìa con la gente, con lo qual se podria hazer de manera que no 
huuiesse alterac/ion. De lo que en elio se determinara darò auiso a V. M. 

(') V. Documento LXXXV. 
(*) V. Documento LXX. 



C 152 ) 
DOCUMENTO XCVI. 

Sunto di relazione del Gonzaga all'Imperatore, circa il feudo di Pier Luca 
Fieschi. 

1547, . . . maggio 
(Estado, Leg. 1194, fol. 161) 



Que se ha tornado ynformacion mas diligente que se ha podido sobre el 
feudo de Pietro Luca Fiesco, y que se halla, que aquel no tiene cosa su- 
bjecta al sacro Ymperio, y que lodo lo que se puede hacer contra el es 
proceder. a priuac/ion del preuilegio ymperial que tiene; lo qual se pondrà 
en execution embiandolo V. M. a mandar ('). 



DOCUMENTO XCVII. 

Relazione fu Uà dall' agente di Spagna in Roma al Granvela , sulle cose di 
Genova e le continue, intelligenze del Farnese co' Fiesclii. 

1547, 8 giugno 

(Estado, Leg. 864, fol. 62-63) 



Las cosas de Genoua estan en los terminos que V. S. tiene entendido. 

El Francisco de Grimaldo llegò alla a los xxm de marco, y el principe Doria 
mostrò, segun lo que escriue, mucho contentainiento de que se le huuiesse 
remitlido. 

Los de la Republica juntauan ya su gente para expugnar el castillode Montoyo. 

(*) In margine è questa postilla: « Sera menester que venga esto mas parti- 
cular con mcmorial sobre que se pueda liazer la commission , para pnuarlo del 
priuilegio quo dice, pero que, por lo que despucs se ha entendio por la via 
de Genoua, le hizo llamar y detener en el castillo, y auisè dando nota dello 
al embaxador Figueroa, para que de alla embie relacion authentica de lo que 
es ynculpado ». 



( 185 ) 

Kntiendcso quo los de Fieseo tractan y tienen yntelligencias con algunos 
do la ciutlnd, de quo se lia dado auiso al Principe y al embaxador Figueroa, 
para que estcn sobre si, y obuien al designo y andamicntos de aquellos. 

Con todas las justificaciones quo el Daque de Castro ha dado de la impu- 
tacion que se le dio por las cosas passadas, no so dexa de entender que 
lodauia comunica y fauorece los de Fieseo; y el principe Doria por otra 
parte escriue que del honibre que interuenia en el tractado de Genoua, supo 
que S. S. y el dicho Duque eran participes de algo, y aun el Rey de Francia; 
lo qual se confinila por cieilo decifrado que se cayò en Roma a un agente 
del dicho Conde por donde se colige harta apparencia dello. 



DOCUMENTO XCVI1I. 

La Signoria notifica a Cesare la resa di Montaggio. 

4547, 11 giugno 

(Estado, Leg. 1379, fol. 69) 

Sacratissima Cesarea Catholica Maestà 

Conforme all'ordine e mente della M. V., si cominciò per noi l'impresa di 
Montaggio; la quale per essere il castello fortissimo e situato in luogo aspe- 
rissimo, è stata molto ditlicile e costosa. Ma, per ubbidir prima a quanto 
venne da quella comandato, e per importare tanto alla quiete di questa Re- 
pubblica che si distrugesse; ne spesa grossa né diflìcultà tanto grande se ne 
presentò, che portasse alcun indugio a dar principio e seguire, sino a questo 
giorno che è piaciuto a nostro Signore Iddio darcelo in le mani , e farci di 
quello vittoriosi. Di che ne sia Sua Diuina Maestà per sempre laudata. 

Come è debito nostro, ne diamo alla M. V. raguaglio, acciò che aggiungendo 

questa al cumolo di tante satisfazioni che li dà Dio, delle quali (come n'hanno 

portato sommo giubilo) sempre ne l'hauemo ringratiato, possa rendergliene 

gratie. 11 quale si degni, tuttauia prosperandola, conseruar lei in sanità e sotto 

l' liombra delle sue ali la Chrisliauità in pace. 

Da Genoua, alli xi di giugno del xlvii. 

Di V. M. 

humili et deuotissimi seruitori 

Duce e Gouernatori della Repubblica di Genoua 
Ambrosius. 



( 154 ) 
DOCUMENTO XCIX. 

Il D' Oria avvisa Cesare della resa medesima. 

4547 , 11 giugno 

(Estado, Leg. 1379, fol. 118) 



Poi di molte difficultà et spese fatte per la expugnatione del castello di 
Montoio, è piaciuto a Dio che questa matina se sia preso a discretione, et 
cossi resta preso bon numero di quelli tristi interuenuti nella sceleragine et 
tradimento passato. Domani se li manderanno dottori et officiali di qui ad exa- 
minarli, per vedere se si può ritrouar qualche altra cosa di più circa la pra- 
tica che già scrissi a V. M., et di tutto sarà auisata; et in appresso si atten- 
derà a remediar et assicurar che per un'altra volta non possano seguir simili 
inconuenienti. La città sta pacifica et in la sua solita deuotione verso il ser- 
uicio di V. M. , et ogni di spero che se li anderà più confirmando. Mi è 
parso far noticia a V. M. di questo bon successo, perchè son certo ne hauerà 
piacere. 



DOCUMENTO C. 

Relazione del Figueroa a S. M. circa la stessa resa con ulteriori osservazioni 
sulla necessità di provvedere ad assicurarsi delle cose di Genova. 

1547, 11 giugno 

(Estado, Leg. 1579, fol. 225) 



S. C. C. M. 

A los tres del presente escreuì a V. M. y dì auiso en los terminos que 
se hallaua la espugnacion del castillo de Montoyo, y corno se procedia de 
contino en la bateria. Despues los que estaban dentro demandaron seguro para 



( \m ) 

platicar de ncordio, y salieron fuera eoa los enpitulos que demondauan, y 
los ymbiaron aqaì para que se viescn y se detcrminase lo que se hauia de 
hazer; y siendo muebo a su vantajo no paresciò de concederselo.;, sino que 
se rindiesen a discrecion de la Seiioria. Despues ellos condescendieron a que se 
le saluase la vida a todos en general, y que pudiesen salir con toda la ropa 
que pudiesen sacar acuestas, y las cscriluras que tenian dentro, y tampoco 
se lo quisieron conceder por respecto del Principe; y ondando en estas pla- 
ticas , los soldados forasteros, que eslauan dentro del caslillo, se apoderaron 
de un torrion que estaua comenzado a batir, y llamaron a los de faera, y asi 
entrò por alli una bandera del capitan Larcà ('); y Geronimo de Fiesco, con los 
demas que con el estauan, se reliraron a la ciudadela y se rendieron a dis- 
cricion, y asi estan guardados para que no se pueda yr ninguno; de manera 
que lodo se ha acabado con ayuda de Dios bien, y corno conuiene al seruicio 
de V. M., pacifico de està ciudad y satisfacion del Principe, porque ay 
dentro algunas personas que se hallaron en la muerte de Juanetin Doria, con- 
tra los quales se procederà por justicia, y que sean castigados segun su dilito. 
Yo creo, que està Republica querra acabar de derribar del lodo aquel sobre- 
gueso, y el Principe està de està misma opinion. En lo de la juredicion y al- 
gunos vasallos que hay, no se lo que el Principe determinarà con ellos. De lo 
qual darò auiso a V. M ; y de una manera o de la otra sera necessario que 
tomen la inuestitura de V. M., pues les ha Lecho merced dello. 

Agora que es acabada està empresa de Montoyo, y que el principe Doria 
se balla con las armas en las manos , porque la mayor parte de la gente 
que està sobre Moutoyo de[iende del, es necesario que se reformen la cosas 
desta ciudad, y se establezca la guardia que es necesaria para conserualla y 
mantenella en quietud y a la deuocion de V. M., porque si eslo no hay, poco 
aprouecliaria la reformacion sino huebiese fuerzas para hazella guardar, antes 
danaria porque haurà mas descontentos que sin ella; y asi lo he acordado 
al principe Doria delante de don Fernando, que ha estado aqui; y si se pu- 
diese encaxar aqui Augustin Spinola , tiengo por cierto que podriamos estar 
con seguridad, y especialmente mantener siempre està ciudad en seruicio de 
V. M. Si yo \iere camino abierto para podello encaminar, barello, sino 
dexallo para que V. M. y el tiempo lo gouierne. 

El dicho Augustin Spi noia ha seruido tauto y tao bien, que todos le son obli- 
gados; y seria razon que se le dieso parte de la auctoridad, que seria conueniente 
debaxo de la preemiuencia y auctoridad que tiene el principe Doria. Y Nuestro 

(') Lcrcaii. 

12 



( ìw ) 

Senor aumente y ensalce el soberano Estado de V. M., con acrecentamiento 
de muchos reyuos y seiìorias. 

De Genova, a 1 1 de Junyo de 1547. 

De Vuestra Sacratissima Catholica Cesarea Mageslad 

muy umil vasallo que los imperiales pies y manos de V. M. besa 

Gomez Suarez de Firaeroa. 



DOCUMENTO CJ. 

Altra, più circostanziata, dello stesso al Principe Filippo. 

1547 , \\ giugno 

(Estado, Leg. 1379, fol. 261) 

Muy alto y muy poderoso Seilor. 

Assimismo dì aniso a V. A. de los terminos en que quedauan las cosas 
del casti Ilo de Montojo ; y el mismo dia quo despaché el correo para V. A., 
recibi cartas del general Augustin Espinola de los vi deste, y por ellas me 
auisaua comò los del castillo hauian embiado fuera a vn tanbor, para demandalle 
saluo couducto para que dos personas pudiesen salir a tralar partidos, con 
condic/iones que pedian por vn memorial que presentaron; y no siendo cosas 
conbinienles , no se las concedieron; y aunque despues las disminuyerou en 
nueuas demandas que hizieron, tampoco las quiso ageptar està Seiìoria, de 
manera que duraron eslos tratatos y conuenencias desde los vi basta lo xi, 
que lo vnos y los otros se partieron desconformes, quedando las cosas en 
el ser que primero eslauan, con yntencion de proseguir en la bateria; y antes 
de comencarla, el general Augustin Espinola bizo hechar vn bando junto al 
castillo, de manera que los de dentro lo pudieron entcnder, para que todos 
los soldados y personas que no se ouiesen ballado en la trayeion desta ciu- 
dad y muerte del capitan Juan Doria, pudiesse salir libremente con sus armas 
y ropa, y por entonces no bubo ninguno que se mouiesse, hasta que se co- 
mencò a continuar la bateria , y viendo los soldados forasteros que estauan 
dentro, el trauajo en que se ballauan, y que cada dia lo estarian mas, sin espe- 
ranca ninguna de ser soccorridos ni remediados , propusiefon al conde Gero- 
nimo todos los ynconuenientes quo auia, y ci partido que les hazia el general 



( 137 ) 

demandandole ligcncja que se pudiesen yr; la qual no les quiso conceder el 
Conde. De alli nascio entre ellos vna grande rebuelta, y los diehos soldados 
forasteros tuuieron la mano con los de fuera, y les dieron entrada en el ca- 
stillo, de manera quo el general Augustin Espinola, conio persona de mucha 
soligitud y recabdo, se aroueehò de aqaella ocasion, y en poco de espacjo ocupò 
el castillo; y el Conde, y todos los demas que con el estauan dentro, se le 
ryndieron a discriscion sin poderse saluar ninguno; y enteudido por està Se- 
iioria y por el Principe la tomada del dicho castillo, acordaron de emLiar alla 
dos letrados para que los cxaminassen, por ver y entender si algunos otros 
desta ciudad auia ynteraenido con el Conde muerlo en la traycion, y tam- 
bien se les dio eomision para que hiziesen justicia de algunos que mataron 
al capitan Juan Doria, y assi lo han hecho. No sé lo que haran del Conde y 
de los demas, sino que van continuando en hazer sus exames y proceder 
segun su eomision, de manera que las cosas quedan en estos terminos; y 
la vitoria se ha habido corno se deseaua; por lo qual sean dadas ynfmitas gracias 
a Nuestro Seiior, que no podia esperarse menos participando en elio el nombre 
de S. M. De lo que entendiere se haurà hecho en lo del examen, y en todo 
lo demas, darò particular auiso a V. A. Hallaronse dentro del castillo mas de 
cl hombres de pelea, y han quedado solamente cxviii, porque los demas 
eran los soldados forasteros, a quienes el general dio licenzia que se saliesen. 



DOCUMENTO CU. 

Nota dei ribelli fatti prigioni a Montoggio. 
4oi7 , M giugno 
(Estado, Leg. 1379, fol. 184) 

Lista de los que fueron tomados en Montojo. 

Il conte Jeronimo. Cangia Lancia. 

Giouan Baptista Verrina. Suo figlio. 

Gieronimo Manara. Raynone. 

Vincenlio Careagno. Gregorio Terrile. 

Cesaro Borgognone. • Il Moro, staflìero. 

Gieronimo Garauenta. Il figlio del prete bianco. 



Il barba di Bezagno. 
Lazarin da Caurile. 
Thomaso Alemano. 
Thadeo dal Borgo. 
Gioromino Torto, castellano. 
Giouan Baptista suo figlio. 
Baptista Ternano. 
Antonio, ditto lo Franco. 
Dominico da Lugar, stalfiero. 
Spagnolcto staffiero. 
Giouani de Vareze. 
Giouani dal Borgo. 
Giouani de Gastelnouo. 
Antonio dal Borgo. 
Altobello dal Borgo. 
Donino da Compiano. 
Bartolomeo da Montoglio. 
Giouanni da Torriglia. 
Giouani Martino Castelnouo. 
Laurentio dalla Croce. 
Giacobo da Torriglia. 
Gieronimo de Carexetto. 
Christopharo dal Borgo. 
Marcilo Antonio dal Borgo. 
Simon Antonio dal Borgo. 
Benedetto de Vareze. 
Bartolomeo de Compiano. 
Ridolpho dal Borgo. 
Martin de Vargo. 
Antonio dal Borgo. 
Augustino de Rocatagliata. 
Lazaro Molinaro. 
Moro di Auosso. 
Alexandre Torigla. 
Geronimo Granara. 
Giouan Antonio Castelnouo. 



( 158 ) 

Alexandre de Rocatagliata. 
Batinelo de Carezetto. 
Capeleto de Montoglio. 
Thomasin del Pozzo. 
Giouani Dapillo. 
Francisco Ricio. 
Paulo Cauagnaro. 
Gauriele Torigia. 
Lanfranco Carezetto. 
Matbeo de Codogno. 
Domeneghino Torrigia. 
Bartbolomeo Garbarino. 
Batollo Garbarino. 
Gasparo Bombarderò. 
Maestro Bernardo del Segno. 
Nicolao Recrosio. 
Giouani Antonio Garbarino. 
Dominico Ricio. 
Paulo Sauignone. 
Otauiano da Mulasso. 
Francisco de Santo Stephano. 
Antonio de Santo Stephano. 
Quilico dal Borgo. 
Bartolomeo Valdetaro. 
Giouan Antonio da Torrigia. 
Ghigioto da Propà ('j. 
Simonino dalla Croce. 
Panthaleo Fisconia. 
Abraam da Zerbi. 
Lansaroto Monteaguto. 
Guglermo da Bagnerà. 
Francisco Marraliano. 
Giriforte da Ternan. 
Paulo da Ternan. 
Giouanni da Montogio. 
Barlholomeo da Montosio. 



f 1 ) Propata. 



Benedetto della Croce. 
Perei ual da Lome. 
Antonio Granara. 
Antonio Fascinolo. 
Giouan Baptista Granara. 
Mathco de Granara. 
Damiano de Monloglio. 
Lucheto Monloglio. 
Baptista Montoglio. 
Pasqual Montoglio. 
Giouani Montoglio. 
Benedetto Montoglio. 
Lazaro da Carpi. 
Marco Antonio de Montoglio. 
Michelin da Montoglio. 
Stephano da Montoglio. 



( 159 ) 

Jacobo da Montoglio. 
Nicolao da Montogio. 
Baapista Granara. 
Simon Montoglio. 
Gasparino Montoglio. 
Baptista Granara. 
Angelo Maria dal Borgo. 
Audrielta delli Carpi. 
Gieronimo Montoglio. 
Perrello Montoglio. 
Jacobo Torrigia. 
Domenico Montoglio. 
Il Negro sebiauo. 
Lorencin staffiere 
Geromino Bocatadiata. 



DOCUMENTO CHI. 

Sunto di altra relazione del Gonzaga a Cesare, relativamente alla idea che si è 
di presenza formato delle cose di Genova, ed ai provvedimenti che potrebbero 
adottarsi in proposito. Richieste del cardinale Cibo, per avere il castello di 
Cariseto. 

4547 , 42 giugno 
(Estado, Leg. 1494, fol. i 75-176) 



Que hauiendo estos dias estado el en Genoua, y uisto la necesidad que ay 
de dar remedio en lo de allì, le ha parescido aduertir dello, no obstante que 
cree lo haurà hecho muy particularmcnte el embaxador Figueroa ; y de lo 
que compreehende de Adan Centurion, a quien hablò a parte, es conforme a 
lo que el principe Doria le declarò por Francisco de Grimaldo , que en su- 
stancia es dessear que se Daga la reformacion del gouierno , y augmento de 
la guardia , assi por lo que toca a conseruarse en la deuocion de V. M. 
comò a la seguredad de.sus baciendas ; y que quando viesca que esto no 
bastaua , por no caer en olro caso corno el passado , eslan promptos para 



( 160 ) 

darse libremenle à V. M.; de que viene a recoligir que dessean viuir cn la 
presente forma de liberlad, y que quando esto no puedan sustentar, seran 
antes de V. M. que de ningun olro. Por lo qua! el seiìor Fernando juzga que 
el verdadero camino por el qual se ha de effectuar el desino de V. M. , es 
dexarles a ellos hazer, porque a la fin veran que siempre estaran en manos 
de los populares, para que un dia los puedan saquear y hazer pedazos. 

Que, a su parescer, por V. M. se les ha de dar a eniender que no juzga 
por bastante la guardia que tienen en aquella ciudad, para tener el freno a 
los del pueblo, porque si con esto ellos aerescientan el gasto de la guardia, 
no les bastarà despues el animo de desminuirla, por temor de perder las 
vidas; y que, siendo aquella tan gruessa, no podian sustentarla mucbo liempo, 
y assi seran forcados de dar la forlaleza en manos de V. M., y supplicarle 
que le? ponga justicia, y los gouierne en paz y sosiego. 

Que ha enlendido que el cardenal Doria era desta opinion con otros mu- 
chos de sus amigos, y que no ha sido oydo, porque el Principe y el no se 
lleuan bien, y que aunque hauia pensado de hablar sobrello con el dicho 
Cardenal, para ver si podria sacarle alguna cosa demas, ha dexado de hacerlo, 
porque no pudiera ser sin dar sospecha al Principe , y ha tornado por medio 
de ofrescersele para la conciliacion entre el y el dicho Principe, y de dexar 
ordenado a un su confidente que en su nombre fuese a dezirselo, anadiendo 
que, siendo el tan seruidor comò es de V. M., se marrauillaua de ver que 
en este alboroto de Genoua no le huuiesse hecho entender cosa alguna , y 
que le rogaua le auisase de corno el lo entendia , y si le parescia que aquel 
gouierno fuesse durable, y paresciendole no , que forma juzga que se hauria 
de tornar para que aquella ciudad pudiesse perseuerar en seruicio y deuo- 
cion de V. M.; y leniendo auiso de su respuesta lo darà à V. M. ('). 

Que aunque ha hecho diligencia, no ha podido entender a quien querra el 
Principe dar el cargo de la dicha guardia, pero que hablando el con el em- 
baxador Figueroa, a quien da mucho credito, se han resuelto en que el Prin- 
cipe no piensa diputar para este effecto persona alguna serialada, sino re- 
partir aquella gente de baxo de quatro ó cinco cabos que dependan del, y 
de quienes el sea en effeclo patron, sin que le conuenga rogar aiiadir, ó se 
conozea que en aquella ciudad aya alguno que pueda mostrar tener credito 
sino el ; lo que no le desplaze al seiìor Fernando, pero querria que en caso 

( 1 ) In margine si ha questa postilla: « En esto de Genoua no ay por agora 
que dczir, hasla ver lo que se haze en Io del gouierno y guardia, a que ci 
Principe tiene ojo ■> . 



( 161 ) 
que aijuel muriesc , hubiese dentro de aquella ciuciaci persona que fuessc 
solilado y dependiese de V. M , porque no le pa rosee que Adan Genturion 
seria solo parte para gouernar una maquina comò està, y que para remedio 
desto seria necesario ordenar a Augustin Spinola que ordinariamente resi- 
diesse en Genoua , por que con su preseucia , y con los amigos y parientes 
quo tiene muy aficionados al seruicio di V. M. , y con las fuerzas que alli 
tendria, tiene por certo que en caso que el Principe muriese, aquella ciudad 
cou este medio se manternia quieta y en seruicio de V. M. ( 1 ). 

Acuerda, corno ya lo tiene scripto, que el dicho Agustin Spinola no podria 
hazer la dicha residencia, siendo pobre y cargado de hijos, sin que V. M. le 
mandase dar algun entretenimento para durante aquella ; lo qual supplica 
sea V. M. seruido considerar corno cosa que tanto le importa. 

Que el coronel Augustin Espinola les scriuiò a los xi de Junio que aquella 
mariana hauiau salido los de Montoyo con la correa al cuello y a discrecion, 
y que el hauia tornado la possession de aquel castillo; de lo que ha recebido 
muy grande consolacion, por verlo fuera de las manos de enemigos de V. M. ( 2 ); 
en lo qual se remite a lo que el principe Doria screuirà, por que sabe lo 
bara mas cumplidamenle. 

Que hallandoso el en Genoua , el cardenal Cibo 1b embiò a rogar que le 
quisiese hazerle rendir el castillo de Cariseto, que lo hauia comprado el conde 
Fiesco de los dineros de la dote de su muger, sobrina del dicho cardenal, el 
qual le embiò para mas veridad el sumario de sus scripluras ("), que con està 
viene rogandole, que pues su justicia estaua clara, que no se le quisiese 
negar, siendo el buon seruidor de V. M. , y que quando no quisiese 
hazer esto, le diputase juezes que hubiesen de ver su justicia sumariamente 
y de plano, corno la razon lo requiere, por tratarse de ynteresses de muger 
y de un seruidor de V. M. qual el es; y que el seilor Fernando no ob- 
stante lo susdicho, aunque le paresce justo por las razones susdichas y 
que no se pueda negar, no ha querido concederle ny lo vno ny lo otro, sin 
sabiduria de V. M. A Io qual suplica humilmente mande embialle la resolu- 
cion de lo que en elio sera seruido que se haga ( 4 ). 

(') Qui cade un'altra nota marginale, così concepita. « Se haga en esto lo 
consultado del coronel Spinola , con lo del éntretenimientò ». 

( 2 ) In margine si nota: ■ Fuè bien ». 

( s ) Altra nota a margine, rispondente a questo periodo : « Que por sor la 
cosa desta qualidad y respccto, que se deuc tener a la consequencia que ter- 
ceios podrian pretender, se harà comision de justicia porque nanamente se 
vea y proura ci negoelo corno sera justo ». 



( 162 ) 
DOCUMENTO CIV. 

Il Figucroa significa a Cesare il risultato di una sua conversazione col D' Oria, 
circa 1' assicurarsi di Genova. Espone su ciò le sue vedute particolari , e 
nuovamente insiste sulla destinazione dello Spinola. 

1547, 19 giugno 

(Estado, Leg. 4579, fol. 243) 



Sacra Cesarea Catholica Magestad. 

Por la que screuì a los xi de junio ('), di auiso a V. M. del succeso de la 
empresa, y conio me parescia que agora seria tiempo que se tomasp orden 
en la cosas desta ciudad. Sobre lo qual despues he hablado con el principe 
Boria, el qual me ha dicho que se juutaràn los Odio que fueron nombrados 
por la Seiloria para entender en la reformacion de los Cc-nsejos, y que visto 
el lo proporna a los que gouiernan, y que si lo aprueuau que se attenderà 
a la execucion dello, y sino que sera menester declararse, y hazerselo hazer 
por fuerca. Sobre lo qual he considerado , y conoscendo los humores desta 
gente, no se si seria bien que el principe Doria se declarasse con ellos en 
està conyuntura que estan las cosas de Napoles alteradas, y lambien las de 
Siena, si seria bien remouor mas humores aqui , mayormente embiando las 
galeras a Napoles , y no hauiendo establescido la guardia que conuiene, ny 
determinado la persoua que ha de tener cargo della , que son cosas muy 
nescesarias, porque sin fuercas ninguna cosa se puede hazer con vn pueblo, 
corno este, tao libertado y de tantas passiones; y el Principe querria que toda 
la auctoridad quedassc en su casa, y por esto està suspenso en determiuarse 
en lo que de necesidad se ha de hazer, porque en su succesion no ay per- 
sona en quien pueda saber aquel lugar; y demas desto, es menester que sea 
persona que por amor y por obligacion sea seruidor de V. M. 

Augusliu Spinola està aqui, que ha seraido tambien alla, que el Principe y 
la Senoria haa quedado muy conlenlos del; y si V. M. fuesse seruido, podria 
mandar screuir vna coita al Principe , que, paresciendole a el que sera al 
proposito que el dicho Spinola resida en està ciudad cerca del, que se Io diga 
de parte de V. M. que lo haga, porque si por ventura succediesse cosa que 

C) V. Documento C. 



( Hi"» ) 

fucsso necesario quo su persona fucssc lucra con las galeras, que qucdasse 
aqui persona de quien el so pudiessc Bar cu mi compania; y si ci Principe 
viniesse en elio, me paresce que seria mucho al proposito, para e! seruicio de 
V. M. y quietud desta ciudad; y en tal caso V. M. seria necesario que me 
einbiasse vna carta por micer Augustin , mandandole que haga lo que el 
principe Doria le dixere y yo de parte de V. M.; la qual yo terne, y usare 
della segun viere que es menesler; y para que el pueda estar aqui, es ne- 
cesario que V. M. le ayude con algun salario, porque el no tiene tanto quo 
se pueda sufrir aqui, y por està causa està do conlino fuera en vnos castil- 
los suyos. V. M. ordenarà lo que mas fuere su seruicio que se haga en 
lodo, y dello me mandarà dar auiso. 

De Yuestra Sacratissima Cesarea Catholica Magestad 

muy umyl vasallo que los ymperiales pies y manos de V. M. besa 

Gomez Suarez de Figueroa. 



DOCUMENTO- CV. 

Lettera del Gonzaga a Cesare, sui preparativi militari del nuovo re Enrico II 
di Francia. 

15n, 3 luglio 

(Estado, Leg. 119Ì, fol. 190-191) 

Sacratissima Maestà. 

Per le antecedenti mie scrissi a V. M. come delle cose del Piemonte non 
le haueuo fatta parola di molti giorni innanti, per esser passate assai quieta- 
mente, et come, per quello che andaua attorno fin' all' hora degli andamenti 
di francesi , si poteua credere che più loro fossero per istarsi a vedere 
quest' anno, che per far inouimento. Nondimeno 1 , essendosi verificala di poi , 
per auisi hauti hieri, la leua che ha fatta il Re de Francia di molte insegne 
di tedeschi, et saputosi di cerio le strette pratiche che esso tiene di fare leua 
di suizeri , tra questo et tra il vedersi come le sue genti d' arme sono in 
ordine et ordinanze del paese , et che il nome che esso dà di fare questi 
apparati per assecurare la sua futura coronatione ha poco del verissimile , 
aggiunta al conclusione del matrimonio seguito tra Horatio Farnese* e la ba- 



( 1G4 ) 

starda di Francia, et oltra questo il vedersi stringere mollo le pratiche tra 
esso, il Papa et veneciani, et altri andamenti che tutti fanno al caso, come 
li dieci milla scudi che per cosa certissima erano venuti questi giorni di 
Francia in Piacenza per soccorso di Montobio , con ordine che la massa de 
la gente si hauesse a fare nel Borgo di Valditaro , luoco posseduto hora da 
Pier Luigi Farnese , mi fa dubitare del contrario di quello che ho scripto, 
cioè che 1' animo loro sia di romper la guerra , et pensare che, quando ciò 
fusse, le cose di qua haueriano bisogno dell' aiuto et rimedio di V. M., per- 
chè, come a lei è palese, qui non si trouano più di duemila et cinquecento 
espagnuoli et di cento caualli, che appena bastano per guardare li luochi di 
presidio dalla fraude, nonché dalla forza. Oltra questo, la M. V. sa come si 
sta qui di danari et d'altre prouisioni necessarie. 

Tutto questo è detto da me, non perchè io creda esser bisogno , et per 
ciò non tenga per certo che le medesime cose le sieno note, et in quella con- 
sideratone che conuiene; ma per far il mio debito, et per suplicarla, come la 
suplico humilmente, che, essendo così, voglia farmi rispondere et auisar di 
che maniera queste cose sono per farsi da lei, et che prouisione ha pensato di 
fami, perchè io ne possa stare con 1' animo quieto, non lasciando di dirle 
che quando io veda che dette cose vadino continouando, il disegno mio è di 
cominciar a fare fin al numero di quattrocento caualli, perchè come si man- 
tengono con poca spesa, così per in tempo di bisogno si fanno con diflicullà. 



DOCUMENTO CVI. 

11 Figueroa a Cesare accennandogli le condizioni di Genova e la punizione av- 
venuta de' ribelli di Montoggio. 

-I517, 8 luglio 

(Estado, Leg. 1579, fol. 241) 

Sacra Cesarea Catholica Rlagestad. 

La cosas desta ciudad estan quietas, mas no assentadas y eslablidas corno 
seria menester, para que los animos de las gentes esten con la seguridad que 
conuiene, mayormentc si Dios dispusiese del Principe, porque con su presencia 
se sostiene en seruicio de V. M., que de su condicion e ynclinacion no lo 
son, y falfando el no pueden dexar de tornar a su naturai. 



( 168 ) 

Haslagora no se ha cntcndido on la reformacion, assi por dexar acatiar la em- 
presa de Montobio conio por hallarse agora las galeras absentcs. El Principe 
me ha dicho quo, conio tornei], quiere enteuder en elio, y que si se padiere 
hazer con buena volontad de lodos quo se baia, y si no que el lo bara bazer 
por fueiQa; la qual, si fuese possible, yo no querrià que se tentasse, porque no 
dura mas de quanto la fuerca les continue; mas, no pudiendose bazer de otra 
manera, es forca de tornar algun medio. Yo screui a V. M. lo que me occurria 
que seria bien screuir al Principe, que si le parescia que seria bien entratener al 
coronel Augustin Spinola, que lo hiziese, y lo mismo digo agora; mas es me- 
nester que V. M. lo mando escreuir de manera que no entre en sospecha, 
diziendole que en caso que buuiese de salir personalmente con las galeras, 
que, si le paresciere que sera bien, para la quietud desta ciudad, que el dicho 
micer Augustin quede aqui, que lo mire, porque V. M. se lo remite para 
que haga corno el juzgare ser mas al proposito del seruicio de V. M., y 
quietud desta ciudad y mas conteniamiento suyo; y desta manera pienso que 
el se determinare en Io que buuiese de hazer, porque, aunque yo siento que 
el querria dexar està auctoridad en su casa, no ay persona en quien queda, 
porque la succesion de Juanetin no es de edad ny persona; al hip de micer 
Adam Genturion ha empleado en sus galeras en su lugar, que, al juizio de los 
mismos, no tiene persona ni experiengia, sino que a falta de otros, y por no 
tener de quien fìarse ha encogido aquello por lo mejor. 

En el castillo da Montoyo se tomo Hieronimo de Fiesco hermano segundo del 
conde y vn ciudadano desta ciudad, Baptista Verina y otro, Cangalanca, Raynon 
y otros, algunos de los quales hastagora no hauia determinado lo que se hauia 
de hazer por hauerse rendido a discrecion de la galera. Sobre lo qual han 
estado en muchas opiniones ; alfin han determinado que se haga justicia 
dellos, para lo qual es ydo el potestad desta ciudad a Montobio para hazer 
la execucion. El dia que se rindieron cortaron las cabecas a quatro; el vno 
era el camarero del Conde, que se llaniaua Vicencio Calcaneo, y los otros 
Jos estaferos y otro, que se hallaron en inalar a Juanetin Doria; y està ju- 
sticia no se hizo por orden de la Seiìoria, sino que Dominico Doria, que cstaua 
alli por comision, lo hizo; Io qual se cree que fuè por orden del Principe, 
que de otra manera no se atreuiera a hazer vna cosa corno aquella. De lo 
qual bau hauido algun mal contentamiento en inuchos de la ciudad y de los 
del pueblo, por bauer procedido fuera de los lerminos de la justicja; y por 
esto ha hauido mas confederados en la justicia que han determinado de hazer 
agora aunque hauia tan justa causa para elio no falta quien los quiera saluar 
si pudiese. 



( 1GG ) 
DOCUMENTO CVII. 

Risposta del principe Filippo al Figueroa. 

1547, 11 luglio 

(Estado, Leg. 1579, fol. 59) 



No tenemos poco conlontamienlo de entender Io que dezis de que la quietud 
dessa ciadad se continue, y que la em presa de Montoyo vaga adelante. Auisar- 
nos eys de lo que mas en elio succediere. 

Teniendo scripto esto, hauemos recibido vuestras cartas de xvn y xxv del 
passado,.y agredescemos os mucho el cuidado que teneis de auisarnos de lo 
que se entiende, assi de S. M. corno de otras parles. Del buen succeso que ha 
tenido lo de Montoyo holgamos mucho, y de que essa Repubblica estè con 
la voluntad que dezis de castigar los culpados que se hallaron en la reuolu- 
cion con el conde de Fiesco. Las listas que nos embiastes se recibieron, y sy 
por aca apportare alguno dellos, se harà la diligencia que conuiene para que 
sean presos, corno S. M. Io ha embiado a mandar. 



DOCUMENTO CVIII. 

Altra lettera del Figueroa al Principe Filippo , per notificargli che giustizia fu 
fatta dei ribelli di Montoggio. 

1547, 20 luglio 

(Estado, Leg. 1379, fol. 42) 



Por las precedenles mias he dado auiso a V. A. corno el ca?tillo de Mon- 
toyo se auia tornado, y cmbie relacion de los que se hallaron dentro ('), y 
de los que està Seiloria auia desterrado, que se hallauan absentes ( 2 ), y hecho 
justicia de los presenles, segua la qualidad y delito de cadauno. Despues 

(') V. Documento CU.. 
O V. Documento LI. 



( 167 ) 

osta Sefioria ha sontcnciado a muerte al condo Geronimo, hermatio del muerto 
passado, y al Verrina y a otros; la qual sentencia lue executada. Y assi 
continuaraa en lo demas que se huuiese de hazer do los quo se liallaron en 
este tratado; y han hordenado que la dicha f'ortaleza de Montoyo se aliane 
por tierra, por todos buenos respectos. 



DOCUMENTO CIX. 

Il Figueroa notifica a Cesare le confessioni fatte alla Signoria da Giambattista 
Verrina, e le rivelazioni di Raffaele Sacco. Rivalità fra i D' Oria e gli Spinola, 
circa la preminenza nelle cose del governo. Notizie di Pier Luca Fieschi. 

4547, 30 luglio 

(Estado, Leg. 1379, fol. 239) 



A los vili del presente screuì a V. M. todo lo que occurria en estas partes, 
y dixe corno se hauia hecho justicia de Hieronimo de Fiesco, hermano del 
conde de Fiesco, y de Baptisla Verina, y de otro que se lamaua Hieronimo 
Cangialanca, sin otros quatro que primero se hauian degollado y ahorcado, 
y otros condemnados en galeras, y otros estan presos, que se procede contra 
ellos. Yo he procurado saber lo que el Verina hauia confessado, que era la 
persona con quien el Conde se hauia alargado mas sobre este negocio; y dize 
que el Conde hauia platicado este negocio mucho con el Rey de Francia, el qual 
le promettia de dalle seis.mill ducados de prouision cada ailo, y cinquenta Iancas, 
y la orden de Sant Miguel, y que su pensamienlo era de tornar la mayor 
parte de los gentiles hombres, despues de haber muerlo al principe y Juan 
Doria, y tener la ciudad a deuocion de Francia. De lo del Papa no dice 
niuguna cosa; mas un doctor que se llama el Saco, que fue el principal deste 
tratado, que es de Saona, y se liuyò aquella noche en la galera que se fuè 
a Marsella, y agora està en Turin, ha embiado a dezir al principe Doria 
que el Conde hauia platicado con el duque de Plasencia , el qual le hauia of- 
frescido de ayudalle y socorrelle , y que quando el Conde fue a Roma el 
Papa le hauia dicho que holgaua de conoscelle porque hallaua en el todo 
lo que hauian dicho , y mas , y que lo que el Duque su hip le hauia 
dicho se haria, y mas, lo que el pudicse, y que pues el principe era viejo, 
y podia viuir poco, que no consintiesse que otro tubicsse mas autoridad que 
el en està ciudad; y assimismo dize que la capilulacion que se hizo con el 



( m ) 

Rey de Francia fuè por medio del cardenal Fernes , la qual le embiò (ìr- 
mada con un cauallero de la orden de Santjago, que se llaina el cauallero 
Esfondarà ('). De mas desto ha dicho que Esteuan Espinola, seiior de la Roca, 
hauia olTrescido al Conde que si el queria hazer vn Estado Adorno, que el 
seria el seiior aunque el otro tuiuesse el nombre, y que para hazer esto 
meyor hauian procurado de hazer cabos a Augstin Espinola y Bernabe 
Adorno, y que el Conde le hauia respondido que pensaua que burlaua, que 
si lo dixera de veras el lo dixera a la Seiioria; lo qual hizo porque no se 
fìaua del, por ser gentil hombre , y por no perder los otros del pueblo con 
quien tenia hecho el concierto; y asi hauia quedado està platica deste auiso 
que el principe Doria tiene. El qual ha quedado tan sospechoso y geloso d' estos 
Espinolas ( 2 ), que aunque yo le he dico que este dize eslo por ganalle la volun- 
tad, y porque vee que los otros que sabian la verdad de lo que passaua 
son muertos, que no se puede aueriguar la verdad , no dexa de estar muy 
sospechoso, y pensar que està platica de Adorno procede destos gentiles hom- 
bres SpinoUs, y aunque ella no seria en deseruicio de V. M., por la pasiou 
particular que ay entre la casa Spinola con Doria , no le aplaze; y conside- 
rando esto, me ha parescido acordar a Y. M. que en lo que tengo scriplo 
por mis cartas de la guarda desta ciudad en la persona de Aguslin Spinola, 
que V. M. no scriua nada ai principe Doria sobrello, porque seria acrescen- 
talle mas la sospecha que tiene, y crescelle del lodo; y aunque el no aya 
de pensar en cosa que sea de seruicio de V. M., todauia es mejor tenelle 
contento que no desdeiiarle, y ver si de suyo verna a conoscer que es for- 
cado poner aqui una persona que sea seruidor de V. M., y entre tanto estar 
a la ventura de lo que Dios hiziere, lo qual se conseruarà con el buen suc- 
ceso de las cosas de Alemania. 

En Lombardia està vn Pero Luco de Fiesco, seiior de un lugar que se 
llama Creuacor ( 3 ), el qual era uno de los que tractaron este concierto entre 
el Rey de Francia y el Conde, el qual es feudatario de V. M. Creo que si don 
Fernando le mandase llamar, y le detuuiesen en el castillo, que se sabria toda 
la verdad de lo que ha pasado , y de Io que agora de nueuo se trala, 
porque nunca faltan platicas. 

(') Il cavalieie Foderato. V. Documento LXX. 

( 2 ) Una nota marginale rispondente a questo periodo dice : « Que en esto de 
los Spinolas se terna aduertencia, y assi usarà de la carta de crencia despues 
quando vera que sera a proposito ». 

( 3 ) Altra postilla a margine, così espressa : « Que de esto auisc a don Fer- 
nando, y de acà se le escribirà •. 



( 169 ) 
DOCUMENTO CX. 

Lettura in cifra del Figueroa, che manda a Cosare il testo dello rivelazioni del 
Sacco. 

13 47 , 6 agosto 
(Estado, Leg. 1379, fol. 2) 



Con està embio a V. M. una relacion de auisos que ha dado aquel doctor 
Saco que era el familiar del conde de Fiesco, con quien platicaua sus pensa- 
mientos, el qual se huyò con la galera aquella noche, y agora està en Turin; 
y conio ha sabido que ios que jusiiciaron le han eondemnados, ha descubierto 
lo que dize a un amigo suyo, que de aqui ha ydo embiado para esle effeclo. 
Aunque el lo diga con intencion de ganar la voluntad del Principe, si pudiesse, 
se puede creer todo lo que dize, y mucho mas que dexa de dezir la persona 
que dize que vino a hablar al Conde sobra que se hiziesse un Estado de 
Adorno para Esteuan Spinola seiior de la Roca, que por otra mia screuì ( 1 ). El 
no tiene autoridad ni subieto de persona para hazer lo que offrescia, sino que 
con mano agena pensaua de venir a su designo, y mostrar que sin miger 
Agustin Spinola , ny lo» otros de su parte, se podia remouer este gouierno , 
y pues el lo platicaua con el Conde, no pensaua sostenello con la protecion 
de V. M. y a su deuocion. Està gente es lati apassionada, que sus passiones 
particulares no les dexan ver y conoscer el bien que tienen; y si el Principe 
cierra el ojo, no puede ser que no aya algun mouimiento, corno por otras 
tengo scripto. Dios lo guie para su seruicio, y acrecentamiento de la gran- 
deza de V. M. 



( 1 ) V. Documento precedente. 



( 170 ) 
DOCUMENTO CXI. 

Tenore delle suddette rivelazioni ('). 

1547, agosto 

(Estado, Leg. 1579, fol. 3) 



Poi di ascoltatomi, I' amico mi rispose essere pronto a douermi raccontare 
dal principio alla fine tutte le pratiche, maneggi, discorsi et effetti designati 
per lo conte Giouanni Luigi fino al giorno di quella scelleragine, per quanto 
è venuto a sua nolicia, credendo però poche pratiche habbia mouuto che non 
li siano state publicale d:il detto Conte. 

Dice che il primo anno che monsieur di Langey venne in Piemonte, co- 
minciò a tentare esso Conte di accordarsi col Re , col mezzo di monsieur 
Pietro Luca Fiesco signor di Crauacore; però, hauernelo alcuno de' suoi ret- 
teuuto con ragioni efficaci , e fattoli conoscere la grandezza di S. M. C. in 
Italia, et la sua poca autorità in Genoua con la grande del signor Principe, 
che aresigaua perder il tutto, il quale perso, et scoperto da essi francesi non 
hauer egli in Genoua la autorità che da alcune persone poco considerate 
era slata depinta al Re, che non ne farebbono poi conto alcuno. Al che parue 
assentisse , et leuò destramente mano dalla detta pratica ; non mancò poi, de 
li a qualche tempo, il Pietro Luca di nouo in molti modi prouocarlo a detta 
pratica, alla quale con la sua mala inclinalione fu facile di nouo inchinarse, 
et con tal opione, per intrar a seruitio de francesi con più reputatione, saltò 
caldissimo sopra la compra delle galere. 

Successe poi la sua andata di Roma, in la quale, per quante- il detto amico 
intese all' bora dal detto Conte, il Papa li disse rallegrarsi vedendolo, e cono- 
scerlo per quello che gli era stato dipinto, et crescerli l'affetione. Per il che 
era sforzalo anchor lui dirgli quello sapeua hauerli anche detto il Duca suo 
figiio, che il Principe era uecchio, et che egli doueua attendere a non restar 
lui nò lasciar la casa sua soggetta ad altri, et che in tal caso, sempre che 
gli accomodasse , oltra le forze del Duca suo figliolo , gli offeriua anchor le 

C 1 ) Una somigliante ma anche più circostanziata relazione, con diverse lettere 
del Sacco medesimo, pubblicò già l'Olivieri in appendice alla Congiura di 
Gio. Luigi Fieschi descritta da Lorenzo Capelloni ; Genova, 1858. 



( 17! ) 

sue. Et dico il detto amico il medesimo Duca già hauor dette le mede- 
sime parole al detto Conte , et I' ultima vota che esso amico fu a Pia- 
cenza, mandato dal Conte, gliele disse anchor a lui, che Io douesse ricordar 
al detto Conte. Quelle parole dette dal Papa mossero assai il Conte, e li fecero 
voltar molte cose in la sua fantasia; il cardinal Triuultio per l'altra mano, 
in secreto, lo strinse assai con offerirgli parliti molto certi et grandi per parte 
del Re, il che lo indusse a resoluersi arriuato che fosse a Genoua, et datone 
parte a qualche amico suo. Et così, giunto che fu a Genoua assai presto, 
chiamato il cauallero Fodrato, si rissolse di pigliar partito con francesi, et così 
fatti li capitoli et sottoscritti alli xxi di nouembre, li dette al detto cauallero, 
che douesse concluderli in Roma col cardinal Triuultio. Espedito il detto 
cauallero, sopragiunse il Verina, al quale il detto Conte disse il tutto; e tra 
loro designarono poi il scelerato tradimento, essendoli proposto dal detto Ver- 
rina che poteua restare signor et hauer dal Re la protetione, et così dal 
Papa et dal Duca suo figlio; et con tal presuposto mandò dietro in posta a 
reuocar il pachetto con la capitulalione che portaua il cauallero Fodrato. Non 
mancò il detto amico (per quanto dice) dissuaderli simile disegno, dicendoli 
che sempre ha ueduto alle cose grandi impedimenti non considerati, soggiun- 
gendoli che non credeua la cosa tanto facile , considerando che in ristretto 
tutta la sua fede et speranza consisteua in fede di popolo uano et uilano 

et che ogni poco (') contrasto che rilrouasse, egli ne potrebbe; con 

molta vergogna et biasimo di tutto il mondo, restar disfatto , et che simili 
cose et di tanto momento non erano da risoluersi così facilmente ; né 
però si bastò, con la praua inclinatione che haueua , remouer il detto Conto 
dal suo tristo pensiero ; et così alli xxn di nouembre restò conclusa quella 
nefanda congiura, con disegno di amazzar il Principe, il Capitano (*), messer 
Adan et tutta la nobiltà di conditione , et fra tanto che si andasse conside- 
rando la forma, attender a dissimulare, secondo il solilo, con lutti, benché il 
detto amico si presupone certo, a qualche segno veduto da lui, che dall' altro 
canto il detto Verrina, con altri capi popolari insieme, douesse poi uccider il 
detto Conte, per non voler star soggelti a così empio tiranno, et abhorrendo 
per natura a tutta la nobiltà. 

Non stettero molti giorni, che una mattina una persona ( 3 ) andò a rilrouare 
il detto Conte, et li disse che se uoleua si potrebbe far un Stato di Adorni , 

(') Guasto. 

( J ) Giancttino. 

( 5 ) Stefano Spinola, di cui si parla nei Documenti che procedono. 

13 



t 172 ) 

del quale esse conte resterebbe patrone, battendo assai più autorità che babbia 
mai hauuto alcuno da noi in Genoua. A la quale rispose il detto Conte che non 
sapcua in qual modo ciò si bastasse ad eseguire, nò che manco lui ui pen- 
saua, et che li dispiaceua tanto simil pratica, che quando auesse opinione si 
douesse esecutare che fusse certo che lo pubblicherebbe. Et subilo, ritrouatosi 
detto Conte con il Verrina et altri consapeuoli del designato trottato, li palesò 
il tutto , et si risolsero fusse in proposito non dilatar più la esecutione , et 
designandosi per tal effetto far un banchetto in Violata , fu detto al Principe 
non andar a banchetti; et così uoltandosi molti discorsi si.... (') alla conclu- 
sione della nefanda sceleraggine. Nò mancò il detto amico (per quanto egli 
dice) dire di nouo al Conte lo temore che questo Verrina non disegni (uedendo 
il suo animo tanto mal inclinato contra tutta la nobiltà, senza essergliene mai 
stala data causa) sotto la nostra ombra, di far un viua popolo, solamente per 
tagliar, a pezzi questi gentiluomini et poi noi appresso, nò però di lui fin qui 
auere mai fatta esperienza in cosa importante , né in lui si vede cosa più 
ferma, che una estrema auidità di estinguer tulta la nobili'à. Li fu risposto 
dal detto Conte non hauer più di bisogno di consiglio, ma di aiuto. Et questo 
è quanto 1' amico dice sapere. 



DOCUMENTO CXII. 

Relazione in cifra del Figueroa a S. M. , dove gli annunzia come il D' Oria 
sembri risoluto, col soccorso della gente del Duca di Firenze, d' imporre al 
popolo le riforme. Rimette in campo i pericoli che, innanzi la loro effettua- 
zione, trarrebbe seco la morte del D' Oria; ed annuncia una nuova ambasceria 
da parte di quest* ultimo. 

1547, 46 agosto 

(Estado, Leg. 1579, fol. 250) 



El Principe me ha comunicado oy lo que ha pensado hgzer para orden 
en el establescimicnto del gouierno desta ciudad, para la quietud y pacifico 
della a la deuocion de V. M., para lo qual tiene pensado de screuir al Duque 
de Florencia que los mmd hombres, que estauan embarcados en las galeras 

f 1 ) Altro guasto. 



( 175 ) 

para Napoles, que pues para aqael ell'ecto no son menester, que venga n 
aquì con las mismas galoras, y con ellos y con los que picnsa le embiara 
don Fernanda con Steaaa Doria, poma en essecueion lo quo tiene peusado 
que es necesario para reformar algunas cosas del gouierno y consejos, con 
otras cosas que los Odio que la Seiioria dipulò para està reformacjon dieron 
en seripto y lo consullaron, y seguu paresse no tomaron ninguna resolucion, 
antes se ha publicado entre los del pueblo, y los arlesanos han ydo a la 
Seiioria y al Principe, y les han dicho que han entendido que se tracia de 
cierta reformacion en perjuyzio suyo, que miren que no se haga cosa 
que despues succediesse algun ynconueniente, de nianera que eslan auisados, 
para (jue por via de concordia no se pueda hazer lo que se pensa uà sino 
es con la fuerga, la qual dize el Principe que ha dexado de tentar autes de 
agora, porque se acabase la empresa de iMontoyo y de Napoles, porquecon 
la gente spaiiola lo huuiera tenlado si no fuera por la necesidad que huuo de 
enibiulla cou ddigencia; agora, viendo està occasion de la gente de Florencia, 
no la quiere perder, y viendo yo quan necessario es que se tome algun 
medio en las cosas de aqui, y que el Principe por razon no puede viuir 
mucho, y que seria gran ynconueniente si muriesse autes de hazello, por lo 
mucho que ym porta al seruicio de V. M. conseruar està Republica en su 
seruicio, he concurrido con el, en que es bien que se haga. Verdad es que 
yo querria que no solo.mente se attendiesse a lo que agora se quiere hazer, 
mas a la conseruacion dello para adelante, porque, corno lo he dicho, V. M. 
no puede sostener este gasto que es menester agora, para hazer este effecto, 
porque faltando las fuerc,as lornaran a lo que era de primero ; y que se 
ordenase vna guarda buena con vna persona que fuesse seruidor de V. M., 
porque desta manera se conseruaria lo que agora se harà. Esto no lo quieren 
entender, y es menester yr con sus voluntad. Verdad es que el Principe me 
ha dicho que embiara a hablar a micer Auguslin Spinola para quando sea 
venida la gente; a mi paresger harà mucho al caso, y aun yo fuera de 
parescer que el hiziera la gente que dize que ha de embiar don Fernando con 
Esteuan Boria, por no dar ceiosia a los franceses, mas, corno tengo dicho, 
no le quiero dar materia a que piense en ninguna cosa que no sea a su 
voluntad, que es razon procurar de conserualle su auctoridad por todos re- 
spectos, y mas por lo que loca al seruicio de V. M. ( ] ). Yo no sé si està 

(') Con altra relazione, in data ugualmente del 16 agosto, il Figueroa ripeteva 
presso che letteralmente al Gonzaga quanto si contiene dal principio fino a 
questo punto del Documento presente (Estado, Leg. 4379, fol. 247). 



( m ) 

prouision que el principe haze sera a tiempo, porqae comò el Puque tutto auiso 
que las cosas de Napoles hauian tornado camino, y eran venidos a la obe- 
diencia del Yisorey, corno V. M. les ordenò, creo que deue hauer dado li- 
cencia à la gente ; yo todauia fuè de opinion que se difiriera hasta queV. IVI. 
acabara las cosas de Alemania; mas, considerando lo que digo de la edad 
del Principe, no le he querido poner ningun ynconueniente, porque, demas 
del peligro que corre por lo que podria subceder de su vida, no quiero que 
se scusen con dezir que yo fui de parescer que no se pusiese en execucion 
lo que el queria hazer. 

Tambien me ha dicho que en fin deste mes quiere embiar vna persona a 
V. M. No he podido hasta agora alcancar la causa sobre que, sino que, por 
conyuncturas, pienso que sea sobre la recompensa de los da'rlos que recibiò, 
para que de los bienes del Conde se le haga alguna recompensa, y tambien 
de los otros que fueron en la traycion. Por otra parte he sido auisado que 
quiere vender las galeras, viendo que los hijos de Juanetin son tam pequeiìos 
y que muerto el Principe podria hauer mal recabdo eu ellas; y quando està 
fuesse, creo que no las venderla sino a V. M., y que para esto embiaua. Yo 
procurare eutender si tiene tal yntencion, y de lo que supiere dare auiso a V. M. 



DOCUMENTO CXIII. 

Altra del medesimo in cifra sullo stesso argomento. 

1547, M agosto 

( Estado, Leg. 1579, f. 251 ) 

Ayer screuì a V. M. lo que el Principe hauia consultado conmigo, y la 
determinacion que hauia tornado para el establecimiento de las cosas desta 
ciudad. Està mariana me ha embiado a dezir que , despues que me hauia 
hablado, hauia pensado sobre el negocio, y que 'le parescja differirlo hasta 
consultallo con V. M. , y que para elio embiaria a Francisco de Gri- 
maldo, que es el que fue la otra vez, y tambien que lo consultarla con 
don Fernando, y que con mas maduro consejo se determinarla, pues el tiempo 
daua lugar a elio; de manera que lo que ayer escreui no se effectuarà. Yo 
creo que el principe Doria y que los que le aconsejan han hauido temor de 
poner la ciudad en poder de la gente del Duque de Florencia, y que està 
aya sido la causa principal de remouer la orden que hauian dado, y comò 



( 175 ) 

ci Principe es viejo, fncil cosa es do remouelle, y no se puede contradezir ente- 
raraenie a su voluntad, pucs sin ella no se puede bazer ninguna cosa de lo 
que conuiene al seruicio de V. M., y si se pudiese tener seguridad de la 
vida del Principe, yo seria de opinion que no se remouiese ninguna cosa 
de conio està, mas viendo que todos somo mortales; y mas el Principe que 
està en vispera de los oclienta anos, eslas cosas no estan bien asi para el 
seruicio de V. M. ('), y si el Principe y los que estan a par del quisieseu con- 
fiarse de los que son seruidores de V. M., y establecer vna guarda buena 
y con la persona de micer Augustin, yo ternia que las cosas de aqui se 
conseruarian en el ser que estan, y a la deuocion de V. M.; y mas queriendo 
que todo dependa dellos, y que no parezca que tienen necessidad de ninguno, 
dubdo que estas cosas se puedan conseruar, porque, muerlo el Principe, de 
su casa no queda persona que pueda conseruar la auctoridad que el ha 
tenido, mayormente que tienen por contrario al Gardenal y a su hip, y 
Antonio Doria en lo secreto no le es nada amigo, y tanto mas no lo seria 
visto que el Principe dexa toda su auctoridad en micer Adam y en su hijo, 
los quales no son bastantes de por si para gouernar vn peso lan grande , y 
los que son seruidores de V. M. hanse contentado de la auctoridad del Prin- 
cipe, porque conuenia al seruicio de V. M., y por las qualidaJes que con- 
currian en el, que todas faltan en los otros. Demas desto, ay la passion prin- 
cipal entre los gentiles hombres y los del pueblo, los quales no c,essan de 
contino de platicar con franceses por medio de los que estan desterrados de 
de la ciudad, que todos son gentes del pueblo, los quales no tienen ojo a 
otra cosa sino a la muerte del Principe, y si pudiessen quitalle las galeras, 
lo harian, porque este es su desino, porque quitadas estas fuergas, ellos 
piensau ser seiiores, pues es mayor numero, y no se puede compadescer 
que el hijo de Adam tenga el lugar que tiene. V. M. lo mandarà considerar 
todo, y resoluer lo que mas conuiene a su ymperial seruicio; y pues Fran- 
cisco de Grimaldo va alla, sera bien que V. M. le de a entender que los 
que son seruidores de V. M. y se fia dellos, que tambien lo puede hazer el 
Principe, pues le seran obedientes y no ternau otro fin que lo que fuere ser- 
uicio de V. M., pues este es el fin principal y del depende la conseruacion 
de su sucession. 



(') Uguale relazione, "alla stessa data, si ha pure al Gonzaga. Quindi soggiunge: 
• El (cioè il D'Oria) escrivirà a V. E. sobrello, seguii me ha dicho , \ se 
vera lo que piensa de haccr, y con elio se podrà resoluer con mas fundaniento 
lo que conuiene » (Estado, Lcg. 1379, fol. 247). 



( 176 ) 
DOCUMENTO CXIV. 

Lèttera del Gonzaga al Figueroa, per bene istruirlo circa le cautele che occor- 
rono in afàre di tanto momento, quale si è la riforma del Governo da im- 
porsi colle armi al popolo riluttante. Voltato così il reggimento , converrà 
poscia aver buona guardia per difenderlo e conservarlo. 

1547, 18 agosto 

(Estado, Leg. 1379 , fol. 218) 



Muy Magnifico Seiior. 

Hoy me han dado la carta de Vuestra Magnificencia de los xvi ('); y visto 
•por ella lo que al seiior Principe parerle acerca del assiemo de aquella Re- 
pubblica, y la forma que piensa tener, a mi me paresce necessaria, porque, 
corno Vuestra Magnificencia appuntò siendo el seiior Principe de la edad que 
es, toda dilacion que se enterponga paresce peligrosa , y tanto mas hauiendo, 
corno Vuestra Magnificencia me scriue, entendido algo desto algunos del pueblo, 
los quales pues estan escandulizados, no conuiene meter dilacion en elio, por- 
que facilmente ellos podriau preuenir y desturbar no solo el designo, mas 
tornando ellos las armas primero, disponer de la ciudad en Io que el conde 
de Fiesco quiso hazer, aunque quanto a esto no me queda que dezir, porque 
no me paresce necessario. 

Lo de la gente que el duque de Florencia queria embiar a Napoles asi- 
mismo me paresce bien, porque viniendo de la mano aquel seiior tengo por 
cierto que sera fiel y buena. A una sola cosa me paresse que se haya de 
auertir , y es que se mire bien la quantidad sera a baslanea, que, caso que 
los del pueblo quisiessen estorbarlo, que se les pueda romper la cabeza muy 
bien; y aunque a esto y a lo demas se deue remettir a la mueba prudencia 
del seiior Principe, todauia, por ser esto lo que mas ymporla, y la llaue 
desto nogocio, dizia que no se deuiesse mirar a mil hombres mas ó menos 
por hazer la cosa segura, porque, corno esto es luego de pocas tablas, 
siendo cosa que ne poco mas de odio dias se asentarà todo ansi, me paresce 
que no se deue dexar de hazerlo con toda seguridad del mundo. 

(*J Le relazioni delle quali é cenno in nota a pag. 173 e 475. 



( 177 ) 

Esto he querido apuntar comò cosa do mucha ymportancia, remiticndome 
al yuizio del seiior Principe corno dicho es; y despucs de hecho tambien 
es necessario tener mucha cousideracion a la gnardia que ordinariamente se 
hauià de tener alli, portare quando yo vine estos mescs passados a està 
eiudad, me paresge que el seiior Principe no hablaua que de ne bombres, 
la qual, a ini vèr no sera bastante, porque, por lo que los del pueblo ban hablado 
de pesarles està reformacion, es cjerto que por algunos mescs soffriran esto 
de mala gana, y corno el gouierno se reduce a pocos, los que quedaran 
de fuera estaran sentidos dello, por lo qual se ha de creer que la parte que 
esto quera estorbar sera mas poderosa, y la que a esto viene sera mas flaca, y 
si para hazerlo es yuzgado ser menester fuerza, no puede dexar de ser asi- 
mismo para conserualla; y por esto creeria yo que fuesse mas que necessario 
que la guardia que para quedar en la ciudud se hauia de tener, sea a lo 
menos de mil hombres. De esto quanto puedo suplico à Vuestra Magnificencia 
esle rezio, porque mouer los humores sin poderlos dominar es mala cosa, y seria 
mejor no hauerlo hecho que hazerlo, para que se hubiese destragar en pocos 
dias. Tambien es menester tener mucha consideracion à quien se hauia de 
encomendar està guardia, para que en lodos tempos sepamos que no haga 
de fallar en lo que sera la voluutad de la Republica en seruicio de S. M.; 
y porque veo que Vuestra Magnificencia lo ha apuntado, no dize sobre esto 
otra cosa sino que esto me paresce punto muy suhstancial, y tal que no creo 
que ninguno sera mayor. Ni sobre esto me queda otra cosa que dezir, sino 
estar con mucho deseo que el effecto salga corno lo desea el seiior Principe 
y conuiene al seruicio de S. M. 

Lo que apuocta el seiior Principe, de la gente que yo le he de embiar 
soto la carga del seiior Estefan Boria, digo a Vuestra Magnificencia que està 
es la primera palabra que en tal negocio me ha sido hablado; ny el seiior 
Principe me ha mi dicho ny escripto quererse seruir de gente de aqui , ny del 
dicho Esteuan. Pero esto no haze el caso ya que yo lo se, porque de aqui 
no se fallarà a todo lo que sera menester para este etfecto, y conuendrà al 
seruicio de su Illustrissima Seiioria. 

Lo que Vuestra Magnificencia ha apunclado sobre esto, es muy prudentemente 
de la zelosia que franceses desto podran tornar; pero, porque sera luego de pocas 
tablas, que no tan presto se empezaran a hazer la gente que veran el camino 
que han de lleuar les podrà durar poco la sospecha. Pero, porque no se de 
que quantidad de gente se quiere seruir al seiior Principe, ny corno se han 
de hazer, ny con que dinero, si ha de ser embiado de alla ó que aqui se 
prouea para uoluerlo despues, suplico a Vuestra Magnificencia me auise dello 



( 178 ) 

luogo, porque nu sea en esto tornado tan de sobresalto, que la neces^idad pu- 
diese ser causa de alguna dilae.ion la qual al negocio fuesse daiiosa. 

Ea lo de la persona del sefior Augustin Spinola no tengo que dezir, sino 
holgarme mucho que el se haya de aliar en la ciudad quando esto se harà, 
porque, siendo muy buon seruidor de S. M. y de la autoridad en aquella 
ciudad, podrà seruir à mucho. Nuestro Senor haga todo se effectue corno 
se conuiene al bien de aquella ciudad y seruicio de S. M. Esto que Vueslra 
Magnificencia me ha mandado que le escriua de mi parescer, lo he querido 
hazer luogo, para que se pueda seruir dello si algo le paresciera bien. 
De Milan, a los xvm de agosto 13-47. 



DOCUMENTO CXV. 

Relazione in cifra del Figueroa a Cesare, circa i suddetti disogni. Gli animi 
de' genovesi sono commossi per la troppa autorità che Adamo Conturione 
si è arrogata. Quali cose potrebbero trattarsi da S. M. col Grimaldo; e quali 
dallo stesso Figueroa si trattarono col medesimo Centurione. 

1547, 30 agosto 

(Estado, Leg. 1379, fol. 252) 



A los xvii screuì a V. M. y di auiso de todo lo que por aca se ofrescia, 
y dixe corno el Principe hauia determinado de ymbiar por la gente de Flo- 
rencia que hauia de yr a Napoles, y corno despues hauia mudado de pro- 
posito, con dezir que lo queria consultar con V. M. quando vaya Francisco 
de Grimaldo, el qual dize que partirà dentro de cinco dias. 

Oy me ha embiado a llamar y dichome corno tiene diuersos auisos, asi 
de Marsella comò de Leon y de otras partes, comò franceses desiiian de 
hazerse seiìores desta ciudad por via de trayeion, la qual tienen concertada 
con los hermanos del conde de Fiesco, los quales son venidos en el burgo 
de Val de Taro, con designo de hazer quinientos y seiscientos hombres, para 
lo qual les han dado dineros, y que el duque de Castro les darà otros 
lantos, y que con estos vernan a la puerla de Sant Esteffan que es la que 
la otra vez tornò el Gonde, y que el pueblo se leuantarà con apellido de 
Frangia y de Adorno , y lomaran aquella puerla , y meter a quella gente , 



( 179 ) 

y inalar al Principe, ci qual, aunquc otras veces daua poca fee en lo que se 
le dezia agora lo cree , assi porque de muchas parles lo escriuen corno 
porque dize que la persona que lo ha auisado no se Io hauria dicho sino 
tuuiese entera notieia dello; y porque se conforma con olros auisos que ay 
que el duque de Castro ha embiado al burgo de Val de Taro, que era del 
Conde, a tornar la niuestra a aquella gente, y les han mandado que no se 
mueuan de sus casas sino que eslen aperceuidos para el segundo mandato; que 
se viene a confrontar con los otros auisos que se tienen, y junto con esto se ve 
el descontentamiento que ay en este pueblo de uer que Adam se quiera 
atribuyr loda la auctoridad, assi en enseiiorarse del principe boria , de tal 
manera que no tiene libertad para p.der hazer ninguna cosa que no sea por 
mano de miger Adam, el qual no tengo por cierto que por ninguna cosa 
aya de fa'.tar a lo que fuere seruicio de V. M., mas el no tiene las qua- 
lidades que ay en el Principe, porque tiene obligados los hombres por los 
benefìcios que del han recibido, y otros por temor, de manera que no se 
pudiera conseruar corno ha hecho, sino concurriendo en el las qualidades que 
tengo dicho. Como otras vecez tengo escripto a V. M., esto tiene necessidad 
de remedio, el qual no consiste en otra cosa sino en una bueua guarda con 
una 'persona que sea confidente al seruicio de V. M., y desta Republica, 
pya conserualla de contino en el seruicio de V. M., con la libertad que tienen, 
porque de otra manera no se podria entretener en el seruicio de V. M. 
sino con grand gaslo, y de conlino estariamos con la misma ansiedad que 
agora, porque aqui do hay castillo ny otra cosa en que tener speranca, sino 
en las fuercas con que se ballare ;"y pues el Principe embia a Francisco de 
Grimaldo para consultar las cosas de aqui. V. M. le podrà dezir que viendo 
en la edad que el Principe se halla que V. M. desea que en su vida las cosas 
de està ciudad tomen asiento, assi por Io que toca a su ymperial seruicio 
corno por la conseruacion de la libertad desta ciudad, y por lo que toca a 
su sucession, y que V. M. no quiere Adornos ny Fragosos, sino conseruar 
està ciudad en la libertad que la ha puesto, y que para que le ayuden a 
està obra se puede fiar de las personas que son seruidores de V. M. , espe - 
cialmente de micer Augustin, el qual nunca le salirà de su voluntad, y que 
pues V. M. se fia del, que el lo puede hazer, porque eslas reforma- 
cjones de que se tracta, no son las que han de conseruar la ciudad, antes la 
alteran mas, porque se hnzen mas enemigos por quitalles del grado que 
tienen, de manera que son raenester las fuerzas para que se obseruc lo que 
se hiziere; lo qual, junto con lo que digo, sera a proposito para disponer mejor 
las cosas de que se tratan y dar mas auctoridad a los que gouiernan. 



( 180 ) 

Lo que se ha proueido de presente, es que hagan con toda diligencia qui- 
nientos hombres, y hase scripto a don Fernando que los quatrocientos hombres 
que hauia scripto que queiia embiar por aqui para que se embarcasen para 
yr hasta Liorna , y desde alli a Sena, que los embie luego con toda diligencia, 
para que esien aqui hasta que venga la gente que la Seiioria ha mandado 
hazer, y en las puertas se poma el mejor recabdo que se pudiere, y el 
Principe mirare por si, y yo harè lo mismo, y en lo que yo pudiere no 
fallare a lo que deuo al seruicio de V. M. hasta que no pueda mas. Verdad 
es que soy solo, y hay pocos de quien hombre se pueda fior. 

Tenieudo scripto lo de arriba, me ha hablado micer Adam y dichome 
muchas cosas; y la conci usion fuè que su yntencion era que està ciudad 
se couseruase a la deuocion de V. M. en la libertad que agora està, y que, 
quando esto no se pudiese hazer, que se pornia en manos de V. M., para 
que los gouernase, mas que pudiendose gouernar comò està, que era mejor, 
porque se tiene a todos, y de otra manera no se ternia sino una parte, y 
que seria menester hacer mucho gasto, y que el no fallarla ninguna cosa al 
seruicio de V. M., sino perdiese el seso, y que a su hijo y nieto los dejara 
lan obligados al seruicio de V. M., que auuque quiera no puede hacer otra 
cosa sino seruir a V. M.; y cierto yo creo que lo harà por muchos respectos, 
y por lo que le importa a el por su interese paiticular; solo una cosa hay, 
que en vida del Principe se podria hazer con mas auctoridad y con menos 
auuentura , que no seria si el muriese; y esto es lo que yo siento, y me dà 
pena que antes que esto sé acabe el Principe no muera. 

Micer Auguslin Spinola es venido aquij porque el Principe y yo le scre- 
uimos que viniese, porque cumplia al seruicio de V. M. 



( 181 ) 
DOCUMENTO CXVI. 

Lettera del D' Oria al Gonzaga , per informarlo come i Ficschi abbiano, col- 
P aiuto di Francia e. del Farnese, riannodate le fila dei loro disegni. Necessità 
di aver truppe, onde sventarli. 

1547, 29 agosto 

. (Estado, Leg. 1193, fol. 219) 

VII.™ y Ex mo Seiior. 

Risposi a V. S. Ill ma sopra l'auuiso che la mi dette de la deliberatione 
fatta contro la persona mia, ciò che hauerà visto. Et come si parlasse di cosa 
mia particolare, non mi parse di riscaldar più la iustantia de la presa di 
quel Domenico Spinola da -Buzala, né dela licentia di Nicolao Doria da 
quel Stalo, dubitando che non mi potesse essere attribuito a passione. Però 
adesso che sono certificato de la venuta di Ottobone et di Cornelio Fieschi 
di Franza, con disegni di alcuna nouità in questa città con partecipatone 
et aiuti del duca di Piacenza, il quale non cessa di incitare et far lutto il 
peggio che può, mi è parso debito mio. et seruitio di S. M. replicarle il 
medesimo, che sarebbe a gran proposilo facesse non solamente prendere il 
detto Domenico, che, come tristo, senza dubbio scoprirla de molte tristezze , 
massime per le pratiche di questa città, ma anchora il detto Nicolao, perchè 
hauendo macchinato stando qui, so che lo deue fare, et ne ho qualche noticia, 
più liberamente adesso che si troua fuora , et tanto più in questa congiun- 
tura di detti suoi cognati; et tengo per fermo che hauendolo V. S. IU. ma in 
le mani, saprebbe il tutto di ciò che hanno tramato et tramano, facendosi 
costui grande di poler disporre di molte brigate a modo suo. Et a V. S. lll. ma 
e prudentissiina circa questi due capi mi pare superfluo aggiungere altro. 

Et perchè di qua non si mancherà di star aduertili, et di far le prouui- 
sioni conuenienti, le quali non si possano hauer così pronte in un tratto, 
supplico V. S. Ill. ma comandar che tanto più si acceleri la venuta di quelli 
-iOO spagnuoli destinati a Siena; con ordine al capitano che, bisognando, s' in- 
trattenghi qui tanto quanto dal signor ambassadore et da me li sarà ricer- 
cato Il quale ne scriuerà anchor lui a V. S. Ul. ma ; et io hauerò poi cura di 
di incamminarli al suo viaggio, con il più breue et miglior espediente che 
sarà possibile Et oltre l'interesse del seruitio di S. M., a me ne. farà par- 



( 182 ) 

ticolar grafia , et tauto maggiore quauto più pressa li farà dare, dico in far 
partire di mano in mano quelli che si trouano più propinqui et più presto 
expediti senza aspettarsi tutti insieme; supplicandola anchora esser contenta 
dar buona licentia a micer Stéphano Doria, che possa venir qui almanco per 
un mese con qualche pochi fanti, che per l'allegata li scriuo procuri con 
ogni prestezza di far mettere insieme; et per giornata sarà V. S. Ul. ma au- 
uisata da me di quanto si andrà scoprendo più oltre di dette pratiche. 
A la quale baciando le mani, ecc. 

Di Genoua, li 29 de agosto 1547. 



DOCUMENTO CXVII. 

Il Figueroa al Gonzaga medesimo, sullo stesso argomento e sullo cose di Genova. 

1547, 30 agosto 
(Estado, Leg. 1193, fol. 220) 

En este punto me ha comunicado el Principe ciertos auisos que tiene de 
Marsella, y de olras partes de cierto tractado que se trama dentro desta 
ciudad con fauor del Rey de Francia contra la persona del Principe, y de 
leuantar el pueblo, con los de Francia y Adornos; y para hazer este effecto 
son venidos los hermanos del Conde de Francia con dineros, paia hazer 
quisientos hombres, y que el Duque de Plazencia les darà otros tantos de 
su Estado , para que se hallen de fuera al tiempo que se leuanten los de 
dentro, los quales tienen deshìado de tornar la puerta de Sant Esteuan, corno 
hizieron la olra vez C), y meter la gente por alli; y para confirmaciou desto, 
se tiene auiso corno el Duque de Plazencia hauia hecho apercibimiento de- 
la gente del Burgo, y hecho muestra, y que no se partan de casa sino que 
esten prestos con sus armas para el segundo mandato; y los hermanos del 
Conde estauan ally, que se alTrenta y no con otro; y aunque el Principe 
suele dar poca fee a estos auisos, agora lo cree, y teme dello, porque pienso 
que deue saber mas de lo que me ha dicho, y platicando en el remedio, 
para eslorbar que no puedan salir con su desino, nos ha parecido que el 

(*) Queste trame aveano di già i Fieschi pensate assai prima d' ora ; come 
in ispecie lo attestano i Documenti XLVI, LX e L1I. 



( 183 ) 

major remedio, y mas presto, sea quo V. E. embie aqui por camino derecho 
los ecce iufantes quo han de yr a Sena, cou orden que hagan lo que el 
seiior Principe les ordenare; y, porque podria sei- que se detubiesen en juu- 
tarse, les podria hazer ordenar que assi conio salen de cada compaiiia assy 
caminassen; los quales se podran detener aqui siete o odio dias, basta tanto 
que passe este nublado, y que se hagan D iufantes que se ha dado orden 
que se hagan. Eu este medio liempo se proueerà las puertas lo mejor que se 
pudiere, y se starà con el mejor recabdo que sea possible. Yo no puedo 
creer que està sea plalica de Adoruos, porque no se ligarian con franceses 
para yr contra S. M. ; y si alguna cosa fuesse con el fauor de S. M. y ayuda 
de los Espinolas, en lo qual habran de entender los que son seruidores de 
S. M., lo que yo no creo por ninguna cosa , y si tal les passasse por el pen- 
samiento, tengo por cierlo que lo haurian reuelado a V. E. o a mi. Verdad 
es que hay otros Espinolas que yo he sido auisado que tienen algunas 
platicas entre ellos, las quales, à lo que yo puedo ymaginar , no deuen de 
ser contra el seruitio de S. M., ny menos para mudar el gouierno, sino para 
que en caso que el Principe muriesse no quedassen sugetos a otra persona 
que presume de tener la auctoridad que tiene el Principe, en lo qual terna 
mucho que hazer; y de qualquiera manera que sea, no eslan bien estos 
desiiios, y seria menester hazer una prouision, para siempre, y no estar cada 
hora con este sobresalto. 

Yo he accordado al Principe que es bien que embie a llamar a micer 
Augustin Espinola, assy lo ha hecho. 

V. E. no dexe por su parte de entender lo que passa , porque si està es 
mezcla francesa, ella darà senal en todas partes. Lo que mas emenderò, 
auisarè a V. E. 



( 184 ) 
DOCUMENTO CXVIII. 

Altra det" Gonzaga a S. M. 

1547 , 1.° settembre 

(Estado, Leg. il 93, fol. 217) 

Sacratissima Cesarea Catholica Maestà. 

Per le mie precedenti V. M. fu informata di ciò che mi haueua scritto 
lo ambassadore Figueroa da Genoua dei nuoui trattati che si faceuano in 
quella città, et di quello che haueuo risposto io a lui. Dipoi il principe Doria e 
il detto ambassadore mi hanno replicato quel tanto che similmente vedrà la 
M. V. per l'alligata copia Q), et per ciò che essi per rimedio presentano, et 
pronto, domandano che io faccia camminare la guardia deputata a Siena 
alla volta di quella città , per lo effetto in dette copie contenuto. Ho subito 
dato ordine che così detta guardia cammini, et segua in tutto l'ordine loro; 
et fra due giorni spedirò il contador Giouanni Gallego, capo di detta guardia, 
medesimamente per Genoua, con la inslruzione della quale mando copia 
alligata a questa, essendomi parso buona occasione questa che al presente si 
offerisce, di anteporre quella pratica del fare la fortezza nella città et darla 
in mano di V. M., per venire poi a poco a poco a' suoi disegni, si perchè 
adesso si tratta del ben essere et de la quiete de la Repubblica , si ancora 
perchè quello che io propongo è per parer mio et non per commissione di V. M. 
Et lo propongo con tanta modestia et riserua de la mente di V. M , che non 
può generar gelosia alcuna; et veramente se il Principe differisce, non ci è 
rimedio migliore di quello et per lo presente et per lo futuro. 



Di Milano, a lo primo di settembre del xlvii. 

Questa era già scritta, quando ne ho hauuta una dell' ambassador Figueroa, 
in che mi auuisa che quelle cose non hanno l'alto fondamento che si pen- 
saua, come credo che scriuerà a V. M. Di che io mi sono molto rallegrato. 

(') Documenti CXVI e CXV1I. 



♦ 



( 185 ) 

Nondimeno non ho perù uoluto lasciar di mandar Giouanui Gallego, se non 
per altro almeno per intonare quella pratica di fare la fortezza. Del seguito 
V. M. uè sarà auuisala. 

Serrata alli il. 

Di Vostra Salatissima Cesarea y Catholica Maestà 

humilissimo sobredissimo seruidor y criado 

Fernando Gonzaga. 



DOCUMENTO CXIX. 

Memoriale del Gonzaga a Don Francesco di Voamonto, logato a Cesare, circa 
le mene dei Fiesclii. 

154-7, 1° settembre (?j 

(Estado, Leg. 1194, fol. 100) 



Potrà anchora V. S., oltre quello eh' io scriuo a S. M., darle a boca più 
particolar ragguaglio, che essendo io stato pochi giorni fa auisato di buon 
luogo, che li Fieschi teneuano pratiche molto strette et pericolose in Genoua 
con alcuni gentil huomini et populari, io ne feci subbito auuisati il signor 
principe Doria et 1' ambassadore Figueroa, perchè potessero in tempo far 
le prouisioni necessarie, et star su gli auuisi per tutto quello che fusse po- 
tuto interuenire Quali Principe et Ambassadore mi hanno risposto, che, per 
certe ragioni che Y Ambassadore mi scriue , non pareua loro che questo 
maneggio fusse con molto fondamento, et che non fosse da temerne, ma che 
con tutto questo non mancherebbono di far tutte le prouisioni opportune, et 
stare su gli auuertimenti che qussti tempi dubbiosi ricercano, et al bene 
di quella città et al seruigio di S. M. si conuiene, come non mancherò dal 
canto mio di far anch'io, per inuesligare et scoprire i maneggi di costoro, 
acciò che, finché si ha tempo, si possa pensar di contraminar i loro disegni, 
et che fra tanto ho voluto per mente di V. S. darne auuiso a S. M. perchè 
ella ne possa star con quella securezza , che questi signori le danno di 
quella Città. 



( 186 ) 
DOCUMENTO CXX. 

Il Figueroa invia all' Imperatore più minuti ragguagli circa i progetti de'Fieschi ; 
gli notifica un colloquio tenuto con Adamo Centurione, da parte del D'Oria, 
sulle cose di Genova; e tocca in ultimo della ripartizione de* feudi di quei 
ribelli. 

1547, 8 settembre 
(Estado, Leg. 1379, fol. 17) 



A los xxx del passado screui a V. M.,y dixe los auisos que tenia el Prin- 
cipe de los tractados que se hazian contra su persona y coutra està ciudad ('); 
los quales , por lo que el principe y Adan Genturion me dicen , tienen por 
cierto que fuè conquido en Leon por parte de los franceses con los hermanos 
del Conde que se effectuasse, y que tenian personas que (les) hauian offre- 
scido de hazello, los quales hauian desiriado que quando el Principe viene 
a palacio el jueues, que es el dia que el viene ordinariamente para el officio 
de sindacador mayor, y viene solo con Adan, y dos o tres que le matarian, 
y que en aquel tiempo llegarian los hermanos del Conde con mill hombres 
que hauian de traer por lugares y caminos que no fuessen vistos, y que los 
de dentro les darian la puerta, y que entrarian con voz de viua pueblo, y 
desta manera haurian la ciudad; lo qual hauia de dificultoso, aunque todauia 
pudiera ser que les saliera hecho por tener poca gente y no estar aqui las 
galeras. El Principe y Adan me han dicho que speran dentro de seys dias 
hauer mas particular auiso de todo el tractado, y con quien tenian el con- 
certo aqui dentro , y que sabidose conlarà de poner el remedio que mas 
conueniente paresciere. Entre tanto, corno scriuì a V. M. , se han pueslo e 
hombres por puerta , y el Principe tiene e hombres de guardia de su per- 
sona , de manera que està a mejor recabdo que no staua ; y segun paresce 
el desinio va faltando, porque un hermano del Conde que se Uama Otobon, 
es tornado en Francia , y el Cornelio, que es el bastardo, ba quedado en el 
Burgo. Hastagora, por los auisos que tenemos, no se siente ningun mouimiento 
de gentes por aquellas parles ; yo creo que el desinio que tenian de fuera 
les aya fallado, y tambien el de dentro no les aya parescido lan facil — ( ! ) 

(V V. Documento CXVII. 
(*) Guasto. 



( 187 ) 

hazer corno liauian pensado, specialmente hauiendo visto quo se pone recabdo 
en las puertas y en la persona del Principe, y se cresce de gente, y mas 
hauiendo llegado parte de los quatrocientos hombres que van a Sena con el 
contador Juan Gallego, que lleua cargo dellos por orden de don Fernando; que 
con ellos podemos estar seguros , mientre que aqui estuuieren. De lo demas 
que acerca desto se entendiere, dare auiso a V. M. 

El principe Doria einbia a V. M. Francisco de Grimaldo, para dalle quenta 
de las causas porque no se ha essccutado lo que con V. M. se hauia consul- 
tado agerca del estahleciiniento de las cosas desta cjudad ; que han sido 
causas legittimas, por las consideiaciones que se han tenido de las cosas de 
Napoles y a no mouer mas humores de los que hauia. Agora, viendo el peligro 
que passamos, assi de la muerte del Principe conio de algun tractado que 
se hiziesse por estos Fiesco con ayuda de franceses ( los quales desinan de 
contino sobre està ciudad, y corno hagan aparejo en los de aqui, que son in- 
quietos corno ellos y a todo lo que se les dize dan fee, procuran de tentallo/» 
aunque sepan que el desinio no les ha de salir, por meter diuision en la 
ciudad ), lo hegen. 

Yo desseo por el seruicio de V. M. salir desta agonia, y ver el remedio 
que el Principe da; el qual, a mi ver, no basta, para asseguralle desta ciudad, 
riformar los Gonsejos, sin establescer primero la guardia bastante que se obserue 
lo que se reformare, porque con esto ayudarà, y sin elio alterare, corno otras 
vezes tengo scripto, por quitar una parte del pueblo de las preeminencias que 
agora tiene , que causa hazer mas enemistad entr3 los gentiles hombres y 
los del pueblo ; y sobre està materia he hablado oy con Adan, el qual me ha 
venido oy a hablar de parte del Principe, porque yo dixe a Francisco de 
Grimaldo que pues yua a V. M., que era bien que fuesse resoluto de lo que 
el Principe pensaua de hazer, porque yo pudiesse screuir a V. M.; y por 
està causa me ha venido a hablar, y me ha dicho que el Principe està en 
opinion de hazer lo que ha scriplo a V. M. corno vengan las galeras , mas 
que no puede dezir determinadaraente lo que se harà , porque podria ser 
que agora tiene pensada una cosa, y que despues, tratando della, saliesso otra 
que fuesse mas al proposito del seruicio de V. M. y pacifico desta tierra ; 
que su pretencion es tener una vez las fuerzas en las manos, y despues prò- 
ponelles lo que paresce que conuiene al seruicio de V. M. y establescimiento 
desta Republica, que si lo harà corno spera, y sino que se lo harà hazer, y 
que el dexarà està ciudad de tal manera que V. M. sea siempre seiior della; 
y discurriendo por la materia, y diziendole yo que no podriamos tener so- 
guridad sino era temendo una gruessa guarda y con persona de confianca , 

14 



( 188 ) 

[iues no hauia castillo cui està ciudad paia lener a està gente, me respondiò 
que la guardia era necessaria, y qiie sin ella no se podria estar, que la per- 
sona que tuuiesse el cargo della, que creya que mientras el Principe fuesae 
viuo (|ue V. M. no le quitaria està preeminencia para dalla a otro. Yo le 
respondi que V. M. n u solo no le quitaria està, mas que le daria mas auc- 
toridad de la que tenia, y que lo que yo dezia no se entendia que era para 
que el la dexasse, sino que de su mano nombrasse una persona que le qui- 
tasse de trauajo. De manera que he considerado que no se contentarla de 
otra persona que no dependiesse dello , aunque el imbiò a llamar a micer 
Auguslin Spinola, el qual està aqui hasta ver en lo que se resueluen estos 
uublados. En lo del castillo me dixo que, por auentura, era una de las cosas 
que podriau suceder cuando se tractasse del negocio, y que por auentura seria 
mas al proposito para està Republica que otra cosa que V. M. le tuuiesse, 
para hazellos viuir pacificamente , y que ellos gouernassen la ciudad. Yo le 
e que quando esto se hiziesse , que ternian por cierto que V. M. no les 
quitasse la libertad , ant.;s se la conseruaria corno hauia hecho , que esto no 
seria para mas de conseruallos en buena paz. Esto he passado està mariana 
con Adan; y yo soy de la misma opinion que siempre he sido, que couuiene 
tornar resolucion con breuedad, y si el Principe se contentasse de nonibrar 
a micer Àugustin, que seria mejor; mas contra su voluntad no es de hazello. 
Assimismo he sabido conio el Principe querria que los darlos que ha re- 
cebido destos Fiescos que le fuessen pagados de sus bients, porque le paresge 
cosa justa; y sobrello ha dado comission a Francisco de Grimaldo que hable 
a V. M., suplicandole <|ue le haga justicia y merced para los hijos de Juan 
Boria de la parte que queda fuera de Pontremol, porque en aquellos no 
habla , por hauer scriplo anles de agora por don Fernando de Gonzaga , y 
tambien de Sant Esteuan por Antonio Boria. Fuera desto quedan el Burgo de 
Val de Tar, que tiene el Buque de Castro, y Calestan, que tambien le tieDe 
el por la seguridad de la paga de las galeras, la quales tienen, y xr mil 
escudos mas que le hauia dado. Assimismo ay el castillo de Carisey, que està 
obligado por xi mil scudos de la dote de la Condesa de Fiesco con consensu 
de V. M. Ay otro lugar que se llama Torija, que es buen lugar, y otros dos 
que sou entre los Spinolas, que se llaman Grondona y Garbana, con otras aldeas, 
los quaies, hauiendo de disponer V. M. debos en persona destas partes, yo no 
dexarè de supplicar a V. M. que tenga memoria de micer Auguslin, el qual es 
verdadcro seruidor de V. M., y en las cosas desta ciudad puede seruir muclio, 
comò siempre ha hecho; el qual està cargado de hijos, y dessea que todos 
acaben en el seruicio de V. M. A la qual supplica humilmente inande acep- 



( 189 ) 

tnlle uno por pngo, para quo desde agora comience a seruir comò es la in- 
tencion de su padre, ci qual por ser bien nascido no podrà fallar a lo que 
deue; y yo lo supplico a V. M. de mi parte, porque conozsco que qualquier 
merced que se le hiziere, sera bien empleada en el. 



DOCUMENTO CXXI. 

Don Ferrante notifica a Cesare un colloquio avuto con Francesco Grimaldi). 

1547, 17 settembre 
(Estado, Leg. 1193, fol. 137) 

Sacratissima Cesarea Gatholiea Maestà. 

Francesco di Grimaldo passò questi dì per Milano , et di camino mi disse 
che tenea commissione dal Principe di communicarmi quello che portaua; et 
prima fu di mostrarmi un auiso hauuto di Francia, della forma che teneua 
il Conte di Fiesco del trattato di Genoua. Io gli entrai in quello pensauano di 
fare quelli del suo gouerno, visto che stando della maniera che stanno, è pericolo 
cbe un dì quel popolo o plebe non togli a pezzi la nobiltà, et riuoltino quella 
città dalla diuotione di S. M. Mi rispose che il parer del Principe , et di 
tutti quelli che gouernano, era che riducendosi il gouerno al modo che disse 
l'altra volta il detto Francesco a V. M. , et tenendoui per due altri anni 
una buona guardia, tieneno per certo che si viueria in pace, el che quelli 
della parte contraria si scordariano li rancori et male soddisfattioni in che 
sono di presente. Gli risposi quelle ragioni, che per instrutione mandai a dire 
per Gio. Gallego al Principe; alle quali non mi seppe rispondere, ma, ma- 
sticandose fra denti, disse che bene pensauano acconciare le porte della città 
di maniera che quelli che stessero dentro potessero star securi. Gli soggiunsi 
che questo non bastaua, perchè, ancorché potessero resistere per tre o quattro 
hore, non l'haueriano fatto per tanto che fusse venuto soccorso, et bisognaua 
che venisse dallo Stato di Milano. Mi rispose che haueuano ancora pensalo 
far una strada coperta, che andasse dalla porta di S. Thomaso, che è quella 
del Principe, al balouardo di S. (ìiorgio, che è quel più eminente di tutti; il 
quale essendo serrato per la parte della città come è , seruiria quasi corno 
un castello; et mi soggiunse di più che teneua commissione di dir questo a 



( 190 ) 

V. M., ma che quando (') o paresse, che harebhe scritto a Gcnoua et là 

aspettata la risposta ; per il che mi fece credere che auesse più commissioni 
di quelle che mi hauea dette. Il che tutto ho voluto auisare a V. M ., perchè 
lo sappia, soggiungendole che, per il parer mio, V. M. douerehbe farli co- 
noscere che essa non tiene per sicura la vita della nobiltà , nò ' il suo ser- 
uitio in quella città, se non si pone alla plebe un tal freno, che le sia tolta 
la speranza del tumulto; perchè hauendo risposto a Gio. Gallego il Principe, 
che Francesco di Grimaldo darà tali ragioni a V. M. che ne restarà soddi- 
sfatta, et hauendo detto a me quel di Grimaldo ciò che ha fatto, mi fa cre- 
dere che stringendolo V. M. , et non mostrando farlo per altro fine che per 
il loro beneficio, et che da questa città non ne possa hauere diseruigio, spero 
che ella potrà venire al fine che desidera. Di che ho voluto auisar V. M., 
acciochè con il suo prudentissimo giudicio vi possa far quelle considerationi 
che suole far in simili cose. 

Bacio humilmente le mani di V. M., et le prego et desidero ogni felicità. 

Di Piacenza, alli 16 di settembre 1547. 

Di Vostra Sacra Cesarea et Catholica Maestà 

humilissimo y obedientissimo seruidor y criado 
Fernando Gonzaga. 



DOCUMENTO CXXII. 

Lettera di S. M. a D. Diego di Mendoza intorno alle galere del Fieschi. Gli 
manda le rivelazioni del Sacco. 

1517, 19 settembre 

(Estado, Leg. 644, fol. 101) 



Quanto a lo de las galeras del Conde de Fiesco, no se han presentado acà 
ninguna scriplura por donde conste que son de S. S. ny de Pero Luis; so- 
lamente se sabe que hauiendo ellos recebido onge mil escudos, y ocupado 
dos lugares que eran del Conde de Fiesco, se retienen juntamente las galeras 

(') Guasto. 



( 191 ) 

con ocasion de la compra; y no sera sino bien que lo dcys a entender assi 
a S. S., persistendo cn lo que cerca dello os hauemos scripto 

Por la relacion que sera con està, la qual ha dadi» un doctor Saco fami- 
gliar intrinisico del Conde de Fiesco, que se saluò cn la galera que se hugò 
a Marsella ('), y al presente se balla en Turyn, vereis la manera corno se urdiò 
el tractado de Genoua, y los que interuinieron en el, con la intencion y ac- 
tiones de S. S. y duque Pero Luis su hijo, para que lo tengais entendido 
y os aprouecheis dello donde y corno conuenga , y assimismo para que os 
informeys de quien es este cauallero Fodrato que andaua manejando el ne- 
gocio, y si se le podria echar la mano. 



DOCUMENTO CXXIII. 

Il Gonzaga espone a S. M. quale sia veramente lo stalo degli animi in Genova ; 
e quale ostacolo si frapponga alla effettuazione dei proponimenti cesarei. 

1547 , 26 settembre 

(Estado, Leg. 1193, fol. 17-21) 



V. M. si ricorderà facilmente che, partendo io da Genoua, hebbi intentione 

da ( 2 ) che egli mi direbbe confidentemente tutto ciò che intendeua 

de' casi di quella città. Finalmente mi ha mandato un suo ( 3 ) a dirmi che ad 
aquetare Genoua, et tenerla quieta, egli non conosce nitro camino che questo, 
cioè di metterui dentro un Vicario di V. M. con suprema potestà sopra il 
criminale, et con la guardia in tutto dipendente da lui ('). Io gli bo discorso che 
nemmeno con questo modo pare a me che si potesse tenere per pacificata Ge- 



C) Questa relazione del Sacco noi l'abbiamo nel Documento CXI. 

( 2 j I vani clie si riscontrano frequenti nel presente Documento, indicano altret- 
tante parole scritte in cifra e prive di spiegazione ; alle quali nondimeno ci 
studieremo in parte di supplire. Notiamo intanto che la persona dalla quale 
il Gonzaga teneì promessa di siffatte confidenze era il cardinale Girolamo D'Oria, 
come rilevasi chiaramente dai Documenti CXXVII e CXXXI1I. 

( 3 J Giuliano Salvago, di cui nel Documento CXXXIII si legge il nome. 

( 4 ) Ciò avvisava pure il Figueroa. V. Documento LXV. 



( 192 ) 

noua, perchè se la guardia l'asse di poco numero et debole, non si sarebbe 
leuala la speranza a' tumultuanti di poter tumultuare quando voglia loro ne 
venisse; se di grosso numero et forte, come baberebbe ad essere, in quel caso 
la città non vorrebbe né potrebbe soportare né tollerare la spesa. Et qui feci 

mira destramente ('), persuadendo che quello era il vero rimedio contra 

tutte le infirmità di quella città. Mi rispose che tutti i buoni, et che amano 
il buon viuere et ben essere (che sono molti), giudicano il medesimo, et che 

sia bene io lo confnmai nella opinione et lo pregai che tanto riferisse 

per mia parte a (^ Mi replicò che egli conosceua lui et i seguaci suoi 

inclinati alla medesima opinione. 

Pare a me da tutto questo, et da quello che compresi dalle commissioni 
che portò Francesco di Grimaldo, mandato a V. M. dal principe Doria , 
che se V. M. vuole (può) anteporre al detto Principe questo modo et per- 
sistere nella proposta, come riuerentemente di nuouo le ricordo; perchè il 
Principe et i suoi partigiani sono quelli che lo disturbano. Quanto al resto, dico 
che a me pare che V. M. possa sperarne quel buon fine, che tanto desidero 
io per seruigio et quiete dell' animo et delle cose sue. Et per ciò ho voluto 
auisarla del sopra detto così particolarmente , supplicandola che acceleri senza 
intermissione di tempo questo rassetto di Genoua, perchè costui mi afferma 
che hora està in maggior pericolo che sia stata ancora, et io glielo credo. 

Hauendo scritto sin qui , seguirò dicendo quello che di più mi è occorso 

sopra le cose suddette di Genoua resta solo il desiderio Pertanto se di 

questo le ho ragionato et ragionerò più che d' altro, fin a vederla in quel grado 
che io desidero , et lo scriuer mio le porterà fastidio , sia semita ricorri 
alla iutentione. Quanto più metto in pratica le dette cose, et con quanti 
ne parlo, tanto più mi viene allumato quello che sempre ho detto io, cioè 
che i genouesi , volendo rimaner in pace , non possono far di manco di non 
sottoporsi a V. M. , et quelli che più mi confermano questa opinione sono li 
medesimi genouesi , et di genouesi quelli che più inclinano alla parte fran- 
cese. Ha visto V. M. per quello che di sopra ho detto come ( 3 ) et 

i suoi seguaci sono per (*), et lo desiderano. Dipoi hauendo il Prin- 
cipe mandato Dominico Doria qui ( 5 ) a me, per veder se si poteua ritrarre cosa 

(*) Al castello. 

( 5 ) Al Cardinale. 

( 5 ) Lo stesso Cardinale. 

('; Per la fabbrica del castello. 

( 5 ) In Piacenza. 



( 193 ) 

alcuna da questo segretario di Pier Luigi sopra il trattato del conte di Fie- 
sco, ho ragionato seco sopra di ciò; et egli ancora mi ha ailirmato confiden- 
temente il medesimo , in modo che si viene a cauare che solo contrasta a! 

disegno per cui consiglio in tutto et per tutto si gouerna , 

et da cui è tenuto di maniera edificato, che non è ni podestà di veruno, uè 
anche dell' istesso Principe, il trattar di questa materia con huomo che sia. 
Onde io mi sono pur smascherato con il detto Domenico, et l'ho pregalo 
che senza riserua et alla libera (et cosi mi ha promesso dica al Principe da 
mia parte, che il tempo et le voglie tutte sono accomodate et disposte a 
far quello che V. M. desidera, et che io prego lui, che è di somma autorità 
in quel luogo , et che tanti beneficii ha riceuuti da V. M. , a voler aiutare 

et accelerar quegli che non l'ussero tali alla risolutione de ( a ), rendendo 

cosi notabile gratitudine a V. M., comechè per sua mano segua lo acco- 
modamento di quella città in seruigio di lei ; che, facendolo, V. M. si terrà 
obbligata a far maggiormente per lui et per la sua posterità , et la patria 
non meno di V. M., poiché altrimenti non è per acquietare nò riposare, mentre 
le voglie sono cose diuise et senza appoggio , et vicine a rouinare , le quali 
egli auerà unite, et appoggiate a V M., che e può et vuole sostenerle sem- 
pre. Non so quello che mi risponderà. Ne auisarò subito V. M. ; la quale, fa- 
cendo anch' ella gagliardo ufficio per mezzo di Fraucesco di Grimaldo, come 

le ho ricordalo, porto ferma opinione, che di Il che piaccia a Dio 

che ( 2 ) bisogno et pubblico et priuato di V. M. 



DOCUMENTO CXXIV. 

Dispaccio di Cesale al Gonzaga, circa Pier LucaFieschie l'ambasceria del Gì imaklo 

• 1547, 7 ottobre 
(Estado, Leg. -M94, fol. 283-28o) 

Pues por la ynformacion que se ha tornado contra el conde Petro Luca 
de Fiesco ( 3 ), se halla que no tiene cosa subjeta al Imperio. Pareciendoos quo 
todo lo que se puede hazer contra el, es proceder a priuacion del priuilegio 
imperiai, para que sea con la juslificacion que conuiene, sera menester que 

(') Del castello. 

( 2 ) Che si faccia pel bisogno ecc. 

(') Cifra. 



( 194 ) 

embieys vn memoria! particular de lo tjue contra el se balla, sobre que se 
pueda fundar la comision para priuarle del dicho priuilegio; y entre tanto, 
por lo que despues se ha enlendido por la via de Genoua , que las plalicas 
y tractado del conde de Fiesco fuè con la ynleruencion deste, sera bien que 
embiandole a llamar con algun achaque, le hagays prender, y que estè detenido 
en el castillo de Milan, dandonos auiso dello, y noticia al embaxador Figueroa 
para que de alli os embie relacion authentica de lo que contra el dicho Pelro 
Luca se ha ynquirido y descubierto. 

Todo lo que nos haueis escripto en respecto de las cosas de Genoua, que 
ha sido con el miramiento y prudencia de que soleys usar en las olras cosas 
desta qualidad , se ha visto y examinado muy bieu juntamente con la copia 
de la ynstruction que distes al contador Juan Gallego, seguiendo la qual, y 
pareciendonos el vllimo medio que en alia se apuncta de la fortaleza el que 
mas conuiene para estar filerà de cuydado de lo de alli, junto con lo que 
despues haueys passado con el criado del cardenal Doria y Dominico Doria, 
de mas de lo que colegistes de las platicas hauidas ultimamente con Fran- 
cisco de Grjmaldo, se ha pensado de hablarle aqui claro, y entender mas 
adelante si trae olra comision para gouernarnos conforme a elio, porque 
hasla agora aun no ha tocado en lo de la estrada cubierta desde la puerta 
de Santo Thomas al Turion de Sanct Jorge, que pensaua hazer el Principe, 
ny en otra cosa fuera de lo que truxo a Vlma, que es la reduction del go- 
uierno en menos numero y crescimiento de la guarda , sin declarar persona 
que tenga cargo della, ny otra particularidad ; y de lo que se resoluiese se os 
darà particular auiso. 



DOCUMENTO CXXV. 

Lettera in cifra del Figueroa a S. M., dove enumera !e proposte che il D'Oria 
farà alla Signoria, essendo spalleggiato dalle armi di Milano e di Firenze t 
nonché dalle proprie galere. 

1547, <l<l ottobre 

(Estado, Leg. 1579, fol. 254) 

A los xx del pasado escriuì a V. M., y dì auiso corno el Principe esperaua 
aqui sus galeras, y la venida de Francisco de Grimaldo con la resolucion de 
lo que haria scripto V. M. sobre el establescimiento de las cosas de està 



( 198 ) 

ciuciaci ('). El sabado en la nocini llegaron aqui las galeras;y el domingo me vi 
con el Principe, el qual codi unico coaiigo lo que tenia pensado do hazer sabre 
el establescimiento de osta ciudad en seruicio de V. Al., para lo cjual eni- 
biaria a clou Fernando que le einbiase mill hombres cou Esteban Doria hcr- 
niano del seiior de Duljago, y que tambicn embiaria al Duque de Florencia 
que le einbiase otros mill hombres , los quales el embiarà a tornar a Liorna 
con la galeras, y que venidos aqui que el proporna a los de la Seiìoria, que 
ya saben conio V. AI. se contentò de ponellos en libertad por su intercesion, 
en la qual Ies ha mantenido y ayudado para que se conseruen en ella , y 
quo hauia visto lo que el Conde con otros ciudadinos hizieron conlra el ser- 
vicio de V. AI. y desta ciudad , y contra el , y el poco castigo que conlra 
ellos se ha hecho, por lo qual se han hecho mas insolentes, y no cessan de 
pensar y procurar de yr contra al seruicio de V. AI. e inquietar està ciudad, 
por lo qual ha pensado que lo que importa al seruicio de V. Al. y pacifica- 
cion de està ciudad que es necesario reformar la Seiìoria y los otros gobiernos, 
y que asi, corno ay vili gouernadores con el Duque, que no sean mas de 
quatro, y que les den otros quatro de los que han sido duques, por conse- 
jeros, y que Io misnio se haga da los procuradores, que, corno son ocho, que 
no sean mas de quatro, y el Consejo grande, que es de cuatros cientos, se re- 
duzga a ciento, y que se establezca una guarda de ocho cientos hombres, que 
es lo que mas imporla que lodo lo demas. Y para que esto se haga juridi- 
dicamenle, es menester que la Seiìoria dipute diez o doze ciudadanos para 
que hagan està reformacion, y que sea aprouada por el Consejo grande, por- 
que de otra manera no se hallaria el dinero para la guardia , pues en ella 
consiste todo para que se conserue lo que agora se asentare , y està ciudad 
se pueda conseruar en el seruicio de V. M. , con quielud y pacifico de los 
moradores; pues aqui no hay un castillo que pueda tener la ciudad sojuz- 
gada, que esto fuera lo mas seguro, y se pudiera escusar la mayor parte de 
la guarda, en lo qual hablò al Principe , porque vino a coyuntura. Dixome 
que el lo hauia pensado, mas que no le parescia de hablar en este principio 
en elio, por no indignar las gentes, y porque requeria liempo y dineros para 
hazerse, y que el no ios terna; que si V. Al. lo quisiese, que despues lo podia 
mandar que se hiziese. Vo creo que haziendose està reformacion, y dando ordeu 
al dinero para que la guardia sea pagada, que mieutras el Principe viuiese 
que esto se conseruarà en quietud y al seruicio de V. Al.; mas fallando el, 
creo que sera menester teuer alguna fuerza para soyuzgallos, aunque viuau 

( l ) La lettera del 20 settembre ci manca. 



( 196 ) 

en libèrtad ; la qual, a mi parescer, el Principe no les queria quitar, pues fuè 
inlercesor para hazersela dar. Quiso saber de mi si era de opinion que esto 
se efectuase sin esperar la venida de Francisco de Grimaldo; yo le dixe de 
si porque no me paresciò por impedimento a lo que tantas veges se ha de- 
terminado, y tambien que V. M. le tiene remitido a el este nogocio, y que 
lo mismo harà agora, y tambien que antes que las cosas se pongan en orden 
sera venido Francisco de Grimaldo. 

Hame parescido dar cuenta de lo que pasa a V. M., para que estè auisado 
dello, y enuie a mandar lo que mas fuere en su seruicio que en elio se haga ; 
y tambien para que V. M. mande hazer alguna prouision de dineros, para la 
gente que viniese para este efecto, porque loda sera menester que la pague 
el Principe de su bolsa , asi la de Florencia corno la de Milan. V. M. me 
embiarà a mandar lo que fuere mas seruido que en elio se haga. 



DOCUMENTO CXXV1. 

Altro dispaccio dello stesso ambasciatore a Cesare, circa una proposta di breve 
dilazione messa innanzi da Adamo Centurione. 

1547 , H ottobre 

(Estado, Leg. 1379, fol. 254) 



' espues de escripta la carta que va con està (') , me hablò micer Adan Cen- 
turion, y me digo corno los de la SeKoria se hauian de juntar, para dar orden 
en las cosas que se hauian platicado para la reformacion de los Conseyos y 
de las otras cosas , y que seria bien esperar lo que determinauan , porque , 
aunque no se hiziese ninguna cosa, que seria una justìficacion para poner en 
execucion lo que està determinado; y viendo que no puede hauer mucha di- 
lacjon de tiempo en lo que estos haran, y la buena voluntad que el Principe 
muestra de poner orden en lo que loca a la seguridad de està ciudad, me ha 
parecido concurrir con su voluntad; y en estos terminos queda el negocio. 
Quando otra cosa huuiere, darò, auiso dello a V. M. 

(') Documento precedente. 



( 197 ) 

l)()(H MENTO C.\ XVII. 

Dispaccio di Don Ferrante al tiramela circa le cose i.i Genova, consigliando 
a non frapporre indugi nel deliberare 1' edificazione della progettala fortezza. 

1547, 13 ottobre 

(Estado, Leg. 1370, fol. 189-90) 



Natale mi scriue che V. S. desidera saper da me la risposta che mi ha 
data il cardinal Doria dopo il ritorno del gentilhaomo mandato qua da me , 
sopra le cose di Genoua, perchè tratteria Francisco de Grimaldo fin ad hauer 
detto auiso. Per questo, e per li altri particolari seguenti, mando il presente 
correo a posta pagato per andare et ritornare; et dico che il cardenal Doria 
non mi ha risposto parola da poi, nò mi risponderà, per ciò che quel suo (') 
come io scrissi a S. M. per le mie di xxvi del passato ( 2 ), non mi seppe 
negare che quel verso eh' io proponeua d^ la forteza era il migliore , anzi 
ini affermò che il detto Cardinale et tutti li suoi seguaci, et quelli istessi che 
che piegano a la fattione francese, sono di opinione che Genoua non si possi 
quietare se non apogiata a S. M., et si contenterehbe ogni buono di apogiaruisi; 
et essendo confirmalo da me ne la medesima opinione, mi disse che tanto ri- 
ferirebbe al cardinale Doria, et sapeua che non si discorderia punto; siche 
questo criado del cardinal Doria alhora si posa ; et è così confidente di lui quel 
gentilhuomo ch'egli mandò, et così ben vede lo intrinseco del Cardinale, et 
dall' altro canto è tanto amico mio, che nel primo caso tutto quello che dice 
saper del Cardinale se gli può credere che Io sapia , et nel secondo son io 
certo dell' amoreuolezza sua. Dirò adunque quello che ho trouato da poi di 
più chiaro ne la detta pratica de la forteza, oltre quello che io dissi a Do- 
menico Doria , mandato qui dal principe Doria a saper se si poteua hauere 
alcuno ritratto del Secretano de Pier Luisi sopra il trattato del Conte di 
Fiesco, che fu quello, in sostanza, ch'io scrissi ne le dette mie de xxvi del 
passato. Poi occorse mandar a Genoua un mio secretarlo per beneficio di uno 
di questi congiurati ( 3 ), al quale diedi comissione di replicar al principe Doria 

(') Quel suo creato, cioè il Salvago. 

( 2 ) Documento CXXI1I. 

( 3 ) Di coloro cioè che aveano cospirato contro il Farnese. Forse il Landi. 



( 198 ) 

et Adan Centurione quel medesimo che io haueua detto a Dominico Doria, ed 
aggiungendo, per simularlo, che io aueua cento nobili i quali si sottoscriue- 
riano per segno che sono per contentarsi e far opera riuscibile nel parti- 
colar de la forteza, et che poi se uedeua tanta disposinone di animi et di 
tempi, et dall'autorità solo del principe Doria si aspettaua solo questo rileuante 
seruigio et gratitudine uerso S. M., volesse non solamente aiutar, ma finir il 
negotio, et obligarla per questa via tanto quanto per auuentura non è obbli- 
gata S. M. ad altro suo seruitore. Questa inuenlione dei cento nobili gli sti- 
mulò di sorte, che fin bora ne parlano come di cosa che ha loro chiusa la 
bocca, et leuato il luogo a le industriose dilationi che erano per dar a la per- 
fetlione del negocio ; industriose dico , per la mira che hanno di obbligarsi 
da uero S. M., et farle uendila di quello che col tempo bisognerebbe donarli. 
Se non che, bisogna pur comperarlo, essendo S. M. obbligata dal tempo che 
non comporta che aspetti il dono; et questo è quello che mi fa stimolar quanto 
io stimolo. Et rispuosero, non a la libera, ma fra i denti, che farebbono resolu- 
lione che sarebbe bona et stabile in seruigio di S. M., et che non haueuano 
altra mira, ma che bisognaua hauer il dolce da una mano et da l'altra lo 
acerbo; che il dolce lo haueuano, et bisognaua usarne per pagar con esso gli 
appetiti di molti, et giustificare lo atto de la forza, quando si hauesse hauuto 
da ricorrere a quella; lo acerbo non haueuano, et bisognaua aspettarlo, et erano 
le galere de le quali si uoleuano valere, in caso di violenza, per augumenlar 
le forze; et che hauendo consultalo con S. M. , voleuano aspettar Francesco 
Grimaldo. Questa è la industria a le dilationi, et il modo di voler vender caro 
a S. M. questa benedetta resolulione, poiché vedono di non poterla fugire 
senza metter la città et le vite loro a manifesto pericolo. Et pare che il prin- 
cipe Doria babbi grandissima mira et speranza, con questi modi, al rimanerne 
de lo Stato dei Fieschi. Poi aduoque si conosce la via facile et netta, et che 
solamente ha tanto del dificile et del fangoso quanto costoro vogliono, io 
sono di parere , et V. S. eh' è prudeutissima so che concorrerà meco , che 
S. M. si scuopra a la libera con Francesco de Grimaldo, et gli dica esserle 
occorso questo modo de la forteza , non per leuar la libertà ai genouesi , la 
quale intende che sia sempre la medesima che è adesso, ma per assicurar 
et la città e se medesima da innouationi, conoscendo apertamente che di 
queste non puonno mancare se le cose di quella città si lasciano nel presente 
et pericoloso stato; et voler questo seruigio per mano del principe Doria, 
come ne ha hauuti degli altri, et a lui hauerne lo obligo; et non solamente 
questo , ma deue poi S. M. con effecto compiacerlo negli appetiti suoi circa 
il contato di Fiesco. V. S. adunque, che è degnamente nel primo luogo ap- 



( 199 ) 

presso S. M. , tenghi ninno clic ella l'accia questa deliberatione col Prin- 
cipe e col Centurione per mezzo del Grimaldo, et insista con perseueranza 
fin al fine, che senza dubbio insisterà poco chi! le voglie sue saranno adem- 
piute, perchè, come ho detto, il negotio ne porla seco la istessa facilità, et 
non gli contrasta se non lo appetito de' due predetti. Ma sopratutto sia V. S. 
aduertita di dar loro interamente ad intendere che il pensiero et il motiuo 
nasca da S. M. sola et non da me, né da nessuno altro, et che S. M. da 
essi soli et non da altri voglia questo seruitio , perdio il dar loro ad inten- 
dere che venisse da qua sarebbe un andar contra il disegno et rouinarlo af- 
fatto, per le mire et la gelosia pur tropa che hanno di me, per hauermi ve- 
duto caldissimo in questo negocio. 

fo mando a V. S. le lettere eh' essi mi scriueano dopo il ritorno del Doria 
et mio, acciò più apertamente conoscendo esser vero quello che io dico, più 
sicuramente consigli S. M. con queste auuertenze. 

Alli xiii di ottobre 15Ì7 in Piazenza. 

Pos data. Sopratenula questa, et s'andò quasi il corriera a cauallo, mi è 
sopragiunta la qui alligata dell' ambasciator Figueroa, per la quale V. S ve- 
derà come il principe. Doria pensaua di dar principio a quella sua reiòrma- 
tione, diminuire il numero del Consiglio , et altri particolari che in essa se 
contengono; a la quale mi rimetto. Et perchè tengo questa cosa per la più 
perniciosa che si possa fare, per le ragioni che diedi per istruttione a Gio. 
Gallego, de la quale mandai copia a S. M. , credo che il principe Doria 
acceleri questa eseculione, perchè quando S. M. metta bocca nel fatto della 
forteza, vorebbe trouar il modo di replicare, dicendo che lo hauer diminuito 
il numero di quei del Consiglio fusse bastaio. Io giudicherei che non fusse 
bene lasciar pigliar piede a questo modo di gouerno, ma che con quelle viue 
ragione che in detta lustrazione furono dette, et con quelle di più che a S. M. 
et a V. S. occorreranno , S. M. col ritorno di Francesco de Grimaldo man- 
dasse un gentilhuomo al principe Doria, dandoli instruttione de le ragioni le 
quali fanno che S. M. non tenghi per durabile quello gouerno, per li riscontri 
eh' io ne ho da le lettere di sopra accusate , et lo astringesse al fatto del 
castello , perchè con questo, et con sodisfarlo et compiacerlo di qualche suo 
interesse, credo certo che si disporrà a far tulio quello che S. M. comanderà. 
Et perchè , come V. S. vederà , hanno trouato escusa che di presente non 
hanno il modo di poter far detto castello , mi par che a questo si debba ri- 
spondere che S. M. di mala voglia il farebbe essa, perchè non vorrebbe che 
in questo caso si credesse la intentione sua essere di soggiogar quella città ; 



( 200 ) 

ma che il più honorevole per tulti sarebbe eh' essi il facessero et lo dessero 
a S. M. , confidati in lei che hauesse da tenerlo per freno di insolenti et 
perpetuo stabilimento del gouerno ultimamente fatto; ma se pure insistessero 
et volessero che S. M. lo facesse fare per lei , per me crederei che la non 
potesse far spesa migliore né di più gran profitto. Però sarà bene che S. M. 
pensi sopra ogni cosa, acciochè non resti cosa da fare per metter in esecutione 
quella che tanto conuiene al seruicio suo et a benefìcio de li Stati suoi. 
Di Piacenza, a xm di ottobre 1547. 



DOCUMENTO CXXVIII. 

M o ili ■ lazione dello st< sso Gonzaga a S. M., riguardante Pier Luca Fioschi 

! 5 17 , 25 ottobre 

(Estado, Leg. 1193, fol. 161) 



Quanto al memoria! que se le pide de todo lo que se huuiere hallado 
contra Pero Luca Fiesco, para proceder contra el a priuacion del priuilegio 
imperiai que tiene, que es todo lo que se le puede quitar en aquel Estado, 
dize que yà V. M. habrà entendido del embaxbdor Figueroa lo que contra 
el se ha hallado acerca lo del tractado de Genoua, que en sustancia es que 
aquel se hallo en elio desde el principio al fin ; y con esto dize que e! di- 
cho Piero Luca Fiesco le ha promettido de venir a jurar fidelidad a V. M., 
y a seruirle sinceramente y sin pension, y que se ha yà embiado a licenciar 
de franceses, y el serìor Fernando le ha prometido de recebirlo; por lo qual 
le paresce que veniendo a seruir corno dize, y hauiendo hecho lo que hizo 
corno pensionarlo de franceses, meresce menos pena ('). 

(*) Al margine si nota: « S. M. tiene esto por bicn; pero si el tiene la 
voluntad que dize , se puede saber de lo que passò en el tractado y los quo 
interuenieron a el , porque esto importarla mucho ; y si el no quiere dezir, 
paresce que no se cree sin sospccha ; y e n todo caso no sera sino bien miralle 
siempre a las manos ». 



( "201 ) 

DOCUMENTO CXX1X. 

Cesare al Gonzaga, affrettando l'erezione delta Cortezza» 

I547, 27 ottobre 

(Estado, Leg. Il IH, fol. 38-2) 

Al serior Fernando. 

Por la de vii del presente (') se os dio particular auiso de los terminos en 
que quedaua la platica de las cosas de Genoua , y comò se hauria hablado 
darò con Francisco de Grimaldo sobre la fortaleza, y porque assi esto corno 
lo que el respondiò, y consideraciones qtie nos mouieron a conforniarnos 
con el parescer del Principe, y con que condicion lo vereys mas largo por 
la copia de la caria que se scriue al embaxador Figueroa, que sera con està (*), 
no baurà para que replicarlo; ny se offresce otro sobre este negocio, sino rogaros 
que temendo buena ynlelligencia y corrispondencia con el dicho nuestro em- 
baxador, solicjteys y tengays diestramenlc la mano que se entienda en la 
dicha fortaleza, despues de assentado lo del gouierno y establescido la guarda 
conforme a lo que acà se ha dicho al Grimaldo, corno cosa tan necessaria 
para la conseruacion de la lihertad de Genoua , y particular del principe 
Doria y de su casa. 

( 1 ) Documento CXXIV. 

( 2 ) Documento seguente. 



( 202 ) 
DOCUMENTO CXXX. 

Risposta di Cesare a più lettere del Figueroa. Lo mette a parte di quanto fu 
trattato col Grimaldo, circa la riforma del Governo e la guardia della città ; 
ma avvisando siffatti mezzi come insufficienti allo scopo d' assicurarsi di Ge- 
nova, gli ordina di tenere sempre viva col Principe la pratica della fortezza. 
Disegni di quest' ultimo intorno il comando della guardia suddetta. Riparto 
dei feudi de' Fieschi tra la Repubblica, Andrea ed Antonio D'Oria; assegna- 
mento allo Spinola di un soprassoldo mensile di cento scudi, con obbligo di 
residenza in città, ed accettazione di un suo figliuolo come paggio alla Corte 
Imperiale. Altro assegno di 400 scudi annui al Grimaldo. Ragioni per cui non 
si vuol dare affidamento della succesione di un figlio di Gianettino nell' ufficio 
di Protonotario apostolico, dopo la morte di Andrea. 

1517, 27 ottobre 

(Esiado, Leg. Gii, fol. 128) 



Al embaxador Figueroa. 

A causa do los camiuos y de la indispusicion que despues de llegado aqui 
hauemos tenido , y esperando la venida de Francisco de Grimaldo y reso- 
luciou que se tomaria sobre las cosas de Genoua, se ha dexado de responder 
basta agora a vueslras cartas de x - xxi de abril, x - xx de mayo, m - xi-xrx 
de junio, vili - XXX de julio, vi - XVI - XVII - XXX de agosto, vm-xx de 
septiembre , li - XI de octobre ('). A las particularidades las quales requi- 
rieren respuesta, se satisfarà en està, attento que ay muchas que por ser 
auisos y sobre cosas ya passadas no baurà necessidad de tocarlas, sino teueros en 
mucho seruicio el cuydado que teneys de screuirnos tan continuamente y auisar 
de todo Io que passa y se eutiende de todas partes, que no puede ser mejor. 

Con la ultima precedente nuestra os dimos auiso de la llegada de Fran- 
cisco de Grimaldo a està ciudad ( 2 ), y corno se quedaua con el placcandolo 

(') Undici fra queste lettere si hanno nei Documenti XCI, XCV, C, CIV, CVI, 
CIX, CX, CXII, CXI II, CXV e CXX. Le altre mancano; ma può argomentarsi 
il loro contenuto dalle risposte che vi si fanno, in ispecie negli ultimi paragrafi 
del presente. 

( 2 j In Augusta. La lettera che portava questo avviso, e che ci manca, recava 
la data del 7 ottobre , come rilevasi dal Documento CXXXIII. 



( 205 ) 

que tornila al remedio y assiemo de las cosas desso; y para que estoys 
aduertido d(! lodo lo qae en elio ha passado, y resolueion con lo que buelue, 
se escreuirà aqui en sustancia con Io demas que por vuestra parte se hubiese 
de hazer, para que breuemente se ponga cn effecto. 

El cargo e ynstruction quo truxo el diclio Francisco de Grimaldo, conio 
haureys enlondido de) Principe y de micer Adam y del, l'uè excusar priine- 
ramente la dilacion que ha liauido cn poner en execucion la forma del go- 
uierno y guarda, conforme a lo que a nuestra partida de Vlma se resoluiò, 
qae fuò por los impedimientos de la expugnacion de iMontoyo y hauer durado 
aquella empresa mas de lo que al principio se pensò, las reuoluciones de 
Sena y Napoles, y absencia continua de sus galeras; y que ya que todo esto, 
a Dios gracias, estaua quieto, y lo do ay sin el recelo y sospecha que 
por lo passado, determinaua de no differirlo mas, y pensaua reducir los del 
gouierno a menor numero, y establescer una buena guarda que estè debaxo 
de su mano, y con la super ioridad en las cosas del gouierno que ya otra vez 
no quiso adjudicarse, facilitando la cosa, y assegurandonos que lo uno y 
lo otro se haria sin escandalo, y de manera que no subeediese ynconueniente; 
concluyendo al fin que esto era Io que mas conuenia, para que lo de ay 
estuuiesse seguro y a nuestra deuocicn; y que porque seria menester usar 
de la fuerca, en caso que do grado no quissiessen venir a la dicha reduclion 
y augmento de la guarda, escribiessemos' al Duque de Florencia que le acco- 
modasse de mil infantes, y a don Fernando de Gonzaga de los que mas hu- 
uiesse menester. Tras esto, entrò en algunos parliculares del Principe, de que 
abaxo se os darà noti eia. 

Y considerando el pcligro en que estan las cosas dessa ciudad de Genoun, 
y quan subjectas a qualquier nouedad, no se dando en ellas el assiemo 
conueniente , assi por Io que loca a la cmiseruncion de su libertad comò 
de su deuocion en nuestro seruicio, y bauiendo entendido por vuestras carlas, 
y de las de don Fernando, lo que a anibos os paresce que seria necessario 
para que se pudiesse estar fuera de cuydado, juntamente con lo que se di- 
scurre, y muy prudentemente, en la ynstruction que el dicho don Fernando 
dio a .Juan Gallego quando lo embiò a essa ciudad, y que, examinada y 
pensada bien la ymportancia deste negocio, no se vee que aya olro mas 
verdadero medio que el de la fortaleza, para que los de ay viniessen en 
pacificacion y quietud, y se quitasse la speranza a todos los reboltosos de 
poder alterar el pueblo, y assegurar el gouierno que el Principe quisiesse 
poner para in pcipetuuni, y que ya el tenia entendido por el diebo don Fer- 
nando lo de la dicha fortaleza, temendo tambien aduertencia a lo platicado 

15 . 



( 204 ) 

entre vos y micer Adam, y a la intencion que ha mostrado en este negocio, 
junto con lo que el dicho don Fernando comunicò con el dicho Grimaldo, quando 
agora ultimamente passò por Milan ('), y ha enteudido del cardenal Doria ( 2 ), nos 
pareciò que se hablasse aqui clarameute, dandole a entender que el verda- 
dero medio para assentar de una vez las cosas dessa ciudad seria poner 
una muy buena guardia, y hazer un castillo que estuuiesse debaxo de mie- 
stra mano, para refrenar a los insoleutes y tener la ciudad pacifica, pues no 
era eslo subjectarla, ny quitarle la libertad de disponer a su libre albidrio 
de sus rentas, officios y tractos, et celerà, sino solo para mantenerla en segu- 
ridad, corno arriba està dicho. Y assi en està conformidad hablaron muy 
largo con el dicho Grimaldo monsinor de Granuella y el Duque d' Alba, 
en nuestro nombre , teniendo siempre por fundamento , en todo lo que 
plalicaron con el, que esto del remedio se pretende para el bien publico y 
comun de la Republica, y por obuiar a los ynconuenientes que de otra 
manera se podrian seguir, y aun por no hallarse otro ningun medio para 
guardarse de sediciones y tumultos, y que no tome la dicha Republica a la 
lirania de Francia, allende de lo que toca al proprio y particular bien del 
principe Doria , micer Adam y succession de su casa , para que tenga la 
auctoridad y credito de todo en la dicha Republica, y lo que siempre se ha 
considerado de las diflìcultades que se offrecian en la mudanca deste gouierno, 
y el descontentamiento que ternian los que fuessen amouidos. Pero el dicho 
Francisco de Grimaldo, no obstante todo lo que en esto se le dixo , siempre 
se afirmò en lo mismo que hauia propuesto de la reduction del gouierno y 
establescimiento de la guardia, con ariadir que si esto no bastasse se podria 
despues proueer con mas facilidad lo de la dicha fortaleza, mostrando siempre 
no hauer enlendido lo que el dicho don Fernando escriue hauerle apunctado 
de la fortaleza. Visto lo qual, y que querer persister en lo del castillo en 
desgrado y contra la volunlad del Principe, que es por cuyo medio se tutoria 
de guiar, seria confusion y causa de acortarle sus dias, corno el dicho 
don Fernando lo ha tambien enlendido del cardenal Doria y de algunos de 
la nobleza por su medio, allende de lo que se ha entendido por vuestras 
ultimas cartas, que el Principe y micer Adam hauian dado ya principio a 
la platica de la reduction del gouierno y lo demas de la guardia, y se ele- 
gian ya personas de la ciudad para plalicarlo, y tambien que en todo caso 
es menester proueer la dicha guardia, y assimismo considerando el tiempo 

i. 1 ) V. Documento CXX1 e CXXIII. 
(') Documento CXXVII. 



( 208 ) 

ser tao adelante, y lo quo so ha appunctado por el dicho micor Adam, quo 
no se podria hauor tan presto ci dinero con lo quo se offresce desto de Pla- 
seogia, y qae despues do hauer platicado una y dos vezes con el dicho Gri- 
maldo , se ha finnado en quo era menester proueer primero lo de la dicha 
reformacion y guarda, nos ha paregdo, por no fallar a todo, responderle en 
psta sustancia. Que atentn lo que al dicho Principe le paresce do la reduetion 
del gouierno a menos personas, y establoscimiento de la guardia de dccc hom- 
bres bicn pagada , para que Io que se ordenase se obserue y ninguno se 
aparte para alterar la ciudad, y el lo balla por medio conueniente y facil 
para conseruarla pacifica, aficionada y deuota a nuestro scruicio, que, con- 
fiando de su prudencia y de la experiencia larga que tiene de las cosas de 
ay, no podiamos dexar de remilirselo y conformarnos con su parescer, ana- 
diendo, comò expressamente se le dixo, que esto no se veya, corno todos nue- 
stros seruidores lo dezian, que fuesse bastante medio qual conuernia, ny quo 
desta manera de gouierno se pudiesse tener entera seguridad , afirmandonos 
que aunque esto se haga, despues de assentado el dicho gouierno e intro- 
duxida la guardia del numero de gente que arriba se ha dicho, seria neces- 
sario entender en el dicho castillo, comò cosa tan importante, y que al cabo 
no se podria excusar, assi por lo que tocca al beneficio publico, quietud y 
sossiego dessa Republica, y conseruacion de su libertad, corno por el parlicular 
del Principe, y que el y su posteridad queden en ella seguros de su aucto- 
ridad y credito para agora y para adelante, y que en esto no se deuia el 
Principe descuidar, sino que haciendose lo de la guardia y gouierno se pen- 
sasse desde agora y encaminasse lo de la dicha fortaleza , y esto solamente 
por la conseruacion, corno dicho es, de la libertad de Genoua y seguridad 
del dicho Principe, y los suyos; concluyendo que en esto no pretendiamos , 
corno es verdad, otra cosa sino la quietud de Ytalia, y que con nouedades 
que pudiessen acaescer en Genoua no succediessen tuibulencias que fuessen 
en perjuicio de nuestros reynos, eslados y seiiorias. Y el dicho Francisco de 
Grimaldo mostrando satisfazerse mucho de que, despues de todo examinado , 
se viniesse en lo que el Principe proponia de la dicha reduction del gouierno 
y guardia, respondiò que assi se lo refenda, assegurando que quando esto no 
bastasse, no solo se haria el castillo, pero aun lodo quanto mas quisiessemos, 
de manera que aquella Republica no dexasse de conseruarse en nuestra de- 
uocion y seruicio, corno el Principe lo hauia procurado y veya que conuenia ; 
y esto con tan grandes palabras y seguridades sobre su cabeca y la do 
micor Adam y sus hijos, que no podian ser mas, ariadiondo quo aun en estos 
principios podrian succeder las cosas de manera que se viesse otro mejor 



( 206 ) 

camino para nuestro seruicio que el de la dicha roduction , y concluyendo al (in 
que el Principe con la voluntad y alficion que tenia a nueslras cosas, y lo 
que nos deaia , junto con el desseo de ver aquelia su patria pacifica y con 
toda quielud y sossiego, no pensarla en otra cosa sino en dexarla con tal 
assiemo y forma, y lan cautamente proueydo, que siempre se mantuuiese en 
nueslra deuocion y seruicio. A lo qual se le replicò de nuestra parte, (irman- 
donos en lo que amba està dicho; de lo qual todo os hauemos querido 
dar assi partieularmente noticia, para qui esteys aduertido do lo que passa, 
y podays hablar al Principe en està conformidad, dandole a entender con 
toda dexteridad, y con las razones que amba se considerali, que assentado 
el dicho gouieruo e iutroduzida la guardia de los ochocientos hnmbies, pues 
se halla que no cs bastante remedio, teniendose entre tanto secreto, se entienda 
luogo en lo dicho castillo, y lo encamine por los medios que vera conuenir, 
de manera que se pueda dar principio a el lo mas presto que se pudiere, 
dando a entender, adonde y corno vieredes que mas conuerna, que de nue- 
stra parte se ayudarà para la fabrica, y lo demas que sera necessario con 
alguna stimma agora, sea del tercio o de la milad del gasto, con quo el dicho 
castillo se ponga en nuestra mano para la guardia dessa ciudad y conserua- 
cion de su liberlad. 

Y porque de las palabras del dicho Grimaldo se comprehende darò que 
el Principe quiere tener la guardia de los dccc hombres debaxo de su mano, 
y ser cabeca della , y despucs del micer Adam asta que los hijos do 
Juanelin sean de edad, no ha parecido conueniente hablar de la persona 
del coronel Spinola con el dicho Grimaldo por cxcusar la sospecha ; y tam- 
bieu porque, si la fortaleza se haze, enlonces se podrà mejor mirar lo que 
mas conuerna; aunque si alla quisiesse el Principe poner alguna persona de 
su mano, que le excusasse de trabajo y goueruosse la gente, no seria fuera 
de proposito que vos, corno de vuestro, y con la dexteridad que sabreys 
usar, mirasedes si se podi ia introduzir alla la persona del dicho Coronel, 
pero temendo siempre mucho miramiento, corno lo haueys tenido, de no dar 
desabrimiento o sospecha al dicho Principe. 

Y porque es bien que nos hallemos preuenido para todo Io que se podria 
otìYescer , sera bien que entre vos y don Fernando penseis y mireys lo que 
se haurà de responder y olorgar, en caso que, corno es vensimil, nos requeran 
de ayudar para la fabrica de la dicha fortaleza, y sostener la guardia de la 
ciudad en esto medio, demas de la prouision y guardia que sera menester 
para el castillo; porque veniendo està plalica en camino de effeciuarse, corno 
no lo dubdamos, siendo tao necessario, no se dillìera la resolucion y falle 



( 207 ) 

tiempo para consultarlo , pues en las cosas de tal ymportandìa Li dilacion es 
muchas vezes dafiosa y causa de ynconueniente; auisandoos quo ci dicho 
Francisco de Grimaldo ha tublado despues con ( ranuella, diziendo que era 
corno de suyo , sdire tsl entretenimiento de la guardia, para saber si quer- 
riamos ayudàr para ci gouierno della y de la dicha fortaleza a nucstra 
cnsta; y le respondiò que , quanto a la guardia, parecia que la ciudad la 
podria sostener, por no sor ci gasto tan grande, y tambien que no eonuenia 
que se liizicsse a nuestra costa la dicha fortaleza, pero ijue se podria mirar 
de proueer de nucstra parte con alguna porcion. 

Y aanque conoscemos que para lo que ci Principe ha de hazer en nuestro 
seruicio, quietud y beneficio de su patria, no son necessarios otros medios, 
todauia, porque con mas satisfaction encamine y effectue lo de la fortaleza , 
y para en recompensa de los danos recebidos en su sangi e y galeras el tiempo 
del tumulto dessa ciudad, le hauemos hecho mereed de los lugaies quc 
cian del Conde de Fiesco y sus liermanos, con la jurisdicion y renta dellos, 
excepto Pontremol y Burgo de Valdetaro , que por algunos respectos se re- 
seruan para nos, y el lugar de Sanct Esteffan para Antonio Doria, assi por 
sus seruicios corno por hauer inlercedido por el el mismo Principe; a cuyo 
eargo ha de ser tambien de satisfazer y contentar a la muger del Conde de 
Fiesco , por razon de lo que ha de hauer de su dote, que se tiene assegurado 
sobre el lugar de Careoceto, conio vereys por la copia del meniorìal y decre- 
tacion que sera con està, tornando de nos la inueslitura del feudo, y 
prestando el omenage de la misma manera que los posseya y gozaba ci dicho 
Conde de Fiesco del'uncto y sus hermanos. 

De la persona del coronel micer Augustin Spinola , y de la afficion que 
en todo sucesso muestra a nuestro seruicio, tenemos la satisfaction que es 
razon, y assi bolgaramos de mostrarselo en lo que por ci nos suplicays de 
la vacante de los Fiescos, sino que se ha considerado que si, hauiendolo 
pedido el Principe en recom pensa de los danos recebidos, hizieramos alguna 
mereed de alguna cosa dello al dicho Coronel , que , demas que no pudiera 
ser de momento no se disminuyendo mucho lo del Principe, lucra occasion 
de odio y mala yntelligencia entre los dos. Lo qual no conuernia en ninguna 
manera, tanto mas en este tiempo que se ha de excusar loda sombra de 
sospccha por lo que diuersas vezes haueys acordado en està materia, y assi 
viendo que por agora no bay olra cosa que poder hazer por el dicho Coronel, 
hauemos acordado que consumiendose la pension que tiene en el Estado de 
Milan, de que no es bien pagado. se le den y paguen en cada mes cicnt escudos 
de sueldo para ayuda a su entretenimiento, y que resida en osa ciudad 



( 208 ) 

para lo que se podria oflrcscer; los quales le seran ciertos, porque se le pa- 
garan quando a la infanteria espaiiola y la otra gente de guerra ; y questos 
lo comienzen a correr desde principio deste mes de nouiembre en adelante; 
la prouision y despacho de lo qual se le embiarà, en teniendo auiso de la 
quantilad de la pension que tiene seiialada en Milan y de la siima que della 
se le deue por lo passado, para que consumiendosele aquella, se prouea 
tambien que sea satisfecho enteramente y con elfecto de lo que se aueri- 
guare que se le deue de lo passado. 

Y teniendo assimismo respecto a lo que dezis que dessea, que uno de sus 
hijos se crie en nuestro seruicio, bauemos tenido por bien de recebille por 
page, y podrà ponerse en camino para acà quando quisiere; y porque 
nos le escreuimos solamente en vuestra creencia, y dandole las gracias de la 
voluntad y buen animo que siempre muestra en las cosas de nuestro seruicio, 
darleeys nuestra carta y hablarleeys en està conformidad, animandole que 
continue en lo de basta qui , y que siempre ternemos memoria de hazerle 
merced, en la occasion que se offrescerà, corno lo meresce. 

Quanto a lo que dezis, que, en caso que fuere necessario usar de la 
fuerza para lo que toca a la reformacion del gouierno, os demos auiso de 
donde y corno se haurà de prouelier el dinero para la paga de los dos mill 
ynfantes, que se han de traer de Florencia y el Eslado de Milan, no se vee 
que aya otra forma sino que vos busqueys el que sera menester y el to- 
meys a cambio, remiliendolo, pues sera poca quantidad, a Castilla al mas 
barato precio que se pudiere. 

Teniendo memoria de lo que nos escreuistes por Francisco de Grimaldo, 
y la afficion que muestra a nuestro seruicio , y para tenerle grato y que 
haga buen officio en lo que ay se ha de tractar de la fortaleza, le hauemos 
hecho merced de 400 escudos al ano sobre las exlractiones de Sicilia. 

Lo demas que toca a la satisfaclion de los creditos que se le deuen a 
miger Adam, se vera por la decretacion del memorial; al qual podreys dezir 
que bolgaramos de tener forma para hazerle pagar luego de contado, pero 
que le rogamos se satisfaga con el expediente que se ha tornado, y que en 
lo demas de ay se muesire el que tantas vezes nos tiene offrecido, y conuiene 
assi por lo que loca al beneficio publico dessa ciudad, corno particular suyo 
y de su casa. 

Quanto a lo de Montoyo no ay que dezir, sino que fuè bien hauer subee- 
dido assi y que se castigassen los delincuentes. 

Y pues hasta agora no se hauia el Principe declarado con los dessa Re- 
publica en lo que toca a este caslillo y los otros dos lugares de Varcs y 



( 209 ) 

Hocatallada, esiareys aduerlido en el omenage quo dollos se ha de tornar, y 
(|ue han de recebir de nos la inuestitura del feudo, para tenerlos corno los 
tenia el dieho Conde de Fiesco defuncto. 

Fuè bien no hauer impedido la yda de los embaxaddres que essa Repu- 
blica eligio para el nueuo Rey ( 1 ), ny mostrado desconfìanza dellos, sciìalada- 
mente no Menando mas eomission de la quo nos escreuistes. 

En lo que toca a las diferencias que ay enlre la JMarquesa de Massa y 
Julio Cybo su hijo ( 2 ), no ay que dezir, porque don Fernando de Gonzaga tiene 
cjmission nuestra de coinponerlas, y acordar las partes o administrarles juslicia; 
y no dubdamos que se coucertarau, pues la Marqttesà ha dias que dexa de 
bazer instancia. 

No nos escreuistes si passò mas addante el Principe en lo que los dias 
passados os preguntò de don Bernardino de MendoQa y sus hijos; y si fuè 
por lo parentado con los de Juanetin o con que fundamento. 

Quanto a las cosas de Napoles,pues ya aquellas estan sossegadas y el reyno 
pacifico , no ay que dezir , sino agradesceros y teneros en seruicio el cuy- 
dado y diligencia que pusistes en las prouisiones de gente, y lo demas que 
para elio se bizieron; que es conforme a lo que siempre mostrays en todo lo que 
se offresce de nuestro seruicio. 

Hauemos visto el examen de aquel doctor Saco que se hallaua en Turin, 
y holgado muy mucho de hauer por el entendido partieularmente el funda- 
mento del tractado del Conde de Fiesco, y los demas que entendieron en el 
manegio; el qual se guardare pira su tiempo. 

Sobre lo de Petro Luca Fiesco, de que ya antes se tenia no buena yn- 
formacion, se ha scriplo al seiior Fernando para que mire de llainalle a 
Milan con algun achaque, y que mettendole en el castillo os de luego auiso 
dello ( 3 ). 

Vimos lo que passastes con el Principe Doria, sobre la reconciliacion 
del cardenal Doria, y la obstinacion que tiene en està parte; por lo qual, 
aunque holgauamos que estuuiessen conformes, nos paresce que por excusar 
loda sombra e ynconueniente, segund que es sospechoso el Principe, y la sa- 
tisfaction que en todo se le deue dar , que por agora lo dexeys assi , basta 



(') Enrico II di Francia. 

( ! ) Su questo particolare può leggersi fra gli Alti delle UR. Deputazioni di 
Storia Patria per le Provincie Modenesi e Parmensi, un' accurata Memoria 
del canonico Francesco Musettini, intitolata: P,icciarda Malaspina e Giulio Cibo. 

( 3 ) V. Documento CXXIV. 



( 210 ) 

ver si con lo que miccr Adam os oifreciò y con el liempo lleua camino de 
hazerles amigos. 

Post data. Porque de todo esteys aduerlido, sabreys que despues de hauer 
el dicho Francisco de Grimaldo dado el memoria! del Principe, nos suplieò 
de parte del Principe sobre el oflicio de Protlionotario del reyno de Napoles 
que tiene en su cabeca , para que despues de sus dias subeediese en ni 
el hijo de Juanetin Doria; y aunque se sospecha , por lo que se ha com- 
prehendido de sus palabras, que no lo tiaya en comission, todauia si allò se os 
hablare en elio, podreys dezir que estos no son oflìcios que se han de proueer 
en tari niilos, porque en caso que Dios dispusiese del Principe, y los hijos 
de Juanetin fuere de edad, que nos ternemos memoria de los seruicios del 
Principe y da los del dicho Juanetin. 



DOCUMENTO CXXXI. 

Cesare al Principe D' Oria. 

1547, 27 ottobre 

(Estado, Leg. Gii, fol. 141) 

Al principe Doria. 

A los vii del presente se os scriuiò vltiinamente. Como haureys visto des- 
pues , se ha platicado con Francisco de Grimaldo largamente lo que toca a 
essa ciudad, y hauemos resuelto lo que de el y de nuestro embaxador enten- 
dereys, a los quales dareys entera fee y creencia, cerlifìcandoos que lo que a 
elio nos mueue .no solamente es por lo que toca al beneficio general dess3 
Ptepublica y seguridad della, mas aun por el particular de vueslra succession 
y casa ; en que no dubdamos que con vuestra prudencia y experiencia larga 
de la cosas de ay, terneis el miramiento que conuieue para que lo que vna 
vez se assentare se pueda comprouar sin eslar en la confina sospecha y cui- 
dado que hasta aqui. 

En lo demas que toca a vuestro particular y de los hjios de Juanetin 
Doria, hauiendo respeclo a vuestros seruicios y a lo que perdistes en el tiempo 
del tumulto dessa ciudad, os hauemos hecho la merced que entendereys del 
dicho Grimaldo; y de las tres aldeas del territorio de Montobio que aqui nos 



( 211 ) 

ha hablado, stendo lan poca cosa, podreya dispoDer a vuesira voluntad, pues 
la merced que biziroos a ossa ciudad de aquellos lugares fuò a vucstra su- 
plicacjon, y para quo so conuertiese cu vuestro beneficio. 

El examen i|ue nos omino el nuestro embaxador sobre el tractado del Coudo 
de Fiesco, baaemos holgado muòho do ver, por entender el fondamento y 
inedios que tuuo su designo, y las personas quo so le fomentaron ; de que so 
ambiò copia a nuestro embaxador en Roma ('), yse guardala para su tiempo. 



DOCUMENTO CXXXII. 

Risposìa del D'Oria a S. M. 

1547 , -15 novembre 

(Estado, Leg. 1379, fol. G8) 

Quanto al principal remedio che V. M. prudentissimamente ricorda per 
la sicurezza del tutto, ha da sapere che sendosi qui nouamente praticata et 
introdotta la noua forma di gouerno, con inli'lligentia el uniuersal salisl'atione 
della città, mediante una più ristretta eledone d'huomini qualificati et interes- 
sati nel bene vniuersale, a!li quali si ha da dar autorità, fra l'altre cose, di 
potere rilrouare forma al denaro, senza il quale, a voler pensare adesso non 
che eseguire efi'ecto di momento, sarehhe metter in confusione il lutto; dico 
che mi pare non solamente a proposito, ma necessario, per douere peruenire 
più facilmente al sopradelto rimedio, lassar prima stabilire questi noui ordini, 
siccome ha da seguire dentro da Natale al più tardi , che dare alcuna alte- 
ratone; perchè se non reusciranno poi di quel frutto et sicurezza che V. M. 
giudicala coueniie, all' hora con più facilità che adesso si potrà mettere in 
esecutione ; et in questo mezzo non si ha da dubitar de inconueiiieuti , Us- 
uandosi la città rinforzata di presidii , et li suspetli mancati ( si può dir là 
maggior parte) con questa noua reformalione , talmente che la dilatione in 
questo caso non può portar saluo utile et auantagio grande , senza pregiu- 
dicio alcuno. Et d' ogni successo V. M. sarà continuamente auisata. 

Nel resto non tenendo io più vita nò altro che già non sia dedicato et obli- 
gato al seruicio di V. M., et alle infinite grafie et mercede che s'è deguata 

H V. Documento CXXU. 



( 212 ) 

l'armi per lo passato, non so in qual modo poterli adesso rendere gratie con- 
ueniente a tanto fauore et demostratione che gli è piaciuto farmi, con la mer- 
cede dello stato dell' infedelissimo et ingrato Conte de Fiesco, se non pregare 
Dio che suplisca per me secondo l' animo , qual sarebbe di vedere ricom- 
pensata la M. V. di summa felicità, et de ogni mio seruitio sempre ben sa- 
tisfatta. Et cusì in breue inuiarò persona a procurare la expeditione delli 
priuilegi. 



DOCUMENTO CXXXIII. 

Dispaccio in cifra del Figucroa a Cesare , annunziandogli come la meditata 
riforma del Governo sia stata deliberala, e come occorra di presente man- 
darla ad effetto. Difficoltà che si presentano per dar opera alla erezione della 
fortezza, e conferenze tenute col D' Oria e col Centurione sopra tale pro- 
posito. Con nuovi elogi si esalta la provata fedeltà e devozione di Agostino 
Spinola. 

1547, 1G novembre 
(Estado, Leg. 1379, fol. 8) 



A los nueue del presente reciuì la carta de V. M. de los xxvn del passado, 
con Francisco de Grimaldo ('), en respuesta de las mias de x, xxi de abril, x, xx 
de mayo, in, xi, xix de junio, vili, xxx de julio, vi, xvi, xvn, xxx de agosto, 
vin, xx de setiembre, u, xi de octobre. Despues haurà recibido V. M. la que 
escriui a los xxi del mismo, en respuesta de la de V. M. que me mandò 
scriuir a los vii del mismo, dandome auiso de la llegada de Francisco de Gri- 
maldo, y corno se quedaua placcando con el remedio, y assimismo de las 
cosas que tocan a la quietud desta ciudad ( 2 ); y por la carta que me ha traydo 
de V. M., y por lo que el me ha comunicado, quedo auisado de todo lo que 
propinò , dando razon porque no se hauia effectuado lo que la primera vez 
hauia consultado con V. M. ; y quanto a esto no ay mas que responder, pues 
es passado, y en effecto se tuuo consideracion a las cosas que al presente 

(') V. Documento CXXX. 

( 2 ) Così la missiva di Cesare del 7 ottobre, come la responsiva del Figucroa, 
in data del 21, ci fanno difetto. V. nota 2 a pag. 202. 



( 213 ) 

concimimi por no reboluer mas humores, y poresciò <|ue era mejor diferirlo 
conio so hizo. 

Agora he visto Io que so contcnia cn el cargo o instruclion que llcuò, que 
era reformar los Consejos y tornar (mayor) auloridad en el govioruo de la que 
hasta qui ha tenido, y que reduciendo el Consejo a menor numero se stabi- 
lirla una guarda conueniente , con que se pueda eslar seguro de qualquier 
alboroto que los del pueblo quisiessen hazer; lo qual se bara sin scandalo y 
sin que succeda ningun inconueniente; mas que por buon respecto, en caso 
que no viuiessen en elio por grado, era bien tener fuerzas para hazercelo 
hazer; para lo qual V. M. le mandò dar una carta para el Duque de Flo- 
rencia que le embie mill hombres, y don Fernando olros dos mill, que es con- 
forme a lo que V. M. ordenò la otra vez; sobre lo qual dire lo que passa. 

En esle tiempo que Francisco de Crimaldo ha stado absente, los Ocho que 
la Selleria nombrò para que viessen de moderar las cosas que les paresciessen 
que no estauan ordenadas para el buen gouierno, con la venida de las ga- 
leras y ver que el Principe no despedia la gente, y con lo que por mi parte 
platiquè con ellos y con algunos otros, assi de la Seiioria corno de olras per- 
sonas, entendieron en el negocio con mas calor, comunicando con el principe 
Doria; y despues de muchas alteraciones se concluyò, y passò por la Sefioria 
con los procuradores, todo lo que se hauia acoidado que conuenia , y princi- 
palmente lo del Consejo grande de los quatrocientosque se reduzga en lr(ecientos), 
de los quales se haga suerte corno se hazia, y que se hagan despues otros 

ciento que (') estos quatrozientos se elijan por la Seiioria otros 

ciento corno mas particular( mente vera) V. M. por la relacion que va con 
està ( 2 ); el qual tenia cargo de hazer los Duques y senores, y tambien fa- 
cultad de buscar el dinero para las cosas oidiuarias y extiaordinarias que 
sucedieren; y en consequencia desto yran tras las otras cosas que han pueslo 
en el memorial, que son necessarias para el buen gouierno. Està conclusion 
se acabò de tornar el mismo dia que llegò Francisco de Grimaldo ; la 
qual ha placido mucho al principe Doria que haga tornado tan buen camino, 
porque con este Consejo tenga la faeultad que arriba digo, y se tenga que 
hazer con menos numero, y que sean personas de razon, le paresce que sera 
mas facil de acabar lo que se propusiere, y que se darà orden a la paga de 
la gente que se determinala de tener, y que todo se disporna corno se qui- 

(') Guasto. 

( 2 ) Tralasciamo di riferirla, non presentando altro clic un sunto della notis- 
sima Legge del Garibetto. Trovasi nel mazzo 1379 Estado, Coi. 188. 



( 214 ) 

siere, assi para el seruicio do V. M. corno para la seguridad y quielud desia 
ciudad; de lo qual a mi no me ha desplacido, no porque juzgue ser esle con- 
ciliente reinedio para lo que conuiene para la seguridad, mas porque lleua 
camino para elio, y vedendo de su voluntad a lo que conuiene, sin ser for- 
cados paresce que lo que se assentare sera mas durable ; mas desto no se 
puede ver el elìecto hasta està Nauidad, que se e.'igen los Consejos y todos 
los olficios, y entonces es menester que se confirme el Consejo de los trezientos 
a suerte y el de los ciento a volos, y se les dò la l'acultod que arriba digo. 
De lo qual no se dubda que se bara, y quando quedasse por ellos, entonces 
con mejor color y mas razon se podrà usar de la fuerza, corno el Principe 
ha mandado a consultar con V. M. Todo esto he dicho, para que V. M. sepa 
lo que se ha hecho; y agora respouderè a lo que V. M. ha considerado para 
la seguridad y quielud desta ciudad, y lo que sobrello he passado con el 
Principe y micer Adam. 

Auiendo visto la resolucion que V. M. mandò tornar con Francisco de 
Grimaldo, en lo que se dò hazer para la seguridad que conuiene que se 
tenga para, que los desta ciudad no sean lan faciles a tumullos , a inquietar 
y remouer el gouierno que agora tienen, y apartarse de la deuocion y prote- 
ction de V. M. , y que al fin V. M. lo hauia remittido al Principe por las 
consideraciones que a elio le mouieron , que todas fueron consideradas corno 
de la suma bondad y prudcncia de V. M. se espera , porque a la fin nin- 
guna cosa se puede hazer sin la autoridad y ayuda del Principe, el qual, en 
Io que se puede conoscer, es tan verdadero vasallo y servidor de V. M., que 
no se puede crescer mas en el desseo que tiene para moslrallo con la obra; 
y no obstante lo que digo de la voluntad del Principe, yo soy de la opinion 
y parescer que V. M. dize , que este no cs bastante remedio para lo que 
conuiene para que se pueda estar con el animo assosegado, y que lo que 
V. M. mandò proponer del castillo seria mas cauto que otro ninguno, pueslo 
que trae consigo niuchos inconuenientes, porque si este castillo estuuiesse 
hecho mas facil cosa seria de hauclle que no que se haya de hazer; y crea 

V. M. que seria cosa casi impossible por podellos a er a elio de su 

voluntad, porque aunque la intencion de V. M. sea sancta y tan buena, 
seria menester, para que lo crean, hazer milagros; y aunque ay muebos que 
son seruidores de V. M. de naturai inclinacion, quando se viniesse a està de- 
terminacion no se lo que harian , y los que abora dizen y offrescen que se 
podria hazer, quando se viniesse al elTecto y fuesse menester poner la per- 
sona o los dineros, no sé si dirian de otra manera; y, corno V. M. sabe mejor 
que otro ninguno, a hazer un castillo de nueuo requiere dineros y tiempo y 



( 218 ) 

gente para que se pueda liazer, quo seria otio gasto quo no seria poco, y 
otros muchos inconuenientes (|iio do se veen, quo despues de hecho os me- 
nester considerar el gasto que bara y de donilo ha de salir; mas con todos 
estos inconuenientes, si so puede poner en effecto es lo mas seguro para re- 
frenar a los malos y dar animo a los buenos; y con osto presupuesto viendo lo 
que V. M. hauia pralicado con Francisco do Grimàldo sobrello, y la speranza 
quo hauia dado que quando fuessc menester se podria hazer , y quo podria 
nacer occasion cu este tiompo quo se hiziesse mas de lo que pensaua , que 
no podria ser olra cosa sino quo V. M. pusiesse un Gouernador de su mauo, 
el qual tampoco eslaria seguro si no tuuiesse un castillo, o que la guardia 
fuesse de spanoles o tedeseos, y liauiendo visto Io que V. M. me escriue 
que se platicò con Francisco de Grimàldo, el qual me dixo en conformidad 
dolio que hauia hablado al Principe y a micer Adan, y quo hallauan los in- 
conuenientes ijue yo digo, me paresciò hablar con el Principe y Adan, por- 
que de contino estan juntos, y dczilles que ya hauria visto lo quo V. M. le 
scriuia en lo que se hauia de hazer , remitiendoselo a el todo por la con- 
fianca que tenia del, por la seruitud y aifiction que siempre hauia mostrado 
en las cosas del seruicio de Y. M., y por su prudencia y sperieneia, y que 
en esto no hauia que replicar; vertlad hera que siendo este negocio de tanta 
importando corno hera, que no se juzgaua que seria mas en proposito que se 
hiziesse vn castillo, con el qual se podria conseruar la libertari , y resistir a 
alguna l'uria del pueblo, y fauorescer a la SeBòria y a los genliles hombres, 
mas que esto con todo lo demas so le remitia a el. Respondiome que si pu- 
diesse dar a V. M. las llaues del Parayso, que tambien se las daria corno 
tiene voluntad de dalle a Genoua, y que si tubiesse vn castillo que haria lo 
mismo, mas que proponer que se hiziesse no le parescia al presente, porque 
seria gaslar todo lo que està hecho, y que se leuantasen las piedras, que le 
paresce que se spere a ver lo que saliria de està reformacion, y que se baga 
el Conse.o pequeiio, y se establesca la guardia y se halle el dinero para pa- 
galla, porque agora para los seyseientos hombres que tienen buscan los di- 
neros prestados; y que despues, si se viesse que este no era reinedio bastante, 
que se podria pensar en lo del castillo, porque su pensamiento no es otro 
sino establescer este gouierno y guarda para quo està ciudad permanesca 
siempre en el seruicio de V. M.; y replicandole algunàs cosas, me dixo quo 
el peligio que podria hauer era quo el muriesse, que cosa beta naturar, mas 
quo de aqui a Nauidad hauia poco, y que aunque esto fuesse, (juedauan mu- 
chos hombres de bien seruidores de V. M, y que bien sabia que el cardenal 
Doria, por medio de don Fernando hauia embiado a ofrescer la ciudad a V. M., 



( 216 ) 

y quando fuesse menestor no gastaria un ducado, y que los que cstan fuera 
quieren ver y sauer mas que los que traclan las cosas. Yo le satisfize lo 
mjjor que supe, y cerlifiquè de la confianca que del tiene V. M., y que yo 
no sauia tal cosa. Dixome que el lo sauia, y que desde la Corte se lo hauian 
auisado. Lo qual yo no creo, sino que aqui està un Julian Saluago que tiene 
un hermano casado con una hija del Cardenal ('), el qual es mucho de don 
Fernando, y nabla mucho ; y este fuè a Plasencia eslos dias a ver a don Fer- 
nando, y por aqui han considerado que haya salido del. Al fin quedò sati^fecho, 
y por no trabajar demas lo dexe. 

El dia siguiente me vino a hablar micer Adan, y me dixo corno aquella 
noche hnuia pensado en lo que bauia acordado al Principe acerca del castillo, 
para la seguridad desta ciudad y mantenimento de su libertad, y para que se 
conseruasse en el seruicio de V. M.; sobre lo qual hauia pensado que se po- 
dria hazer de una manera que yo hablase a la Seiìoria de parte de V. M., 
diciendoles que era auisado de la reformacion que hauian hecho en el go- 
uierno para su conseruacion; lo qual paiescia bien a V. M., mas que no lo 
juzgaua por bastante remedio para su seguridad, sino la acompailassen de 
un castillo adonde se pudiessen guardar y estar seguros de un tractado ; y 
que, siendo necessario, puedan ser socorrrdos de V. M. Propuniendose desta 
manera, podria ser que viniessen en elio; y sino, que se podria ocurrir a los 
otros remedios. A lo qual yo le dixe que me parescia buen medio, mas 
que tenia entre otros un iuconueniente, que quando la Seiìoria viniesse en 
hazelle, que le querria tener de su mano, y que V. M. tampoco podria estar 
seguro; diziendome que aqui lo mas que se ha de temer ha de ser leuanta- 
miento de pueblo, el qual sera conlra la Seiìoria y contra la nobleza, la 
qual se ha de fauorescer con V. M. para contra ellos, y que por este re- 
specto no era inconueuiente que estuuiesse en sus manos, y que tarnbien 
seria mas facil cosa hnuerle dellos despues de hecho que no hauelle de 

hazer de Yo le dixe si lo hauia consultado con el Principe; dixome 

que no, si no que lo dezia de suyo, y que al Principe no le queria dar 
fatiga para no dalle trauajo, mas que el no faltaria con la vida y con la 
hazienda, y otras muchas cosas en està consequencia, mas que de esto no era 
uienesler hablar hasta ver el fin de lo que està comencado, de manera que 
lodo se viene a resoluer en una subslancia, aunque sea por otros terminos; 
mas de qualquiera manera que sea que se haya de emprender, es necessario 
que se'estè con las armas en la mano, porque en proponiendose se ponga 

(') Cioè MineUa, moglie di Agostino Salvago qm. Ambrogio. 



( 247 ) 

en cflecto de una ninnerà o de otra. Ilninc parescido dar auiso dello a V. 
M., para que sobre lodo se considero y se elija lo que fuere mejor para el 
seraicio de V. M. 

No hablò en Io que V. M. me scribe en la contribucion para el gasto que 
se haria en la fabrica del castillo, basta ver la deterniinacion que se Ionia 
en el; porque si agora se hiziesse el oll'iecimiento, podrian despues alargarse 
a mas , y lambien que no lo hecliassen a otro fin del que V. M. lo haze, 
quando sera tiempo, y adonde conuiniere, yo lo darò a eutender. 

En lo que toca a la guardia desta ciudad, por otras mias tengo scripto a 
V. M. lo mismo que agora me manda scriuir que ha conoscido de las pala- 
bras de Francisco de Grimaldo, y por està causa yo no le hablado en nin- 
guna cosa que le pudiese dar sospecha, sino que quando alguna cosa se 
huuiere de hazer que salga del, aunque conozco que para el seruicio de V. M. 
seria necessario que el (') tuuiesse el cargo, porque tcniendole el se podria 
estar con el corazon assosegado. Veremos lo que succederà. 

Quanto a la intelligencia con don Fernando agerca de lo que se huuiere 
de tractar y responder, en caso que demanden ayuda a V. M. para la fabrica 
y para la guarda de la ciudad, quando se determinare!), y tener la intelli- 
gencia que conuiene, yo le dare auiso de lodo lo que occurriere, corno lo 
harè a V. M.; y en lo que Francisco de Grimaldo dixo a monseiior de Gran- 
ulia sobre el entretenimienlo de la guarda y gasto de la fortaleza, yo terne 
la misma consideracion, y quando fuere menester lo darò a entender que eu 
las cosas ordiuarias no es juslo que V. M. ayude al gasto; en lo demas que 
fuere necessario para la fortaleza, que V. M. usarà de su solita grandeza con 
ellos, comò lo ha hecho otras vezes. 

Quedo auisado de la merced que V. M. ha hecho al Principe de los 
caslillos y lugares que heran del Conde de Fiesco y de sus hermanos rebeldes, 
la qual ha sìdo conforme a la grandeza y suma liberalidad de V. M.; y assi 
por ella comò por las otras muchas que tiene reciuidas, no puede faltar a lo 
que deue al seruicio de V. M.; de la qual està muy contento, y creo que 
sera causa de alargalle la vida. 

En lo (jue toca a la persona del coronel Agustin Spinola V. M. ha visto 
por esperiencia la deuocion y affiction que siempre ha mostrado al seruicio 
de V. M-, sin tener fin a otra cosa, y que de su nacimiento es el y lodos 
los de su casa sou subditos del Ymperio y seruidores de V. M., y que en el 
tumulto que se offresciò el fuò el primero que vino a socorrer la ciudad, y 

(') Intendi Agostino Spinola. 



( 218 ) 

ìos de su casa ocurrierou a la mia , lo que no hizieron ningunos otros do 
la ciudad; y despues eri la empresa de Monioyo, haaiendola olTrescido a otros 
primoro y no haaiendola acceptado, ocurrierou a el, y viendo que yo le dezia 
que era seruicio de V. M., la acceptò y con mucho trauajo y gaslo la 
acabò; y viendo lodo eslo y conosciendo su fidelidad y deuocion que al ser- 
uicio de V. M. tiene y que puede seruir, me atreuì a supplicar a V. M. por 
el, que le hiziesse merced alguna de una poca cosa que estaua entre los ca- 
stillos de los Spinolas, por lenelle mas obligado al seruicio de V. M., porque, 
demas de la merced que en elio reciuiera, fuera muy grande el fauor que 
en elio reciuiera; mas, pues no ha hauido lugar por las consideraciones que 
V. M. dize, yo procurare de satisfacerle lo mejor que supiere en coufonnidad 
de la satisfaction que V. M. tiene de sus seruicios, y buena voluntad, y la 
merced que le ha hecho por su entretenimiento y tambien de recibir a su 
hijo por page, y la voluntad que V. M. tiene de hazelle mercedes y accre- 
scentalle en lo que se otlresciere, y que se venga a estar aqui. De lo qual 
he dado auiso al Principe, porque "se haga todo con su voluntad; el qual ha 
moslrado de satisfazerse dello, y tambien micer Adan. 

En lo que Y. M. dize, que en caso que sea menester vsar la fucrza para 
la reformaciou, que para la gente quo vinicre de Florencia y de Lombardia 
que yo lo tome a cambio y remitta a Espaiia, pues sera poco, olfresciendose 
el caso yo lo harè ; mas mire V. M. que dos mill hombres que seran no 
sera poco gasto, y mas que no se sabe lo que durarà ; y lo que scriuì fuè 
porque el Principe me dixo que los quinientos hombres que truxo Antonio 
Doria de Napoles, quando pensò hazer lo que ahora su ha concluulo, le hauian 
coslado mill y quinienlos escudos, sin oli'os gaslos; y por esto lo scriuì, por- 
que, en caso que fuesse menester, tuuiesse facultadpara podellos buscar; y 
sì se pudiere excusar, lo harè. 



( 219 ) 
DOCUMENTO CXXXIV. 

Relazione del medesimo Figueroa al principe Filippo. 

1547, -lì) novembre 

(Estado, Leg. Ì379 , fol. 288-89) 



Lo que ay de nueuo que scriuir a V. A. es que Pedro Estrozi es venido 
al Piamonte con litulo de General de la ynfanteria, y con comision larga del 
Rey para crescer y desminuir de gente segun a el paresciere. Hasta agora 
no se entiende que aya hecho mas nouedad de crescer mil infanles en las 
tierras del Piamente para la guarda dellos, y con aquello, y con los auisos 
que en aquel ynstante se tubieron del embaxador don Diego de Mendoga, de 
que el Papa y el Rey de Francia hazian nueuo tractado contra el Principe 
y contra està ciudad, se ha estado con alguna sospecha, aunque se haze poco 
fundamento de sus designos. Todauia considerando lo que el Gonde de 
Fiesco intentò por lo pasado, y lo que otros de su hinca ó de otra podrian 
yntentar por el venir, y que son causas que està ciudad este siempre en de- 
sasosiego y diuisa. He atraydo en memoria al Principe que, para euitar todos 
estos yncouenientes , seria bien dar algun remedio en elio , pues se hallaua 
tan addante en su hedad , y que en sus dias hauria -visto las nouedades 
que cada dia hauia, de manera que està ciudad permanesciesse en la deuo- 
cion y seruicio de S. M., corno siempre lo ha estado, porque no haziendose, 
podia pensar qual quedaria ; y viendo quo lo que yo le he acordado y di- 
cho era cosa necessaria , y conueniente para el seruicio de S. M. y bien 
desta ciudad, se ha platicado y deseurrido largamente sobre elio; y ha deler- 
minado que el mejor espediente que en este negocio se podria tornar, era 
hazer vna reformacion en los Gonsejos que gouernauan està Republica, re- 
duciendolos en menos numero , porque de aquella manera se podria mas 
facilmente proueer al remedio de la seguridad, y ballar forma de sacar di- 
nero para pagar vna guarda ordinaria de hasta dccc hombres , porque la 
que tienen. es poca gente, y que con crescer hasta aquel numero sera bastante 
para guardar la ciudad de los de fuera, y resistir a qualquier tumulto que 
succediese dentro, temendo yuutamente desto buena ynleligencia con los que 
son ymperiales y seruidores de S. M. ; y desta manera se ternia mas segu- 
ridad en la ciudad que primero hauia. Y antes de poner en execucion osto, 

16 



( 220 ) 

paresgiò que era bien consullallo con S. M., para entender su volunlad; y asi 
embiò el Principe a Francisco de Grimaldo con e] despacho dello, el qual 
embiò con la respuesla a los ix del presente. A S. M. paresciò bien, y remiliò 
el negocio al Principe, para que lo traete y haga en elio lo que acoslumbra 
en las otras cosas de su seruicio; y la dicha reformacion se ha hecho de la 
manera que V. A. vera por la relacion que va con està ; aunque a està 
gente se les ha hecho (lo que) està (dicìw) arriba, es por parescer que se les toca 
en su libertad, y que les innnouen a las cosas que ellos tienen yà ordenadas. 
He tenido por bien de passar por elio, viendo la voiuntad de S. M. y la deter- 
minacion del Principe. 

S. M. ha hecho merced al Principe de todo el Estado que era del Conde 
de Fiesco y de sus hermanos, en recompensa de los daiios que reciuiò, y a 
Antonio Boria de un lugar que se dize Sacto Esleuan, a supplicacion del Prin- 
cipe, y solamente ha reseruado S. M. en si dos castillos que se llaman Pon- 
tremol y el Burgo de Val de Tar, para algunas cosas tocantes a su seruicio. 



De Genova, a 19 de nouiembre 1547. 
muy umyl vasallo que los serenissimos pies y manos de V. A. besa 
Gomez Suarez de Figueroa. 



DOCUMENTO CXXXV. 

S. M. a D. Ferrante Gonzaga, circa Pier Luca Fieschi. 

1547 , 22 novembre 

(Estado, Leg. 1194, fol. 382) 



En lo que toca al conde Petro Luca Fiesco, pues le haueys prometido 
de recebirle viniendo a juramos fìdelidad , y que por ser pensionano de 
frangeses no meresge tanta pena por las platicas passadas , nos lo tenemos 
por bien; pero, si el tiene la voiuntad que muestra a nuestro seruicio, muy 
bien se podrà saber del Conde de Fiesco, y con que yutelligencia e ynler- 
uencion , porque esto ymportaria muy mucho, y quando no lo quisiese 
dezir apertamente , no nos parescc que se podria estar sin sospecha de su 
persona; y assi sera bien mirarle siempre a las manos por todos respectos. 



( 221 ) 
DOCUMENTO CXXXVF. 

Sunto di tre lettere scritte da D. Ferrante a S. M. circa le cose di Genova. 
Nuove remore da parie del D' Oria , per non dar opera alla erezione della 
fortezza; e nuo\i timori del Gonzaga, il quale studia di ottenere per altre 
vie il medesimo intento. Sequestio d'alcune carte, le quali rivelano in Paolo 
Spinola un seguace de' Fieschi. Si delibera di assicurarsi della di lui persona; 
ma egli ne è in tempo avvertito , e giunge a salvarsi colla fuga. 

4547, 25 novembre, 4 e 5 dicembre 

(Estado, Leg. 1193, fol. 101) 

Que el principe Doria despues de haber llegado Francisco de Grimaldo y 
entendido la merced que se le ha hecho, en lugar de poner luego por obrar 
lo que hauia dado a enteuder antes que aquello se le hiciese , lo hecha a 
la larga, y paresce que se le ha helado, y que por su parlicular designo 
no quiere poner en effetto lo de la fortaleza; lo que juzga sera causa que 
aquella ciudad venga en manos de franceses, con mucho deseruicio de V. M. ; 
y que para remediarlo, siendo V. M. seruido de cometerle este negocio , el 
le traclaria por la via del cardenal Doria y otras diestramente, y sin sauiduria 
del Principe, hasta traerlo a punto de poderse concluyr; y entonces, siendo 
necessario que el Principe inleruiniese en el effecto , se le podria dar parte 
dello, y seria causa que vieudo amenamente que se podria hacer sin el, 
viniese a elio de buena gana , la qual entiende por muchas vias que ny el 
ny los demas que lo tractan la tiene agora de hacerlo, y que perseuerando 
en ella, se podria hacer sin ellos. Lo qual supplica a V. M. mande considerar 
y ordenar lo que mas fuere seruido, pues tiene entendido lo que ymporta ('). 

Que teniendo auiso que en Torrigia estaua uno que lleuaua cartas de lo 
que alli se tramaua, embiò alla al capitan Juan Baptista Romano. El qual se 

(') Qui cade la seguente nota marginale: « Juntando esto con lo que ulti- 
mamente ha scripto cerca del auiso del cardenal Doria, se vee que el negocio 
no està en terminos, para passar esto addante, y se vera lo que se harà este 
Nadal en lo de la reformaciòh. Y el dico don Fernando podrà enìretanto, y 
siempre, mirar si se podrà hallar via para encaminar lo de la dicha fortaleza; 
teniendo aduertencia a lo de arriba, y a que el Principe no cayese en deses- 
peracion; y que el auise siempre aqui de las diligencias que le paresccrà que 
se deuen hazer, porque se corrisponda ». 



( 222 ) 

oliò lari buona manera que diestra mente lo prendiò, y le hizo confessar libre- 
mente hauer lleuado cartas a Genoua a un Paulo Spinola y buelto con re- 
spuesta, y dadola a un su hermano llamado AlexaDdro, que le dixo venia de 
Parma con la otra carta, pero no cuya era ni quien se la dio, y que luego se 
fuè en recibiendo là respuesla. Y el dicho Capitan, hauiendo tornado por testi- 
monio està confesion, se partiò para Genoua a diligeucia, dexando a recaudo 
el dicho hombre; y en llegando dio al Embaxador la carta credencial que 
para el lleuaua; y contandole lo que hauia passado, le mostrò la dicba con- 
fession; y luego ambos fueron al Principe, al qual, despues de hauerle dado 
otra carta que para el lieuaua del seiior Fernando en su creencia, le recitò el 
caso en presencia de Adam Centurioni y luego ambos mostraron holgnrse, y 
dixeroti que ya este Paulo Spinola, en vida del Duque de Plazencia, por su 
medio, hauia ynleudido lo mhmo y tenia platicas con los Fiescos, y que un 
su hermano lo hauia descubierto, con condicion que por entonces se dissi- 
mulare con el y no se le hiciere darlo; pero que se holgaua mucho de en- 
tender esto, porque tenia por cierto que era platica e ynteligencia nueua ; y 
que en cosas de aquella qualidad no se podia proceder a copcion de su 
persona, sin dar parte a dos de los tres diputados, y que el se les daria, y 
luego la noche siguiente se resolueria en proceder a capcion de la persona del 
dicho Paulo Spinola. Pero el dicho Capitan dice que no lo hizo, por mucho que lo 
(tiesse?) justo; que conuenia al seruicio de V. M. y beneficio suyo (remilirlo?) 
basta de alli a dos dias, y que en este medio le auisaron y se fuè ( ] ), corno mas 
largamente paresce por la que el dicho capitan Romano scriuiò al serlor Fernando, 
copia de la qual embia; y dice que por la negligencia que huuo en hacer prender 
a este Paulo Spinola, queda la cosa obscura y sospechosa corno de primero; 
y que es de creer que los complices y seguac.es de aquel andaran todauia 
tramando, y que franceses, aunque no lo muoslran, tienen la platica en pie; lo qual 
se le confnma por hauer entendido que ultimamente han hecho marcila r 
mucha de su gente hasta el Mondouì, y no ser aquel camino para poder 
robar ninguao de los lugares del Piemonte, y que ya no le queda speranza 
de aelarescer mas estas tramai, y le paresge que, o por voluntad de Dios 
se van enturuiando y nosotros peidiendo las occasioues de acìaiarlas, y de 
estoruar que aquella ciudad venga en manos de frangeses, o por voluntad de per- 
sonas que quieren ser muertas por election vergoncosa mente; y rernitiendose 
a lo susodicho, supplica se le de la ordeu que acerca desto haurà de tener. 

(') Riparò a Venezia; donde il G aprile 1i>48 indirizzava una assai pungente 
lettera alla Repubblica ( V. Bernabò-Brea , op. cit. , pag. 133). 



( 223 ) 

DOCUMENTO CXXXYII. 

il Gonzaga fa noto a Cesare il piano clic avrebbe ideato il cardinale D' Oria 
per dare stabile assi ito alle coso di Genova. 

1547 , . . . dicembìc 

(Eslado, Leg. 1193, fol. ir>0) 



Il mio creato, che mandai al Cardinal D'Oria con la lettera che V. M. 
gli fece scriuere, et con commissione di tentar destramente I' animo suo circa 
le occorrenze di Genoua, et spetialmente sopra il fatto della fortezza, referisce 
di hauer trottato esso Cardinale tanto inclinato et suiscerato al seruitìo di 
V. M. quanto si possa dire , et desiderosissimo di veder la patria sua stabi- 
lita nel seruigio di quella, et sotto 1' ombra sua. Et quanto allo stato presente 
della Città, dice di conoscere manifestamente che vi mulliplicano tuttauia tristi 
humori, et che non ha quiete se non apparente, et che questa forma di 
gouerno non gli pare in alcun modo durabile, et che se bene la fortezza 
saria il migliore et più fermo modo che si potesse trouare per assicurarsene, 
non di meno non gli par che si debba proporre ne tentar hora così ex abrupto 
cosa di tanta importanza, et che porterebbe tanta ombra et gelosia al popolo 
di volergli occupare la libertà; nò potria questa dimanda farsi mai tanto mo- 
desta nò lanlo coloratamiente, che non fusse per causare una generale mala 
sodisfa ttione. Ma, per cominciar da più basso, pare al detto Cardinale che 
V. M. debba per hora procurare di hauere la città et fortezza di Sauona, la 
quale essendo vicina a Genoua xxv miglia, et su la marina, et di tanta im- 
portanza a quella città, che si è veduto sempre quelli che sono estati padroni 
di Sauona essere estati padroni anco di Genoua, et se non absoluti , almeno 
esserle estati tanto molesti, che si è veduto manifestamente ne' tempi passati 
che Genoua non ha potuto viuere mai con quella stecca negli occhi. Questa 
cosa al parer suo saria più facile da ottenere, et meno scandalosa; et ottenuta 
questa, se si vedesse poi non bastare , si potria tentare anco 1' altro rimedio 
della fortezza in Genoua. Et in lo vno et l'altro caso il detto Cardinale pro- 
mette, et mi si offerisce confidentemente, di fauorire con li dipendenti suoi il 
seruicio di V. M. con tutte le forze et con tutta la auctorità sua, et che se 
bene il principe Doria era seruitore a V. M. , non di meno si vede chiara- 
mente che egli procura tuttauia più il particulare interesse, che il seruicio di 



( 224 ) 

V. M. et la quiete della patria. Il modo poi di incaminare questa cosa pare 
a lui che sia che V. M., per dar maggior auctorità al fatto, mandi vn suo 
a posta, che con l'amba ssator Figueroa proponga et tracti il negocio. Ma sopra 
tutto desidera il detto Cardinale che di questi particolari che escono da lui 
ne sia fatta riserua, et sieno tenuti secreti; perchè, o riuscendo o no, egli non 
habbia da restarne sullo stomaco al popolo; et appresso che queste feste di 
Natale sotto colore di venire a visitare vna sua figliuola a Valenza di Lom- 
bardia ('), vederà di aboccarsi in ogni modo meco in qualche luogo, o su 
qualche caccia, mostrando che sia al improuuiso per dare manco sospetto 
che sia possibile, et se altra cosa resterà da risoluere, o discorrere, si farà 
all' hora tra noi ; et che fra tanto mi terrà diligentemente auuisato ciò che 
alla giornata si andrà scoprendo degno di nolicia, acciò che io ne possa au- 
uisar la M. V., o farne le prouuisioni che da me potranno vscire. 



DOCUMENTO CXXXVIII. 

L'Imperadnrc al Figueroa, circa le cose da quest'ultimo trattate col D'Oria e 
col Centurione ; e circa il doversi tenere preparali contro le novità che 
sembrano prossime ad essere tentate da parte dei francesi. 

1547, 24 dicembre 

(Estado, Leg. 644, fol. 129-30) 

Al embaxador Figueroa. 

E) 

Todas vuestras cartas, hasta la vllima de vm del presente, se han recebido; 
y por la de xvi de nouiembre ( 2 ) entendido parlicularmente lo que passastes 
con el Principe y micer Adam sobre la reformacion del gouierno dessa 
ciudad , y terminos en que quedauan las cosas della ; y pues tan presto se 
vera el successo de lo que se ha de establir para el buen assiemo y segu- 
ridad de lo de ay, y la necessidad es la aue caramente se vee quanto mas 
se dilata, no dubdamos que, segun la salida que terna, el Principe con su 

(') Cioè Tommasina, sposa al marchese Marcorino di Gattinara. 
( 2 ) Documento CXXXI1I. 



( 225 ) 

prudencia torna la considoracion quo conviene para enderegar lo de la forta- 
leza ('), y quo vos, conforme a lo que sobre olio os lenomos scripto, hareys la 
ynstanoia que vereys conuenir; porque ci proponcrlo a la Sciioria de nuestra 
parte , corno miger Adam os lo apunctò, no paresce que seria a proposito 
por niuchos respeclos. 

El officio quo lifzistes assi con ci Principe conio con esa Republica, luogo 
que tuuistes auiso de don Fernando do los bulliejos del Piamonte y designo de 
franceses, fuè corno eonuenia, y assi las prouisiones y crescimicnto de gente 
que se hizieron para la seguridad y guarda dossa ciudad; lo qual os tenemos 
en seruicio; y encargamos ynsteys y hagays de nueuo las diligencias quo 
vereys conuenir, para que ay esten sobre auiso y tengala el cuydado que el 
caso requiere entre tanto que se àcaba de establescer lo del nueuo gouierno; 
pues estonces se haurà de mirar lo que mas adolante conuerna que se haga 
para entera seguridad de las cosas de ay , corno el dicho Principe nos ha 
scripto ; con el qual es menester caminar de manera que no se desespere , 
pues se ha considerado siempre que, para effectuarlo, conuiene guiarlo con 
con su salisfaction. Y porque allende de las plalicas e yntelligencias que con- 
tinuamente se andan designando contra esa ciudad , corno terneys entendido 
de don Fernando de Gonzaga, nos ha embiado el Duque de Florencia el 
auiso cuya copia sera con està ('), no embargante que su Embaxador nos 
ha dicho que de alla embiò el mismo al Principe , nos ha parendo des- 
pachar està estafeta, para que luego comò llegarà, se le mostreys, y ten- 
gays juntamente con el la mano para mirar y preuenir todo lo que se 
podrà y vera ser conueniente, de manera que aquella gente no pueda salir 
con ningun yntonto, y se obrase dessa parte a todo lo que en elio va a la 
seguridad dessa ciudad y de nuestras cosas, comò por lo que toca a la 
persona del Principe, de que es razon no descuidarse. 

Sobre lo de Nica se scriue a don Fernando lo que paresce conuenir, porque 
cierto los auisos que de todas partes tenomos paresce que se conforman con 
el del Obispo de aquella ciudad, y son verisimiles, de que franceses quicran tentar 
està empresa; y pues aquel caslillo es de la ymportancia que sabeys , no 
sera menester encomendaros ny al Principe el cuydado de lo de alli, para 
mirar con buena correspondencia de don Fernando de hazer todo lo que se 
podrà , de manera que no succeda ynconuenienle. 

Antonio Doria ha respondido a lo que so le propuso de parte do franceses 

(') Cifra. 

( 2 ) Questo avviso, certamente importantissimo, ci manca. 



( 226 ) 

lo que deuia, y se ccnfia de su persona, y por estas cosas y otras tales se 
puede claramente comprehender la ruyn yntencion de aquella gente. 

A todas las oiras particularìdades de vuestras cartas, que requirieren ie- 
spuesta, se satisfarà con otro. 



DOCUMENTO CXXXIX. 

II Gonzaga trasmette a Cesale una relazione del Fanzir.o, tornato pur mò da 
Genova alla cui volta l'aveva egli spedito; e commentandola ne' suoi prin- 
cipali capi, e ritraendo con fosche tinte la situazione, insta vivamente pei che 
S. M. voglia provvedere con efficacia ad assicurarsi di Genova ('j. 

1548 , 20 marzo 

(Estado, Leg. 1193, fol. 7-10) 

Sacratissima Cesarea Catholica Maestà. 

È tornato il Fanzino da Genoua, l'andata del quale ha fatto gran frutto, 
al mio parere ; perciò che se alcuna parte restaua da sapersi degli liumori 
di là , egli la ha saputa, come V. M. potrà intendere dall' alligala relatione 
sua; in modo tale che sapendosi la natura del male, è facil cosa trouarui la 
medicina appropriata. 

( ] ) Questa lettera del Gonzaga non è che una piccola parte della corrispon- 
denza da lui tenuta con Carlo V circa gli affari di Genova, nel 1548; ma il 
numero dei Documenti che si riferiscono a tale anno è in generale assai scarso 
nella nostra raccolta; ed il lettore potrà agevolmente riconoscere da quelli che 
abbiamo gli altri che ci fanno difetto, perchè non infrequentemente gliene oc- 
correrà ne' primi la citazione. 

Tuttavia , per ciò che ha tratto alla corrispondenza in discorso , noi siamo 
lieti di poterla presentare quasi per intero, mercè l' opera di un anonimo 
raccoglitore del secolo XVII , onde il socio Massimiliano Spinola possiede ben 
due esemplari mss. Questa ha per titolo : Particolari spettanti alle cose di Ge- 
nova, cavati da lettere di D. Ferrante Gonzaga, scritte l'anno 1548 ; né passò 
ignota al Gritla, editore del Casoni, il quale anzi ne fa esplicita memoria (voi. Ili, 
p. 247). Oltrecchè di essa non poco si giovarono di fresco lo Spinola medesimo 
(Considerazioni su vurii giudizii di alcuni recenti scrittori, ecc., nel voi. IV 



( 227 ) 

La detta rclaliono mi pare che si possa riassumere in tre capi: la ibrta- 
leza , il belouardo di san Giorgio, et il dispiacere che ne ha il Principe et 
gli altri di veder che io intenda le cose loro come fa. Del qual dispiacere 
però non ini merauiglio , perchè, se V. M. lo ha notato, nelle mie lettere 
ne ho sempre fatta meniione, ed auuertilo V. M. che trattasse quelle cose di 
Genoua come cose che uscissero dalla mente sua solo, senza ricordo mio 
et senza mia partieiputione. 

Cominciando adunque dall'ultimo dei tre capi, a me pare che già non 
mi resti altra opera da fare intorno a quei negocii , per la gelosia che ha 



degli Atti di questa Società) ed il Belgrano (Della Vita di Andrea D'Oria, ecc., 
nell' Archivio Stoiico Italiano, Serie IH, voi. IV, par. I). 

Noi dunque mandiamo innanzi al Documento CXXXIX le lettere di Don 
Ferrante che sono prima del 20 marzo ; e faremo quindi seguitare allo stesso 
le altre di data posteriore. 

Finalmente della relazione del Fanzino ricordata nel Documento succitato , 
e che ci manca, possiamo con tutta facilità formarci un concetto, per quello 
che nel medesimo ne vien detto. L' ingegnere Giovanni Maria , è l' Olgiati, 
del quale già vedemmo un cenno nel Documento LXXXIII. 

Ecco intanto le lettere : 

I. Quanto alla pralica di Genoua, io mi chiarisco ogni dì più dell'animo 
del Principe Doria poco dato al disegno della fortezza; nondimeno attendo con 
tutti i mezzi che posso trouare a tirarlo innanzi, et a suo tempo auiserò V. M. 
di ciò che hauerò fatto. Di Milano, li 18 di genaro <15i8. 

II. V. M. hauerà inteso per lettere di D. Diego di Mendozza la pratica 
la quale menaua Giulio Cibo contra Genoua. Hor intenderà che essendosi poste 
le guardie ai passi , si è ritenuto in Pontremoli , douc era ito alla riuolutione 
di quella terra e del paese. Se gli sono trouate le scritture, delle quali mando 
copia con questa, acciochè V. M. faccia quel giudicio che gli parerà che 
possa farsi dell' animo del Papa e di Francia. Questa mattina partono cento 
caualli, per condurlo qua con la riputatione e sicurezza che si conuiene. 
Venuto et esaminato, auiserò poi V. M. del rit'atto, più chiaro e più parti- 
colarmente di quel che fo hora. Tra le dette scritture si troua una ziffra scritta 
di mano di un segretario del Duca Oltauio Farnese; onde sono caduto in con- 
sideratione, che sia possibile che il Papa non solo hauessc parte nel maneggio, 
ma che in qualche modo disegnasse delle cose di Parma. Ho spedito subito 
un corriero a Pontremoli, per farlo interrogar sopra questo ponto. Di Milano, 
li 27 di genaro 1548. 

III. Con le mie di 6 del precedente mandai a V.M.un somario di quanto 
mi haueua riferto una persona, della quale francesi si seruiuano per messo di 



( 228 ) 

di me il Principe ed i suoi seguaci, la quale potrebbe crescere se io perse- 
uerassi, et esser cagione di nuoue difficoltà; perchè, a concluderla, vuole esso 
et Adam Centurione che V. M. resti obbligata a lor soli di ciò che seguirà 
di buono, et io che non sono punto ambitioso di questo, supplico burnii mente 
V. M. che gli consoli. A me basterà solo che \\ M. conosca il buon zelo, 
col quale mi sono mosso per lo passato, et mi muouo hora a dir ciò che 
senio del rapporto del Fanzino. 

Come V. M. potrà vedere per la detta relatione, il principe Doria pare che 
rimetta il far de la fortezza allo arbitrio et comandamento di V. M., perchè 



riportar dentro e fuori di Gcnoua lettere et ambasciate per far nuouo trattato 
contra quella Città; e desiderando, se era possibile, che il Principe Doria si 
chiarisse un tratto del pericolo nel quale sta continuamente questa Città, e la 
persona sua in particolare, operai che colui che haueua riferito a me cose tali, 
le riferisse e discoprisse ancora a lui. Così lo mandai a Genoua, doue ha fatto 
uedcre e toccar con mano ciò che egli riferiua esser in fatto; et il Principe, 
essendo rimasto capace di ogni cosa , ha detto che vuole mandarmi Camillo 
suo segretario, non so sin hora con qual commissione, lo 1' aspetto con desi- 
derio ; ci ho scritto all' ambasciator Figueroa che me auisi se gli par bene 
che, uenendo detto Camillo, io gli parli, o, non venendo, mandi a parlare aper- 
tamente al Principe Boria sopra il negotio della fortezza. E se egli non mela dis- 
suade con qualche viuissima ragione, e non è in tutto contrario al mio parere, io 
voglio per ogni modo mandar il Fanzino Commissario , quale, è destassimo e 
prudente, a questo effetto; perchè non si potranno sempre far miracoli, come 
sin' hora si son fatti, di scoprire i trattati, che senza dubio si faranno contra 
quella Città tanto più in numero quanto maggiore si fa il numero de' nemici 
di V. M. in essa e de' mal contenti, et è bisogno venirne al rimedio una volta; 
ne a p ggio si può stare di quel che si sta , né habbiamo in questi tempi la 
pace d'Ottauiano. Di quello che succederà terrò auuisata V. M., alla quale non 
scriuo la dichiaratione che nuouamente ha fatto quella Signoria contra quelli 
sette banditi che sono in Vineggia, seguaci, e forse principali, eli Giulio Cibo, 
perchè penso che l'Ambasciatore lo haurà fatto; solo dirò che V. M. potrà co- 
noscer di qui s' egli è vero ciò eh' io dico , che tutto il dì cresca il numero 
de' nemici in questa Città. Di Milano, li 26 di febraro 4548. 

IV. Quanto alle cose di Genoua, scrissi a V. M. il nouo trattato, che si 
era discoperto per una stretta intelligenza che teneua Nicolò Doria col Cardi- 
nale di Bellais. È successo dopo quel tanto che V. M. haucrà inteso per 
lettere dell' ambasciator Figueroa, cioè che detto Nicolò essendo stato citato 
dalla Signoria a comparire , si è assentato dalla Città ; la qual abscentazione , 
benché dia sufficiente chiarezza della sua colpa , nondimeno se gli aggiongc 



( 229 ) 

so quella espressamente dirà volere che ella si faccia , sarà obbedita , et ili 
tal caso mette la difficoltà nella spesa, lo ho sempre inteso da Agostino 
Spinola et da tutti coloro i quali non affeclano la superiorità, et perciò giu- 
dicano senza passione e sono humili seruitori di V. M., e bora dal Fanzino 
lo intendo ancor meglio, che Genoua non può esser nel peggior stato che è al 
presente per V. M., per le ragioni tante volte discorsesi, che se in apparenza mostra 
altrimenti e viue quieta, ciò auuicne solo perchè ogniuno aspetta la morte 
del principe Doria (al quale, mentre viue, hanno pur qualche consideratione) 
che compare vicina; e che sia il vero, molti non potendo aspettarla, perchè 



quest' altro, che, uscito lui di Genova, cessò 1' adunatione di quelle genti, le 
quali scrissi a V. M. che erano radunate segretamente alli confini di Modena 
e Reggio, e si argomenta che fossero per l'essccutione del detto trattato. Vi è 
poi indicii più d'uno che il Papa ci tenesse mano; e l'uno è che il cardinal 
Farnese, per due sue lettere che si sanno, inanimaua coloro eh' andassero ani- 
mosamente e non temessero, perchè seruiuano a persone tali che li restaurerebbero 
bene; l'altro è che nel medemo tempo che quelle genti si faceuano, licen- 
t'arono 300 fanti da Bologna. Il che manifestamente si uede che fu con disegno 
ch'andassero a seruir contra Genova, essendo che in tempi sospetti e ne' quali 
si fanno genti segretamente su di un confine, non si liccntiano ma si accrescono 
le genti da guerra riell' altro opposiio confine. Non credo dir cosa che non 
si tocchi con mano, pure mi rimetto a più sauia consideratione di V. M.; e 
tornando alle cose di Genoua, dico che a me pare che Dio mirabilmente aiuti 
la buona fortuna di V. M. facendogli scoprire tanti trattati. Ma paremi ancora 
che li ministri di V. M. in quel luogo non procedino col debito calore, né so 
se ciò auuiene da timidezza naturale o pur accidentale, per non hauer quella 
parte dentro la Città la quale vogliono che si creda che essi ci habbino, o pure 
per imprudencia; ma, conoscendo il Principe prudente, temo di quello che ho 
detto prima, perchè quel citar Nicolò Doria tu un aucrtirlo che se ne doueua 
fugire. E certo mi è questa cosa tanto molesta, considerala l' importanza di 
che si tratta, che non ho requie, uedendo che non solo mancano li amici a 
V. M., ma crescono li nemici più di giorno in giorno ; e se alcuno ce n' era 
potente, è questo Nicolò, il quale è giouane e ricco, e solo per la sua ric- 
chezza , e per la sequela che fa professione di hauere nella patria , è entrato 
uolontariamente in questo maneggio. E piaccia a Dio che qui cessi il male, e 
che non sia uscito di Genoua un nuouo Strozzi. Dice il cardinal Doria suo 
padre che lo vuole far presentare ; e se lo farà, saia con tal sicurezza che non ci 
sarà chi habbia animo di mirarlo , non che far altro , e tanto più si verrà in 
cognitione della poca parte che ha V. M. in Genova; la qual cognitione po- 
trebbe generar di molti mali. 



( 250 ) 

temono di perdere la occasione prompta et facile , cercano di accelerarla con 
violenza, e francesi gli aiutano promptissimamente, come si è veduto, e forse 
non appieno, giudicando e gli uni e gli altri che la vita sola del Principe 
obsti con la sua auulorità ai disegni loro; ma se quella mancasse , hanno per 
compita ogni altra cosa che disegnino. Adunque perchè V. M. è giunta al 
termine, che a lei sia di comandare, non crederei che fosse da indugiare in 
farlo, per assicurarsi e in vita e in morte del Principe da tanto male, fer- 
mandosi tuttauia in questo come in euangelio, che a peggio non può eslare 
il seruigio suo di quello che hora està. 

La spesa non può essere molta, perchè essendomi informato cosi da la 
lunga da Giouan Maria ingignero, trouo che quel belouardo di san Giorgio 

Scrissi ancora a V. M. che il Principe liaueua detto di volermi mandar Ca- 
millo suo segretario; ma sin 1 hora none comparso. E benché l' ambasciato! - 
Figueroa mi scriue risolutamente che non è bene mandar Gismondo Fanzino , 
io nondimeno mi son risoluto a mandarlo con V instruttione della quale sarà 
qui copia alligata, acciò parli liberamente al Principe Doria da mia parte 
con quella sicurtà che mi dà 1' amistà nostra, e veda di fare qualche buon 
effetto, poiché a peggio non possiamo noi stare di quel che stiamo ; et oltre 
l' instruttione, la quale pare che sia deffettiua in questo (et è fatto per buon ri- 
spetto), gli ho commesso a tiocxa che con questa sua andata si sforze di far que- 
st'effetto principalmente, cioè indur il Principe Doria et Adam Centurione 
a consentire che si tratti di far la fortezza , che il modo poi di facilitarla si 
trouerà trattando , con 1' aiuto di Dio, il quale conosce il buon zelo di V. M. 
E questo gli ho commesso, perchè il Principe Doria non ha mai voluto dichia- 
rarsi esser contento che si facci la fortezza , et non troua modo di farla senza 
scandalo, anzi ha sempre detto che è difficile e che non si deue tentare; e 
se egli una volta si dichiara e dispone, si proporranno li modi tanto facili, che, 
ancorché non voglia, concorrerà con noi; e dalla destrezza del Fanzino spero 
molto. Del riporto del quale auiserò poi la M. V. 

Del fatto di Giulio Cibo hauendo inteso ciò che di nouo mi fa ordinare la M. V., 
che io lo facci giustiziare con la confiscatione de tutti i beni , tanto csse- 
guirò senza meno. Ma perchè Don Diego mi mostra per molte lettere sue 
saper molte cose del suo maneggio, le quali Giulio non ha confessate al mio 
parere, et importarebbon molto alla giustificatione del fatto et a più forte pre- 
tensione contra li complici, ho scritto a Don Diego che, se non è in camino 
e non ha da mettercisi così presto , mi scriua ciò che egli sa , e , venendo o 
scriuendo, se interrogherà Giulio sopra di quello, e si giustiziera poi; né si la- 
scerà de far il processo compito, conforme al desiderio di V. M., alla quale 
sarà poi rimesso. Di Viglcuano, li 9 marzo 1548. 



( 251 ) 

del quale si ragiona, guardato clic sia da cinquanta fanti, basta a tener in 
freno la terra per molti di, e che il Castelletto, che in Genoua chiamano il 
vecchio, fatto già in tempo dei Dogi e poi disfatto, come sa V. M., in poco 
più di quaranta giorni , si può ridarre in fortezza , perchè da la banda di 
fuori è ancor tutto sano e da la banda di dentro solamente è rotto ; sì che 
seruendo il detto belouardo per vna grossa guardia, mentreehò il Castelletto si 
facesse, e il castello potendosi fare in cosi puoco spazio come dice lo inginiero, 
non ci occorrerla il tempo di tre anni, né per consequente tanta spesa comò 
vuole dire il Principe, maggiormente se genouesi vogliono che detto castello 
si fornisca con quello apparecchio di denoti e con quella diligenza che sono 
vsi di volere le altre fabbriche volontarie; e quando non si potesse perficere, 
con l'artiglieria grossa che gli si includesse dentro, verrebbe subito a sup- 
plire a la sua imperfecione. Ma, posto che pur fosse molta la spesa, reputerei 
esser minore male nel farla che nel tener impegnate, sì che V. M. non se ne 
può seruire, venti galere, ma sola per conseruarsi i genouesi a sua diuotione; 
le quali galere con lutto ciò non bastano; e ch'essi faccino fondamento sopra 
le galere, V. M. lo considero da quello che dice Adam Centurione, cioè che 
partendo quelle per condur il Principe mio Signore, accresceranno la guardia 
de la città di trecento fanti. Adunque se la città non volesse o non potesse 
tollerare così grossa spesa, come finalmente non potrà né vorrà, le galere, do- 
uendo de le altre volte partire , haurebbono da star impegnate in Genoua , 
perdendo V. M. cento venticinque mila scudi l'anno che dà loro de soldo, 
per non ne voiere inueslire cinquanta mila vna volta sola in vna fortezza ; 
nella quale inuestiti che siano, frutteranno a cento per cento. Y. M. intenderà 
questo forse con più sano gusto, che io perciò al suo sauio giudicio il remetto. 
Ma se V. M. giudicasse pure che fosse vtile non vsare de la autorità sua 
nel comandare la fortezza, non deue almeno lasciare di attendere al negotio 
del belouardo di san Giorgio, e sollecitare che sia eifectuato subito, perchè 
nel pericolo grande che si corre ogni cosa è salutare, e questa del belouardo 
non può non esser tale in vn caso impensato; olirà che sarebbe vn principio, 
il quale potrebbe in poco spazio di lempo terminare nella fortezza che bora 
si disegna. 

In ogni resolulione che V. M. faccia, o di comandare la fortezza o di 
acceptare il belouardo, ricordo a V. M. con la solita riuerenza, che, o man- 
dando persona a posta , come sarebbe forse meglio nel caso de la fortezza, 
per dar repulatione al negotio, o vero vsando dell' Ambassadore solo, V. M. non 
pure non voglia mostrar di muouersi per mio ricordo et persuasione, ma 
voglia commetter ali' huomo che manderà che né mi dia parte de la sua co- 



( 232 ) 

missione , né passi per doue io mi sia , sicché non possino il Principe et gli 
altri imaginarsi , non che altro, che io ne sappi cosa alcuna , perchè , come 
dissi, per esser io ambitioso del seruilio di V. M. solamente, mi contento 
anche solo del veder che Ella venga semita, et sia da chiunque si voglia. 

Et acciò che niuna cosa che importi di quello che dice il Principe resti 
senza risposta, voglio pur soggiunger questo, che quella derisione et quello 
sprezzar di persone che esso Principe fa, et le altre cose che in questo pro- 
posito dice, non mi piacciono, perchè certo viue ingannato, et se non conosce 
il male, manco può dire il rimedio; e se Nicolò Doria è di poca portala, tanto 
più doueua farlo castigare, che sarebbe stato esempio agli altri; et poteua 
farlo giustamente, perchè se si procede alla captura di vno che sia per ima- 
giualione et per inditii soli sospetto, come si procede ogni giorno, et V. M. 
che è espertissima del mondo lo sa, perchè non si poteua precedere alla captura 
di Nicolò Doria, contra il quale non si haueuano inditii soli , ma si haueua la 
confessione sua, si può dire, et police di sua mano che lo rendeuano con- 
uincto? Né oraci poi altro da fare se non liberarlo, se fosse stato innocente. 
Ma si trouerà che al Principe non basta l'animo di farlo pigliare, perchè non 
ha quel fauore nella città che vuole gli sia creduto, et che Nicolo Doria è di 
portata più di quello che egli non lo fa; et che odiando il Principe il cardi- 
nale Doria et tutti li suoi adherenti, come odia, non haurebbe voluto perder 
la occasione di vendicarsi contra di lui, se hauesse hauuto forze da preualere; 
ma perciò che non le ha , tacque. Tutto questo ho io detto con molta mia 
molestia; et poi che sta in mano di V. M., di nuouo la supplico che dia me- 
dicina la quale purghi questi mali humori, et non gli lasci abondare con suo 
proprio dauno. 

Et perchè il principe Doria, secondo il tenore de la detta relatione, mostra 
desiderare che V. M. rispondala quello che egli et il Duca d'Alba le scris- 
sero, et stallo aspettando , sarà forse molto utile alla resolutione, che V. M. 
prima di rispondere sia auuisata del riporto del Fanzino. Perciò spedisco il 
presente corriero a posta per andare solo, acciò V. M. si possa seruir di 
quanto scriuo , se pur farà al proposito ('). 

(') Continuazione e fine delle lettere del Gonzaga, nei Particolari sopra citati. 

I. Rimangono solamente quattro capi da rispondere, in particolare; il primo 
è quello di Genoua. Io farò fare un disegno del Castelletto vecchio di Genoua, 
e lo manderò subito a V. M. , che Gio. Maria ingegniero si troua hora in 
Tortona alla fortificatione di quella terra. Ma per dir a V. M. quel che mi ri- 
cordo, il silo di detto Castelletto egli è eminente, e predomina alla Città tutta; 



( 233 ) 
DOCUMENTO CXL. 

Il Figuoroa notifica ni Duca d' Alba gli accordi presi da Carlo V con Adamo 
Centurione; giusta i quali si rimanda l'erezione della fortezza al tempo della 
venuta in Genova del principe Don Filippo. 

1548 , 4 luglio 

(Estado, Leg. 1380, fol. il ) 

Yllustrissimo Serlor. 

Las cartas de V. S. YIl. ma de los xinr del passado recebì a los xxvm del 
mismo, en respuesta de las niias de xvi de auril, xm y xv de mayo; y con 

non ha via di soccorso per mare, ma per terra l'hauea apertissima e facile; 
l'hauea dico, perchè non so se Ira li bastioni fatti doppo la rouina di quello 
intorno Genoua , ne hanno fatto alcuno genouesi , il quale batta detto Ca- 
stello. Il sito credo non possa esser migliore; so ben del certo che porta minor 
spesa che non portarebbe ogn' altro, per la fabrica vecchia, che ci é sana et 
intiera, almeno in quella parte che fa spalle di fuori. V. M. l'intenderà e 
conoscerà molto meglio dal dissegno. Di Milano, li 6 moggio 1548. 

II. Con questa mando a V. M. il dissegno del Castelletto vecchio di 
Genoua, che per altre mie promissi di douer mandarli; per lo quale V. M. 
vederà quello che li restaua a sapere del sito di esso. L' ambasciatore Fi- 
gueroa mi scriue , che hauea communicata la commissione di V. M. al 
Prencipe Doria , il quale finalmente s'era risoluto di lasciar da canto quella 
sua libertà antica, e concorrere col parere di •tutti, che la fortezza sia da 
farsi, e tanto neccessaria, che senza d'essa non sia possibile che questo Stato 
si mantenghi ; ma due cose hauea deliberato, 1' una che la fortezza si facci 
nel Bastione di San Giorgio , e I' altra che s' aspetti a fare alla venuta del 
Prencipe mio Signore, come credo ch'assai pienamente hauerà inteso V. M. 
per lettere del detto Figueroa. Intorno a ciò a me restano da dire due 
cose parimente ; ma prima mi rallegro con V. M. , da vero et humile 
seruitore , di questa buona risolutione del Prencipe , come di cosa parimente 
importante, e neccessaria al sostegno di quel Stato. L'uno dunque di-Ile c^se 
che mi rimangono a dire è che a Gio. Maria ingegniero non piace ponto il 
sito dei Bastione di San Giorgio per l'edificio della fortezza, né meno a me 
può piacere per quello eh' esso Gio. Maria mi narra , e eh' a me si ricorda 
assai bene; perchè il detto Bastione di Santo Giorgio è posto in un luogo detto 



( 234 ) 

ollas he recibida nmy crescida merced, y muy fauor en saber que V. S. Yll. ma 
aya recebido conientamiento de lo que en ellas auisaua. Y quanto a lo que 

il Borgo, che non è compreso nella Città, riè la può dominar tutta, né potrà 
valersi del soccorso che v'entrasse, benché grossissimo , ogni volta che quelli 
che hauessero la Città chiudessero una certa porla che ci è , la quale rima- 
rébbe in loro potere; e si conclude per hora che niuno sito ci è migliore , 
per quello che si dissegna , eh' il detto Castelletto vecchio, e per la spesa, e 
per la forza. Il Prencipe ha mandato a domandare a Gio. Maria, né mi scriue 
a che fine; pure, credendo io che sia per consultar di ciò seco, l'ho io in- 
strutto assai bene, commettendogli eh' esamini diligentemente tutti li siti della 
Città esposti a riceuere la fortezza, e che me ne faccia relatione , acciò che 
poi ne possa auuisar la M. V. di ciò che egli mi riferirà. L'altra cosa è, 
che nella sicurià che si ha a pigliare di Genoua , la celerilà è somma- 
mente neccessaria -, e per co , doue la venuta del Prencipe mio Signore o 
si prorogasse tanto, che poi non s'hauesse tempo di fabricare nell' anno pre- 
sente , o si rimettesse all'anno futuro , come è da dubitare se S. A. ha da 
aspettare il Prencipe Massimiliano in Vagliadolid, come mi disse Monsignor 
di Chantonais , questa dilatione sarebbe mollo pericolosa , e forse porlarebbe 
qualche grand' inconueniente. Se V. M. , come quella che sa più che noi non 
sapiamo, sapesse la venuta del Prencipe mio Signore non poter essere prima 
ch'alia fine di settembre, o principio d'ottobre, io loderei che da hora si ve- 
nisse all' essecutione , senza differir più, mentre ch'il Principe è ben dispo- 
sto, et ha l'autorità; il quale quest'alir' anno non sappiamo doue sia per es- 
sere, né quanto sia per poter fare. V. M. sarà seruita di fare un puoco di 
consideratione sopra di ciò, perch'io sono certo che risoluerà quello che più 
le conuiene ; et io attenderò ordine suo per eseguirlo. Di Milano , li 24 mag- 
gio 1348. 

III. In questo ponto ho riefeuuto la lettera di V. M. de' 25, e l'allegato 
dispaccio dell'ambasciatore Fipucroa ; il quale mi fa moli' insianza che con 
esso spedischi dispaccio , cioè corriere ; e così fo , immaginandomi che sia 
per qualche cosa, ch'importi alla pratica del Castello. Alla lettera di V. M. 
mi trono per buona sorte hauer risposto con la mia de' 24 del presente, 
con la quale mandai il disegno del Castelletto vecchio di Genoua, et il parer 
mio e di Gio. Maria ingegniero, de' quali hora mi fa rirercare V. M. Né più 
hora di quelli m' accade dire altro , se non eh' esso Gio. Maria mi scriue 
da Genoua hauer molto ben considerato ii silo di detto Castelletto , e tro- 
uarlo altissimo al disegno che si ha. E questo lo dico a corroboratane di quanto 
per le sopradette scrissi a V. M. sopra ciò. Di Milano, a' 28 maggio 1548. 

IV. Adam Cenlurione passò hieri per qua , et ancorché mi persuadi che 
con l'ultimo cornerò che passò a V. M. ad instanza dell'ambasciatore Figue- 



( 33» ) 

V. S. Yll. ma diCvjs de la genio que S. A. ha de traer cn su compaiìia , que 
son tres banderas que pueden ?er basta mil hombres, quo le auisase si seran 

roa, esso habbia scritto in tutto particolarmente a V. M., non ho perciò vo- 
luto lasciare di darle breue conto di quello eh' esso Adam comunicò meco ; 
che fu ch'egli haueua commissione dal Prencipe Doria di dire a V. M., che 
circa alle cose della fortezza era apparecchiato a fare quel tanto che V. M. 
gli comandasse; ma s'ella hauesse voluto saper il suo parere, gli direbbe i 
molt' inconuenienti che ci possono nascere; li quali, per esser tanti et al mio 
giudicio inconcludenti , non starò a dar fatica a V. M. d' intendergli per 
questa ; poiché , come p.ù volte ho scritto a V. M. , la vera sicortà di que- 
sta Città, è la detta foltezza; e sapendo quanto in ciò V. M. conosca, per la 
molta sua prudenza, non m'affaticherò in dirgliene altro, essendo sicuro che 
V. M. si risoluerà in quello che tanto conuiene al suo Imperiai seruiggio. Non 
voglio lasciar di ragungliare a V. M. come detto Prencipe Doria , per assai 
leggiera caosa , ha licent iato Camillo Dalla Pietra suo Secretario ; il che certo 
mi è dolsuto , e per esser molto fidato seruitore di V. M. , desiderarei che 
tornasse. Del che esso non si sodisfa molto , per hauer con la detta licenza 
riceuuto troppo affronto Nondimeno si è rimesso a quello che sarà giudicalo 
douer esser seruiggio di V. M., alla quale pertanto mi è parso darne auuiso. 
Di Milano, l'ultimo di maggio 1348. 

V. Hieri hebbi la lettera de 5 del presente, con la quale V. M. risponde 
a molle mie, e mi dà diuerse commissioni. Non risponderò particolar- 
mente a tutti i capi, perchè come s' anderanno eseguendo, così l' anderò 
io descriuendo. Risponderò solo a quello che più importa; etacciò che possa 
spedire Adam Centurione circa le cose di Genoua , spedisco questo Corriero 
a posta. Ho veduto minutamente la lettera dell'ambasciatore Figueroa, e ciò 
ch'egli scriue sopra li discorsi che Adam Centurione hebbe seco auanti la 
partenza sua, accusando le difficoltà che si trouano nel far del Castello ; li 
quali discorsi sono conformi al ragionamento ch'esso Adam fece meco al 
passar suo di qua; e com' io scrissi a V. M. puoco doppo che egli fu 
partito, tutte le difficoltà mi paiono friuole, con ciò sia cesa che non possono 
trouar forma alcuna d' assicurar quella Città in seruiggio di V. M. , se 
non vi concorrono due cose: 1' una, una grossa guardia, l'altra il ridurre il 
gouerno in pochi. La prima porta due inconuenienii: l'una la spesa, la quale, 
per hauer da esser la guardia grossa , non può esser se non molesta et in- 
tolerabile; e per esser intolerabile , venendo alla diminuitone, succederebbe 
quel che succede in Siena, quando ultimamente sanesi scacciarono la guardia; 
l'altro, la persona a chi s'abbi da commettere il peso d'essa guardia , per- 
chè ancorché la persona del Prencipe, la quale si propone a questo, sia fidatis- 
siina , nondimeno I' età sua decrepita fa che sopra di esso non si possa fare 

17 



( 256 ) 

menesler mas, porque V. S. Yll. ma lo mandare proueer, al presente no lo 
podrè hazsr por las causas que dirò aqui abaxo. Solamente me escriuen por 

durabile fondamcnlo. Oltre questo, la guardia non può essere de spagnuoli , 
perciocché, alloggiando quelli fuori di luogo forte, luti' il dì si sarebbe alle 
mani con quelli della terra, per la puoca intelligenza e conformità eh' è tra 
I* una nalione e l'altra; e forzatamente douendo esser italiana, poi la pericolo 
di continui trattati; onde veniamo a rimanere sempre nel medemo stato di pe- 
ricolo nel quale ora siamo. Dal ridurre il Gouurno in pochi, si cade in uno 
inconueniente , del quale già mandai per Gìouanni Gallego ad auuertire il 
Prencipe Doria sino dal principe che questa pratica si mosse, come V. M. 
potrà far vedere per la copia , che all' hora se gli mandò , dell' Instru- 
tione la quale fu data a detto Giouanni Gallego. L' inconueniente è questo: 
che gP esclusi dal Gouerno si volessero mettere a pericolo d' essere tagliati 
a pezzi. E procedendo con freddezza non potranno lungamente mantener 
quella città sicura, e dinota della M. V. Per la qual cosa risolutamente 
concludo, ch'altra forma non c'è di sicurezza che quella della fortezza; e 
bench'esso Adam discorra, ch'essendo state altre volte, non una sola, ma 
due fortezze, non perciò furono basianti a dominare la Città, io nondimeno 
sono di contrario parere , et ho per fermo che se la fortezza sarà posta 
in luogo che possa esser soccorsa, stando le cose di V. M. in Italia nel 
termine in che stanno di presente, sia così facile mantenere sicura Genoua 
come qualonque altra città di V. M. che possieda sicura in Italia. Dico 
di più , eh' io credo la detta fortezza douer esser così gagliardo freno al- 
l' insolenti, che essi debbano perder la speranza di poter alterare, e douer 
esser cagione dì fare che quel Gouerno, il quale all' hora sarà stabilito, sia ve- 
ramente Padrone e Signore di quella città; et all' hora li genouesi si potranno 
chiamare liberi , quando liberamente e senza paura potranno castigare chi 
farà male, il che non possono al presente, perdi' insurgendo tuttauia nuoui 
trattati hanno rispetto a castigarli ; et in questo luogo entra quello che fece 
Nicolò Doria. E perciò chi dice il castello essere per apportare mala sodisfa- 
tene a tutta la città in uniuersale, io parte ne credo e parte nò. Per 
quella parte eh' io non credo, dico che sì come altre volte ho scritto a V. M. , 
che ragionando con molti particolari d'essa città, alli quali piace il vi- 
uere pacifico , ho trouato che desiderano la fortezza , e conoscono questo 
essere il vero et unico rimedio de' loro trauagli. Ma la libertà di quella 
città non è così antica, che debba a Genoua parere cosa nuoua e strana 
il vedersi una fortezza dentro, hauendo puoco fa veduto non solo fortezza, 
ma tirannie, e non solamente vedute, ma consentite; tanfo più, ch'ora non 
si parla di' tiranneggiarli, ne di sottomettergli; anzi si lascia et augumenta 
loro la libertà per questo mezzo, poiché, come s'è detto, si fanno padroni 



( 237 ) 

cartas do xix dei pussado, conio S. M. hauia oyilo todo lo que micer Adam 
de parte de) Principe le hauia dieho , y los largos discursos que le hauia 

sopra coloro che ardiscono di turbare il buon goucrno. Ma prcsuposlo la 
mala sodisfatiione che dice Adam Centurione, dico che di qualsiuoglia cosa 
che si innoui sentiranno disconienlo , et esser da stimar meno un poco di di- 
spiacere che possono sentire in quei principj per detta fortezza, et assicu- 
rarsi, che, volendo guardare alla loro continenza, stare et essi et il seruiggio 
di V. M. in continuo e perpetuo pericolo. In questi principii dico , per- 
eti' assai presto conosceranno che la fortezza non è loro giogo, se non soaue 
e lieue, poiché gli fa veri padroni, come sopra s'è dello, sopra l'insolenti. 
Per queste raggioni, e per altre ch'io so ch'ai sano giudicio di V. M. 
s'offeriscono, la supplico di nuouo che sia constante nella deliberatione fatta 
del Castello, la quale mi pare che faccia di maniera sicure le cose di V. M., 
che molt'anni fa non s'è trattato di cosa che le faccia più sicure, né che 
sia di tanto peso. Et appresso comandi che sia eseguita, perchè , senza 1' es- 
secutione, corriamo continuo pericolo d'esser offesi da quella porte, e non è 
degno di V. M. potendogli riparare Lei. II detto Adam, passando per di qua , 
hebbe a dire che, per lo suo particolare, egli hauea a desiderare la fortezza, 
ma per il pubblico non la desideraua. Dico questo, perchè mi parrebbe che, 
trattando con lui della fortezza suddetta, V. M. gli facesse anteporre il suo 
particolare in questi due modi.- il primo la sicurezza della casa, persona e 
facoltà sua; il secondo l'altezza a che sale, perchè con questo mezzo si fa il 
primo huomo di quella citià, e puoco meno che Signore, poiché V. M. ricono- 
scerà questo seruiggio in gran parte da lui, e si terrà obligato a tirarlo più 
auanti in quella Republica che huomo che ci sia. Questo è quanto m' occorre 
da douersi trattare con Adam Centurione, per conuincerlo in quello ch'esso 
ragionò con l'ambasciatore Figueroa. 

Quanto al metter in opra ciò che si desidera , e dissegno della fortezza , 
sopra di che V. M. mi domanda il parer mio , dico che pel conto che 
Monsignor di Chantonais mi fece al suo passar di qua, calcolando io che 
la venuta del Prencipe mio Signore non potesse esser prima ch'ai nouembre, 
è forse possibile che a quel tempo S. A. non si mettrsse poi in mare, 
per esser la stagione troppo innanti. Perciò fui di parere che si douesse dar 
principio alla detta opera , dubitando che la venuta di S. A. si prorogasse 
al futuro anno. Ma poiché la venuta sarà, pare, quest'anno, come V. M. 
mi fa scriuere , io la suplico humilmente che faccia mettere ogni dili- 
genza e sollecitudine, si perchè S. A. goda della presente sicurezza del mare, 
come per quest'altri sì importanti effetti, che mi pare che non si debba 
metter mano alla detta opera se non doppo eh' il Prencipe mio Signore 
sarà gionto , per le ragioni che prudentemente discorre il Prencipe Doria. 



( 288 ) 
liecho, y los yneonuenientes quo hauia puesto, para que no se podia execuutar 
lo Jel eastillo sin voluntad de los desta ciudad sino forcarlos, de lo qual na- 

La guardia che si ha da melter in Genoua durante l'absenza del Pren- 
cipe Doria, credo che non possa esser meno di 1500 fanti in 2000, empiitali 
quelli che al presente vi sono; perchè, considerati gli huomini catliui ch'essa 
rinchiude, li quali sono molli, e l'occasione che haurebbero per l'absenza del 
Prencipe e delle galere, olire qualche puoco sospetto che dice l'Ambasciatore 
è nato in loro di questa fortezza, potrebbe essere ch'incitassero gl'inquieti 
a bruirsi dell'occasione, temendo che passato questo ponto, debba passar 
insieme la speranza di mai più poter inquietare. Aggiongasi al sopradeito la 
libertà ch'essi hauranno del mare e la commodiià che potrebbono hauere 
dalle galere francesi, le quali è da credere che non mancherebbero loro, 
qualunque volta paresse a' francesi , per le congetture e per gli accidenti , 
di poter far succedere qualche cosa a loro voto. Et essendo il pericolo eui- 
dente e grande, e breue il tempo che a quelli habbiamo a stare sottoposti , 
parmi che sia da giuncare al giuoco più sicuro , peccando più tosto nel più 
che nel meno. Et perciochè è da considerare molto sopra la persona alla 
quale questa guardia s' ha da commettere , perchè et ha da esser fedele a 
V. M., e graia al Prencipe Doria, se per la parte del Prencipe Agostino 
Spinola non hauesse eccetlione , io per me crederei che V. M. per la sua non 
potesse far miglior elleti ione ; perch'oltre d'esser fìdelissimo e molto serui- 
tore di Vostra Maestà, et intendere le cose di Genoua nel modo istesso che 
l'intendo io, come diuerse volte ho scritto a V. M. , si tirarebbe a dietro 
tutta quella Casa Spinola, la quale è mollo grande e di moli' autorità in Ge- 
noua; ma s'egli non fosse graio al Prencipe, non crederei che V. M. douesse 
mettere queir augumento in mano d'altra persona che dell' ambasciator Figue- 
roa , perch' essendo crealo di V. M. et hauendo la buona intelligenza che 
ha nella Città, non poirebbe se non sodisfare ad ognuno, né non tenere 
quelle genti talmente regolale, che non si hauesse a sentire trauaglio alcuno 
per cagione loro. E circa 1' auisar V. M. al sostegno del detto augumento, 
come genouesi ricercano, a me pare che in niun modo V. M. lo debba negare, 
perch' è bene dar loro ad intendere che V. M. non disegna alcun suo interesse 
sopra dei loro casi , anzi eh' è per metterci del suo proprio, doue si tratti della 
tranquillila e del buon esser loro. Quant' al denaro, io reputo necessario che 
V. M. mi faccia tenere scuti 2500 o 3000 in oro, senza hauerne in quel tempo a 
richiedere a persona; e la pratica d'hauerli si dourebbe incaminare da hora , 
ptrch' in Genoua si trouarebbe con difficoltà , ancorché si pagasse qualsiuoglia 
interesse, quando si sapesse eh' auesssero a sentire per un tal effetto, o pure, 
doue si (rollassero , non s' haurebbero a cercare per la riputatione ; e qui in 
Milano non è da far fondamento, non dico sopra l'entrate di questa sua Ca- 



( 239 ) 

scerian grandes ynconuenientes; y despues de hauello S. M. nydo, con ma- 
duro coosejo, determinò que ci mejor rcmcdio era lo del casiilìo, porquc de 

mera, che so bene che V. M. non ce lo fa, per essere esauste coni' lilla 
sa, ma dico sopra de' mercanti, perchè questa Camera ha fatto con essi tanti 
parlili, per valersi anticipatamente dell' entrate e supplir alli bisogni che 
corrono, ch'ultimamente mi è stato forza mandar a Genoua a far partito, per 
supplire alla paga di questo presente mese. Bisoneria donque die V. M. 
et l'altri suoi Ministri, che irouassero detta somma, e la mandassero in poter 
dell' ambascialor Figueroa, o vero mio, per non dar sospetto in Genoua, acciò 
si trouasseso pronti all' arriuo del Principe mio Signore in quella Città, in aiuto 
di quest' importante opra. 

Io no posso dir altro a V. M. , se non offerirgli , non so che puoco che 
m'auanza di quello che comprai in Sicilia con la taglia de' prigioni che feci in 
Francia, li quali possono essere da venti o sia venticinque milla sculi , tulli 
a seruiggio della M. V. Li materiali non si possono pigliare da altro luogo 
che da quello di Genoua, perdi' a condurceli d'altroue, sarebbe non finir 
mai con spesa intolerabile ; e credo che non se ne mancherà per una così 
picola cosa, com'è questa della fortezza; poiché, come V. M. sa, genouesi fe- 
cero in pochissimo tempo così gran machina com'è quella della fortifìcatione di 
Genoua. E quanto all' operarli , qui non ve ne mancheranno quando sarà 
bisogno, ancorch' io creda che sarà meglio II valersi di quelli di Genoua, ai 
quali è da stimare che (importi ) molto puoco che si faccia o si lasci di 
fare la fortezza , non essendo in loro piacere cosa tale; tanlo più che li sopra- 
stanti , li quali saranno Gio. Maria ingegniero et altri confidenti, hauranno 
cura che non commettino frode. Di Milano, li 13 giugno 1548. 

VI. Ho hauulo la lettera di V. M. ci e Mi 19 di questo, con le copie che 
con essa vengono della risolutone da lei presa sopra le cose di Genoua e 
Siena. Quanto a quelle di Genoua , già non mi resta da replicare cosa al- 
cuna , perch'io credo, che V. M. , secondo il solito suo, sia venuto a deli - 
beratione maturissimamente , poi che già V. M. hauerà spedito Adam Cen- 
turione. So che hormai non se ne può né aggiongeie, né sminuire, benché 
vedendo esser menata sì in longo 1' esecutione com' è , venendo riscrbaia 
all'anno fuluro, non posso se non dubitare che di qui là non ci sopragionga 
qualche mutalione che e' inuolga sottosopra tutti gli dissegni; e questo per 
gì' humori della Città , tanti e tanto varii , per 1' età del Prencipe Doria , la 
quale non sostiene dilalione, e per l'occasione che si lascia passare del Pren- 
cipe mio Signore, la quale portaua seco forze di galere e di genti, e tutta l'au- 
torità che bisognaua , incidentemente, senza affettalione e senza generar so- 
spetto alcuno. Oltre questo, c'è moli' apparenza di nouità de' francesi, come 
V. M. potrà far vedere per l' alligato Sommario al quale io non posso non 



( 240 ) 

otra manera siempre esiaria con la misma sombra ; y porque micer Adam 
dixo qua, aunque aquello se hiziesse, era menester reformar las cosas del 

prestar fede, perciochè gli riscontri sono molti, e Don Diego di Mendozza 
mi scriue gl'andamenti che vedea farsi in Roma, tutti conforme a questi di 
qua, e dimoslratione di vicina e soprastante nouità, perchè non s'è veduta 
sin' liora tanta conformità d' auisi. Né è da credere che il Papa si muoua 
senza fondamento di Francia , e così per il contrario ; onde si può certo 
arguire, che li maneggi tra il Papa e il Re di Francia siano hora in quel 
femore nel quale possono essere. Io fo qui quanto so e posso; e per la verità 
delli predetti auisi, ho spedito alcune persone confidenti e pratiche; e del 
risposto loro auiserò V. M Ma , presuposto che sian veri gli detti auisi , io 
qui non ho modo di sostenere le spese ordinarie, quanto meno le straordi- 
narie, e non saprei doue dar di mano a cinque, né a quattro milla scutì, 
per ripararmi da un caso repentino , dal quale è difficile che ci ripariamo 
per questa estrema neccessilà del danaro, s'egli auiene. Non auuenendo si 
farà poco meglio, perciochè già sa V. M. quanto le ho scritto intorno al bi- 
sogno eh' è qui al douer sostenere le spese ordinarie sino a genaro. Oltre 
questo, tardando il Prencipe mio Signore, lardano ancora quelli mille fanti, 
che tanti dì sono ricercai; e questi sono pochi, et a pena bastano ad assicurar 
la terra da i fanti , non che a difenderla della forza. Et io con essi farò quanto 
potrò, è pregherò Dio che basti. Certo V. M. dimostra troppo animo nel 
lasciare tutte queste cose, dalle quali dipendono tant' altre, sottoposte a lutti 
gli appetiti de' suoi auersarii, per falla d'una somma de danari non eccessiua, 
né difficile da prouuedere , la quale dourebbe riporsi qui per difendere da 
ogn' impeto; perchè fuori di questo V. M. haurebbe tempo di prouedere. 

Io rapresento tanti inconuenienti ad un tratto, e mi dispiace; e non di 
meno questo parlar mio così libero, supplico V. M. che condoni alla sincerità 
dell'animo con che la senio ; supplicando ancora che sia seruila far sopra 
ciò qualche prouiggione più che por il passalo non ha fatto, acciochè nel caso 
sudetto V. M. non riceui qualche di«eruitio manifesto e notabile. Da Mantoua, 
all'ultimo di giugno 1548. 

VII. Io mandai un mio a Genoua , come per le precedenti scrissi in 
quelli auisi, che mandai anch' a V. M. , il quale raporta quanto quella vederà 
per la sua relatione allegala; nella quale S. M. vederà, piacendogli, la con- 
fusione in che si tmuano coloro, pensando che le galere hanno da stare 
lontane da Genoua per quindeci giorni , e potrà con la sua prudenza consi- 
derare ciò che auerrebbe, in caso che per un bisogno urgente ella si hauesse 
a seruire d'esse galere per tre o quattro mesi; perchè costando l' armala di 
mare puoco meno di scuti 125,000 ogni anno, non potendosene seruire se non 
alla guardia di Genoua, come si vede espresso, per questo solo deue V. M. 



( Ui ) 
gouierno. S. M. se resoluiò que la forma que se hauia de tener para pouer 
en execuution la fabrica de! caslillo que se dcxasse para la venida del Prin- 

sforzarc l'impotenza sua, acciò si pigli celercmente sigortà delle cose di 
Genoua alla prossima venula del Prencipe mio Signore , per non lasciar 
perdere una tanla occasione, e per non tener tuttauia impegnala un armata, 
della quale può sentirsi ogni giorno in cose maggiori che non è la guardia 
di Genoua. D'Alessandria, li 18 loglio 1548. 

Vili. Parte d'un' Instmtione ciati da don Ferrante Gonzaga al capitano 
Gazino. 

Quant' alle cose di Genoua, direte a Sua Maestà che Figueroa mi seri uè 
ultimamente, per lettere de' 4, che hauea proposto a quelli Signori l'augu- 
inento della guardia al numero di 1500 fanti , e che genouesi mostrarono di 
voler fare maggior cosa, quando che S. M. lo comandasse loro. Non di meno 
si scusano che non c'era neccesità , con ragioni a mio parere puoco sode; 
e che I" ultima conclusione fu , che starebbero a vedere in che sparasse 1' ap- 
parato del Re di Francia per mare, il quale essi non stimauano rileuante, e 
così s' anderebbero regolando secondo gli auisi; ma esser mio parere che 
S. M. ne faccia nuoua instanza , et io di qua procurare mandargli talhora 
auisi più caldi che in effetto non gì' hauerò , per constringerli a prouiggioni 
più gagliarde, acciò che veniamo ad assicurarsi ancora da quel canto, s'è 
possibile. Questa seruirà per risposta della lettera di S. M. de' 25, in quella 
parte delle cose di Genova. D'Asti , li 8 d'agosto 1548. 

IX. Per le precedenti mandate per Corriero a posta, Vosira Maestà intese 
1' arriuo del Prencipe mio Signore in Sauona , e con questa V. M. intenderà 
l'entrata sua in Genoua, dou'è stato accolto con grandissimi honori, e doue 
a! presente è per la grafia di Dio sano, et allegro d' hauer fornito il longo 
viaggio in tempi così turbolenti e sospetti. 

Prima ch'io passi più oltre, voglio ancor io rallegrarmi con V. M. , da 
vero et amoreuolissimo seruitore, che Dio le habbia dato per figlio un Pren- 
cipe si degno, perch' hauendolo prima veduto, e poi trattalo hoggi longa- 
nime, lo ritrouo tale, che spero, come V. M. lo riuegga, che gli sarà altre- 
tanto caro per le sue virtù e per il suo buon procedere, quanto per essergli 
figlio; perciochè, ira tutte le sue belle parti, è così estremamente ubbidiente 
di V. M. , e così modesto , che questo sarà la terza cagion di fare eh' in 
V. M. cresca l'amore e Paffetlione verso di quello; e tanto è vera immagine 
di V. M. , ch'io, che sono eliam creato e seruitore della Casa sua Reale, 
ragionando e trattando con S. A., mi son più volle figurata la M. V. Pregando 
Iddio che questo caro pegno e felicità li sia eterna , passo a due particolari 
della penna degni. Tra gl'altri honori che genouesi hanno fatto a S. A., è 
stato 1' hauerla riceuuta con baldachino, il che m'ha fatto risouenir di quello 



( 242 ) 

cipe nuestro seilor, porque en su presencia y de V. S. Yll. ma y de! seiior 
Ibernando se determinarla , y que entre tanto se traete lo del gouierno , 
porqae si se haze aìguna cosa, ayudarà para el otro eflecto, y si no que S. M. 
tema mas justa oecasion para procurar la seguridad y est;tblecimiento que 
conuiene para las cosas de su ymperial seruicio. Y porque S. M. escriue 
que embie la copia de mi carta a V. S. Yll. ma , yo lo hago, pues por ella 
se vera lo que podria esciiuir; y hauiendo consideracion a lo que S. M. 
escriue, podrà V. S. crescer el numero de la gente, o consultano, pues haurà 
tiempo para elio; y de lo que aqui se concluyere dare auiso, llegado que sea 
miger Adam, el qual se spera sera aqui mailana. 

De V. Yll. ma Serioria 

seruidor que las yll.mas rnonos Lesa 
Gomez Suarez de Figueroa. 

che già mi scrisse la M. V. in questo proposito, mostrando di non volere 
che nel Stato di Milano fosse raccolto con esso. A che risposi , com' Ella 
haurà veduto, che le città tutte l'haueano di già apparecchiato, e ch'io 
non sapeuo come si potesse impedire senza dare notabile consideratione alle 
genti. Hora veduto questo che li genouesi hanno fatto, mi sono più confirmalo 
in quello che gli scrissi all' hora , perchè considero che se genouesi , li quali 
non sono direttamente sotto il dominio e sotto l'ubbidienza di V. M., l'hanno 
raccolto con esso in cospetto di tutt'il Mondo, quando con quest'esempio non 
seguano li veri e diretti vassali di V. M., sarà molto notato il proceder loro. 
Et io supplico humilmente V. M. che non consenta che lo Sialo di Milano, 
insieme meco che lo gouerno, siamo notati di poca creanza, o vero non sia, 
per troppo volerla cuoprire , discoperta la menie di V. M., e ciò con pochis- 
sima soddisfaiione di tutti li valsali, li quali quanti sono, e per quanto vi è, e 
per quanti modi possono cercare, forzandosi d'honorare questo Serenissimo Pren- 
cipe , non merita il giusio desiderio loro, che V. M. interrompa loro si douuta 

opera Da Sesiri , a' 26 nouembre 1548. 

X. Son certo che lo Piencipe mio Signore auisa particolarmente V. M. 
di quello che s' è trattato circa le cose di quesia Città (V. Documenlo CXLIVj ; 
e per ciò io mi rimetto a S. A. E dolemi che il Piencipe Doria et Adam Centu- 
rione habbino data speranza a V. M. , e publicalo il negotio per unto, per douer 
poi fare la mala riuscita che hanno fatto. S'attende hora a procurare che si 
faccino prouiggioni, con le quali , muorendo il Prencipe Doria , quesla Città 
resti secura nel seruitio di V. M. ; ma io non ne spero cosa buona, imperocché 
a douer ottenere questo non basta prouiggione alcuna minore di quella del 
Castello. Da Genoua , li 10 decembre 1548. 



( 243 ) 
DOCUMENTO CXLI. 

Dispaccio in cifra di Cesare al Duca d'Alba, in cui gli dà contezza dell'amba- 
sceria del Centurione, inviatogli da Andrea D'Oria io Augusta. Quindi lo 
istruisce del come, lungo il viaggio del principe Filippo, dovrà conten rsi in 
proposito della fortezza collo stesso Andrea e con Antonio D' Oria. 

1548 , 6 luglio 
(Estado, Leg. 644, fol. 245) 



Despues de hauer hecho eri las cosas de Genoua la deliberacion que ha- 
ureys visto por las copias de las carlas que lleuò Xantone, y hauer respon- 
dido el principe Doria a mi Embaxador que le parescia bien y hallaua ser 
necessario el caslillo para freno de los ynsolenles, ha venido aqui micer Adam 
Centurion; y despues de hauer represeutado algunas dificultades, por las 
qiiales diz que no conuernia que se pusiesse mano en el, queriendo persua- 
dirme a elio de parte del dicho Principe y suya, ha propuesto cierta forma 
de reformacion y gouierno con que les paresce que se podria estnr con se- 
guridad de lo de alla , viniendo a parar que aunque se debiesse hazer el 
dicho caslillo, seria necessario que esto de la reformacion precediesse, con 
muchas palabras a este proposilo, todas enderescadas a difìcullar y tener por 
ynconueniente el tentar de hazerla, conio vereys mas paiticularmente, junto 
con lo que se he escripto al dicho embaxador Figueroa , cuya copia sera 
con està; y porque. segun por ella vereys, aunque no se ha mudado de la 
resolucion yà tomada , ny conuiene , por tantas causas y razones diuersas 
vezes platicadas, se viene todo a remilir a la venida del serenissimo Prin- 
cipe mi hijo a Genoua, para que en su presencia ( pues tambien sera alli 
don Fernando de Gonzaga) se comuuique, traete y mire entre todos lo que 
mas conuerna. Sera bien que dando parte de todo esto al Principe mi hijo, se 
tenga aduertencia y cuydado de dar bien a entender al Doria lo que siempre 
ha parescido ser necessario de hazer està fortaleza, y diestramente persuadale 
a elio ( segun conosceis su condicion y natura , y que requiere ser atraydo 
sin darle desabrimiento, antes con mostrar de el toda confidencia, y hazer caso 
de su gran prudencia y cordura), aiiadiendo a esto que, demas de lo que 
conuiene por la conseruacion de aquella Republica en su libertad, ymporta 
muy mucho por lo que toca a su auctoridad en ella , y posleridad de su 



(244 ) 

casa, pues de otra manera se estaria en el mismo peligro que hasla aqui, y 
seria en mano de quien quiera emprender olro tanlo comò el Conde de 
Fiesco. Y en caso que le hallassedes duro y renitente en esto del castillo, 
firmaroseys eD lo que tantas veces se le ha representado de està euidente 
necessidad, hasta que se llegue a Genoua y se comunique lodo con don Fer- 
nando , para que, conforme al estado de los negocios publicos, y lo que se 
vera de las cosas de Genoua y las otras de Ytalia , con lo demas que se 
deurà considerar (pues haurà buena occasion con la venida de lodas las 
galoras, y espailoles que traeran), se mire entonces lo que mas conuerna assy 
en el quando, corno y en que sitio, corno en todas las otras particularidades 
que en un negocio de tanta ymportancia se requieren. 

Y porque, en caso que se resoluiere dar principio a la obra , conuerna 
que no se ponga tiempo en medio , ny se dilate por falta del dinero , sera 
menester que para este effecto se mire de traerse alia reseruada alguna 
suma de hasta quarenta o cinquanta mil escudos, porque de acà no hay 
forma de proueerse. 

Assimismo sera bien que por el camino se mire de grangear a Antonio 
Doria , y que el Principe mi hijo le hable sobre eslas cosas de Genoua, de 
manera que sea con tal dexteridad , que, obligandolo a hazer buen officio, 
entienda de la inclinacion e intencion que tiene en ellas, para, conforme a 
lo que del se podrà descubrir, mirar diestramente de entrar con el en las 
demas particularidades, de manera enpero que no pueda diuulgar lo de la 
forlaleza si el no viniesse de si mismo a tocar en elio, o rodeandolo por lan 
buena manera que el principe Doria no pudiesse entrar en sospecha, corno 
vos conoceys y leneys enlendida su condicion y manera , y quanto es 
sospechoso y amigo de que se haga en esto del todo el caudal. 



( Wò ) 



DOCUMENTO CXLII. 

Il Figu eroa al principe Filippo, cui notifica i movimenti che si vanno operando 
dal Ile di Francia, e l'incertezza nella quale si è dei disegni che a ciò lo 
spingono. Avvisi che ne ha Don Ferrante. Esorta S. A. a porsi in viaggio 
con buona scorta di gente, ed a sollecitare in pari tempo la propria venuta. 
Provvidenze che si daranno dalla Signoria per renderle sicuro il soggiorno 
di Genova. 

1548, 9 agosto 

(Eslado, Leg. 1380, fol. 1) 



Lo que mas ay que auisar a V. A. es que por diuersas vias, y principal- 
mente por los auisos de don Fernando de Gonzaga , se entiende que el Rey 
de Francia viene a Turin, el qual trae gente de pie y de cartai lo en buen 
numero, y que bay suyzos y gascones, y prouencanos, y que vien con yn- 
teligencia del Papa, el qual dizen que le quiere entregar a Parma, y otros 
dizen que aunque sea està la voz , que mas presto vengan con desino de 
las cosas desta ciudad, por ser mouido de los foraxidos della; y pensando 
que dentro terna alguna parte , especialmente fallando el Principe y sus ga- 
leras, y hallandose en Marsella xxtn galeras armadas, le parece que podria 
salir con su intencjon; y aunque tenga mucha contrariedad para elio, siendo 
de la ymportancja que es, podria ser que lo tentasen; y aunque aqui tenemos 
auisos de personas proprias que han vsnido con el Rey, asta Chanuerì, los 
quales refieren que solamente trae consigo dos mill y quinientos prouecgales, 
y seicientos hombres de armas, y su guarda y Corte, y que no viene sino 
solamente para visitar a Turili y las otras plagas; y aunque esto sea asi, y 
que las fuerzas no parezean grandes, juntadas con lo que tiene en Piamonte, 
y con las otras mas que trae se podrian descubrir mayores de Io que agora 
se.muestran, y tomandonos descuydados salir con su yntencion; por lo qual 
yuzgaria que seria en proposito que V. A. viniese bien acompaiiado de yn- 
fanteria, porque si el Rey se descubriese a romper la guerra , allase al 
opposito la resistencia y la gente que conuiene, aunque es de creer que S. M., 
sabiendo estas cosas, proueerà al remedio corno conuiene. 

Yo creo que la venida de V. A. dà mucho de pensar al Rey y al Papa, y a 
todos los demas, y que todas estas demonstraciones se hagan para ver si con ellas 
pusiesen algun impedimiento para que se mudase el desino y gesase la venida, 



C 246 ) 

la qual parere que agora cs mas necessaria, y que sera a meyor tiempo. V. A. 
no pierda tiempo, sino que quanto mas presto pudiere venir sera mejor, porque 
con su venida se asegura todo y sin ella se pone en confusion. 

El viernes passado el P.ey llegò a Chanuerì; el que viernes le esperan en Turiu. 
Don Fernando es venido eu Aste; y dize corno va proueiendo las fronteras, y 
que tiene muchos auisos de los traclados de los franceses, especialmente coatra 
està ciudad, en la qual tenemos mc iufantes soldados, y de la ciudad se han 
heclio xl capitanes con cada xxv hombres escoyidos, que todos son m hombres, 
los quales quisiera escusar sy pudiera, por no ponelles las armas en la 
mano; mas con ser cosa acordada y platicada muchos dias ha, no se pudo 
hazer menos sino dissimular , por no muestrar desconfianca dellos. 

Despues he recebido cartas de S. M. de los xxvn del passado, por la qual 
me manda que de su parte hable con el Duque y gouernadores desta Repu- 
blica, para que crezean la guardia hasla el numero de md hombres, pareciendo 
a S. M. que los ochocientos hombres no son bastantes para tenellos de la 
ciudad quietos, y resistir a los que nos viniesen a offender, corno en effecto 
de verdad no lo son aunque fuese mayor numero, sy nos viessemos en ne- 
cessidad. Yo les he hablado, y dicho lo que S. M. me embiaua a mandar; 
los quales hau moslrado gran contentamiento de ver que S. M. tenga cuydado 
de su guardia y conseruacion, y muestran quedar muy obligados al seruicio 
de S. M., aunque les parece que por lierra no pueden temer, estando las cosas 
de Lombardia guardadas, y que lo de la mar es de lo que mas pueden 
temer, por ser cosas mas prestas, no paresce que estando las galeras de S. M. 
fuera que se ponga en auenlura de venir aqui; mas considerando la ympor- 
tancia del negocio han concluido que crezean la guardia basta el numero 
que S. M. dice, y mas sy mas fuese menester; lo qual se poma en exe- 
cucion corno se lunga alguna claridad mas de lo que se designa hazer. De 
lo qual ayer tuue carta de don Fernando, certificandome que todos los 
auisos que tiene dizen que el Rey de Francia tiene tractado en està ciudad, 
y que eran llegadas en el Piamonte siete banderas de ynfan'eria, y que ve- 
nian mas, y que hazia esplanada para artilleria la via del Mondouì, que seria 
serial de hazer empresa contra Saona ; sobre lo qual hablè con està Serìoria, 
y hize la ynstancia que conueuia; y aunque les paregiò que lo uno y lo otro 
hera dificultoso de hazer, determinaron de crecer otros trecientos hombres, 
que en todos son mc, con proposito de hazer los demas que se juzgare ser 
necessarios segun los andamienlos del Rey, basta asegurarnos con los de 
dentro que no nos agan algun tractado hasta que, plaziendo a Dios, V. A. 
venga; que de guerra descubierta yo no tengo miedo. 



( 2*7 ) 

A Saona embiaron aver vii Capitan con cinquanta soldados, y otros tantos 
que ay alla, de manera que con ellos el castillo està seguro de no spr robado; 
y a lodo se terna aduertencia, para que de vna manera ny de otra puedan 
salir con su inala intencion; y de lo que subcediese darò auiso a V. A. 



DOCUMENTO CXLIII. 

Don Giovanni Hurtado informa il principe Filippo della partenza di Ottobono 
Fieschi e di tre suoi compagni da Venezia, in costume di contadini lombardi ; 
e ne addita il probabile itinerario. Sospetti di complicità del Cardinale D'Oria 
co' medesimi, e di qualche no\ità disegnata contro Savona. 

1548, 22 agosto 

(Estado, Leg. 1518, fol. 283) 



Muy alto y muy poderoso Seiior. 

A los xti del presente, iv horas de la noche, salieron de aqui Oclobono 
de Fiesco y otros tre» compaileros suyos de los foraxidos de Genoua, veslidos 
comò villanos lombardos, medias calgas de pano bianco, caraguelles, y cami- 
solas de lienco gruesso, sombreros de paja, sus pistolejas y cotlas de malia 
encubiertas, sendos palos en las manos, quatro barbas blancas y cortas , 
escondidas. No se sabe cierto donde yuan, pero juzgase que a Turin, y 
que yendo passaran por Parma, y por las montanas de Genoua, y que 
lambien seria possible que entrassen en ella. Donde se piensa que por su 
seguridad posaran en casa del cardenal Doria, con cuyo hijo hablaron aqui 
los tres companeros del Octobon en vna yglesia poco antes de su partida, y 
con el Embaxador de Francia hablò en su camara el mismo Octobon aquel 
dia dos horas largas. Luego que entendì su partida, dì auiso desto y de lo 
demas al embaxador Figueroa , que es de opinion que en ningu'na manera 
este Cardenal se empacha en éstas platicas. Yo le creo a el, porque le co- 
noce mejor, y se balla en el hecho, y porque parere razonable que el Car- 
denal no se embarac,e, pues puede perder en semejantes traltos mas auia 
que ganar. Yo sospecho con todo lo dicho lo peor, porque suele ser lo mas 
seguro. 

Tengo auisado a Genoua, que mire por Saona, y specialmente por si; y 
aunque yo he conlinuado de algunos meses a està parte el mismo auiso, 



( 248 ) 

siempre me han respondido mostrando que estan seguros, y que asi lo estè 
yo, de que para cu vano quanto los foraxidos y otros con su ayuda pu- 
diessen tentar. No obstante esto, y el cuidado que tieuen y que offrescen, 
yo auiso continuamente, porque por vna parte entiendo lo' que los foraxidos 
prometea, y por otra que le ginoueses de Luena yntencion podrian mostrar 
parte desta seguridad, por no recibir dentro de Genoua mas guarda, con 
que a su cuenta se les siguiese mas gaslo, y sin algun cargo para con 
su pueblo. 

En Venezia, a xxn de agosto 1548. 



DOCUMENTO CXLIV. 

Il principe Filippo all' Imperatore suo padre. Lo informa di una conferenza 
eh' egli ha tenuta col Duca d' Alba, il Gonzaga, il Figueroa e Andrea D' Oria ; 
il quale ultimo si è in termini abbastanza precisi ed energici chiarito con- 
trario alla tanto divisata erezione della fortezza. Il Duca tenta poscia 1' animo 
del Centurione , ma non fa prova migliore. Nuovo consulto fra il d' Alba , 
Don Ferrante e I' Oratore Cesareo , nel quale si conviene di pregare S. M. 
perchè raffreni la soverchia autorità del Centurione , di che si comincia a 
pigliare ombra , e si stabilisce non doversi maggiormente restringere il Go- 
verno di Genova , coneiossiacchè tale rimedio non arrechi buon frutto. Si 
discute della opportunità di far capo al cardinale Girolamo e ad Antonio 
D' Oria, nonché ad Agostino Spinola, per conseguire 1' intento della fortezza, 
e trattasi delle arti per le quali potrebbero indursi a caldeggiarne il dise- 
gno. Si delibera con tutto ciò di non lasciare affatto da banda il vecchio 
Principe ed il Centurione; né si dissimulano i pericoli ai quali potrebbe con- 
durre incontro questa doppia corrente. Riconciliazione di Andrea D' Oria col 
detto Girolamo, seguita per l' interposizione del Cardinale di Trento. Amba- 
scerie e lettere del Papa, di varie città e di pai cechi principi e cardinali, 
per onorare S. A. , che tutti ricambia di somiglianti cortesie. 

1548, 16 dicembre (') 
(Estado, Leg. 1380, fol. 21-24) 

Auiendo despachado al correo mayor con auiso de mi llegada a Genoua , 
luego el dia siguiente (*) mandè que se juntassen el Duque D'Alua, don Fer- 

(') Da Voghera. 

(*) Don Filippo , imbarcatosi il 2 novembre a Rosas , sopra una squadra 
comandala da Andrea D' Oria, dopo un' assai fortunosa traversata, sorgeva nel 



( 249 ; 

dando do Gonzaga y ol embaxador Figueroa, para quo comencassen a platicar lo 
quo se deuia hazer cu las cosas de aquella ciudad , que eslauan remitidas 
para mi uenida; y auiendo visto lo que antes de agora se ha sciiplo a V. AI., 
assi por el embaxador Figueroa corno por don Fernando y ci Duque D'Alua, 
y lo que V. AI. a elio ha respondido, y lo que passò con Francisco de Gii- 
maldo y Adan Centurion, platicaron en el principio que se deuia dar a està 
ncgocjaciou; y resoluieronse que seria bien que yo llamase al principe Doria, 
y, mostrando del gran confianca, le dixesse que V. AI. me auia scripto que 
llegado a Genoua platicase con el Io que se deuia hazer para la seguridad 
de aquella ciudad , assi para que se conseruasse eu su libertad corno para 
que estuuiesse firme en el seruicio de V. AI.,, y que viesse quando queria 
que nos junlassemos, y quieu se hallarian presentes a tractar dello, porque 
con su parescer principalmente se tornasse la resolucion que conuenia. Yo lo 
hize assi; y el me respondiò que quando me plaguiesse el vernia a elio, y 
que se podrian ballar presentes el Duque d' Alua, don Fernando y el Emba- 
xador, y que puntamente con ellos el diria su parescer. Juntaronse en mi 
presencia el mismo dia en la tarde, y auiendo yo propuesto lo que V. AI. 
desseaua, que las cosas de aquella ciudad tomassen algun buen assiemo, assi 
por lo que toca al bien della, corno por lo que conuiene assegurarla y per- 
petuarla en su seruigio , y tambien para el acresgentamento y conseruacion 
de la casa y posteridad del dicho Principe , y pedidole su parecer sobrello , 
el me respondiò tornando la cosa de muy lexos, diziendo que desde que fuè 
a V. AI. Francisco de Grimaldo se auia plalicado en que seria bien, para 
conseguir el effecto que se pretende, hazer vn castillo en aquella ciudad , y 
que se hiziesse a costa della y de sus pioprios dineros , y que despues de 
hecho se entregasse en manos de V. Al.; y que esto el entonces y agora lo 
auia tenido y tenia por ympossible , porque aquella ciudad està tan neces- 
sitada y exausta, que aun para supplir los gastos ordinarios no tenia forma; y 
que aunque tuuiessen possibilidad para hazer el dicho castillo, les parescja 
que en mnguna forma les estaua bien hazer este gasto para por medio del 
pouerse en subjection, echando fuera del todo este medio. Y auiendosele re- 
plicado a esto, que ya que la ciudad por su negesidad no pudiesse hazer 
este gasto, si V. Al. tuuiesse por bien de hazer proueer el dinero para elio , 

porto di Genova addi 25 dello stesso mese, e pigliava orrevolissima stanza nel 
sontuoso Palazzo del D'Oria medesimo a Fassolo. Ripartiva il giorno Vi del 
successivo dicembre alla volta di Lombardia; donde passava in Germania a 
visicaie il propiio genitore. 



( 250 ) 

ss aurìa medio de hazer con voluntad de los ciudadanos , respondiò que 
quando bien V. M. le mandasse dar todos los dineros que eran menester 
para la fabriea dentro de vna camard, no se podria hazer con satisfacion de 
los ciadadanos , los quales nunca vernian por bien , ni de su volunlad , eu 
elio; pero que quando se le pidiesse su parescer de la forma que se auria 
de tener por la via de la fuerca, el lo diria, mostrando en esto y offresciendo 
que ninguno auria en el mundo que le lleuase venlaja en su volunlad , y 
que no tenia olro fin a su ynteresse ni al de su casa , ny le premia olra 
cosa sino solo el seruigio de V. M. De aqui vino a dezir que no aviendose 
de vsar de la via de la fuer^a , sino lleuarse con la humauidad que V. M. 
suele las otras cosas de sus seruientes, le parescia que pues agora veuian 
la fiestas de Nauidad en que suelen hazer los oflicios de aquella ciudad, que 
seria cosa muy conueniente procurar que se hiziesse la reformacion para 
que se reduxesse el Gonsejo a inenor numero, corno otras vezes se ha dicho, 
y que fuessen no mas de quattro procuradores corno agora son ocho, y 
que con esto, y con pedir el que se le diesse autoridad de ynteruenir en 
todo corno vno dellos, lo qua] creya que harian por auer succedido las 
cosas passadas que se macquinaron coatra su persona en que auia sido offen- 
dido, y auieudose de negociar con tan pocos seria mas facil de acabar y dar 
orden en lo del castillo , o eu lo que mas conuiniesse, y que lo tenia por vn 
buen remedio, aumjue no valido ni sulìicienle, pero que era de qualidad que 
por el se podria peruenir con mas facilidad a dar vn assiemo perpetuo. 

Avieudosele replicado sobre esto, que aunque era la verdad que este remedio 
'era bueno para lo presente, conio el lo dezia , pero que los hombres eran 
mortales, y que podia fallar el, cuya auctoridad valia tanto en aquella ciudad, 
y las cosas quedarian en muy mal estado, de manera que con està no daua 
remedio a lo por venir, siuo a solo lo de agora; y tambien se le apunclò 
que era verdad que eslando el ally presente y temendo lama autoridad, y 
estando reduzido el gouierno a pocos, era cierto que se podia tener toda 
seguridad de la Senoria, porque assi ella corno todos los hombres cuerdos 
y nobles de la ciudad conoscian quanto les ym porto uà conseruarse en la de- 
uocion de V. M., pero que no era de temer de que la Seiìoria hiziesse en 
esto nouedad ni mudanca , sino de los hombres sediciosos y de la misma 
plebe, que si viniesse a leuantar vn tumulto, no era parte la Sefioria a refre- 
narlos, no teniendo otra fuerca para elio ; respondiò a esto que era assy 
verdad, pero que para esto auia vn remedio, y era tener vna guarda que 
fuesse bastante a reprimir los sediciosos y esloruar que no succediesse 
tumulto. A lo primero no tuuo que responder, mas de dezir que si el ca- 



( 251 ) 
stillo de aquclla ciuuail so pudiesse hazer en vna noche sola y a mano sc,cr 
heobo, corno se dize que se bazian los castillos antiguaniente , quo el lo 
ternia por vna cosa muy acorlada; pero que eran nienesler muchos dias, 
y maestros y matonaie», y que entretanto que se labraua podrian leuantarse 
los tuinullos que arriba se apuntauan, y los de aquella ciudad valcrse de 
otras fueicas , y Marnar a Francia o a quicn les parescjesse , corno ternian 
occasion de hazerlo, diziendo quo les querian quitar su libertad; y que por 
esto todauia era de paresijer quo se vsasse del olro medio , que era la re- 
formacjon del gouierno y reduction a menor numero. Replicòsele que auida 
vna vez la voluntad de la Serioria para el hazer del castillo, se daria orden 
en lo demas para que no succediessen lumultos, ni los malignos, aunque qui- 
siessen, pudiessen ympeclirlo basta que la hobra esluuiesse acabada. A lo 
qual no respondiò cosa alguna, sino vino a dezir que la cosa estaua reduzida 
en dos punctos : el vno en de donde se auia de prouer el dinero para la fa- 
brica del castillo, y el otro en el medio y forma que se auia de tener para 
hazerse; y anduuo variando en esto., diziendo vna vez lo vno y etra vez lo 
otro, aunque mas resolutamento lo de la reformacion del gouierno. Y en la 
conclusion de la platica so vino a resumir que la materia era de tanta ym- 
portangia, que no se podia tornar resolucion de vna vez, que seria bien pensar 
vn poco mas en ella, y tornarse a juntar, y platicar y mirar si auia otro mejor 
medio que este , porque el no lo hallaua. Acceptando y approuando esto, le 
dixe que me parescja muy bien lo quo dezia que se mirasse mas en elio, 
y se tornasse a platicar, y que el lo pensasse, y que nos tornariamos a juntar 
para platicar en elio , con fin que en esle tieni pò se negoziasse con mi^er 
Adan Centurion, acometiendole con hazerle merced V. M. para el y para 
su hijo, y tornar yo con los dichos a platicar sobre el negozio, para ver la via 
por donde le llegariamos al cabo. Y con esto se acabò el consejo aquel dia. 
El Duquc d' Alua, conforme a esto, tornò a parte al dicho Adan Centurion, 
y le hablò muy parlicularmante para alraello a que fuesso buen medio con 
el principe Doria, y el por su parte ayudasse, corno del se auia siempre spe- 
rado, y con offrescerse toda merced de V. M. para el acrescentamiento suyo 
y de su casa; y su respuesta, seguii me dixo, fuò passar por lo del castillo 
comò per cosa que no era platicable, y juzgando que no era necessario ve- 
nirse a este remedio , porque , con el augumento de la guardia y reduction 
del gouierno a menor numero, dezia que bastaua para mantener aquella ciu- 
dad en su libertad y en seiuicio de V. M. ; y auiendo oll'rescido antes de 
agora que, siempre que V. M. fuesse seruido de mandar hazer el castillo y 
vsar de la fuerca, pornia en elio su persona y su hazienda y la de sus ami- 
la 



( 2a2 ) 

gos, agora solamente le dixo que en caso que V. M. quisiesse vsar de la 
fuerca, y paresc/iesse que el era algun esloruo para elio, se yria de la ciudad 
a viuir a otra parte, porque el tenia su hazienda en tierras de V. M. y auia 
de viuir en ellas, sin ofTrescer otra ayuda ni as.;istencia para elio. Y auien- 
dole replicado el Duque que corno el principe Doria le auia a el offrecido 
que haria que V. M. tuuiesse el gouierno de aquella ciudad y que lo pu- 
siesse a su voluntad , y que para elio no seria menester que por V. M. se 
hiziesse ninguna diligenza, sino que el solo lo proponila y acabaria, y que 
era mucho mas facil a su vez el hazer el castillo que el poner el gouierno 
a voluntad de V. M. corno el Principe lo ofliecia; respondiò Adan que el 
Principe no seria para acabar lo vno ni lo olro, y que aunque a el le estaua 
mal dezirlo, era assi que el Principe no entendia las cosas de Genoua, ni-sa- 
bia los bumores della, y que auia altendido a las cosas de la guerra y a el le 
auia dexado el cargo de enlendellas y tratallas; y que con esto no era ma- 
rauilla que no las supiesse. Y aprelandole el Duque sobre que el remedio 
que el daua no era para permanesgor , respondiò que no se podia bazer en 
este mundo cosa ninguna de que se sperasse perpetuidad; que esto se pro- 
uasse, que quando no saliesse entonces, el y todos los que desseauan el bien 
de aquella ciudad y el seruicjo de V. M. le llamarian y se lo supplicarian ; 
que viene a confermarse con lo que el Duque scriuiò a V. M. desde Ge- 
noua, quando passò en Espaiìa, que auia entendido deste, que su fin era, muerto 
el Principe , querer prouar su ventura , pensando que ha de succeder en la 
misma autUoridad, y que no sucgediendo podria llamar a V. M. y ser parte 
para lo que agora se tracia. 

Y corno quedo acordado que se auia de pensar en este negocio, y cran ya 
passados algunos dias, yo mandè al Duque d' Alua, don Fernando de Gonzaga 
y embaxador Figueroa que se juntassen, para que comunicassen lo que auian 
pensado y lo que se auia de proponer quando se juntassen en mi presenzia, 
y platicassen sobre todo. Ellos se juntaron en mi camara por dos vezes ; y 
segun despues me hizo relation el Duque, tractarou sobre dos punclos. En el 
primero, que fuè lo que se deue preuenir y proueer para lo presente, pare- 
sgiò que, visto en lo que el principe Andrea Doria estaua y lo que Adan 
Centurion auia respondido tan determinadamenle en lo del castillo, que no se 
podia hazer, y que se veya que su fin era poner liempo en medio, y procurar 
de yr ganando cada dia aueloridad y succeder en lo que agora el principe 
Doria tiene en aquella ciudad, que V. M., sin hazer nueua demustracion, deuia 
procurar no solo de no acresgentarle en autoridad, pero antes yrle quitando 
la que tiene, porque succ,ediendo la muerle del principe Doria, que, segun 



( 25Ò ) 

razon, no podia tardar mucbo, seguii està viejo y decrepito , se hallaria con 
ellos mismos terminos quo agora se està con ci principe Doris. Tambien 
se piati cò si conuonia que se aoceptase lo quo el Principe y el auiati offre- 
scido, que proeurarian i|iie so diesse nueua orden en el gouierno y se redu- 
xesse a menor numero, y entrasen en el y tuuiessen voto los criados y ser- 
vidores de V. M que viuen en Genouaj y paresciò que no conuenia ynten- 
tarse està nianera de reformation de gouierno, poniue ellos lo pornian a su 
modo, con el auctoridad que les ha dado V. M., y con dezir que eslo con- 
uenia que se hiziesse por satisfazerle, porque no auia auido, ui ellos auian 
liallado, otra forma con que descabullirse de lo del castillo en que por parte 
de V. M. lan de veras se insistia, y que con esto ellos obligarian a los de 
la ciudad a que viniessen bien en quanto en esto se les pidiesse, y con el 
autoridad de V. M. se le daua calor para salir con lo que querian, que seria 
causa para hazerlos mas diiliciles y poner en mayor ymposibilidad el negocio ; 
porque estaua darò que los que agora pusiessen en el gouierno, corno les" 
quedarian obligados, auian de ser de la misma opinion y parescer que ellos han 
sido. Paresciò por otra parte que sy se pudiesse esloruar con dexteridad, quando 
ellos lo yntentassen, para que no succediesse, que seria gran bien, porque lo 
vno ellos perderian auctoridad en no salir 'con elio, y lo otro se podrian en- 
longes apretar de parte d« V. M. ; diziendo que pues no se auia salido con 
la reformagion que ellos dezian y les parescia, y auian visto, corno no era 
remedio bastante, que conuenia mirar otro, y que de aqui se uernia a lo del 
castillo. 

Pero mirado y ponderado todo , se resumiò que no conuenia que se yn- 
tentasse està mudanca de gouierno, y se juzgò por mejor que se estuuiesse 
assy confuso de las dos parcialidades yndiferentemente , conio agora està, y 
que Guanto en mayor confusion se hallassen era tanto mas a proposito para 
podersc attender a lo que se pretende. 

Tomada resolucion en que no se deuia procurar ni yntentar està reforma- 
cjon y reduction del gouierno, se pialicò en la forma que se deuria tener 
para desbaratarlo o yinpedirlo; y apuntaronse dos medios. El primero que se 
le dexasse proponer, y el Embaxador de secreto hablasse y preuiniesse alguuos 
de la otra parcialidad, para que en el Gonsejo, quando se tratasse dello, lo 
estoruassen, lleuando entendido que no era ni procedia de la voluntad de V. M. 
Pero hallaronse en esto muclias dillicullades; y la principal que no podia 
dexar de sentirse por el Principe y Adan que se auia becho este officio, se- 
iialadamente por lo que los de la otra parcialidad querrian mostrarse en elio, 
de lo qual podrian succeder muchos ynconuenieutes. El otro medio era que 



( 254 ) 

yo le dixesse al principe Doria quo el negocio era de tanto peso e ymportancia, 
que lo queria consaltar con V. Al., y que estando tan cerca de Nauidad, que 
es quando se suelen hazer los oflicios, antes que llegasse la respuesta de 
V. M. seria passado el tiempo; y assi no auria que hablar en elio basta de 
aqui a vn ailo, y entretanto se veria lo que conuiniesse; y que este era 
buen camino para poner tiempo en medio, y de que bolgarian el Principe 
y el dicho Adan, a causa que ellos no uienen bien en elio, sino por mostrar 
que ha zen muy gran seruicio a V. M. 

En el segundo puncto, que es lo que se deuria hazer para asegurar aquella 
ciudad en seruigio de V. M. para despues de los dias de Andrea Doria , 
presupuesto que el remedio que se apuncta de sostener en ella vna buena 
guarda no es sufficiente, sino solamente remiendo por no se poder mas, se 
platicò y discutiò mucho , y huuo diuersos paresceres , aunque en vna cosa 
se conformaron todos, en que por ninguna via se dcuia romper la platica con el 
pringipe Doria y con Adan Cenlurion, ni cortar el hilo, sino antes persislir en 
este solo y ultimo remedio, que es el del caslillo, con la templanga y modo 
que a V. M. paresgiesse. Lo que paresciò a don Fernando fu è que pues se 
veya que las personas en quien estaua la principal auctoridad de aquella 
c/iudad, por auersela V. Al. dado, no uenian bien en elio, que seria bien 
prouar de mouer està platica con otros , y que estos auian de ser pocos y 
hombres a quien sy pudiesse dar speranza que V. M. les auia de hazer 
mucha merced y, a cada vno por sy, hazerle el mas principal hombre de aquella 
ciudad. Seiialò tres , que fueron Antonio Doria , el coronel Auguslin Espi- 
nola, y el cardenal Doria ; y que con cada vno destos se auia de hablar 
diuersamente, para sentir en lo que estauan y ynduzirlos a que \iniessen 
bien en lo del castillo. A Antonio Doria , con prometelle que V. M. le 
haria merced, y le daria fauor y auctoridad en aquella ciudad; el qual, 
segun su natura , parescia que por este medio se attraeria a venir a elio. 
Al coronel Augustin Espinola, que de suyo es afficionado seruidor de V. AI., 
aunque principalmente el pornia esto delante y por aqui se auia de leuar , 
todauia haria mucho prometterle que V. Al. le fauoresceria y haria merced, 
y le daria auctoridad para que fuesse el mas principal hombre de aquella 
ciudad. Al cardenal Doria con prometterle que su hijo, que està foraxido, po- 
dria boluer, y seria fauorescido queriendo biuir en sosiego y dar prendas que 
vernia bien en esto de la fortaleza ; y quo segun lo que se auia sentido del 
mismo Cardenal, a quien don Fernando auia hablado sobresto otras vezes, se 
podia tener speranca que vernia bien en elio; y que a estos tres se le deuia 
encomendar mucho el secreto; y que aunque se tratasse con ellos, no se auia 



( m ) 

de iloxar la platica con el principe Doria y con Adan Cenlurion , sino con- 
tinuarla con los vnos y con los otros ; y quo si los tres do que arriba se dico 
guardassen el secreto de lo <]uc sobre csto se lo dixesse estaua bien, y quando 
no, quo le parescia que no podia succeder mal de que ci principe y Adan 
entendiessen que quando ellos no viniessen bien en elio, auia otros (|ue serian 
parte para ella ; y que no se hablando sino en assegurar la ciudad para des- 
pues de los dias de Andrea Doria , no ternia con razon causa de quexarse , 
y aunque podria ser que de celos y niiedo que por medio de otros no se 
acabasse, ellos uernian bien en lo que agora ponen tanta diilicultad, y estan 
tan mal. 

A esto apunctò el Duquc d'Alua que, aunque se conoscia bien la necessidad 
que auia de conlinuarsc està platica y dar ordeu en ella antes que fallesgiesse 
Andrea Doria, por lo que despues podria suceder, que le parescia que te- 
mendole V. M. tanto respecto , y mandando, comò a el se lo auia scripto, 
que todo lo que en esto se huuiesse de hazer fuesse con toda templanca y 
con voluntad del dicbo Principe, y lleuandole su condicion , que el conoscia 
qual era, se deuia temer que el Principe, entendido esto, porque no era pos- 
sible dexar de llegar a su noticia, segun el poco secreto que enlre estos se 
guarda, comò mucbas vezes suelen los bombres, y mas los de su edad, no 
se guiaria en esto por la razon, quanto se dexaria de lleuar por la passion, y 
se sentirla en gran manera dello ; y aunque esto no buuiesse de ser causa 
para bazerle mudar de partido, seria bastante con la aucloridad que V. M. 
tiene (la qual en ninguna manera se le auia de quitar) para esloruar y des- 
baratar todo quanto por otras vias se tratasse y tramasse , y sentina mucho 
la desconlìanca que en esto del se ternia, y la cosa uernia a caer en muy 
grandes ynconuenientes y en estado que quica no se pudiesse boluer a su 
lugar, y que era menester mirar mucbo si se deuia hablar a estos y corno 
para escusar los Qelos y desconfìanga que en esto se concibiria. 

El embaxador Figueroa aiiadiò a esto, que le paresgia que era ympossible, 
si a estos se les hablasse en està materia, tener secreto, porque cada vno 
dellos, serialadamente Antonio Doria y el cardenal Doria, tenian personas con 
quien còmunicauan y dauan parte de todas sus cosas. El priniero a Hector 
de Fiesco , pariente del Gonde de Fiesco y cuiiado del dicho Antonio , y el 
Cardenal a Juan Baptista Lercar, que ha sido muy apassionado por la parte 
francesa, y que estos lo publicarian , auuque no fuesse por otra cosa, por 
hazer ostentacion y demostracion, que se le daua parte de los negocjos y se 
hazia caudal dellos; y que de aqui se vernia a caer en muchos ynconue- 
nientes, y entre otros que Adaa Centurion viendo que no le salia su designo 



( 256 ) 

de succeder en la auctoridad del principe Doria, que el pretende, podria, te- 
niendo corno tiene las fuergas de la galeras en su poder, y siendo comò es 
manoso, hazer tiro con ellas y salirse a la mar, y de ally concertarse con 
el Rey de Francia, o estrechar a la ciudad de manera que pudiesse tornar 
a entrar en ella , y mouer algun tumulto y ponerla en dissension, y desta 
manera hazer su hecho; y que ya en esto el sabia el camino, porque quando 
Cesare Triuulcio tenia aquella ciudad por los frangeses, siendo el mayor amigo 
que tenia, fuè el primero que le engariò y se puso contra el, y trabajò que 
fuesse echado de la ciudad. 

A don Fernando pr.resciò que lo que desta plalica se comunicasse a An- 
tonio Doria y al Cardeual, lo ternian secreto por la enemislad que tienen con 
Andrea Doria y por su ynteresse particular, y que del coronel Augustin Es- 
pinola se podia tener toda seguridad que el lo callaria, ynsistiendo todauia en 
que no poiia traer ynconueuiente, auuque por el principe Doria y Adam se 
supiesse que se tractaua con otros; y que quando Adam hiziesse lo que el 
Embaxador apunclaua, lo que el no creya que harta , porque auenturaua a 
perder los dineros que V. M. le deue, que siempre suele ser buena quantidad, 
y los bienes que ha comprado en el Estado de Milan, era de tanto menos 
ynconueniente perder las galeras y de tanto mayor beneficio poderse assegurar 
de la ciudad por la uia que està dicha del castillo, que no auia comparacjon 
en elio. 

El Embaxador dixo sobre esto que le paregia que seria bien hablar con estos 
tres y con algunos otros ciudadanos, comò pidieudoles parescer, diziendo que 
ya veyan el estado en que se hallauan las cosas de aquella ciudad , y que 
no eslauan de manera que pudiessen durar assy , serialadamente munendo 
Andrea Doria, que les parescia de la orden que se podria dar para as- 
segnarla que se pudiesse conseruar en su libcrtad y en seruicio de V. M., 
pues tanto beneficio les redondaua dello; y que donde hallase buena yncli- 
nagion passaria addante a estrechar la piritica y uenir a lo del castillo , y 
donde no, la cortaria y se cerraria con solas estas palabras generales; las 
quales parescjò a todos que erau de qualidad que se podian dezir sin yncon- 
ueniente ninguno. 

El Duque d' Alua persistiò todauia que en niuguna manera se deuia hablar 
con estos en general ni en parlicular en lo del castillo, sin consultarlo a V. M. 
Discurriose particularmente en la persona de Antonio Doria, y en lo que 
pretende que V. M. le de auctoridad a el y a los otros criados y seruientes 
que Y. M. en aquella ciudad tiene, y que no la tuuiesse toda Andrea Doria, 
y otras cosas a este proposito , por donde paresciò que seria mejor que el 



C *" ) 

dicho Antonio Doria se fuesse a Napoles, come dic.e quo lo quiere bazer, quo 
no estuuiesse allyj porque, a cinque para seruir no es tanta parte corno el se 
baze, para un tumulto seria inurba. 

Tambien se apuuctò si seria bien clezir al principe Doria que el viesse 
si le [Kiieseia que se bablasse con algunos ciudadanos en estos negocjos, por- 
que despues, quando viniesse a su nolicia, no lo luuiesse por cosa nueua y 
se siutiesse dello; y paresgiò que no eia bien hazerlo sia cousuila y expreso 
maudamiento de V. M. 

La rcsolucion fuè que no conuenia dar auctoridad a micer Adan , autes 
quitarle poco a poco la que tenia, sin seutir ni bazer nueua demostracion, 
por los fines que tiene. 

Que se estreebe lo de la guardia, para que se ponga luego, y que a lo menos 
seau dcc yufantes y no aya la dilacion que micer Adan pune, diziendo que 
ya se buscauan los dineros para la paga , porque seria de yneonueniente la 
largura y dilagioa en eslo. 

Plalicose en si seria bien que fuesse de alemaues, y resoìuiose que no, 
porque no eran a proposito por niucbas causos. Que espaiioles no se acceptarian; 
que con ylalianos se estaria en continuo cuydado por las plalicas y tractos 
que se podian traer con ellos. 

Que se procurasse que el Capitan fuesse confidente, y si pudiesse ser lo 
que apunctò Antonio Doria , que tuuiesse cargo de la guarda el embuxador 
Figueroa ; en lo qudl no se cree que vernali jamas el Principe ni micer Adan. 

Que conuiene continuar la platica con estos, y que V. M. scriua al Prin- 
cipe, insistendo en lo del caslillo conforme a lo passado, no se satisfaziendo 
de los otros remedios, porque, conio se vee, todos son de poco momento. 

Que cumple en todo caso procurar de assegurar lo de aquella ciudad para 
despues de los dias del principe Doria, y bablar con estos tres por la mejor 
manera que ser pudiesse , para que , suegediendo el caso , se sostuuiesse en 
seruicio de V. M., y se siguiesse el elì'ecto que agora se pretende del 
caslillo. 

El coronel Augustin Espinola offresciò al Duque d' Alua que quando viniesse 
a morir el principe Doria, el se bazia fuerte de con sus deudos y amigos 
sostener a Genoua en la deuocion de V. M., sin que biziesse nouedad, entre- 
tanto que V. M. proueya lo queconuiniesse a su seruigio y seguridad della, 
y que quan de veras habla este en elio y en seruir en todo lo que para 
elio conuiniere. 

Paresgia al embaxador Figueroa que V. M. deuia hazer mas caso de aquella 
ciudad y no reduzirlo todo al Principe , y agradescerles lo que auian becho 



( TÒS ) 

en mi venida ally, que ha sido con toda demostracion de amor, y algunas 
vezes darles rozon de otras cosas , porque con esto , viendo que se tenia 
cuenta con ellos, se ynclinarian mas al seruicio de V. M. Al Duque paresciò 
que no era bien hazer nouedad ni demostracion ninguna en esto mas de lo 
acostumbrado basta aqui , por no dar occasion a que el principe Doria se 
simiesse dello. 

Otro dia despues yo hize llamar al principe Doria, y le dixe que ya sabia 
en lo que auiamos quedado, que se pensasse en lo que conuenia para el as- 
siemo de la cosas de aquella ciudad, que viesse quando queria que nos jun- 
tassemos a platicar sobrello. Dixoine que quando me pluguiesse; y assi el dia 
siguiente nos junlamos, y lo que ally se platicò y resoluiò vera V. M. parli- 
cularmente por lo que seri uè el Duque d' Alua, remitiendome a lo qual, no 
ay para que repellilo en està. 

En Genoua auiendo entendido el Cardenal de Trento que el principe An- 
drea Doria y el cardenal Doria no estauan bien ni se hablauan , tornò la 
mano entrellos de manera que los concertò y hizo amigos, y se hablaron 
antes de mi partida. Fuò cosa muy a proposito para la quietud de las cosas 
de Genoua y seruicio de V. M., assi porque por està via se poderia reduzir 
el hijo de! Cardenal, que ha andado en las platicas que V. M. aura entendido 
con franceses , corno tambieu porque, estando en està conformidad , los que 
no eran amigos del principe Doria hallauan acogida en el Cardenal , y de 
aqui succedian desconfìancas e yua cresciendo la enemistad de que pudiera 
resultar algun ynconueniente. Sera bien, sy V. M. fuere seruido, scriuir al 
embaxador Figueroa que les hable, y diga lo que V. M. ha holgado desta 
amistad y lo que holgarà que se continue addante. 

A Genoua vinieron los embaxadores de Venezia, Sena, y Luca, y de los 
duques de Saboya , Ferrara 1 , y Manlua , a los quales he oydo y respondido 
gratamente; y, segun entiendo, han moslrado satisfaction. 

El Arcobispo de Matera, nuncio de S. S., se despidiò de mi en Genoua; 
y yo respondì a S. B. besaodole los pies por la visita, y oflresciendome con 
palabras generales que le seria siempre muy obediente hijo; y por hazer todo 
cumpliniiento en esto , he embiado a don Diego de Azeuedo mi mayordomo 
a visitarle, y con el embiè a visitar a la Duquesa de Camarino mi hermana ; 
tambien he mandado que vaya a visitar al Duque y Republica de Venecia 
don Juan de la Nu$a gentil hombre de mi casa; y lleuaron para los emba- 
xadores las cartas cuyas copias se embian con està. 

El Duque de Florencia no pudiendo, segun me ha scriplo, venir a verme, 
por lo que le scriuiò don Diego de Mendoca que conuenia que no se par- 



( 239 ) 

tiesse de su Estado por causa de las cosas de Sena, enibiò a visitarme con 
don Francisco su bijo, y con el vino don Fedro de Toledo y dos embaxa- 
dores, y me scribiò con ellos muy largo con la voluntad que suole cmplearse 
en todas la cosas del seruicio de V. M. Yo le he respondido corno me ha 
paivscido conuenir; y assy, si V. M. fuere seruido, le podi a mandar screuir 
agrades^iendo lo quo en osto ha hecho. 

El cardenal Fernes y Octauio embiaron a visitarme; y yo les he respon- 
dido conforme a lo que se dize en la carta de don Diego de Mendoca , al 
qual paresciò auisar dello, porque si alla se alargassen en algo, supiesse la 
verdad de lo que auia passado. 

Tambien me han enibiado a visitar con personas proprias, los cardenales 
de Burgos, de Rauenna ; y de Carpi, y Gambara y Cornaro y el de la Cueua 
me han scripto; y a todos se ha respondido corno ha parescido conuenir ('). 



DOCUMENTO CXLV. 

Il principe Filippo al Figueroa , significandogli quanto da S. M. si risponde al 
D'Oria, circa la piatica della ridetta fortezza. 

1549, 23 gennaio ( 2 ) 

(Estado, Leg. 1380, fol. 222) 



Desde Dolce, a los xx deste, os escriuimos corno aureys visto. Despues ha 
llegado el correo mayor, que fuè despaebado de Brussellas a los xi deste. 
Con el me responde S. M. a lo que se le escriuió sobre las cosas dessa ciudad 
y assiemo y seguridad della, diziendo que a vos os escriue en mi creencia, 
y mandandome quo yo os auise de su voluntad sobrellas. Lo que en effeclo 
me dice es que ha holgado mucho d^ eniender, por lo que le escriuió de su 
mano el Duque d' Alua, la respuesta que el principe Doria me dio ultima- 
mente sobre el hazer del castillo, y del medio que se deuia y couuenia usar 

(*) Nel mazzo 138 Estado , al loglio 21 o, si trova un sunto di questa impor- 
tante Relazione. 

(') Da Ala di Trento. 



( 260 ) 

para elio, y que auia veniùo a conoscer con efiecto la gran neccssidad que 
ay dello y que no ay otre rimedio sino el del castillo, y que esle no se 
puede hazer sino por la via de la fuerc,a, pu.es que, aunque al principio los 
naturales de la ciudud puedan tener alguna mala salisfaction de que eslo se 
haga , luego entenderan conio S. M. lo haze con zelo de niautenellos en su 
libertad y amparallos siempre en ella ; lo qua! , si hallarà otta forma para 
hazeilo, la tomarà, pero que no ballandola, ha siilo mas contento de pasar 
està mala opinion, en que por un rato le ternan, que vclios en peligro de 
perderse del todo, porque, aunque S. M. ha muchos dias que lo tiene assi 
entendido, por el amor y respecto que le tiene, no se lo auia querido pro- 
poner lan delerminadamente hasta que el de suyo lo conosciesso y viesse 
quan decaydas estauan las cosas dessa ciudad, sino se proueya deste remedio 
promptamente, y que agora, entendida su resolucion, la qual es corno del se 
deuia sperar, y le queda por ella vn grandissimo cargo, porque conosce que 
procede del amor que siempre le ha tenido, no ha podido sino conformarse 
con ella, y dessear que se ponga en eilucto, y entender del el modo y orden 
que le paresce que se deue tener para elio, pero que todo se haga con su 
voluntad y consejo. Sera hien, y assi os lo encargamos, que dandole las cartas 
de S. M. y nuestras, que van con està, que son en vueslra creencia, le 
declareis por la mejor macera que vieredes conuenir, lo que S. M. ha hol- 
gado de entender su respuesla corno arriha se dize, y en quanto ha estimado 
la voluutad y allicion que en elio ha mostrado, y corno, siguiendo su parascer, 
querria saher la orden que se deue tener en todo, porque con el se puedan 
proueer las cossas necessarias; y lo mismo le pedireis de la nuestra, dicien- 
dole la gran confianza y segui idad (jue tenemos de su voluntad, y Io mucho 
que deue al amor que yo le tengo, y a la quenla que hago de su persona, 
y que se haga un rnemorial de todo, para que, seguii squel, se prouea lo que 
sera menester para el effecto dello; y auisarnoseys luego de lo que passare 
y se hiziere. 



( 261 ) 
DOCUMENTO GXLVI. 

Lettera in cifra dolio slcsso Principe al medesimo Ambasciatore, istruendolo 
circa il modo di governarsi co! D'Oria, per condurre a buon termine l'an- 
zidetto negozio. 

4549, 23 gennaio (') 
(Estado, Leg. 1380, fol. 223) 



Aunque por la carta que de vuestra mano scriuistes al Duque d' Alua 
enlendimos lo poco que se podia sperar del principe Doria, para durante sus 
dias, en el eiTecto de lo que me dixo antes de mi partida, sobre el hazer del 
castillo dessa ciudad, todauia nos ha parescido, sin hazer sembiante dello, 
embiaros la carta de S. M. y la mia en vuestra creencia, ateniendonos a la 
promessa que entonces ne hizo. Las quales le dareys, diziendo lo que en la 
otra se os escriue ( 2 ), que le podreis mostrar; y temendo la consideracion que 
se deue para lleuarle su condicion, procurareis con toda dexteridad que venga 
en Io que se pretende, y particulai mente en hazer memorial de lo que es 
menester para el effecto, poique de aquello se pueda entender el fin que 
tiene y escriuir a S. M. lo que en elio huuiere, y a todas las otras partes 
lo que conuenga; y pues, comò sabeis, el negocio es de tanta qualidad y peso, 
no sera menester encomendaros que lo tracteis y encamineis con la prudencia 
y huena manera que soleis las cosas que S M. os encomienda, y auisarnos- 
eys con diligencia de lo que en todo huuiere y en lo que se resoluiere, 
porque, estando el tiempo lan adelante, no es bien perderlo en lo que se hu- 
uiere de hazer. 

Tambien dareys auiso a don Fernando de Gonzaga de lo que con el dicho 
Principe passaredes y el respondiere. 



l' 1 ) Da Ala di Trento. 

( 2 ) Documento precedente. 



( 262 ) 
DOCUMENTO CXLVII. 

Lettera dello stesso Principe a S M., nella quale si prova a sciogliere alcune 
difficoltà poste innanzi da Cesare circa il disegno della fortezza. Per lo clic 
torna sulle cose di già esposte nella Relazione antecedentemente speditagli, 
e studiasi di meglio esplicare il concetto che gli sembra dover uscire dalle 
dichiarazioni del D' Oria. Dimostra poi come 1' erezione della fortezza mede- 
sima non sia lunga opera, né debba riputarsi soverchiamente dispendiosa. 

1549, 23 gennaio ( x ) 

(Estado, Leg. 1580, fol. 235-237) 



Teniendo firmada la carta que irà con està, y estando para despachar a 
don Alonso de Aguilar, llegò el correo mayior con la carta de V. M. de xi 
del presente, en que responde a las cosas de Genoua; en la qual dize que 
habiendo visto lo que el principe Doria respondiò, y la resolucion que en elio 
se tornò, y conformandose con aquello, les escriue a el y al embaxador Fi- 
gueroa en creencia mia, y manda que yo les escriua lo que sobre el caso 
me paresciere conuenir, pero que por ser el negocio de la imporlancia que 
e», y que conuiene que se mire mucho la salida del, me ha querido aduerlir 
de algunas difilcultades que en elio se le olTrescen muy bien apunctadas, a 
las quales responderè prirnero, y despues dirò lo que siguiendo la orden de 
V. M. he mandado. 

La primera es que haber dado el principe Doria este parescer tan libre- 
mente, se podria temer que hubiesse sido por cumplir con V. M., y tener por 
otra parte entcndido, comò platico de las cosas de aquella ciudad, la difllcultad 
que podria auer en excquutarlo, que seria una manera de dar salida al 
negocio con la impossibilidad que auria en la exequeion. A esto lo que puedo 
dezir a V. M. es, que yo tuue entonces este mismo temor, y el Duque d' Alua 
tambien lo apuntò en su carta; pero la determinacion del Principe vino sobre 
tener muy platicados los inconuenientes e impossibilidades que el nos propuso, 
para auerse de conseguir el fin que se pretende por otra via ninguna que 
por la fuerca , de la qual el no se escusaua de meter la mano, antes hacia 

(') Da Rovcredo , dove il Principe si recò lo stesso giorno Ti, partendo 
da Ala. 



( 263 ) 

fondamento que con sus galeras se huuiesse de hazer, porque el dczir el 
que do le parescia que se debia hazer, estando sus galeras donde estauan, 
do ora quererlas tener lucra de la l'action que se auia de Iiazer si no fuera 
de la Darcena donde enlonccs se balla uan, porque dixo que sy todauia parescia 
que se cxequutassc, la chusma estaua dentro, solo faltaua la gente de cabo, 
la qual en una noche se motoria; de mancia que por estas cosas dichas, y 
por otras muchas palabras que el dixo en el processo del negocio, olTrescien- 
dose a la cxequucion dello, paresce que no solamente no queria el descar- 
garse de la empresa, pero ser el executor della, y quando ci no estuuiesse 
tau claro cn ci negocio, que se teniesse lo que V. M. apunta de querer que 
se comeuc,asse el juego ysaliese el afuera, esto podria el hazer corno hombre, 
corno V. M. dice, que sabe los humores de allì mejor que los que por parte 
de V. M. negocian con el , si ci effeclo se buuiera por via de negociacion. 
Pero estando ya resuelto que no se puede hacer sino por la via de la fuerca, 
solamente qucda dezir està fuerca corno y de que manera se ha de usar 
della; y esto lambien lo entendcran los miuistros de V. M. corno el, y pre- 
guntandole la forma que le paresce se deue tener en la exequucion desto, 
se emenderà nanamente sy la que el dà es hazedera o no, y en aquello 
clarameute se uerà su inteticioii ; y vista aquella, V. M. podrà mandar o 
aceptalla y ponella en exequucion viendo ser la que conuiene, o replicalle, 
no siendo tal, lo que al liempo paiescerà conuenir. 

La otra dificullad que a V. Al. se le ofl'iesce es la comun à todos los 
negocios, que es la l'alta de dinero; y està yo la tendria por muy grande, si 
la summa fuesse tan grande corno lo que V. M. por su carta significa entender 
que lo seria; lo qual a mi no me paresce, mirandolo muy particularmente, 
porque este efecto se auria de hazer con soldados espa'rioles, y estos no los 
ay sino los que el Virrey de Napoles daria de aquel Reyno, y los que don 
Fernando de Gonzaga podria escusar de los que estan en el Piamonte , que 
aunque para otros elfectos se ha escusado, pienso no lo haria para este, 
porque entiende lo que cumple al seruicio de V. M. que esto se Daga, y su 
hazienda y su sangre creo yo que pondria el por elio; y estos soldados que 
el uno y el olro diesse los pagarian de donde agora se pagan el liempo que 
olii hubiesse necessidad de tenellos, lo qual no podria ser por mas que tres 
o quattro meses que tardarla de ponerse en dcfensa el Castilleto, el qual 
hemos visto agora muy particularmente . y nos ha parescido ser el mejor 
silio que se podia elegir, y que con mayor facilidad se podria poner en de- 
fcnsa y fortificar; de manera que la costa seria en estas tres mantras, sobre 
que agora yo escriuo a V. M., y la fabrica del castillo, y despues el entre- 



( 264 ) 

tenimiento del , lo qual despues que estuuiese a manos de V. M. podria 
mandar qae la ciudad acortasse de la guarda que al presente tiene, y ayu- 
dasse para el entretenimienlo, pues aquel es la guardia verdadera, y enlonces 
aurati entendido tornarle V. M. por tal y no para otro eiì'ecto; y a esto ayu- 
daria mucho que ellos andauan agora, seguii Adam Cenlurion lo dixo al 
Duque d' Alua, en dar renta perpetua para el entrelenimienlo desta guardia 
que al presente tienen, y que auian ya auido alguna parte dello; y siendo el 
gasto no mas desto que yo me persuado que seria, no tendria por gran dif- 
ficullad que se sacasse de Espana la mayor suma de algun expediente, el 
qual al presente yo no podria dezir à V. JVL, particularmente siti que se 
scriuiesse sobrello, y que estotros Estados de V. M. ayudassen con alguna poca 
quantidad, que seria la resta. 

Otra cosa se seitala en la dicha carta, que paresce que V. M. entiende que 
a costa de la ciudad se deuia tener guarda, y que se pusiesse persona cou- 
fidente con ella. Lo que en esto me paresce es que, pues este elfecto se ha 
de hazer con los soldados arriba dicltos, no ay quo tractar al presente basta 
tanto que el efleclo se baga; entonces el tracio sera mandar V- M. lo que 
le parescerà ser juslo; y con esto queda respotidido tambien lo del Capitan. 

Lo demas que se dize, que, hiziendose està empresa, se impedirla la de 
Dragut Arraez, elio es assi; pero ay tanta dilfet encia de la importanza 
de lo uno a lo otro quanto V. M. vee, y por las cartas que estauan escriptas 
emenderà conio acà se entiende. 

Yo he dicho a V. M. lo que entiendo sobre las diflìeultades que en su 
carta vienen inuy bica consideiadas y apuntadas, y por remitirnielo V. M., 
y ser el tiempo ya tati adelante que se perderia mucho con qualquiera di- 
lacion, no embargante lo que agora de nueuo se embia a V. M., le qual 
parere ayudur a las consideraciones que V. M. ha hecho en este negocio, 
me ha parescido seguir lo que, por una carta que el Duque d' Alua con don 
Alonso de Aguilar tenia escripta, V. M. vera sobre lo que parescia que se 
deuia hazer; y assi embio la carta de V. M. para el principe Loria, y otra 
mia en creencia del embaxador Figueroa ('); y a (il le esci ivo lo que V. M. 
podrà mandar ver por la copia que con està yrà, porque podria ser que 
viendo corno V. M. lo accepta, y corno se le dice tati apretadamente quan 
perdido estaua lo de olii sin este postrer remedio, lo qual hasta agora siempre 
se le ha dicho con algun respeclo, y agora se le dirà conio a hombre que 
està ya en lo quo V. M., no dandonos por eutendidos de lo que postreramente 

(') V. Documento segui nte. 



( 268 ) 

el embaxador Figueroa dizo aver entendido que lo cargasse tarilo csto quc 
pesasse mas que las persuasiones de raÌQer Adam , porque este enfermo he 
miedo quo està ya en termi qos que es menesier caralle por hombre muerto. 
Valga lo quo valierej y hasta tener respuesta del Embaxador, no he qucrido 
emhiar las cartas quo veniali en creencia mia para los Visoreyes de Napoles 
y Sicilia, y don Diego de Metidoca, porque no cs ami tiempo, ny se puede 
saber lo quo se les auria de escriuir, y seria publicar el negocio. Quando lo 
sea, se le embiaran, y s^ les escriuerà lo quc conuenga. 

A don Fernando de Gonzaga he escripto, auisandole de lo que V. M. manda, 
y de lo que al embaxador Figueroa se escriue para que lo tenga entendido, 
y, conio hombre que se ha halìado presente a todo lo que se ha plalieado, 
piense en elio, para que visto lo que responderà el Embaxador, de lo qual le 
he mandado que le auise, me pueda embiar su parescer sobre todo. Venida 
la respuesta del dicho Embaxador de lo que con el Principe passare, se vera 
lo que mas se deurà proueer, y se darà a la hora auiso a V. M. de lodo. 



DOCUMENTO CXLVIII. 

Risposta del Figueroa a S. A., dandole notizia del i istillato affatto negativo 
delle ulteriori pratiche fatte appo il D'Oria. 11 quale mette in campo una 
proposta del tutto nuova; cioè che S. M. dia a S. A. l'investitura dello 
Stato di Milano, aggiuntovi quello della Repubblica di Genova. Su che si 
fanno alquante considerazioni. 

1540, 29 gennaio 

(Estado, Leg. 1380, fol. 78) 



A los xxv del presente recibì dos cartas de V. A. de los xxm de enero ('), 
y con elias las que venian de S. M. para el Principe y para mi; y assi por 
la que S. M. me mandò scriuir, corno por las de V. A., he visto Io que a 
S. M. y a V. A. occurre qUe se negocie con el Principe. Al qual yo dì luego 
sus cartas; y en vii tad de la creencia de V. A. le dixe io que en ellas se con- 
tenia, y lo demas que me paresciò para el buen enderego del negocio, ponien- 

(') Documenti CXLV e CXLVI. 



( 2G(Ì ) 

dole delante el seruicio de S. M. y de V. A., y la confianca que de su persona 
ternan, y tambien lo que toc-aua a su posleridad. Respondiome que ya yo 
sabia lo que se hauia tractado delante de V A., que era que el no se confiaua 
de poder traci* a este pueblo que se salisficiesen que se hiziesse el castillo, 
y si auia alguna persona' que luuiesse tanta parte en la ciudad que pensasse 
podello acabar, que el se contentarla dello, y holgaria que se hiciesse, mas que 
juzgaua que esto no se podria acabar por està via, y que seria menester 
tentar la via de la fuerca, la qual no se auia de hazer sino estando las galeras 
fuera de la Darcena , y que S. M. se contentasse y mandasse que se prouasse 
la fuerca ; que agora veya lo que yo le dezia en virtud de la creencia de 
V. A. , y que a el no le auian deinandado que dixesse su parescer si era 
bien prouar està fuerca, o no, que por esto no lo auia dicho; que agora no 
veya causa justa por donde S. M. ny V. A. se deuian mouer a hazer està 
fuerca, porque deinas de poner la cosa en condicion, podria ser causa que se 
mouiesse alguna guerra que fuesse causa de mayor dano a la cosas de S. M., 
demas que en elio aquistaria mal nombre no solamente en està ciudad, mas 
en toda Italia , porque en el assiemo que el hizo con S. M. quando vino a 
su seruicio se capitalo que pornia està ciudad en libertad y la manternia en 
ella, y le daria fauor y ayuda para contra quien la quissiesse perturbar; que 
por todas estas razones le parescia que no hauia causa justa para hazelle 
fuerca, y tanto mas que estaua en mauos de S. M. de podella hazer siempre 
que quisies-e. Yo le respondì que bien sabia que despues que S. M. la puso 
en libertad, nunea auia pensado de quitarsela, antes de defendella, y que 
assi lo auia hecho, corno auia visto, con gente y con dineros, y que ultima- 
mente quando el Rey de Francia vino a Turili, creyendo que traya algun 
designo contra està ciudad, S. M. me auia ordenado que contiibuyesse en la 
mitad del gasto extraordinario, que despues que succediò lo del Conde, y la 
offensa que recibiò el en su sangre y hazienda, S. M. auia pensado en ase- 
gurarse desta ciudad, no paia quitalle la libertad, mas para conseruarsela, y 
para que su postetidad tuuiesse mas preeminencia y auctoridad que las otras 
casas. Respondiome que lo que auia succedido fuè por mano de un particular, 
y no de toda la ciudad. A lo qual yo tornè a replicar lo que me paresciò. 
Al fin dixo que esto le parescia a el, mas que por ser cosa de tanta qualidad 
que era bien dormir sobi elio y pensalio bien, y que el por su parte lo haria, 
y que yo lo hiziesse por la mia. Esto era el sabado; y el domingo despues 
de corner yo tornè alla, y baitele muy acompaiiado, y no le dixe ninguna 
cosa, mas que concertò con el de boluer el dia siguiente despues de corner ; 
y por presto que fui, halle alli a micer Adam, con quien creo yo que hauia 



( 267 ) 

comunicado ci negoeio; y dixome que no ballaua camino para que se pudiesse 
hazer lo del castillo, porque para elio seria menester toner Ires raill soldados, 
\ el gasto del castillo que seria menester gran suina de dinero, demas que 
eslos no podrian conseruar en paz està ciudad, y pensa rian en darse al diablo 
por no verse subjectos; que le hauia occurrido una cosa, que le parescìa que 
seria mucho al proposito, que S. M. diesse la inuestitura del Estado de Milan 
a V. A. y que se jUntasse con ella està Republica, lo qual el procararia que 
se hiziesse, y que en caso que se hiziesse y lo refusasse entonces, auria 
lugar la fuerca, y S. M. (ernia jusla causa de hazello. Yo le dixe que seria 
bien que el lo escriuiesse a V. A. o a S. M. Dixome que bastaua que me lo 
dixesse a mi, pues yo se lo dezia de parte de S. M. y de V. A., que a el 
no le hauia escripto ninguna cosa Tambien le repliquè si esto seria bastante 
cautela para que S. M. y V. A. estuuiessen seguros. Dixo que el no lo podia 
prometer, mas que pensaua que sì, mayormente durante la vida de S. M., que 
Dios prospere por muclios aiios; porque con su grandeza todo se puede con- 
seruar, mayormente teniendo estos necessidad del trafico de Milan, que sin el 
no pueden biuir, y que el que es Seiior de Milan lo es de Genoua, y mayor- 
meute S. M. Yo conozco que sou buenas razones las que el Principe dice, 
y que se puede creer todo lo que dize si fuessen todos de su voluntad; mas, 
corno este negocio sea de tanta importancia, no se puede honìbre assegurar 
que no pueda auer otro ciudadino tan loco conio el passado, aunque no ay 
ninguno que luuiesse el auctoridad y aparejo de su estado para emprendello 
corno el en persona para elio , y mas teniendo la veziudad que tenemos 
y la libertad y liuiandad desta gente , y sus passiones unos con otros, 
yo no me aseguro tan enteramente de lo que el Principe dize; bien creo 
que durante su vida que no aura nouedad, mas despues della yo querria 
tener alguna preuda que fuesse mas cercana aqui que en el Estado de 
Milan; y si se pudiesse acabar con eslos que està guardia que aqui tienen 
fuesse de tudescos, me parece que nos podriamos conseruar con los que son 
seruidores de S M. Si paresciere a V. A. que se platique con el Principe, 
mandeme auisar dello, porque, a mi parescer, seria mucha seguridad y parte 
para lo que agora se plalica, porque en vida del Principe yo no pienso que 
se pueda acabar ninguna cosa de lo que se ha tratado con el. Dios lo guie 
conio conuiene al seruicio de S. M. y de V. A. 

Despues de auer tratado sobre està materia, me mostrò las nueuas que terna 
de Dorgut Arraez por via de un forzado que se rescatò y pai tiò de las 
Gelues a los x de diziembre; lo qual vera V. A. mas particolarmente por la 
relacion que dello el Principe embia a V A. El qual me ha dicho que este 

19 



( 2!i8 ) 

negocio tiene necessidad de remedio, y presto; porque de otra nianera este 
corsario se barò lan grande, que no se pueda con el, y desharà las yslas de 
Cerdeiìa y Sicilia; y que assy lo escriue a V. M. 

xVyer llegò aqui un correo que partiò de Valladolid a los xvn de onero, y 
refere que el Serenissimo Principe y Princesa con la Serenissima Infanta y 
Infante teniaa salud, y que eran Ilegadas a Seuilla quatro naues de las Indias 
que trayan un millon de oro. 

Lo de aqui està quieto. 



DOCUMENTO CXLIX. 

Il Gonzaga al principe Don Filippo. Quale sia il più recondito e vero concetto 
che scaturisce da tutte le manovre e tergiversazioni del D'Oria. Pessimi ef- 
fetti che ne potrebbero risultare alla causa di S. M., se questa non procura 
di paralizzarli, dichiarando francamente a' genovesi il progetto d'erezione 
della fortezza. Il quale procedimento non solo è scevro da ogni inconveniente, 
ma condurrebbe seco i più grandi vantaggi pel presente e per 1' avvenire, 
fino ad agevolare l'effettuazione di un somigliante disegno nella città di Siena. 

1549, 6 febbraio 

(Estado, Leg. 1380, fol. 212-U) 

Altissimo et poderoso Signore. 

Per lettere de lo ambassatore Figueroa ho inteso ciò che gli occorse con 
il principe Doria , in esecutione di quanto V. A. gli comandò per lo ultimo 
dispaccio, et sonmi assai doluto che un effetto stato promesso tanto libera- 
mente , et che tanto importa al seruigio di S. M. et di V. A., sia bora ri- 
tardato et fatto difficile da quel medesimo che l'ha promesso et che più do- 
uria por debito suo facilitarlo. Et per obbedire a V. A. , nel darle il parer 
mio come Ella mi commise, dico che quella prima parte che allega il prin- 
cipe Doria, de la spesa et del tempo che anderia nel fare il castello, è vana, 
perchè, quando si dessero con diligenza quelle cose che bisognassero per la 
fabrica , Gio. Maria ingegnerò me ha di nuouo detto et affermato che in 
un mese egli ridurria in fortezza quel Castelleto vecchio che è il sito dise- 
gnato. Ma , posto che vi corressero più mesi di tempo , ciò non sarebbe an- 



( 269 ) 

clic mollo; et correndoci poco tempo, non ci può correre tanta spesa, che, 
rispetto a la importanza di che si natta, non sia poca. No la seconda parte 
poi, doue propone. quello spedienta do la inuestitura , apertamente si contra- 
dicc il principe D'Oria, per ciò che vuole che sia cosa ingiusta, et un andar 
contra le capilulationi che S. M. fece, il fare de la fortezza che noi propo- 
niamo con il consentimento dei genouesi et eon quelle condilioni che essi 
possono saper domandare per conseruatione de la lihertà loro; et vuole che 
sia giusta cosa, non accettando essi la inuestitura (la qual comprende il do- 
minio libero de la città), far loro manifesta forza, senza hauer alcun risguardo 
a la libertà. Et questa è una spetie di parlare che egli sempre ha usala per 
lo passato, quando, stretto da le ragioni et dal debito suo, non hauiendo ri- 
sposta alcuna valida in contrario , ha voluto disbaratar questa pratica. Onde 
si può hormai far questa conclusione al sicuro, che il principe D'Oria eui- 
dentemenle conosca quello che si propone esser salutare a la patria sua et 
al seruigio di S. M. et de V. A. , ma potere in lui , molto più che questa 
ragione, I' ambinone dell'esser tenuto padre de la patria, et la persuasione et 
forza di coloro che lo gouernano; i quali pensando dapoi, la morte di lui, di 
fare i fatti loro sotto I' ombra di S. M. et di V. A. , si ingegnano diuertirlo 
dal diritto camino. 

Hor poi che la cosa che il principe D'Oria propone, vuole egli stesso che 
si abbia a far per forza , et S. M. et V. A. sono deliberati di non metter 
mano a la forza , et ragioneuolmente (per non entrare in molte difficoltà, et 
per non recarsi calunnie addosso), pare che non accada farai fondamento sopra, 
come cosa non solo difficile, ma contraria a la mente di S. M. et di V. A.: 
ma pare che si debba, come fu la resolutione presa in Gencua, cominciare 
ad abbassare quelle persone che bora contrastano per disegni loro, et inalzar 
quelle che adheriscono al desiderio di S. M. , et con lo andare di mano in 
mano trattando et disponendo le cose di là , di maniera che dopo la vita di 
esso Principe, si possa conseguire l'effetto che adesso non si è potuto con- 
seguire; et questo sarà per bora il migliore rimedio. Ma perchè si ha da 
credere che i sopradelti contrarli, spinti da la auidità loro, faranno di molti 
cattiui offici per impedire et per hora et per sempre il detto effetto, et pubbli- 
cheranno per la città tutto quello che si è negociato a lor modo, et dipinge- 
ranno l'animo di S. M. violento, et finalmente maligneranno la sua buona 
intencione , figurando grandissima soggetione in caso che si lascino condurre 
a consentire al far del castello , mi è occorso a 1' opposto di questo quello 
che qui sotto dirò liberamente a V. A. , per non tacerle cosa mai che io 
creda che le possa portar seruigio; et è, che io vorrei che, inanzi ad ogni 



( 27Q ) 

altra cosa, si leuasse il credito a' sopradelti maligni, sì che volendo malignare 
di qui a dopo la morte del principe D'Oria, non potessero; et per far questo 
vorrei che, anticipando et pigliando la mano noi stessi, notificassimo il disegno 
che si è hauuto con una proposta a' genouesi di questo tenore. Che S. M. , 
poiché segui quel disordine del Conte di Fiesco, hauendo conosciuto il peri- 
colo nel quale stauano le cose di quella città , di essere occupate et domi- 
nate da la temerità di particolari cittadini et da persone ingorde , et essendo 
il seruigio di S. Ivi. tonto congiunto con il beneficio loro , che non può non 
hauere quella gelosia et cura de le cose di essi che ha delie cose proprie, 
né non portar loro quelP istesso amore , ha continuamente pensato d' allora 
in qua ai remedii che ci sarebbano per conseruar la quiete et libertà loro , 
et la deuotione che essi le portano; et che dopo lunghe considera tioni et di- 
uerse, desiderarla che si fondasse un castello, il quale hauesse a star in mano 
di S. M. per freno degli insolenti et inquieti, et per sicurtà de' buoni et pa- 
cifici ; et che, per hauer questo nome di castello non so che di graue in 
prima faccia, S. M. dichiara et vuole che sappiano che ella non intende che 
le sia dato in mano, né di accettarlo, se non con tutti quei capitoli et tutte 
quelle condilioni che essi sapranno addimandare per saluezza de la libertà 
loro presente et futura, mentre durerà la sucessione di lei; perchè ella niuna 
altra cosa pretende di fare , se non conseruarli lungamente liberi, a sua de- 
uotione, da le ingorde voglie di coloro che cercano di opprimergli , et per 
questo viene con essi a la libera, et procede chiaramente, come possono ve- 
dere per questa proposta, per ciò che vuole che questa chiarezza et sincerità 
sia lor argomento de la buona intencione con che si muoue; et che una de 
le principali cause che lo confermano in questa opinione et rimedio del ca- 
stello, è ricordarsi che quella Republica fa grossissima spesa per assicurarsi, 
e nondimeno sta sempre nel medesimo pericolo; et pare a lei che il castello 
farebbe questo primo beneficio, oltre a tutti gli altri , che gli disgrauaria in 
gran parte di detta spesa, conciossiachè doue bora mantengono otto o sette- 
cento fanti , all' hora ne hauerebbono a mantener dugento soli nel castello , 
et cento o cento cinquanta nel Palazzo, afrancando la spesa di tulio il resto, 
et, come è detto, essi sarebbono sicuri doue hora non sono tali; et finalmente, 
che, giudicando S. M. questo rimedio essere necessarissimo, non ha voluto 
mancar di anteporlo, perchè doue essi non lo giudichino taie, et non se ne 
contentino, almeno conoschino il buon animo di S. Al., l'amore che lor porta, 
et la cura che tiene di quella pratica; et ella, per quel che le tocca, non si 
possa dolere di hauer mancato a sé medesima in alcun tempo. Et qui ag- 
giugnere o scemar quello che meglio paresse. 



( 271 ) 

Nel far questa proposi;), si In da considerare quei beni et quei mali che 
ne possono nascere. .Alale alcuno a me non souuiene clic ne possa seguire, 
perchè quanto al pubblicarsi il disegno di S. M. , già egli è pubblico per 
tutto per opera dei predetti interessati ; ma ci è questa differenza tra il pu- 
blicarlo essi et il publicarlo noi, che essi lo hanno pubblicalo et dipinto falso 
a modo loro et con malignità, et noi lo publieberemo vero. Et il fatto è in 
se tanto honesto e giustificato, che se l'hau?rlo i sopradelti figurato al con- 
trario non ha fin hora produtto scandalo, manco lo produrrà quando da' mi- 
nistri di S. M. ci di V. A. verrà publicato con tanta honestà ; anzi, pensando 
io a la replica peggiore che i genouesi possano fare a questa proposta di 
S. M. così amoreuole, io non so veder qual ella si possa essere, se non rin- 
graziando S. M. del buon animo suo , et certificarla che essi non pretermet- 
teranno fatica né spesa alcuna, nò alcun pericolo per conseruarsi a sua deuo- 
tione et seruigio, senza che S. M. entri per cagion loro in altra sollecitudine 
o cura di castello, etc; et forse si estenderanno a dire quello che più volte 
hanno detto, che ci si conserucranno per se stessi infili che potranno, et come 
più non possino, haueranuo ricorso da S. M. La qual offerta già è un caparro 
che ci danno di lasciarsi gouernare da V. A. fra qualche tempo, per ciò che 
senza dubbio essi non possono lungamente sostenersi col gouerno prese. ite. 

Ma quel bene che nasce da colai proposta, è il caparro et I' arra sopra- 
detta, con la quale la pratica vieti intonata et incominciata per altro tempo. 
L'altro bene è, che con quella syncerilà et lealtà, et con notificar la mente 
di S. M. buona et vera , et non falsa , come forse è stata loro noti- 
ficata, viene a leuarsi il credito a tutti i maligni, et a certificare ciascuno che 
in animo di S. M. non capì mai desiderio nò sete di dominarli , nò di 
far loro forza Onde disingannato il pubblico che S. M. non vuol altro se non 
conseruarli liberi et in pace, ma deuoti suoi el in suo seruigio, in luogo di 
biasimarla o di odiarla, la loderìano et l' a merlano di bontà et di prouidenza 
et di amoreuolezza uerso loro; il che sarebbe come un altro caparro. Terzo: 
molti particolari cittadini buoni, i quali conoscono di che frutto può loro es- 
sere la fortezza , ma non parlano per tema di essere oppressi , et molli altri 
che forse non hanno saputo la verità, sapendola, parlerebbono , et se non al 
presente almeno ad altro tempo , che tanto giouasse quanto hora ; che pur 
sarebbe uà terzo caparro di quello che si disegna. Quarto: quei che temessero 
di violenza per le persuasioni dei calliui, et designassero qualche trattato, si 
assicuravano a viuere sotto l' ombra di così buono et giusto Principe. Et 
quinto alfine : quando si tratterà un' altra volta di questo negocio, dopo la 
morte del principe D' Oria, non parerà nò nuouo (essendo stato di tanto tempo 



( 272 ) 

innanzi dato a considerare et ruminare in pubblico), né duro, come parcbbe 
se si aspettasse a proponer la fortezza al tempo che si volesse fare. Altri- 
menti , se questo modo non si tiene al presente, per assicurare il pu- 
blieo et il particolare , né adesso né in altro tempo si potrà hauere speranza 
di ottener l' intento nostro , perchè come noi con la sopradetla proposta 
leueremo il credito a' maligni , così i maligni leueranno, tacendo noi, il cre- 
dito a' buoni; dico a quei tali che bora seguono et adheriscono a la voglia 
di S. M. et di V. A., onde quante volte S. M. o V. A., o ministri o gente 
di quelle, passeranno per lo luogo, il pubblico, mal informato et sospinto, farà 
di quelle insolentie che V. A. vide quei poco tempo che ella stelle in quella 
città, in pochissima riputatione di amendue ('); et fatto una volta insolente il 
popolo, et timido del castigo, la cosa non ha più entratura né rimedio alcuno, 
se non che per forza bisogna che rouini et precipiti , con quel pericolo de 
le cose di S. M. et di V. A. che più volte si è considerato. 

Et per risponder ad ogni capo, dice l' ambassatore Figueroa che potendosi 
ottenere dai genouesi che la guardia che tengono la tenessero di alemanni, 
si potrebbe- star con sicurtà. Dico che io non ho 1' alemanno per buono a 
combattere ne la città , perchè ne la città vi ha bisogna principalmente di 
arcobugi, et i tedeschi non ne usano se non pochi, et sono piuttosto huo- 
mini da campagna. Ma in questo proposito dirò bene quel che mi occoire; 
che se i genouesi accennassero che più fossero per essere loro cari i tedeschi 

(') Avendo certi spagnuoli morto un cittadino genovese, il popolo grande- 
mente si commosse; e stava per pigliare aspra vendetta sovra un cinquanta 
di que' mercenarii, che si erano afforiifìcati entro una casa nelle vicinanze del 
Molo. Ciò accadeva intorno alla mezzanotte del 5 dicembre; quando, mercè 
l'intervento del colonnello Spinola, quel minaccioso attruppamento si sciolse. 
Ma non per questo cessarono i rumori; che anzi, il dì 6, dovendosi condurre 
dalle carceri di Palazzo alle galere dì don Bernardino di Mendozza un genti- 
luomo spagnuolo, per nome Antonio d'Arze, reo d'omicidio, ed essendosi a 
tale effetto presentalo al Palazzo medesimo un drappello comandalo dall' algua- 
zile Girolamo Vallejo, le truppe del presidio gliene impedirono a mano armata 
l'ingresso, e ne ebbero forili alcuni ed altri uccisi. Divulgatasi intanto la notizia 
del fatto, e credendosi che gli spagnuoli avessero proditoriamente voluta occu- 
pare la residenza della Signoria, il popolo die' tosto di piglio alle armi, e 
corse in piazza, deliberato di fare man bassa sulla truppa cesarea. Però l'au- 
torità del Doge e dei Governatori, scongiurò ogni eccesso; e più valse quella 
del D'Oria, il quale, facendosi portare in seggiola per la città, ricondusse final- 
mente la calma negli animi. 



( 273 ) 

nel castello che altra natione, si potrebbe loro proponete et promettere di te- 
iierui i tedeschi dentro, sotto però capo spagnuolo; perchè, per mio giuditio, 

V. A. potrebbe fidarsene interamente, massimo essendo gouernati da persona 
destra; perchè li alemanni non fecero mai tradimento, clic io mi ricordi, anzi 
OSSeruarono sempre, fin a morire, quel loro giuramento che sogliono dare al 
Principe a cui promettono di seruire. 

Ouesto è il parer mio; col quale mi sono tanto disteso, perchè la materia il 
ricerca. Ma io l'ho dato puro et sincero, come è l'animo mio nel scruigio di S. 
M. et di V. A., rimettendomi però sempre a quello che giudicheranno le MM. 
VV. douer essere più lor seruigio, et a la determinatione die faranno sopra di 
ciò. Et per concludere, dico che tanto più mi confermo in questa mia opinione, 
quanto che, venendo esseguila , viene a mio giudicio, a giustificarsi ancora 
1' altro negocio di Siena , et a darsi questo da dire et da considerare a le 
genti: che S. M. cornette che si faccia il castello in Siena, perchè i sanesi 
ne la supplicano, mandando 1' ambassatore a domandarle forma di viuere et- 
legge (sì come V. A. è stala informata che manderanno per opera di don 
Diego de Mendoca et mia, quanto prima S. M. si risolua circa quelle cose), 
et lascia di commettere che si faccia in Genoua, benché iui sia altrettanto 
necessario , solo perchè i genouesi non se ne contentano ; che è segno mani- 
festo de la sua bontà et modestia , non volendo sforzare mai i popoli che le 
sono soggetti a far cosa che sia contea la voglia et sodisfatioue loro, benché 
sia salutifera a quelli et necessaria. 

Humilmente bacio le mani di V. A. 

De Milano, a' vi de febbraio 1549. 



( 274 ) 
DOCUMENTO CL. 

Il principe Filippo a suo padre. Ulteriori considerazioni circa le varie proposle 
avanzale dal D' Oria , sopra le quali non può farsi alcuno assi gnamcnto. 
Necessità di premunirsi fin d' ora contro i tentativi di innovazioni , a cui , 
in Genova, la morte dello stesso D'Oria potrebbe dar luogo. 

1549. 13 febbraio (') 

(Estado, Leg. 1380, fol. 240-41) 



A Su Magestnd. 

El despacho que scriuì a V. M. ultimamente, que esperaua de don Fer- 
nando de Gonzaga para poder escriuir lo que me pa rescia sobre las cosas de 
Genoua , llegò, que es la carta que yrà con està; vista la qua] y el estado en 
que al presente estan la cosas de aquella ciudad, y lo que con el principe 
Doria de palabra y por escripto se ha passado, y lo qae agora ultimamente 
por la carta del Embaxador de xxix de enoro se eiuiende , y auiendolo co- 
niunicado con el Duque D'Alua, me paresoe que se deuen mirar dos cosas: lo 
que al presente se deue responder a la dicha ultima carta , que seran dos 
punctos , y lo que para el remedio del peligro en que aquella ciudad està 
se deue hazer, y preuenir para adelante. 

Lo pi intero , porque el principe Doria paresce que apunta querer cargar 
a V. M., diziendo que quando el vino a su seruicio prometiò a aquella ciudad 
de mantenella en su libertad, y que agora no veya causa, ni ella hauia hecho 
desseruicio despues acà, para querer V. M. yr centra lo prometido. Se deue 
V. M. descargar desto, ordenando al Emb;ixador que, respondiendo a esto, le 
diga que V. M. nunca ha tenido fin, ny le tiene, de querer quilar la libertad 
a aquella ciudad, antes de mantenerla en ella , y para esto buscar todos los 
remedios que le hati parescido conuenientes , y que de tener està intencion 
es el dieho Principe buen lestigo, pues quando el propuso al Duque D'Alua 
que V. M. metiese un Gouernador en la ciudad, y la tuuiesse a su mano, 
porque por los muchos gastos, assi ordiuarios comò extraordinarios, que aquella 
ciudad t 'nia, y la poca possibilidad para podellos sostener, y la poca libertad 

(') Dal monastero di Erbesperg. 



( 278 ) 

que aquellos seiiores del Couierno lenian en ci hazcr justicia contra los que 
machinauan cosas conti a olla, era impossible poderse sostener, el Duque, te- 
niendo sabida la volanlad de V. J\I., le respondiò que V. M. no lo aceeptaria, 
viendo yr aq nello derechamente conti a su libertad ; y en conformidad desto 
le respondiò V. M.; y de no hauer querido V. M. aceptar eslo por la causa 
dicha , se vino despues , por tantas cai tas , y plalicas a addgazar tanto este 
negocio, que no quedò cosa de quantas se podian ymaginar ser a proposito 
para el remedio dello, que no se tratase muy particularmente ; y de todas 
se entendiò no hauer ninguna sufficiente a lo que se pretendia , sino lo del 
castillo, lo qual el ultimamente, en el postrero consejo que com'go se tuuo 
en Genoua, propuso se deuia hazer, por no hauer otro de todos los por el y 
por otros propuesto. Assi que en eslo las vezes que V. M. ha salido a elio 
ha sido por su parescer del, y en aquel.a partieularidad de poner gouernador 
reh usandolo corno està dicho. 

Lo segundo corno hasla aqui se ha trabajadó con el sobre dos puntos : el 
uno de hazelle entender el peligro en que aquella eiudad està mientras no 
tuuiere castillo; y el otro persuadili,; a el a que estè bien en que se haga y 
ayude a elio; tornar el primero, proponiendo mueho mayorcs los inconuenientes, 
y yr cresciendo cada dia el peligro, o dexar; el segundo del pedille que lo 
negocie, sino antes dezille que no embargante que V. M. vee el peligro corno 
arriba està dicho, no quiere insislirle en elio, porque de la ynslancia que con 
el se hiziesse sobre elio paresce se podria sacar poco o ningun fructo, y se 
podria venir a caer en algun grande inconueniente ; porque yo tengo por 
cierto que en sus dias, a lo menos, mientras tuuiere al lado los que agora tiene, 
nunca verna en querer que se effectue lo del castillo ni por bien ni por mal, 
y si bien viniesse en querer procurar que con voluntad de la eiudad se hi- 
ziesse , tengo por cierto que no bastarla lodo lo que el puede , aunque se 
empleasse en elio loda la buona voluntad que se podria desear; y si no lo 
hiziesse con tal, entendiendo el mejor que nadie lo poco que en elio po- 
dria, conio lo tiene ya dicho, podi à de importunado querir cumplir, con 
deeir que lo quiere proponer y negociar; y aqui se vendi ia a caer en el 
inconuei-ienie que V. M. por la carta de xi de enero a punta , que se ad- 
uierta no quiera el Principe meter la negociacion en Genoua a termino que 
el se pueda salir della, y V. IVI. quede embatacada y perdida reputacion, y sin 
el buen credito con que agora està , de manera que ya viendo el processo 
que el principe Doria ha lleuado en osto , non solamente se le deue pedir 
que el negocie esto, pero aunque lo ofrezea, no temendo entendido las volun- 
tades de aquella eiudad, estar en este negocio diferentemente de corno agora 



( 276 ) 

entiendo que estan, no se le debia admitir; y en caso qae osto se hubiesse, 
de tralar por proposicion a la ciudad, paresce que seria bien que se hfoiesse 
por parte de V. M., corno don Fernando lo dize muy bien, pidiendo al Prin- 
cipe que el con los suyos estuuiessen en el caso corno criados y seruidores 
de V. M., y comò persona que ha tantas vozes dicho ser menester el remedio 
y no hauer otro sino estende manera que para mi yo tengo que con el 
Principe està cerrada està via de negociacion, solamente queda procurar de 
ver sy se podria alraer, con lo que arriba tengo dicho, de ponerle siempre 
delante los peligros grandes en que aquella ciudad està , y esto cada dia y 
cada bora , a que se haga por la forma que el ultimamente en Genoua me 
offresciò; en la qual corno no aya de hauer negociacion sino la fuerca, el no 
podrà engarlar V. M. ni a sus ministros, porcjue en la orden que diere para 
le exequucion de elio, se emenderà sy se puede salir con elio o no, y basta 
estar del todo fuera està via, no me paresceria probar la proposicion de parte 
de V. M. 

Lo de la inuestitura paresce que lo dize por poner tiempo en medio, y 
que quando llegasse su tiempo esluria en elio conio se ha visto estar en 
estotro, y que bauria mas diflicultad en està negociacion que en lo del ca- 
stillo, porque esto es derechamente yr contra su libeitad , y que siendo esto 
assi se le deuria desde lue'go echar de fuera sy a V. M. no pareciere otra cosa. 

Estando desconfìado , corno lo estoy , que en vida del Principe , estando 
con el los que al presente estan, no se puede hauer de el mas de lo que basta 
aqui, que es quando està lexos la execucion estar bien en elio, y en acer- 
candose echallo fuera , cs menester mirar a preuenir la cosas necessarias 
para despues de sus dias; sobre las quales tendrè poco que dezir, remitien- 
dome a la carta que desde Boguera escriuì a V. M. a los xvi de deziembre ('); 
en la qual, aunque muy flacos y muy floxos, y de poca substancia, se dicen 
todos los preparanientos de que piresce se podria usar , assi corno no dexar 
crescer en autoridad a los que se entiende no tener buena voluntad a este 
negocio, y aun si buenamente se pudiessen abaxar, hazello; tener muy grato 
a Auguslin Spinola con dalle algunas spcrancas, sin por ninguna via decla- 
ralle la materia; de la misma manera al Cardenal y a Antonio Doria, y con 
estos yendo mucho mas cerradameute en la parlicularidad, guardando a cada- 
uno segun su natura; y sperar lo que el tiempo descubrirà de dia en dia. 

Sy lo que Antonio Doria dixo al Duque d' Alua que si se podria hazer de 
poner la guardia en manos del Embaxador, se hiziesse , yo lo tendria por 

('j V. Documento CXLIV. 



( 277 ) 

pimelo ilo gran substancia ; pero dubdo quo so pudiesse salir con elio; cosa 
me paresce <|ue se deue lambien mnitir al Embaxador, para quo, viendo ser 
platicable, la ponga delante comi mejor lo parescerà. El sor de tudescos no 
paresce a proposito, hauiendo de ser tan pocos, porque dentro de tierra pocos 
son do poco ofl'ecto, corno don Fernando mas largamente lo apunta en su carta. 

Estando scriuiendo està , recibi la carta de V. M. de cinco del presente , 
en la qual principalmente se tracta de bis cosas de Genoua,y porque con lo 
que antes de agora està cscripto, y con lo que aqui se dize , està satisfecho a 
elio, no terne que aiiadir. 

Quanto a la empresa contra Doi gut Arraez , bè visto lo que V. M. ha 
mandado escriuir al embaxador Figueroa , y hame parescido muy bien, y 
que se deue mirar mucho en elio. Pero, corno antes de agora tengo escripto 
a V. M., sy se pudiesse hazer aquella empresa sin estoruarse el negocio 
principal ni succeder inconueniente, y quedar la ciudad de Genoua con la 
seguridad que conuienc, no ay dubda sino que seria gran bien; y yo querria 
mucho que se exequulase. 



DOCUMENTO CLI. 

Lettera in cifra dello stesso Principe al Figueroa , istruendolo circa i modi 
che dovrà usare nelle sue relazioni con Andrea D' Oria. Ripete su ciò le con- 
siderazioni a cui s' informa il precedente dispaccio a S. M. ; e nota come po- 
trebbe ancora circuirlo , affine di condurlo ad approvare l' erezione della 
contrariata fortezza. Parere di Cesare intorno la relazione inviata dal Gonzaga 
a S. A. circa le medesime cose. 

1549 , 8 marzo (') 

(Estado, Leg. 1380, fol. 224-56) 

Al embaxador Figueroa. 

La carta que nos escreuistes a los xml de hebrero es la ultima que auemos 
recibido , y si auemos dexado de responder a ella y las otras vuestras cartas, 
ha siilo esperando la respuesta de S. M. de lo que le escreuimos sobre lo 

C) Da Heidelberg. 



( 278 ) 

quo passastes con el principe Dcria en las cosas dessa ciudad; sobre las 
quales no solamente le auisamos de Io que nos parescia, pero tanibien de lo 
que nos escriuiò sobre elio don Fernando de Gonzaga, para que, visto lo uno 
y lo olro, S. M. pudiesse tornar la resolucion que mas \iesse conuenir a su 
seruicio. Agora, con correo expresso, nos ba respoudido a elio en la subslancia 
que aqui se os dirà. Uize que le paresse que, visto el esiado en qua al 
presente eslan las cosas dessa ciudad, y lo que con el principe Doria de pa- 
labra y por escripto se ha passado, y lo que ultimamente por vuestra carta 
de xxix de enero se entiende , resultan tres puntos a que se deue satisfuzer 
y proueer. Pero, antes que se venga a eiios^ queremos que vos digais al 
Piincipe, en viitud de nuestra carta de creencia que con està os embiamos, 
que la causa porque haueraos dexado de responder a su carta ha sido por 
poder auisar a S. M. de lo que con vos hauia passado, y os hauia respon- 
dido, sobre el assiento de las cosas dessa ciudad ; y de aqui podreys passar 
a hablar en lo demas. 

Y lo primero , porque el dicho Principe en la respuesta que os dio 
paresce (jue quiere cargar a S. M., diziendo que quando el vino a 
su seruicio prometiò a essa ciudad de manlenella en su libertad, y que 
agora no veia causa, ny ella hauia hecho desseruicio despues aeà, para 
querer S. M. yr centra lo prometido; S. M. se quiere descargar desto, comò 
con verdacPlo puede hazer, y que vos le digays, en virtud de su carta de 
creencia que yrà con està, qui nuuca jamas ha tenido fin, ny le tiene, 
de querer quilar ìa libertad a essa ciudad, antes de mantenerla en ella, 
y para esto buscar lodos los remedios que les han parescido conuenientes, 
corno quien entiende y muchas veces por sus ministros le tiene dicho, ser 
una misma '-osa el bien dessa ciudad, y el mantenerse en su libertad y el 
seruicio suyo, y el bien y auloridad de su casa de el proprio y de su poste- 
ridad, y no poder auer daiio en ninguna destas cosas, que no participen las 
otras dos de el mismo, por las razones que tanlas vezcs sobre eslo se hnn 
platicado; y de entender esto de està manera, y auer tenido y tener està yn- 
tencion, es el dicho Piincipe buen lestigo en muchas cosas, y particularmeule 
quando propuso al Duque d'Alua que S. M meliesse un Gouernador en essa 
ciudad y la luuiesse a. su mano, porque por los muchos gastos, assi ordi- 
narios corno extraoidinarios, que essa ciudad tenia, y la poca possibi idad 
para podellos sostener, y la poca libertad tjae los senores del Gouierno tenian 
en el hazer justicia centra los que machinauan cosas contra ella, era impos- 
sible poderse sostener. El Duque, temendo sabida la voluutad de S. M , le 
rcspondiò que S. M. no lo acceptaria , viendo en aquello ser derechamente 



( 279 ) 

centra su libertad , y cu conformidad desio le respondiò enlonees S. M; y 
de do auer querido S. M. acceptar esto por la causa dìcha, se vino despues, 
por tantas carias y platicas, a adelgazar tanto este negoeio, quo no quedò cosa 
de quantas su podian imaginar sor a proposito para ci remedio dello , que 
no se traetasse muy particolarmente , y de todas so entendiò no auer nin- 
guna sulliciente a lo qae so prelendiò sino lo del caslillo, lo (jual ci Principe 
ultimamente, cn el postrero consejo que comigo se tuuo en essa ciudad, pro- 
puso se deuia liazer , conio vos sabeys , por no auer otro de todos los por 
el y por otros propuestos.. Assi que en esto las vezes (|ue S. M. ha 
salido a elio, ha sido por su parescer del; y en aquella particularidad de 
poner Gouernador, rehusandolo comò està dicho. En està substancia le habeys 
de nabla r con la lemplanza y modestia que su condicion requiere, dandole a 
entcnder, tjuan fuera de razon seria cargar a S. M. culpa uinguna en esto, no 
lo hauiendo timido jamas, ny hauiendose rnouido por su parte cosa alguna 
que se huuiese de tractar ny executar sino con su parescer; pues nunca S. M. 
ha tractado sino del bien dessa ciudad y conseruacion de su libertad, de 
manera que quanto a està parte el quede satisfecho, y no pueda hazer fon- 
damento en lo (jue sobre esto os dixo. 

Lo segundo es que conio hasta aqui se ha trabnjado con el dicho Prin- 
cipe. sobre hazelle entender el peligro en que està ciudad està, mjenlras no 
tuuiese caslillo, se le deuen agora proponer mucho mayores, los ynconue- 
nientes, y yr cresciendo cada dia los miedos y el peligro , sin pedille que 
el procure ny negocie cosa ninguna para el remedio, sino anles diciendole 
que, no embargante que S. M. vee el peligro corno arriba està dicho, no 
quiere insistirle en elio. A esto mueue a S. M. parescerle que de la instancia 
que con el dicho Principe se hiziesse sobre elio, se podria sacar poco o nin- 
gun fructo , antes se podria venir en algun grande ynconueniente ; porque 
se tiene por cierto que en sus dias, a lo menos, mientras tuuiere al lado los 
que agora tiene, nunca verna en querer que se effectue lo del caslillo, ny por 
bien ny por mal, y si bien viniesse en querer procurar que con la voluntad 
de la ciudad se hiziesse, se vee que no bastarla lodo lo que el puede, aunque 
se empleasse en elio con toda la buena voluntad que se podria dessear ; y 
si no lo hiziesse con està voluntad, entendiendo el mejor que nadie, lo poco 
que en elio podria , corno lo tiene ya dicho , podria de iniportunado 
querir eumplir, con dezir que lo quiere proponer y negociar; y aqui se veu- 
dria a caer en el ynconueniente que S. M. apunctò por la carta de xi de enero, 
que se aduierta no quiera el Principe meter la negociacion en Genoua a 
termino que el se pueda salir della, y S. M. quede embaraxada y perdida 



( 280 ) 

reputaciou, y sin el buen credito que agora està; do ninnerà que ya vieudo 
el processo que el dicho principe Doria ha lleuado en lo passado , no sola- 
mente se le deue pedir que el negocie esto, pero, aunque lo offrezca, no 
tornendo entcndido las voluulades de essa ciudad , estar en este negocio dif- 
ferentemente de corno agora se entieude que estan, no se le deue adornll- 
assi que pudiendose tener por cerrada està via de negociacion con el dicho Prin- 
cipe, solamente queda procurar de ver si se podrà atraer con lo que arriba 
se dice de ponerle siempre delante los peligros grandes en que essa ciudad 
està , y aun los de su casa y posleridad , corno se viò por experiencia tan 
pocos dias ha ('), sin particularmente hublarle en lo del castillo, sino redi bean- 
dole, y no admitiendole por bueno otro ningun medio, y repitiendoselo cada 
dia y cada hora, para que venga a dar el en que el verdadero y unico 
remedio es este de la forlaleca , y en que se haga por la forma que el ulti- 
mamente en essa ciudad nos offresciò; en el qual, corno no aya de auer 
negociacion sino la fuerca, no podrà auer engaiìo, porque, en la orden que 
diere para la execucion dello, se emenderà si se puede salir con elio o no. 
Conforme a esto le habeys de hablar en este punto con la dexteridad y buona 
manera que vieredes conuenir, rechacandole por agora lo que os dixo de la 
inuestitura de Milan y juntarse con esa Republica, porque si vos lo enten- 
deys alla corno acà se ha enlendido (lo qual scià bion que con el primero 
nos aclareis, porque no vino bien claro y specificado ) , paiege que traeria 
consigo mas dillicultad que lo del castillo , por muchas causas las quales no 
ay paia que repetirlas, pues las teneis enlendidas, sino solamente eucomen- 
daros quo lodo lo que sobre està materia passaredes con el dicho Principe 
sea con toda modestia, y do manera que no parezea que S. M. ny nos te- 
uemos descontentamiento del, ny desconfianza de su voluntad y affection, 
para mirar y procurar todo lo quo conuiniere en las cosas del assiento dessa 
ciudad, corno al mejor que nadie vee lo que importa a los reynos y eslados 
de S. M. y aun al bien coniun de Ytalia, porque seguii es delicado de su 
natura, si no se camìnasso diestramente con el, es de temer que no solo no 
ayudarà ny encaminarà las cosas al proposito que se dessean, pero aunque 
impedirà el remedio agora fuosse de presente o despues de sus dias, con lo 
que se sabe de micer Adam y de la min intencion que en esto tiene. 

Entre otras particularidades que contenia el parescer que nos embiò 
don Fernando de Gonzaga sobre las cosas dessa ciudad ( 2 ), despues que viò lo 

(') V. la nota a pag. 272. 
( 5 ; V. Documento CXUX. 



( 281 ) 

quo le auisastes quo aaiades passado con ci Principe Doria, fuè quo se 
deuia proponer a los dessa ciuciaci, lo que S. M. auia preiendido en querer 
quo se biciesse el castillo eu ella, porque entendido ci fin quo S. M. hauia 
en elio tenido, que era lo de su seguridad y libertad, y otras cosas a este 
proposilo, respondiendo lo quo era menester, porque essa ciudad sin eso auia 
do estar siempre en la deuocion de S. M., no se venia a auenturar cosa 
Dinguna en elio, antes se gonaua que si por otra parte se Ics hauia querido 
hacer alguna mala impressi on, saldrian della y se les quitaria aquella sombra. 
S. M. visto aquello, y considerado bien el inconueniente o fructo que podria 
traer està proposicion, haìlandose el principe Doria y los suyos de la voluntad 
que se ha visto, demas de lo que S. M. considera que seran pocos en toda 
la ciudad que vengan bien en lo del castillo, responde que no balla corno 
en ninguna manera pudiese conuenir proponevo assi por agora a toda una 
Republica, pues donde ay tantos ceruelos y diuersidad de opiniones no ser- 
uiria para justification de lo publicado, antes les podria meter en mas dubda 
y miedo, y aun por ventura causarse algun alboroto, y que procurassen con 
està occosion de tener platicas y assegurarse con franceses y otros poten- 
tados que no han faltados de preucnirles y auisarles desto, pues al cabo de 
todo lo de la proposicion viene a parar y firmarse siempre en la necessidad 
del dicho castillo; pues no solamente vernia a parar la cosa en negarlo y 
por los menos hazer la respuesta que el dicho don Fernando presupone, mas 
antes es de temer que corno los dessa ciudad viessen que el fin de S. M. 
es hacerle del presente o despues, no dexarian con este recelo de hazer 
todos los extremos possibles por impedirlo. Y assi, todo bien pensado, se firma 
en que no conuiene prouar por agora la dicha proposicion, pues quanto mas 
se tractasse està platica en publico, tanto mas seria despues difiicultoso el 
efiecto, aunque, siendo y este negocio tan publico, y que algunos por ven- 
tura lo hauran iuterpretado a otro fin de el que en elio ha mouido a S. M. , 
no seria sino bien que paresciendo vos ser necessario y conueniente hazer 
alguna justificaeion , corno de vueslro , coi aìgunos particulares, pudien- 
dolo hazer sin escandolo y sin tornar a renouar la materia, que, corno vos 
dezis , deue eslar ya amansada , mireys y hagays diestramente , segun quo 
lo ti aera la ocasion el officio que os parescerà conuenir, para declaralles y 
hazelles entender la iutencion y buen zelo que S. M. en esto ha tenido, por 
el cuydado que tiene de su protection, tranquillidad y sosiego, y conseruacion 
de su liberlad en su deuocion , con lo demas que en està conformidad os 
paresciere y fuere a proposito ; pues, siendo los dichos particulares personas 
de buena iutencion y quales vos los sabreys elegir para tal effecto , podran 



( 282 ) 

deshazer la sombra que desio hubiere hauido, y ser bastante por agora està 
diligencia. 

El otro punto es lo que se deurà preuenir y proueer para lo de adelante, 
presuponiendose por cierto que mientras el principe Doria viuiese, sei'ialada- 
mente con el consejero que tiene al lado ('), corno està dicho , nunca se 
podrà venir por negociacion al efiecto de la fortaleza, corno se ha visto està 
vez al apretar de la liane que se ha salido del juego. Paresce a S. M. 
que, para el remedio de lo de adelante, se use de las preuenciones y pre- 
paramentos que le scriuimos, que son los que en vuestra presencia se plati- 
caron en essa ciudad, aunque sean floxos y de poco momento, assi corno no 
dexar crescer en autoridad a los que se enliende no tener buena voluntad a 
este negocio; y aun si buenamente se pudiesse abaxar, hazerlo con grandis- 
sima dexteridad y dissimulacion, tanto que os guardeys siempre de no hazer 
en esto ninguna cosa, por conuinieute que os paresea, sy en elio huuiere pe- 
ligro de entenderse la intencion que se haze; tener muy grato al coronel Au- 
guslin Spinola, con darle algunas speranc.as , sin por ninguna via declararle 
la materia; de la raisma manera al Cardenal y a Antonio Doria, yendo con 
estos dos mucho mas cerradamente en la particularidad ; y para no irritar 
al Principe, ny a micer Adam, que es el que mas lo desuia, pensando suc- 
ceder en la misma opinion y credito que el Principe tiene, se deue proceder 
con ellos con mucha dissimulacion, miramiento y respeuto, y assi os encar- 
gamos que vos, corno platico de las cosas dessa ciudad, y que estais sobre 
el negocio , mireys de gouernaros con los que amba està dicho segun que 
conosceys la natura de cada uno , y la desesperacion que el Principe to- 
rnarla viendo que se tenia desconfiauca del, y que se guiasse y hiziesse por 
otra mano lo que tocasse al seruicio de S. M. 

Tambien ha parescido que seria de alguna yniportancia que la guarda 
dessa ciudad estuuiesse en vuestras manos, corno Antonio Doria propuso 
al Duque de Alua, y corno quiera que se tiene dubda que vengan en elio, 
tanto mas con Io que se ha publicado del castillo, todauia os lo hauemos 
querido remitir, para que viendo ser a proposito y plalicable, lo pongais de- 
lante corno mejor os parescerà , senaladamenle ausentandose dessa ciudad el 
principe Doria, con que auria mas color; y auisarnoseys de lo que en todo 
lo que toca a està materia pasare, para que S. M. lo tenga entendido, y se 
vea, segun el tieinpo y sucesso de las cosas, lo que mas conuerna. 

(') Cioè Adamo Centurione. 



( 983 ) 



DOCUMENTO CUI. 

Risposta in cifra del Figucroa a Don Filippo, notificandogli la sostanza di un 
nuovo colloquio tenuto col D'Oria, a seguito delle ricevute istruzioni. Il Prin- 
cipe respinge ogni apertura, che tenda a rimettere in campo le trattative per 
l'erezione della fortezza; e sostiene invece l'aggregazione della Repubblica 
allo Stato di Milano. Pericoli ai quali si andrebbe incontro abbracciando il 
partito proposto dal Gonzaga, di una franca dichiarazione da parie di S. M. 
alla Signoria ed al popolo. Diportamenti di esso Figucroa ne' suoi rapporti 
col medesimo Principe, con Agostino Spinola, il cardinale Girolamo, Antonio 
D'Oria, Adamo Centurione (giusta i consigli del quale il vecchio Andrea 
si governa) e la generalità dei cittadini. Servigi resi dallo stesso Oratore 
alla causa di Spagna. Opportunità e difficoltà di avere un presidio tedesco, 
con capitano spagnuolo. 

1349, 20 marzo 

(Estado, Leg. 1380, fol. 03-67) 



La carta de V. A. de los vili del presente recibì a los xvi del mismo, en 
respuesta de las mias hasta la de xmi del passado, y juntameate eoa ella las 
que venian de S. M. para mi, con las que tambien venian en mi creencia 
para el principe Doria; las quales yo le dì, y en virlud dellas le dixc lo 
que V. A. me mandò escriuir. Lo primero que no se le hauia respondido 
antes a su carta, por sperar la resolucion que S. M. tomaria en lo que yo 
hauia scripto de lo que con el hauia passado sobre lo que se hauia tractado 
del castillo, y que quanto al primero punto de lo que me hauia dicho, que 
S. M. no podia con justa causa innouar niuguna cosa contra la libertad 
desta ciudad, por auerlo promelido por la capitulacion que con el se hauia 
hecho, que a esto S. M. me mandaua que yo le respondicse que el sabia 
muy bien que la intencion de S. M. nunca hauia sido de quitalle su libertad, 
sino de conseruarsela y augmentarsela, corno se hauia visto por la experiencia 
en las cosas que se le han oflrescido, ayudandoles con dineros y gente, y 
que S. M. nunca hablò en elio, ny pensò tractar del castillo, ny de otra 
cosa, hasta tanto que succediò el caso tan feo y abominable que el Conde de 



( 284 ) 

Fiesco Cornelio assi contra S. M., corno contra està Repub'.ica , y particular- 
nientc contra sa persona y sangre; y que juzgando S. M. y V. A. quo tenia 
necessidad de remedio, y hauieudolo consullado con el, hauia parescido a 
lodos que el mas conueniente remedio era el del castillo, para conseruàr la 
libertad desta Republica, y opprimir a los que se la quisiessen perturbar, y 
no para quilarseia. El me respondiò resoluta mente, corno lo haze con todas 
sus cosas, di/iendo que no era menester quo yo descargasse a S. M. en 
està parte, porque el lo creya assi comò yo lo dezia, que lo que me hauia 
dicho no era para cargar a S. M-, sino en consequencia de lo que le pare- 
scia que no se podia hazer lo que S. M. y V. A. querian; que sy se pu- 
diese dar a entender a los otros corno el lo entendia y creya, quo poco hauria 
que hazer en concluir lo que S. M. y V. A. mandauan; y en està conse- 
quencia me dixo que el hauia pensado y examinado en su juizio el camino 
que se podia tener para persuadir a està Republica que consintiesse que se 
hiziesse el castillo ; pues se hazià para su seguridad, y que no hallaua que 
el no fuesse parte para darselo a entenderj; y que faltando este camino , que 
no se tenia por bien que se tentasse el de la fuerc,a, porque traya consigo grandes 
ynconuenientes y manifesto peligro a Ias cosas y seruicio de S. M. y de V. A., 
porque no solo era odioso a està ciudad, mas a toda Ytalia, y que los fran- 
ceses estauan veciuos, los quales procuran en quanto podian de abaxar la 
grandeza de S. M., y que no sabia lo que haria el Papa y venecianos, y 
los otros potenlados , y que al fin tenia por mejor que S. M. corriese esle 
riehgo de que està ciudad podria tornar otro camino de el que agora tiene, y 
que los gozasse assi con la voluntad que tienen, que no que la forcassen, 
porque lo uno daua a S. M. buen nombre y lo otro traya consigo odio, y 
que tanto duraua cuanto duraua la fuerc,a. Que el se acordaua desde el 
Rey Luis duodecimo que hauia visto tres vezes perder el castillo, y ultima- 
mente el castillo y la Linterna, y que eslo lo hauian tornado los de la ciudad, 
sin ayuda de ningun principe; y que lo que el hauia acordado de la inue- 
stitura de Milan, era porque està ciudad ha estado otras vezes debaxo de 
los Duques de Milan, los quales teniau su prolectiou y ponian Gouernador 
(jue administiaua el criminal, y ellos tenian lo ciuil con sus ancianos que 
gouernauan sus cosas; y que esto le parescia que lleuaua mas camino, y se 
les podria proponer con mejor color que no lo del castillo. Yo le repliquè 
<jue a mi me parescia mas difficulioso , porque totalmente venian a perder 
su libertad. Dixo que no, porque eslo se hauia de hazer con acordio y ca- 
pitulos , y que se haria mas facilmente que no lo del castillo , por la neces- 
sidad que teniau del Estado do Milan, que no podrian biuir siu el. Yo no 



( 285 ) 

dexe de lornallc a replicar lo quo me pnresciò; mas corno cs tan rosolino, 
no quierc estar cn altcrcaciones, sino <|ue al fin me dixo que en lo quo hauia 
sttboedido del Gonde que no se hauia de admiltir agora, en consequencia 
quo podria hauer otro que hiziesse lo mismo, porque ninguno tenia bl aparejo 
que el tenia, y que de aquel caso que succediò se podia tornar exemplo de 
la demonstracion que hizo està ciudad, que ella sola sio ayuda de ninguno 
se conscruò y estuuo firme en el seruicio de S. M. Yo le repliquè que lo 
hauia hecho Dios, que hauia puesto el remedio principal , aunque no hauio 
faltado la ayuda de los hombres ; que lo que la ciudad hauia hecho 
hauia sido no demostrarse por la una ny por la otra parte. Al fin concluyò que 
el era vassallo de S. M. y de V. A., y que, por la obligacion que tenia, era 
obligado a dezir la verdad de lo que su juizio alcanzaua, que despues el 
obedesceria lo que S. M. le mandasse, sin mirar a interes de su casa y 
posteridad, porque S. M. le hauia hecho tantas mercedes, que si ellos eran 
hombres de bien les bastaua , y que pues S. M. hauia de venir en Ytalia , 
que, aunque supiesse hazerse lleuar arrastrando, yria a le besar los imperiales 
pyes y manos de S. M., y a dalle quenta de lo que passaua y de sy, y 
despues hazer lo que le mandasse S. M. Yo tempie con el, diciendole la con- 
fìanza que S. M. y V. A. tenian de su persona, y que durante su vida 
ningun pensamiento tenian que huuiesse mudanca en las cosas desta ciudad, 
mas que despues del, parescia que quedaua en manifiesto peligro , por no 
quedar persona que tuuiesse tanta auctoridad que se contentasse de tenelle 
el respecto que a el tenian, porque si en su casa huuiera persona de 
edad par a elio, que por la memoria suya y con el fauor de S. M. y 
de V. A. pudiera quedar en su lugar. Respondiome que esto no era 
ynconueniente , porque faltando el , de necessidad està ciudad no podia 
tornar otra buelta sino la de S. M., porque todo lo que tiene està en sus 
reynos, y que tanto mejor lo harà faltando el, por tener persona que los 
ayude y enderece para que con sus espaldas se puede ayudar; y que aunque 
el falle, no faltaran otras personas que tienen el mismo fin que el tiene, 
para ayudar y enderecar al seruicio de S. M. y de V. A. està ciudad; 
y que algunos que piensan que seran parte, entonces podria ser que tu- 
uiessen menos. Yo pienso que esto lo diga por Antonio Doria, aunque 
sean de una casa, por la poca yntelligencia que ay entre ellos, o por 
micer Augustin , el qual es muy bien visto en està ciudad, aunque el se 
gouierna tan bien y con tanto respecto con ei principe Doria, que no tiene 
causa de poderse quexar del, y cn lo que yo veo el muestra tenelle buona 
voluntad. 



( 286 ) 

Quanto al segundo capitulo de esponer al Principe los inconuenientes, yo lo 
hize, diziendole la necessidad que ay de pensar en establescer las cosas desia 
ciudad comò por el seruicio de S. M. y bien de su casa. Respondiome que 
despues que està ciudad està en libertad que no la hauia visto mas bien 
dispuesla a conseruarse en ella debaxo de la protection de S. M. y de V. A., 
y que para poder hazer esto, hauian dado orden de tener dineros diputados 
para esle effecto, para poder pagar mill infantes, y que con esto le parescia 
que se podia conseruar, pues era lo principal que era menester para po- 
derse conseruar; y en este proposito me replicò que si quando succediò lo 
del Conde de Fiesco se propusiera lo del castillo, que con el miedo que te- 
nian los cuidadanos de no venir en otro caso semejante o peor, que tiene 
por cierto que se contentaran de hazello, mas que agora que se han reco- 
noscido y mirado entre ellos lo que puedan hazer, y hallado manera de sacar 
dinero para vna guardia ordinaria, aunque sea de mill hombres, que no le pa- 
resce que por ninguna cosa se podrà hazer lo del castillo, y que en lo demas 
se remetia a lo que hauia dicho. Yo le dixe por tentalle que si parescia, 
que seria, bien procurar que la guarda que tenian en la placa que fuesse de 
alemanes. Dixome que no se podia hazer, porque estos entrarian en mayor 
sospecha; y sy esto se les pidiese, que si se offresciesse alguna necessidad que 
fuesse menester crescer la guarda, que en tal caso se podria proponer que 
por su seguridad dellos era bien que la gente que huuiessen de crescer fuesse 
de alemanes. Y corno yo vi que no salia al fin que yo tiraua, no le hize in- 
stancia en elio; porque mi intencion era que pues no se puede effecluar lo 
del castillo, que temendo aqui una buena guarda de alemanes con una buena 
cabega, que con los que son seruidores de S. M. y de V. A. se podria con- 
seruar lo de aqui en qualquier tumulto de pueblo, que es lo principal de 
que se ha de temer, y entretenerse hasta que fuessemos soccorridos por tierra 
del Estado de Milan, o por mar de otra parte. Yo creo que las persuasiones 
que al Principe se pueden hazer, que el las sabe y entiende tambien, que en 
lo de aqui no se le puede dezir ninguna cosa que el no la sepa y entienda; 
y por esto es menester yr con el cautamente y a liempos, y en coyuncturas 
acordalle lo que fuere a proposito cerca desta materia. De lo qual yo me 
ayudarò segun viere ser necessario para el bien del negocio. 

Quanto al parescer que don Fernando dio a S. M. y a V. A., que era 
bien que se propusiese a està Seiioria lo que se hauia platicado sobre lo del 
castillo, para que supiessen que la yntencion de S. M. no hauia sido para 
otro efl'ecto sino para conseruacion de su libertad, y para apremiar los inso- 
leutes y scandalosos, y dar fauor a los pacificos y que desean biuir bien, 



( 287 ) 

S. M. y V. A. In hai) considerato punli-ntissimamcnte, porquc auicndose de 
comunicar con ci Duqae y Gouernadores , qdé en todos son xxn personas 
quo cadauno es de opinion contraria del olio, cadauno lo senliria segua la in- 
clinacion que tiene y lo cellario a buona o mala parte , y corno son gerites 
scandalosas se diuulgaria de diuersas maneras; de donde no tomarian la in- 
tencion de S. M. sino lo que ellos entienden, y lo passado juzgarian que era 
presente, y darseles ya materia de pensar mal y procurarlo; y tanto mas, 
corno viessen que no venia por parte del principe Doria, jusgarian que el no 
hauia sido de aquòlla opinion, y con el pueblo no se ganaria y con el Prin- 
cipe se perderla mucho, paresciendo que S. M. quisiesse enderecar sus ne- 
negocios por via de la Serioria y que mostrasse desconfianca del. Sy el ne- 
gocio huniesse de liazer mejor elTecto para el seruicio de S. M. y de V. A. por està 
via, yo seria de opinion que se prouasse; mas tengo por cierto que seria 
muy dailoso; y por està causa ha parescido que oste acuerdo es bien guar- 
dallo corno V. A. manda que, comò de mio, viniendo a proposito con algunas 
personas que sean muy confidentes dalles alguna razon, conio yo lo he hecho 
alguna vez viniendo a coyunctura; y esto ha de ser con pocos, porque, aunque 
sean seruidores de S. M. y de V. A., pocos ay que comò se toque està teda 
lo sientan bien, haziendo mucho caso de su libertad, porque no se les puede 
dar a entender que la intencion de S. M. sea la que se les dice, sino al fin 
que ellos lo entienden; y aunque este negocio sea ya diuulgado, y de muchas 
partes se lo ayan escripto, todauia los que son bien inclinados al seruicio de 
S. M. y de V. A. han tenido fee y speranca en la summa bondad de S. M., 
y viendo que el effecto no se ha seguido, se han assegurado mucho, y lo 
tienen corno cosa oluidada, y si agora tornasse a hablar en elio seria resu- 
ltar un muerto. 

Quanto al tercero punto, que es moderar las preeminencias y tener baxos 
a los que no son bien inclinados, y que podrian ser contrarios para el bien 
deste negocio, y tenerlos baxos y ayudar a los demas quo son bien incli- 
nados, specialmente a Augustin Spinola y Antonio Doria y al Cardenal, en lo 
que a mi toca yo lo hago de manera que no pueda el principe Doria tornar 
dello sospecha, sino que parezea que todo depende del ; y fuera de micer Au- 
gustin, yo no me alargaria con ninguno de los otros a traclar desta materia. 
Aunque Antonio Doria ha hablado en elio al Duque de Alua, y dado parescer 
de lo que se ha de hazer, no sé corno sentina lo del castillo, quando se 
viniesse a la determinacion dello. En lo demas yo trato con todos ellos, y 
en las demonstraciones publicas no hago diiferencia del Fragoso al Adorno , 
ny del Doria al Spinola. Verdad es que, quando se offresciesse el caso, que 

20* 



( 288 ) 

el quo conozco que es seruidor que no dcxo de hazer por el lo que es razon; y 
por ios demas, ea cosas qae no sean en perjuizio de ios que son seruidores y 
nascieroa con està fee y han de morir con ella ; y S. M. lo deue tener en 
memoria que, hauiendose de hazer mercedes, que es bien anteponer a estos 
antes que a Ios otros, puos eslos son seruidores de voluntad y Ios otros de 
necessidad. Lo que yo he procurado, despues que estay aqui, es conseruar a 
S. M. y a V. A. sus seruidores y atraelle otros de nueuo, y generalmente 
tratar bien a todos, para que Ios que son buenos se conseruen, y Ios malos 
se conuiertan; y con el Principe yo hago todo lo que es necessario para con- 
sentile en la deuocion de S. M. y de V. A., porque conozco del que 
sirue a S. M. y V. \. con entera fee, y en este caso que agora 
se irata, tengo por cierto que no se alarga a mas, porque no se confia de 
salir con lo que comencare, juntandose con elio su edad y la persuasion de 
Ios que estan a par del. Con micer Adam yo disimulo todo lo que puedo; y 
el despues que V. A. partiò de aquì paresce que se alarga algo en Ios ne- 
gocios, con dar lugar al principe Doria que el pueda hablar sin que el sea 
tesligo de lo que passa. Yo creo que lo haze con arte, porque sabe que el 
Principe no se ha de resoluer en ninguna cosa sin comunicallo con el, conio 
en eflecto es, que para hacello siempre que hablo con el està materia, toma 
tiempo de pensar en elio, y es para poderlo comunicar con Adam. Yo procu- 
rare en lo que a mi locare de conseruallos en todo lo que pudiere, corno lo 
he hecho hasta aquì. 

Quanto al otro punto que don Fernando acuerda a S. M. y a V. A., que 
la guarda de alemanes no es a proposito para la guarda del castillo , sino 
que sean espaiioles a Ios nienos el Capitan , no bay dubda, sino que elio ha 
de ser assi por lo que conuiene al seruicio de S. M. y de V. A.; y mi in- 
tencion es de la misma opinion; y lo que yo escreu'i de la guarda de ale- 
manes, no hablaua en el castillo, porque aquello de suyo se està que sy se 
pudiesse acabar que la guarda que tieuen en la placa fuesse de alemanes, 
porque con ella y con Ios que son bien inclinados al ceruicio de S. M. y 
de V. A. se podi ia conseruar està ciudad en un tumulto de puebio , o de 
otro caso que pudiesse succeder; y esto es lo mismo que arriba digo a V. A. 
acerca de la guardia, y lo que sobie elio passe con el principe Doria, que 
quando se hiziesse no seria fuera de proposito. En lo que toca que seria al 
proposito que yo luuiesse la guardia a mi cargo, si elio se pudiesse hazer 
de la manera quo Antonio Doria lo scordò, scria muebo al proposito del ser- 
uicio de S. M. y de V. A., porque temendo la guardia en la mano, se 
podria hazer lo que se quisiesse; mas, corno V. A. sobe, ya yo he tenido este 



( 289 ) 

lugar, ol (jual seraia mas por cerimonia que por otra cosa, porquo la gonio 
os italiana y los capitanes puestos do su mano, y que cn caso de necessidad 
lian do acudir a lo que ollos les mandaren y no a lo que yo les dixere, 
no seria de ymportancia sino de apparencia. Todauia si naciesse del prin- 
cipe Doria, yo lo aceptaria, pues S. M. y V. A. lo mandati; mas yo creo que 
no lo harà , porque las otras veces quo Io ha heclio ha sido con yntcncion 
que no entrasse en aquel lugar persona que no dependiesse del , y corno 
agora este seguro qae no daran el cargo a mi§er Augustin, por sor pensio- 
nano de S. M., no creo que lo harà. 



DOCUMENTO CLIII. 



in- 



Letiera in cifra del Figueroa al Principe Filippo. Gli notifica il processo i 
tentalo dalla Signoria all' ex-Doge Giambattista De Fornari , incolpalo di 
trame per voltare la città a devozione di Francia, e chiuso con una sentenza 
di bando perpetuo. Della quale non sono satisfatti i nobili , perchè, non ri- 
tenendo la punizione adeguata al fallo, temono che altri pigli animo a rian- 
nodare le fila spezzatesi fra le roani del reo; né si chiama contento il Fi- 
gueroa , parendogli che a S. M. dovesse darsi ben maggiore soddisfazione. 
Della mitezza però di quella sentenza non vogliono incolparsi gli uomini del 
Governo , ma i giudici , corrotti da' francesi e da alcuni aderenti di questi 
ultimi , nonché due famosi giureconsulti de' quali la Signoria aveva chiesto 
il parere. 

1 549 , 1 5 novembre 
(Estado, Leg. 1580, fol. 93-94) 



Muy alto y muy poderoso Seiior. 

Ya V. A. haurà entendido el traelado que Juan Baptista De Fornaris, Dux 
que ha sido de Genoua ('), tenia con el Rey de Francia para dalle està ciudad 
en caso que se ofreciese en ella algun tumulto, o veramente despues de los 
dias del principe Doria; por lo qual està Seiioria le hizo prender, y poner a 
buen recando en la torre de Palacio , juntamente con otros dos de quien se 
tenia sospecha Sobre lo qual estos que agora gouiernan han hecho todas las 

(') Dal 4 gennaio 1545 al 5 stesso mese del 1547. 



( 290 ) 

deligencias posibles, para declarar la verdad do lo que el fraylc Franciscano (') 
que hizo prender don Fernando depuso en sa confision, corno V. A. haurà 
entendido por lo que hasta agora he escrito a S. M. Y lo que agora me 
ocurre que dezir, es que, visto estos Seiiores la trama del dicho Fornaris, 
pusieron su causa en manos del Potestad y juezes de los malefizios, y un do- 
ctor de Rota, para que la determinasen , y diesen sentencia; y le dieron al 
Fornaris su proceso, para que se defendiesse dentro de un termino limitado; 
sobre lo qual han estado hasta los quatro del presente , que dieron la sen- 
tencia; y lo que en ella se contiene es que le destierran perpetuamente de la 
ciudad y su dominio y que fuese confmado en el lugar que le fuese serìa- 
lado por la Seiioria ( 2 ). Desta sentencia han quedado muy mal contentos mucha 
parte de la ciudad, especialmente los gentiles hombres, que les paresce que no 
auer hecho juslicia deste, da lugar para que estos populanos tomen campo, y 
emprendan semejantes tratados y otros peores; y cierto ha sido cosa de mal 
exemplo y que trae consigo grandes inconuenientes, porque, demas del darlo 
de la ciudad , bau tenido poca consideracion y respecto a lo que toca a la 
aucloridad de S. M., pues seiialadamente dezia en el processo que en caso de 
tumulto o de la muerte del principe Dona, que el procurarla que la ciudad 
cayesse en manos del Rey, y que una cosa tan desuergongada y tan fea se 
haya passado. Y por lo que puedo alcancar deste nagocio , no ha procedido 
de la voluntad de los que gouiernan, sino que los juezes han sido corrompidos 
con cartas del Duque de Ferrara y del serior Jeronimo de Correyo, porque 
el doctor de la Rota es de Correyo y el Potestad de Modena, el qual ha re- 
cibido cartas del Cardenal de Trento y persona propria sobreste negocio, y de 
otras personas de qualidad y de mucha importancia, y demas desto han em- 
biado paresceres del Alciato y de un Senador del Estado de Milan , que se 
llama Juan Baptista Stirco, y es de Cremona; que me soy marrauilado que, 
sabiendo Io que importa este negocio al seruicio de S. M., ayan tenido atre- 
uimiento de dar parescer corno lo han dado; de lo qual tengo dado auiso a 
don Fernando, porque me paresce que, pues el fuè actor deste negocio, lo 
auia de ser para que saliesse a luz. Del principe Doria no puedo juzgar 

(') Era questi un frate Clemente, il quale, venendo di Francia a Genova , fu 
in Ceva di Piemonte, per ordine del Gonzaga, fatto prigione; e, posto alla 
tortura , svelò delle pratiche del De Fornari quanto più ne sapeva. Di che 
Don Ferrante avvisò il Figucroa ; il quale ne fé' partecipe la Signoria. Il De 
Fornari teneva allora 1' ufficio di Procuratore perpetuo. 

( 2 ) Fu relegato in Anversa, dove poscia morì. 



( 891 ) 

mas do que creo quo holgara que se hiziera justieia; mas no se ha querido 
mostrar parte, para hazer instancia cu elio. Lo que yo he hocho ha sido cu- 
cargalles de contino la jusiicia por lo quo importa para la quietud de su 
Republica, porque por parte de S. M. no me parescia (jue conuenia que se 
hiziesse, temiendo en lo que auia de parar, porque se pcrdiera rcputaeion y 
no se hiziera mas que assi, y tambien porque los de la Seiioria mostra- 
ban tanta voluntad de castigar este tratado, que nunca pensò que auia de 
parar en lo que parò. 

Despues de escripto lo de arriba, entiendo que el Potestad recibiù cartas 
del cardenal Farnes muy encargadas sobreste negocio, las quales hizo a pe- 
ticion de franceses; y tambien creo que estos juezes ayan sido corrompidos 
aqui con dineros. 

En lo demas la ciudad , a lo que paresce , està en toda quietud. Dios la 
conserue en seruicio de S. M. y de V. A. , cuyo soberano Estado Nuestro 
Seiior aumente y ensalze, con acrecentamiento de muchos reynos y seiiorias. 

De Genoua, a 8 de nouiembre 4549. 

De Vuestra Alteza 

muy vmil vasallo que los Serenissimos pies y manos de V. A. besa 

Gomez Suarcz de Fiimeroa. 



FINE DEI DOCUMENTI 



CORREZIONI 



Nel rivedere la presente edizione, crediamo poterci ripromettere che gli 
studiosi la troveranno nel suo complesso accurata. Lasciando pertanto che il 
discreto lettore supplisca di per sé a qualche lieve menda puramente tipogra- 
fica, ci limiteremo a notare i pochi trascorsi de' quali potrebbe riuscire meno 
facile la correzione; e proporremo del pari (segnandole in corsivo) alcune 
sostituzioni o modificazioni a certe parole, che veramente si leggono nelle 
copie che ci furono di scoria, e fors' anco s' incontreranno nei relativi originali, 
ma non hanno, così cerne sono, un chiaro e preciso significalo. 

Del resto, chiunque conosca le difficoltà che d'ordinario accompagnano le 
pubblicazioni d'antichi documenti, ed unisca alle medesime quelle altre che 
naturalmente doveva trarre con sé una lingua per noi straniera, vorrà, speriamo, 
tenerci conto del buon volere e delle diligenze che abbiamo adoperate; scu- 
sandoci insieme di quei mancamenti ne' quali, per la nostra insufficienza, fos- 
simo d' altra parte caduti. 



Pag. 



13 l 


ìnea 


'. 17 lo (lene 


leggasi : 


lo dexe 


31 


» 


30 sape. . . fallarla 


» 


stipe. . . faltaria 


32 


• 


17 topar abrase 


.. 


topar. Abrasi 


56 


» 


•19 gasta 


•• 


gasto 


58 


n 


20 justificamos 


» 


justifrcarnos 


82 


o 


24- ecro 


'» 


creo 


ivi 


» 


31 seaerbos 


» 


sea sobre 


121 


» 


20 enderecary 


» 


enderecar y 


123 


s 


3 co^sullai'iios , lo 


» 


consultarnos lo , 


135 


8 


12 Desde ultima 


» 


Desde Vlma 


142 


» 


13 scrivi 


• 


screvisteis 


157 


» 


5 arouechó 


» 


uprouechò 


160 


» 


32 rogar anadir 


» 


rogar a tiadie 


177 


» 


28 me ha mi ditho 


» 


me ha ny dicko 


213 


» 


30 haga 


» 


haya 


263 


» 


37 la costa seria 


!> 


la cosa seria 



INTERROGA TOMI ED ALLEGAZIONE 

SPETTANTI ALLA CAUSA 



PROMOSSA 



DA SCIPIONE FIESCIII 

PER LA RIVENDICAZIONE DEI FEUDI PATER 



PUBBLICATI 



L. T. BELGRANO 



Lia congiura di Gian Luigi Fieschi, scoppiata in Ge- 
nova la notte del 2 gennaio 1 5i7, vuoisi riguardare come 
uno dei tanti commovimenti onde la Francia, perduta 
ch'ebbe in Italia ogni politica signoria, fece prova di 
tenervi eccitati gli animi in suo favore e ai danni del- 
l'emula Spagna. Diversamente considerandola, non si sa- 
prebbe comprendere la grande importanza che le attri- 
buirono i contemporanei, né spiegare la copia dei 
documenti che si hanno di essa in parecchi fra i precipui 
Archivi di Europa. Però fra tutte le carte che intorno 
a siffatta congiura si produssero in luce noi non esi- 
tiamo a riconoscere come le più rilevanti quelle del- 
l'Archivio di Simancas, le quali antecedono alla presente 
pubblicazione. Anzi stimiamo che l'importanza loro, per 
avventura , potrebbe appena rimaner vinta dagli atti 
originali del processo della congiura medesima. 

Atti Sog. L:g. St. Patria, voi. Vili, Fnsc III. 21 



( 296 ) 

Un codicetto del nostro Archivio Governativo, che 
reca la data del G luglio 1605, ed ha titolo di Inventa- 
rium scripturarum reconditarum in capsia rerum lesae 
maiestatis, registra : « Un manualetto coperto di cartina, 
col millesimo 1547, con diverse scritture toccanti la 
congiura del conte Fiesco ». E nell'Index Politicorum. 
che fu compilato del 1704, si notano inoltre: « Scritture 
concernenti la congiura del conte Gio. Luigi Fieschi ». 
Cionondimeno, se noi ci avvisassimo di riconoscere nelle 
carte sovraindicate gli atti del processo testé citato, io 
credo che assai ci dilungheremmo dal vero; mentre 
stimo probabile che siffatte indicazioni possano riferirsi 
invece ad alcuni pacchi di documenti che si hanno og- 
gidì fra i processi di lesa maestà, nò altro sono che 
bandi o somiglianti scritti attinenti bensì alla con- 
giura di Gian Luigi e de' suoi fratelli, ma di assai li- 
mitata rilevanza. 

Altri documenti però, de' quali abbiamo dovizia, tor- 
nerebbero utilissimi rispetto a questo argomento, siccome 
quelli che possono per larga parte supplire alla man- 
canza del processo medesimo, e riflettere sull'anda- 
mento di quelle trame e delle altre che le seguitarono 
più dappresso una vivissima luce. Imperocché, pel fatto 
della congiura di Gian Luigi, essendo caduti nel do- 
minio del Fisco imperiale gli antichi feudi de' Fieschi, 
Scipione minor fratello del cospiratore, protestando della 
sua innocenza riguardo a quelle trame, chiese a Carlo V 
di poter essere nel possesso dei medesimi redintegrato (*) ; 
e del sostenere le proprie ragioni diede incarico a Fran- 
cesco Barca giureconsulto, che era allora bandito da 
Genova e se ne stava acconciato in Corte ai servigi di 

(') Docum. dell'Archivio di Simancas, num. ixx, pag. 110. 



( 297 ) 
Tommaso T>o Marini ('). Il quale ultimo neppure sorba- 
vasi amico al Governo della Repubblica od al Principe 
D'Oria, conio quegli clic poco stante pigliava parto al 
Congresso di Piacenza ( 2 ), e tenea quindi vivissime pra- 
tiche per riacquistare agli Adorni il potere ( :ì ). 

C) Del dottor Barca si hanno vario lotterò a Bernardo Spinola in Ge- 
nova, tra quelle di parecchi ribolli. In una di osso, che è in data di Augusta 
18 settembre I5i7, alludendo alla seguita uccisione di Pier Luigi Farnese, dice: 
« Il successo di Piacenza è piaciuto quiui. » In altra del 31 gennaio 1551 scrive: 
« La conducta hauea di stare in Corte finisce per tutto il mese seguente de 
feuraro; et quando il prefato Signor Illustrissimo (di Piombino) Cussi seni ito de 
agiutare la barca de scuti 200, procuraria di refermarmi in detta conducta 
per un anno » (Ardi. Gov. Processi di lesa maestà; scatola i). 

(-) Spinola, Considerazioni ecc. Vcd. Alti, voi. iv, pag. 372. 

( 3 ) Anche del De Marini e di Barnaba Adorno si hanno nel nostro Archi- 
vio più lettere (loc. cit.), donde risultano appieno gli intrighi accennati. Le une 
e le altre usano per Io più nomi convenzionali; e così l'Adorno chiama eostan- 
.temente Andrea D'Oria con quello di Anticristo. « Dragut sta in Corsica (scrive 
egli a Giuliano Della Riva, altrimenti detto della Spezia, intorno al 1550). Se 
intende faccia pochi effetti. Non è il solito de' corsari perdere così il tempo. 
Io per me credo vi stia a qualche misterio et oggetto, con intelligenza de fran- 
cesi per le cose di Genoua. . . . Haurete inteso come d'Algieri esso Dragut 
mandò due fuste al Turco. Mi pare veder riuscire qualche effetto importante; 
et all' bora S. M. (Carlo V) con suo danno conoscerà l'autorità di Antechristo, 
Gigante (forse Giocante còrso) et altri animali, con li quali spende un thesoro, 
et quanto la hauranno offesa le passioni de' suoi ministri. Se morisse l'Ante- 
christo, come alcuno suspica sii forte ammalato, non metteria dubbio che di 
presente si vedria nouità in quella città (Genova). 

Del mentovato Giuliano si ha poi il seguente Memoriale, da lui redatto ad 
istanza del De Marini per essere consegnato in favore dell'Adorno a Don Fer- 
rante Gonzaga (Ardi. Gov. loc. cit.) 

(A tergo) Memorial cauato da una minuta di Giuliano della Spezza dato per il Marino al 
Maona. 

(Entro) Molto Magnifico Signor 

Sapendo le occupationi et li trattagli di mente di V. S. per compire con quello 
me obligano le servitù mie con Suoa Maestà et cum Suoa Ecceller] tia et l'inte- 
resse della mia Patria, non restarò dirgli con questo mio Memoriale quello che 
a bocca gì' ho discorso toccante al Signor Bernabò Adorno, il caso del quale in- 
uero a me non pare sii bene inteso per ciascuno di detti rispetti, o penso per 



( 298 ) 

Ma Cesare nò volle ricevere né udire il dottor Barca ('•), 
e di que' feudi gratificò in appresso la Repubblica, il 



passionate informationi. E di questo parlo come gentil' homo nato et vanito 
tutto il tempo della mia vita in Genoa, intrauenuto in diversi et longhi tempi 
in magistrati importanti et de' principali, et tanto informato del viuer nostro 
quanto altro cittadino gli sii. 11 che me dona ardire di parlarne et speranza 
eh' io non debbi esser criminato che forse passasse il segno, ateso la somma pru- 
denza di Suoa Eccellenza la quale hauerò bene in gratia grande resti semita 
non me giudicare saluo con la volontà et pigliare il tutto col zelo della semi tu 
et osseruanza che gì' ho. 

E prima dico che se si crede che alcuno habbi parte in Genoua che ncn sii 
della Casa Adorno o Fregosa, se abusa et sii chi voglia; et quando ho sentito 
de Fieschi e de Marchesi di Massa et altri io me ne sono riso: lo qual oltre che 
so che naturalmente non gì' hanno parte né mai hanno hauuta, ho visti li Fie- 
schi più volte a cimenti ; et ben che ne chiarite tutto il mondo il signor Otta- 
uiano Fregoso di bona memoria lo qual mai ne volse fare una minima stima, 
non obstante che Papa Leone assai ne lo instasse; per lo qual lui era in Stato 
et ridusse il Conte a star in Genoa priuatamente. Se vede anche chiaro in tempo 
di Re Loi.se di Franza de felice memoria, lo qual pensando tener Genoa sicura 
col mezzo del Fiesco la perse doa volte tenendo il Stato di Milano et dando la 
legge in Italia, et con hauer doe castelle, la Lanterna et Castelletto. Il Signor Janus 
Fregoso con 2000 scalci lo espulse di essa città senza alcuna resistenza, che pur 
uno homo non si leuò per loro ; con la quale esperienza si rissolse poi esso Re 
tenerla col Signor Ottauiano Fregoso, con lo qual la mantenne fino e he hebbe 
perso quanto possedeua in Italia, com'è manifesto che senza una delle parti non 
po' sperar alcuno prencipe che ella continui in soa deuotione. Il medesimo è in- 
trauenuto più volte alli Duchi di Milano- Il seguito in vero è in Io Adorno et 
in lo Fregoso; et se nouità alcuna ha da seguire in essa città, da questi ha da 
procedere. E per la verità la parte Adorna è la più potente; la reputatione a 
Fieschi gli è nasciuta dal Stato che haueuano presso Genoa, dal quale è proce- 
duto quel conto se n' è tenuto. Ma in la città non haueuano neruo, come anche 
se n' è vista ultimamente la experienza. E perchè V. S. sappia quello che forse 
non sa, dalla medesma parte guelfa una parte aderiua al Fregoso, et in vero la 
maggior parte; V altra all'Adorno. 

De la Casa Adorna resta la principalità in lo Signor Bernabè, lo qual io la 
certifico che ha beneuolenza grande in la città et nel paese, et basta in essa 
quanto altro di Casa sua habbi bastato, et chi l'ha dipinto de poca valuta ha 
detta la menzogna a particolare oggetto et passione: e di questo V. S. creda a 
me la qual ne parlo sinceramente et in la qual non è alcuno particolar fine. E 
quando Sua Eccellenza lo maneggiasse, non lo troueria altrimente, come anche 
intrauenne al Marchese del Vasto. Sei si volesse pigliar argumento da non hauer- 
gli visto fare alcun effetto, si possono dir molte cose per le quali non viene a 
consister l'argumento, et di esse non restaró di toccarne alcune. La prima la 
longa vita del Prencipe D'Oria fuori di humano giùdicio. La seconda sperare chel 



(') Vod. V Allegazione che seguo, a pag. 342. 



( 299 ) 

D'Oria e pochi altri clic lo aveano fedelmente servito 
e clic meglio ancora poteano giovare a' suoi disegni pei" 



tempo dovesse far cognoseere a Suoa Maestà lo suo veroseruitìo. La terza, essendo 
l'esser suo fondato in le volontà de' cittadini, conuenirli lassar dar principio a 
nouità in Genoa a suoi contrari per mantenersi in la bona oppenione è sempre 
stata Casa suoa; la qual inuero se ha tirato sempre più al ciuile che non ha 
tatto la Fregosa. La quarta lo esser duro apartarse da una seruitù di centanara 
d'anni corroborata con seruiggi li quali hanno apportati acquisti de Stati, re- 
gni et glorie et con perdita di noti poche vite et facultà, per andare a seruitù 
noua a quale Casa soa è stata sempre contraria et ha causati grossi danni, e 
doue soi contrari sono radicati. 

Siè toccato con mano quanto il Re de Franza pensa et desidera hauerlo. 
Quando lo guadagnasse haueria la parte Adorna et la parte Fregosa. E se una 
per se basta a far nouità, tanto più bastariano unite le doe; et tal unione in al- 
tri tempi s'è vista Quello ne potria risultare V. S. lo giudicherà con sua pru- 
denza, la qual sa quanto importa Genoa a Suoa Maestà; et è tanta 1' importanza 
che quando non fusse in suoa seruitù, parlando alla libera, lo doueria cercar 
d' hauer a peso d'oro, per che questo contrapeso tiene il Fregoso et il proprio 
Re di Franza in freno in le cose di Genoa. Lo qual Re per questo rispetto è an- 
dato sempre con stratagemma, che quando hauesse 1' una et 1' altra parte al suo 
volere se vederia scegliere altra via. Causa anche in Genoa si viue con più sicu- 
rezza d'animo tanto per quello si potria aspettare da Re di Franza quanto ri- 
spetto a N subleuationi populari. E gentilhuomini si hanno consentati etl'unaet 
l'altra parte per remedio et freno delli popnli. Di sorte che se conuiene al ser- 
viggio di Suoa Maestà mantenere in sua seruitù esso Signor Barnabe, non con- 
uien manco alla nostra Repubblica, et tanto più adesso che è seguito l'accordo 
de inglesi con francesi, per lo qual si pò dubitar chel Re di Franza non stii in 
guinzaglio. Similmente essendo in la città un mondo de malcontenti, et le Ri- 
uiere in extrema occupatione per li danni si hanno de Drogul et che se ne aspet- 
tano. Et del Principe D'Oria parlano tanto largamente, che già pare comincino 
a mancare di quella osseruanza et al rispetto che gl'hanno hattuto. 

Il mantener del Signor Barnabe in seruitù di Soa Maestà resta in Soa Eccellenza, 
et è con fargli compire quello che Soa Maestà gì' ha concesso et ha comandalo. 
11 che procede con ogni giusticia et honestù, per esser la causa sua onerosa et 
già stabilita dal Magistrato, et aconcialone le scritture come vederà per soi 
memoriali. Imo se gli fa torto a mancarne; la qual cosa anche produce inalo 
esempio a Soa Maestà, et molti della parte sua senteno forte vederlo maltrat- 
tato, et d'altri non è reputata prudenza. Se suole dire che la fame caccia il 
lupo dal bosco. Io so che '1 bisogno suo è grande, e che ha persi doi partiti ho- 
noreuoli per maritar la suoa prima figliola per man amento del modo di darli 
la dote; delle quali ha gran numero. Et haue anche parecchi figlioli, et doi di 
essi sono stati più volte per andarsi con Dio. So anche che è in debito grande, 
di nio lo che lo vedo necessitato a quello che sino a questa bora non ha liauuta 
ìnclinatione, et dubito a venir a domandar licenza, che senza essa tengo ben 
certo che mai se ne alienala. 

V. S. mi dirà forse eh' io so la strettezza del denaro; gli la consento. Ma gli 
diro, parlando liberamente, che più presto se doueua mancare ad ogn' altro che 



( 500 ) 

1' «avvenire (*). Allora Scipione, che punto non era mondo 
della congiura del fratello, gittossi a capofitto in quella 

ad esso ; et che se in questo anno non si può assignare, si può assignare in lo 
venturo et in lo 1552 per quello deue hauere, con fargli ex . ... detrahere sua 
partita dilla tauola, con la qual veneria a restar assicurato et ligato si come 
senza pare che a Dio et al mondo venesse a restar libero, perchè tanto sono li 
ob'ilighi de seruitori quanto continuano li pagamenti. E in questo non arra de 
rispetto di osseruar il Prencipe D'Oria, per che si ha da tener per certo che 
in suo secreto lo approberà ; che se ben non lo vorrà dire, non è che non co- 
gnoschi che conuenghi come io, saluo se l'oggetto suo fusse come si pò credere 
sii che ridutto in disperatione esso Signor Barnabe passasse con francesi, 
con dissegno de tirar manchi con tal occasione il Fregoso : lo qual si ve- 
drà che subito esseguiria, essendogli sempre stato inclinato; ed in tempo 
del Marchese del Vasto non mancò d'introdurre il figlio del Signor Ottauiano 
Fregoso Ma né anche quando se ne reputasse offeso, se ne doueria mancare; 
perchè per sua passione non doueria Suoa Maestà mettere in compromesso 
Stati, decoro et seruitio, come si facon maltrattare esso Signor Barnabe, essendo 
Suoa Maestà stata semita da Casa sua et da esso istesso quanto è notorio, et se 
farebbe di più quando se podesse; et forse che con esso Prencipe non gli harebbe 
nociuto 1* hauerlo meglio trattato per' contrapeso ; oltre di che lui gliene resta 
per poco. 

Per quello che io delio al seruitio di Suoa Eccellenza, io non vorria già che 
in questo suo tempo et Gouerno detto Signor Bernabò se partisse da questa ser- 
uitù ; anzi dessidererei che Suoa Eccellentia fusse causa di conseruarlo, per che 
oltre che gli concorreno il seruitio di Suoa Miestà et il beneficio di nostra Re- 
pubblica, so quanto se ne potria promettere in ogni caso et euento; soche Casa 
Adorna per doe volte son stati causa della conseruatione del Monferrato all'Il- 
lustrissimi Marchesi passati, una volta contro il Duca di Sauoia un altra con 
remouer il Duca Lodouico di santa gloria dalla guerra alla qual era deliberato 
et già li haueua presi Cassine et Felizano, li quali loghi furon mestieri Adorni 
di fargli restituire. Li tempi hanno gran forza et producano di varii effetti : 
obligarsi una tal Casa non gli pò esser che di grosso seruitio. Non restarò di 
dirgli chel Signor Prospero Colonna, lo qual non haueua in queste parti 1* in- 
teressi che Suoa Eccellentia ha per se et Casa suoa, solea dire inanzi la expul- 
sione de francesi hauere tre dessiderii: uno che suo figliolo hauesse uno figlio ; 
secondo che li Adorni fussero in Genoa; et il terzo esser mestiero de cauar 
francesi de Italia. 



L'Adorno avuta cognizione di questo Memoriale, non se ne mostrò per altro 
in tutto satisfatto; e cosi in data dei 19 maggio I530 scriveva al Della Riva: 
« Io ho visto il Discorso il quale hauete formato, perdio messer Thomaso il 
dia al Mahona. Non credo già possi essere in ogni euento, saluo a proposito 
darlo... Sono ben certo che non farà profitto alcuno. Li sono bene alcune 



(') Docum. di Simancas, rium. cxxx, pag 202. 



( 301 ) 

del cognato Giulio Cibo, e con lui e co' partigiani di lui 

si accontò alla Mirandola, a Roma, a Venezia. Ma la 
cospirazione fu rivelata ben tosto a Don Ferrante Gon- 
zaga per alcune lettere di Ricciarda Malaspina madre 
di Giulio, e per altre scritture rinvenute in Piacenza 
dopo la strage di Pier Luigi Farnese. 

Questi particolari noi abbiamo da certe deposizioni 
testimoniali di Domenico D'Oria ('). Che poi Ricciarda, 
sempre in rotta col figlio, si movesse a scrivere quelle 
lettere e ad intendersi col ribaldo Paolino da Castiglione, 
propalatore anch' esso della congiura al Gonzaga , per 
un resto di amor materno, come stimano alcuni, e, se- 
condo scrive il eh. Musettini, « riputasse esser questa 
unica via di fermarlo a mezzo il precipizio in cui s'era 
disperatamente gittato » ( a ), io non vorrò dire. Che il 

cose le quali, parendoui, le ometterei. Prima doue dite la Casa nostra esser 
sempre viuuta ciuilmente, et per mantenermi la volontà de cittadini conuc- 
nirmi prima lasciar far nouità a miei contraria In questo mi pare che si po- 
tesse riprendere tal oppinione, perchè essendo ridutta la città nella fortezza 
che si vede saria mal consigliato chi ne lasciasse impatronir il suo contrario, 
perchè saria troppo diffìcile leuarnelo. Occorrendo a Voi, direi piuttosto che 
hauendo sempre veduto in me volontà di non appartarmi in detto né in fatto 
dalla volontà di S. M., la quale, anche che viui errata, sì reputa semita del 
presentaneo Gouerno di Genoua, essendo io di Casa la (pialo non volse inai 
porre sua fede in disputa, stando in suo seruitio mai operaria cosa della quale 
potessi esser calunniato. Manco \orrei che a modo alcuno diceste che '1 man- 
tenermi in seruitio di S. M. resta in Sua Eccellenza, con farmi pagare quello 
di che sono creditore in quella Camera, che in vero parria ch'io fossi giudicalo 
uccello di poco pasto. Oltre quelle che dite, sono infinite le cose che mi obbli- 
gano non potermi contentare; alle quali non veggo rimedio. La prima quello 
ho tante volte ricorcato a S. M., che poi non vuole mutatione in Genoua in 
vita dell'Antecluisto, resti seruita in sua morte eh' io tenti entrar in Casa, e te- 
noria in suo seruitio come soleua Casa mia, et mai me l'hanno voluta con- 
sentire ». 

(') Vedi Alienazione, pag. 337. 

( ; ) Musettini, Ricciarda Malaspina e Giulio Cibo, pag. 178 



( 502 ) 

bièco e pauroso governo di Don Ferrante uccideva im- 
placabile per colpe assai minori che quella di Giulio non 
era ; né procedere di savia donna che vuol salvo il 
figliuolo poteasi mai reputar quello di cominciar l'opera 
con affidarlo alle mani de' suoi carnefici. Di fatti Giulio 
partitosi di Venezia alla volta di Genova , fu arrestato 
a Pontremoli, rinviato a Milano e quivi decapitato. 

L'Autore della Allegazione che produrremo più in- 
nanzi, tuttoché in siffatto argomento non possa costi- 
taire una autorità gravissima , ben dimostra che a Massa 
erasi di ogni cosa informati, né si poteano ignorare le 
conseguenze di un tal passo ; laddove riprendendo i te- 
stimoni massesi che deposero più tardi in favore del- 
l'innocenza di Scipione Fieschi, e dichiararono di non 
conoscere la cagione della morte di Giulio, soggiunge che 
crani de domo Marchionissae niatris Julii . . . , in qua 
optime sciebatur et mors et causa illius (*). E di vero 
noi troviamo fra costoro quel Gaspare A^ent urini, che a 
Giulio era stato ognora fido compagno, e che ne ven- 
dicò in appresso (15G4) la morte uccidendo il tra- 
ditore da Castiglione ( 2 ). D'altra parte alcune espres- 
sioni degli Inter rogatorii che pubblicheremo del pari, 
ci paiono chiarir bene siffatta condizione di cose, laddove 
cercano di insinuare che facile esse posset quod ipsi 
(Ricciarda e Giulio) inter se dissimularent amicitiarn, et 
tamen adirne esset inter eos odium occultimi et inimi- 
citia ratione vindiclae facilius faciendae ( 3 ). 

Notammo sopra come della congiura del Cibo avesse 
lingua il Gonzaga. Or ci è mestieri aggiungere che 
della partenza di lui da Venezia ebbe avviso l' orator 

(') Veci. Allegazione, pag. 3G2. 

( 2 ) Musettini, pag. 179. 

( 3 ) Pag. .325. 



( 503 ) 

cesareo in Genova, Don (Ionie/ di Figueroa, per lettera 
dell' ambasciatore imperiale presso la Signoria di San 
Marco; e che perciò l'arresto di Giulio deve secondo 
ogni probabilità ascriversi alle disposizioni combinate 
del medesimo Figueroa e "del Gonzaga. 

La lettera in discorso, scritta quasi tutta in cifre, alle 
quali venne poscia sovrapposta la spiegazione, era del 
tenore seguente ('). 

(A tergo) Al Muy Magnifico Senor, el Senor G-omez Suarez de 
Figueroa, ambassador de Su Magestad en Genoua. 

(Intus) Muy Magnifico Senor 

Por las mias precedentes estaua V. M. auisado . tan parti- 
cularmente corno por su carta scriue, della estrada del Marques 
de Masa aqui, y del tiempo de su partida poco mas o menos : 
y aunque esto creo liaura bastado para aparallo, todauìa ha- 
uìendo entendido que es partido està noche en compagnia de 
Paulo Spinola y del capitan Alexandro de Toniase (-) , me ha 
parescido auisalle para que ponga el recaudo ala parte que vee 
sera necessario. Guarde Nuestro Senor la muy magnifica persona 
de V. M., con el acrescentamiento que dessea. En Venezia a 
xvi de Enero 1548. 

Servidor de V. M. 

Don In." Hurtado de Mendoca. 

Yo embjo a Lorencana mi creado hasta las Fusinas , para que 
se informe alti a que ora paso , si por alti ha sidò ; y con 
qnantos cauallos , y por que camino. El anisara a V. M. de lo 
que entendiera. 



(') Archivio (Jovernalivo: Divo sur um Cancellarìae , fogliazzo num. 2, ann. 
1423-4581. 
C) Alessandro Tommasi gentiluomo senese 



( 504 ) 

Alla lettera testé riferita trovasi poi allegato un 
documento che io pongo in calce, e che contiene a 
carico di Scipione Fieschi parecchie rivelazioni gravis- 
sime; le quali affermavano troppo bene la sua parteci- 
pazione nelle trame di Gian Luigi e di Giulio f). Il 



('] Lo que Scipion de Pania dize, es que tenia conocimiento con el Conde de Fiesco 
muerto y tiene amistad con Paulo Pianelle genoues gran sei'uidor de la Casa de 
Fiesco; y que este ynuierno vino a està ciudad, idest el ynuierno pasado, adonde 
hallo al senor Scipion germano del Conde de Fiesco, y que por el conocimiento 
antiguo le coménco a comunicar de manera que el dicho Scipion de Fiesco se 
confio del, y le dixo que fuese al Papa y le dixese que si Su Sanctidad queria 
que se huuiese Genoua que hauia buena orden para elio queriendo Su Sanctidad 
dar el ayuda y fauor necessario. El Papa pregunto la manera en que se podria 
hauer, el le dixo que con embiar tres o quatro naos de Ciuitaueja con alcuna 
mercancia y debaxo de cubierta la gente de guerra que ser pudiese, que hazia 
uuenta que bastarian 1200 hombres; y con pensar que hera mercaduria se de- 
scuydarian y de noche saltarian en tierra y con la parte y aniigos que tenian 
en la ciudad se apoderarian della, y con fuegos quemarian las galeras y pon- 
drian en gran temor toda la ciudad. El Papa dize que le respondio que el Prin- 
cipe hera muy viejo y prudente, y seria difficultosa cosa salir con elio, mas que 
hera bien pensallo que ya podria ser que Dios hera justo y quisiese recompen- 
sarle la perdida de Plasencia con dalle a Genoua que se boluiese otro dia ; està 
platica dize que paso el dia que entro el Cardenal de Trento en Roma el mes de 
nouembre passado que fue a los 22 o 23 del, y que hablo al Papa en Sant Marcos 
a quatro horas de noche, y le metio a hablalle Juan Bocutto hermano de Anibal 
Bocutto el qual le ha hauido todas las otras audientias. 

Dize que desde a dos dias torno al Papa y le dio muy grata y larga audientia, 
y le dixo que le parecia bien; mas que no podrian juntarse las gentes ni partir 
de Ciuitaueja sin que lo entendiesen los espanoles que aqui hauia muchos y lo 
entenderian luego; que le parecia que hera mejor que fuesen de Marsella y que 
fuese a hablar con el Cirdenal de Paris; y que el hablo al Cardenal de Paris, y 
despues el Cardenal y el Papa hablaron muchas vezes en elio, y determinaron 
dar parte al Rey de la cosa, y que cree que fue con el Cardenal de Guisa aunque 
no lo sabe cierto, mas que ahora es venida la respuesta del Rey con Mons. r de 
Poi, en que dize que lo que aca Su Sanctidad y el Cardenal ordenaren el lo bara 
executar alla. 

Des"pues departido el Cardenal de Guisa, despacho el dicho Cardenal de Paris 
al dicho Scipion de Pauia a Genoua a ver corno estaua el puerto y la guarda que 
se hazia en el, y que cala se hazia a las naos que van con mercancia; y el fue y 
boluio con la relacion de lo que hallo de manera que no balla difficultad en elio; 
y que antes que partisse se dispidio del Papa, y luego corno boluio le fue a dar 
relacion de lo que hauia hallado y le ha ha biado muchas' vezes. 

Dize que tienen ordenado que la gente se junte en Marsella con todo secretlo, 
y que cree que sera la cabeza l'udrò Estrozi, y quu yra con el el senor Octobono 
y ul senor Cornelio hermanos dui Conile de Fiesco quu estan un la Mirandula 
para que con ullos su junte su parte que hazen cuenta quu suia todo el burgo 



( 30Ì5 ) 

perchè egli, senza pensare più oltre a ripetere; i dominii 
paterni , ricovrò celeremente alla Corte di Francia. 
Bensì Carlo V, avvisandosi come a suggello dell'operato 
circa la ripartizione de' feudi riuscirebbe opportuno un 
procedimento criminale, volle che il Figueroa pigliasse 
tosto ad istruirlo; e s\ gliene spedi commissione con un 



que està debaxo de la Ynuiolada y la parte fraucesa y muchos enemigos del 
Principe; y que para el mismQ dia estaran en el Mondoui buen numero degente 
de pie y de cauallo que en breue tiempo se portaran en Genoua. 

Que los que fueren en las naos quemaran las galeras si estuuieren en el puerto; 
y una parte yra a la casa del Principe y le combatiran y mataran, otra a la 
guarda de la placa y otra a la puerta de santo Thomas por donde han de venir 
los de Mondoui. 

Que tienen ordenado de matar al Principe, a Adan Genturion, a Marco su hijo 
y al Abad Del Nero y a dos de Grimaldi y a Christolìn Boria y otros. 

Que el senor Scipion ha escritto estos dias pasados a Genoua a sus confldientes 
sobresta cosa, y ha hauido respuesta dellos ; y que el que es ydo a Genoua con las 
cartas es un criado del senor Scipion que no sabe el nombre : es hombre gosdelte 
de buen gesto, està aqui y estimo en Genoua en habito de faquin y a de boluer 
presto. 

Dize que no sabe para quien van las cartas porque van en cifra ; mas que el 
las ha visto y tiene por cierto que es para Paulo Planche ; que yendo el a Genoua 
se podra aclarar major desto. 

Dize que le a dicho Paris que no diga nada a Fernes, porque todo lo descubre 
a los ymperiales y no es hombre para semejantes negocios. 

Todo esto a declfc"ado con grandissima difficultad y con aseguralle que sera 
gratifflcado de Su Magestad siendo esto assi muy a su contento; y en tres dias 
se ha combatido con el para que d.xese estas particularidades, que estaua tan 
rezio que no hauia medio de sacarselo, y al cabo con la seguridad y confianza se 
a alargado deziendo que sabe otras cosas de mas importancia que querria decir 
a Su Magestad. 

Es hombre de mediana statura, la barba negra, buen gesto, poco platico y de 
pocas razones, y que parece que dize verdad porque a dicho al Cardenal de Men- 
doca dos otres cosas que a pasado con Paris al pie de la letra corno las ha pas- 
sado. No nabla en lo que no sabe ni en los otros negocios entre Francia y el 
Papa mas de que le a dicho Paris que han embiado ciertos Cantones de Suica 
una medalla alReymuy grande de oro escrittos los nombres de los Cantones y 
que entretanto que aquella medalla durase fuese^cierto.que le seruiria cada y 
quando que los quisiesen y moririan por el. 

Dize que es vassallo de Su Magestad del Estado de Milan, que su Casa es de 
gentiles hombres que ha seruido a Su Magestad. Clamase de Masencana, aqui 
se Uama de Pania, hizoselc muy de mal dezir su nombre y parece que va en 
algunas cosas retando, aunque no parece hombre platico. 

Dize que yra descubriendo cada dia mas y que es cierto todo esto y que si 
conuiniere le bornaran a despachar a Genoua y alla entendera de cierto con los 



( 506 ) 

rescritto in data di Ausburgo 11 agosto 1519, del 
quale poniamo qui la sostanza ('). 

Carolus Qnintus e te. Spectabili et fideli nobis dilecto Gomecio 
6'uarez de Figueroa etc Cum ad nos delatum sii quod Scipio 
Fliscus quartus frater qm. Johannis Aloisii Comitis de Flisco 
qui solus supererai, cantra Canterani et ciuitatem nostrani impe- 

que se Irata de la ciuciati, que sera facil cosa tornar las cartas que se scriuieren 
y las que ellos huuieren reoebiio, que eu Marsella es de proueher que aya buena 
spia y que hauise de lo que ali i se hiziere, que la gente se a de embiar secreta- 
mele y juntarse secretamente . 

El Cardenal de Paris dixo al Cirdenal de Mendoca el primo de hebrero quando 
se supo de Julio Ciba, hablando sobre que le hauian dicho que el senor don Diego 
hauia dicho a Mendoca que eL Cardinal de Paris hera en el tratado de Julio Cibo 
para matar al Principe que nunca tal se hallaria que no negaua que si uno 
huuiese ydo a el y offrecidole que pornia a Genoua en libertad y la quitaria de 
la tirania del Principe Doria y la reduciria al seruizio del Rey al qual de dere- 
cho pertenecia corno le perteneoe Francia, que el le diria que lo queria comu- 
nicar con el Rey y que si le dixese que no hauia tiempoque lo comunicarla con 
los senores del Rey que aqui estan, y si le pareciese lo.aceptaria ; mas que por 
ninguiia cosa, siendo el christiano y gentilhombre, oyria ni seria en que fuese 
con «inerte de ninguno. Todo esto a dicho Scipion al pie de la letra. 

Uè que este hombre a hablado a Su Sanctidad y partido de aqui,el tiempo que 
dize que fue a Genoua es cierto porque el R.mo de Carpi fueauisado dello, y por- 
que el dicho Scipion dize que sabe un secretto para curar los de gota coral y 
curo un criado de Casa de Carpi se penso que hera medico y que yra a hazer otro. 

Essendo aqui el Cardenal de Trento le quiso descubrir esté*tratado, y hablo 
con el Cardenal y dexolo porque le dixo que le asegurase de diez mill ducados 
y se lo diria le Lleuase a Su Magestad y se descubriria a Su Magestad pensose 
que hera lo de Julio Cibo que ya se entendia y no se hizo casi dello. 

Io Francisco de Vgarte, contino de la Regia Casa del Rey de Spana Nuestro 
Senor y su consol y conseruador de la paz en la 111. ma y Ex.» Rep.c* de Genoua 
y secretarlo que fuy en està embaxada en tiempo que hera embaxador della por 
Su Magestad Cessarea y Catolica, el 111."" 1 senor comendador Gcmez Suarez de 
Figueroa que sea en gloria, hago fé que los auisos aqui ariua contenidos los he 
tenido yo entre las otras escrituras secretas que yo tenia en mi poder tocantes 
al seruicio de Su Magestad por orden del dicho senor embaxador Figueroa, los 
quales por el raes de henero de mill y quimentos y quarenta y odio, ymbio a 
Su Senoria el Ill.mn S.r Don In". Ilurtado de Mendoca embaxador que fue por Su 
Magestad Cessirea en Venecia y por ser asi la verdad hago la presente fé escrita 
y lirmada de ini propria mano y «ombre, y sellada con el sello regio del Conso- 
la. Io. Fecha en Genoua a 9 de junio de 1571 anos. 

(L. S.) Francisco de Vgarte. 

(') Archivio Governativo. Raccolta Lagomarsino; Famiglia Fieschi, vo!. I. 



( 307 ) 
ridici)) Gemine , adcoque cantra classcm nostrani marilima??/ 
ciusque Praefectum, , ope, opera et Consilio con spiranerit cum 
lìdio Cibo qm. Marcii ione-Massae ... tenore pracscntivm tibi com- 
mitlimus d auc.1 'oì itale imperiali manda mus ut contro, dicium 
Scipionem de Flisco , siue praesentem shie conlnmacem , . . . . 
procedas ctc. 

Fatti i necessairi incombenti, e procacciato fra le 
altre cose un salvocondotto della Repubblica al Fieschi, 
T Oratore cesareo bandi che questi dovesse personal- 
mente comparire a rispondere d'ogni addebito. Ma Sci- 
pione non diede nelle panie, stimando assai più prudente 
serbarsi contumace. Il perchè Don Gomez, scaduti i ter- 
mini, esaminò i testimoni,, e addi 28 gennaio 1552 pro- 
nunciò senz'altro la seguente sentenza ('). 

Nos Gometius Suarez de Figueroa etc. Visa contumacia, viso 
processu agitato contro Julium Cibo in causa criminis lesae 
maiestatis ; constilo nobis ex officio nostro dictum Scipionem 
fuisse participem criminis lesae maiestatis , conspirationis et 
tractatus tentati per nunc qm. Julium in damnum, lesionem et 
offensam Imperialis Maiestatis; et qui Scipio non solum tamii 
et non reuelauit dictum delictum, sed etiam fuil particeps-, 
et qui Scipio etiam remanet confessus et conuictus propter suam 

contumaciam Pronuntiamns, sententiamns et declaramus 

dictum Scipionem Fliscum remanere conuictum de dicto cri- 
mine lesae maiestatis , et esse rebellcm Maiestatis Imperialis; et 
ideo eum condemnamus ut quamprimnm venerit in posse insti- 
tiae caput a spatulis ei amputetur , ita ut animo exeat a cor- 
pore ; et interim eum a Dominio Imperiali bannimus et exulem 
facimus ; declaramnsqne eum remonsisse et remanere priuatum, 
propter ingrotitudinem et delieta per eum commissa , ab omnibus 

C) Archivio Governativo. Raccolta Lagomarsino, Famiglia Fieschi, voi. I. 



( 308 ) 

feudis, gmtiis et priuilegiis quae habehat a 2)racfata Caesarea 
Maiestate , omniaque eius bona Imperiali Fisco confiscamus. 

Ma anche prima di questa sentenza i feudi paterni 
dovevano da Scipione considerarsi perduti; e quanto al 
resto la disgrazia di Carlo V era compensata largamente 
dai favori di Enrico II e di Francesco II , e più ancora 
della regina Caterina de' Medici, che gli diede in isposa 
la propria cugina Alfonsina Strozzi (*). 

Altri fatti sopraggiunsero poi, i quali parvero dover 
rianimare le speranze di Scipione anche circa al ricu- 
pero de' feudi aviti. Imperocché mentre, dopo la morte 
di Ottobono suo fratello (1555), restava egli il solo rap- 
presentante legittimo della Gasa, negli articoli addi- 
zionali e. segreti della pace di Castel Cambrese (3 aprile 
1559) erasi convenuto che « le còmte Scipion de Flisque et 
Octavian Fregose jouiront du benefice du traitè de paix 
comme si specialement ils y étoient compris.... Et quant 
à ce qu' ils pretendent leur ètre retenu de leurs biens , 

C) Donde si ha la seguente genealogia. 

SCIPIONE FIESCHI qm. Sinibai.do 
morto a Moulins nel 1587 

m. 

ALFONSINA figlia di Rohehto Strozzi 
I 



Isabella FRANCESCO Lodovico (naturale) 

morto all'assedio di Montauban 
nel 1621 



ANNA di Giacomo Le Veneue 
I 



Claudio (abate) CARLO LEONE Gian Luigi 

morto nel 1643 Cavaliere di Malta 

■"■ ucciso in battaglia a Mardich 
GILONA D HARCOURT nel l6io 

I 

GIAN LUIGI MAKIO 

autore dei ricorsi al re Luigi xiv 

in favore del ristabilimento della sua Casa. 

Minto senza prole nel 1708. 



( 309 ) 

ils cn fcront par leurs procureurs poursuite à Ocnnes et 
allieurs; et tiendra le... Roi Catholique la main cn 

favcui' du . . . Roi Tres-Chretien, auquel ils sont servi- 
teura, à ce que la j astice leur soit fait et administrée 
bonne et brieve » ('). 

L'imperatore Ferdinando I confermò poi questa pace 
in sugli esordi dell'anno 1502; ed ecco tosto che Scipione, 
a sperimentare i diritti riservatigli, costituiva suo procu- 
ratore presso di Cesare il leggista Giovannangelo Grotto. 
Il quale tacendo al tutto le circostanze che aveano pri- 
vato il Fieschi de' suoi feudi, la ripartizione fattane da 
Carlo V, il processo e la sentenza del Figueroa , limi- 
tavasi ad affermare quanto segue. 

Quod cnm ab immemorabili tempore ex concessione , inuesiitura 
ac confirmationibus diuornm Imperatorum et Regimi Caesareae 
Maiestatis Vestrae praedeassorum , maiores dicti Scipionis, ac 
etiam illustris qm. Sinibaldus Fliscus eius p%ter , tenuissent 
ac bona fide possedissent tanquam utiles domini immediate et 
in capite ab Imperiali Curia . . . nobiltà fenda , ter ras, castra, 
oppida, villas ... ; nec non etiam eius fratres tum vigore prae- 
dictorum, tum etiam occasione testamenti dicti Sinibaldi eorum 
patris ; p rtinuerintque et Jiodie pertineant ipsa fenda ad prae- 
dictum Comitem Scipionem (post mortem praedictorum anteces- 
sornm suorum et fralrmn eiusdem Seipionis ultimo loco sine 
liberis decedentiicm) ... ; praedicta fenda et bona a pluribus annis 
cifra occupata fuerunt , atque indebite ac mala fide possessa, 
prò ut etiam modo occupantur ... a Serenissima Republica 

Januensinm Quare idem Johannes Angelus Crottus prae- 

dicto nomine hnmiliter petit ut Vestra Caesarea Maiestas digne- 
tur, vocata prins praedicta Republica corani Caesarea Maieslate 
Sua, . . . condemnalam cogere . . . praefalam Rempublicam ad 
relaxandum et restituendum praedicta fenda et bona. 

(') Dumont, Corps universel diplomatique, voi. V, par. I, pag. 45. 



( 310 ) 

A tali supplicazioni Cesare favorevolmente inchinava; 
e con suo rescritto dato da Praga il 22 settembre 1562, 
lo notificava alla Repubblica nei termini seguenti: 

Praefato corniti Scipioni benignano veniam atque licentiam 
dedimns ac concesshnus . . . litem contro, Vos intentandi ; atque 
Vos auctoritate nostra citamus et vocamus %t intra sex menses 
proxime sequentes . . . , per syndiaim seu actorem vestrum legitime 
constitutum . . . , corani Nobis in indicio compareatis ad respon- 
dcndum de iusticia praefato corniti Scipioni de Flisco super 
preinserto libello ( 1 ). 

' Le stesse cose esponeva poi il Grotto contro gli altri 
detentori de' feudi , che erano allora Pagano ed Antonio 
D'Oria, Ettore Fieschi, Claudio Laudi; ed i medesimi 
provvedimenti emanava pur Cesare rispetto a tutti costoro. 
La Repubblica costituiva suo procuratore il giurisperito 
Giorgio De Georgis ; se gli altri convenuti si giovassero 
o no del ministero di costui confesso ignorarlo. 

Cominciata la lite , che fu dibattuta in parte ad 
Ausburgo ed in parte a Vienna , si spesero circa due 
anni nei preliminari ; finche del 1565 e 1566 si dedus- 
sero dai convenuti , per le (prove testimoniali , non 
pochi capitoli ; de' quali noi pubblichiamo testualmente 
quelli che recano la data del 14 febbraio 1566, perchè 
quanto alla storia ci sembrano i più importanti, e per- 
chè abbiamo da porvi di seguito gli interrogatorii che 
sovra i medesimi pur volea deferiti il procuratore del 
Fieschi ( 2 ). Donde si rileva che tutti gli armeggiamenti 
delle parti si riassumevano in questo : il Fieschi a strin- 

(') Raccolta Lagomarsino: Famiglia Fieschi, voi. 1. 

( 2 ) I capitoli si leggono nel voi. 1, e gli interrogatorii nel m della citata Rac- 
colta. 



( 3H ) 
gere la congiura nei limiti di una vendetta privata 
contro Giannettino 1)' Oria , la Repubblica ed i suoi litis- 
consorti ad ampliarla, dandole precipuamente il carat- 
tere di una offesa a Cesare ed a' cesarei ministri. 

Ma il grosso della causa , ed i pericoli per gli avver- 
sami di Scipione, non cominciarono a manifestarsi che 
verso il 1570; allorché questi venne spedito da Caterina 
de' Medici all' imperatore Massimiliano II per negoziare 
il matrimonio di Elisabetta d'Austria col principe Carlo 
che fu poi IX di questo nome sul trono di Francia. 
Imperocché i negoziati essendo stati condotti con am- 
plissima satisfazione d' ambe le Corti, ben si comprese 
dalla Repubblica che il nemico erasi fatto oramai po- 
deroso, né sarebbesi potuto abbattere senza ricorrere a 
mezzi che poderosi fossero del pari. La Signoria per- 
tanto ebbe a chiedere 1' appoggio del Collegio di Padova , 
e di parecchi sommi giurisperiti, come il Cefalo, il De- 
ciano, il Menochio, il Nervio , de' quali tutti nel 1572 
uscirono a stampa i responsi. Seguitarono poi alla Corte 
Cesarea le allegazioni, ed alle medesime tenne dietro 
la sentenza definitiva con la quale 1' imperatore Massi- 
miliano, il 2 agosto 1574, dichiarava incisamente : reos 
ab instituta actione absoluendos esse ('). 

Fra le allegazioni precitate , quella che noi pubbli- 
chiamo nella parte che riguarda il fatto è stata sco- 
perta dall' egregio socio comm. Antonio Merli nell' A r- 
chivio del Principe D' Oria in Genova; del quale Ar- 



(') Questa sentenza leggesi a pag. 28 di certa Lettera di risposta ad amico 
contro il scritto in forma di Memoriale mandato alla slampa dal Conte Gio. 
Luiggi Mario da Fiesco ecc. La qual lettera è impressa senza data e indica- 
zione di luogo. 

Atti Soc. Lio. St. Patria, voi. Vili , Fase. II. 22 



( 512 ) 
eluvio , come ognun sa , egli si è fatto per liberale 
cortesia del Principe medesimo , cercatore accurato e 
indefesso. La copia che ce ne ha presentata non reca 
il nome di alcun giureconsulto, ma forse non male ci ap- 
porremmo attribuendola al De Georgis ; e consta di tre 
quaderni , compresa la lunga parte del diritto che noi 
tralasciamo perchè non reca lume alcuno alla storia. 

Né al proposito di essa Allegazione ci faremo qui ad 
entrare in molti riflessi ; perchè si affacceranno spon- 
tanei alla mente di chiunque pigli a scorrerla, e meglio 
se la raffronti coi Documenti di Simancas. Bensì non la- 
sceremo di osservare con quanto di accanimento si com- 
battessero , o a dir più proprio si mordessero ognora le 
parti. Cosi , per esempio , un testimonio favorevole a 
Scipione Fieschi interrogato se sapesse che Andrea 
D' Oria era prefetto dell' armata cesarea , rispondeva 
tale averlo saputo quando ad Praeuesam cum venetis 
stetti contra turcas. Qua in re, soggiunge il nostro 
Oratore , malignum illius animurn in Principem demon- 
strat ('); giacché è noto come alla battaglia della Pre- 
vesa (1538) il D' Oria portasse un ben dubbio soccorso, 
abbandonando in sull'ultimo i veneziani all'impeto dei 
turchi . Il qual fatto i veneti , con più ragione dei Fieschi, 
tennero anch' essi molto bene a memoria ; per guisa che 
il Soranzo loro legato , parlando de' modi onde Giovanni 
Andrea I si era diportato nella lega per la guerra di 
Cipro, non trovava più acconcio che il compararli 
« con quello che segui 1' anno 1538 nell'altra guerra» ( 2 ). 
Di rimando però 1' Oratore, allorché Scipion Fieschi gli 
gli venia ritratto siccome giovane amantissimo della 

(') Pag. 361. 

( 5 ) Veti. Guglielmotti, Marcantonio Colonna, pag, 46. 



( 313 ) 
pace, ripigliava: tale essersi infatti mostrato ognora, 
d,i che, sebbene stipendiato dal Re di Francia, nunquam 
prò suo Rege . . .arma induit; qui forte vouit se nun- 
quam insta arnia sumpturum ('). Le quali riflessioni 
consuonano col XVIII dei capitoli da noi prodotti, onde 
si intende appunto di provare come il Fieschi nulla alia 
in re erat aptus seruitio Chris tianissimi. Regis , quam 
in huiusmodi machinationibus. Però il capitolo XX rial- 
zerà in faccia alla storia non partigiana il carattere di 
quel giovane, se, pure apponendoglielo a grave colpa, 
confessa che Scipione, tutto che sollecitato ad abban- 
donare le parti di Francia per quelle di Cesare , id nun- 
quam acceptauit', sed semper firmiter inhaesit factioni gal- 
licae . . . et etiam nunc. Né d' altronde ci acqueteremo 
all'asserto della Allegazione , ove si afferma che Scipione 
ben poteva nel 1549 recarsi in Genova senza timore che 
gliene capitasse alcun male, perchè aveva un salvocon- 
dotto della Repubblica, e perchè Princeps (Andrea D'Oria) 
fuit pronus et facilis ad parcendmn , et mansuetus , et 
non promptus ad vindictas ( 2 ). Lasciando stare che le 
parole vennero troppo apertamente smentite poi dal fatto 
di Ottobono fratello di Scipione , che a Porto Ercole 
rimasto prigioniero fu per ordine del D' Oria mazze- 
rato (1555), il Fieschi dovea ben poco stimare quel 
salvocondotto , da che avea veduto cadere in brandelli 
lo indulto solenne conceduto dalla Signoria ai complici 
di Gian Luigi , e per ciò stesso troncato il capo in Mon- 
taggio al fratello Girolamo. Senza dire che or ne aveva 
egli stesso una riprova e nei capitoli precitati ( 3 ) , e nella 

Pag. 342. 
H Pag. 354. 
( 3 ) Numeri 4 a G, pag. 316. 



( 3U ) 

Allegazione medesima. La quale se pur non giunge a ne- 
gare di netto la esistenza dello indulto , lo sfronda però 
di ogni valore ; e procedendo di cavillo in cavillo non 
rifugge dal proclamare aperto il. buon diritto della Re- 
pubblica nel tradire a sua volta i traditori ('). 

Dal lato storico 1' Allegazione è più importante lad- 
dove discute alcuni particolari attinenti alle cagioni 
d' inimicizia tra Giannettino D' Oria e Gian Luigi Fie- 
schi; perchè ne rivela una circostanza finora ignota, o 
malamente adombrata, e pure di momento grandissimo: 
vogliam dire i colpevoli amori di Eleonora moglie del 
Fieschi con Giannettino medesimo ( 2 ). Conferma viem- 
meglio che il Verrina non morì già inconfesso, come 
si credette per lungo tempo , ma al contrario propalò 
la cospirazione ed il suo scopo , cosi come ci fecero pri- 
mamente noto le carte di Simancas ( 3 ). Giova per ultimo 
ad una più esatta cognizione della discendenza cosi le- 
gittima come spuria del conte Sinibaldo padre a Gian 
Luigi ( 4 ); non dimenticando quel Giulio, che nacque ille- 
gittimo e che non fu conosciuto innanzi che il eh. Guasti 
pubblicasse una lettera di lui al Varchi, dove appunto 
brevemente discorre i casi della congiura cosi fatale al 
suo casato. 

(*) Pag. 350. 
( 2 ) Pag. 355, 357, 358. 
Docum. CIX, pag. 167. 
(') Pag. 3Ì9, 360, 362, 363. 



INTERROGATOMI 

DEDOTTI DAL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI GENOVA 
E SUOI LITISCONSORTI 



A reis edita die 14 februarii 156G. 

1. Et primo probare intendit quod factum perpetratimi per ioannem 
aloysium de disco nocte precedente diem 3. m ianuarii anni 1547 in 
ciuitate genue fuit facinus scelestum inhumanum proditorium in dam- 
num cesaree maiestatis diui caroli V et imperii romani, et priuatim 
illustrissimi principis ab auria consiliarii cesaree maiestatis et eiusdem 
classis prefecti. ac illustris domini iohannetini nepotis locumtenentis 
diete classis. in quo facinore fuit proditorie obtruncatus a dicto 
iohanne aloisio et eius sequacibus et triremes dicti' principis di- 
repte et dissipate, que quidem triremes erant potissima pars classis 
cesaree et virium maritimarum imperii, a quo principe dictus ioban- 
nes aloisius ac quondam illustris sinibaldus eius pater maxima et 
innumerabilia beneficia receperat. et cum quo principe dictus ioban- 
nes aloisius maximam et intrinsecam simulabat amicitiam. 

2. Item quod die 2. a ianuarii. que precessit noctem patrati faci- 
noris et proditionis. dictus ioannes aloisius fuit in domo dicti illu- 
strissimi domini principis ab auria ad eum visitandum prò ut antea 
frequenter facere solebat. et quia timo chiragra laborabat allocutus 
est per spatium bore cum dicto ioannetino. et illustrissimum paga- 
niim dicti ioannetini liliuni qui tunc erat lactans recepit in gremio 
et (leosculatus pluries fuit. 



( 316 ) 

3. Itein quod dieta proditio et facinus dicti iohaunis aloisii princi- 
paliter tendebat et machinata fuerat ad pernitiem et euersionem fun- 
ditus reipublice genue et totius ciuitatis depopulationem et contra 
plurimorum ciuium excidium. adeo etiam quod dieta proditio fuit ha- 
bita et reputata non solum in ciuitate ab excellentissimo duce et il- 
lustrissirais gubernatoribus et ceteris ciuibus. sed etiam in tota italia. 
imo etiam in quauis mundi parte ubi de ea fuit habita notitia re- 
putata et tenta fuit enormissima inumanissima scelestissima et piena 
omni felonia. 

4. Item quod venie remissiones et saluus conductus in ciuitate ge- 
nue solent fieri ab excellentissimo duce et illustrissimis dominis gu- 
bernatoribus ad calculos seu ad suffragia. et solent redigi in publicis 
scripturis firmatis sigillo reipubblice et subscriptione alicuius ex rna- 
ioribus cancellariis. nec aliter fieri solent. nec remissiones nec salui 
conductus et aliter facte nunquam valuerunt nec fuerunt habite prò 
validis nec authenticis. 

5. Item quod die 3. a ianuarii. seu tempore quo asseritur facta talis 
remissio. ciuitas genue eiusque respublica et etiam res priuatorum 
erant in magno discrimine et periculo. quia hieronimus fiiscus frater 
dictorum iohannis aloisii et s?ipionis discurrebat per ciuitatem ar- 
matus assotiatus magno armatorum numero concitans populum et 
plebem ad tumultuili, et nemo prò parte reipublice ei et sequacibus 
resistebat. cura ante crepusculum diei ipse iheronimus et sotii profli- 
gassent quosdam primarios milites sibi obuiam factos in contrata fos- 
satelli. adeo quod nemo audebat ei resistere, et pauci remanserunt pre- 
toriani milites in palatio. cum etiam plures ex iis subditi iohannis 
aloisii transfugissent ad ipsum iohannem aloisium et fratres. 

6. Item quod gubernatores qui conuenerant in palatio miserunt ad 
dictum hieronimum fliscum nobilem augustinum lomellinum quondam 
ansaldi et hectorem fliscum et alios quosdam ciues nobiles ut eum 
hortarentur ut recederet e ciuitate. quibus ille respondit minabundus 
velie se palatium et urbis iinperium. qui ciues parum abfuit quin 
fuerint interfecti a sequacibus dicti hieronimi nisi fuga saluti sue 
consuluissent. qui hieronimus etiam in dieta urbe captiuum fecit no- 
bilem stephanum spinulam. 

7. Item quod die 3. a de mane, cum dictus hieronimus discurrebat 
per urbem sino aliqua resistentia que contra fieret. porta sancti 
thome et altera porta que dicitur arcus erant custodite et firmate a 



( 517 ) 

militibus fliscorum fratrum dicti iohannis aloi&ii. quo porto suat 
maxime principales in ciuitate genuc. adeo quod potuissont introdu- 
ci-re per dietas portas magnani mimerum hominum. quod tunc vide- 
batur verisimile eos esse faeturos euiii prope liabcrent eorum castra 
vicina septem vel octo passnum millium. adeo quod status reipublicc 
ca die dicebatur esse positus in magno periculo et omnes ciues et 
sibi et reipublicc summopere tiinebant. et si que venia fuisset fliscis 
concessa ea potius fuisset prò metu quam spontanea. 

8. Item quod ottobonus de flisco frater dictorum iohannis aloisii et 
scipionis et eius sequaces non prius recesserunt ab urbe quam fuerint 
armis et vi ab ea eiecti orto iam sole. 

9. Item quod respublica genuensis et eius gubernatores ceperunt 
castra varesii et rochetalliate consentiente et volente carolo quinto 

cesare maximo. et de scientia consensu et voluntate ministrorum 

. - 
ipsius. 

10. Item quod expugnatio castri montobii fuit facta a gubernato- 
ribus reipublice genuensis de ordine et voluntate dicti caroli V et 
conuentione per eum proposita diete reipublice. qui etiam literis in- 
stabat ut expediretur et perfìceretur talis expugnatio. 

11. Item quod hieronimus fliscus qui munierat dictam arcem antequam 
dieta expugnatio inciperetur armis inuasit et tormentis petiit cesa- 
rianos milites transeuntes per illas partes una cum illustri domino 
antonio ab auria cesareo ductore. 

12. Item quod castrum lodani fuit captum ab illustri domino ste- 
phano ab auria. nunc domino dulcis acque, nomine cesareo, cuius 
ipse illustris stephanus et tunc et antea erat miles. 

13. Item quod dictus comes iohannes aloisius habebat in uxorem 
sororem iulii cibo marchionis masse, et inter dictum iulium cibo et 
iohannem aloisium aderat et amicitia et afììnitas. et ita publice cre- 
debatur. 

14. Item quod castrum pontremuli fuit captum a petro dureta ce- 
sareo ministro de ordine et mandato illustris domini ferdinandi de 
gonzaga post patratam proditionem dicti iohannis aloisii et fratrum. 
et iulius cibo marchio masse tunc ibi non aderat nec adesse pote- 
rat. quin testes scirent. 

15. Item quod dictus scipio in fine dicti anni 1547. vel in princi- 
pio anni 1548. recessit ab urbe rome et se contulit venetias una cum 
cardinale guise nunc de lorena. 



( 318 ) 

10. Itom quoti tempore quo supra dictus Scipio etiam fuit in loco 
amirandule una cura ottobono eius fratro cura comite galeotto et cum 
multis exulibus ciuitatis genue sequentibus partes fliscorum. ac etiam 
cura paulo spinula qra. iohannis francisci qui postea fuit damnatus 
propter coniurationem marchionis masse cuius fuerat particeps. 

17. Itera quod illustrissima rieciarda malaspina marchionissa masse 
et iulius cibo eius filius. licet inter ipsos fuissent controuersie occa- 
sione marchionatus masse, tamen flnitis dictis controuersiis et resti- 
tuta possessione dicti marchionatus ad inuicem redierant in gratiam 
et siraul cohabitabant rome dicto tempore et anno 1547. 

18. Itera quod est publica vox et fama quod supradictus Scipio 
nulla alia in re erat aptus seruitio christianissimi regis quam in 
huiusmodi machinationibus. 

19. Itera quod franciscus barca anno 1548 erat rebellis reipublice 
genuensis et seruiebat domino thome de marinis in curia. 

20. Itera quod Scipio tunc conuersabatur cura ministris regis gal- 
lorum et non cesaris. et monitus quare confugeret ad cesarem a ce- 
sarianis militibus pollicentibus ipsi suum fauorem et aditum ad ce- 
saream maiestatera. dictus Scipio id nunquam acceptauit. sed semper 
fìrmiter inhesit factioni gallice tam tempore induciarum quam tem- 
pore belli, et etiam nunc. 

21. Item quod de ordine et mandato diui caroli quinti cesaris il- 
lustris dominus ferdinandus de gonzaga ordinauit et mandauit hiero- 
nimo specie legum doctori ut possessionera traderet status fliscorum 
illis quibus castra dicti status fuerant concessa et dono data a diuo 
carolo quinto maxime qui hieronimus spitia introduxit tam agentes 
prò illustrissimo principe ab auria quam aliorum in possessionem dic- 
tornra castrorum et locorum que ipse iheronimus spetia antea rexerat 
et gubernauerat nomine cesareo. 

22. Item quod de predictis est publica vox et fama. 



Collata in cancelleria imperiali. 



M. Singkhmoser. 



INTERROGATOMI 

CONTRAPPOSTI Al PRECEDENTI DEL PROCURATORE DEL FIESCNI 



Hec sunt interrogatoria facienda prò parte procuratoris illustrissimi 
comitis scipionis flisci tostibus producendis ex parte reipublice ge- 
nuensis pagani et antonii ab auria hectoris flisci ac comitis claudii 

laudi super articulis per eos contra eundem comitem lliscum sub 

die 14 februarii anni 15GG produetis 

Super primo articulo 

Interrogentur cuius erant triremes ille que in articulo dicuntur 
direpte fuisse. et exprimantur persone quarum erant. et precise in 
quo loco tunc erant. et an essent armate et parate ad aliquam mili- 
tarem expeditionem tunc faciendam. et prò quo. et si dicant testes 
quod erant plurium personarum distinguant numerimi et qualitatem 
cuiusque earum ac locum ubi singule erant. 

Item interrogentur si princeps ab auria habebat alias triremes 
quam eas quas dicitur habuisse ad assertum seruitium diui caroli 
quinti, et si in eodem portu tunc temporis erant. 

Interrogentur etiam si posset esse quod diete asserte triremes di- 
rupte fuissent ob aliquam inimicitiam priuatam et particularem ipsius 
comitis ioannis aloisii contra iohannetinum ab auria. 

Item interrogentur si asserte triremes dirupte erant tunc ad ser- 
uitium diui caroli quinti, et si erant ad quale seruitium. et si tunc 
erant in aliqua militari expeditione. et si dicant quod erant inerme* 
interrogentur quanto tempore stetcrunt inermes ante assertum casum 
et quanto post, et similiter quanto tempore ante et quanto post stete- 



( 320 ) 

runt ad aliquam expeditionem militarera faciendam in seruitium diui 
caroli et qualem fecerunt. 

Itera interrogentur quid vult dicere esse prefectum classis cesaree. 

Itera que et quot triremes erant cesaris seu imperii, et que et 
quot erant proprie et particulares ipsius principis ab auria. et an 
omnes unite vel separate, et si omnes erant in eodemmet loco in quo 
dicitur dirupte fuisse. et exprimant nomina illarum diui caroli et 
illarum principis ab auria vel aliorum. 

Itera interrogentur si asserte triremes principis ab auria erant 
tunc temporis sub custodia dicti iohannetini ab auria vel non. 
Super secundo articulo 

Interrogentur testes quomodo sciant articulata. et si dictus iohan- 
netinus coabitabat in eademmet domo cura principe ab auria. et an 
ipsi testes viderint dictum iohannem aloisium loquentem cum iohan- 
netino. et in qua parte domus loquebantur. et si loquebantur in pre- 
senta dicti principis vel secrete inter eos. et qua hora erat quando 
loquebantur. 

Item interrogentur nunquid posset esse quod inter dictum comitem 
iobannem aloisium et iohannetinum ab auria tunc esset inimicitia ca- 
pitalis. que tamen dissimulai^etur fingendo amicitiam ratione vindicte 
facilius faciende. 

Super tertio articulo 

Interrogentur testes ex quibus ipsi sciant assertum facinus factum 
fuisse in pernitiem reipublice genuensium. et quomodo sciant animum 
dicti comitis iohannis aloisii principaliter fuisse talem. et quomodo 
potest esse quod habuerit talem a .imum offendendi dictam rempu- 
blicam que in aliquo offensa non fuit cum offendi potuisset. et si di- 
citur offendi rempublicam quando occiditur ciuis ab altero eiusdem 
ciuitatis ciue ad propriam vindictam. et similiter quando dirumpun- 
tur triremes unius ciuis ab altero ciue. 

Super quarto articulo 

Interrogentur si dux et respublica genuensis potuisset et posset 
tacere saluos conductus venie et remissiones in ciuitate genue absque 
calculis et suffragiis et absque scripturis in vim proclàmatis. 

Itera si posset esse quod venie remissiones et salui conductus de 
quibus in articulo facti fuissent et scripti, et postea deperditi vel fu- 
rati seu latitati fuissent ad aliquem effectum. et interrogentur si 
sciant aliquem casum euenisse quod dux et respublica ita facere vo- 



( 321 ) 

luorint et tanion effectum non babuorit. et testes exprimant casus et 
personas in co comprehensas. 

Super quinto articulo 

Interrogentur quomodo respublica gcnuo poterat esse in aliquo di- 
scrimine et periculo die 3. a ianuarii seguenti diora mortis iohanne- 
tini propterea quod asseritur comitera hieronimum armatura discur- 
risse per ciuitatem. cura presertim homines ibi non haberet suffi- 
tientes ad id agendum. et fortius stante quod ciuitas poterat esse 
secura ab asserto discrimine et periculo ex eo quod si ipse hiero- 
nimus detrimentum reipublice facere voluisset id ad diem Requentera 
non distulisset. sed eadem nocte id facilius et sine aliqua contra- 
dictione exequutus fuisset. 

Super sexto articulo 

Interrogentur testes a quibus dici audiuerint contenta in articulo. 
et an de die vel de nocte. et qua hora diei vel noctis. et quibus pre- 
sentibus. et in quo loco. 

Itera interrogentur numquid de anno 1547 die 3. a ianuarii agnouc- 
rint comitem hieronimum fliscum. et an esset pinguis vel macer 
paruus vel magnus albus vel niger. et cuius etatis erat. et an bar- 
bara haberet vel non. et cuius coloris. et an esset armatus vel iner- 
mis. et quibus armis indutus. et expriraant asserta verba formalia 
dieta ipsi corniti hieronimo per contentos in articulo. et similiter as- 
serta verba formalia qua eis responderit ipse hieronimus. et an om- 
nes illi contenti in articulo verba fecerint dicto hieronimo vel unus 
illorum et quis. 

Itera interrogentur quot homines secum habebat ipse hieronimus. 
et quales erant. et an essent armati vel inermes. et quibus armis. 
et an essent soliti seruitores et familiares ipsius comitis hieronimi. 

Item interrogentur an posset esse quod asserta verba lune inde 
dieta aliter fuissent quam quod in articulo continetur. quin testes 
ipsi precise audiuissent et intellexissent. 

Super septimo articulo 

Interrogentur quomodo respublica in periculo esse posset si vera 
erant que continentur in articulo. cura maxime iuxta contenta in dicto 
articulo esset aptus dictus hieronimus ad offendendum dictam rem- 
publicam absque eo quod ipsa respublica resistere posset et nichilo- 
minus in tam longo interuallo temporis id non fecit nec facere ten- 
lauit. 



( 322 ) 

Item interrogentur an esse posset quod ipse hieronimus ibi esset 
cuna assertis honiinibus absque eo quod vellet offendere rempublicam. 
sed ibidem esset ex causa priuate vindicte in personam iohannetini. 
Super octauo articulo 

Interrogentur testes an dieta die 3. a cognouerint ottobonum fliscum. 
et an esset pinguis vel macer paruus vel magnus senex vel iuuenis 
albus vel niger. et an barbatus vel imberbis. cuiusne etatis et cuius 
coloris. et an armatus vel inermis. et quibus armis. et an esset solus 
vel assotiatus. et quot erant asserti sequaces et quales. et si erant 
armati, et quibus armis induti. et an essent soliti seruitores vel fa- 
miliares ipsius ottoboni. et a quibus fuerunt ab urbe eiecti. et expri- 
mant formam eiectionis ab eadem urbe, et an ipsi aliquam resisten- 
tiam fecerint contra eandem eiectionem et qualem. et exprimant pre- 
cise horam ipsius eiectionis et dicant quare magis eiectus fuit otto- 
bonus quam hieronimus predictus eius frater. 

Super nono et decimo articulo 

Interrogentur testes quomodo sciant assertam mentem et voluntatem 
diui caroli quinti imperatori?, et an ipsam suam voluntatem in scriptis 
vel voce expresserit. et in quo loco tunc erat sua maiestas. et si 
dicant vidisse in scriptis assertam mentem et voluntatem exprimant 
qualitatem diete scripture. cuiusne manu erat subsignata. et an viderint 
eam scribi, et dicant etiam qui fuerunt asserti ministri diui caroli 
qui consenserunt asserta ili articulo. et quomodo talem consensum 
prestiterunt et quibus. et si talis consensus fuit verbis vel scriptis factus. 

Item interrogentur an esse posset quod ex falsis accusationibus rei- 
publice genuensium que diuo carolo conata fuerit persuadere quod 
dicti de flisco voluevint offendere ipsam rempublicam et maiestatem 
suam. et tamen id verum non esset. sed potius id persuasum fuerit 
ad suggestionem inimicorum ut facilius bona ipsorum de flisco ab ipsis 
occuparentur. 

Item interrogentur quomodo sciant assertam conuentionem conten- 
tam in decimo articulo propositam fuisse reipublice a diuo carolo, et 
ubi viderint talem conuentionem. et an asserte litere essent manu 
diui caroli predicti scripta vel subscripta. et an viderint eas scribi 
et quando, et quibus presentibus et quo tempore die et loco facta fuit 
talis conuentio. 

Super undecimo articulo 

Interrogentur testes quis miserit illos assertos cesarianos milite? 



( m ) 

per ìllas partes ut dicitur in articulo. et dioant in quo loro ibant 
ipsi milites. et precise in quo loco et loco loci fuerunt inuasi et a 
quibus et quibus armis. et si ipsi testcs viderint eos inuadere et cuius 
ordine mittebantur ipsi milites. cur et ad quid agendum. et ad quos 
lìiios transibant per illam viam siue per illas partes. item quot erant. 
et quibus armis armati erant. et an id fuerit ante mortem iohannetini 
ah auria vel post, et quomodo sciant testes quod illi fuissent milites 
cesariani et quod id sciret iheronimus predictus. 

Item interrogentur quis constituit dictum antonium ab auria asser- 
tum conductorem predictorum militum. et ad quem tìnem vel ad quid 
agendum. et a quo ipsi milites stipendiati fuerant. et si erant milites 
veterani ordinarli vel extraordinarii. 

Super duodecimo articulo 

Interrogentur testes quomodo sciant captum fuisse castrimi lodani 
asserto nomine cesareo, et quis talem assertam potestatem dederit 
predicto stepbano ab auria illuni capiendi. dicantque expressim annum 
mensem diem et horam quibus ab ipso captum fuit dictum castrum. 
et quomodo sciant illuni stephanum fuisse militem cesareum. et an 
ipsi testes talem potestatem (sciant?) Imbuisse in scriptis. et cuius 
marni erat scripta et subscripta. et si illam scribi viderint. 
Super decimo tertio articulo 

Interrogentur quomodo sciant fuisse amicitiam de qua in articulo. 
et an tunc temporis esse potuisset quod essent affines et non propterea 
tunc temporis amici. 

Item interrogentur quid sit publice credi et a quibus et quot per- 
sonis. et quot vicibus publice credi viderunt et audiuerunt. et a quibus 
personis asserta credulitas originem babuerit. et in quo loco et a quo 
tempore. 

Super decimo quarto articulo 

Interrogentur testes an tempore asserte patrate proditionis cogno- 
uerint petrum duretam. et ubi cognouerint. et cuius conditionis et 
qualitatis erat. et quomodo sciant ipsum fuisse assertum ministrum 
cesareum. et in qua spetie erat assertus minister cesareus. et quo- 
modo sciant ipsum habuisse assertum ordinerà et mandatimi a don fe- 
rando (sic) capiendi dictum castrum. et an viderint ipsum duretam 
illum capere, et quomodo illum ceperit armis vel sine resistentia. et 
exprimant precise quibus modis illum ceperit. et annum mensem diem 
et horam. 



( 324 ) 

Itom interrogentur an assorta captura facta fuorit ante vel post- 
quam ipsum castrum captum fiierit a iulio cibo tunc marcinone masse, 
et dicant contestes super singulis contentis in dicto articulo. 

Item interrogentur a quo tenebatur dictum castrum tunc quando 
captum fuit a dureta. et si ipsi testes cognouerint iulium cibo et a 
quo tempore illum cognouerint. exprimantque illius staturam et qua- 
litatem. et quomodo sciant ibi tunc temporis non fuisse. et ubi tunc 
erat ipse iulius cibo, et si potuisset ibi esse quin testes ipsi viderint 
et sciuerint. 

Super decimo quinto articulo 

Interrogentur testes quomodo sciant contenta in articulo. et an 
ipsi viderint ipsum comitem scipionem ab urbe roma disctdere. et a 
quo et quibus et qualibus associatus erat. et an equis dispositis ut 
dicitur in posta vel suis propriis. et de quo anno mense die et bora 
a roma discesserit. 

Item quomodo illum sciant iuisse venetias cum asserto cardinale. 
et an ipsi testes cognouerint ipsum cardinalem. dicantque precise 
eius effigiem etatem staturam et qualitatem. et an potuisset esse quod 
recessisset ab urbe cum dicto cardinale et tamen venetias secum non 
iuisset. et an ipsi testes viderint illum in itinere cum dicto cardinale, 
et in quo loco eos viderint. 

Super decimo sexto articulo 

Interrogentur testes si cognouerint contentos in articulo. dicantque 
precise effigiem singulorum staturam etatem et qualitatem. et quo- 
modo sciant dictum scipionem cum predictis assotiatum iuisse miran- 
dulam. et an ipsi testes viderint eos mirandule. et in quo loco et loco 
loci ubi viderint. et dicant precise annum mensem diem et horam et 
contestes. 

Item interrogentur quomodo sciant illum paulum spinulam fuisse 
damnatum propter assertam coniurationem de qua in articulo. et 
qualis fuerat illa asserta condemnatio. et ubi fuerit condemnatus et 
quia eum condemnauerit. et an condemnatus fuerit in contumatiam 
vel precedentibus legitimis probationibus et factis eius defensionibus. 
et an aliter esse posset preter ipsorum testium scientiam. 
Super decimo septimo articulo 

Interrogentur si tempore contento in articulo cognouerint dictam 
ricciardam malespinam marebionissam masse et iulium cibo, et a 
quo tempore eos cognouerint. dicantque precise eorum singulo- 



C 325 ) 

rum effigienti etatem et qualitatem. et quomodo soiant fuisso ini- 
micitiam inter eandem marchionissam et dictum iulium. et causarti 
eiusdem inimicitie. 

Item quomodo sciant superuenisse beneuolentiam et r.morem inter 
eosdem post restitutionem factam dicti marebionatus. cura maxime 
dieta pendeant ex animo qui difficile scire potest. 

Item interrogentur nonne facile esse posset quod ipsi inter se dis- 
simularent amicitiam. et tamen adhuc esset inter eos odium occultum 
et inimicitia ratione vindicte facilius faciende. 

Item interrogentur testes precise de anno mense die et bora quibus 
facta fuerit inter eosdem asserta reintegratio siue reditus in gratiam. 
et quomodo sciant testes dictum iulium cobabitasse in domo diete 
marchionisse et quanto tempore post reditum in assertam gratiam 
ibi cohabitauit. et si ipsi testes contenta in articulo viderint seu po- 
tius ita dici audiuerint. 

Super decimo octauo articulo 

Interrogentur testes ex quibus fiat publica vox et fama, et a quibus 
originem habuerit asserta publica vox et fama, et an illi a quibus 
audiuerint essent inimici illorum de fiisco. et in quo casu viderint 
seu intellexerint ipsum comitem inseruisse regi christianissimo in hu- 
iusmodi macbinationibus. et formaliter exprimant omnia. 
Super decimo nono articulo 

Interrogentur testes si cognouerint franciscum de quo in articulo. 
et a quo tempore illum cognouerint. dicantque precise eius effigiem 
etatem et qualitatem. et quomodo sciant illum fuisse rebellem reipu- 
blice. et dicant assertam causam rebellionis. et a quo tempore fuerit 
factus rebellis. et an viderint eum condemnare siue eius condemnatio- 
nem. et a quibus vel a quo facta fuerit. 

Item quomodo sciant tunc temporis ipsum franciscum inseruisse as- 
serto thome de marinis. et in quo seruitio ipsi inseruiebat. et sub qua 
conditione ipsi inseruiebat. 

Item interrogentur an nonne posset esse quod inseruisset eodem- 
met tempore ipsi tbome de marinis et etiam aliis in predicta curia. 
Super vigesimo articulo 

Interrogentur quomodo sciant comitem scipionem conuersatum fuisse 
cum ministris regis gallorum. et quo tempore id fuit. et qualem con- 
uersationem habebat. et quales erant illi ministri, et exprimant no- 
mina et cognomina ipsorum. et in quo loco id erat. et cum qua fre- 



( 326 ) 

quentia id fiebat. et quomodo sciant quod non conuersabatur cura 
ministris cesaris. et an eum eis timo secure connersari posset. 

Itein interrogentur quomodo sciant ipsum comitem admonitam 
fuisse ut cuna ministris regis gallorum non conuersaretur. et a qui- 
bus admonitus fuit. et quo tempore, et an tunc essent indutie siue 
bellum inter cesarem et ì^egem. et quales fuerunt i Ili qui polliciti 
sunt aditimi ipsi corniti ad cesaream maiestatem. e't an polliciti fue- 
rint tutum aditum ab insidiis inimicorum et detentorum bonorum 
siiorura. et an haberent ipsi auctoritatem talia promittendi. 
Super vigesimo primo articulo 

Interrogentur quomodo sciant illustrem ferdinandum gonzagam ha- 
buisse mandatimi a cesare committendi hieronimo spicie legum doctori 
ut assertam possessionem status fiiscorum traderet illis quibus castra 
dicuntur fuisse concessa, et si viderunt committi siue viderunt asser- 
tam commissionem. et cuius manu erat scripta et subscripta. et an 
viderint scribi vel subscribi. 

Item interrogentur quomodo sciant illustrem ferdinandum gonza- 
gam mandasse dicto hieronimo assertam possessionem tradere. et an 
viderint committi in scriptis vel in voce, et in quo loco predicta 
facta fuerint. quo tempore, quibus presentibus. 

Item interrogentur an cognouerint hieronimum spiciam et a quo 
tempore eum ceperint cognoscere. et exprimant eius effigiem etatem 
et qualitatem. 

Item interrogentur quomodo sciant assertam donationem de qua in 
articulo. et exprimant personas quibus facta est. bona quoque et per- 
sonas a quibus facta fuit. et exprimant locum tempus et contestes. 
Super vigesimo secundo et ultimo 

Interrogentur testes ex quibus fiat publica vox et fama, et a qui- 
bus originem habuerit. et an illi a quibus audiuerint essent inimici 
illorum de flisco 

Collata in cancelleria imperiali. 

M. Singkhraoser. 



ALLEGAZIONE 



Scipio fliscus quondam illustrissimi sinibaldi coram sacra cesarea ma- 
iestate agit ad nonulla feuda possessa per rempublicam genue et alios 
litis consortes. que dicit ad se pertinere vigore inuestiturarum quas ma- 
iores sui habuerunt a sacro romano imperio. 

Respublica et alii ad impediendum litis ingressum excipiunt illum 
audiri non debere, quia rebellis sacri romani imperii et patuie. et rebel- 
lionem illius asserunt in eo quod secuto facto notorio fratrum genue 
anno 1547 ipse se illis complicem fecit adiuuando ex post facto illos. 
et quod rome post cum iulio cibo machinatus fuit contra rempublicam 
principem ab auria et classem cesaris in damnum sacri romani imperii, 
et ad seruitium regis christianissimi cuius partes semper secutus fuit 
in bello contra dominum suum et patriam oblitus fidei qua domino 
et pietatis qua patrie tenebatur. et protulerunt sententiam latam contra 
illum per oratorem cesareum occasione diete macbinationis. et ultra 
confìrmationem illius factam a diuo ferdinando romanorum imperatore 
ex certa scientia viso processu iuridico et legitimo contra illum formato 
quem iterum ad cautellam ex eius certa scientia declarauit rebcllem. et 
priuauit omnibus iuribus que quoquo modo babnisset in dictis feudis. 
Arri Soc. Lio. St. Patria, Voi. VII f. Fase. II. 23 



• ( 328 ) " 

Replicai per pacis capitula confirmata a cesare omnia predicta sublata, 
et preterea crimina obiecta conficta fuisse ab inimicis. seque innocen- 
tem esse ab imputatis. et sententiam nullam ex multis que adducit. 

Tripplicant rei conuenti crimina obiecta vere per illum commissa et 
pacem illum non liberare etiam confirmatam a cesare, et quod dicto- 
rum criminum veritatem probare intendunt. 

Super his sacra cesarea maiestas admisit scipionem ad probandam 
innocentiam suam ab obiectis et nullitatem sententie. et reos conuentos 
ad conrìrmandas exceptiones oppositas. 

Scipio itaque admissus ad probandam innocentiam suam in primis 
deduxit in articulis primo loco fore videlicet in articulo undecimo 
capitalem inimicitiam iulium cibo et fratres fliscos. eo quod iulius 
h&bcns in uxorem sororem iouannetini ab auria inuasit seculo casu genue 
castrum pontremoli quod ab illis prcteiìdebatu.v. unde innuit et inferre 
videtur non esse tfm'simile quod cum inimico capitali coniurauerit. 

Testes examinati super dicto articulo probant e contra dictum iulium 
audito casu genue homines collegisse et ad principis tutelam aduenisse. 
et post rediisse massam relictis aliquot ex suis ad illius custodiam. et 
quod curauit vehi a massa pontremulum tormenta bellica que fuerunt 
relieta in loco laule iu terram iacentes inter massam et pontremulum 
accepto nuncio de deditione dicti loci ministris cesaris ('). spolium igitur 
et minus ex eo inimicitia capitalis non arguitur ex predictis. 

In duodecimo articulo deduxit affinitatem ipsius cum marebionissa 
masse ( 2 ) ad demonstrandum quod non erat su^pectum hospitium eius 
apud illam. afiinitas autem conceditur. soluta tamen ante multos annos. 

In decimotertio articulo deducit quemadmodum saluti sue consul- 
turus anno de 1547 romam se recepit. et ibi habitauit apud dictam 
marebionissam toto dicto anno usque ad marti um anni sequentis. quasi 
nunquam domum exiens propter timorem insidiarum. 

Leonardus platonus primus testis taurini examinatus afiirmat deducta 
in articulo. asserens quod quando e domo egrediabatur. quod raro faciebat. 
adibat oratorem cesaris didacum mendociam et reuerendissimum car- 
dinalem carpensem ( 5 ). et quod ipse eius seruitor semper erat cum ilio, 
et super decimo articulo deponit quod paulus panza scribebat ad illum 
quod sibi caueret cum respublica et princeps ab auria cepissent loca 
illius. 

(') Cioè nella seconda metà di gennaio 1548. Vedasi a pag. 227 la lettera di 
Don Ferrante Gonzaga a Cesare su questo argomento. 
( J ) Ricciarda Malaspiua madre di Giulio Cibo. 
( 3 ) Rodolfo Pio, dei Signori di Carpi, creato cardinale da Paolo III. Morì nel 156-1. 



( 329 ) 

Vinccntius tornes secundus testis concordat cum supradicto toste, qui 
tamen dicit se non stetisse toto tempore rome, et quod dum ibi fuit 
raro exibat domum. et ibat ad madamam parme cardinalcm farnesium 
carpensem et oratorem cesaiis. et quod ipse iens romam anno 1548 in 
quadragesima habuit illuni obuiam in itinere, qui dixit ipsi testi quod 
in galliam proh'eiscebatur. 

Scipio manrique primus testis masse examinatus deponit. se cogno- 
uisse illum rome in domo diete marchionisse per multos meuses. et 
quod nunquam roma discessit. et a domo non egrediebatur nisi cum 
marchionissa in coccio clauso ad vineam et per ciuitatem. et is non 
recordatur de . . . tempore, dicens quod nemo potest deponere de nega- 
tiua contenta in articulo. 

Cattaneus de nobilibus secundus testis parme deponit illum romam 
1547 accesisse. et ignorat quo mense, sed tamen mensibus nouembris et 
sequentibus usque ad finem martii aut principium aprilis fuisse in dieta 
domo, qtti non exhibat nisi quando ibat spatiatum cum marchionissa 
in coccio, et quod sibi timebat. et marchionissa magnam habebat curam 
illius. et quod si exiuisset quod ipse testis aliquando saltem sciuisset. 

Martinus de audreis tertius testis deponit se iuisse romam anno 1547 
mense decembris ubi in domo diete marchionisse eum inuenit. qui domum 
non exibat nisi cum dieta marchionissa in coccio spatiatum. et quod 
exire non poterat eo inscio qui custodiebat portas. et ipse nunquam 
egrediebatur nisi cum marchionissa aut prò eius seruitiis. et roma di- 
scessit in fine martii aut principio aprilis 1518. 

Franciscus triuisius decimus tertius testis attestatur a februario 1547 
ad dimidium aprilis 1548 illum fuisse rome in dieta domo, qui nunquam 
exibat nisi ut alii deponunt. et quod exire non poterat eo ipso inscio 
quia si domo non existente exisset varocinus et palafrenarii ipsi dixissent. 

Benedictus de brisciis decimus quintus testis concordat cum supradictis. 
et dicit quod erat ex custodibus. et recessit ille circa ebdomadam sanctam. 

Presbiter tadeus platonus primus testis parme ex auditu deponit illum 
stetisse rome in dieta domo unde raro egrediebatur. 

Gaspar de venturinis parme deponit quod ipse bis romam accessit 
anno 1547 cum iulio. et prima vice in mense maio et post decembri, 
ubi semper inuenit illum in domo diete marchionisse. qui stabat cum 
multa suspitione. et quod nunquam exiuit domo dicto tempore e qua 
poterat exire ipso inscio quia illum non asseruabat. 

Dominicus bozzanus examinatus genue super dicto decimo tertio ar- 
ticulo deponit ex auditu quod ille rome fuit. et quod audiuit a familia- 
ribus illius quod i 1 li parate fuerunt insidie et nescit a quo. 



( 330 ) 

Episcopus andrianensis (') genue deponit super eodem ex auditu. et 
aliorum relatione. 

In decimo quinto articulo ad finenti probande innocentie sue con- 
uersationem eius rome honorificam sine fraude et machinatione indife- 
renter apud omnes ita quod de ilio non poterat haberi sinistra suspitio. 

Super quo articulo leonardus platonus primus taurini dicit multos 
genuenses bononienses et alios visitasse rome illum. cum quibus con- 
uersabatur bonorifìce nibil machinando. quod sciuisset ipse testis quia 
erat presens cum ilio, primus et secundus parme satis frigide deponunt 
in predictis. primus genue quod per dies quatuor quibus fuit rome non 
vidit illum conuersari nisi cum quodam comendatario sancti spiritus. 

Dominicus bozzanus genue dicit se non informatimi, et audiuisse quod 
se bene gerebat. et iuit obuiam legatis genue honoris causa, petrus de 
vale tari deponit se audiuisse quod Scipio erat bonus iuuenis. episcopus 
andrianensis attestatur se ita credere et dici audisse. 

In decimo sexto articulo intendit probare ad excusandam profectionem 
eius in galliam. quod tunc temporis erat pax inter diuum carolum et 
regem christianissimum. et primus testis parme deponit vera contenta 
in articulo et in causa scient e. quod erat publica vox et fama de 
pace aut tregua que durauit annos decem. 

In decimo septimo deducit etatem suam tunc temporis anno 1548 
annorum decem nouem. et constat in processu illum natum anno 1528 
mense septembri. 

In decimo octauo deduxit quod a puero fuit vite quiete deditus literis 
et non armis aut sedicionibus et machinationibus usque ad annum 1548 
et mensem maium. super quo articulo examinatus primus taurini et 
primus parme dicunt vera contenta in eo. idem dicit primus masse, 
idem primus genue. qui in causa scientie dicit se scire ab effectu. quia 
prosequitur ius suura via iuris. quartus idem ex auditu. dominicus boz- 
zanus credit vera usque quo illum cognouit et ab inde supra credit 
etiam talem. petrus de valetari dicit se credere, episcopus autem asserit 
vera esse contenta in articulo. 

In vigesimo articulo deducit bonam ipsius famam et condicionem. et 
in hoc primus et secundus masse dicunt articulata esse vera, idem 
primus genue ( ! ) et adducit rationem quia illum educauit. et quia semper 
conuersatus fuit cum bonis viris. secundus idem quia dici audiuit et 



(') Giovanni Francesco Fieschi, vescovo di Andri nel Napoletano, dal 1517 
al 1565. 
(») Paolo Pansa. 



( 331 ) 

dimisit captiuos genucnses et eos iuuit. tertius quartus et quintus cre- 
dunt ut in ilio, et quintus quod credit etiam plus, octauus dicit vera 
in articulo. 

Ex iris clave apparet non probari innocentiam agentis. ncc ex asserta 
inimicitia cura iulio. quo non fuit etiam probata. infertur ad talem 
innocentìam. et licet Julius audito casu gcnue omnibus coaetis eo iuerit 
taracn nana ideo iniuriam aliquam fecit fliscis sed tanquam eiuis genue 
et vassallus cesaris patrie et domino succurrere intendebat. et si dimisit 
ex suis ad custodiam principis id fuit sine iniuria cuiusquam ut ad 
sensum patet. et quando cum iulio habuisset inimicitiam ille a verisi- 
mili non diuertisset. et hospitatus fuisset apud matrem iulii quamuis 
inter matrem et fìlium controuertetur de feudis. et testes illius pro- 
bant eorum amicitiam cum deponant quod ambo eomedebant in eadem 
mensa et simul loquebantur in mensa ante et post, et euentus docuit 
nullam inter eos fuisse inimicitiam. 

Preterea testes predicti non probant concludenter innocentiam illius. 
que non infertur ex eo quod raro domum exiret ut deponunt. quia stat 
simul quod ille raro egrederetur, et nibilominus sciuerit et participa- 
uerit coaiurationem iulii. nam et domi una sunt collocuti. et licet testes 
aliqui videantur deponere de continua perseuerantia illius intra domum 
tamen non concludunt negatiuam quia i Ili aliquando exibant. et non 
stringit ratio quod alii presentes ipsis renuntiassent. quinimmo nedum 
ex depositione negatiua sunt suspecti de falso, imo omoes conuincuntur 
falsi ex mutuis dictis. et primo leonardus platonus primus taurini qui 
se dicit semper fuisse cum ilio, et illum nunquam exisse tlomum nisi ad 
conueniendum orato rem et cardinalem carpensem. conuincitur de men- 
datio a secundo teste dicti loci qui dum fuit ipse rome asserit illum fuisse 
in domo madame parme aliquando. et bis in domo cardinalis farnesii. 
et primus genue dicit quod illis quatuor diebus quibus ipse rome fuit 
ibat post prandium ad comendatarium sancti spiritus. et omnes masse- 
tani qui dicunt quod exibat tantum cum marchionissa in coccio ad 
vineam et per urbem recreandi animi causa conuincunt alios de falso, 
et supradicti taurini et genue sunt contrarli examinatis masse adeo 
quod sumus in multis testibus falsis quorum non sunt conuenientia 
testimonia, et ultra dictus platonus qui dicit scipionem habuisse tantum- 
modo duos famulos. se scilicet et togninum. habet contrarium martinum 
de andreis tertium testem masse qui in dicto decimo tercio articulo in 
interrogatoriis deponit illum habuisse duos famulos togninum et monta- 
cbinum. et platonum non nominat. preterea inter primum taurini et 
primum parme adest alia contrarietas. quia lue parme dicit scipionem 



( 532 ) 

fuisse ad mirandulam per duos vel tres dies quando recessit roma iturus 
in galliam. et ille dicit fuisse ibidem per noctem tantum, ambo tamen 
conueniunt in eo quod ille in galiam iuit stipatus rebellibus genue. quos 
vocant exules. per heluetios et grisonos vitans loca periculosa videlicet 
terras cesaris. et hoc fuit tempore tregue, ulterius conuincuntur men- 
daces secundus taurini cum primo platono. quia hic super septimo ar- 
ticulo dicit quod Scipio in eundo romam stetit parme per noctem imam. 
et secundus super decimo articulo deponit quod parme ante quam iret 
ad burgum (') stetit per quatuor aut quinque dies. et post recessum a 
burgo iterum stetit in loco parme per alios quatuor aut quinque dies. 
rursus platonus super decimo articulo dicit quod tornes secundus testis 
rediit genua ad burgum ubi dedit literas panze scipioni de rebus gestis 
genue. at ille tornes dicit quod in reditu ad burgum scipionem ibi 
non inuenit sed parme. ad quem non attulit litteras aliquas sed verbo 
tenus nomine panze quod castrum lodani fuerat captum. quod etiam 
falsum demonstratur per instrumentum factum supra deditione dicti 
castri die vigesima octaua ianuarii. et is deponit se discessisse genua 
die vigesima dicti mensis. et vult renunciasse facienda longe post prò 
longe factis. apparet itaque quomodo non conueniant inter se ii falsi 
testes. licet in uno et eodem loco examinati in quibus contrarium accidit 
eius quod contingit testibus massetanis. qui per unum premeditatum 
sermonem deponunt scipionem numquam exiisse nisi in coccio spatiatum 
ut supra. item primus et secundus taurini conuincunt primum parme 
de falso qui super decimo articulo ad interrogatoria respondit scipionem 
non fuisse partne ante quam romam iret. 

Restat probatio bone vocis et fame agentis. que tamen non infertur 
ex supradictis testibus falsìs et sibi inuicem contrariis. et que tanquam 
generalis parum aut nihil iuuaret etiam quod non tolleretur per proba- 
tiones reorum in specie factas. 

Ex aduerso rei conuenti ad probandam culpam et delieta scipionis 
deduxerunt in primo eorum articulo priorem coniurationem factam 
rome cum ministris regis ebristianissimi de subuertendo statu genue 
et trahenda ciuitate a deuotione in cesarem ad partem dicti regis. de 
occidendo principe et classe diripienda. et in sequentibus deduxerunt 
conscientiam et participationem scipionis diete coniurationis opem et 
consilium illius. et ultra quia non apparet in rerum natura processus 
factus contra dictum iulium ubi fuit decapitatus ea de causa per partis 
confessionem factam in processu ubi dixit a manibus notarii rogati de 

(') Borgo Taro. 



( ,">53 ) 

ilio originale elicti processila fuisse ablatum ab illustrissimo ferdinando 
gonzaga gubernatore status mediolani. deduxerunt quod copia dicti 
processus fuit aliata genuam et quoti perquisita non inuenitur. et ultra 
per testes intendunt probare tenorem dicti processus videliect quod in 
ilio Scipio fuit nomina tue a iulio in conscium et complicem diete 
coniurationis. ultra probationem publice vocis et fame de conscientia et 
participatione illius nec non et confessionem factam a lconardo platono 
secretarlo illius. quod fuisset conscius diete coniurationis. preterea fuit 
deductum illum induxisse homines burgi ad se dedendum duci placentie. 
et quod ille in galliam cum rebellibus quos semper fouit penes se. et inde 
semper inseruiuit gallis contra cesarem et patriam. et hec omnia ad 
demonstrandum culpam illius et quod crimina non fuerunt confìcta 
sed vere per illum patrata. 

Super dicto primo articulo examinatus doctor bernusius genue. qui 
est sarzanensis. tam in dicto articulo quam in interrogatoriis. deponit 
se vidisse anno 1548 cum esset iudex genue processum dicti iulii occa- 
sione sui offlcii et processum octauiani de zino ex quibus. et contentis 
in illis. et ex publica voce, et fama orta genue. et alibi se scire dictum 
iulium cum ministris dicti regis tractasse subuersionem genue et mortem 
principis cui iulius mortem daturus erat. qui tamquam affinis illius ha- 
bebat aditum ad eum. et alii erant concitaturi tumultum in ciuitate. 
et in decimo tertio interrogatorio optime concludit circa publicam 
vocem et famam. et in duodecimo dicit quod tunc temporis nulla appa- 
rebat inimicitia inter principem et iulium. sed quod predicta tracta- 
uerat ad instigationem gallorum. 

Idem super undecimo articulo et interrogatoriis deponit dictum pro- 
cessum iulii fuisse sibi datum a principe cum tamquam iudex malefì- 
ciorum procederet contra augustinum de barga unum ex interfectoribus 
ioannettini ab auria (') et magniiìcum dominum baptistam de furnariis (-). 
et quod in dicto processu iulii scipio fuerat nominatus in conscius 
diete coniurationis. quod non meminit factum in tortura aut post. 

Idem super decimo tertio deponit copiam dicti processus mediolani 
par eum visam fuisse allatam genue per dominicum ab auria. cui ituro 
mediolanum accomodauerat suum equum. et quod dieta copia erat sub- 
scripta, et super decimo nono dicit ex publica voce et fama iulius de- 
capitati^ fuisse propter dictam coniurationem. 



(') Intorno ai particolari della morte di Giannettiuo vedansi i Docuin. XIII e 
XVI, pag". 20 e 25. 
( 2 ) Ved. il Docum. GL1II , pag. 289. 



( 534 ) 

Idem in vigesimo tertio articulo deponit post mortem ìulii et zini 
genue et sarzane et alibi hortam publicam vocem et famam quod 
Scipio fuisset conscius dicti tractatus. quia confessiones predictorum. 
fuerant penetrate ab aliquibus. et nominat a quibus dici audiuit. et 
ultra dicit audiuisse tam ab amicis quam inimicis fliscorum. 

Polidamus mainus doctor papiensis (') genue examinatus super tertio 
articulo deponit. quod anno 1548 ipse pretor genue capto octauiano zino 
vidit processum factum pontremoli et mediolani contra dictum iulium. 
in quibus ille fatebatur scipionem fuisse conscium et participem trac- 
tatus illius. et in tertio interrogatorio dicit quod ex dictis proccssibus 
apparebat dicatm coniurationem tendere ad subuersionem genue prin- 
cipis necem et classis cesaree excidium. et quod recordatur quod zinus 
in suo examine dixerat vidisse literas suprascriptas nomine scipionis 
zifratas. et quod dictus zinus credebat scipionem conscium tractatus 
ultra quod dum paulus pansa apud illustrissimam dominacionem tunc 
temporis intenderet excusare scipionem quod non fuit admissa excu- 
satio. imo illi dictum fuisse habebat ipsa illustrissima dominatio illum 
culpabilem. et idem super sexto undecìmo et decimo nono deponit pre- 
torem genue vidisse dictos processus super quibus fundauit suam sen- 
tentiam contra dictum zinum. qui non adibuisset fidenti illis nisi fuissent 
autentici, et fuisse iulius ob dictam coniurationem decapitatus. ex qua 
fuerat prius condemnatus.. 

Franciscus cibo notarius examinatus genue super primo articulo atte- 
statur se actuarium processus formati anno 1548 contra octauianum 
zinum babuisse pre manibus processum factum mediolani contra iulium. 
in quo videbatur sibi iulius conuinctus de dieta coniuratione de qua in 
articulo aut simili si recte roeminit. cuius processus dicit factam fuisse 
mentionem in processu dicti zini. et idem super tertio articulo attestatur 
se informatione dicti processus ut esset paratior ad reddendam rationem 
do contentis in ilio magnficis dominis deputatis extraisse nonnulla 
capita ex ilio quorum copiam exibet et (sunt) tenoris infrascripti. in 
cartis 73 iulius dicit quod de negocio occupandi ciuitatem locutus 
fuerat cum Scipione et Cornelio rliscis rome, item in folio 74 iulius 
dicit se consuluisse negocium cum Scipione fiisco et secretarlo bellai (*). 



(') Polidamante Maino, pretore nel 1547 e 154S sopra le cose criminali, dopo 
la resa di Montobbio, avea avuto dalla Repubblica il difficile incarico di con- 
durre il processo contro i congiurati. Istruì pure in Genova quello contro Ot- 
taviano Zino, come si dice più innanzi in questa medesima allegazione. 

( 2 ) Cioè il cardinale Giovanni di Bellay. 



( ÙOÌÌ ) 

item fui. SC) iulius loquitur de zifris quaa babehs.t cum Scipione et aliis. 
ìtem in folio 102 loquitur dictus iul us de Scipione tìisco quod se osten- 
debat cupidum vel desidcrosum coniurationis vel imprese, unde tenet 
quod scipio fuerit conscius dicti tractatua super sexto dicit quod dum 
esset actuarius dicti processus vidit et i ani quasdam e\aminationcs pon- 
ti^ muli factas de quarum tenore non recordatur. et in interrogatorio 
quinto deponit se credere processimi per eum visum fuisse autlienticum 
quia alias magnifici domini deputati non dedissent illi fidem. 

Laurentius capellonus habitator g.mue primo articulo examinatus de- 
ponit distincte de coniuration; ex publica voca et fama et dicit ex 
quibus illa processerit. et quomodo orta sit. et quod tunc temporis in- 
seruiens principi et adamo centuriono babuit illum processum medio- 
lani factum pre manibus. cuius lectione se informauit de predictis. idem 
super tertio seriatìm attestatili' de seientia scipionis ex dicto processu 
quem asserit se diliganter vidisse cum induxisset in animimi suum seri- 
bere historiam trium coniurationum initarum intra annum unum prout 
illas scripsit ('). et aduertendum est quod vere omnia consonant. nani 
facit mentionem de famulo scipionis nominato montachinum. de quo 
concordat cum martino de andreis teste massetano super decimo tertio 
capitulo in interrogatoriis. super quinto articulo deponit de captura 
et confessione iulii quod dux ferrane illum admonuerat quod de se ha- 
bebatur magna suspitio. et quod cardinalis cibo ( 2 ) scripserat ad ipsum 
ne permitteret eum transire per ipsius statum cum militibus aut milites 
cogere in dominio suo. super undecimo articulo in septimo interroga- 
torio quod processus fuerat missus ut posset procedi contra alios re- 
belles et quod propterea debsbat esse autbenticus. et ipse vidit illum 
subscriptum» 

Dominus adam centurionus concordat cum predictis testibus de co- 
niuratione et participatione scipionis. idem super decimo octauo atte- 

(') Accenna qui alle congiure del Fieschi e del Cibo, nonché all' altra che ebbe 
luogo in Piacenza contro Pier Luigi Farnese. La narrazione di quest'ultima é 
tuttora inedita. 

Che poi il Cipelloni fosse a' servigi del D'Oria e di Adamo Centurione , risulta 
anche per documenti; giacché in certo registro di spese del 1545, esistente in 
Genova nell'Archivio del Principe D'Oria, si légge questa nota la quale ci viene 
gentilmente comunicata dal socio comm. Antonio Merli: « 1545, 6 gennaro. A 
messer Lorenzo Capellone de Nove, cancellerò de messer Adam Centurione, per 
andare a Vercelli al Signor Duca di Savoia, per la cosa del Signor d'Antibo, 
scuti 6 ». 

( 2 ) Innocenzo Cibo, cugino di Giulio, creato cardinale da papa Leone X nel 1513 
e morto nel 1550. 



( 336 ) 

statar de perquisitone diete copie facta et se audiuisse a diego arbitio 
quod completo scipionis rocassu fuit per oratorem cui a secretis ser- 
uiebat missa ad catholicum regem. idem stipar vigesimo tertio articulo 
deponit de infamatione scipionis. et in secundo interrogatorio quod in- 
diferenter ab omnibus dicebatur inter quos poterant esse multi amici 
et inimici fliscorum. 

Franciscus grimaldus super undecimo articulo attestatur illum fuisse 
conscium ex auditu iohannis iacobi peirani notarii et actuarii processus 
dicti scipionis et aliorum. seque vidisse processum iulii in manibus dicti 
iohannis iacobi. et in vigesimo tertio deponit infamationem illius gene- 
ralem et indiferentem quia nescit a quo originem habuerit propter 
lapsum temporis. 

Orator figueroa super primo deponit de coniaratione iulii. super unde- 
cimo de nominatione facta per iulium de Scipione in conscium et par- 
ticipem. et hoc ex processu mediolani et ex literis ferdinandi gonzaghe. 

Agustinus cibo super decimo sexto attestatur se perquisiuisse dictum 
processum in scripturis quondam iohannis iacobi patris sui ad instan- 
tiam reipublice et curatorum pagani ('). et eum non inuenisse. quem super 
undecimo. dixit vidisse apud patrem tempore quo procedebatur contra 
scipionem et audiuisse in platea bancorum et aliis in locis scipionem 
fuisse nominatum in dicto processu. et super vigesimo tertio deponit 
de infamatione illius a personis qualitatis. nescit tamen a quibus et an 
processerit ex captura iulii. 

Joahnnes cibo super primo articulo examinatus ex fama publica a 
captura iulii illius pena ex processu zini qui erat amicus dicti iulii et 
aliorum coniuratorum et ex processu dicti iulii ipsi testi ostenso per 
supradictum iohannem iacobum. deponit de coniuratione .illius. super 
tercio et undecimo attestatur se vidisse dictum processum mediolani 
quia iacobus bonfadius in sua historia meminit tantum de iulio [*). et ipsum 
testem ex dicto processu fuisse certiticatum de participatione scipionis 
et aliorum genuensium. et licet non animaduerterit ad alias minucias 
quod tamen vidit illum subscriptum, idem supra decimo octauo dicit 
fuisse ab ipso teste perquisitum dictum processum per iohannem andream 
ab auria et idem factum cum agustino cibo, et super vigesimo tertio 
articulo attestatur famam fuisse frequentem et constantem in uniuersa 
ciuitate participationis scipionis. et quod est impossibile quod tota ci- 
uitas foret infensa il li. 

(') Pagano D'Oria, fratello del principe Giovanni Andrea I, ucciso a Tunisi 
uel 1574. 
( 2 ) Ved. Bo.nfadio, Annali, ecc., lit>. V; sotto il gennaio 1548. 



( 357 ) 

Presbiter ludouìcus malaspina examinatus super primo et vigesimo 
articulo dicit ex relatione lconardi platoni scipionem conscium diete 
eoniurationis. cum quo concordat grrgorius rattua examinatus super 
eodem vigesimo articulo qui nominat dictum lodouicum in eontestem. 

Dominicus ab auria examinatus super primo articulo licet dicat cu- 
pere ius stare a parte reipublice. deponit de dieta coniuratione et quo- 
modo fuit patefacta ex litteris matris iulii et scripturis repertis apud 
ducem placentie a ferdinando gonzaga. et super undecimo attestatur 
se fuisse a republica et principe missum mediolani ut ibi esset usque 
ad finem cause dicti iulii. cui capitaneus iustitie retulit illum con- 
fessum fuisse omnia de plano sino tortura, et ipsum locutum fuisse 
etiam cum eo a quo intellexit omnia rome facta et tractata. seque 
fuisse ab ilio rogatum ut prò eo intercederet apud principem. et quod 
habuit copiam dicti processus scriptam a quodam iuuene notarii et sub- 
scriptam a notano, cui soluit mercedem suam. et in duodecimo articulo 
in interrogatorio secundo quod fuit ili i data dieta copia iussu ferdinandi 
gonzagbe in qua legit nominationem factam de dicto Scipione. 

Paris pinellus examinatus genue super primo, qui tunc temporis rome 
fuit. deponit audiuisse ante capturam iulii quodbabebat strictam praticam 
cum gallis et quod post capturam illius detecta fuit coniuratio. super 
primo attestatur de cohabitatione scipionis et iulii. et se vidisse sci- 
pionem exeuntem e domo cardinalis armeniaci (-). et audiuisse quod fre- 
quentabat illum. super tercio quod post capturam iulii audiuit de con- 
sciencia scipionis. super vigesimo tercio attestatur de fama contra illum 
indiferenter a multis qui erant persone graues. cum ipse testis solitus sit 
cum huiusmodi personis conuersari. et potuit etiam ab inferioribus au- 
diuisse quia de eo generatim dicebatur. 

Castellinus ab auria examinatus super primo secundo tercio et vige- 
simo tercio deponit de coniuratione et participatione scipionis. et in 
dicto vigesimo tercio affirmat quod Scipio rome associauit legatos ge- 
nuenses. et quod tunc temporis secretarius illorum dixit versus ipsum 
testem si Scipio sciret quod de ilio dicitur in quodam processu quem 
vidit huc non veniret. 

Julius canoua examinatus super vigesimo tercio attestatur de publica 
voce et fama contra scipionem ortam ab oratore et a nobilibus multis 
loquentibus cum dicto oratore, et qui tanquam eius amici condolebant 
vices dicti scipionis. 

Agustinus ab auria examinatus super primo articulo deponit quod rome 

( 3 ) Giorgio d' Armagtiac , prete cardinale de' santi Giacomo e Paolo. 



( 558 ) 

orator cesaris et mater habebant malam opinionem iulii. et quod reuersus 
neapoli ipse testis romam intellexit capturam illius et omnis tractatus 
seriem. super secundo attestatur de conuersatione iulii et scipionis rome 
cum ministris gallis. et concludit optima ratione. dem supra tercio de- 
ponit de scientia scipionis ex auditu et literis oratoris cesarei venetiis 
residentis et aliorum super sexto quod iulius qui acceperat vulnus in 
capite fuit examinatus pontremuli. quod per litteras intellexerat nomi- 
nasse scipionem inconscium. super undecimo quod iulius nominauit illum 
in proccssu mediolani ex relatione aliorum et se vidisse dictum pro- 
cessum in manibus dominici ab auria. et audiuisse illum legi in talamo 
principis. supra vigesimo tercio quod Scipio fuit infamatus de tali cri- 
mine ab oratoribus cesaris et nobilissimis viris quos non indicat an 
essent inimici fliscorum. 

Reuerendus tbomas de nigro examinatus super primo articulo attestatur 
se accepisse litteras a cardinale cibo quibus admonebatur iulium ire per 
malum iter, et secuto successu audiuisse de illius coniuratione per fa- 
mam publicam que erat generalis. quia indistincte amici et inimici 
de co dicebant. supar secundo quod mater scribebat ad cardinalem et 
cardinalis ad ipsum testem de conuersatione filii cum gallis. super unde- 
cimo deponit de publica voce et fama quod scipio fuerit nominatus a 
iulio in processu mediolani in participem et conscium. 

Comes fìlippinus ab auria examinatus super tercio concludit ex pro- 
cessu mediolani compertum fuisse scipionem culpabilem et ex fama pu- 
blica. et super decimo tercio articulo in secundo interrogatorio quod 
per principem dominicus ab auria fuit destinatus ad ferdinandum gon- 
zagbam qui àttulit dictum processum. 

Franciscus ugart super primo examinatus attestatur de coniuratione 
iuLi ex litteris didaci mendocie et aliorum ministrorum cesaris scriptis 
in zifra quas dezifrauit. et ex processu mediolani. super decimo ex dictis 
litteris de conuersatione scipionis cum gallis. super tertio de illius scientia 
auxilio et fauore qui babebat multos beneuolos in ciuitate. supra decimo 
octauo de perquisitione dicti processus. et dicit quod fuit transmissus in 
hispaniam. 

Paulus lercarius super decimo tercio examinatus de infamatione sci- 
pionis a multis grauibus viris in bancis non maleuolis fliscorum. et quod 
non erat vana vox vulgi. 

Benedictus fliscus examinatus super vigesimo tercio articulo concordai 
in publica voce et fama, de qua indistincte dicebatur inter nobiles 
et primarios viros. 

Carolus arighinus pontremolensis examinatus super secundo tercio 



( 339 ) 

undccimo et decimo secuudo attestatur scipionem conscium et partieipcm 
iulii cum quo sepissime tam noctu quani intcr diu ibat ad ministros gallos 
àssociatus ab ipso teste et patruo suo secretano ducisse camerini, et 
quod ipso fuit solieitatus ab ilio ut iret cum iulio venetias. qui dicebat 
se pretendere interesse in (lieto viatico iulii. et quod post capturam 
illius factam pon tremoli cum visitasset illum in dicto loco, quod ilio dixit 
se incidisse in ea calamitate propter fliseos. et quod ipsum testem misit 
ad cardinalem cibo a quo fuit missus mediolanum. ut ibi adesset et eum 
de successu omni modo admoncret. ubi intellexit a capitaneo iustitie pre- 
sidente crasso et bernardo spina fiscali quod nominauerat scipionem 
et alios in complices. et quod obtinuit ingredi posse ad illum. qui si- 
militer eidem omnia renunciauit. 

Ultra predictos testes conuincitur scipio ex testimonio dominici boz- 
zani sui testis qui super decimoquinto articulo in septimo interrogatorio 
deponit quod vulgo dicebatur quod fuerat nominatus prò complice a 
dicto iulio. et episcopus andrianensis super duodecimo articulo in oclauo 
interrogatorio dicit quod audiuit illum fuisse inculpatum a dicto iulio 
sed quod postea illum exculpauit cum duceretur ad mortem. 

Ex bis omnibus videlicet ex sententia oratoris cesarei ex confirma- 
tione illius facta per diuum ferdinandum. et ad cautelam noua decla- 
ratione et sententia eiusdem contra scipionem.- satis' constat de delieto 
illius. accedunt attestationes tot testium virorum omni exceptione ma- 
iorum. qui viderunt processum dicti iulii mediolahi factum in quo no- 
minatus fuit conscius et particeps. et qui attestantur de conuersatione 
dictorum iulii et scipionis rome cum ministris regis christiani'ssimi. et 
de fama frequenti et constante contra illum de tali delieto, accedit etiam 
examen dicti iulii pontremoli factum repertum in arebiuio publico genue 
et de quo in processu zini iudex se preualuit ut idem iudex nominatus 
polidamas mainus attestatur in tercio articulo ex primis reorum. et actua- 
rius processus dicti zini in articulo sexto ex dictis dicit se tempore dicti 
proeessus babuisse dictum examen pre manibus et in exemplatione dicti 
examinis custos arebiuii scripturarum criminalium dicit illud esse infì- 
latum in foliatio actorum criminalium. ex quibus apparet dictam scrip- 
turam fuisse repositam in dicto processu zini iam supra annos xxn et 
de illa babitam fuisse rationem tanquam esset autentica, et sequitur 
ex hoc quod dici non potest quod fuerit dieta scriptum a priuato sup- 
posita in arebiuio aut ab alio ut ex inde "illì daretur fides. quia ap- 
paret fuisse il Iam insertanti in dicto processu occasione de qua supra 
et per quod apparet fuisse nominatum in conscium et participem. et attento 
etiam dicto unius testis examinati ad illius instantiam asserentis se 



( 340 ) 

aildiuisse dici valgo scipionem fuisse conscium diete coniurationis. et 
dicto alterius qui dicit iulium inculpasse illum in dicto processu. et ex 
litteris ferdinandi gonzaghe constat etiani qui fuerint exculpati extra 
processum ab ilio, inter quos non legitur de Scipione, non potest dubi- 
ta ri plus quarn piene probatum delictum de quo agitur. additur mani- 
festimi inditium quod in galliam se proripuit cum rebellibus. alterum quod 
processit per loca venetorum heluetiorum grisonum fugiens loca cesaris 
eo tempore quo milites regis christianissimi tuti transibant per dieta 
loca, soli antera non tuti transibant qui proditiones macbinabantur 
sicut iulius et scipio quorum unus captus fuit in dictis locis et alter 
illius periculo cautior factus dieta loca euitauit. et in hoc concordat 
laurtntius de barberiis in suo examine facto in eius processu exhibito 
in actis. 

Que supra dieta sunt spsctant ad iulii coniurationem. ceterum ut 
clarius appareat scipionem fuisse semper animo intìdeli contra sa- 
crarci cesaream maiestatem deducitur aliud crimen infidelitatis patrate 
per illum. namque statim secuto casu genue accessit ad burgum 
vallis tari et ibi persuasit liominibus dicti loci ut se et dictum ca- 
strum feùdum imperiale darent duci placentie. qui tunc temporis haud 
quaquam partes cesaris sequebatur. id autem probatur per septem te- 
stes examinatos supra vigesimo quarto articulo qui omnes concludunt 
cum fuerint presentes illius persuasioni et deditioni facte. qui etiam 
dicunt scipionem surrexisse ex sella cui insidebat et in locum suum 
posuisse quemdam capitaneum supradicti ducis. idem dicit hieronimus 
eius frater et thomas alemanus in examinibus montobii factis. et quam- 
quam ille conetur tale facinus celare asserens - se audito casu genue 
statim romam iuisse. nihilominus testes per eura producti fatentur illum 
fuisse burgi. ut leonardus platonus et vincentius tornes examinati 
taurini, et dominicus bozzanus genue. licet dicant de tali facinore se 
nescire. et dum scipio omittit dicere de tali accessu ad burgum ma- 
nifeste arguit se ibi aliquid mali patrasse. si enim venisset eo animo 
se conferendi genuam. et se a ienandi a fratibus. non esset reicienda 
talis intentio. quinimmo propalanda. et excusatio quam adducit de palatio 
diruto et lodano capto est falsa, quia noe dum palatium fuerat dirutum 
nec dum locus lodani captus quod secutum fuit post die vigesima octaua 
ianuarii ut constat ex instrumento super inde confecto et exhibito. licet 
sui mendaces testes taurini contrarium dicant. 

Et ultorius tale facinus burgi grauatur quia ille in itinere bononie 
ad burgum diuertit per quatuor aut quinque dies parine, quo etiam acces- 
sit post tale factum ut deponit vincentius tornes in septimo articulo. et 



( 341 ) 

COnuersatio illius rome cum madama panne et cardinale farnesio de qua 
per dietimi testem tcndit ad rìnem supradicti facinoris. in euius pre- 
mium obtinuit a farnesi is cast rum oalestani quod etiam mine tenet. 
ut elarum est id quod thomas alemanus in suo examine facto montobii 
iam supra annos xxv late deponit. quo tempore nulla cadebat suspitio 
aut timor huius cause. 

Quod autem idem ad hostes domini sui transfugerit nulla procul dubio 
indiget probatione. id enim fatetur passim tam in processu quam in 
precibus quibus petiit a diuo ferdinando confirmationem pacis. quod 
delictum et perseuerantia illius in sequendo partes gallicas contra ce- 
sarem et patriam est manifesta felonia que nulla indigebat probatione 
aut scientia. sed ipso iure illuni reddebat indignum successione feudali 
et omni gratia et quibuscumque priuilegiis imperialibus. meminisse 
autem oportet iudicem quo itinere in galliam se contulerit et quibus 
satelitibus stipatus de qua re etiam deponit laurentius de barberiis in 
suo examine in actis producto. qui deponit et illum mirandulam romam 
aduenisse et post tres dies inde venecias processisse cum fratribus et 
aliis rebellibus genuensibus. et exinde cum quatuor ex illis in galliam 
properasse. porro quid in gallia egerit non fuerit incongruum conside- 
rare nec a causa alienum. nenipe satis cito fuit visus ad insulas que 
vulgo dicuntur le pomeghe stare contra maiestatem cesaream massi- 
miliani secundi qui in hispanias tunc temporis profipiscebatur. in 
redditu vero ipsius cum gallis galeam et supeletilia serenissime au- 
guste fuit depredatus nec refert an ea presens aut per satellites suos 
commiserit rebelles inquam domini et patrie, quos aluit et fouit penes 
se ut deductum fuit in articulo vigesimo primo super quo examinati 
fuere nicrosinus marora baptista riceus iacobus de sancto saluatore 
michael dolera. quot autem vicibus cum gallis hostibus cesaris contra 
dominun suum et patriam steterit non est opus referre. et tamen sui 
testes dicunt illum iuuenem pacis cupidum quod et nobis videtur 
siquidem dum tota gallia intestinis bellis exarsit nunquam prò suo rege 
qui illum multis stipendiis honorauit arma induit. qui forte vouit se 
nunquam iusta arma sumpturum contra rebelles. 

Non excusat dictum delictum transfugii et hostilitatis in patriam et 
dominum. quod transfugerit tempore pacis. nam non probatur pacta tunc 
, fuisse inter cesarem et regem galliarum. quinimmo idem in actis sub die 
quinta mnii anni 1564 dicit se ad gallos recessisse tempore tregue, et solus 
primus testis parme licet dicat vera esse contenta in articulo in quo as- 
seritur dieta pax. tamen in causa scientie dicit quod erat pax aut tregua 
adeo quod dubia probatio debet contra probantem interpretari. et du- 



( 542 ) 

plex effectus et faeti euidentia demostrauit quod non erat pax. alter 
quod post bollimi subsequtum vidimus. et non est credendum nec pre- 
sumendum reges fracta pace statini ad arma venisse, alter quod dictis 
temporibus galli ministri semper cesarem loca illius aut confederatos 
per insidias et machinationes vexarunt id manifeste demontrat coniu- 
ratio ioannis aloisii et altera scipiouis et iulii. 

Aliam affert excusationem sui transfuga quod destinauerit ad diuum 
carolum doctorem barcam (') qui carolo ius suum exponeret. et asserit 
illuni non auditum nec admissum a diuo carolo, et quod proinde se in 
galliam recepit quasi id liceret si cesar aliis maioribus implicitus ne- 
gotiis suo barche non intenderit ad illius hostes se conferre. verum 
nec hoc licitimi nec verisimile diuum carolum illum non audiuisse aut 
admisisse ad se iustitiam implorantem. ea non fuit caroli consuetudo 
nec id bonum principem decet. et propterea ut hoc iudici prudenti sua- 
deat erit opus per quam claram probationem videndum igitur quid pro- 
barit. et primo leonardus platonus taurini cxaminatus super decimo nono 
articulo deponit quod suasionibus amicorum et presertim pansé et 
nicolai ab auria illius sororis scripsit ad barcam et missit mandatum 
et instructionem a quo fuit admonitus quod per multos menses non po- 
tuerant audientiam habere propter fauorem suorum aduersariorum. et in 
causa scientie quia ipse testis seruiebat illi et scripturas exemplauit. 
secundus testjs deponit etiam super dicto articulo dicens audiuisse se 
ab ilio rome "quod habebat in animo ire ad cesarem ad tractandum res 
suas. quod non fuit executus defectu pecunie, et quia res sue erant in 
disfauore ut fuit admonitus. et quod misit ad barcam mandatum pro- 
curatorium cum aliis scripturis. sed quod barca prout scripsit ad ipsum 
testem scipio non potuit habere audientiam in curia, ludouicus mune- 
rius primus genue dicto articulo deponit de audito et non dicit a quo. 
idem facit petrus de valctari in dicto articulo. 

E contra rei conuenti ad demonstrandum accessionem illius falsam 
deduxerunt in articulo vigesimo ex propositis secundo loco quod ille rao- 
nitus a ministris diui caroli, qui eidem aditum et fauorem promitte- 
bant. ut iret ad cesaream maiestatem. non prebuit consensum talibus 
monitionibus. super quo articulo examinatus orator figueroa dicit quod 
statim ab initio secuto casu ioannis aloisii medio pauli pansé illum 
admonuit ut recurreret ad cesarem. et quod ipsius consilium noluit 
sequi ut effectus demonstrauit. et ludouicus munerius testis illius in 
dicto uigesimo nono articulo in secundo interrogatorio fatetur talem 

(') Francesco Barca, procuratore del Fieschi. 



( 543 ) 

pérsuasiGnem factam sci pioni ab eodem oratore, augustinas ab auria 
supra dicto uìgesimo articulo idem affirmat factum a didaco mendocia. 
comes fllippinus ab auria supra dicto articulo idem asscrit factum a 
domino ioanne mendocia oratore cesareo apud venetos. ut audiuit per 
litteras scriptas principi, et quod princeps querebatur quod ille tractaret 
cum inimico ecsaris. paria pinellus in dicto articulo idem factum didicit 
a cardinale cicada (') cui scipio respondit quod malebat ire ad gallos qui 
cura rogabant quam ad cesarem supplex. -ex quibus apparet quid probatum 
fuerit a Scipione et per testes de auditu deponentes et varios. ut est 
platonus qui dicit scipionem a barca admonitum per litteras quod non 
poterat habere audientiam. et postmodum in interrogatoriis dicit quod 
barca scripsit ad pansam is autem ad scipionem. ad quem etiam ille 
misit litteras cum scripturis prò barca genuam. quod non est verisimile, 
at e contra verisimile est quod dicitur a reil et sui testes etiam fa- 
tentur admonitum illum ut ad cesarem recurreret. 

Ex suprascriptis apparet nihil probatum per scipionem quod crimina 
fuerint contra illum contìcta nec quod ab appositis delictis sit innocens. 
quinimmo per reos conuentos pienissime clarissimeque fuit probatum 
illum coniurasse. dedisse castrum imperiale bostibus cesaris. transfugisse 
ad hostes et hostiliter se semper gessisse contra dominum suum et 
confederatos. quod equidem ree te arguit dictum christofori arrighini 
examinati' super trigesimo articulo ex secundis. qui deponit de facto sci- 
pionis in suadendo petro nurete ut a cesare rebellaret et castrum pon- 
tremuli proderet gallis. de quo etiam deponit carolus arrigbinus supra 
dicto articulo. et ex eiusdem testimonio constat per assertionem notarii 
rogati de ilio examine iulii ponti-emuli factum originale per ferdinandum 
gonzagam illi ablatum fuisse. et ex his de facto licet nulle adessent 
sententie potuisset iure permittente spoliari feudis et priuilegiis imperia- 
libus. et licet sententia lata contra illum per oratorem figueroam et 
declaratio diui ferdinandi possent in aliquo impugnari solemnitarte omissa 
tamquam nulli, cum constet de multis eius infidelitatibus. nihilhominus 
sacra cesarea maiestas que est super omnem legis positiue solemnitatem 
et non subest nisi dao iustitie et ventati, deberet. neglecta omnis solem- 
nitatis regula. per viam prouisionis illum procul amouere a dictis castris 
et reos conuentos qui receperunt a diuo carolo in eis manutenere se- 
cundum textum in capitulo ad petitiones de accusatoribus. quod tanto 
magis debet facere cum prò rei ventate dieta sententia nliqua nullitate 
non laboret. et quod ad nullitates propositas videndum in primis est de 

(') Giambattista Cicala, vescovo d' Albenga, cardinale di san Clemente. 
Atti Sog. Lig. St. Pativi*, Voi. Vili. F;isc II. -24 



( 344 ) 

nullitatc pioueniente ex eitatione facta ad locum germe quem ille dic'it 
non fuisse tutum. qua in re non probauit qualitatem loci non tuti. qui- 
nimmo rei probarunt ex multis illuni tato potuisse comparere in dieta 
ciuitate. et ut liqueat utra pars melius probauerit videndum est quid 
probatur ex parte illius in octauo nono et decimo articulis. in quibus 
deduxit ab illustrissima dominatione fuisse concessam veniam fratribus 
suis et eorum sequacibus in facto genue die tercia ianuarii liberamque 
remissionem attenta et cognita facti ventate et qualitate quam ipse 
presupponit inimicitiam priuatam cum ioannettino ab auria. deduxit etiam 
quod non obstante dieta remissione occupauit respublica loca varisii 
rocatagliate et expugnauit arcem moutobii ad illum pertinentia. et 
quod hieronimum eius fratrem cum quibusdam aliis occidit. itera quod 
ilio absente bononie princeps occupauit castrum lodani assignatum 
ipsi prò sua legitima. et quod palatium dictorum fratrum dirutum fuit. 
et cum ex ipsis rebus appareret intentionem reipublice et principis esse 
ut delerent totam familiam eius quod romam se recepit ut se ab insidiis 
contra eum paratis defenderet. 

Et primo pelegrinus de ursis tertius testis examinatus taurini qui 
dicit in tumultu genue se fuisse secutum iohaunem aloisium tamquam 
subditum illius ad darsinam. et inde fuisse ad portam arcus que tene- 
batur a fliscanis. quo etiam venit hieronimus fliscus circa horam vige- 
simam primam. deponit quod publice dicebatur inter ipsos quod nomine 
illustrissime dominationis venerant nicolaus ab auria pansa et unus se- 
cretarius gubernatorum nunciantes hieronimo quod illustrissima domi- 
natio illi et sequacibus pepercerat. et quod arma deponerent. unde bie- 
ronimus recessit versus montobium cum parte eorum. quo prius quam 
perueniret assecutus fuit illum octobonus frater. et in interrogatoriis 
dicit quod fratres flisci tempore quo dieta venia fuit illis concessa erant 
intra ciuitatem in loco dicto ponticello armati, et quod ignorat a gu- 
bernatoribus tunc cognitam facti illius veritatem. 

Primus testis parme supra octauo articulo deponit concessam fuisse 
veniam Hieronimo octobono et sequacibus. de qua facta fuit scriptura que 
remansit apud cardinalem ab auria. et quod ita pujjlice dicebatur. et in 
causa scientie quod audiuit a pansa qui ostendit copiam diete venie, et in 
interrogatoriis dicit veniam petitam a nicolao ab auria et pansa. et 
credit tunc fìiscos armatos bomines facinorosos. et ignorat tunc co- 
gnitam facti veritatem et qualitatem. 

Lactantius de belmesseris examinatus parme supra dicto articulo con- 
cordat cum pelegrino de ursis ex auditu unius nominati trincarino, di- 
scordai in bora quia dicit fuisse decimam octauam aut decimam nonam 



( 548 ) 

et ilio circa vigesimam primam. et ultra dìcit quod illustrissima do- 
minatiti cognouit omnia secata occasione inimicitiarum priuatarum. et 
in causa scientie dicit quod dicebatur publice de dieta venia, et quod 
flisci erant tunc armati et associati armatis liominibus et non inermibus. 

Bavtholomeus de menaleotis examinatus parme supra dieto articulo 
attestatili" quod die tertia ìanuarii vidit nieolaum ab auria et pansam 
colloquentes cuni bieronimo intra portam sancti andrce et portam arcus 
ante .domimi tbome bone, et quod recesserunt. et dicebatur quod ibant 
ad illustrissimam dominationem. et regredientes cimi viro magno qui di- 
cebatur esse ambrosius senarega cancellarius locuti fuerunt in dicto loco 
cimi bieronimo. et cum non posset ipse percipere illorum sermones propter 
multitudinem gentium et militum audiuit dicere inter presentes quod 
supradicti iuerant ad illustrissimam dominationem et redierant ut arma 
deponerentur. et ad nunciandum hieronimo quod illustrissima dominatio 
intellecto quod inimicitie particulares dederant causam facto ili ì. ei et 
complicibus pepercerat. et quod ea de causa ille reuocauit milites a 
portis et aliis locis. quos. habens cartam ad manus que dicebatur esse 
venia supradicta. omnes dimisit. et partim discesserunt partim reman- 
serunt in ciuitate. et quod de predictis publice dicebatur. et in inter- 
rogatoriis dicit quod flisci erant tunc armati et associati a militibus 
diuersarum regionum aptis ad omnia bonis et audacibus. 

Dominicus de rugales supra dicto articulo examinatus parme concor- 
dat cum menaleoto. et plus dicit quod audiuit relationem nicolai ab auria. 
et vidit ambrosium senaregam qui scripsit in carta quam babebat ad 
manus et illam tradidit hieronimo. et audiuit illi dictum fuisse quod 
se reciperet in unum ex castris suis. qui babebat homines quatuor 
centum quorum ducenti secuti fuerunt illum. et alii remanserunt in 
ciuitate. ut ipse qui post audiuit ab liominibus de dieta venia, et is in 
interrogatoriis dicit quod venia non fuit petita sed oblata. et Ultra de- 
ponit de alia remissione facta existentibus in arcem montobii. 

Primus genue supra decimo octauo articulo deponit de audituquia non 
aderat. sccundus dicit vera contenta in articulo. et ultra dicit quod 
prima vico nicolaus ab auria nunciauit bieronimo in ponticello quod 
illi parcitum fuerat. et quod rediit ad illustrissimam dominationem. 
quia hieronimus requirebat scripturam de remissione, unde rediit cum 
cancellano qui attulit illam in scriptis. et in interrogatoriis dicit fa- 
ctum fuisse apud apotecam magistri rolandi manescalchi. fliscis exi- 
stentibus armatis. et ignorat àn veritas facti cognita fuerit. 

Tertius testis genue deponit ex auditu. quartus supra dicto articulo 
deponit vera contenta in ilio, et in causa scientie quod dum esset ad 



( 346 ) 

portarci arcus eo venit cancellami? cum patenti ad manus. qui dixit 
quod illustrissima dominatio omnibus parcebat dummodo exirent ciui- 
tatem. et quod hieronimus exiuit. 

Sextus genue supra octauo articulo deponit ex auditu panze. et supra 
undecimo interrogatorio dicit credere ad valorem remissionum debere 
in earum concessione interuenire duo collegia gubernatorum. septimus 
testis dicit contenta in articulo vera esse, et in causa scientie quia au- 1 
diuit proclama intra portam arcus supra quodam muro de dieta venia 
circa horam quartana vel quintam diei. dicit octobonum fuisse in dieta 
porta cum militibus pluribus. et quod porte erant in potestate fliscorum. 
ultimus genue supra dicto articulo deponit de publica voce et fama, et 
quod nicolaus ab aurla petierat cum panza talem veniam et impetraue- 
rat. et quod cum illis missus fuerat caneellarius senarega. 

Julius fontanella examinatus parme supra dicto articulo octauo de- 
ponit ex auditu bieronimi quod illustrissima dominatio miserat ad illuni 
nicolaum ab auria et panzana ut referrent quod pepercerat. sed quod 
Hle petierat scripturam de dieta venia, et quod supradicti redierunt 
iuxta portam arcus cum cancellarlo et scriptura venie, et mandato quod 
illum caneellarius reformaret ad arbitrium illius si non satisfaciebat. 
et quod nicolaus iamdictus subiunxit illustrissimam dominationem esse 
certam quod omnia proeesserant ex causis priuatis et non publicis. et 
ipse liortabatur hieronimum ad deponendum arma et ad recedendum. 
qui discessit cum parte militum. et quod tunc fiisci erant armati, et 
possidebant ciuitatem quam reliquerunt. 

Ultra predictos testes adsunt testes reorum qui deponunt ut infra, 
et primo adam centurionus supra trigesimo articulo in primo interroga- 
torio dicit quod nunquam audiuit dici rempublicam pepercisse hieronimo. 
et in secundo dicit fuisse consultum a iurisperitis rempublicam non te- 
neri ad seruandam h'dem datarci quod illam dedisset tanquam datam 
metu et a non legitimo numero, a qua plures fuerant excepti. orator 
figueroa in quadragesimo articulo dicit hieronimo tuto sub saluo con- 
ductu se recepisse montobium. iulius canoua in trigesimo quinto' in 
interrogatorio secundo dicit audiuisse facta edicta de remissione animo 
non obseruandi. Comes fìhppinus ab auria in dicto trigesimo quinto 
articulo deponit quod respublica edixit nocte ut deponerent arma se 
pnreituram. que edicta nescit an fuerint acceptata. 

Venia ex suprascriptis testibus non probatur nec etiam causa venie, 
et quod non probetur ita demonstratur. testes de auditu non probant et 
multo minus quando deponunt non vorisimilia quando inuicem sunt 
contrarli, quando persone sunt suspecte. veruni omnes testes illius de- 



( 347 ) 

ponunt do auditu. nomo ex ipsis fuit presens in palatio quando asseritili" 
pretensa venia* qui autcm magis urgent dicunt so vidisse nicolaum ab 
auria pahsam et cancellarium referente^ hieronimò et sequacibus fuissc 
popereitum. quando hoc legitime probaretur utique non probarotur 
factum fuisse remissionem a reipublicc gubematoribus sed tantummodo 
fuisse relatam a predictis. qui co tempore et eo in casu debebant 
omnia dicere ut patriam et rempublicam ab imminenti periculo libcrarent. 
et P.upradictus nicolaus magis quam ceteri ciues debebat hoc facere qui 
nedum reipublice sed et sororibus suis summa cum ratione timebat si 
fuissct aduentum ad arma inter reipublice defensores et fliscos. ad 
summum igitur foret probata relatio venie et non venia ipsa. accedit 
quod omnes qui referunt audisse dictam relationem fuerunt complices fli- 
scorum et per se sunt discordes. namque aliqui deponunt id secutum ante 
portam thome bone aliqui apud portam arcus et apotecam magistri 
rolandi manescalchi. et alii intra portam iam dictam arcus super quo- 
dam muro, que omnia loca sunt in se contraria et diuersa segregata 
muris et magno loci spatio vieque reuolutione et anfractu. namque 
porta arcus ab apoteca dieta dirimitur muro et crate lignea, et inter 
dictam apotecam et domum thome bone sunt passus circiter ducenti 
et ulterius reuolutio vie aut anfractus. ita quod existens in uno loco ex 
predictis non potest nec audire nec videre alium existentem in alio loco, 
discrepant etiam in tempore, alii enim attestantur factum vigesima hora 
in circa, alii intra decimam octauam aut decimanti nonam. porro quod 
testes auxiliarentur fliscis in dicto facinore ipsimet attestantur. insuper 
testes qui supra hoc deponunt in manifestis mendaciis deprehenduntur. 
et inter ceteros menaleotus dicit ambrosium senaregam virum magnum 
qui erat infra mediocrem staturam. idem in eodem articulo dicit hie- 
ronimum fecisse uniri suos qui erant in diuersis* partibus. scilicet ad 
portam sancti thome et cazzole ('). que dieta sunt falsa, nam suos 
non eduxit a porta sancti thome. qui inde recesserunt et aufugerunt 
prò metu ut constat ex dicto iulii fontanelle in dicto octauo articulo. 
constat etiam ex dicto michaelis de camaioribus examinati ad instan- 
tiam reorum supra articulo . . . qui etiam si non fuissent expulsi non 
potuissent a hieronimò colligi propter spatii longinquitatem et via- 
rum anfractus et maximum tumultum qui erat in ciuitate. imo dato 
quod hieronimus potuisset cum omnibus suis eo tendere, tamen nec 
unus nuntius nec pauci milites potuissent ea die ab una porta ad 
aliam penetrare, preterea a cazzola non collcgit suos qui ibi non erant 

(') La porta dell' icquasola. 



( 548 ) 

nec t'ii nocte nec die proxima. et deraum iam dictus testis sibi ipsi est 
contrarius quando deponit parendie eius noctis ductum faisse a patruo 
ad domani ioannis aloisii. et nocte eadem subsequtum fuisse eundcm 
cum gladio illius. et post in generalibus interrogatori is se nullum ha- 
buisse propinquum in dicto facinore dicat. dominicus de rugales conuin- 
citur in eo quod dicit aliam factam remissionem montobii que etiam 
obseruata non fuit. quod omnino falsum quia se dederunt obsessi ad 
expugnantium voluntatem. ut etiam deponit lucas clapa unus ex testibus 
scipionis super nono articulo ex primis, iulius fontanella «ultra i,uod 
ipse fatetur se homicidam narrat taliter seriem facti ut manifestus 
mendax arguatur. nam dicit se e biremibus cum octobono retraxisse per 
viam que dicitur subtus ripam cum impedirentnr lapidibus et archi - 
busis ab existentibus in turri darsine. quod iter est impossibile eos 
conferisse eundo a darsina ad portam sancti thome. nec poterant etiam 
ire per darsinam ad dictam portam quia eundo a via subtus ripam ad 
portam predictam relinquitur darsenale ad manura leuem. non est etiam 
verum nec possibile quod tam ipse quam octobonus armati presertim. 
ut refert fuisse armatum octobonum. eum fecisse dictum iter a dieta 
porta sancti thome ad portam siue cazzole siue arcus ex«epatio tem- 
poris quo ipse refert. quia porta sancti thome magis vergit ad occiden- 
tem et porta arcus respicit orientem et porta cazzole proxima est diete 
porte arcus. et utraque distat a dieta porta occidentali per miliaria 
tria incirca, et via extra ciuitatem secus menia est aspera et ardua, in 
qua adsunt conuales profundissime impedite multis in locis muris et 
maceriis villarum priuatorum. adeo quod homines armati non poterant 
illud iter conficere minori spacio horarum trium in circa, falsum est 
etiam quod octobonus semel egressus urbem iterum illam ingressus 
fuerit per portam cazzole ut ille inquit. lucas clapa est etiam varius quia 
in articulo tercio in quinto interrogatorio fatetur se fuisse cum hiero- 
nimo et sequacibus quando discurrebat per urbem. et paulo post in sep- 
timo interrogatorio dicit quod non fuit nec fautor nec socius dicti fa- 
cinoris. lucas cardinalis qui habet in bonis tantum scuta vigiliti quiaque 
est etiam mendax in duobus primo dicit se subditum illustrissime domi- 
nationis qui in rei veritate est subditus pagani, secundo dicit se ne- 
scire quod fratres flisci seruirent aliis post annum 1547. que tamen res 
est publica et notoria, dominicus bozzanus est testis de auditu auditus 
affetionatus et de familiaribus. petrus de valetari est unicus in eo quod 
asserit se audisse proclama de asserta venia, et mendax in eo quod dicit 
octobonum fuisse ad portam arcus tempore quo tliscani recesserunt ab 
il la. octobonus erat ad portam sancti thome qui ut eam reliquit amplius 



( 349 ) 

oiuitatem non introiuit. qui ut supra dietimi fuit negat etiam fratres 
fliseos seruisse gallis quod erat notorium. insuper inductus titillo partis 
que per errorem facti articulauit fuisse in darsina quatuor triremes 
hiapanas nec non seruiret in omnibus parti attestatili- de quatiiof tri- 
remibus cum ille non fuerint nisi due. ut manifeste liquet ex testibus 
examinatis lune inde, dicit ctiaro non fuisse in palatio nisi deecni mi- 
lites et unum ciuem quod est falsus. episeopus andrianensis deponit de 
auditu et fama publica. et est testis tamquam fliscus et adeo affectio- 
natus. ut lieet sit presbiter non dubitauerit aliqua dicere manifesta 
mendacia, dicit enim scipionem natii minimum libero-rum sinibaldi patris. 
est tamen soror et minor ilio ut deponit presbiter tadeus primus parme. 
et dominicus bozzanus dicit etiam se nunquam audiuisse quod ioannes 
aloisius voluerit rempublicam occupare et principem occidere. quod est 
notorie falsum. 

Non obstant aliqua dieta supra per testes reorum. et primo adam 
centurionus in suis dictis negat hieronimo fuisse parcitum ut dicitur. 
fiisci et fautores qui fuerunt exbanniti sussurrabant et dicitabant ea 
que mine etiam dicuntur. possibile est gubernatores consuluisse doctores 
an sussurrationes ille haberent quid validi et eis fuisse responsum non 
valere ut dicit supradictus testis. et hoc illis de causis que ab ipso 
asseruntur. adeo quod ex illius dictis nih.il elicitur ex quo iuuetur in- 
tentio partis cum ipse dicat non fuisse parcitum hieronimo et multos 
exceptos a venia, orator figueroa non dicit veniam concessami sed tan- 
tummodo de saluo conductu eundi montobium sine offensa. comes filip- 
pinus de auditu tantum dicit nec enim aliter posset asserere cum esset 
extra urbem cum principe, et asserit de venia oblata nocte de qua nullus 
alius attestatur quam ille non pretendit. et quam nescit fuisse accep- 
tatam. unde liquido apparet falsum sibi fuisse relatum. iulius canoua 
attestatur etiam de auditu. que etiam attestatio non facit fldem pre- 
sertim cum potuerit audisse sicut et nos audiuimus a fiiscis et sequa- 
cibus. adeo quod si considerentur uniuersi testes ab utraque parte exa- 
minati venia non probatur. et si consideratur inuerisimilitudo non est 
dicendum gubernatores concessisse veniam fiiscis proditoribus et hostibus. 
quia vera non fuit nec est causa per illos adducta scilicet facinus illud 
patratum fuisse occasione inimicitie priuate cum iouannettino. que non 
probatur. et manifestissimum fuit facinus illud tetendisse ad reipublice 
euersionem ut asserit verrina in suo examine ('). ut manifestisissime re- 
prehenditur ex facti serie ut fuit iudicatum per diuum carolum et per 

(i) Ved. Docum. CIX, pag. 167. 



( 550 ) 

reipublice gubernatores. qua de re difusius dicetur quando merita cause 
tractabuntur. ubi considerabuntur et rationes et dieta testium exami- 
natorum super hoc punto, quinimmo etiam si facinus illud fuisset com- 
missufu ob priuatas inimicitias non debebant reipublice gubernatores 
mortem iilustris viri prefecti cesarei sine grauissima causa parcere aut 
condonare nec fliscis nec sequacibus igitur non pepercerunt. vel si fuit 
dictum de aliqua venia facienda vel fliscis vel sequacibus id fuit per 
metum qui legitime probatur. quique talis fuit ut caderet in inconstan- 
tissimum virum. habebant flisci duas portas principales urbis quas 
armato milite custodiebant. discucurrerant urbem concitando plebem ad 
arma et seditiones clamando viva popolo, que vox genue est meticulosa 
siquidem patrum nostrorum memoria sub huismodi conclamationibus fue- 
rant anno 1506 eiecti nobiles ex urbe, et altera ex dictis portis a fliscis 
occupata, videlicet porta arcus. est vicina castris que fuerunt dictorum fli- 
scorum. et dieta castra coerent iurisdictioni et terris ducis placentie quem 
tunc temporis publicum erat nec bene conuenire cum cesare nec cum 
confederatis illius. adeo quod valde timendum fuit ne per dictas portas 
magna hominum vis in urbem introduceretur que et rempublicam euer- 
teret et urbem diriperet. unde qua venia si fuisset concessa, quod ne- 
gatur fuisse. illa utique dici deberet meticulosa et concedentes non 
astrinxisset ad eius obseruantiam. illud addierim argumentum fliscos 
et sequaces ciues genuenses fidem fidelitatis qua reipublice obstricti erant 
non seruasse rempublicam prodendo. licitimi ergo fuisse reipublice fidem 
non seruare illis qui prius ab ea defecerant. non est etiam pretereun- 
dum quod flisci tumultum excitando portas capiendo legatos violando 
palatami petendo minabundi effecti sunt hostes reipublice. et ex his 
vere dici potest illos cum republica usquam bellum indixisse aut difi- 
dasse quod erat necesse rempublicam suscipere ad sui defensionem. et 
eo suscepto non liquit gubernatoribus et procuratoribus illud difinire 
inconsulto toto Consilio ciuitatis. ex his liquido constat non probasse 
illum aliquam veniam fratribus suis fuisse concessam. 

Ex aduerso autem fuit probatum tam per testes eius quam per testes 
reorum de iuxto metu et grauissimo periculo in quo tunc temporis erant 
respublica et priuati ut omnes examinati supra quarto quinto sexto 
et septimo articulo ex propositis secundo loco late probant et conclu- 
dunt. namque in illis deductum fuit quod venie et saluiconductus fiunt 
ad calculos et rediguntur in scriptis. quod ciuitas erat in maximo periculo 
et quod porte per fliscos tenebantur. et supra dictis deponunt castel- 
linus ab auria agustinus et hieronimus cibo una cum iohanne cibo qui 
in specie deponit violatos legatos reipublice a fliscis et sequacibus. et 



( 381 ) 

quod paulo ante Johannes aloisius feoerat rrsignam suorum subditorum 
quibus arma dcderat. adam ccnturionus franciscus grimaldus qui in 
quinto articulo dicit portam sancii thomo per ipsum fuisse recuperata, 
dominicus ab auria orator lìgueroa iulius canoini paria pinellus agustinuf 
ab auria comes iilippinus. michael de camaioribus qui supra octauo 
deponit de recessi! octoboni prò metti et quod iuit per castellacium. pe- 
trus staidelim christofarus rem (sic) agustinus de nigrono reuerendus 
thomas de nigro nicolaus ab auria franciscus ugart iacobus lercarius qui 
deponit octobonum vi eiectum fuisse a ciuitate. paulus lercarius et be- 
nedictus fliscus qui deponit de violatione legatorum supra septimo. et 
omnes supra nominati probant contenta in dictis articulis. 

Videndum mine est quid supra nono articulo probotur per testes 
actoris de pretenso spolio, et primo leonardus platonus primus taurini 
super septimo articulo in interrogatoriis dicit quod Scipio discessit bo- 
nonia animo et intentione eundi genuam. sed cura in itinere burgi 
valis tari audisset fidem datam fratribus suis ruptam fuisse primum 
misisse duas triremes ad accipiendum castrum lodani. quod se continuit 
in dicto loco et tornes misit genuam cum litteris ad rempublicam prin- 
cipem et panzam prò demonstranda sua innocentia. et quod tornes rediit 
cum litteris panze quibus admonebat scipionem de capto lodano per 
principem. et aliis locis per rempublicam. et palatio diruto, quodque ha- 
bebant malam intentionem contra illum. et ultra quod mater et uxor 
iohannis aloisii se receperant intra duo monasteria. illisque preceptum 
fuerat ut recederent a ciuitate. et quod nolebant illis suas dotes soluere. 
et quod propterea ille deliberauit romam accedere. 

Tornes quintus testis taurini supra decimo septimo articulo deponit 
quasi eadem cum piatone et affirmat se missum cum litteris genuam. que 
autem platonus dicit scripta a panza is refert nomine panze verbo tenus 
scipioni nunciasse. et quod in itinere genuam obuiauit militibus qui 
nomine reipublice ibant ad locum varisii. et quod rediens burgum in- 
uenit dictum locum captum fuisse. discordat autem a platono quod ille 
platonus dicit scipionem admonitum per litteras. et ipse tornes dicit 
literas non portasse, et platonus dicit illum admonitum dum esset 
burgi. tornes autem dicit in redditu ibidem illum non inuenisse quia 
recesserat prò timore militum qui varisium ceperant. apparet igitur 
non dicere hos conuenientia testimonia supra ista decantata fabula, 
que cognoscitur a manifesto mendacio dicti tornes qui dicit se genua 
discessise die vigesima ianuarii et refert principem iam cepisse locum 
lodani' qui post captus fuit die vigesima octaua dicti mensis ut constat 
instrumento exhibito. 



( 352 ) 

Ludouicus munerius primus genue super nono articulo dicit vera 
contenta, et idem dicit supra decimo, et in causa scientie dicit se vi- 
disse dirui domum et ex auditu eorum qui erant presentes decapita- 
tioni hieronimi. secundus testis supra nono dicit contenta in ilio vera 
esse ex auditu. idem dicit de articulo decimo, et quod vidit palatium 
dirutum. tertius testis supra nono dicit vera contenta in ilio, et in 
causa scientie quod hodie respublice tenet dieta castra, et de nece hie- 
ronimi quod audiuit. idem dicit supra decimo, et quod dieta loca nunc 
tenentur per rempublicam et per successores principis. quod autem Scipio 
romam iuerit causa de qua in articulo dicit audiuisse. sextus super 
nono de auditu et publica voce et fama, in decimo quod iuit romam 
spoliatus omnibus bonis et maxime loco lodani quod audiuit illi assi- 
gnatum prò sua legitima. et in causa scientie ex auditu et litterfs. pe- 
trus de vale tari concordat cum precedenti et dicit quod erat in domo, 
episcopus ex auditu deponit. ex his testibus apparet hieronimum deca- 
pitatum fuisse. et id iure optimo propter illius facinora de quibus in 
examinibus montobii et per testes reorum examinatos super quinto 
sexto et septimo articulis secundo loco propositis. dicunt etiam rempubli- 
cam et successores principis possidere dieta loca, et conceditur. ex auditu 
dicunt quod respublica ceplt dieta loca propria auctoritate et similiter 
princeps locum lodani. ex aduerso dicitur ut in articulo quadragesimo 
ex prioribus nono decimo undecimo duodecimo et vigesimoprimo ex 
secundo loco factis quod respublica cepit dieta loca et expugnauit ar- 
cem montobii volente et consentiente diuo carolo iuxta conuenta inter 
suam cesaream maiestatem et rempublicam. et quod castrum lodani 
fuit captum nomine diui caroli ut constat instrumento de quo supra 
exhibito. et quod principi .et aliis fuit tradita possessio dictorum locorum 
de manibus fisci imperialis. 

Et iam agustinus cibo supra quadragesimo articulo deponit expugnatum 
montobium exercitu reipublice et cesaris ex visu. et supra nono dicit 
capta dieta loca volente diuo carolo, et reddit causam scientie supra 
decimo, hieronimus cibo et ioannes cibo supra quadragesimo concordant. 
et ioannes dicit quod ex auditu ferdinandus gonzaga transmissit milites 
ad expugnationem dicti loci, et ibidem presbiter ludouicus malaspina 
dicit se scire quia in parte vidit et parte audiuit dici, et in vigesimo primo 
deponit se fuisse presententi immissioni facte in possessionem dictorum 
locorum a fisco imperiali per spiciam quem cognouit gubernatorem 
dictorum locorum nomine cesaris. franciscus grimaldus in quadragesimo 
deponit se attulisse litteras diui caroli ad rempublicam prò espugna- 
tone montobii et tenus audiuisse et intcllcxisse eius voluntatem. eadem 



( 353 ) 

afflrmat super nono et decimo et ex visu litterarum clini caroli concordai 
adam eenturionus qui vidit litteraa iam dictas. et in quadragesimo dicit 
quod ferdinandus gonzaga ad expugnationem montobii de ordine diui 
caroli misit quemdam capitancum nominatimi il (ìarofolo. et decimo dicit 
se finisse presentami auguste quando diuus carolus coneessit loca flisco- 
rutn. orator iigueroa in quadragesimo concordat cura aliis qui dicit se 
vidisse litteras concedeutes castrum montobii reipublice si illum expu- 
gnabat. et eadem affirmat de aliis locis supra nono et decimo, domi- 
nicus ab auria in quadragesimo presens expugnationi montobii quod 
ferdinandus gonzaga misit eo milites bispanos. et ab eo audiuit volun- 
tatem cesaris. et in vigesimo primo quod solicitauit apud dictum ferdi- 
nandum executionem mandati cesarei^quod princeps et alii haberent 
possessionem dictorum locorum. et quod audiuit a supradicto ferdinando 
et spicia quod executus fuerat dictum mandatimi, concordant alii tcstes 
examinati in dictis articulis et presertim angelus iohannes de furnariis 
et stephanus de riparola examinati super vigesimo primo de tradita 
possessione principi et aliis a fisco. 

Dicitur itaque per agentem se fuisse citatimi ad locum non tutum. 
et propterea non fuisse per citationem illa'm arctatum ad comparendum. 
super qua exceptione de directo niliil probauit nec tentauit probare, 
possunt autem ad huiusmodi exceptionem adaptari que dicuntur de venia 
non semata, ad que superi us fuit abunde responsum veniam ipsam non 
fuisse probatam et in quantum probaretur eam fuisse metu datam et 
preterea non fuisse seruandam illis qui patrie fidem non seruauerant. et 
non fuisse datam a legitimo numero qui haberet facultatem dandi pacem 
hostibus publicis. 

Ceterum a conuentis ad probandum illum habuisse tutum accessum 
fuerunt multa deducta. et in primis in trigesimo quinto priorum quod 
nounulli secuti fliscos in illorum facinore post restituti in ciuitate man- 
serunt quibus nulla facta fuit iniuria aut publice aut priuatim. in tri- 
gesimo sexto quod iulius eius frater naturalis post dictum facinus stetit 
in ciuitate per plures et plures menses ante dictam citationem. qui a 
nullo fuit offensus. in trigesimo septimo quod post rempublicam restitu- 
tam secundum leges et statuta ciuitatis viuitur in illa. et quod nemini 
licet iniuriam facere et quod transgressores legum puniuntur. in trige- 
simo octauo qTiod scipio non obstante fratrum delieto potuisset inno- 
cens in ciuitate viuere tutus et securus. qui etiam in illa habebat affines 
et propinquos nobilissimos et amicos et adherentes potentcs. in trige- 
simo nono quod illustrissima dominatio fuit semper solita seruare fidem 
publice datam. in quadragesimo primo quod princeps et eius amici fa- 



( 354 ) 

miliares et fautores qui viderunt aliquot ex sectatoribus fliscorum in 
ciuitatem non aliquem offenderant etiam verbo, qnod aliter factum dictum 
fuisset in ciuitate. in quadragesimo secundo quod princeps fuit pronus. 
et facilis ad parceudum et mansuetus et non promptus ad vindictas. 
in quadragesimo tertio quod princeps fuit liberalissimus qui nullum 
ostendit desiderium c\iuitiarum. in quadragesimo quarto quod tempore 
diete ciLationis notoria erat absentia principis a ciuitate. et ante et 
post per maiorem partem temporis dictorum annorum. in quadragesimo 
sexto quod princeps et antonius ab auria tam a republica quam a ce- 
sareo delegato poterant cogi ad assecurandum iudicium et dictum 
scipionem. 

Si fuerunt probata predicta de directo et per circonstancias et ra- 
tiones probatur tutus accessus et babitatio scipionis in ciuitate genue 
si ad eam innocens accessisset. et se innocent ;m conseruasset a crimine 
punibili, quod autem probentur ex infrascriptis apparet. 

Et primo bernutius doctor probat articulos trigesimum septimum et 
quadragesimum quintum et quadragesimum sextum ex eius certa 
scientia et rationibus conclusiuis. agustinus cibo probat articulos trigesi- 
mum sextum septimum ocfauum quadragesimumprimum secundum 
tertium quartum et quadragesimumsextum. castellinus ab auria pro- 
bat articulos trigesimumquintumseptimum et octauumquadragesimum- 
primum secundum tertium quartum et quadragesimumsextum. hie- 
ronimus cibo probat trigesimumseptimum et quadragesimumquartum 
et quadragesimumsextum. et demum multi alii testes probant supra- 
dictos articulos. et in spetie trigesimumsextum trigesimumoctauum et 
quadragesimumsextum. guliermus falcus in trigesimosexto et ibi gine- 
brina filiaquondam iohannis de grimaldis optime deponunt. ex suprascriptis 
testibus probatur tutus accessus illius et quod tutus poterat permanere, 
unde ex deductis in processu scipio non solum non probauit intentionem 
suam. atqui rei probarunt contrarium intentionis illius. ex quibus sumus 
in claris quod talis exceptio non fuit probata. quod etiam si fuisset du- 
bium an tuto accedere potuisset debebat mittere excusatorem et excu- 
satione non admissa debebat appellare, preterea ultra testes reorum te- 
stes illius dicunt in ciuitate permansisse plurimos ex sua familia. et 
in spetie iulium fratrem. qui licet dicant dimissum iulium non tamen 
deponunt i Ili factam fuisse aliquam iniuriam. et ultra flicunt similiter 
dimissam matrem et uxorem iohannis aloisii. et ex dictis testibus de 
iulio deponit primus genue super dicto articulo in decimo interroga- 
torio, idem in dicto loco lucas clapa. quinimmo in sexto interrogatorio 
dicit scipionem quando genuam aduenisset fuisse verosimiliter expul- 



( 353 ) 

sum uti mater quc tamcn solo verbo ut inquit i 1 le fuit dimissa. domi- 
nicus bozzanus in dicto loco deponit de iulio dimisso solo verbo, idem 
petrus de vale- tari, et ultra dieit quod illustrissima dominatio con- 
sensit ut. iulio dimisso soluerentur sciita centum annua, idem episcopus 
in dicto loco qui dicit illuni dimissum fuisse postquam adoleuit et fuit 
doctoratus. idem de iulio primus parme et alii diete Familie. idem 
tornes in intcrrogatoriis septimi articuli ex relatione eiusdem iulii qui 
retulit ad se missum secretarium qui nomine illustrissime dominationis 
dixit ipsi ut dignis de causis recederet a ciuitate. 

Alius etiam restat articulus discutiendus. qui est in co quod facinus 
fratrum non fuerit crimen lese maiestatis sed illorum finem fuisse ul- 
ciscendi se de iohannetino ab auria. quem eorum inimicum asseuerat 
in secundo articulo ex secundis fuisse ex causis requirendis a testfbus 
ultra causa expressa in primo capitulo. quod scilicet iulius cibo suasu 
et ope sua ausilio ioliannetini spoliauerit matrem suam masse, que post 
fuit restituta opera iohannis aloisii resistentibus iamdictis iohannetino 
et iulio. et in tercio articulo subdit qapd attentis predictis et persona- 
rum qualitate ita credendum est scilicet capitalem inimicitiam fuisse inter 
dictos. et ne aliena videretur direptio triremium ab inimicitia iamdicta 
in decimo articulo asserit triremes ipsas fuisse proprias iohannetini. et 
ad diminuendum delictum in quinto articulo deducit triremes fuisse 
inermes et sine apparatu ad nauigaudum necessario, et ut talem in- 
tentionem magis persuadeat in sexto deducit triremes hispanas que 
tunc erant in portu non fuisse- lesas. et in septimo deducit facile po- 
tuisse etiam principerei occidi si id intendisset facere cum iohannetinum 
occiderint prope illius edes ilio dormiente, et ex his omnibus in octauo 
et in nono deducit quod poterant ciuitatem ' occupare si voluissent. et 
propterea homicidium iohannettini et alia patrata a fratnbus suis iudi- 
cari deb sre a precedentibus facta ex causa diete vindicte. 

Videndum igitur est quod probatum fuerit in dictis articulis. et primo 
primus tèstis taurini super primo articulo deponit tormenta bellica ac- 
comodata fuisse per iohànnettinum iulio. et iohannes aloisius adhortatum 
fuisse illuni ut matrem redintegraret asserens se ili i non defuturum. et 
hac.in re omnes testes concordant circa tormenta accomodata iulio. 

Supra secundo attestatur ex facto iulii contra matrem ortum fuisse (odium . 
quale odium inter iam dictos valde exarsisset eo quod iohannettinus 
dixit se triremes iohannis aloisii submersurum propterea quod hieronimus 
in illis onerauerat setas mercatorum genuensium messana vehendas ge- 
nuam quas ilio solebat in suis triremibus veliere, et eo quod ille ada- 
mans uxorem iohannis aloisii eo absente frequentaret illius edes. cyiod 



( 3SG ) 

egre ferebat ipse iohannes aloisias. et hoc reddit quia erat seruitor iohannis 
aloisii. et hac in re concordant primus genue in dicto secundo articulo. 
petrus de vale tari in nono posteriorum ex audita, primus parme. 
qui et aliam causam refert quod iohannes aloisius opinaretur se non 
potuisse impetrare a diuo carolo stipendia quatuor triremium opera 
iohannettini. lactantius de belmesseriis concordat cum aliis. et dominicus 
de rugales qui et ipse aliam refe:t causam. et eam dieit quod intellexit 
iohannes aloisius iohannettinum velie ipsum interimere opera militum 
lercarii quem occisurum fuisse asserit statim iohannem aloisium ni ha- 
huisset respectum principis. fatetur tamen primus testis taurini quod 
se mutuo salutabant et se honorabant. quod et alii fatentur quinimmo 
primus parme dicit audiuisse in dicto secando articulo quod iohannes 
aloisius fuerat ante noctem immediatam facinoris ad edes principis ubi 
amplexatus fu it fìlios iohannettini. et fore omnes testes vocant hanc ini- 
micitiam occultam et simulatam. 

Idem primus testis taurini supra sexto articulo deponit ex auditu 
pansé quod erat ex causis predictis inter illos successurus aliquis casus 
sinister. idem dicit primus parme qui dicit se credere ab euentu mortis 
utriusque. 

In septimo articulo pellcgrinus de ursis deponit ex auditu quod tri- 
remes erant iohannettini qui tenebat illas uti suas. nescit illas fuisse ili i 
donatas et fuisse ad stipendia imperatoris sub principe, qui dicebatur 
prefectus generalis diui caroli in mari et iohannettinum illius vices ge- 
reì"e. franciscus gallus quod ex auditu triremes erant iohannetini concor- 
dat. petrus de vale tari primus parme concordat cum predictis asserens 
dictum fuisse datas ili i triremes ad nauigandum et ad regendum. do- 
minicus de rugales ex dicto publico ciuitatis quod fuerant renunciate 
illi a principe. 

Super quinto articulo primus genite dicit vera contenta in ilio ex 
relatione. et rei ventate triremes erant in hibernis non apte ad naui- 
gandum ut moris est. cum custodibus tantum necessariis ad curam 
remigum. 

Super sexto pellegrinus de ursis et octauo prior examinatus dicit quod 
iohannes aloisius ordinauit. ne qua molestia inferretur triremibus 
bispanis. et idem confirmat super sexto. bernardinus viualdus doctor de- 
ponit fuisse sine noxia. et post facinus illud dictum fuisse publice quod 
iohannes aloisius mandauerat ut non offenderentur. concordant primus 
genue petrus de vale tari primus parme et dominicus de rugales nec 
non et iulius fontanella. 

Super septimo articulo franciscus gallus dicit iohannettinum occisum 



( 587 ) 

intra portati) suncti thoine. qui casu co vcnit et quod oecisorcs potuis- 
sent progredi ad domum principis ad illius nocem. et alii plerique te- 
atea idem dicunt et presertim franciscus de noni et iohannes baptista 
de girlandis qui dicunt se fuisse in discessu principis presentes. qui 
abiuit curii tribus tantum. 

Super octauo dicit pctrus de vale tari quod potuìssent flisci suo cre- 
dere rempublicam occupare, et primus panile deponit quod postquam ex- 
pugnauerant triremes et portas occupauevant poterant ciuitatem obtinere. 
lactantius de belmesseriis super nono priorum in interrogatoriis quod 
credit illos non habuisse animum occupande ciuitatis quia aut (sic) in- 
structa discesserant a darsina. et quod in fossatello obuiauerant mili- 
tibus presidiariis reipublice quos reicerant. unde si aspirassent ad im- 
perium ciuitatis quod tunc progressi fuissent ad palatiurn. iulius fon- 
tanella super octauo priorum in interrogatoriis dicit quod credit ut 
supradictus testis dixit et id alia racione quia iam habebant ciuitatem 
et reliquerunt illam. super nono petrus de ale tari dicit vera contenta 
in ilio ex causis inimicitie. de qua interrogatus super secundo respondit 
se nihil scire. primus parme deponit se iudicare ut in ilio. 

Quando supradicti testes probarent ex eorum dictis elicerentur infra- 
scripta et primo quale odium babuerit iohannes aloisius contra iohannet- 
tinum propter auxilium prestitum iulio. secundo quod causa setarum 
et verba iohannettini tale odium auxerint. tertio quod zelotipia uxoris 
cum frequentatione iohannettini odium illius accenderint alie cause 
verborum non probantur a primo parme tanquam singulari. et similiter 
alia causa de qua dominicus rugales quando probaretur non fuisse 
data molestia triremibus hispahis iussu iohannis aloisii et ab ilio fuisse 
ordinatum ne principi fieret offensio et alias fuisse in facilitate illorum 
qui occiderant iohannetinum principem occidendi. quibus tamen non 
obstantibus dicimus non arguì ex ipsis veram esse intentionem illius. 
namque quoad causas inimicitie intendimus non fuisse veras nec veri- 
similes. nec tales quod deberet impelli ad tale facinus iohannes aloisius. 
causa autem auxliii dati iulio fuit nullius momenti, siquidem iulius 
erat affinis utrique in pari gradii, et res ipsas non spectabant ad iohan- 
nem aloisium ita ut licet non satisfaceret ille tale auxilium tamen non 
adeo illum debuit mouere ut capitale odium conciperet contra iohannet- 
tinum. quod etiam sui testes admittunt qui dicunt illud quale fuisset. 
causa vero altera setarum non est verisimilis nec non probatur hieroni- 
mum attulisse aliquas setas. nec id est verosimile quia mercatores cautius 
vehi fecissent illas super \ iginti triremibus quam super quatuor. quod ma- 
xime satagunt i li. et quatenus etiam illi imposuissent illas in dictis tri- 



( 358 ) 

remilms non est verosimile iohannettinum dixisse corani hieronimo eius- 
modi verba. tertia causa zelotipia non est etiara ve.risimilis. quare si 
timebat uxori poterat proludere rei sue ordinando uxori ne iohannettinum . 
admitteret intra edes in quibus residebat. et cuoi niliil inhonestum com- 
missum presupponatur a testibus non erat accessus iobannettini tanti 
momenti ut propterea deberet iobannes aloisius illum tam execrabili odio 
prosequi. et dato quod esset aliquasimultas reciproca inter illos. ut inquit 
orator figueroa ex mutuis illorum querimoniis. non tanta fuit ut fuerit 
causa tanti faeinoris ut illemet inquit. et si intendisset tantum illum 
interimere. et preterea nemini probatum est per testes examinatos in 
articulo decimoquarto postremo loco factorum per nos. quod die et 
noctu incrmis procedebat per urbem et in suburbiis sine aliqua custodia 
ita quod facillimc poterat illum interficere per satellites suos sine aliquo 
periculo. quos babebat plurimos ut euentus comprobauit. ut denique si 
causam uxoris querebatur poterat illum intra proprias edes interimere 
sine iniuria alicuius. at testes dicunt simulabat amicitiam gratia prin- 
cipis ut illum occideret. sed age dicant direptio triremium in cuius 
maiorem iniuriam tendebat quam principis qui habebat illas ad sti- 
pendia cesàris licet commisisset regimen illarum? et qui respectus principis 
fuit illa nocte ut tunc illius penitus racionem non habuerit cum antea 
talem et tantum haberet? nulla igitur ratio principis nec reipublice ha- 
bita fuit a iohanne aloisio ut res ipsa docuit et progressus illius ad illud 
facinus. et eius consilium optime demonstrat examem verine unius ex 
coniuratis aut saltem qui ex parte illius sciebat consilium. hic deponit 
de intelligentia ex tractatu quem ille habuerat cum gallis de eius cu- 
piditate imperandi et rempublicam subuertendiut in dictoexaminelegitur. 
res ipsa per se demonstrat qualem animum gesserit qui in primis procu- 
rauerit portas occupare coactis hominibus armatis vi et cede custodum 
et triremes. seditionem concitauerit in urbe et de inimico occidendo. 
'alicui certam prouinciam dederit que certa debebat esse illius pre- 
cipua cura aut non ommittenda. hec ostendunt illius animum in cesarem 
et patriam non progressus est ultra illius impetus diuina prouidentia. 
que ad meritas penas illum in ipso facinore emancipauit namque ut 
sui testis dicunt non amplius apparuit postquam ingressus fuit triremi 
in mare prolapsus, inde consilium sectatorihus vires animus cecidere. 
quosomnes confusos et incertos reliquit quorum nullus progressus ulterius 
nisi concitandi populum ad seditionem petendi palatium a legatis rei- 
publice et eos violandi. ut deponunt testes examinati in articulo de- 
cimo tercio posteriorum ad instantiam reorum. et si necem iohannettini 
tantum quesiissent post illam quieuissent ut iidem met testes deponunt 



( 359 ) 

aupra decimo sccundo articolo ex predictis. et licet non fucrint offense 
triremes hispane non propterea ostenditur animus illius. quia a principio 
aggressus fuit portam darsine et sic triremes principis a dieta porta 
et a ponte qui est circum darsinam a parte que meridiem respicit. et 
in adoriendo triremes il le periit. ita quod sectatores incerti euentus 
illius nihil ultra attentarunt. quod ostenditur ab euentu. namque permi- 
serunt remiges aufugere et triremes omnes diripi ut deponit ultimus testis 
taurini, et ea etiam de causa non processerunt ad palatium tunc tem- 
poris quo nondum acecsserant et confluxerant boni ciues haud pauci. et 
forte illud occupassent carri omnia timoris piena forent. sed adueniente 
die illòrum vires paulatim minuebantur et reipublice augebantur. et 
tunc non poterant amplius palatium occupare, preterea uno et eodem 
tempore a principio non potuit portas occupare triremes acquirere pa- 
latium petere et domum principis cum haberet tantum ad ducentos ho- 
mines intra edes suas ut deponit dominicus de rugales. quorum pars 
erat necessaria ad occupationem duarum portarum et altera ad triremes. 
et licet multa plebs ad illius conclamationem occurrerit tamen non erat 
apta ad talia facinora aggrediendi licet fauorem i 1 li adportaret. et cum 
tot non valeret eodem tempore perficere debebat prius aggredì portas 
et triremes occupare, et his peractis cautius ad palatium et principis 
edes accessisset espngnandas. atqui si primo loco palatium adortus 
fuisset ibi magnus rumor et strepitus fuisset excitatus. namque elause 
erant fores. ad-3rat pars militum pretorianorum forte centum qui non 
ita facile profligati fuissent existentes inter muros palatii. a campana que 
est in pretorio datum fuisset signum unde omnes boni ciues cucurrissent 
ad defendendum palatium. milites et custodes portarum sono excitati se 
preparassent ad illarum tutelam. princeps audisset rumorem in urbem 
concitatimi qui iohannettinum ad triremes misisset. et ipse in urbem 
ingressus princeps omnium ciuium quorum maximus respectus et summa 
beneuolentia in illum. magna vi et hominum m litumque numero illum 
a palatio expulisset. etiam quod iam illius potiretur aut saltem euentus 
rei maxime fuisset dubius et contra autem consilium occupandarum 
portarum et triremium cautius et maiorem facultatem rei conficiende 
permittebat. et inde poterat ad palatium progredì consternatis ciuibus 
nouitate tante rei. et sic non poterat ad principis edes accedere intercluso 
itinere quo ex ciuitate per portam sancti thome ad eum auxilia et 
bomines accedere debebant. et quo ipse potuisset ad reipublice defensio- 
nem accelerare, ea in parte erat auuersus intra ciuitatem tantum, et 
via mavis non erat tuta quia triremes fiisca erat ad fauces portus. 
que impediuit luisium iulium accedentem ad darsinam ut deponunt 

Atti Sue. Lio. St. Patria, Voi. Vili, Fase. 11. 25 



( 360 ) 

testes scipionis. et preterea non erant presto nauigia ad nauigandum 
a domo principis ad ciuitatem. et ultra quum non potuisset iohannes 
aloisius votimi suum consequi occupatis portis poterat se referre ex dictis 
portis ad sua castra ex quibus etiam poterat expectare auxilia a suis 
prò obtinenda ciuitate. et hieronimus non comparente iohanne aloisio 
non destitit versus palatium progredì, et illud a sancto siro petere a 
legatis reipublice. et progressus fuit usque ad sanctum laurentium versus 
palatium. et ibi considerans se destituì a sectatoribus et augeri numerum 
bonorum ciuium deflexit ad portam sancti andree. et denique urbem 
reliquerunt hieronimus et octobonus ad multam iam diem ut in pro- 
cessu videtur. in quo testes reorum examinati super articulo primo et 
tercio ex secundis et supra decimo usque ad ultimimi ex ultimo loco 
propositis. deponunt omnes de atrocitate criminis in cesarem et per- 
niciem reipublice. quod animum iohannis aloisii non fuit ulciscendi 
iohannettinum sed occupandi rempublicam. et hoc argumento de quo in 
dicto articulo. qui etiam deponunt non occupasse illuni rempublicam et 
perfecisse cetera quia morte preuentus. et in ultimo articulo ex poste- 
rioribus deponunt. et attestantur testes supradictum facinus fuisse re- 
putatum cogitatum tractatum deliberatum et inceptum a iohanne aloisio 
in damnum cesaris perniciem reipublice et classis cesaree occupationem. 
et huiusmodi omnia preponderant credulitati et affectioni testium actoris. 



Videndum est nunc cuius existimationis et dignitatis sint testes pro- 
ducti ab actore. et qualitates afficientur illorum fidem. et ut id faci- 
lius cognoscatur premittetur illum produxisse genue octo testes. tau- 
rini quatuor. parme nouem. et masse xix. qui sunt in numero xxxx. 
ex his alii sunt ex subditis illius calestani. et bernardus bozzanus qui 
cummaioribus eius fuit domesticus et negotiorum gestor scipionis. tamen 
in bonis (possidel) scuta ducentum. subditus etiam est. iohannes de bo- 
relis qui suis habet facultatem scutorum centum et quinquaginta. alii fore 
ex subditis et coniuratis iohannis aloisii fratris sui et seruitoribus illius 
aut domus. leonardus platonus et tadeus ex subditis quondam iohannis 
aloisii ex burgo. et hi ex complicibus iulii cibo et ex familiaribus siue 
domesticis iohannis aloisii. alumnus scipionis tadeus et leonardus eiusdem 
seruitor. qui tempore iuramenti seruiebat archiepiscopo taurini consan- 
guineo actoris ('). qui et iulium fratrem illius domesticus hospitabatur. 

(') Cesare Cibo, nipote del cardinale Innocenzo Cibo, eletto arcivescovo di To- 
rino nel giugno 154S. 



( 361 ) 

et pretereti pantaleonem badaracum ex sectatoribus ioliannis aloisii qui 
tunc morte preuentus non potuit testimonium (licere, et apud fratrem 
dicti episcopi taroquam miles fauetur. alius testis etiam taurini cxami- 
natus pellegrus de ursis ex subditis et sectatoribus iohannis aloisii est 
boraicida et bannitus ex pontremuli. ut de bisce omnibus constat in 
actis taurini, platonus leonardus et thadeus ultra predicta et varia- 
tiones et contrarietates eorum de quibus supra dictum fuit. cuna actio fuit 
de probatis circa innocentiam actoris ubi plures fuerunt relate, etiam in 
his que mementi sunt magnam affectionem ad causam demonstrant. 
et primo leonardus in decimo tercio articulo in interrogatoriis in fine ex 
nimia affectione dicit quod Scipio fuit aliquando conscius alicuius coniu- 
rationis ad exemplum commissarii examinis. et dicit quod habuit duo- 
decim ex suis in facto iohannis aloisii. et tadeus negat aliquem ex suis 
interuenisse. et ultra negat scipionem fuisse parme suppliciter. unde 
suspectus de falso, in quarto articulo a secundis etiam dicit se sci- 
uisse principem fuisse prefectum classis cesaree quando ad preuesam cum 
venetis stetit contra turcas. deinceps non intellexisse aliquid de eo nec 
se fuisse percunctatum affìrmat. qua in re malignum illius animum in 
principem demostrat. et variat ab eius dictis. malignus autem quare 
prefecturam principis asserii, in qua aliqui laudatissimi viri famam sug- 
gillarunt. et quod dicit non audisse post non concordat cum dictis illius 
in secundo articulo ex dictis ubi asserit panzam non laudauisse consi- 
lium iohannis aloisii qui studebat a cesare triremes impetrare sine 
voluntate principis illius prefecti. et denique fuit leonardus excomuni- 
catus in causa simonie, lactantius de belmesseriis fuit in facinore iohannis 
aloisii et ex loco pontremuli et possidet usque in scutos quingentos. 
bartholomeus de menealeotis per subditos iohannis aloisii fuit in illius 
facinore cum patruo. qua in re variat ut in dicto articulo secundo. et 
nihil possidet. baptista de belmesseriis fuit ex pontremulo et habuit fra- 
trem suum in facto iohannis aloisii. dominicus de rugales ex subditis et 
sectatoribus iohannis aloisii qui fuit transmissus ad triremes captus 
montobii (') possidet scuta quinquaginta. et est simplex miles tempore 
belli et pacis. inter alia est mendax quia asserit in octauo articulo ex 
primis quod facta fuit remissio existentibus montobii. et alii omnes 
negant ut in specie dicit lucas clapa dicto nono ex dictis primis arti- 
culis scipionis. iulius fontanella fuit ex sectatoribus iohannis aloisii 
homicida ut dicit. et multa dicit non verisimilia ut supra dictum fuit 
in articulo seu puncto in quo de concessione venie tractatum fuit. lu- 

(') « Dominico da Lugar, staffiero ». ved. Docum. GII, pag. 15?. 



( 362 ) 

douicus munerius gallus nutriuit Scipio ut decore seruiuit domum cupit 
illuni habere ius et obtinere sua loca et possidet usque ad quadringentos 
aureo.?, franciscus gallus fuit in facto' iohannis aloisii. et erat illius ca- 
meravius possidet usque ad centum vigintiquinque scuta et exercet 
artem mersarii. deponit manifestimi mendacium dicens quod Scipio fuit 
natus minor ut faueat illi qui dicit se fuisse minor licet habeat soro- 
rem minorem ut supra dictum est. et is dicit se nescire portum herculis 
expugnatum a cesarianis et aliquot ciues lìiscos remansisse in ciuitate 
post facinus iohannis aloisii. et dicit se nescire an princeps esset pre- 
fectus classis. et dicit quod nullus miles aderat in eius tiremibus. que 
dieta non sunt verisimilia. imo tamquam notoria manifesta sunt omnibus, 
ita quod mendax apparet. et fuit ex montobio ad triremes missus. lucas 
cardinalis fuit ex subditis iohannis aloisii et maiorum suorum. habet 
scuta xxv. et dicit se nescire an fratres scipionis seruirent gallis. quod 
est notorium et manifestum. domini cus bozzanus fuit ex familia comitis 
sinibaldi magister grammatice camilli eius filii naturalis. petrus de 
valle tari fuit semper famulus pauli panze famiharis fliscorum et in plu- 
ribus est mendax. dicit in primis se nescire quod fratres flisci serui- 
rent gallis quod est notorium. et dicit in quarto articulo quod octobonus 
fuit ad portam arcus tempore venie quod est falsum. attestatur etiam 
triremes hispanas fuisse quatuor et erant tantum due. et asserit fuisse 
ducentos aut tricentos milites ad portam sancti thome. quod est falsum. 
et in palatio fuisse tantum decem ciues et stephanus de roca quod est 
falsum manifeste, preterea supra secundo ex ultimis dicit se nescire de 
aliqua inimicitia inter iohannem aloisium et iohannettinum. et in de- 
cimo de dieta inimicitia late attestatur. unde varius. ex aliis testibus 
non subditis nec sectatoribus iohannis aloisii nec seruitoribus sunt testes 
massetani examinati masse, et plerique eorum licot ornentur qualitatibus 
honoriticis. dicuntur nempe capitanei magnifici spectabiles et discreti 
viri, sunt falsi in eo quod dicunt se scire iulium cibo capite minutum 
mediolani et ignorare se asseuerant causam talis executionis que fuit 
notoria, quam etiam aliqui ex illis fatentur. et quam ipsos magis quam 
alios scire est verisimile, quia erant de domo marchionisse matris iulii 
et subditi, in qua optime sciebatur et mors et causa illius. et quia fuit 
notoria ubique locorum in liguria et hetruria. contrarii etiam sunt om- 
nibus aliis testibus scipionis qui dicunt illum exisse e domo rome ad 
alia loca quam expressa ab ipsis et testibus reorum et partibus illorum 
sunt pauperes. et ex massa est testis gaspar de venturinis qui nihil pos- 
sidet et est miles. alius testis est tornes secundus taurini qui amicum 
magnum se predicat scipionis. qui etiam socium habuit et pecunia iuuit 



( 3G5 ) 

et maxime affectionatum demonstrat cum dicat scipionem tam fuisse 

alienimi a coniurationibus quam celum abest terra, et in multis variat 
a platono ut dietimi est sopra rirca spolium deductum a Scipione, et est 
mendax. in p] uri bus ut ibi diefcum fuit. episcopus andrianensis dicit falsum 
in eo (piod assurit scipionem nata minorem scroribus suis. cum francisca 
soror sit ilio minor, et dicit se numquam aadiuisse dici quod iohannes 
aloisius vellct oceidore prinoipem. quod est notorie falsum. dicit etiam 
scipionem anno 1548 Imbuisse annos xix qui erat natus annos xx. re- 
stat paulus spinula qui nihil probat in predictis. et tane in sexto arti- 
culo priorum in quarto interrogatorio dicit quod facinus. iobannis aloisii 
videbatur potius cum mala intentione occupandi ciuitatem quam aliter. 
et quod volebat occidero principem. ex bis magis sci re poterit iudex 
quantam fidem prestare d beat testibus iam dictis laborantibus tot obiec- 
tionibus et presertim cum habeant tot testes contrarios productos ex 
parte reorum nobilissimos et spectate tìdei et quibus lux sincere veritatis 
semper assistit in illorum dictis verisimilibus et sonantibus cum rebus 
sententiis et aliis scripturis. ut dictum illorum qui attestantur de burgi 
deditione qui xxm (sic), quo tempore nulla suspicio in tali, et aduer- 
tatur quod ex dictis testibus reorum multi sunt ciues genuenses et alii 
non. ut videri potest in relatione processus. 

Et respectu testimonii oratoris figneroe. qui videtur deponendo de 
quantitate processus mediolani variari ab aliis testibus deponcntibiis 
fuisse voltimeli mediocre, et dicit fuisse septem vel octo foliorum. ad- 
vertatur quod talem varietatem non dibet dictum suum infringere. quia 
in boc potuit non bene recordare tamquam senex de re tanti temporis. 
presertim qui deponit in illuni non legisse sed lectum sibi fuisse. unde 
est verisimile lectum fuisse tantum in illa parte ubi fiebat mentio de 
facto principali, et iliaci debebat contineri in foliis de quibus asserit. et 
ut cius dictum saluetura variatione est ita facienda interpretatio. aduer- 
tcndum est. quod in xxxxvi articulo priorum idem orator qui in interro- 
gatorio seeundo dicit quod nulla cautio pecuniaria potuisset scipionem 
tutum genue reddere nisi auctoritas cesaris et verbum imperatoris inter- 
uenisset. non propterea dicit locum non fuisse tutum. namque in articulo 
dicit quod poterant princeps et alii cogi ad cauendum. et quod si venisset 
tutus fuisset propter illorum reuerentiam in rempublicam et ipsum tc- 
stem et cesarem. unde cum post dicat ut supra intelligendum est tale 
dictum ut concordet cum antecedenti, quod scilicet propter saluum con- 
ductum reipublice et reuerentiam in ipsum fuisset tutus. et quod sine 
illis et auctoritate cesaris cautio pecuniaria non fecisset illum tutum. et 
omnem in casum si verbum cesaris poterat illum assecurare debebat mit- 



( 564 ) 

tere excusatorem qui poterat cesaream interponere auctoritatem suam 
ut tutus illi esset accessus et ita loeus non erat notorie non tutus. 

Hec sunt que factum totius processus respici unt 



RELAZIONE 

SUI DOCUMENTI ISPÀNO-GENOVESI 

DELL'ARCHIVIO DI SIMANCAS 

PEL SOCIO 
MASSIMILIANO SPINOLA 



FU MASSIMILIANO 



Dalle incomplete ed inesatte narrazioni procedono le 
rilevanti lacune ed i preconcetti erronei giudizi , pei 
quali giustamente sono censurati anche molti fra i più 
pregevoli scritti cosi antichi come moderni, che hanno 
tratto alla storia d' Italia e delle singole sue città. 
Laonde cadrebbe in gravissimo errore chi volendo por 
mano ad una storia della Penisola, secondo richiedesi 
dagli odierni progressi degli studi nelle scienze mo- 
rali e politiche, tralasciasse di raccogliere le più accu- 
rate e minute notizie riguardanti le cagioni e gli effetti 
di alcuni avvenimenti, i quali sono rimasti finora dubbii 
o poco noti, e stimasse raggiungere lo intento, strin- 
gendosi ad una erudita compilazione di quanto ven- 
nero raccogliendo gli scrittori che lo precorsero. 

A così grave difetto non pochi esimii cultori delle 
storiche discipline si avvisarono però di supplire colle 
loro dotte, pazienti e coscienziose ricerche; e come riu- 
scissero nel lodevole assunto ampliamente lo provano 
le opere loro pubblicate ora separatamente ed ora fra 
le memorie di varie Accademie scientifiche delle prin- 



( 268 ) 

cipali città d' Italia. La Società Ligure di Storia Patria 
desiderando anch' essa di concorrere all' ottenimento di 
cosi nobile scopo, ha stimato pertanto di rendere di 
pubblica ragione i Documenti ispano-genovesi dell' Ar- 
chivio di Simancas, i quali ci forniscono la corrispon- 
denza epistolare dell'imperatore Carlo V, di Gomez 
Soarez de Figueroa suo oratore presso la Repubblica di 
Genova, e di Ferrante Gonzaga Governatore di Milano, 
per ciò che riguarda ai fatti che si svolsero nel 1528, 
e più ampiamente ai casi del 1547-48. Egli è pertanto 
col sussidio di questi Documenti che noi possiamo al- 
fine formarci un giusto concetto della condizione poli- 
tica e civile dei genovesi a que' giorni , e che veniamo 
ad acquistare eziandio la precisa conoscenza delle varie 
proposte che allora si ventilarono per distruggere la li- 
bertà e V indipendenza della Repubblica. Finalmente 
siffatte carte irrecusabilmente ci attestano, che se in 
queir epoca Genova ha potuto conservare il proprio 
reggimento e schermirsi dall'essere annoverata fra le 
Provincie soggette al dominio spagnuolo, ciò essa deve 
all' autorità di Adamo Centurione e di Andrea D' Oria. 

Limitando il mio compito a dare una semplice idea 
ragionata, e come la sintesi dei Documenti medesimi, 
spero tuttavia che la Relazione cui mi accingo non 
riuscirà priva di utilità e d' interesse. 

E per cominciare, senza perdermi in digressioni, dico 
tosto che nelle lettere scritte dal D' Oria lungo gli 
anni 1528 e 1529 abbiamo una testimonianza sempre 
maggiore per confermarci nelP opinione altre volte 
espressa (') , eh' egli cioè si prevalesse della grande 



(') Vedi Considerazioni su varii giudizi di alcuni recenti scrittori ecc., nel 
voi. IV degli Atti. 



( 3G9 ) 

considerazione in cui era tenuto da Carlo V, per gio- 
vare alla prosperità de' suoi concittadini ed al consoli- 
damento della libertà felicemente ricuperata alla pa- 
tria. ÀI quale proposito è da notare in ispecie la lettera 
del 30 novembre 1528; nella quale, approvando egli la 
deliberazione della Signoria di non ricevere l' inviato 
cesareo Don Lopez de Soria, a cagione della nota sua 
intrinsichezza colla fazione Gappellazzo-Adorno , chiede 
all'Imperatore d'appagare la giusta domanda del Go- 
verno, sostituendo al Lopez un personaggio non inviso 
al partito dei Fregosi, né tale pei suoi antecedenti da 
riuscir d' ostacolo alla concordia de' cittadini. Né vo- 
glionsi passare in silenzio quei dispacci onde insta presso 
Cesare perchè la Repubblica sia compresa nel trattato 
di pace col Re di Francia, e venga reintegrata nel 
possesso di Gavi e di Ovada ('). 

La lettera poi del 2 dicembre 1528 ci fa sapere una 
circostanza finora ignorata; cioè, che Francesco I, per 
ricuperare la sovranità di Genova non isdegnava di 
scendere a patti col D'Oria; e, verisimilmente, per 
raggiungere il suo intento, oltre al D'Oria medesimo 
cercava guadagnare altri fra' cittadini più autorevoli, 
i quali supponeva non ripugnanti alle sue proposte. 
Ora a chi consideri la situazione del D'Oria, sembrerà 
certo stranissimo che il Conte di San Polo avesse animo 
di rivolgergli^ ; ma facilmente comprenderà perchè egli 
si ricusasse di dare ascolto alle insinuazioni degli agenti 
francesi. Però , siccome le ragioni che movevano il 
D' Oria al rifiuto, non erano comuni a quelli de' suoi con- 
cittadini cercati come lui da' francesi, cosi può benissimo 
sospettarsi che taluni di essi prestassero orecchio alle 

(') Ved. Docum. V e VI, pag. 9 e 10. 



( 570 ) 

suggestioni del San Polo. E se cosi fosse, agevolmente 
si troverebbe a qual fine tendesse quella lettera che 
sappiamo scritta da Ottaviano Sauli al fratello Dome- 
nico, e che fu tanto lodata dai recenti censori di An- 
drea. Nella quale lettera 1' inviato di Genova presso 
il Duca di Milano esternava il desiderio che la Repub- 
blica altamente proclamasse la propria neutralità nella 
lotta dei due potenti sovrani rivali ('). 

I numerosi documenti, che pigliano le mosse dal 1547 
ci forniscono esatte notizie de' fatti che allora accaddero 
in Genova, e ci illuminano sulle segrete pratiche dei 
ministri spagnuoli a questo riguardo. Quantunque l'at- 
tentato del Fieschi fosse stato represso, e non avesse 
prodotto alcuna conseguenza immediata a danno della 
Repubblica , ciò nondimeno esso, fece un grandissimo 
senso in Italia e fuori. La Corte di Madrid ne fu assai 
commossa , perchè sospettavalo collegato strettamente 
ad un piano generale d' insurrezione delle provinole ita- 
liane contro il dominio spagnuolo , ordito dal Re di 
Francia e secondato dal pontefice Paolo III. E tal con- 
cetto derivava da ciò che l' Imperatore ed i suoi ministri 
ignoravano o disconoscevano il malcontento che di ne- 
cessità veniva provocato per la continua ingerenza del 
Figueroa nelP amministrazione della Repubblica , per 
l' arbitrario e tirannico governo di Ferrante Gonzaga 
nello Stato di Milano, di Pietro di Toledo nel Reame di 
Napoli, di Giovanni di Vega in quello di Sicilia. Ciò che 
però torna incontestato si è che la rivoluzione tentata 
dal Conte di Lavagna diede al Figueroa ed al Gonzaga 
un plausibile pretesto onde proporre a Carlo V d'assi- 

(') Veci. Bernabò Buea, Sulla congiura del conte Gio. Luigi Fieschi ecc., pag. 124. 



( 371 ) 
curarsi della devozione dei genovesi, coli' insignorirsi di 
Genova. Nò il pensiero spiaceva all'Imperatore, il quale 
ben conosceva quanto la conservazione e l' incremento 
de' suoi Stati dipendessero dalla dominazione del nostro 
porto: la più pronta comunicazione tra l'Italia e la 
Germania. Se non che, le sottili macchinazioni di quei 
ministri noi le troviamo ora minutamente svelate nei 
Documenti di Simancas; donde emerge eziandio che se non 
conseguirono lo scopo a cui miravano , lo si deve alla ferma 
opposizione di Andrea D'Oria. Fu questi infatti che per 
mezzo di Francesco Grimaldi e di Adamo Centurione im- 
pedì 1' erezione di una fortezza in città, dimostrando a 
Cesare tutta l' inopportunità ed ingiustizia di quel disegno. 
Dai medesimi documenti si può del pari giudicare del 
vero carattere della sollevazione del Fieschi, e possono 
inoltre dedursene sicuri elementi per conoscere la con- 
dizione di Genova, sia rispetto all' opinione pubblica che 
in allora vi era predominante, e sia per intendere quali 
fossero la situazione dei partiti e l'ambizione dei pri- 
marii cittadini appartenenti alla nobiltà. 

Nelle relazioni del Figueroa concernenti la congiura in 
discorso, non si enuncia alcun fatto il quale muti essen- 
zialmente quanto già se ne conosceva; bensì rinvengonsi 
alcuni ragguagli che importa il notare. Di fatti, per 
quanto spetta agli intendimenti di Gian Luigi e dai mezzi 
da lui posti in opera per assicurarne la riuscita , noi ri- 
leviamo che il Conte di Lavagna aveva spedito in 
Francia un suo fratello per negoziare col Re e coi di 
lui ministri, per concertare il modo da tenersi nell' ef- 
fettuare il moto, nonché le condizioni alle quali avrebbe 
dovuto effettuarsi (•). E ciò ribatte colle lettere del 

('J Veti. Dosum. VII o XLII, png. Il e G7. 



( 372 ) 

Gonzaga, laddove affermava la propria convinzione che 
di tali moti fossero stati pur consapevoli il Re di 
Francia e il Duca di Piacenza ('). Supponeali al con- 
trario ignorati dai ministri francesi residenti in Italia, 
solo eccettuato il già Duca di Melfi, come quegli che 
da Francesco I avea avuto incarico di consegnare a 
Pier Luca Fieschi, signore di Crevacuore, quindicimila 
scudi, in certe contingenze per le quali questi glieli 
avrebbe richiesti. Il qual denaro fa ritirato infatti, ap- 
pena ebbe notizia dell'accaduto di Genova, da Pier Luca 
che si affrettò a darne partecipazione al Farnese affinchè 
vi accorresse giusta le pattuite convenzioni. E da no- 
tare che il sopraddetto Pier Luca, congiunto ed amico 
del Conte di Lavagna, è quello stesso per lo cui mezzo, 
giusta le deposizioni di Raffaele Sacco, Gian Luigi aveva 
intavolate le prime trattative colla Corte di Francia, 
nelle quali si impegnava di adoperarsi onde riporre Ge- 
nova sotto la dominazione di Francesco I. Così noi 
conosciamo oggidì la somma che fu sborsata dalla 
Francia, onde si mandasse ad effetto la tramata rivo- 
luzione. 

Altri particolari intorno a questo argomento s' incon- 
trano poi in un posteriore documento, laddove il Figueroa 
riferisce a Cesare le confessioni del Verrina e del Cangia- 
lanza nei loro interrogatorii di Montoggio. Dalle quali 
confessioni si evince che il Re di Francia avea promesso 
a Gian Luigi l'annua provvigione di seimila ducati, 
cinquanta lancie e l' Ordine di San Michele ( 2 ). Nò riesce 
inopportuno il notare come uguali o quasi eguali con- 
dizioni pattuisse già Luigi XII nel 1515 allo scopo me- 



(») Ved. Docum. XLVIII e XLIX, pag. 75 e 76. 
(») Ved. Docum. CIX, pag. 167. 



( 373 ) 

desimo, con Ottaviano Fregoso ('). Oltre di ciò il Verrina 
ed il Cangialanza affermavano essere stato scopo del 
Conte quello di far prigioni e d J uccidere la maggior 
parte dei nobili, e dopo aver privato di vita Giannettino 
ed Andrea D' Oria impossessarsi della città e tenerla in 
devozione di Francia. Or essi non volendo pigliare im- 
punità, dicevano per certo assai meno di quel che sa- 
pevano. 

Finalmente le carte di Simancas ne accertano che il 
trattato fu soscritto in Roma da Gian Luigi Fieschi e 
dal Duca di Piacenza, con consulta del Cardinale Far- 
nese e notizia del Papa ; malgrado che Paolo III e Pier 
Luigi l'abbiano di poi negato, cercando di assicurare, 
col mezzo de' loro ambasciatori, l' imperatore Carlo V 
eh' essi non aveano concorso nel tentativo del Conte, 
ma anzi lo aveano altamente disapprovato. 

Gli accordi de' quali sopra abbiamo detto attribui- 
scono alla ribellione di Gian Luigi una importanza ben 
maggiore di quella che si potrebbe supporle a giudi- 
carne dalla tenuità dei mezzi adoperati per mandarla ad 
effetto. Ed invero dalle rivelazioni del Sacco appariamo 
come il Fieschi, dietro il consiglio del Verrina, mutato 
ad un tratto pensiero, ne' più chiamandosi soddisfatto 
della modesta parte di Governatore di Genova in nome 
del Re di Francia , volesse invece farsi proclamare Doge 
a vita ( 2 ). E questo consiglio è da credere che ab- 
bracciasse Gian Luigi mosso da fiducia nel consenti- 
mento degli alleati; perocché mentre egli raggiungeva 
così il proprio scopo, i nemici di Carlo V conseguivano 
il loro del pari. Tuttavia la Francia, poscia che fu re- 

(') Ved. le Considerazioni precitate, pag. 306 e 421. 
(*) Ved. Docum. CXI, pag. 170. 



( 374 ) 

"pressa la sollevazione, non si lasciò andare ad alcuna di- 
mostrazione in favore della famiglia di Gian Luigi ; anzi 
tenne occulte le pratiche con lui tenute, sebbene pro- 
seguisse , col mezzo d' agenti segreti , ad incoraggiare 
non solo la resistenza del conte Girolamo, ma eziandio 
a favorire tutti i progetti di insurrezione, qualunque 
ne fossero gli autori e qualunque il fine per cui li veni- 
vano accarezzando. Di che però non pativano alterazione 
i rapporti che si erano ristabiliti dalla Francia coli' Impe- 
ratore e con Genova dopo la pace di Crespy. Il perchè 
troviamo come Enrico III, il 26 luglio 1547, ricevesse 
con molte dimostrazioni di benevolenza e di onore gli 
inviati della Repubblica Tommaso Spinola ed Antonio 
D' Oria, spediti dalla medesima a condolersi della morte 
di .Francesco I, ed insieme a rallegrarsi dell'avvenimento 
di quel giovane principe al trono. 

Fra le notizie che emergono dalle relazioni del Fi- 
gueroa e dalle lettere del Gonzaga rispetto alla congiura, 
vogliono essere notate specialmente quelle che hanno 
tratto alla morte di Giannettino D' Oria. Imperocché si 
riferisce come quel valoroso avviandosi dal Palazzo di 
Fassolo alla Darsena, poi che giunse alla porta di San 
Tommaso, la quale era di già in potere degli insorti, 
non si tosto fece atto di introdursi per lo sportello, che 
un colpo d'archibugio nel petto lo stese al suolo, mentre 
altre ferite compierono poi l'assassinio. Afferma anzi il 
Figueroa come Ottobuono Fieschi inferocisse contro il 
cadavere del suo nemico, siffattamente da ferirlo ancora 
colla propria spada onde assicurarsi che fosse ben morto (*). 
Il che dimostra come lo sdegno e l'odio non fossero mi- 
nori nei fratelli di Gian Luigi, di quel che lo fossero in 

(«; Ved. Docum. XVI, XVIII e XI IX, pag. 25, 30 e 76. 



( 375 ) 
costui, il quale aveva statuite) dei premii per coloro che 
avessero ucciso Giannettino. 

Dai coetanei benevoli al Fieschi, dall'ambasciatore 
cesareo (forse per malevolenza contro Andfea D'Oria), e 
dietro alla loro autorità da molti scrittori genovesi, è 
stato creduto che, se non 1' unica, certo la principale 
cagione che spinse il Conte di Lavagna alla congiura fosse 
la intollerabile alterigia e potenza di Giannettino mede- 
simo. Non neghiamo il fatto, ma non ne ammettiamo 
la soverchia importanza ; conciossiachè Andrea D' Oria , 
in altra delle sue lettere a Carlo V, non manca di rile- 
vare che Gian Luigi avrebbe potuto uccidere o far am- 
mazzare Giannettino ogniqualvolta gli fosse meglio pia- 
ciuto, di giorno e di notte, nelle sue frequenti conversa- 
zioni coi Fieschi. Precipuo intendimento di Gian Luigi 
doversi dunque e sempre ritener quello d'insignorirsi di 
Genova e tenerne poscia il dominio sotto la protezione 
di Francia : e ciò essere tanto vero, che, partendosi egli 
di casa, avea detto alla moglie: « che si farebbe in 
quella notte uno delli grandi d'Italia, o che sarebbe il 
più minato di tutti » ( l ). 

Nel Documento XIX accennansi le ragioni per le quali 
il D' Oria, consenziente la Signoria, ordinava si riget- 
tasse in mare il cadavere del Fieschi stato estratto dalle 
acque della Darsena; e queste ragioni moveano dalla 
considerazione di non apprestare nuova esca agli animi 
esasperati dei cittadini, fra i quali non si distingueano 
ancor bene il numero e l' importanza degli aderenti a 
Gian Luigi, e d'impedire che sotto il pretesto di solenni 
esequie si facesse una dimostrazione contro della Re- 
pubblica. 

(') Ved. Dociim. XL, pag. 65. 

Atti Soc. Lio. St. Patria, Voi. Vili. Fase. II. o tì 



( 576 ) 

Passando ora ad esaminare quale e quanta parte ab- 
bia avuta il D'Oria nella deliberazione, in forza di cbe 
la Repubblica rivocò 1' amnistia conceduta a Gerolamo 
ed ai suoi seguaci; avvertiamo cogli storici nostri ohe 
in siffatta deliberazione fermossi veramente la Signoria 
a seguito di una orazione pronunciata dal Principe, nella 
quale mostrossi più appassionato di quello si addicesse 
mai all'altezza dell'animo suo. Chi poi proponesse diret- 
tamente la revoca, sembra agevole a conoscersi da una 
relazione del Figueroa, laddove scrive a Cesare che Fer- 
rante Gonzaga mandando a Genova Pietro Cicogna per 
rallegrarsi colla Signoria e col Principe del prospero 
successo ottenuto, commetteagli nel tempo stesso di trat- 
tare con 1' oratore cesareo e col D' Oria del modo con 
cui si doveva procedere per punire il Conte ed i suoi 
fratelli come ribelli dell' Impero ( l ). Né le intenzioni di 
Cesare medesimo intorno a questo argomento mancano 
d' esserci note; imperocché Carlo V dichiarava a Rodrigo 
di Mendoza che i fratelli di Gian Luigi doveano essere 
processati e puniti siccome complici della sollevazione ( 2 ). 
Chiaro è pertanto che V Imperatore non facea conto 
alcuno dell' amnistia conceduta dalla Repubblica, consi- 
derando i Fieschi quali rei di fellonia e di lesa maestà; 
e facile riesce quindi il comprendere come i ministri 
spagnuoli, per dare un apparente colore di giustizia alla 
domanda, adducessero la nullità del decreto d' indulto , 
mancante non solo di tutte le formalità richieste per 
rendere valida una deliberazione , ma contrario alle pre- 
tese per cui voleasi annoverar Genova fra le città ap- 
pellate Camera Imperiale. Tale domanda però, cui tutti 



(') Veci. Docum. XIX, pag. 33. 
( 2 ) Veci. Docum. XXIX, pag. 5tì. 



( ">77 ) 
gli indizi ci fan credere essere stata fatta primamente 
dall' ambasciatore cesareo, non fu subito accolta dalla 
Signoria; la quale volle ebe fosse sottoposta all'esame 
d' alcuni giureconsulti. Né fu se non a seguito dei loro 
responsi (i quali uscirono conformi alle dottrine imperiali), 
ebe il Senato si pronunciò nel senso da noi sopra di- 
scorso. Il che tutto notificando a Cesare il Figueroa, sog- 
giunge avere appreso dal D' Oria come la Repubblica vi 
si fosse lasciata andare, si per dimostrare il proprio osse- 
quio ai voleri dell' Imperatore, e si per la speranza che 
tanta condiscendenza lo avrebbe mosso a concederle il 
possesso di Varese e di Roccatagliata, sui quali essa 
vantava antichi diritti ('). 



Per non dilungarmi di soverchio, tralascio varii inte- 
ressanti ragguagli concernenti 1' assedio e la dedizione 
del castello di Montoggio, nonché il processo istituito 
contro Girolamo Fieschi ed i suoi partigiani. Soltanto ac- 
cenno che negli atti del medesimo noi abbiamo una novella 
prova della difettosa procedura criminale di quei tempi. 
Oltre di che, senza ombra alcuna di processo, ma per ordine 
del commissario Domenico D' Oria, furono decapitati gli 
uccisori di Giannettino C 2 ). Però la condotta di Dome- 
nico, tacciata di illegale dallo stesso Figueroa, fu disap- 
provata moltissimo in Genova, nonché da tutti gli emuli 
di Andrea D'Oria, al quale non si mancò di far risalire la 
responsabilità di quell'ordine, affermando che il com- 
missario, amico e creatura sua, non avrebbe mai ardito 
commettere di proprio arbitrio una cosi flagrante vio- 
lazione della legge. 



(') Veci. Docum. XXXVIII, pag. 02. 
(') Veci. Docum. CVI, pag. 162. 



( 378 ) 

Più altre deduzioni io stimo poi doversi trarre dalle 
relazioni del Figueroa ; e primamente la veracità di 
quanto affermava la Signoria di Genova nell'istruzione 
e nel memoriale a Geva D' Oria , • laddove commet- ' 
teagli di mostrare all'Imperatore come la repressione 
dell'attentato dei Fieschi si dovesse attribuire alla ri- 
pugnanza dei genovesi di unirsi al conte Girolamo, al- 
lorché questi a capo di uno stuolo d'armati percorreva 
la città gridando Popolo, Fieschi, Libertà. Donde il loro 
concorde volere di conservare quella libertà eh' essi aveano 
ricuperata, e con questa eziandio il reggimento onde le 
Leggi dell'Unione erano saldissima base. Secondaria- 
mente risulta dalle predette relazioni la bontà delle 
provvidenze prese dai senatori adunati in Palazzo ; tanto 
che il Figueroa non muove alle medesime alcuna censura , 
anzi vantasi d'avervi concorso, giudicandole come le più 
idonee per reprimere la sollevazione. D* altra parte poi 
questa dichiarazione mostra ad evidenza l'ingiustizia dello 
stesso oratore, allorché poco tempo appresso, chie- 
dendo la revoca dell' indulto, ne attribuiva la concessione 
al timor panico che nella notte del tumulto, diceva 
egli, avea offuscata la mente dei senatori. 

L'ambasciatore cesareo taceva poi all'Imperatore varii 
fatti di somma importanza, ignoti al Senato medesimo 
e al D'Oria, ma non a lui; e cosi, per esempio, che 
Paolo Lasagna, uomo di grande autorità presso il po- 
polo, aveva adunato nella propria casa molti armati, 
coli' intendimento d' operare una contromina al grido 
di Adorni e Spagna , se mai il Fieschi fosse stato 
per riuscire nel suo disegno. E tacea pure i motivi 
pei quali erasi recato in Palazzo soltanto verso il mat- 
tino , allorché la sollevazione potevasi considerare come 
repressa ; mentre avea stimato di starsi cheto , per 



( 370 ) 

non dire nascosto, nella propria casa, durante la notte 
quando ferveva il tumulto. Nel che invero serbava un 
contegno ben diverso da quello di Agostino Spinola; il 
quale trovandosi nel proprio feudo di Tassarolo, dove, 
nella previsione di tumulti, aveva armati i contadini 
da lui dipendenti, non appena ebbe notizia della ribel- 
lione di Gianluigi che mosse alla volta di Genova per 
combatterla. Tralasciava infine di riferire a Cesare i 
proprii maneggi con taluni capi-fazioni, allo scopo di 
prevenire le agitazioni che si prevedeva avrebbero avuto 
luogo alla morte del Principe D'Oria. Ad onta di ciò 
non vi ha però dubbio, che le numerose ed interessanti 
notizie ricavate dagli scritti del Figueroa .ci pongono in 
grado di affermare che la congiura del Fieschi è da no- 
verare tra i fatti storici che sieno oggidì meglio cono- 
sciuti. 

Per la congiura suddetta Genova corse pericolo di 
veder rinnovate le intestine discordie, di perdere la li- 
bertà, e di ricadere nell' abborrita servitù di Francia. 
Rallegravansi pertanto i genovesi di essere usciti illesi 
da tali pericoli; ma ne ignoravano uno ben maggiore 
che loro sovrastava, ed era assai più difficile a supe- 
rare, perchè facea capo ad una insidia segretamente 
ordita dagli stessi ministri cesarei , e, che è ancor più , da 
Cesare medesimo approvata. Consisteva poi questa nel 
progetto suggerito all' Imperatore da Ferrante Gonzaga 
di ridurre Genova in provincia spagnuola, unendola al 
Ducato di Milano, od almeno di assicurarsene la de- 
vozione fabbricando in città una fortezza , nella quale 
si ponesse un presidio sotto gli ordini d' un capitano 
dipendente da Cesare ed a lui affezionato. Che se gli scrit- 
tori nostri ci tramandarono di si iniqua trama assai 



( 580 ) 

scarse notizie, ciò deriva da che essi non hanno potuto 
aver cognizione dell' andamento della pratica. Oltre di 
che alla stessa cagione devesi pure attribuire la disparità 
dei giudizi, che i concittadini di Andrea D'Oria si for- 
marono del modo onde questi adoperò in siffatta emer- . 
genza. Imperocché mentre dagli uni ebbe lode di per- 
spicacia e di fermezza , dagli altri, che male interpretarono 
alcune di lui concessioni forse più apparenti che reali, 
venne accusato di eccessivo ossequio alla volontà impe- 
riale. Ora i documenti dell' Archivio di Simancas ci disve- 
lano interamente la pratica. Difatti una lettera indirizzata 
dal Gonzaga a Cesare prima ancora che il Conte di La- 
vagna effettuasse la sua congiura, dimostra come la con- 
servazione della prevalenza spagnuola in Genova fosse 
oggetto di qualche inquietudine nella Corte di Madrid. 
Gonciossiachè il Gonzaga, dopo di avere esposto il pro- 
prio giudizio circa la presenza di un fratello di Gian 
Luigi alla Corte di Francia, rammentava come avesse 
partecipati i suoi avvisi al Figueroa , affinchè ne conferisse 
col D'Oria e studiassero insieme gli opportuni provve- 
dimenti. Se non che il D' Oria troncava cotesti discorsi, 
protestando come lui vivo nulla si avesse .a temere. 
Però il Gonzaga, mal soddisfatto di questa risposta, 
e persuaso che , se non prima, certamente dopo la morte 
del Principe, sarebbero inevitabili gravi torbidi nella Re- 
pubblica, concludeva pregando l'Imperatore perchè vo- 
lesse prendere quelle risoluzioni le quali reputasse me- 
glio opportune, e ne tenesse istruiti cosi esso Don Fer- 
rante come il Figueroa, acciò cominciassero a far le 
pratiche necessarie per incamminare la cosa a buon 
fine ( 1 ). 

(') Veci. Documento VII, pag. 13. 



( 381 ) 

La lettera citata rivela per l'ermo nel Gonzaga mol- 
tissima avvedutezza nel giudicare le condizioni di Ge- 
nova. Egli ben comprendeva che Giannettino D'Oria 
non avrebbe potuto riunire, come lo zio, la carica d'am- 
miraglio di Cesare con quella di sindicatore perpetuo 
della Repubblica; anzi conservando la prima sarebbe 
stato escluso da qualunque ufficio in patria. Parimente 
non ignorava come i nobili più potenti ed autorevoli 
attendessero la morte di Andrea , per accrescere la loro 
influenza ed il loro potere, né gli sfuggiva la probabilità 
maggiore che a capo di essi pervenisse Adamo Centu- 
rione, intimo amico di Andrea e tra quelli cui non pia- 
ceva la continua ingerenza del Figueroa nelle delibera- 
zioni della Signoria. Sapeva inoltre come per effetto dei 
mali umori della popolazione , non meno che per la nota 
ambizione dei principali cittadini, si fossero ridestati gli 
spiriti delle antiche fazioni nobilesche e popolari, degli 
Adorni e dei Fregosi; e finalmente non si dissimulava 
come diminuendo in Genova la devozione ed il rispetto 
verso degli spagnuoli, vi si aumentasse il sentimento 
della propria dignità e della nazionale indipendenza. I 
nobili vecchi infatti, considerati come i più ligii alla 
Spagna, perdeano terreno nella comune estimazione; e 
se ne avea toccata una chiara prova nell' elezione del 
Doge occorsa l' anno 1545 in persona di Giambattista 
Fornari nobile nuovo. 

Il Figueroa ed il Gonzaga traevano dunque da tutto 
ciò acconcio partito, per rinnovare con maggior forza 
presso P Imperatore le loro proposte non appena la con- 
giura del Fieschi ebbe effetto; e, venendo al concreto, 
quanto al presidio che avrebbe dovuto guardare la divi- 
sata fortezza, opinavano che del medesimo avesse a 
darsi il comando ad Agostino Spinola più innanzi ri- 



( 382 ) 

cordato, come quegli che del Gonzaga era intrinseco, ed 
assai noto per l' antica inimicizia contro gli aderenti 
della parte francese. 

L'Imperatore accogliendo i consigli de' suoi ministri, 
osservava al Gonzaga come il miglior modo di preve- 
nire nuovi tumulti sarebbe stato quello di rendersi as- 
soluti signori di Genova, perchè cosi operando si toglie- 
rebbe al Re di Francia l'opportunità di giovarsi della 
nota tendenza dei genovesi alle novità ed alle mutazioni 
di governo. A raggiungere questo scopo egli era d' opi- 
nione che si avessero da sorprendere destramente gli 
animi dei principali nobili, dimostrando loro che una 
spontanea dedizione di Genova alla Spagna era l'unico 
mezzo per guarentirsi dall'invidia e dall'odio della plebe, 
giacché questa dopo la morte del Principe D' Oria, unen- 
dosi al popolo grasso, avrebbe mutato l'attuale reggi- 
mento in un Governo democratico., da cui la nobiltà sa- 
rebbe esclusa. A Carlo V sarebbe poi piaciuto d'acqui- 
stare in tal modo l'assoluto dominio di Genova; ma il 
disegno essendo stato respinto dai pochi nobili più in- 
fluenti, scaltramente interpellati all'uopo dal Figueroa, 
fu perciò costretto ad approvare quello della fortezza ('). 

Se non che Andrea D'Oria, avuta cognizione di tali 
maneggi, inviava a Cesare Francesco Grimaldi, incari- 
ricandolo d'esporgli com'egli fosse ostile, per gravissime 
ragioni, a tale erezione; mentre a conservare lo Stato 
nella devozione di S. M. reputava più idonei alcuni prov- 
vedimenti, cui lo stesso Grimaldi avea missione di sot- 
toporle. Le notizie che noi abbiamo dell'ambasceria del 
Grimaldi non possono dirsi complete, giacche ogni sua 
relazione ci fa difetto, e nemmeno conosciamo alcuna 

(») Ved. Docum. XXXV e XXXVI, pag. 55 e 57. 






( 385 ) 
lettera del Principe che la riguardi. Bensì abbiamo i 
carteggi del Figucroa e del Gonzaga, donde si rivela ohe 
il Grimaldi, per commissione del D'Oria, affermava non 
doversi dalla congiura del Fieschi pigliare argomento 
a sostenere la necessità della fortezza ; conciossiachè 
quelle trame erano derivate dall' ambizione e perversità 
d' un solo uomo anziché dalla maggioranza del popolo. 
D'altra parte non potersi mai edificare il castello senza 
destare nei cittadini di qualunque ordine la maggiore 
indignazione; che anzi popolo e Governo vi si oppor- 
rebbero sempre e con tutti i mezzi che fossero in loro 
facoltà, non escluso quello di una sollevazione. E ri- 
spetto a quest' ultima giustamente osservava il Grimaldi, 
che potendosi anche reprimere, accrescerebbe però sempre 
la malevolenza contro gli spagnuoli, mentre ai francesi 
agevolerebbe la via di riprendere possesso della città. A 
conseguire l' intento riuscirebbe dunque più ovvia ed 
acconcia una riforma nella costituzione dello Stato, da 
cui la Signoria medesima non dissentiva, e colla quale 
cioè verrebbe a ristringersi il Governo in un numero 
minore di nobili, chiari per ingegno e virtù, eletti per 
suffragi anziché per sorteggio, ed in guisa da escludere 
dalle principali magistrature gli oppositori della preva- 
lenza imperiale. Tali idee il Grimaldi svolgeva pure al 
Gonzaga ('), descrivendogli i partiti politici ne' quali 
andavano divisi gli animi de' genovesi; e studiandosi 
con ciò di chiarirlo sulla vera condizione di essi, di- 
stribuiva tutti i cittadini in quattro classi. Nella prima 
poneva quelli che professandosi mal contenti del presente 
stato, speravano benefizio di qualche rimutamento; nella 
seconda collocava quanti pascendosi di molti ragiona- 
ci Ve<l. Docum. LXXVII, pjg. 125. 



( 584 ) 

menti non si proponevano però alcun fine, né propria- 
mente sapeano bene ciò che volessero. Venivano nella 
terza i pusillanimi che ci' ogni cosa impauriscono , e fra 
questi nominava taluni noti al Gonzaga medesimo come 
partitanti della fortezza; nella quarta infine metteva co- 
loro, che desideravano la quiete della città, e per con- 
seguirla vagheggiavano una forma di governo più ri- 
stretta. Dal che tutto si deduce che in Genova prevaleano 
coloro i quali volevano conservare il reggimento stabi- 
lito nell'anno 1528, e solo erano discordi se dovesse 
mantenersi quale aveanlo foggiato i Riformatori di detto 
anno , o se fosse miglior consiglio il modificarlo. 

Ma P inviato del Principe (come è noto ) , oltre alla 
pratica della fortezza, era pure incaricato di trattare 
coli' Imperatore dell' impresa di Montoggio cui la Si- 
gnoria aveva divisata ; e finalmente di chiedere pel 
Principe stesso, come premio dei suoi servigi e com- 
penso dei danni toccati nell'ultima sollevazione, la in- 
vestitura dei feudi confiscati ai Fieschi, tranne quelli 
che il D'Oria medesimo domandava in favore della Re- 
pubblica, d'Antonio D'Oria e di Ettore Fieschi. 

Or tutti questi negoziati, erano fortemente contrariati 
dal Gonzaga e dal Figueroa, sempre intenti a dimostrare 
l' insufficienza , per non dire la inattendibilità', delle pro- 
poste di Andrea. Di che , adducendo essi a conferma assai 
speciose ragioni, asserivano come i continui tentativi 
d'insurrezione, macchinati dai cittadini malcontenti coi 
fuorusciti e cogli agenti francesi , fossero una chiara 
prova che le modificazioni nella costituzione dello Stato 
non raggiungerebbero a gran pezza lo scopo pel quale 
erano state deliberate. Esageravano inoltre il numero e 
le forze dei seguaci ed amici dell'estinto Fieschi, con- 
fondendo accortamente fra costoro un gran numero di 



( S85 ) 

persone alle quali il sentimento dell' indipendenza e della 
libertà della Repubblica rendeva odiosa la più volte av- 
vertita ingerenza dell' ambasciatore cesareo. Notavano 
quindi che V affezione e la reverenza dei genovesi verso 
l' Imperatore diminuivano notabilmente non solo nella 
plebe, ma eziandio (ch'era assai di maggiore rilievo) nei 
nobili, e proprio in quegli stessi che faceano parte della 
Signoria e delle magistrature , e che manifestavano assai 
chiara la loro noncuranza, sempre che non fossero vi- 
vamente stimolati, procedendo al tutto rimessamente 
contro i complici dei Fieschi e gli aderenti di Francia. 
Aggiungevano infine che la guardia del Palazzo, accre- 
sciuta di 700 od 800 militi, non era bastante ad impe- 
dire o reprimere le insurrezioni possibili ; che anzi, oltre 
alla scarsità del numero, era affatto indisciplinata, e per 
giunta poteva essere anche posta sotto gli ordini di un 
capitano non affezionato a S. M. Laonde venivano sempre 
a questa conclusione : che cioè per guarentirsi da ogni 
contrario avvenimento era mestieri d' insignorirsi della 
città, od almeno di mantenerlamella devozione dell' Im- 
peratore ; né questo secondo scopo sarebbesi mai conse- 
guito^ senza 1' erezione della fortezza. 

Se non che tali argomenti questa volta non ebbero 
appieno convinto Cesare; il quale senza dubbio avrà 
dovuto ben ponderarli é discuterli. Pertanto egli pose 
da banda il progetto della fortezza , ed all'opposto ac- 
colse le proposte del Grimaldi ; facendo note le proprie 
risoluzioni in un documento, nel quale eziandio abbastanza 
chiaramente espone le cagioni onde era indotto ad operare 
di questa guisa ('). Egli scrive al Figueroa: Miglior mezzo 
di mantenere i genovesi nella dipendenza dell' Impero quello 

(') Vcd. Docum. CXXX, pag. 202. 



( 386 ) 
essere in verità l'erezione della fortezza; ma la tenacità 
colla quale l' inviato del D'Oria erasi ricusato di aderire al 
progetto, e la di lui persistenza ne 11' affermare che i prov- 
vedimenti proposti in nome del Principe erano sufficienti 
allo scopo desiderato, averlo quasi forzato air accennata 
risoluzione. La quale era assai assennata, poiché scon- 
giurava complicazioni cui la costruzione della cittadella 
non avrebbe potuto evitare. Carlo V in sostanza assi- 
curavasi di Genova, senza incontrare alcuna resistenza 
armata per parte dei cittadini; e rendeva stabile il 
suo predominio sulla Repubblica , senza indurre nei 
Principi Italiani e nel Re di Francia il sospetto di voler 
punto accrescere la sua potenza nella Penisola. Di più 
nel citato documento Cesare soggiungeva : Commet- 
tesse il Figueroa al Principe D' Oria di tener modo 
affinchè d' accordo colla Signoria venisse decretata la 
riforma delle Leggi dell' Unione ; fosse deliberato 1' au- 
mento della guardia del Palazzo composta di cittadini; 
e questa dipendesse da capitani nominati dalla Signoria 
col consentimento di detto Principe. Quindi, per guaren- 
tire l'esito di tali mutazioni ordinava al Gonzaga d'in- 
viare a Genova mille uomini comandati da Stefano 
D' Oria signore di Dolceacqua ; ed altri mille dovesse 
pure mandarne il Duca Cosimo da Firenze. I feudi dei 
Fieschi decretava fossero ripartiti tra la Repubblica, il 
Principe e gli altri nobili nel modo che il Grimaldi 
medesimo avea domandato. Bensì , a testimonianza della 
propria soddisfazione ed in premio dei servigi prestati, 
si aggiungessero cento scudi all' annua pensione di 
Agostino Spinola, ed altri 400 fossero assegnati a Fran- 
cesco Grimaldi, da riscuotersi ogni anno sopra le estra- 
zioni di Sicilia. 
Le deliberazioni succennate dimostrano a qual segno 



( 587 ) 

fosse allora giunta la prepotenza imperiale verso un pic- 
colo Stato alleato e vivente sotto la protezione cesarea. 
Ma, tralasciando queste ed altre considerazioni ovvie ad 
ognuno, diremo soltanto come i documenti di Simancas 
ci forniscano cognizioni più precise sopra un siffatto 
punto; mentre che dalle medesime appariamo come la 
Legge del 1547 decretata dalla Signoria dietro 1' auto- 
revole consiglio di Andrea D'Oria, debba ritenersi non 
già 1' effetto, o meglio ancora la manifestazione del desi- 
derio attribuito a quest'ultimo di accrescere la propria 
autorità , restringendo il Governo a foggia oligarchica , 
né una conseguenza della reazione che d'ordinario negli 
Stati liberi suole succedere alle popolari sollevazioni; 
ma per l' opposto sia da considerare come un accorto 
provvedimento suggerito dal D'Oria, per impedire che 
Carlo V, sotto il pretesto d'evitare i danni che avreb- 
bero potuto derivare ai suoi politici intendimenti da 
ribellioni simili a quella tentata dal Fieschi , effet- 
tuasse la decisione d'insignorirsi di Genova. Essi ci pa- 
lesano altresì la cagione per la quale l'Imperatore, la- 
sciando in disparte l' inviato della Repubblica Geva 
D'Oria, preferiva di trattare con Francesco Grimaldi 
sopra l'investitura dei feudi. Gonciossiachè essendo sua 
intenzione di mantener Genova debole ed inerme , ricu- 
savasi di concederle direttamente queir accrescimento di 
territorio che essa stimava necessario per guarentire 
all' interno la propria sicurezza ; soltanto , consentendo 
al D'Oria l'investitura di tutti i feudi in discorso, po- 
neavi l'obbligo di consegnarne alcuni alla Repubblica 
ed ai personaggi summentovati. 

1/ ambasciata del Grimaldi perciò, finora cosi mal nota 
e poco saviamente interpretata, risulta ora un luminoso 
servigio reso da Andrea alla patria; e tanto maggior- 



( 388 ) 

mente lodevole in quanto che vale a rintuzzare aper- 
tamente la malafede di Uberto Foglietta e di Matteo 
Senarega , i quali (per quanto segreti sieno stati tenuti 
al popolo i negoziati sopra l' erezione della fortezza ) 
dovettero a bello studio tacerne affatto nei loro scritti, 
non potendosi ammettere che non ne trapelasse loro 
pur un barlume, quando si pensi avere il primo rive- 
stita la qualità officiale , di storiografo , ed il secondo 
quella di cancelliere della Repubblica. Bensì questo si- 
lenzio era loro necessario, per non distruggere i ra- 
gionamenti coi quali, duranti le discordie del 1575, cer- 
carono muovere le passioni popolari contro Gian Andrea 
D' Oria ed i nobili vecchi , ed insieme d' imporre alla Si- 
gnoria T annullamento della Legge del 1547. 

La pràtica della fortezza non ebbe fine però colla 
' attuazione delle riforme testé accennate. Quella anzi non 
fu propriamente che una breve sosta, per dare adito 
con maggiore violenza alla ripresa; conciossiachè Fer- 
rante Gonzaga ed il Figueroa persistessero ognora fermi 
nella loro sentenza. Ond'è che afferrando essi l'occasione 
la quale sembrava offerta dalla sventata congiura di Giulio 
Cibo, ripresentavano tosto il progetto, e dimostrandone 
tutta l'urgenza chiedeano a Cesare di ordinarne la sollecita 
effettuazione. Or quest'idea era pur quella che, secondo 
già dicemmo , andava meglio sC versi di Carlo V ; ma 
anche questa volta una tale sventura fu a tempo op- 
portuno scongiurata dal D'Oria. Il quale, appena ebbe 
lingua di quei disegni , si affrettò a mandare in Alemagna 
l'amico suo Adamo Centurione commettendogli di di- 
stogliere Cesare da una cosi deplorevole risoluzione. 

Per quanto spetta all' ambasciata di Adamo Centu- 
rione , noi lamentiamo lo stesso difetto che già notammo 



( 589 ) 

rispetto a quella di Francesco Grimaldi; la mancanza 
cioè di documenti i quali e' informino in modo diretto 
dei negoziati. Bensì da due dispacci al Duca d'Alba (') 
ci è dato sapere che il Centurione ebbe a durare non 
poca fatica, e ad aggirarsi in lunghi discorsi prima di 
condur Cesare a questo: che la fortezza non potevasi 
edificare senza il consentimento della Signoria e dei cit- 
tadini , i quali non l'avrebbero dato giammai. Onde vo- 
lendo pure effettuare il disegno , bisognava adoperare la 
forza e spargere gran copia di sangue. Inoltre coli' erezione 
della cittadella era d' uopo mutare la forma del Governo, 
perciocché nessuno di quelli che al presente reggevano 
la cosa pubblica si sarebbe prestato al maneggio. Ma 
le ragioni addotte da Adamo non convinsero Cesare, il 
quale soltanto deliberava si rimandasse l' effettuazione 
al tempo in cui il principe Filippo, che di Spagna dovea 
muovere alla volta della Germania, fosse giunto in Genova. 

Le cose sovra esposte confermano pertanto i partico- 
lari narrati dal Gibo-Recco, dal Casoni e da altri sto- 
rici nostri: che cioè Andrea D'Oria avesse inviato a 
Cesare il Centurione, per presentargli delle rimostranze 
contro cotesta deliberazione non solamente in proprio 
nome, ma anche e più nella qualità d'interprete presso 
S. M. dei sentimenti della Signoria; dichiarandogli poi 
che esso Principe era deciso a chiedere licenza dal di lui 
servigio , innanzi di consentire che la patria fosse pri- 
vata di quella libertà eh' egli medesimo le avea ridonata , 
e che Cesare avea pure riconosciuta nelle capitolazioni 
fermate col D'Oria. 

Ma gli scrittori suddetti ci raccontano del pari come 
Carlo V, nello accomiatare il Centurione, gli commet- 



(') Veci. Docum. CXL e CXLI, p;ig. 233 e 243. 



( Ó90 ) 

tesse di dire ad Andrea: che siccome egli aveva di- 
chiarato di voler preferire la libertà di Genova alla 
propria sicurezza ed all' accrescimento dell'autorità sua, 
non parlerebbesi più della fortezza. Risposta soddisfa- 
cente che Adamo recava in Genova, e che ivi eccitava 
grandissima esultanza. Ora siccome della veracità dei 
nostri scrittori non è qui il luogo di dubitare , così 
ammettendo questo colloquio, e raffrontandolo coi do- 
cumenti,, si è tratti a concludere che Carlo V aperta- 
mente mentiva. 

La pratica della fortezza ebbe adunque tre diversi pe- 
riodi. Il primo dopo la repressione della congiura di 
Gianluigi Ineschi ; nel quale il pericolo venne rimosso 
da Andrea D'Oria coli' ambasciata di Francesco Gri- 
maldi , e che ebbe per conseguenza 1' accrescimento dei 
militi destinati a comporre la guardia del Palazzo, 
nonché la riforma delle Leggi del 1528 per la quale ri- 
stringe vasi la Costituzione dello Stato. Il secondo ebbe 
luogo dopo la mancata congiura di Giulio Cibo, e fu 
egualmente, se non reso vano, almeno ritardato dal Prin- 
cipe D'Oria coll'invio di Adamo Centurione. Il terzo ri- 
guarda il soggiorno del principe Filippo in Genova, quando 
i cittadini riposavano tranquilli sulle assicurazioni di Ce- 
sare. Del quale periodo dovendo noi ragionare ancora, di- 
ciamo come l' Imperatore avesse commesso al Principe 
Reale che, giunto appena in Genova, facesse por mano 
Principe alla erezione, giovandosi dei consigli del Gon- 
zaga, del Figueroà, del Duca d'Alba, e, ciò che a primo 
aspetto non si legge senza sorpresa, di quelli eziandio del 
Principe D'Oria. Difatti, nelle istruzioni al Duca (*), 

(') Ved. Docum. CLXI, pag. 243. 



( 391 ) 

Cesare imponendo a lui ed al Principe Filippo ohe nel 
viaggio accarezzassero l'Ammiraglio, soggiungeva cercas- 
sero tirarlo a cosiffatto consenso, lasciandogli con ac- 
cortezza intendere che tale infine si era il desiderio 
imperiale , e dimostrandogli la cosa in sé stessa come 
il migliore provvedimento atto a mantenere la tran- 
quillità di Genova, in pericolo di essere agevolmente 
turbata sia da cittadini irrequieti e sia per gli intrighi 
degli aderenti di Francia , sempre che non s' avesse 
una forza sufficiente a reprimerli. Prescriveva eziandio 
Cesare al Duca dovesse far comprendere al D'Oria 
questo essere l' unico mezzo per confermare a sé stesso 
e trasmettere ai nepoti l'autorità e la prevalenza della 
sua Gasa nella Repubblica. Le insidiose proposte però 
veniano virilmente respinte dal D'Oria; prova ne sia 
la dignitosa risposta che durante il viaggio dava egli a 
Filippo, allorché questi chiedeva dove alloggerebbe sbar- 
cato che fosse in città, e la ulteriore sua condotta per 
la quale ci vien dimostrato che le imperiali blandizie 
non riuscirono mai a smuovere dal suo proposito l' animo 
d' un così benemerito cittadino. E bene il prevedea 
Carlo V medesimo , allorché in ultimo prescriveva al 
Principe di passar oltre, fondandosi solamente, ne' casi 
estremi, sul parere del Duca d'Alba, del Figueroa e 
del Gonzaga. 

A sua volta Filippo, conscio dell' opposizione del D' Oria, 
ed istruito dalla fredda accoglienza avuta dai genovesi, 
stimò bene di procedere con prudenza. Perciò chiamò 
presso di sé l'Ammiraglio, affinché 'unitamente ai suoi 
consiglieri discutesse la questione, e d'accordo con essi 
alcuna cosa si decidesse. Nella sua relazione poi inviata 
a Cesare, dove egli riferisce distintamente cosi i ragio- 
namenti del D'Oria come le obbiezioni dei consiglieri 

Atti Soc. Lio. St. Patria, Voi. Vili, fc'asc. II. 27 



( 5?2 ) 

imperiali, riporta eziandio il colloquio tenuto dal Duca 
d'Alba con Adamo Centurione; e finalmente discorre 
de' risultati eh' ebbe il congresso a cui si strinsero il Fi- 
gueroa ed il Gonzaga ('). Cosi noi veniamo informati che 
Andrea D'Oria afferma vasi ognora costante nel suo pro- 
posito, perchè ora come innanzi aveva l'intimo convinci- 
mento della giustezza delle rimostranze presentate all'Im- 
peratore. E queste di nuovo riproduceva e sviluppava; 
e conchiudeva assicurando che la Signoria ed il popolo 
non avrebbero mai consentito di costrurre a proprie 
spese una cittadella e di consegnargliela. Volendola dunque 
l'Imperatore, la facesse edificare colla forza; e ad ogni 
modo il provvedimento non avrebbe mai l'efficacia che 
Cesare ed i suoi ministri andavano immaginando. Basti 
che Luigi XII di Francia per tre volte avea perduto 
il castello, assalito e guadagnato dai genovesi senza 
l'aiuto di verun Principe. Infine, dichiarava quanto altre 
volte aveva espresso, che, piuttosto di concorrere con 
questi mezzi ad un atto col quale si annullava la libertà 
della patria, avrebbe chiesto licenza dal servizio impe- 
riale. Bensì esternava 1' opinione, che volendo l'Impera- 
tore rendersi maggiormente certo della devozione e dell'ob- 
bedienza dei genovesi, dovrebbe adottare un rimedio assai 
più efficace. E questo era d' approfittare delle prossime 
feste di Natale , pel qual tempo si rinnovavano le Magistra- 
ture della Repubblica , onde proporre alla Signoria una 
ulteriore modificazione nella costituzione dello Stato, per 
cui il numero dei Procuratori si riducesse a quattro, ed a 
lui stesso fosse data facoltà d'intervenire nelle adunanze 
colla medesima autorità degli altri Procuratori. Cosi 
facendo si potrebbe raggiungere lo scopo con maggiore 

(') Veci. Docum. CXL1V, pag. 218. 



( 595 ) 

facilità e minor pericolo, notando che quando 1' erezione 
della tortezza venisse da S. M. Cesarea giudicata indi- 
spensabile, sarebbe molto più agevole averne il consen- 
timento da un Governo di pochi. Ma il consiglio del D'Oria 
non andava a genio dei ministri di Cesare; i quali, avver- 
sando Andrea, vedevano con dispiacere come per questa 
via si accrescerebbe ancora quell'autorità cui essi repu- 
tavano di già soverchia. Perciò osservavano che il rimedio 
era buono solamente durante la vita di lui; mentre in ap- 
presso si ricadrebbe nella presente condizione. Aggiunge- 
vano poi che un Governo ridotto in minor numero di per- 
sone, anche affezionate all' Imperatore , non dava veruna 
guarentigia d' essere idoneo a mantenere i genovesi nella 
devozione di S. M., imperocché non avrebbe forza suffi- 
ciente per impedire e reprimere le ribellioni eccitate dagli 
ambiziosi ed amici di novità , i quali in Genova erano 
assai numerosi. 

Però la decisione essendo rimandata ad altra confe- 
renza, il principe Filippo volle che innanzi si cercasse 
d'indurre Adamo Centurione a convincere il D'Oria; ma 
il Duca d'Alba che tenne con lui un colloquio, non lo 
trovò meno fermo e contrario del D'Oria medesimo; 
protestò anzi il Centurione che ove si deliberasse di 
usar la forza , egli lascierebbe la città per recarsi a vi- 
vere in qualche suo feudo. Ripigliava il Duca avere il 
D'Oria affermato il modo più certo d'assicurarsi della 
città essere quello che lo stesso Principe Reale ne as- 
sumesse il Governo ; e dover riuscire invero la cosa ben 
facile. Ma assicurava il Centurione che egli non otter- 
rebbe né questo né la fortezza; conciossiachè , sebbene 
a lui stasse male il dirlo, il D'Oria intendeva assai 
poco le condizioni di Genova, e non sapeva apprezzare 
gli umori dei cittadini, come quegli che avendo sempre 



( 394 ) 

atteso alle cose di guerra aveva ad esso Adamo lasciata 
la cura delle civili. 

Così fallita ogni speranza d'accordi, il principe Filippo 
ordinò a Ferrante Gonzaga , al Duca d' Alba ed al Fi- 
gueroa d' esaminare nuovamente la pratica onde proporgli 
un qualche partito; ed eglino conclusero sempre dichia- 
randosi per la' fortezza, ma rimandandone l'effettua- 
zione al tempo, che riteneano assai prossimo, della morte 
del D' Oria. Fu del pari discusso se convenisse abbracciare 
il partito di ristringere il Governo; e ne usci concorde 
il voto di respingerlo, considerando che Andrea, giovan- 
dosi dell'autorità conferitagli dall'Imperatore, avrebbe 
statuita una riforma in quel modo che più fosse tornato 
vantaggioso ai proprii interessi , ed avesse maggior- 
mente soddisfatto alla sua ambizione. Infine il ri- 
sultato di tutto questo rimescolamento avrebbe con- 
dotto unicamente ad accrescere in apparenza l'autorità 
del D'Oria, ma effettivamente quella di Adamo Cen- 
turione, il quale sotto l'ombra di Andrea stesso domi- 
nava, ed universalmente si riteneva che aspirasse a 
succedergli nella prevalenza. Indagando poscia se altro 
mezzo vi fosse per raggiungere l'intento, il Gonzaga 
era di parere che siccome coloro ai quali l' Imperatore 
aveva conferita maggiore autorità in Genova si mo- 
stravano contrarli alla fortezza, perciò si dovesse ri- 
volgere ad altri dei primarii nobili conosciuti per la 
loro devozione a S. M. , o per la palese o segreta nimi- 
cizia con Andrea, affinchè propugnassero il progetto e 
inducessero la Signoria a deliberarlo. Al quale uopo no- 
minava specialmente Antonio D'Oria, Agostino Spinola 
ed il cardinale Girolamo D' Oria ; e proponeva , per ade- 
scarli , di tenere ad ognun di loro un diverso linguaggio, 
giusta le opinioni e i desiderii ambiziosi, veri o supposti, 



( 39» ) 

che in ognuno predominavano. Combatteva però la pro- 
posta il Duca d'Alba, il quale rammentando come S. M. 
avesse scritto al principe Filippo che le decisioni intorno 
le cose di Genova si dovessero prendere col consenti- 
mento del D' ( )ria, avvisava che Cesare non sarebbe punto 
per approvare le presenti. Onde avrebbero per unico effetto 
quello di disgustare il D' Oria e di irritare maggiormente i 
genovesi contro gli spagnuoli. Anche il Figueroa inchinava 
ai pensieri espressi dal Duca , e notava non potersi spe- 
rare che i nobili messi a parte di questa pratica la te- 
nessero segreta. Inoltre operando di tal maniera, si scon- 
tenterebbe troppo Adamo Centurione; il quale pigliandone 
dispetto grandissimo, avrebbe potuto giovarsi delle galee 
comandate da Marco suo figlio per provocare dei disor- 
dini. Anzi nell'esaltata sua fantasia, l'oratore cesareo, 
di già lo scorgeva allargarsi in mare , trattare col Re di 
Francia , e ricco del regio favore , rivolger le prore verso 
Genova, stringere d'assedio la città, provocarvi tu- 
multi e trionfare degli avversarii. Né il modo sarebbe 
nuovo, egli aggiungeva; perchè il Centurione lo avea di 
già messo in opera per discacciare il Trivulzio che, te- 
nendo Genova pei francesi, lo aveva avuto in conto di 
amico fidatissimo. Cercava il Gonzaga di ribattere le 
sopradette obbiezioni; ma il suo avviso non prevalse, 
e si ritenne non doversi parlare ad alcuno del progetto 
della fortezza, se non dopo che si fossero ricevute le 
istruzioni dell' Imperatore. S. M. poi, prima d'effettuarlo, 
scrivesse al D' Oria per manifestargli l' irrevocabile sua 
decisione e la fiducia di non trovare in lui una ulte- 
riore opposizione. Si proseguissero infine le trattative 
col Cardinale ed Antonio D'Oria, nonché con Agostino 
Spinola. 



( 39G ) 

Tali furono insomma i negoziati e gli intrighi ch'eb- 
bero luogo durante il soggiorno del principe Filippo in 
Genova. Il quale partiva quindi senza prendere una de- 
finitiva decisione. Non mancarono però il Duca d'Alba, 
il Gonzaga ed il Figueroa di continuare i tentativi 
con Andrea, per ismuoverne le ripugnanze. Ma i loro 
artifiziosi allettamenti respingeva sempre con animo vi- 
rile il Principe più che ottuagenario. Egli insisteva sulle 
obbiezioni e sui rimedi altre volte proposti; che se poi 
l'Imperatore avea deciso tV insignorirsi di Genova, silo 
facesse apertamente, unendone lo Stato a quello di Mi- 
lano, e dando al principe Filippo la investitura dell'uno 
e dell'altro; gli interessi commerciali, che stringevano 
insieme genovesi e lombardi , avrebbero agevolata 1' ef- 
fettuazione, di quest'atto; la Signoria, avvisando alla 
propria debolezza, non opporrebbe resistenza; profitte- 
rebbe anzi di questa sua forzata docilità, per chiedere a 
Cesare alcune guarentigie concernenti alla amministra- 
zione delle cose interne. La plebe infine lasciata a sé 
stessa, non potrebbe essere di serio ostacolo all'annes- 
sione; ed a compierla il D'Oria affermava i nobili e sé 
stesso paratissimi. 

Or questa proposta così francamente enunciata dal 
D' Oria è per fermo assai notevole ; imperocché 1' unione 
degli Stati della Repubblica al Regno di Spagna non era 
desiderata o vagheggiata da chicchessia. Onde la impu- 
tazione di avere per tal guisa voluto, contro tutti i 
suoi precedenti, far di Genova una provincia spaglinola, 
sarebbe tale da pesare gravemente sopra quel Grande. 
Però chi bene si addentri nel suo concetto, avviserà che 
il D'Oria, coli' avanzare siffatta proposta doveva avere 
uno scopo segreto : quello di guadagnar tempo , e man- 
dare ognor più per le lunghe la pratica della fortezza. 



( 397 ) 

Di clic ci fornisco una amplissima testimonianza il Gon- 
zaga; il quale intorno a ciò scrivendo al principe Fi- 
lippo, notava: essere stata questa « una spezie di par- 
lare che egli (il D\Oria) sempre ha usata per lo passato , 
quando, stretto dalle ragioni et dal debito suo, non ha- 
viendo risposta alcuna valida in contrario, ha voluto 
disbaratar questa pratica. Onde si può hormai far questa 
conclusione* al sicuro, che il Principe D'Oria conosca 
quello che si- propone esser salutare alla patria sua et 
al servigio di S. M. et de V. A., ma potere in lui. 
molto più che questa ragione, l' ambitione dell'esser 
tenuto Padre de la Patria , et la persuasione et forza 
di coloro che lo governano, i quali pensando dapoi la 
morte di lui , di fare i fatti loro sotto l' ombra di 
S. M. et di V. A., si ingegnano divertirlo dal diritto 
camino (') ». 

Dalla testimonianza non sospetta del Gonzaga sappiamo 
adunque, che il D' Oria usava di questo ripiego ogni qual- 
volta si trovava imbarazzato dalle esigenze del Governo 
spagnuolo, conoscendo anticipatamente che il disegno 
non verrebbe accettato dall'Imperatore. Né in ciò po- 
teva ingannarsi ; poiché eragli noto che Carlo V si tenea 
sicuro della devozione di Genova finché esso D' Oria 
fosse vivuto , e non potea dubitare che, salvo casi 
impreveduti, la Repubblica avrebbe proseguito a con- 
servarsi neir amicizia e nell'alleanza dell'Impero, sì a 
cagione della propria debolezza, e sì per avere tutti i 
suoi interessi economici e finanziarli strettamente colle- 
gati a quelli delle provincie sottoposte al dominio di 
Cesare. E quanto alla fortezza, conosceva del pari che 
Carlo V, per timore dei tumulti e delle complicazioni, 

(') Ved. Docum. CXL1X , pag. 269. 



( 598 ) 

avrebbe costantemente ricusato di ordinarne la costru- 
zione, se a questa fosse abbisognata la forza; essendo 
lo stesso che ridestare i mali umori degli altri Principi , 
e dar leva ad una lega cui sarebbonsi posti a capo il 
Papa, la Repubblica di Venezia ed il Re di Francia. 

Finalmente a me pare che Andrea D'Oria mettendo 
innanzi una tal proposizione, si dimostrasse un avveduto 
politico. Imperciocché se Carlo V la rigettava , egli fa- 
cevasi un merito d'aver avuto maggior affetto all'in- 
cremento ed alla gloria di S. M. che alla conservazione 
della libertà di Genova, quantunque da lui stesso fon- 
data; e se l'approvava, davvero che l'aggregazione di 
Genova a Milano non mancava di buoni argomenti a 
chiarirla di non poca utilità alla Repubblica. Il D'Oria 
infatti poteva di già considerare l'assoluta nullità po- 
litica alla quale essa era ridotta ; mentre Genova pei suoi 
estesi commerci, per le ricchezze de' suoi cittadini, per la 
felice sua giacitura, sarebbe probabilmente divenuta la 
sede del Principe che avesse avuta la investitura dei 
due Stati ; cosi l' aumento della propria floridezza l' a- 
vrebbe compensata della perduta autonomia. Infine tutto 
questo movimento avrebbe potuto dare per risultato 
definitivo il principio e come il nucleo di un forte Stato, 
il quale traducendo in atto l'ardito concetto di Nicolò 
Machiavelli , libererebbe l' Italia dai barbari. 

Né il D'Oria s' ingannava; conciossiachè l'Imperatore, 
ricevute le relazioni delle trattative succennate, non 
approvò le proposte de' suoi ministri. Bensì ad effet- 
tuare i proprii disegni stimò prudente il temporeggiare, 
e l'attendere una occasione favorevole: quella stessa 
della morte d' Andrea. Allora le divisioni che sarebbero 
sorte fra i nobili contendentisi l'autorità del Principe, 
e le discordie cittadine che, sopite ma non estinte, si 



( 599 ) 

provocherebbero accortamente col mezzo di ngonli se- 
greti, non solo avrebbero per conseguenza la cessazione 
d'ogni ostacolo all'innalzamento della fortezza, ma favo- 
rirebbero in tutto la sottomissione dei genovesi al do- 
minio diretto di Cesare; a ciò consigliandoli la speranza 
che ei li difenderebbe dalle insidie del Re Cristianissimo 
e dalle turbolenze interne, e guarentirebbe loro quella 
sicurezza di amministrazione che vano era sperare dal 
patrio Governo. 

Scendendo ora ad esaminare alcune altre particolarità 
le quali ci son fatte note dai Documenti di Simancas, 
noi rileviamo dai negoziati del Grimaldi, come la Legge 
del 1547 non debba altrimenti ascriversi (secondochè 
finora fu supposto) all' ambizione ed allo spirito vendi- 
cativo del D'Oria, od ai provvedimenti che sogliono 
tener dietro alle compresse insurrezioni popolari; ma al 
contrario sia essa stata un ottimo trovato dello stesso 
Andrea, per impedire l'erezione della fortezza e conser- 
vare alla Repubblica la ricuperata libertà. Né poco 
monta eziandio 1' apprendere come altro non fosse che 
una finzione del Gonzaga , messa innanzi per impaurire 
il D'Oria, quella dei cento nobili, i quali avrebbero pro- 
messo di soscrivere una supplica all' Imperatore per pre- 
garlo dell' erezione precitata. Si aggiungano varii rag- 
guagli concernenti le cospirazioni ordite dagli agenti fran- 
cesi d'accordo co'Fieschi sopravvivuti a Gian Luigi ed 
a Girolamo, nonché con Giulio Cibo, e terminate col sup- 
plizio di Ottaviano Zino in Genova e del Cibo stesso in 
Milano. 

Molte cose possono pure osservarsi con l'opportunità 
di questi Documenti circa la condizione della Repubblica, 
ed a conferma di quella descrizione che ne lasciava il 



( 400 ) 

celebre statista Donato Gianotti con queste parole: 
« Lo Stato che al presente regge Genova (queto cer- 
tamente e pacifico) , si mantiene e conserva più per 
riputazione del Signore Andrea, che ve lo ha introdotto, 
che per altra cagione; tal che mancata l'autorità di 
queir uomo dabbene, avria difficoltà non piccola a con- 
servarsi, se già prima non si sarà provveduto con le 
leggi e le ordinazioni di sorte che ogni cagione d'intrin- 
seca alterazione sia rimossa (') ». Ma la longevità del 
D'Oria corroborò per buona fortuna ancora questo stato 
medesimo, cosi che sotto i di lui auspicii la Signoria 
acquistò e potò godere dei benefici effetti prodotti dalla 
Legge del 1547. La decadenza della Monarchia spagnuola , 
la quale impedì a Filippo II ed ai suoi successori di ripren- 
dere gli ambiziosi disegni di Carlo V, vi pose quindi sug- 
gello. Che se la Repubblica debole ed inerme, con uno 
scarso tesoro ed un territorio sterile e poverissimo, tranne 
la Metropoli, i cui cittadini si erano arrichiti colla indu- 
stria e coi traffici, non potè liberarsi da ogni patronato 
di Spagna, all'interno però godeva di una condizione ma- 
nifestamente assai migliore di quella delle altre provincie 
italiane interamente soggette a que' Principi; mentre colle 
Leggi dell' Unione possedeva un Governo basato sovra 
istituzioni molto più larghe di quante ne potesse mai tol- 
lerare il dispotismo dei Sovrani arbitri in allora dei de- 
stini d'Europa. Bensì tal ventura veniva alquanto smi- 
nuita dai vizi che intaccavano le suddette Leggi , e che 
la riforma prementovata del 1547 aveva pur lasciati 
sussistere; sicché non furono soppresse le fazioni nobile 
e popolare, precipua sorgente delle discordie rinnovate 
quindi nel 1575. 

O Veti. Gianotti, Discorso a Paolo III, § VI. 



( 401 ) 

Ad accrescere inoltre la debolezza della Repubblica 
in questo periodo di tempo si devono aggiungere eziandio 
due circostanze rilevantissime, e che io direi uniche nella 
Storia dello Costituzioni. E prima il Ranco di San Gior- 
gio , mantenuto colle Leggi del 1528 ed accresciuto d'au- 
torità con quella del 1517; il quale se deve lodarsi pei 
servigi resi alla Repubblica, è da considerare piuttosto 
come un'istituzione politica che finanziaria. Imperocché se 
per mezzo delle Compere, dei moltiplichi e simili accumu- 
lava le ricchezze dei particolari e favoriva il commercio; 
per lo contrario i privilegi ed i monopoli! di cui era in- 
vestito, l'amministrazione delle gabelle, il mero e misto 
imperio sopra le colonie d'Oriente, sulla Corsica e su' 
parecchie terre delle riviere liguri, lo costituivano uno 
Stato nello Stato. Ora se una Società di commercio in- 
dipendente e sovrana sarebbe un difetto nel Governo 
di qualsiasi nazione grande e potente, non vi ha poi 
dubbio che sarebbe una mostruosità intollerabile, qua- 
lora (siccome accadeva in Genova) lo Stato fosse meno 
ricco e meno potente di essa. Difatti l'erario della Re- 
pubblica neppur bastando alle spese ordinarie, con- 
tinuo era il ricorrere della medesima al Banco ; il 
quale, pur concedendo, imponea condizioni più o meno 
onerose; e faceasi per tal guisa una delle principali 
cause della decadenza di Genova. Conciossiachè quando 
Governo e Popolo avrebbero desiderato statuire leggi 
migliori, con esse rendersi forti ed indipendenti da ogni 
estranea ingerenza, e costituire un'amministrazione la 
quale meglio compartendo gli aggravii tra i cittadini 
acquistasse al paese una maggiore floridezza, il Banco 
lo impedì col mozzo de' suoi interessati, la miglior parte 
dei quali aveva [tur mano e pesava nelle decisioni gover- 
native. Esso mirava sopra tutto a conservare quelli che 



( 402 ) 

costituivano i suoi diritti; e talvolta giunse perfino ad 
imporre alla Repubblica delle transazioni contrarie alla 
dignità di quest' ultima. 

La seconda poi delle circostanze sovra citate è la strana 
anomalia che la potenza di Andrea D'Oria ci presenta 
nella Repubblica, in virtù della sua duplice qualità di 
sindicatore perpetuo e di ammiraglio di Spagna. L'autorità 
infatti che raccoglieva nelle proprie mani era immensa, 
ed avrebbe potuto riuscir fatale ai genovesi, se la carità 
di patria non l'avesse rivolta a loro beneficio nel modo 
che sopra abbiam detto. Però la carica d' ammiraglio 
continuata nei D'Oria dopo di Andrea produsse, come 
non si poteva dubitarne, varii tristi effetti, e tra gli 
altri il seguente, il quale benché meno avvertito dai 
liguri scrittori è, a mio avviso, notabile come una delle 
principali cause per cui sempre più rapidamente decadde 
il nostro commercio marittimo. Imperocché cosi Andrea 
come Gian Andrea D'Oria tenendo nel nostro porto l'ar- 
mata spagnuola, condussero, benché involontariamente, 
la Repubblica a non curarsi d' avere un naviglio pro- 
prio e bastevole; mentre, quando più tardi volle appor- 
tarvi rimedio, le Corti di Spagna e di Francia glielo vie- 
tarono, come rispetto a quest'ultima se n'ebbe doloro- 
sissima prova nel 1(383. Luigi XIV ne tolse infatti pre 
testo per dichiararle la guerra e bombardare la città. 



M SUOR TOMMASINA FIESCHI 

PITTRICE E RICAMATRICE 
LETTERA DEL SOCIO 

FEDERIGO ALIZERI 

AL 

P. VINCENZO FORTUNATO MARCHESE 



Chiarissimo e Rev.mo Padre 



.Ricercando, come faccio di frequente, ne' vostri aurei 
volumi degli artefici Domenicani , mi venne 1' occhio ad 
una breve postilla , che pure è quel tanto che nella ma- 
teria per Voi trattata si rapporti alla nostra Genova. 
Come in quel nulla di parole stimai conveniente di ag- 
giungere alcuna cosa in benefìzio della patria che ab- 
biamo comune , cosi mi pare assai buona occasione d' in- 
trattenermi un tal poco in iscritto con Voi: dal quale, 
non lieto di salute sì come d' ingegno , allontanano me 
le troppe cure della vita e del pubblico insegnamento. 
Che alle notizie da Voi pubblicate si possa recar sil- 
laba di soprappiù egli è pure il gran fatto, essendo 
eguale in quelle pagine la bontà dello storico alla ele- 
ganza dello scrittore; ma se alcun fallo dovean farvi i 
libri e le carte addietro , non è meraviglia che la mala 
ventura incogliesse a noi soli. Certamente nel trarre in 
mezzo, siccome faceste, la memoria di Tommasina Fieschi, 



( 406 ) 

non vuol mettersi in conto vostro fuorché il pensiero 
gentile: che di ciò che ne avete taciuto s'ha a dar ca- 
rico alla fortuna. Ad emendare la quale, che tanto ha 
potuto a disperdere le memorie delle nostre arti, sarà 
gran fatica di mesi e d'anni; e non tanto in ricercare 
quel ch'ella ha sepolto, come in disdire o correggere 
quel falso che ha posto in sulla bocca di scrittori negli- 
genti od inetti. 

Or io mettendo un tal più di luce sul nome di Suor 
Tommasina , crederò di venirvi innanzi non affatto sgra- 
dito; cos'i son certo che vi debba piacere se al nome di 
tanti illustri del vostro Ordine si mescoli il nome d'una 
Genovese, gentildonna, anzi santa per dir più giusto. 
E so che mi porgerete a stringere la mano s\ tosto 
coni' io contraddica incisamente alla vostra postilla, as- 
sicurandovi che della vostra Religiosa non pur sussiste 
un dipinto , ma eh' io 1' ho tocco con mano , e conside- 
rato per modo da poter velo descrivere minutamente. E 
con questo mi sciorrei del mio debito; ma quanti toc- 
carono per iscritto della nostra pittrice,, se ne passarono 
cosi leggermente, che innanzi al parlare dell'opera mi 
conviene arrestarmi alcun po' sulla vita. 

Vero è che Raffaele Soprani ne trattò in un libercolo 
eh' è fatto rarissimo, e del quale non ebbero forse con- 
tezza taluni che di Suor Tommasina mostran conoscere 
poco più in là del nome. Giù diremo del Ratti , il quale 
ristampando o meglio raffazzonando le Vite di Raffaele, 
se ne spedisce con una chiosa non saprei se più corta 
o più vana ? Ma il Soprani medesimo, parte per inscienza 
delle cose passate assai comune agli scrittori dell'arte, 
e parte per aggrandire oltre il credibile i meriti della 
pittrice, trascorse a si fatti giudizi, che quell'opuscolo 
spira più tosto affezione di panegirista che prudenza di 



( 407 ) 

critico. Né in tutti i particolari della costei vita è me- 
ritevole che gli si creda, come ad esempio là dove ras- 
segna la pia Donna nel monistero di S. Silvestro, e le 
indossa l'abito domenicano al primo ridursi eh' ella fece 
nel chiostro : nel quale errore tutti quanti gli scrittori 
gli tennero dietro. Tenerissima come sorella della Gat- 
tarinetta Fieschi Adorno, e come si crede a lei con- 
giunta di sangue , a conforto di lei si condusse a vestirsi 
monaca, non già tra le Suore di S. Silvestro, ma di 
S. M. delle Grazie dell' Osservanza di S. Agostino. Quivi 
la scopro per molti e molti atti autentici., dall'epoca 
nella quale fatta vedova probabilmente si rese al velo, 
Ano all'anno del 1490, quando i rogiti del notaro Du- 
racino la registrano fra le Sorores S. Mariae Gratiarum 
sotto il priorato di Pietra Scota. Né d' altra Regola par 
che fosse l'attiguo monastero del Corpo di Cristo novel- 
lamente istituito, né l'altro eli contro, chiamato allora 
delle Povere di S. Silvestro, indi di S. M. in Passione, 
né quello pure de' SS. Giacomo e Filippo nelle con- 
trade dell' Acquasola , dov'ella si trasmutò con più altre 
a cagione di riforma e dove indossò la cocolla di S. Do- 
menico. 

Nel 1497 restavano in quest' ultimo convento non 
più che cinque Sorelle: Cattarinetta Negrone, Moisetta 
Calvi, Tommasina Squarciafico , Geronima Italiana e 
Nicolosina Doria. Ho detto restavano, e non ben pro- 
priamente ; perchè senza clausura , ed anzi con proprie 
abitazioni per la città, dissolute e licenziose, già da 
gran tempo le monache si porgevano a scandalo de' po- 
poli, e duravano contra le ammonizioni e da ultimo 
contra le minacce cosi de' magistrati come anche dell'Ar- 
civescovo. Tantoché il Pontefice Alessandro VI raccolta 
ogni autorità nel P. Gioachino Torriano Priore di S. M. 

Atti Soc. Lio. St. Patria, Voi. Vili. Fase. II. 28 



( 408 ) 

di Castello , ordinò che fatta licenza a quante ricusas- 
sero più stretta disciplina , il Monastero nuovo ( cosi il 
dicevano) dell' Acquasola si ristorasse d'alquante Suore 
di specchiata pietà, trascelte d'altri chiostri, e come è 
credibile d'un ordine stesso. La bolla è segnata del 
27 aprile, e ai 14 del luglio le dodici elette, con a 
capo la priora Clemenza Doria sedevano a capitolo 
nella nuova dimora. I lor nomi son notati nelle pub- 
bliche scritture in quest'ordine: Lucchesia Lomellina, 
Chiara Centuriona, Limbania di Carbonara, Angeletta 
de Mari , Bernarda Rezia , Geronima Cattanea , Domi- 
nica Italiana, Michelina Passana, Margherita Spinola, 
Tommasina del Fiesco, Agata di Galleano e Simona di 
Guarco. 

Ecco pertanto la Tommasina con indosso le lane e 
nell'animo le discipline de' PP. Predicatori, dalla età 
d'anni 49 infino agli 86 nella nuova famiglia, che fe- 
condata di singolari virtù brevemente crebbe e molti- 
plicò non meno di santità che di numero. In queste stanze 
moriva ella in odore di santa non sappiamo in qual giorno 
del 1534. Per volgere d' atti e di libri non veggo eh' ella 
reggesse mai dignità od uffìzio veruno tra le Sorelle. 
Quant' ozio le consentissero le frequenti preghiere e i 
ministeri di carità de' quali fu osservantissima, io Taf- 
figuro nella cella da monaca quale il Soprani la descrive 
fanciulla nella casa paterna." Gentile di sangue e sve- 
gliata d'ingegno, avea coltivata l'adolescenza negli studi 
più confacenti a nobile donzella; ma più ch'altro in 
miniare e in tratteggiar di ricamo. Avea pure non so 
qual abito alle speculazioni teologiche ed alla ascetica, 
contratto forse dai libri di quella età e dall' esempio 
di due congiunte, la Battista Vernazza e la Serafina 
de' Fieschi. Queste sue consuetudini trapiantò nella vita 



( 409 ) 

monastica, e in entrambi i chiostri lasciò alcun ricordo 
de' suoi lavori, o meglio delle celesti ispirazioni che 
nelle ore della sua solitudine per lei riflettevano su 
pergamene dipinte o su veli trapunti o su pagine 
scritte. 

De' suoi volumi, che mai non videro luce, due soli 
vennero a nostra notizia per titolo certo ; V uno ch'ella 
dettava sopra Dionisio l'Àreopagita, l'altro sull'Apoca- 
lissi di S. Giovanni. E questi con altri trattatelli di 
simil ragione parvero degni d' aver luogo nella biblio- 
teca di S. Domenico, d'onde dileguarono per volgere di 
secoli, e l'Apocalissi andò in dono al cardinale Firen- 
zuola dell'ordine domenicano e matematico insigne. E 
come de' suoi pennelli, cosi parea disperato il trovar re- 
liquie della sua penna : finché il cav. Desimoni , nostro 
amico comune, e quanto sapete amantissimo delle liguri 
antichità, non m'ebbe avvisato d' un codice per lui sco- 
perto, fedel copia d'un autografo della Fieschi come 
accenna il titolo, e segnato del 4 aprile 1558. Della ma- 
teria del libro, come altresì della forma, riseppi alcun 
poco dalla bocca di lui , come ad esempio che i primi 
fogli tolgono argomento dalla carità e muovono sul testo 
di S. Paolo ai Corinzi, che i concetti trasmodano in sot- 
tigliezze, e lo stile non è colto abbastanza. Ma sarebbe 
desiderabile che il dotto uomo ne prendesse debito col 
pubblico; il quale (comunque sia per riuscire il giudizio 
riguardo all' autrice) avrà sempre grazie a chi ristori la 
memoria d' una gentile con qualche esempio sfuggito alle 
rapine del tempo. 

La qual cosa intendo di fare a mia volta, Rev. m0 Padre, 
per le parti della pittrice : e senza incorrere nella sven- 
tura di Raffaele Soprani, a cui non parve poter lodare 
la Tommasina senza nuocere al decoro dell' arte ligustica. 



( 410 ) 

Imperocché ad amplificare il valore della santa Donna, 
e quasi a mostrarla piti che donna e più che mortale 
nell'esercizio dell'arte, non dubitò d' asserire che niuno 
di quanti operavano in Genova, pittori dozzinali e non 
nostri, potè farsele maestro al dipingere: di tanto li 
avanza (a parer suo) per virtù di pensieri e per eccel- 
lenza di magistero. Né a tanto si rimane il dabben pa- 
trizio; ma quasi satireggiando prosegue che le tavole di 
cotesti mediocri si vedevano a' suoi tempi per la città 
sotto nome di Luca, di Vincenzo, di Carlo o di chi so 
io. Oh cosi fosse piaciuto alla nostra fortuna che si fatti 
dipinti giungessero ai giorni presenti , e non più tosto 
perissero al rimutarsi del gusto o passassero i monti a 
vii prezzo. Ora sarà pure per noi la dura faccenda a 
dissotterrarne la memoria dalle antiche scritture, e fare 
ammenda di quella ingiuria che per torto giudizio o per 
negligenza non perdonabile ha recato al nostro paese. 
Io non so se dal caso o da suo proposito, i tre nomi 
eh' egli cita a dileggio paiono accennare a maestri di 
grandissima vaglia, ciascun de' quali, se non nell'età 
più novella, certo nella vita matronale potè darsi per 
precettore ed esempio alla Fieschi. Quel Carlo da Milano 
che fu aiuto al Mantegna, e Luca da Novara, e Vin- 
cenzo da Brescia videro Genova assai per tempo, e i 
due primi vi tolsero stanza , ed è verosimile che vi finis- 
sero i giorni. Gran mercè che Raffaele Soprani non ti- 
rasse di morso a quel gentile pittore che fu pur allora 
fra noi Giovanni Mazone d'Alessandria, al quale (se va- 
lessero le congetture) vorrei dare di preferenza l'aver 
retta costei, od iniziata almeno, nel delicato lavorio del 
dipingere. Conciossiachè nella nostra terra si recò gio- 
vanissimo, e facilmente vi tenne il campo, e ciò che più 
importa, non veggo a qual' altra soavità di pittore con- 



( 411 ) 

temporaneo somigli più da v vicino quel tanto clic mi fu 
dato vedere della vostra Domenicana. 

Ma perch' io venga più strettamente al proposito , due 
lavori di Suor Tommasina ricorda con più affetto il So- 
prani, l'un di ricamo e l'un di pennello; e ben credo 
che desse in fallo ponendoli entrambi nel monistero di 
S. Silvestro ov' ella non ebbe mai stanza. Era il primo' 
un' istoria del Redentore contesta sopra zendado finis- 
simo di chermisino , o meglio una quasi visione di Gesù, 
dalle cui mani gli Apostoli ginocchione stavano in atto 
di ricevere il pane eucaristico. Direi che con tale sog- 
getto alludesse al titolo del Corpo di Cristo attribuite 
alla prossima chiesa: e sappiamo dal suo biografo che 
le Suore (quali che fossero) soleano guardarlo come pre- 
zioso tesoro nel loro capitolo e continuamente tenerlo 
in sugli occhi per cagion d'adorarlo. « E l'altro (son 
sue parole) una devotissima imagine d' un Cristo coro- 
nato di spine , intorno al quale effigiati sono i più prin- 
cipali segni ossia misteri della sua santissima Passione, 
ed è il lavoro fatto di pennello in carta pecorina sopra 
d' una tavola dietro la quale fu scritto come in ap- 
presso, cioè: Manibus depicta admodum R. M. S. To- 
masiae de Flisco, quae in anno Domini 1534 aetatis 
suae 86 requievit ». 

Non so per qual nuovo umore io mi fossi pur fìtto nel 
capo che il devoto quadretto, quando mai fosse vivo, 
dovesse annidarsi là ove Tommasina si chiuse dapprima : 
se già non era 1' argomento medesimo della pittura che 
sembra rispondere al titolo come il ricamo a queir altro 
che ho scritto. Mettendovi poscia anche un poco della 
ragione, non mi pensava di dare in tutto nel falso, 
considerando che le Povere di S. Silvestro, le quali si 
chiamarono più tardi col nome suddetto, fin dal 1464 



( 412 ) 

avean preso l'abito lateranense, e s' erari fatte cosi cTima 
Regola col Corpo di Cristo e con N. D. di Grazia dove 
la nostra pittrice avea fatto rifiuto del mondo. Bre- 
vemente , feci chiedere del quadro , e l' ebbi indi a poco 
sott' occhio per un tratto di cortesia che avanzò i de- 
sideri. Non accade l' aggiungere che visto appena lo 
riconobbi per quel desso eh' io avea letto nel libro , 
vuoi pel tema rappresentato , o vuoi per l' età che 
mostrava il dipinto o vuoi spezialmente per un car- 
toncino raccomandato alla tavola con esso le testuali 
parole che ho ritratte di sopra. E tanto potè forse ba- 
stare al Soprani, che non discosto quanto noi siamo 
dal costei secolo , né forse egualmente pauroso di 
perdere ogni vestigio del suo ingegno pittorico, potea 
starsi contento a notare il soggetto e le non dubbie 
testimonianze di chi 1' avea colorito. Ma noi che 
contra ogni speranza risalutiamo questa cara ope- 
retta, non siamo per appagarci si presto: prima perchè 
a cosa smarrita si fa miglior viso quando e' incontri 
di riaverla, e perchè a ragionarne meno brevemente 
par quasi che scemino gli argomenti del perderla 
un' altra volta. 

Dirovvi adunque che la preziosa pergamena, distesa 
per quanto è grande in sull' asse , sorge per un tre palmi 
e finisce in cimasa triangolare; e fin dove non trova 
gli spigoli è largamente occupata dalla figura di Cristo 
paziente in atto di rizzarsi metà dal sepolcro: e cam- 
peggiano dai lati e da tergo la lancia e la canna e la 
Croce , strumenti del suo martirio. Il largo della tavola 
non tocca per avventura ai due palmi: angustissimo 
spazio a quel molto che la pia Suora (cos'i direste al 
vedere) santamente smaniava di figurarvi. E quivi mi 
fu forza meditare il come ed il quanto sia sempre in- 



( 413 ) 

gegnoso lo spirito della pietà ; conciossiachè in quel non- 
nulla del campo venne fatto alla Tommasina di com- 
porre, o se volete di simboleggiare, quanto non saprebbe 
in capace tela il più destro inventore. Pochi segni (così 
dovette argomentare la Fieschi) deono bastare a chi in- 
tende nella Passione di Cristo, per quella guisa che le 
reticenze in chi parla od iscrive han virtù sovra animi 
ben disposti assai più che linguaggio disteso. Or ella 
nell'apice, o timpano come si direbbe della pittura, 
con due ceffi da manigoldo e con un volto tutto amore 
e serenità significò la cattura del Figliuolo di Dio , e 
con sì vive espressioni, che ciò che manca delle figure, 
non che faccia difetto, ma quasi noi vorresti a turbare 
la virtù di que' volti. Così su' due fianchi dell' Eccehomo 
vedi facce che ghignano e mani che percuotono ; e di 
rincontro un gallo che canta e due mani che contano 
denaro ti danno lo spergiuro di Pietro e il tradimento 
di Giuda. E per simile industria ti paiono al basso la 
ferita di Malco e l'ancella di Pilato, e fra l'ima e 
l' altra istoria altri arnesi ed altri allusivi della Passione. 
Ma vince ogni mia parola quel ch'ella ha potuto nelle 
sembianze del Cristo ; così sofferenti dal lungo supplizio , 
così atteggiate d' umiltà , e ad un tempo così divine , 
eh' io non so quale affetto prevalga al primo fissarvi 
degli occhi, dalla compassione all'amore, o da questo 
alla riverenza. Ai quali effetti Voi sapete troppo meglio 
di me quanto pronti movessero gli artefici del Quattro- 
cento , e per modo singolarissimo il vostro Angelico ; il 
quale metterei pegno che a mirare questo volto e questi 
atti non vorrebbe sdegnarli per suoi. 

E poiché mi venne toccato de' quattrocentisti, che 
è come a dire dell'aurea età, non so tacere d'un mio 
giudizio, che cioè questa imagine si voglia recare a quel 



( 414 ) 

secolo , contuttoché la pittrice corresse cogli anni a 
buon tratto del successivo. Basterebbe attendere al dove 
si trovi la tavolina, dacché la pia Donna non si trasse 
da quelle contrade e da quella Regola innanzi al tra- 
montare del secolo. Se non che lo stile cel grida più 
alto, non ancor tinto di quel non so quale artifizio che 
piacque di poi, tutto improntato per contrario di quella 
castità nei contorni che i male accorti chiamano tal- 
volta durezza ma i savi modestia. Che se il Soprani 
potè metterla a cielo per si fatto dipingere , pur biasi- 
mando ciascun coetaneo, non è da stupirne per uomo 
di cosi incerto giudizio. Ben si può in ciascuna epoca 
della pittura (non pure in questa) discernere il diligente 
dallo stentato e l'avveduto dal timido; e quant' è della 
Fieschi , o m' ingannano gli occhi , o vi scopro una certa 
fermezza non comune al suo sesso e che accenna a di- 
scipline severe. Del colore non ardisco dir molto , dacché 
la tempera ha un tratto ceduto agli anni ; ma il piacer 
tuttavia e innamorare di sé chi riguarda mentre avanza 
un non so che del dipinto, è privilegio di queste tavole 
ove ogni dottrina è da cercar nelle linee ed ogni virtù 
negli affetti. 

Laonde a me pare che la fortuna abbia fatto gran 
torto alla nostra pittrice involandoci ogni altro lavoro, 
e invidiosamente sottraendo pur questo alla lode di 
parecchie generazioni. Di che nondimeno saprei darmi 
alcun po' di pace se non le avesse almen tolto di trovar 
luogo degno ne' vostri volumi, accanto alla Nelli e al 
Beato da Fiesole, che dalla vostra penna uscirono tanto 
giustamente glorificati cosi per santità di costumi come 
per finezza d' ingegno. Ma voglio quietarmi in questo , 
che il rimedio non è disperato mentre vi regge la vita a 
quel soavissimo stile che par nato fatto a cotali uffizi. 



( 415 ) 

E però quel che ho scritto cosi alla grossa , e fors' anche 
con fastidiosa lunghezza, fate conto che sia un invitarvi, 
od anzi uno spingervi, o se volete un importunarvi ad 
un' opera cosi meritoria. 



Genova: il dì di S. Vincenzo del 1871. 



Tutto Vostro 
F. ALIZERI. 



iV. B. L'autore di questa lettera e la Società Ligure si protestano 
gratissimi al benemerito socio avv. Pier Costantino Remondini, il 
quale con varii esperimenti fotografici liberalmente concorse ad age- 
volare la riproduzione del dipinto della Fieschi nella tavola cbe fa 
capo e soggetto al presente scritto. Né vogliono lasciare senza encomio 
il valente disegnatore sig. Alessandro Rossi, cbe l'ba eseguito con egual 
perizia ed amore. 



MEDAGLIE 

DEI LIGURI E DELLA LIGURIA 



DESCRITTE 



DAL SOCIO 



AYV- GAETANO AVIGNONE 



Jl arecchie medaglie da me adunate ed altre vedute in 
alcuni Gabinetti o cercate in opere di numismatica, 
mi hanno invogliato a tessere il Catalogo che io pre- 
sento, e che nel suo complesso panni possa giovare di 
illustrazione a molti punti della storia ligustica. Cosi , 
per esempio, la memoria di un qualche avvenimento ri- 
sulterà meglio affermata da alcuna di queste medaglie; 
e d'altra parte in molte di esse troveremo le imagini 
di grandi o benemeriti cittadini, le quali riuscirebbe 
senza frutto il chiedere altrove. 

La storia metallica della Liguria non essendo mai stata 
trattata da alcuno, maggiori si fecero per me le diffi- 
coltà inerenti al lavoro ; onde è che , sebbene non abbia 
perdonato a fatiche o trascurate indagini, io pel primo 
concedo che non avrò veduto il tutto. Ma perciò appunto 
sarò grato a quanti si compiaceranno fornirmi contezza 
delle cose da me sinora ignorate. 

La presente descrizione offre le singole medaglie di- 
sposte nell'ordine cronologico, ed è distribuita in sei 



( 420 ) 

classi. La prima comprende i Pontefici: sant'Eutichiano, 
Innocenzo IV, Adriano V, ecc.; ma siccome ai tempi 
loro non si coniavano medaglie, cosi si capisce che quelle 
che se ne hanno appartengono ad epoche posteriori. Co- 
minciò bensì l'uso delle medesime sotto Martino V (1417- 
1431), e però quelle di Nicolò V (1447-1455), quanto è 
dei liguri, ci presentano le prime sincrone. Rispetto 
a Sisto IV, ne ho ammessa una molto grande in oro, 
benché alcuni la considerino invece come moneta. Però 
l' epoca del Giubilèo cui essa riguarda (1475), nonché il 
suo diametro e peso, mi fanno sostenere insieme col 
Kòhlers e col Begero la contraria opinione. Alcune poi 
fra le adunate da me in questa classe, rimaneano tut- 
tora inedite; e fra queste una è di Giulio II col motto 
Nollo morten (sic) pecatoris. Né è privo di importanza 
il decreto del 1512, che si troverà registrato a suo luogo, 
con cui la Repubblica Genovese concedeva che in onore 
dello stesso Pontefice potessero battersi cento medaglie 
del valore di dieci ducati ciascuna. 

Nella seconda classe stanno i cardinali, gli arcivescovi, 
i vescovi, i generali di Ordini religiosi, e con essi tutti 
gli ecclesiastici; e tra le medaglie che vi sono comprese 
la più antica è quella di Giuliano Della Rovere. Jacopo 
Tipozio, nei Symhola varia diversorum Principimi Sa- 
crosanctae Ecclesiae, ci offre poi non poche imprese di 
liguri cardinali da lui divisate; ed io le ho notate, non 
già perchè intenda che tutte sieno state effettivamente 
battute, ma perchè ciò potrebbe benissimo essersi veri- 
ficato per qualcuna; e perchè d'altronde hanno colle 
vere medaglie somiglianza grandissima. 

La terza classe concerne agli uomini illustri ; e vi si in- 
contreranno lavori d'insigni maestri, alcuni dei quali ge- 
novesi. Cosi ad esempio la più antica medaglia , che è 



( 421 ) 
quella di Cosma Scaglia, il quale fiorì dal 1426 al 1447, 
è opera di Battista Elia da Genova non prima conosciuto. 
Quanto a quelle di Cristoforo Colombo debbo avvertire che 
due ne tolsi dall' Elogio che ne fu stampato in Parma nel 
1781, e dal Bossi nella Vita dell' Insigne Scopritore pub- 
blicata in Milano nel 1818. Egualmente desunsi quella di 
Vincenzo Pinelli dall' incisione che se ne ha sotto il ritratto 
del medesimo nella Vita scrittane dal Gualdo ; ma credo 
che di esse tutte debba eziandio esistere l'originale in 
metallo, benché a me non sia mai venuto fatto di rin- 
venirlo. E valga la stessa avvertenza a proposito di 
Giambattista Zucchetta, la cui medaglia ho rilevata dal 
frontispizio della sua Arimmetica edita in Brescia nel 1600, 

La quarta classe comprende le donne; e fra esse è di 
età più remota quella di Teodorina Gibo-Usodimare, 
madre di Peretta che fu poi moglie di Andrea D' Oria , 
e della quale abbiamo pur la medaglia. Seguono Virginia 
Di Negro o De' Negri ( De Nigris ) , onde non mi riuscì 
trovare alcuna notizia, Isabella Negrone il cui ritratto 
forma il rovescio alla medaglia di Antonio Maria Bra- 
celli suo marito, e più altre con esse. 

La quinta abbraccia le medaglie allusive a fatti storici; 
e comincia da due di Filippo III e Carlo VI di Francia, 
per le quali sarà opportuno consultare La France me- 
tallique del De Bje. Vi si troverà pure un medaglione del 
Pisanello, dove Filippo Maria Visconti ha titolo di Ge- 
mme Dominus'i ed un altro di Lodovico il Moro espri- 
mente l'ingresso del medesimo in Genova. Gli Annali 
e gli Archivi poi ci hanno serbata memoria di medaglie 
collocate nelle fondamenta della fortezza dello Sperone 
(1536), del castello di Gavi (1538), dei baluardi di Porta 
d'Arco (1539), e dell'Albergo dei poveri (1657) nella no- 
stra città. Infine il pregevolissimo medaglione "che ram- 



( 422 ) 

menta la costruzione della cerchia murale del 162G, ed 
è or posseduto dal distinto raccoglitore sig. Luigi Fran- 
chini, fu già argomento ad una monografia dell' Olivieri. 

Ho pur comprese in questa classe una medaglia di 
Gregorio XIII del 1575, rispetto a cui son da vedere il 
Luchio ed il Venuti, nonché quelle del cardinale Morone, 
per la parte grandissima che ebbero entrambi nel com- 
porre le dissidenze de' nobili dei due Portici; e final- 
mente vi ho ammesso Pasquale de' Paoli, perchè le gesta 
di lui si riferiscono ai tempi a ne' quali la Corsica si 
trovava ancora sotto il dominio dei genovesi. 

Fra le medaglie desunte da libri, ma non vedute da 
me , sono da notare quella che si ha nel Journal de ce qui 
s'est passe à Genes et dans son territoire ecc. nel 1747, 
e le altre di Giambattista Sasso e della fortezza di 
San'Remo descritte dal Rossi nella Storia di questa città. 

Nella sesta classe in ultimo ho adunato, come in 
una Miscellanea, quanto si riferisce a premiazioni, Ac- 
cademie, Collegi, Esposizioni, Società ed Istituti diversi, 
Fiere , ecc. ' 

Rimane ora da avvertire che in questo Catalogo la 
Liguria viene considerata ne' suoi più ampii e naturali 
confini dal Varo alla Magra; e che alla descrizione di 
ciascuna medaglia seguirà l'indicazione del Gabinetto o 
del proprietario presso cui si conserva, e degli autori 
che ne trattano o la riportano. Per facilitare poi le ri- 
cerche ed i confronti, si avrà cura di concludere colla 
Nota delle opere che nel corso del lavoro si saranno ve- 
nute citando, e con due Tavole alfabetiche de' soggetti 
e delle leggende espresse nelle medaglie medesime. 

Ma qui non deporrò la penna, senza professarmi gra- 
tissimo all'egregio sig. corani. Domenico Promis, dalla cui 
squisita cortesia ripeto la descrizione di quante medaglie 



( 423 ) 

liguri serba il Gabinetto della R. Biblioteca di Torino, 
onde egli è si benemerito Conservatore, al già lodato 
sig. Franchini e ad altri parecchi possessori di tali ci- 
melii ; nonché ai signori cav. avv. Cornelio Desimoni e 
cav. L. T. Belgrano, i quali mi consigliarono ed inco- 
raggiarono alla presente pubblicazione, ed a tale uopo 
mi furono larghi di molte notizie. 



Genova , giugno 1872. 



Atti Soc. Lig. St. Patria, Voi. Vili, Fase. 11. 29 



DESCRIZIONE DELLE MEDAGLIE 



CLASSE PRIMA 



SOMMI PONTEFICI 



S. EUTICHIANO. 

Nato a Luni, ed eletto Papa nel 275. Visse nel Pon- 
tificato anni otto, mesi 6, giorni 4; e fu martiriz- 
zato sotto Numeriano imperatore il dì 8 dicembre 283. 

1. Medaglia di bronzo. 
D. Busto a sinistra del riguardante, capo scoperto. 

EVTIGHIANVS • I • PON. 

R- Le chiavi. 

VINCVNT • INDEBELLATV • RA. 

Diametro: Millimetri 39. 
Raccolta Avignone. 



( 426 ) 
IL 

INNOCENZO IV. 

Sinibaldo Fieschi dei Conti di Lavagna. Eletto Papa 
nel 1243, « scrisse alla Repubblica di Genova della 
promozione sua lettere piene di sapienza e di amore ; 
della qual cosa la città restò molto allegra e con- 
tenta » ('). Mori nel 1254. 

2. Med. rame. 

D. Busto a dritta, con triregno. 

INNOCENTIVS • IIII • PONT ■ MAX. 

R. Le chiavi, il triregno e lo scudo vuoto. 

D. M. 41. 

Raccolta Avignone. 

3. Med. rame. 
D. Busto. 

IXNOC • IIII • PONT • MA. 
Catalog der Kunstsammluag des Freihenn Cari Rolas du Rosey, pag. 112. 

4. Med. bronzo 

D. Busto a dritta. 

INNOCENTIVS • IIII • PONT • MAX. 

R. Il busto di san Pietro, e le chiavi. 

CLAVES • REGNI • CELORVM • S • PETRVS. 

D. M. 41. 

Raccolta Avignone. 

(') Giustiniani, Annali, I. 392. 



( 427 ) 

5. Med. rame. 

D. Busto a dritta; e sotto H, forse iniziale dell'inci- 
sore Ilamerano. 

INNOGENT • IV • PONT • MAX. 

ti. Nel campo : 

NATVS GENV^E 

PATRE HVGONE FLISCO 

DE COMITIBVS LAVINI/E 

PONTIFEX M • CREATVR 

A • MCGXLIII • D • XXIV • IVN. 

IN CONG • GENER • LVGDVNENSI I 

FRIDERICO II • DEPOSITO 

GALERVM RVBRVM DEDIT CARDINAL. 

EO SEDENTE IN SYRIA GAPTVS 

S • LVDOVIGVS GALL • REX 

EDMVNDVM ARCHIEP • CANOVA. 

STANISLAVM EP • CRAGOVI. 

INTER SANCTOS RETVLIT 

A • MCGLIV 

D • VII • DEC • 

OBIIT. 

D. M. 38. 

Raccolta Avignone. 

6. Bolla plumbea. 

D. Le teste dei santi Paolo e Pietro. 

SPA SPE. 



( 428 ) 
R. Nel campo 

INNO 

GENTIVS 

PP • IIII. 

D. M. 39. 

Raccolte Avignone , Franchini , e della Società Ligure di Storia Patria. 

III. 

ADRIANO V. 

Ottobuono Fieschi, nipote d'Innocenzo IV di cui suo 
padre Tedisio era fratello, fu eletto Papa nel 1276. 
Mori il quarantesimo giorno dopo la sua elezione, 
e prima ancora che fosse consacrato. 

Un mese o poco più provai io come 

Pesa il gran manto a chi dal fango 1 guarda 

Dante, Pury. C. xix. 

7. Med. rame. 

D. Busto a sinistra, con triregno. 

ADRIAN VS • V • PP • M. 

R. Stemma Fieschi. 

D. M. 44. 

Raccolta Avignone. 

8. Med. rame. 

D Busto a dritta. 

HADRIANVS • V • PONT • MAX. 

R. Triregno e chiavi. 

CLAVES • REGNI • CELORVM. 

D. M. iO. 
Raccolta Avignone. 



( 429 ) 

IV. 
NICOLÒ V. 

Tommaso, figlio di Bartolomeo Parentucelli di Sar- 
zana, fu eletto Pontefice nel 1447 e morì nel 1455. 
Da alcuni genealogisti, ed eziandio dalla seguente 
medaglia, relativamente moderna, è attribuito con 
errore alla famiglia Lucano o Luciani. 

9. Med. rame dorato. 

D. Effigie a sinistra, con triregno. 

NICOLAVS • V • PONT • MAX. 

R. Stemma colle chiavi. 

TOMAS • LVGANO • DI • SARZANA. 

MGD • IIIL. 

D. M. 44. 

Raccolta Avignone. 

Molinet num. 1 , Venuti 3. Il Conanni, sotto i num. 2 e 3, riporta altre me- 
daglie collo stemma delle chiavi, varianti fra di esse, e senza leggenda. 

10. Med. rame. 
D. Busto. 

NICOLAVS • V • PONT • MAX. 

R. Veduta delle mura di Roma. 

FELIX • ROMA. 

Allude alle mura della città fatte fabbricare dal Papa. 

D. M. 44. 

Conanni S, Venuti 4. 

11. Med. ottone. 

D. Il Papa, assistito dai cardinali e vescovi, apre la 
Porta santa avanti la quale è genuflesso il popolo. 



( 450 ) 



Neil' esergo 



CITA • APERTTIO. 

BREVES • /ETERNAT 

DIES. 

R. Porta santa chiusa; ed attorno: 

ANNO • IVRILEI • MGGCCL • ALMA • ROMA. 

D. M. 44. 

Raccolta Avignone. 

Questa medaglia consta di due rovesci ; e quello con le parole cita aperitio 
si trova nelle medaglie di Sisto IV. 

12. Med. ottone. 

D. Effigie a sinistra. 

NIGHOLAVS • V • PONT • MAX. 

R. Porta santa chiusa. * 

ANNO • IVBILEI • M ■ CD • L • ALMA • ROMA. 

D. M. 44. 

Raccolta Avignone. 

Molinet 2, Ronanni 6, Venuti 5; i quali tutti al nome nicholavs ommettono 
la lettera h. 

13. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

NICOLAVS • V • PONT • MAX. 

R. Porta santa chiusa, con raggi sopra la stessa. 

ANNO • IVBIL • ALMA • ROMA. 

Neil' esergo : 

1450. 

D. M. 44. 

Raccolta Avignone. 



( 431 ) 

il. Meil. rame. 
D. Busto. 
R. Porta santa aperta, o diverse figure. 

RESERAVIT • ET • CLAVS1T • ANN • IVB. 

Neil' esergo. 

M • CD • L. 

D. M. 44. 

Molinet 3,.Bonanni 7, Venuti 6 ('). 

(') Il concorso a questo Giubileo fu veramente straordinario; né mancò d'esser 
cagione di varie calamità , le quali sono descritte da Paolo de lo Mastro nelle 
sue Effemeridi, donde il Venuti ha desunto il seguente brano che noi stimiamo 
non inutile il riprodurre. 

« Menzione de l'anno del Giubileo 1450. lo mese di Natale à Roma venne 
multa Gente per lo perdono alle quattro Chiese di Roma , li Romani un mese 
e li Paesani, quindici dì gli Oltramontani, et tanta moltitudine venne à uno 
tratto che le Mole non potevano supplire, et li Forni manco ad tante persone, 
che moltiplicavano: Lo Papa ordinò, che ogni Domenica fosse mostrato lo Volto 
Santo, et tutte le reliquie de le Chiese; Io Papa faceva la Benedizione, et non 
supplivano le Mole. Lo Papa concesse tre di a confessi et contriti, et questo 
dorae da Natale à mezzo mese de Genaro, et poi restette, che non ci venia 
quasi persona, talché gì' Industrianti stevano malcontenti, quasi disfatti; Et à 
mezza Quaresima cominciò à rivenire tanta la Gente, che per tutte le Vigne 
stevano à dormire per lo tempo bono, et essendo la Settimana Santa intervenne, 
che per quelli , che givano, e quelli, che venivano era tanta folla ne la salita 
de lo Ponte, che durae fino à doe, e tre ore de notte, talché bisognava, che 
li Fanti de Castello, et io Paolo colli bastoni in mano, andassimo à sfollare al- 
trimenti sariano periti molti, et la notte remanevano per li Porticati, et strate, 
et chi aveva Patre, chi Matre, chi Figliuoli, chi Fratelli, e chi Compagni sper- 
duti, e chiamavansi l'uno all'altro, peccato à vederli, et durae infino all'A- 
scensione de Maggio. Poi la Gente restette, perchè venne gran moria, et mo- 
rivano Romani, et altri, talché Ospedali, et Chiese erano piene tra ammalati, 
et morti, et cascavano morti per la strada, come cani, tra l'aere infetto, et li 
disagi, abbiosciati da lo caldo, et da la polvere erano de morti infiniti, et 
molti avevano denari, et non li valevano. Fatte le Funzioni, se parti lo Papa, 
et la Corte de Roma, et andae a Fabriano, et fece una Bolla, che in cinque di 
se avesse lo perdono tutto per tutto Settembre. Passato questo tempo tornao 
lo Papa, et la Gente revenne tanta, che in Roma non se poteva stare, et ogni 



( 432 ) 

15. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

NICOLAVS • V • PONT • MAX. 

R. Croce e palme. 

VIGTRIX • CASTA • FIDES. 

D. M. U. 

Raccolta Avignone. 

Bonanni 9. Il Ciacconio ha due medaglie con la leggenda sopa riferita, 
1' una con le palme, l'altra con gigli. 

16. Med. rame. 

D. Effigie a sinistra, capo scoperto. 

NICOLAVS • PP ■ QVINTVS • TOMAS. 

R. Il Papa che tiene uno stendardo dove sono espresse 
le chiavi, ed è seduto nella navicella in cui si legge: 

ECCLESIA. 

Casa era Albergo, et non bastava, domandavano per l'Amor di Dio fossero al- 
bergati, et non trovando remanevano per le strate a dormire morti de freddo, 
non se poteva supplire a lo pane per li Molini, et Forni, et il Papa pigliae per 
partito, che ogni Sabato faceva mostrare le Teste, et la Domenica lo Volto Santo, 
et allo uscire de la grade Esso dava la Benedizzione, et indulgenzia, acciò non 
sia affamata Roma, et non bastava, lo Sabato seguente era pieno ogni cosa, le 
estrate piene, le piazze tutte piene, et quando lo Papa dava la Benedizzione, 
era la piazza piena, et lo monte di Nerone, cioè il Palazzuolo, et le vigne de 
qualunque loco se vedeva la Loggia, et più non la vedevano, et durao questo 
fino a Natale, et essendo à dì 18. di Decembre uno Sabbato alle 24. ore, cadde 
la maggiore sfortuna de lo Mondo, che correva la gente da S. Pietro, mostrato 
lo Volto Santo, acciò la Domenica seguente se potesse andar con Dio, cioè la 
Domenica seguente, fatta la benedizzione, fu tamanta la infruttaglia à mezza la 
salita de lo Ponte, che ci morirò cento settanta et due persone affocate da la 
Folla, et quattro Cavalli, et una Mula et ciascuno sopra li morti. Sentendosi , 
che ce moriva tanta gente, chiamarono Io Caporione de lo Ponte Paolo de lo 
Sarto, et Cittadini, et fu dato ordine à lo Castellano, che serrasse la Porta di 
bronzo, che non ci entrasse più persone. In Ponte stevano li doi Caporioni, et 



( 433 ) 
Attorno : 

SEDI ANNO OGTO DI ■ XX OBIIT XXV • MAR • MGCCGLIIII. 

Sotto : 

ANDREAS • GVAGIALOTIS. 

L). M. 74. 

iMolinet ì, Bonanni 8, Venuti 7, Friedlaender e Guasti; Tresor etc, Me- 
dailles italiennes, voi. I, tav. XVII, num. I. 

17. Bolla plumbea. 
D. Teste degli apostoli Paolo e Pietro. 

SPA SPE 

R. Nel campo. 

N IC 
L A V S 
P P • V. 
D. M. 36. 

Raccolta Avignone. 
Ciacconio. 

i doi Maliscalchi parati à lo salire de lo Ponte, che nullo passasse, et scostorno 
li corpi imrti da la strata ammontonati de qua, et de là da la via, et così facemmo 
sfollare la Gente: Erano piene le Zone de lo Ponte, et quelli Archi, talché à 
loro dispetto se cascava in Fiume, et sfollato portammo li Corpi morti a S. Celso, 
et io Paolo ne ajutai à portare circa 12, gran pietà à vedere 172. corpi morti , 
e chi piagnere Patri, chi Matre, chi Figlio, chi Sorella, chi Fratello, se raddop- 
piavano le strida usque ad mediam noctem. A mezza notte lo Papa mandò sei 
carri tre volte, che foro dicidotto carri, et felli portare à Campo Santo, et vi 
stettero tutta la Domenica seguente, che non volle fossero seppelliti, acciocché 
li loro li conoscessero, et furo in quelli carri 128. corpi morti, sei ne furo por- 
tati à la Minerva, et lo resto in S. Celso, et la maggior parte de li morti erano 
Jovani gagliardi, et femmine, pochi Vecchi, et poche Creature; li vestimenti 
foro dati in guardia à Benedetto mio Patre, et messi in una Cammera à 
S. Celso, et molti quaerebant suos, li panni justi erano cerchi. La connizione 
de lo Jubileo fu questa, li Banchieri, et gli Speziali, et Pentori de Volti Santi 
terno gran tesoro, Hostarie, et Taverne, massime quelli, che le fero fare per 
le strate, et in piazza de S. Pietro, et de S. Janni, et tutte le arti, ma queste 
sopra tutte ». 



( 434 ) 
V. 

SISTO IV. 

Figlio di Leonardo Della Rovere di Savona e di Lu- 
china Monleone, eletto Papa ai 9 agosto 1471. Ornò 
di organo il Duomo di Savona, fondò la Cappella 
Sistina della stessa città, e quivi compose in un mo- 
numento, poscia arricchito da Giulio li, le spoglie 
mortali dei suoi genitori. Sull'arca si legge: 

IVNGTA LEONARDO GONIVX LVCHINA QVIESCIT 
FILIVS HEG S1XTVS PAPA SEPVLGRA DEDIT. 

A congratularsi deHa sua elezione al Pontificato 
■ la Repubblica di Genova, « li mandò otto amba- 
sciatori, molto bene ad ordine, e riccamente vestiti, 
Battista di Guano giureconsulto, Gottardo Stella, 
Aloise Centurione, Giacobo di Assereto, Ambrosio 
Spinola, Paolo Giustiniano di Banca, Hieronimo 
de' Grimaldi e Pietro Gentile quondam Pancratii , 
i quali furono visti molto volontieri e onorati gran- 
demente » ('). Mori il 13 agosto 1484. 

18. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

SIXTVS • UH • PONT • MAX. 

E. Stemma Della Rovere, con insegne pontificie. 

ETSI • ANNOSA • GERMINAT. 

D. M. 40. 

Raccolta Avignone. 
Bonanni 2, Venuti 2. 

(') Giustiniani, Annali, II. 468. 



( 45 :> ) 

19. Med. rame 

l). Busto a sinistra.» 

SIXTVS • IIII • PONT • MAX • SACRI • CVLT. 

R. Stemma Della Rovere, con insegne pontificie. 

FRAN • DELLA • ROVERE • DI • SAVONA • M • CD • LXXI. 
Molinet 1 , Venuti 1. 

20. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

SIXTVS • IIII • PONT • MAX • SACRI • CVLT. 

R. Il Papa sul soglio, coi santi Francesco ed Antonio 
ai lati. 

HEC • DAMVS • IN • TERRIS • AETERNA ■ DABVNTVR • OLIMPO. 

D. M. 42. 

Raccolta Avignone. 

Molinet 2, Bonanni 3, Venuti 3. 

21. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

SIXTVS • IIII • PONT • MAX • SAGRÌ • CVLT. 

R. Diverse figure ai piedi del Pontefice. 

OP. 
VICTORIS 
CAMELIO 

VI. 

Allude a Carlotta regina di Cipro e di Gerusalemme, 
Caterina regina della Bosnia, ed Andrea Paleologo, 



( 436 ) 

i quali spodestati dal Turco vennero accolti e libe- 
ralmente ospitati dal Papa. 

D. M. 50. 

Molinet 3, Bonanni 2, Venuti 5, Trésor etc. Medailles des Papes, tav . Ili, 
num. 3. 

22. Med. rame. 

D. Effigie a sinistra. 

SIXTVS • UH • PON • M • ANO • IVBILEI. 

R. Il Papa in atto di aprire la Porta santa. 

GLORIOSA • DIGTA • SVNT • DE • TE • CIVITAS • DEI. 

D. M. 41. 

Molinet 4, Bonanni 5, Venuti 9, Tresor etc. Medailles italiennes, voi. I, 
tav. XXIV, num. 5'. 

23. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 



SIXTVS • IIII • PONT • MAX. 

E. Il Papa ed i cardinali in atto di aprire la Porta 
Santa. 

CITA • APERITIO 

RREVES • tETERNAT 

DIES. 

D. M. 41. 

Baccolta Avignone. 

Molinet 5, Bonanni 6, Venuti 8, Trésor etc.-, Medailles des Papes, tav. IH, 
num. 2. 



24. Med. rame. 
D. Busto a sinistra. 



SIXTVS • IIII • PONT • PONT • MAX. 



( 437 ) 
R. Porta santa chiusa. 

ALMA • ROMA • ANNO • IVBIL. 
1475. 

D. M. 45. 

Raccolta Avignone. 
Bonanni 10, Venuti 10. 

25. Medaglione in oro del valore di 14 zecchini, del peso 
di grammi 49 circa, il quale viene da taluni cre- 
duto una moneta. 

I). Gesù Cristo con san Pietro alla campagna, e molte 
pecorelle fra gli alberi. Neil' esergo lo stemma Ro- 
vere sostenuto da due angeli. 

PETRE • PASCE • OVES • MEAS 
SIXTVS • HIT • PONT • MAX • AN • IOBILEI. 

R. La navicella coi discepoli in mare agitato, ed il 
Signore sulle acque che chiama san Pietro. 

DOMINE ADIVVA NOS MODIGE FIDEI QVARE DVBITASTI. 

D. M. 58. 

Zannetti voi. Ili, pag. 465, Begero pag. 465, Kohlers, Munz, Belustigung, 
voi. XVIII, pag. 409. 

26. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

SIXTVS • UH • PONT • MAX. 

R. Porta santa chiusa. 

GONSTITVIT • EVM • DOMINVM • DOMVS • SV^E 
ROMA. 

D. M. 45. 

Raccolta Avignone. 

Molinet 9, Bonanni 11, Venuti 11. 



( 458 ) 

27. Med. rame. 
D. Busto a destra, capo scoperto. 

SIXTVS • mi • PONT • MAX • VRP, • REST. 

R. Tre torri. 

IVL • CARD • NEPOS • IN • OSTIO • TIBERINO. 

D. M. 40. 

Molinet 6, Boriarmi 7, Venuti 7, Tresor, età, Medailles italiennes, voi. I, 
tav. XXIV, num. 4. 

28. Med. rame. 
D. Busto a sinistra, capo scoperto. 

SIXTVS • IIII • PONT • MAX ■ SACRI • CVLTOR. 

R. Un ponte, ed attorno la corona civica. 

CVRA 

RERVM 

PVBLICARVM. 

Allude alla fabbrica del Ponte Gianicolense , detto 
quindi Ponte Sisto. 

D. M. 40. 

Raccolta Avignone. 

Molinet 7, Bonanni 8, Venuti 4, Tresor età, Medailles italiennes, voi. I, 
tav. XXV, num. \. 

29. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

SIXTVS • PP • IIII • VRBIS • RENOVATOR. 

R. La Concordia e la Pace in piedi, che si danno la mano. 

CONCORD • ET • AMATOR • PACIS • PON • MAX . PPP. 



Neil* esergo 



D. M. 70. 
Raccolta Avignone. 



( 459 ) 



ECCLESIA. 



30. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

SISTVS • IIII • PONT • MAX • SACRI • CVLT. 

R. Figura in piedi ai lati della quale: 

MCCCC LXXXI 

SIXTE POTES 

Neil' esergo : 

CONSTANTIA. 

All'intorno poi della figura: 

PARCERE • SVBIECTIS • ET • DEBELLARE • SVPERBOS. 

Allude alla crociata contro i turchi ; alla quale Ge- 
nova concorse con ventuna galere, delle quali di tre 
cittadini savonesi. 

D. m. co. 

Raccolta Avignone. 

Molinet 8, Bonanni 9, Venuti 6, Friedlaender e Guasti, Guglielmotti, voi. II, 
pag. 289. 

31. Med. argento. 
D. Busto a dritta. 

SIXTVS • UH • PONT • MAX. 
P • H • M. 

Atti Soc. Lio. St. Patria. Voi, Vili. Fase II. 30 



( 440 ) 



R. Nel campo : 



NATVS 

SAVONAE 

E GENTE ROBOREA 

VVLGO 

DELLA ROVERE 

PONTIFEX • M • ELEGTVS 

A • MCGGCLXXI • D • IX • AVG 

ANVVM IVBILEVM 

XXV • QVOQVE ANNO CELEBRANDVM 

ORDINAVIT 

PRIMVSQVE CELEBRAVIT 

A • MGCGGLXXV 

TEMPL • D • PETRI AD VINGVLA 

ET PONTEM VETERE IANIGVLENSEM 

RESTITVIT 

A • MCCCCLXXXIV • D • XI- AVG. 

AETAT • LXXI 

OBIIT. 

D. M. 37. 

Raccolta Franchini. Peso: Grammi 21, 800. 

32. Bolla plumbea. 
D. Teste dei santi Paolo e Pietro, e sopra: 

s s 
p p 

A E 



( 441 ) 
M. Nel campo 

t 

SIXTVS • PAPA 

mi. 

U. M. 35. 
Raccolta Avignone. 

Vuoisi pur qui riferire la memoria di una spada 
che papa Sisto inviò in dono, nel 1473, per mezzo 
del veneto ambasciatore Federico Corner al Doge di 
Venezia Nicolò Marcello, e che tuttavia si conserva 
presso una famiglia di quella città. Nei lati della 
lama si legge: 

SIXTVS mi PONT max 1473. 
ACCINGE GLADIO TVO SVPER FEMVR TVVM POTENTISS. 

Manin, Delle oselle, pag. 58. 



VI. 



INNOCENZO Vili. 

Giambattista Cibo, figlio di Arano già Viceré di Na- 
poli, eletto Papa nel 1484. 

A lui « fu designata subito una onorata ambas- 
seria: Ettor de Flisco iureconsulto , Lazzaro D'Oria, 
Melchion Di Nigrone , Cristoforo Spinola , Francesco 
Lomellino, Luca di Grimaldi, Toma Fregoso , Pa- 
squal Sauli, Aloise Giberto, Bartolomeo Canizia, 
Battista Baciadonne e Giovanni Caldera .... ; ave- 
vano undici servitori per ciascheduno, e mille cento 
cinquanta lire per mettersi bene ad ordine » ('). 
Morì il 25 luglio 1492. 

(') Giustiniani, Annali, li. 537. 



( 442 ) 

33. Med. rame. 

D. Busto a dritta. 

INNOCENTIVS • Vili • PONT • MAX. 

R. Stemma Cibo, con le chiavi. 

ANNO • DOMINI • M • G • D • LXXXIV. 

D. M. 44. 

Raccolta Avignone. 

Molinet 1, lionanni 2, Venuti 3, Trésor etc. Medailles des Papea, tav. Ili, 
num. 5. 

34. Med. rame. 

D. Busto a dritta. 

" INNOCENTIVS • VITI • PONT • MAX. 

R. Stemma Cibo ed insegne pontifìcie (varianti). 

M. D. 42. 

Raccolta Avignone. 
Bonanni 6 e 7, Venuti I. 

35. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

INNOCENTII • IANVENSIS • Vili • PONT • MAX. 

R. Stemma Cibo ed emblemi pontificii. 

INGRESSVS 
SVM • IN • INNOCENTIA • MEA. 

D. M. 50. 

Raccolta Avignone. 
Venuti 3. 



( 443 ) 

:>G. Med. argento e rame. 
D. Busto a dritta. 

INNOCENTIVS • VIIT • PONT • MAX. 

R. Il Papa seduto e tre altre figure. 

ECCE • SIC • BENEDICETVR • HOMO. 

Neil' esergo: 

ROMA 

G • P 

Questa medaglia è allusiva alla benedizione data dal 
Papa a Zizim fratello di Bajazet. Le iniziali G. P. in- 
dicano forse il nome dell'incisore Giuseppe Pozzi. 
d. M. 44. 

Raccolta Avignone. Peso della medaglia d'argento ivi: Gr. 47, 130. 
Molinet 1 , Bonanni 2, Venuti 4. 

37. Med. rame. 

D. Busto a sinistra, capo scoperto. 

INNOCENTII • IANVENSIS • Vili • PONT • MAX. 

R. La Giustizia, la Pace e l'Abbondanza. 

IVSTITIA • PAX • COPIA. 
0. M. 54. 

Raccolta Avignone. 

Molinet 3, Bonanni 4, Venuti o, Trésor etc. Medailles italiennes, voi. I. 
tav. XXV, num. 2. 

38. Med. bronzo. 
D. Busto. 

R. Un monte sul (juale vedonsi un ramo d'olivo ed 
un altro di palma. 

ARDVA VIRTVTEM. 
Bonanni 5. 



( 444 ) 

VII. 

GIULIO IL 

Giuliano Della Rovere, savonese, nato nel 1453 da 
Raffaele, fratello di Sisto IV, e da Teodora Me- 
narola» 

Fu assunto al soglio papale nel 1503, e la Si- 
gnoria gli deputò poco appresso, per dargli ubbi- 
dienza, « Stefano de' Vivaldi dottor di legge, Gioan 
Ambrosio di Flisco, Pietro Spinola, Ambrosio Lo- 
mellino, Domenico Adorno, Cosmo dei Zerbi, Giro- 
nimo di Salvo , Pietro Sauli , Agostino Deferrari , 
Agostino de' Grimaldi, Girammo D'Oria e Gabriello 
dei F.ornari , con uno dei cancellieri della Repub- 
blica. E questa ambassaria, eccetta quella dei vene- 
ziani, fu riputata la più onorevole. E il Papa fece 
dono agli ambasciatori, a nome della Repubblica, 
della rosa d'oro, quale i Pontefici sogliono appre- 
sentare ai più cari amici » ('). Mori nel 1513. 

39. Med. rame. 
D. Busto a sinistra. 

IVLIVS • LIGVR • PAPA • SEGVNDVS. 

R. Stemma Della Rovere. 

ETSI • ANNOSA • GERMINAI". 

D. M. 42. 

Raccolta Avignone. 
Bonanni 16, Venuti 3. 

(') Giustiniani, Annali, II, 608. 



( 44o ) 

40. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

IVLIVS • LIGVR • PAPA • SECVN DVS. 

R. Stemma Della Rovere. 

BENEDIGT • QVI • VENIT • IN • NO • D. 

D. M. 40. 

Molinet 12, Boriarmi 3, Venuti 2. 

41. Med. bronzo. 

D. Busto a dritta. 

IVLIVS • II • LIGVR • SAON • PONT • MAX. 

R. La Pace e la Fede in piedi. 

IVSTITIAE • PACIS • FIDEIQ • RECVPERATOR. 

D. M. 45. 

Raccolte Avignone e Franchini. 

Molinet 2, Bonanni 5, Venuti 4; Trésor etc. Medailles italiennes, voi. I. 
tav. XXVI, num. 3. 

42. Med. argento e rame. 
D. Busto a destra. 

IVLIVS • LIGVR • PAPA • SECVNDVS. 

« 

R. Figura gradiente, con spiche e cornucopia Ira le mani. 

ANNONA • PVBLICA. 

Il Venuti ha invece: annona pontificia, crederei per 
errore tipografico. 

D. M. 35. 

Raccolta Avignone. Peso della med. argento ivi: Gr. 21, 850. 
Molinet 10, Bonanni 10, Venuti 7, Trésor etc. Medailles dès Papes , tav. VI, 
num. 4. 



( 44G ) 

43. Med. rame. 

D. Busto a destra. 

TVLIVS • LIGVR • PAPA • SEGVNDVS • MCCGCCVI. 

R. La chiesa di san Pietro. 

TEMPLI • PETRI • INSTAVRAGIO. 

Neil' esergo : 

VATICANVS • M. 

Il Venuti ha mcccccv. Questa medaglia è fatta per la 
fondazione della Basilica di san Pietro. 

D. M. 55. 

Raccolta Avignone. 

Molinet 5, Bonanni 8, Venuti 6, Trésor etc. Medailles italiennes, voi. I, 
tav. XXVI. num. ì. 

44. Med. rame. 

D. Busto a destra. 

IVLIVS • LTGVR • PAPA • SEGVNDVS. 

R. Facciata del Vaticano. 
Neil' esergo: 

VATICANVS • M. 

D. M. 35. 

Raccolta Avignone. 

Bonanni 8, Trésor etc. Medailles des Papes, tav. IV, num. 6. 

45. Med. rame. 

D. Busto a dritta. 

IVL • II • P • M • BONONIA • A • TYRANO • LIBERATA. 



( 447 ) 

R. Diversi armati in ginocchio ai piedi del Pontefice 
in trono, che li benedice. 

V1RTV • T • I • AVGVSTAE. 

Allude alla cacciata di Giovanni Bentivoglio da Bo- 
logna. 

D. M. 36. 

Raccolta Avignone. 

46. Med. bronzo. 

D. Busto a destra. 

IVLIVS • LIGVR • PAPA • SEGVNDVS • MCGCCGVI. 

R. Pastore con mandra di pecore. 

PEDO • SERVATAS • OVES • AD • REQVIEM • AGO. 

D. M. 55. 

Raccolta Avignone. 

Molinet 6, Bonanni 13, Venuti 17, Trésor etc. Medailles italiennes, voi. I, 
tav. XXVI, num. 6. 

47. Med. rame. 

D. Busto a dritta con barba. 

IVLIVS • SEGVNDVS • LIGVR • P • M. 

R. Figura a cavallo, e diverse a piedi. 

GONTRA • STIMVLVM 
NE ■ CALGITRES. 

Questa medaglia vuoisi disegno di Giulio Romano, e 
se ne danno diverse interpretazioni. 

D. M. 35. 

Raccolta Avignone. 

Molinet 3, Bonanni 7, Venuti 8, Luchius, pag. 21; Trésor etc. Medailles des 
Papes, tav. IV, num. 5. 



( 448 ) 



48. Med. rame. 
D. Busto. 
R. I santi Pietro e Paolo. 



Neil' esergo: 



Donarmi 19. 



LVMINARIA • VERAK • FIDEI. 



ROMA. 



49. Med. bronzo. 

D. Busto a dritta. 

IVLIVS • LIGVR • PAPA • SECVNDVS. 

R. La Giustizia e l'Abbondanza. 

OSGVLATE 

SVNT. 

Questa medaglia dicesi opera di Francesco Rai- 
bolini soprannominato il Francia. 

D. M. 34. 

Raccolta Avignone. 

Molinet 4, Bonanni 4, Venuti 14. 

50. Med. bronzo. 

D. Mezza figura a sinistra seduta, con barba. 

IVLIVS • II • PONT • MAX. 

R. Monte con casa sulla sommità, sole e nubi. 

POST • TENEBRAS • LVGEM. 

D. M. 49. 

Bonanni 18, Venuti 12, Luchius pag. 79. 



( 449 ) 

51. Med. bronzo. 

D. Busto a sinistra. 

IVLIVS • LIGVR. • PAPA • SECVNDVS. 

R. Fortezza di Civitavecchia. 

PORTVS • CENTVM • CELL^. 

D.'M. 42. 

Raccolte Avignone e Varai. 

Molìnet 8, Bonanni 14, Venuti 10, Pembrochius, Nummi antiqui; Trósor etc. 
Medailles des Papes, tav. IV, num. 1. 

52. Med. argento e rame; in tutto simile alia precedente. 

D. M. 31. 

Raccolta Avignone. Peso di quella d'argento ivi: Gr. 16, 220. 
Begero pag. 14, Trèsor, etc. Medailles des Papes, tav. IV, num. 2. 

53. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

IVL • II • ARGIS • FVNDAT. 

R. Fortezza di 

CIVITA • VECHIA. 

Allude alle fortificazioni di detta città, fatte innalzare 
da Giulio nel 1508. 

D. M. 30. 

Raccolte Avignone e Varni. 
Bonanni 15, Venuti 11. 

54. Altra simile alla precedente . ad eccezione della leg- 

genda CIVITA • VECHIA. 
Raccolta Avignone. 



( 450 ) 

55. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

IVLII • II • ARCIS • FVNDAT. 

R. Palazzo a tre torri. 

IVRI • REDDO. 

In memoria di un ediflzio principiato da papa Giulio , 
che lo destinava a sede dei tribunali. 

D. M. 30. 

Raccolta Avignone. 

Molinet 2, Bonanni 6, Venuti 18. 

56. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

IVLIVS • LIGVR • PAPA • SECVNDVS. 

R. La Giustizia in piedi, colle bilancie; e veduta di 
un palazzo. Non ha leggenda. 

D. M. 40. 

Molinet 7, Bonanni 17, Venuti 19. 

57. Med. oro e rame. 
D. Busto a sinistra. 

IVLIVS • II • LIGVR • P • M. 

R. Pastore seduto, con pecore. 

TVTELA. 

D. M. 29. 

Raccolta Avignone (rame). Un esemplare in òro serbavasi nella Collezione 
Schultess, Rech')erg (num. 1410 del Catalogo), ed era notata del peso di 
quattro zecchini; il che rinviene a gr. 14 circa. 

Molinet 11, Bonanni 12, Venuti 16, Trésor etc. Medailles italiennes, voi. I, 
tav. XXVI, num. 5. 



( 4SI ) 

58. Med. rame. 
D. Busto. 

IVLIVS • L1GVR • PAPA • SEGVNDVS. 

B. Navicella con <gli apostoli. 

MODICE • FIDEl • QVARE • DVBITASTI 
D • ADIVVA • N0S. 

D. M. 40. 

Bonanni 20, Venuti 15. 

59. Med. rame. 
D. Busto. 

IVLIVS • LIGVR • PAPA • SEGVNDVS • MGGGCCVI. 

R. Il Redentore sedente, che porge le chiavi a san Pietro; 
ed altra figura. 

PASGITE • QVI • IN • VOBIS • EST • GREGEM ■ DEI. 

D. M. 40. 

Bonanni 1 1 , Venuti 9. 

60. Mecl. rame. 

D. Busto a dritta. 

IVLIVS • LIGVR • PAPA • SEGVNDVS. 

R. Facciata del Tempio di Loreto. 

TEMPLVM • VIRG • LAVRETI. 

Neil' esergo : 

md vini. 

D. M. 35. 

Raccolta Avignone. 

Molinet 9, Bonanni 9, Venuti 13, Trésor etc. Medailles des Papes, tav. IV, 
num. 7. 



( 432 ) 

61. Med. rame. 

D. Busto a dritta. 

IVLIVS • LIGVR • PAPA • SEGVNDVS. 

R. Un granchio. 

NOLLO • MORTEN • PEGATORIS • SED • MA GIS 
CONVERTATVR • ET VIVAT. 

Molte lettere sono in nesso. 

D. M. 26. 

Raccolta Avignone. 

62. Med. rame. 
D. Busto. 

IVLIVS • LIGVR • PAPA • SECVNDVS. 

R. Veduta di una strada e fabbricato. 

VIA 
IVL • III • ADIT 

LON • M 

ALTI L • X • X 

P • VATIGANVS • P. 



Neil' esergo : 



VATICANVS • MONS. 



È fatta per ricordare la costruzione di una galleria, 
la quale univa le due parti del Palazzo Vaticano. 

D. M. 40. 

Bonanni 16, Venuti 3, Trésor etc. Medailles des Papes, tav. IV, num. 3. 



ti 
I &£ 



! 
; 




GIVLIO SECONDO. 



(N. 61 



( 453 ) 

G3. Med. argento e rame. 

1). Busto a destra, con gran barba e camauro. 

IVLIVS • II • PONT • MAX. 
N • CERBARA • F. 

R. Corona di quercia e di alloro. 

ASSERTORI 

PONTIFICIAE 

AVCTORITATIS 

ALTORI 

INGENIORVM. 

. 

Fa parte di una Collezione di medaglie di illustri 
italiani pubblicate in Roma verso il 1846. 

D. M. 42. 

Raccolta Avignone. Peso dell'esemplare d'argento ivi: Gr. 34, 300. 

64. Decreto della Signoria di Genova , con cui si con- 
cede che si possano battere cento medaglie collo 
stemma Della Rovere in onore del Papa. 

Nel giugno del 1512 Giano Fregoso partitoci co' suoi 
fratelli dal campo del Papa si avanzò alla testa Si cin- 
quanta cavalli e cinquecento fanti verso Genova, alla 
quale mandò un trombetta con intimazione che gli si 
avesse da arrendere. Il che appunto, pel timore di più 
gravi sciagure, essendosi verificato, lo stesso Giano addi 
29 del mese predetto fu fatto Doge « con consenso uni- 
versale e con grande allegrezza della fazione Fregosa » ('). 
Indi a poco egli chiese pertanto al Consiglio degli An- 
ziani che si dovessero coniar monete collo stemma di 

(') Giustiniani, Annali, II, 649. 



( 454 ) 

sua casa; e ne ottenne in data del 1.° dicembre il de- 
creto che qui riferiamo per la parte che concerne la pro- 
posta di battere eziandio cento medaglie collo stemma 
Della Rovere in onore del Papa, ed in omaggio a Mattia 
Langio vescovo di Gurck e vicario imperiale, cui Giulio II 
aveva innalzato alla porpora. Il decreto si legge nel 
codice Diversorum del cancelliere Nicolò di Brignale per 
gli anni 1511-13 (*), ed è così concepito: 

lllustris et excelsus dominus Januensium Dux etc. et 
Magnificmn Consilium dominorum Antianorum Com- 
munio Janue in undecimo numero congregatorum, ar- 
sente tantum qm- Sebastiano Sauli reliquo duodecimo. Cum 
per prefatum Illustrem Dominum Ducem in medio Se- 
natus sedentem , sedente etiam in ipso Senatu loco suo 
magnifico Hyeronimo cornile Flisco, expositum fuisset se 
se ab eo tempore quo Dux creatus futi nihil aliud die 
ac nocte cogitasse quam que pertinent ad conservandam 
et amplificandam comunis patrie libertatem , et pluribus 
verbis ac rationibus hoc propositum suum confirmasset , 
venit postremum ad mentionem insignium seu stampe 
pecunie nunc cudende; et post multa pruden ter superinde 
enarrata , res tota super duobus articulis contrada est : 
primum ut supra faciem grifonis imprimentur arma fre- 
gosa, exhibitis duabus figuris in quarum altera arma fre- 
gosa extendebat se usque ad caput grifonis, altera minor 
arma litterarum circuitu continebatur ; et utrisque figuris 
inspeclis per magnificos senatores, decretum est ut pecunia 
aurea vel argentea de cetero excudenda imprimatur super 
ea figura in qua arma fregosa circulum litterarum non 
excedit. Et quoniam permagnificum Officium Bailie a pre- 

(') Car. 107, Archivio Governativo. 



( 455 ) 

fato magnifico Se natii in hac causa delegatimi vel iain 
decreoit vel decernere videtur intendere munus unius patere 
auree, atque insuper unius aurei scifi ferendiper quattuor 
oratores ad Summum Pontiftcem destinatos (') dono Reve- 
rendissimo Domino Gursiensi Cesareo Locumtcnenti, ita ut 
in ea patera reponantur aurei ducati genuini mille ; petiit 
dictos mille ducatos excudi licere in eam fìguram que ab 
utroque latere grifonis duas hàbeat glandes insigne Sumrni 
Ponti ficis, in gìoriam Beatitudinis Sue; super qua quidern 
re cum multum ac diu consultatimi fuisset et diu va- 
riassent sententie ; cum quidem totani eam deliberationem 
reicerent, magnifico Officio Balie quidem permitterent 
illud insigne glandium non super ducatos mille, sed ut 
ipsi ducati mille contraherentur hi medagias centum va- 
loris ducatorum decem earum singula, et super ipsis 
medagiis liceret non solum glandes sed etiam mtegram 



(') L'ambasceria onde qui è parola era stata decisa dal Consiglio con decreto 
dell' 8 novembre, a seguito di certe littere magnifici et generosi viri Nicolai de 
Auria capitanei militum pretorianorum Summi Pontificia , per quas hortatur 
Serenitas sua designali confestim quattuor oratores qui Romam quam primum 
magni? itineribus contendant; e la doveano comporre Lodovico Fregoso fratello 
del Doge, Sinibaldo Fieschi, Giambattista D'Oria e Quilico Cavallo (Cod. Di- 
versorum cit. , car. 103). Fu poi loro data l'opportuna istruzione addi 25 stesso 
novembre; dalla quale apparisce però che il dono era stato dapprima destinato 
al Papa anziché al Cardinale di Gurk. Infatti vi è detto: « Per la Santità di Nostro 
Signore, come sapete per lettere del magnifico messer Nicolò de Auria, pare che 
sia stato confortato mandarsi con voi uno bacile con uno boccale d'oro, e più 
in quello ducati mille battuti della stampa nostra; e benché possiamo esser 
certi che Sua Santità si muova per ottimi rispetti e sempre per buona carità 
verso di noi, nondimanco a noi non è parso a questi tempi mettere simile pro- 
posta a nostri Consegli per ottimi rispetti » (Franzoni , Istruzioni ecc. , Ms. del- 
l' Arch. Gov. ; voi. I, pag. 1424 e seg.). Comunque siasi poi la cosa, a noi 
non consta per documenti che la proposta enunciata nel decreto del 1.° dicembre 
abbia sortito alcun effetto; né lo teniamo punto probabile, considerando che il 
Papa usci di vita poco appresso, cioè il 21 febbraio 1513. 

Atti Soc. Lig. St. Patru, Voi. Vili. Fase. II. 31 



( 436 ) 

quercus imprimere. Dcnique decretum est ut remissum 
sii ipsi illustri Domino Duci vel ipsas medagias centum 
formare figuris supradictis , vel super ducatos mille je- 
nuinis duas glandes imprimi mandare sicut prudentie 
Eoocellentie Sue Reipublice magis conducere videbitur. 

65. Bolla plumbea. 
D. Le teste dei santi Paolo e Pietro. 

s s 
p p 

A E 

Fra le due teste, al di sotto, sembrano figurate tre 

ghiande. 
R. Nel campo. 

IV 
LI V S 
PAPA 

II. 

D. M. 36. 

Raccolta Avignone. 

Vili. 
URBANO VII. 

Giambattista Castagna , eletto il 15 settembre 1590. 
La famiglia di questo Papa, scrive il Casoni, « in 
Genova per antichissimi tempi aveva esercitato ma- 
gistrati onorati , e nel 1528 era stata colle 

altre ascritta all' ordine nobile. Cosmo . . . , nato in 
Genova, nei primi anni della sua gioventù passò a 
Roma, e quivi preso dalle qualità di una dama di 



( *»* ) 
casa Ricci, ottenutala in moglie, fermò la sua re- 
sidenza in quella città, e da questo matrimonio 
nacque Giambattista » ('). Sedette giorni 13. 

66. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

VRBANVS • VII • PONT • MAX • ANNO • I. 
MDLXXXX. 

R. Candelabro con sette bracci sopra un monte. 

SIC • LVCEAT • LVX • VESTRA. 

D. M. 41. 

Raccolta Avignone. 

Molinet 2, Bonanni 3, Venuti 2 e 3, Ciacconio, Trésor etc. Medailles des 
Papes , tav. XX, num. 5. 

67. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

VRBANVS • VII • PONT • MAX • ANNO • 1590. 

R. La Religione seduta, con emblemi. 

SPONSVM • MEVM • DEGORAVIT • CORONA 

1590. 

D. M. 33. 

Raccolta Avignone. 

Molinet 1, Bonanni 2, Venuti 1, Trésor etc. Medailles des Papes, tav. XX , 
num. 7. 

68. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

VRBANVS • VII • PONT • MAX • I • 1590. 

(') Casoni, Annali, voi. IV, pag. 179. 



( 438 ) 
R. Due donne in atto di abbracciarsi. 

IVSTITIA • ET • GLEMENTIA • GOMPLEX^ • SVNT • SE. 

D. M. 33. 

Raccolta Avignone 
Venuti 6. 

69. Med. rame. 
D. Busto a sinistra. 

VRBANVS • VII • PONT • MAX • ANNO • I • 1590. 

R. Il Papa sedente che consegna ad un guerriero uno 
stendardo, e diverse figure. 

DEXTERA • DOMINI • FAGIAT • VIRTVTEM. 

Questo rovescio appartiene ad altri Papi. 

D. M. 33. 

Raccolta Avignone. 

Bonanni S, Venuti 5, Trésor etc. Medailles des Papes, tav. XX, nutn. 8. 



70. Med. rame. 

D. Busto a sinistra. 

R. Una città posta su di un monte. 

NON • POTEST • ABSCONDI. 

D. M. 36. 

Molinet 3, Bonanni 4, Venuti 4, Ciacconio. 

71. Med. rame. 
D. Busto. 

R. Globo, croce, pastorale e triregno. 

OMNIBVS • GRATVS. 
Bonanni 6, Ciacconio. 



( 459 ) 

72. Med. rame. 

D. Busto, e capo scoperto. 

VRBANVS • VII ■ PONT • MAX. 

R. La Vergine Annunciata dall'Angelo. 
Neil' esergo : 

ROMA. 

D. M. 40. 

Bonanni 7, Venuti 8. 

73. Med. rame. 

D. Busto, con capo scoperto. 

VRBANVS • VII • PONT • MAX. 

R. Guerriero con elmo ai piedi, avente la bilancia in 
una mano e l'asta nell'altra. 

POP • QVIES • ET • SECVRITAS. 

Neir esergo: 

GEN • RE. 

11 Venuti crede si debba leggere : genva resvr- 
gens. La medaglia credesi opera di un qualche ge- 
novese. 
d. m. so. 

Bonanni 8, Venuti 7. 

74. Med. rame. 

D. Busto con capo scoperto. 



VRBANVS • VII • PONT • MAX. 



( 460 ) 
R. San Pietro che tira la rete nella navicella. 



IN VERBO TVO. 



D. M. 40. 

Bonanni 9, Venuti 9. 



N. B. Alcuni Catalogisti scrivono eziandio fra' Ponte- 
fici Liguri Clemente XIII, perciocché Carlo Rezzonico 
avolo del medesimo e patrizio veneziano ebbe successi- 
vamente in mogli due genovesi. Ma noi non ci lascieremo 
far velo da un male inteso amore del luogo natale, né 
mai ci condurremo a contrastare a Venezia quegli uomini 
onde l'antica Regina dell'Adriatico giustamente si onora. 

Importa anche l'avvertire che varie fra le medaglie 
sopra riportate, furono, come dicesi, restituite, esistendo 
i conii di esse presso la Zecca Pontificia, secondo rile- 
vasi dalla Serie che ne fu pubblicata nel 1824. 



CLASSE SECONDA . 

CARDINALI, ARCIVESCOVI E VESCOVI 
GENERALI DI ORDINI RELIGIOSI ED ALTRI ECCLESIASTICI 



GIULIANO DELLA ROVERE. 

Girolamo Della Rovere, creato da Sisto IV prete car- 
dinale di san Pietro in vincoli nel 1474, fu ve- 
scovo di Garpentras e di Albano (1471), di Sabina 
e Catania (1472), di Gostanza e Losanna (1473), 
di Mende (1474), di Viviers (1475), di Bologna, Ostia 
e Velletri (1484), di Savona e Lucca (1499), di Ver- 
celli (1502); e primo arcivescovo di Avignone (1473). 
Nel dicembre del 1481 dovendo egli recarsi a Ge- 
nova, « la Repubblica deliberò spendere duecento 
ducati per onorarlo » ( l ). Nel 1494 acquistò dal 
cardinale Paolo di Gampofregoso l' antico Palazzo 
del Comune nel borgo di san Tommaso, e vi ospitò 

(') Giustiniani, Annali, II, 535. 



( 462 ) 

il Duca d' Orleans che fu appunto allora fra noi , e 
che cinque anni più tardi ebbe la signoria di Genova 
sotto nome di Ludovico XII ( 1 ). Nello stesso 1494 
Giuliano, fuggito da Ostia, fermossi in Savona, e 
quivi ricevette splendidamente i cardinali Giovanni 
e Giulio de' Medici , che poi furono Leone X e Cle- 
mente VII sul soglio papale. Così può dirsi che se- 
deano tre Papi ad una mensa. 

75. Med. bronzo. 

D. Busto a sinistra. 

IVL • EPISC • OSTIEN. 

E. Tre torri esprimenti la rocca d'Ostia. 

CARD • S • P • AD • VINC. 

D. M. 35. 

Raccolte Avignone e Franchini. 

Museum Mazzuchellianum, voi. I, tav. XXXV, num. 5; Trésor etc. Medailles 

italiennes, voi. I, tav. XII, num. 1; Guglielmotti, Rocca d'Ostia, tav. !, 

num. 1. 

76. Med. bronzo. 

D. Busto a destra. 

IVLIANVS • EPS • OSTIEN • CAR • S • P • AD • VLNCVLA. 

R. Un cane che guida un cieco, col verso tratto dal 
Salmo 50: 

DOGEBO • INIQVOS • V • T • ET • IMPII • AD • TE • GONVER. 

Questo rovescio venne appropriato malamente 
anche ad una medaglia di Michelangelo Buonarroti. 

D. M. 60. 

Museum Mazzuchellianum, voi. I, tav. LXXIII, num. 3. 

(') Alizebi, Notizie dei Professori del disegno ecc., voi. I, pag. 196. 



( 463 ) 

77. Med. bronzo. 

D. Busto a sinistra. 

IVLIANVS • RVVERE • S • PETRI ■ AI) ■ VINCVLA • CARDINALIS • 
LIBERTATIS • ECCLESIASTE E • TVTOR. 

R. Nave con figure; e sopra: 

• VITA • SVPERA. 

Neil' esergo: 

OPVS • SPERANDEI. 

D. M. 75. 

Raccolta Avignone. 

Museum Mazzuchellianum, voi. I, tav. XXXV, num. 6; Trésor etc. Medailles 
italiennes, voi. I, tav. XI, num. 1. 

78. Med. rame dorato. 
D. Busto a destra. 

IVLIANVS • EPS • OSTIEN • CAR ■ S • P • AD • VINCVLA 

R. Busto a dritta di Clemente Grosso-Delia Rovere. 

CLEMENS • DE • RVVERE • EPS • MIMATEN. 

Clemente Grosso, figlio di una sorella di Sisto IV, 
e vescovo di Mende (1479), ricevette da Giulio II 
nel 1503 col cognome Della Rovere il cappello di 
prete cardinale del titolo dei XII Apostoli. 

D. M. 35. 

Raccolta Avignone. 

Museum Mazzuchellianum, voi. I, tav. XXIV, num. ì; Trésor etc. Medailles 
• italiennes, voi. I, tav. XII, num. 3; Koklers, Munz Belustigung, voi. XVI, 
pag. 289. 



( 464 ) 

II. 

RAFFAELE SANSONE-RTARIO 

Raffaele Sansone ricevette da Sisto IV, nel 1476, 
la sacra porpora col titolo diaconale di san Giorgio, 
ed il cognome di Riario. Fu indi vescovo di Viterbo 
(1498), di Albano e Tusculano (1503), di Sabina 
(1507), di Porto e di Arezzo, di Osma e di Cuenca 
in Ispagna (1508), di Treguier nella Bretagna (1509), 
di Savona (1510), d'Ostia e Velie tri (1511), di Malta 
(1516), e di Lucca (1517). 

79. Med. 
D 



RIARIVS • RAFAEL • ANNOR ■ 27 • CARD • 1476. 

R. San Giorgio, col motto: 

VIRTVS. 

Museo Settaliano, pag. 346. 

80. Med 

Un globo terrestre ed un timone. 

hoc • OPVS. 

Typotius, Symbola diversorum Principum Sacros. Ecclesiae, voi. II, tav. LX; 
Praga, 1602. 

III. 

BARTOLOMEO DELLA ROVERE. 

Fu nipote di Sisto IV , e tenne i vescovati di Popu- 
lonia e Massa (147:2), e di Ferrara (1474). Mori 
nel 1495. 



( 468 ) 

SI. Med. bronzo. 

D. Busto a sinistra, con mozzetta e berretta in capo: 
ed attorno: 

RDMS • BARTHOLOMEVS • DE • RVYKR • EPS • FERRARIEN • 
SIXTI ■ PP • IIII • N.EPOS • & ■ C. 

R. Uno scudo a testa di cavallo , accostato dalla data 
seguente incavata nel metallo: 

ANNO WCCCCLX 

xmi. 

Lo scudo poi, dove è espresso lo stemma Della Ro- 
vere,, è sormontato dalla mitra colle due bande al- 
largate. Quindi attorno al tutto : 

OPVS • SPERANDEI. 

Il eh. sig. comm. Domenico Promis illustrò questa 
medaglia con una dotta Memoria, corredata del- 
l'incisione di tale rarissimo pezzo. 

D. M. 85. 

Medagliere di S. M. il Re , in Torino. 



IV. 



GIROLAMO BASSO-DELLA ROVERE. 

Cardinale prete di santa Balbina nel 1477; vescovo 
d'Albenga (1472), di Recanati, e di Macerata (1477), 
di Gubbio (1482), di Palestrina (1492), di Sa- 
bina (1503). 



( 466 ) 

82. Med 

Rupe fatta a piramide, e sopra di essa un cappello 
cardinalizio. 

DVRET • IN • EVVM. 
Typotius, Symbola Principimi Sacros. Rom. Eccl., pag. 96; ediz. 1719. 



V. 



PAOLO DA OAMPOFREGOSO. 

Fu eletto arcivescovo di Genova nel 1453; e nel 1480 
venne promosso da Sisto IV al cardinalato, col ti- 
tolo di sant'Anastasia. In quest'ultima circostanza 
la Repubblica lo presentò di un catino con anfora 
d'oro ('). Tenne anche il Dogato della Repubblica 
stessa nel 1462, 1463 e 1483-88. Mancò ai vivi in 
Roma nel 1498; e fu sepolto nella chiesa dei santi 
Apostoli. 

83. Med. . . . 
D. Stemma Gampofregoso , con cappello cardinalizio. 

PAVLVS • DE • CAM • FR • GAR • ET • DVX • IANVEN • XXXI. 

R. Liscio. 

D. M. 54. 

Gandolfi, Moneta di Genova, voi. II, pag. 53, tav. IV, num. 36. 

O Giustiniani, Annali, II, 533. 



( 467 ) 

VI. 

NICOLÒ FIESCHI. 

Prete cardinale di san Nicolò fra le immagini (1503); 
indi vescovo d'Yverdun (1511), e finalmente arci- 
vescovo di Ravenna (1516). 

84. Med 

Veduta di un fiume, colline ed un serpe. 

A • VIA • NE • TORSERIS. 
Typotius, Symbola etc. , pag. 239; ediz. 1719. 



VII. 

GIOVANNI FRANCESCO DELLA ROVERE. 

Nipote di Giulio II, e vescovo di Torino (1504), indi 
primo arcivescovo della Chiesa medesima (1515). 

85. Med 

D. Busto a destra, capo scoperto. 

IO • FRAN • RVVERE • EPS • TAVR • ARGIS • HADRI • PREFCT. 

R. Un Genio che tiene in mano dei rami di quercia ; 
ed un toro. 

GLANS • GENIVS • TAVRVS • SINGVLA • DICTA • IO VI. 

E nell' esergo: 

1498. 

D. M. 59. 

Trésor etc. Medailles italiennes, voi. II, tav. XXVII, num. I e 2. 



! 468 ) 

Vili. 

ORLANDO DEL CARRETTO-DELLA ROVERE. 

Arcivescovo di Taranto (1509), di Nazaret (1510) e 
di Avignone (1512). 

$6. Med 

D 

RVVERE • ORLANDVS. 

R 

ARGH • AVE1NION • ET • THESAV • GENERALIS • BONONLE • 
GVBERNATOR. 

D. M 

.Museo Settaliano, pag. 330. 

IX. 

CARLO DOMENICO DEL CARRETTO. 

' Diacono cardinale di san Vito (1505), e vescovo di 
Cahors (1509). 

87. Med. . . . 

Gran fuoco acceso. 

TERREOR • ASPECTV • DOMINI. 
Typotius, Symbola etc, pag. 118; ediz. 1719. 

X. 

INNOCENZO CIBO. 

Figlio di Francesco e di Maddalena de' Medici, sorella 
di Leone X, dal quale fu fatto cardinale diacono 
dei santi Cosma e Damiano nel 1510. Fu ammini- 



( 469 ; 

stratorc della Chiosa Arcivescovile di Genova, e dello 
vescovili di Savona, di Ventimiglia , di Aocia, Ma- 
riana, Marsiglia, ecc.; ed ebbe nel tempo stesso 
gli arcivescovati di Messina , Torino e Beziers. Mori 
in Roma nel 1550, e fu sepolto alla Minerva. 

88. Med. . . . 
Un crivello. 

A • BONO • MALVM. 

89. Med 

Una incudine, impresa del Cardinale medesimo. 

DVRABO. 

90. Med. . . . 

Una piramide, od obelisco; e sopra il Sole, impresa di 
Lorenzo Cibo- 

S1NE • FINE. 
Typotius, Symbola etc. , pag. 26, 262, 265; ediz. 1719. 

XI. 

AGOSTINO SPINOLA. 

Vescovo di Perugia (1509), di Savona (1527) , di Alatri 
(1533); e cardinale prete di san Ciriaco alle Terme 
(1527). 

91. Med 

Arco, o gran porta, con una figura e diversi ramo- 
scelli. 

RELIGIONE • ET • GVSTODIA. 
Typotius, Symbola etc, pag. 202; ediz. 1719. 



( 470 ) 

XII. 

GIROLAMO D'ORIA. 

Cittadino^ di grandissima autorità , sposò nel 1499 
Luigia di Giambattista Spinola. Rimasto vedovo 
nel 1513, abbracciò il sacerdozio; e del 1529 fu da 
Clemente VII creato diacono cardinale di san Tom- 
maso in Parione. Ebbe quindi l'amministrazione 
della Diocesi di Elna (1529); e poscia i vescovati 
d' Huesca , di Jaccha , di Nebbio (1536) e di Noli (1540). 

92. Med ' 

Un cervo. 

V1GILANTIBVS. 

93. Med 

Una corona di spine, una stella ed un teschio. 

.ETERNA • VIRTVTE • PARANTVR. 
Typotius, Symbola etc, pag. 171; ediz. 1719. 

XIII. 

GIOVANNI BATTISTA CICALA. 

Vescovo di Albenga (1544), di Sagone (1551), e di Ma- 
riana (1554); prete cardinale di san Clemente (1551). 

94. Med 

Navigli in mare, alcuni dei quali in naufragio. 

EN • CVRAS • HOMINVM. 
Typotius, Symbola etc, pag. 220; ediz. 1719. 



( 471 ) 

XIV. 

GIULIO FELTRIO-DELLA ROVERE. 

Cardinale diacono di san Pietro in vincoli nel 1547; 
ed arcivescovo di Ravenna nel 1566. 

95. Med. rame. 

D. IVL • FELTRI VS • DE • RVVERE. 

R. Motto: 

AVE • DOMINA ■ ANGELORVM. 

Il Marmi, fra i Sigilli antichi ('), ne illustrò ap- 
punto uno di questo Cardinale, che reca la seguente 
leggenda : ivlivs peltr. de rvvere episgopvs albanvs 

SANGTE ROMANIE ECGLESLE GARDINALIS SANGTI GRISTO- 
PHORI CASTRI DVRANTIS GOMMENDATARIVS. 

D. M. 39. 

Museo Settaliano, pag. 346; Trésor etc, Medailles italiennes, voi. I, ta- 
vola XXXVIII, num. 1. 

XV. 

PIER FRANCESCO PALLAVICINO. 

Vescovo di Aleria in Corsica nel 1551. Fu al Concilio 
di Trento. 

96. Med. bronzo. 

D. Busto a dritta. 

P • FRAN • PALLA VICINVS • EPS • ALERIA • DESIO. 

(') Voi. VII, pag. 29, num. 2. 

Atti Soc. Lig. St. Patria, Voi. Vili, Fase. 11. ii 



( 472 ) 
R. Un Pastore al quale dalla Religione viene affidato 
un gregge. 



SERVABO. 

Un simile rovescio trovasi in una medaglia di 
G. B. Pigna, riferita nel Museum Mazzuchellianum. 

D. M. 63. 

Raccolta Avignone. 

Museum Mazzuchellianum, voi. I, tav. IX, num I; Litta , Famiglia Palla- 
vicino. 



XVI. 
LEONARDO DE MARINI. 

Arcivescovo di Lanciano nel 1562, e vescovo d'Alba 
in Piemonte nel 1566. 

97. Med. bronzo d'orato. 
D. Busto a sinistra. 

LEONAR • MARINVS • ARGHIEPS • LANC. 

P' P- R. 

Z>. Dafne che si tramuta in albero, simbolo di sapienza. 

IN • LEGE • DNI • MEDITABITVR • ET • FOLIVM • EIVS • NO • DEFLVE. 

Questa medaglia fu coniata a Trento, mentre si 
celebrava il Concilio, del quale il De Marini fauno 
de' più indefessi e dotti Padri. 

D. M. 58. 

Raccolta Avignone; ed altro esemplare presso il march. G. B. Cesare De 

Marini. 
Ughelli, voi. IV, col. 299; voi. VI, col. 792. 



( 473 ) 

XVII. 

BENEDETTO LOMELLINI. 

Prete cardinale di santa Maria in Acquiro (1565); 
vescovo di Yentimiglia (1565), e di Luni e Sar- 
zana (1565-72). 

Nel 1568 pubblicò in Genova, coi tipi del Bei- 
Ioni : Consti tutiones et decreta condita in Dioecesana 
Sinodo Lunensi et Sarzanensi ('). 

98. Med. ovale in bronzo. 
D. Busto a destra. 

BENEDIGTVS • LOMELLINVS • S • R • E • CARD. 

R. Una donna con ai piedi un serpente, carezzando 

una colomba che tiene in mano. 

i 

MANSVETVDO. 

D. M. òo, 28. 

Raccolta Avignone. 

Il Museo Settaliano (pag. 34o) ed il Catalogue des medailles de M. Poulharies 
(pag. 298), presentano delle varianti. 

XVIII. 

VINCENZO GIUSTINIANI. 

Maestro generale dei Domenicani (1558) , e prete cardi- 
nale di san Nicolò fra le immagini (1570). Intervenne 
al Concilio Tridentino. Mori in Roma nel 1582, e 
fu sepolto a santa Maria sopra Minerva. 

Ved. Atti, IX, 266. 



( 474 ) 

99. Med. bronzo. 
Busto a sinistra. 

F • V • IVSTINIANVS • G • M • ORD • PR^D. 

R. Due figure in atto d'abbracciarsi. 

VIRTVS • ET • PIETAS • SE • COMPLEXJS • SVNT. 

D. M. 53. 

Museum Mazzuchellianum , voi. 1, tav. LXII. num. 1. 

XIX. 

FILIPPO SPINOLA. 

Vescovo Bisiniano (1566), di Nola (1569) e di Sora(1583). 
Cardinale prete di santa Sabina (1583). 

100. Med. . . . 

Il sole splendente con grandi raggi. 

NON • GERNVNTVR • ET ■ ADSVNT. 
Typotius, pag 214; ediz. 1719. 

XX. 

DOMENICO PINELLO. 

Prete cardinale di san Lorenzo in Pane e Perna 
nel 1585. 

101. Med. rame. 

D. Corona intessuta di rami e pigne; e nel campo: 

DOMINICVS 

S • R • E • CARD 

PINELLVS 

ARCHIPRESB. 



( 47ÌJ ) 
M. Porta Santa. 

APERVIT • ET • GLAVSIT • ANNO • IVBILEI • MDC. 

D. M. 36. 

Raccolta Avignone. 

Bonanni pag. 484; Museo Settaliano, pag. 316. 

XXL 

BENEDETTO GIUSTINIANI. 

Nacque a Scio; e condottosi a Roma, dopo molti ono- 
rati uffici, venne creato diacono cardinale di san 
Giorgio in Velabro nel 1586. Mori nel 1621. 

102. Med. bronzo. 
D. Prospettiva di una chiesa , accostata dalla data : 

M • C • VI • 

All' intorno : 

BENED • S • R • E • PRE • CAR • IVSTINIANVS • BON • LEG • 
PAVLO • V • P • M • P. 

E nell' esergo un piccolo busto del Cardinale. 
R. Decollazione di san Paolo. 

GONGRE • CLER ■ REG • S • PAVLI • DECOLL • S • PAVLO • 
APO • ET • • SANGTIS. 

Indi in un nastro svolazzante: 

ANGLADIVS. 

D. M. 66. 

Raccolte Avignone e Franchini. 
♦ Trésor etc. Medailles des Papes, tav. XXV, num. 7. 



( 476 ) 
XXII. 

GIUSEPPE FERRERI. 

Arcivescovo Colossense (1593) ed Urbinate (1597). 

103. Med. in bronzo. 
D. Busto a dritta. 

IOSEPH - FERRERIVS • VICELEG • AVENION • AD • MDC • IX. 

R. Veduta della città d'Avignone. 

*** ROMA • DABIT • QVONDAM • QVAS • DAT • A.VEN • CLAVES. 

D. M. 57. 
Raccolta Avignone. 

XXIII. 

DOMENICO DE MARINI. 

Patriarca di Gerusalemme (1624), governatore d'An- 
cona, e poi arcivescovo di Genova dal 1616 al 1635. 
Fu sepolto nella Metropolitana davanti al Coro, 
nella tomba de' suoi maggiori f 1 ). 

104. Med. bronzo. 

D. Stemma De Marini sormontato dal cappello pre- 
latizio. 

DOMINIO • MARINVS • IAN • ANC • GVB. 

C) Calcagnine fmaginc Edessena , pae. 2^1. 



R. Nel campo. 



( 477 ) 



Seden • Pavlo 

V • P • • M - 

A • D • MDC • V • T. 

D. M. 50. 
Raccolta Avignone. 

XXIV. 

VINCENZO COSTAGUTA. 

Protonotario di papa Urbano Vili, indi Segretario 
della Camera Apostolica , e poscia cardinale diacono 
di santa Maria in Portico (1643). Di lui si hanno a 
stampa gli Applausi poetici alle glorie della signora 
Leonora Baroni, esimia cantatrice ( 4 ), e un Di- 
scorso della Musica ( 2 ). Fecesi egli costrurre una 
splendidissima villeggiatura a Porto d'Anzio, alla 
quale appunto è allusiva la presente medaglia ; mori 
nel 1660, e fu sepolto in Roma nella cappella della 
propria famiglia in san Carlo ai Catinari. In Chia- 
vari gli si celebrarono esequie cosi solenni , che fu- 
rono meritevoli di essere descritte e pubblicate per 
le stampe in Genova dal Meschini nel 1661. 

105. Med. bronzo. 
D. Busto a destra. 

VINCENTIVS • S • E • R • DIAG • CARD • GOSTAGVTVS. 

Sotto il busto: 

HAMERANVS F. 

(') Roma, 1639. 
C) Genova, 1640. 



( 478 ) 
E neir esergo: 

MDCXLVII. 

R. Veduta di un palazzo con giardino; ed intorno: 

VT • GRAVIORA • AMCENIORIBVS • LENIRENTVR. 

Stemma Gostaguta accostato dalle parole: 



IN 


■ ANTII 


LITTORE 




EXTR 


VOTA. 


D. M. 42. 




• 


Raccolta Avignone. 







XXV. 

GIOVANNI GIROLAMO LOMELLINO. 
Prete cardinale di sant'Onofrio nel 1652. 

108. Medaglione in bronzo, ordinato dal Comune di Bo- 
logna per la formazione della vòlta della Basilica di 
san Petronio. 
D. Busto di san Petronio sedente. 

DIVO • PETRONIO • BONONIENSI • PASTORI • OPTIMO • PROTECTORT • 
MAX • HANG • BASILIGAM • S • V ■ Q • B -NOVIS-CONSTRVGTIONIBVS • 
AVXIT • A • D • MDCLIII. 

R. Le armi gentilizie dei cardinali Lomellino e Bon- 
compagni, e della Libertà di Bologna. 

INNOC • PP • X • IO • HIER • GARD • LOMELLINO • LEG • HIER • 
BONGOMP • ARGHIEP • PR/ESIDE • ET • FABBRIC • ANNI • EIVSD. 

D. M 

Museo Cospiano , pag. 444. * 



( 479 ) 

107. Med. rame. 

D. Stemma di Alessandro VII, ed annette del Lomel- 
lino e di Bologna. 

ET • BENEDTOTl ■ ERVNT • QVI • /EDIFIGAVERINT • TE • TOB • 13. 

R. I santi Benedetto e Romualdo in piedi; sotto 1' ar- 
metta Buoncompagni. 

ELEVABITVR * SVPER * COLLES * ISAIA + II * 1655. 

D. M. 56. 

Raccolta Avignone. * 

108. Med. rame. 

D. Stemma Lomellino sormontato dal cappello cardi- 
nalizio; e sotto lo stemma: 

1653 

IPSE • FVNDAVIT. 
•f* INOC • X • P • M • IO • IHERON ■ S • R • E • CARDIN • LOMELIN • 
BON • LEG • D. 

R. Busti di due santi, e sovr' essi la croce; ed al- 
l'intorno: 

*?* D • O • M • SVM • D • BARTH • APOST • SACR • P . P • GLER • REGV. 

D. M. 66. 

Raccolta Avignone. 

XXVI. 

GIAN PAOLO OLIVA. 

Figlio del patrizio Giovanni Tommaso, predicatore di 
gran fama ed -autore di varie opere sacre; indi Pre- 
posto Generale della Compagnia di Gesù, Mori 
nel 1681. 



( 480 ) 

109. Med. rame. 

D. Busto a dritta. 

I • P • OLIVA • SOC • IESV ■ PR • GEN • XI • PP • M • IV • A • 

SAC • CONC. 

R. San Francesco Borgia portato al cielo da varii an- 
gioli. 

PROC • HONORIB • SS • DECESS • SVO • F • BORGIA. 

F. CHERON. 

D. M. 68. 

Raccolte Avignone e Franchini. 

Museum Mazzuchellianum voi. II,| tav. CXXX, num. I; Argelati , voi. Ili, 
pag. 36, num. 18. 

XXVII. 

ODOARDO CIBO. 

Figlio di Alderano Marchese di Carrara e di Elisa- 
betta Della Rovere. Arcivescovo di Seleucia (1673). 

110. Medaglia d'argento fusa e cesellata. 

D. Busto di fronte, con nimbo attorno al capo. 

P. • NICOLAVS • DE • FLVE. 

R. Stemma Cibo sormontato dal cappello cardinalizio. 

ODOARD • CYBO • ARGH • SELEVC • NVNT • APS • AD • HELVET • 

1672- 

II beato Nicolò da Flue era nato del 1417 nel Can- 
tone di Unterwalden, e morto nel 1487. Fu poscia 
beatificato nel 1669. 

D. M. 38. Peso: Gr. 23, 380. 
Raccolta Franchini. 



( 481 ) 

XXVIII. 

GIROLAMO GASTALDI. 

Cardinale prete di san Girolamo degli Schiavoni nel 1675. 
Di lui si ha a stampa un volume in foglio con questo 
titolo: Tractatus de avertendo, et profliganda peste 
politico-legalis , eo lucubratus tempore, quo ipse Loe- 
mocomiorum primo, mooo Sanitatis Commissarius 
Generali* futi, peste Urbem invadente anno MDCLV1 
et LVIl , ac nuperrime Goritiam depopulante, typis 
commissus; Bononiae, 1684; Romae, 1831. Fece 
egli costrurre in Roma stessa le due chiese di 
santa Maria dei Miracoli e santa Maria di Monte 
Santo che sorgono in Piazza del Popolo; « et hanno 
queste (scriveva un anonimo nel 1779) il tetto co- 
perto della nostra pietra Lavagna , di cui non vidi 
colà coperta altra fabbrica » ('). 



111. Med. rame. 
D. Busto quasi di fronte. 



HIERONIMVS • S • R • E • PRESE ■ GARDIN ■ GASTALDVS. 

R. Stemma Gastaldi, con cappello cardinalizio. 

FVNDAV1T • ANO • IVBTLEI • MDCLXXV. 

D. M. 68. 

Museum Mazzuchellianum, voi. Il, tav. CXXXH, num. 2. 

( l ) Famìglie di Genova ecc., Ms. presso di me; pag. 82. 



( 482 ) 
XXIX. 

GIOVANNI BATTISTA SPINOLA. 

Arcivescovo di Àcerenza e Matera (1648), poi di Ge- 
nova fi 664); indi cardinale prete di santa Ce- 
cilia (1681). 

112. Med. bronzo. 

D. Mezzo busto a sinistra. 

IO • BAPT . S • R • E • CARD • SPINOLA. 

R. La luna crescente fra le nubi. 

IMPLEBIT • ORBEM. 

D. M. 64. 

Gabinetto Imperiale di Vienna. 

Museum Mazzuchellianum, voi. II, tav. CXLVI, num. 4; Olivieri, Mo- 
nete ecc. degli Spinola, tav. XIV, num. 3. 

XXX. 

GIUSEPPE RENATO IMPERIALE. 

Presidente della Zecca di Roma nel 1675, e cardinale 
diacono di san Giorgio in Velabro, nel 1690. Raccolse 
una celebre Biblioteca di cui si ha per le stampe il 
Catalogo. 

113. Med. in piombo. 
D. Busto. 

R. Leggenda in 18 righe. 

Verzeichniss dei 1 Miinzen-und Mcdaillen-Sammlung aus der Verlassenschaft 
des Ilernn Franz Joseph Freyhernn von Bretfeld-Chlumczanzky, pag. 36. 

N. B. Tutte le ricerche da me fatte per rinvenire un esemplare di questa 
medaglia, tornarono sempre infruttuose. 



( 483 ) 

XXXI. 

GIO. BATTISTA COSTAGUTA. 

Prete cardinale di san Bernardo nel 1690. 

ili. Med. rame. 
D. Veduta della cappella della Beata Vergine nella 

chiesa di san Carlo ai Gatinari in Roma. 
All'intorno le parole della Cantica della Vergine: 

REXPEX1T • DOMINVS • HVMILITATEM. 
i • H. 

Le lettere i • h sono le iniziali dell'incisore Johannes 

Hameranus. 
E sotto: 

B • VIRGINI • IN 

ECCLESIA • D • CAROLI 

SACRVM. 

R. Nel campo in carattere molto prolungato: 

t)itmUita0. 



Attorno : 



Sotto 



RESPICE • DOMINE • ET • PROTEGE. 



IO • BAPTISTA • S • R • E 
CARD • COSTAGVTVS 

A • D • MDCC. 



D. M. 41. 

Raccolta Avignone. 

Thesaurus numismatum modernorum , pag. 98. 



( 484 ) 

XXXII. 

GIO. BATTISTA SPINOLA. 

Cardinale diacono di san Cesario nel 1695, e Camer- 
lengo di Santa Chiesa. 

115. Med. rame. 

D. Mezzo busto a destra. 

IO • BAPT • S • GAES ; CARD • SPINVLA • IA. 

R. Stemma Spinola sopra una mensa quadra, coperta 
di un tappeto. 

QVOVSQVE • REGNET. 

D. M. 30. 

Presso il march. Francesco Spinola in Roma. 

Civiltà Cattolica, serie V, voi. Ili (1862), pag. 69 e segg.; Olivieri , Rivista 
della Numismatica, voi. I, pag. 62. 

XXXIII. 

PANTALEONE DOLERA. 

Prefetto Generale dei CC. RR. Ministri degli In- 
fermi (1710); e predicatore di sommo grido. 

116. Med. bronzo. 

D. Busto a destra. 

P • PANTALEON • DOLERA 
A • F • SELVI • F. 

R. Una nave in mare agitato, ed il sole. 

VNA • SALVS. 

1). M. 66. 
Raccolta Avignone. 



( 483 ) 

117. Med. rame. 
D. Come sopra. 

R. Come nella precedente. 

ILLUMINARE • HIS. 

D. M. 66. 

Museum Mazzuchellianum , voi. II, tav. CXLXIV, num. 2. 

118. Med. rame. 
D. Come sopra. 
R. Il sole. 

ILLVMINAT • OMNEM • HOMINEM. 

D. M. 42. 

Raccolta Avignone. 

Museum Mazzuchellianum, voi. Il, tav. CLXXIV, num. 3. 



XXXIV. 

GIORGIO SPINOLA. 

Sostenne varii uffizii e governi nelle Romagne e fuori ; 
e nel 1719 fu creato prete cardinale di santa Agnese 
extra muros. Fu quindi segretario di Innocenzo XIII, 
e dopo la morte di questo Papa andò Legato a Bo- 
logna. 

119. Med. rame. 
D. Busto a dritta; e sotto una annetta Spinola, 

GIORG • CARD • SPINOLA • BON • A • LAT • LEO. 

R. Donna seduta ; e nella parte superiore un Genio con 
spada, bilancia e palma. 

SECURITAS • PUBLICA 



( 486 ) 
Neil' esergo : 

OICIOCGXXXI. 

D. M. 76. 

Museum Mazzuchellianum , voi. H, tav. GLXXXVI, num. 2; Olivieri, Mo- 
nete ecc. degli Spinola, tav. XVI. 



XXXV. 

NICOLÒ MARIA LERCARI. 
Prete cardinale dei santi Giovanni e Paolo nel 1726. 

120. Med. bronzo. 
D. Busto quasi di fronte. 

NICOLA VS • MARIA • TIT • SS • IOANNIS • ET • PAVLI • PRESB 
GARDINALIS • LERCARI. 

E sotto il busto: 

P • P • \v. 

R. Nave in mare agitato; ed in alto entro un nastro: 

VT • SAPIENS • NAVTA. 

Neil' esergo lo stemma sormontato dal cappello cardi- 
nalizio, ed accostato dalla seguente leggenda: 

H • O • F • C • D • M DE • MASSANE S 

MDCC XXXIV 

EQVES GALLVS. 

D. M. 70. 

Presso il march. Carlo Don^hi. 



( 487 ) 

XXXVI. 

SALVATORE BALDUINO. 

Barnabita, nato a Nizza di mare, e celebre predicatore. 
Morì nel 1743. 

121. Med. bronzo. 
D. Busto a destra. 

F • D • SALVATOR • BALDVINVS • BARNABITA. 

R. Trionfo marino , con Teti assisa sul carro ed avente 
fra le mani una conchiglia piena di perle. 

DOS • IN • CANDORE. 

Questo rovescio appartiene ad una medaglia di 
Vittoria Della Rovere, Granduchessa di Toscana, 
che reca l'anno 1685 (*). 

D. M. 85. 

Museum Mazzuchellianum , voi. II, tav. CLXXXI, num. 5. 



XXXVII. 

LUIGI LAMBRUSCHINI. 

Nacque a Sestri di Levante il 2 giugno 1776; e fu 
nominato arcivescovo di Genova nel 1819, poi car- 
dinale prete di san Calisto nel 1831. Mori in Roma 
il 12 maggio del 1854, e fu sepolto nella chiesa di 
san Carlo ai Catinari. 

122. Med. argento. 

(') Ved. Luta, Famiglia Della Rovere. 

Atti Soc. Lio. St. Patria. Voi. Vili, Fase IL 33 



( 488 ) 
D. Busto a sinistra. 



ALOIS • CARD • LAMBRVSCHINIVS • ABBAS • COMMD • FARFENSIS. 

• NIC. CERBARA P. 



R. Nel campo. 



SEMINARIO 

FARFENSI • CONSTITVTO 

ANNO 

MDGCGXXXVII. 

D. M. 48. 
Raccolta Avignone. 

123. iMed. argento. 
D. Busto a sinistra. 

ALOISIVS • LAMBRVSCHINIVS • CARD • EP • SAB • ABBAS • S • M • FARF. 

NIC. CERBARA F. 



R. Nel campo. 

GREGORII • XVI • P • M 

SVMMVS • CONSVLTOR 

AD • NEGOTIA • PVBL • EXTERNA 

ET ■ RERVM • SAG • EXTRÀORDINARIA 

DE • ECCLESIA ■ SABINORVM 

OPTIME • MERITVS. 

MDCCCXLII. 

D. M. 48. 
Raccolta Avignone. 

124. Med. rame. 
D. Facciata del Duomo d'Orvieto. 

GREGORIVS • XVI • P • M • FRONTEM • REPARAVIT. 



( 489 ) 
E nel l' esergo: 

m • dccc • XLTI. 
Sotto il tempio. 

G • GIROMETTI • F. 

E. Corona civica di alloro; e nel campo 

ALOISIO 

LAMBRVSGHINIO 

VIR • EMIN • PATRONO 

PAVLO • DVRIO 

ANTIST • PRAEF. 

VRBEVET. « 

D. IVI. 53. 
Raccolta Avignone. 



125. Med. bronzo. 
D. Busto a dritta. 

ALOISIVS • LAMBRVSCHINI • S • R • E • CARD • EPIS • SABINORVM. 
PHf • MARTELLI ■ F. 

R. Facciata della chiesa di N. S. a San Severino. 

PATRONO • OPT • S • P • Q • SEPTEMPEDANVS • MDCCCXLIII 

V1RGINI • LVMINVM 

SOSPITATRICI 

COLL • BARNABITARVM 

SACRVM. 

D. M. 41. 

Raccolta Avignone. 



( 490 ) 

XXXVIII. 

• UGO SPINOLA. 

Figlio dei patrizi Francesco Maria ed Eugenia Palla- 
vicino, nacque in Genova il 19 giugno 1791 . Fu de- 
legato apostolico di Ascoli, nunzio a Vienna; indi 
cardinale di san Martino a' Monti nel 1832. Mori 
nel 1858. 

126. Med. rame. 
D. Busto quasi di fronte. 

VGO • S • R • E • CARD ■ SPINOLA • BONON • LEO. 

Neil' esergo : 

MDCCGXLII. 

R. Minerva sedente a sinistra. 

SAPIENTI • ET • VIGILANTI. 
PICCIOLI F. 

D. M. 71. 

Raccolta Avignone. 

Olivieri, Monete ecc. degli Spinola, tav. XVIII. 

XXXIX. 

ALERAME PALLAVICINO. 

Figlio del patrizio Antoniotto e di Maria Angela 
Chiara Spinola, nacque il 28 ottobre 1809. Goverr 
natore del Conclave nel 1846 ed arcivescovo di Pyrgi 
in partibus infidelium (1848); mori in San Michele 
di Pagana il dì 11 ottobre 1867. 



( 491 ) 

127. Med. argento e rame. 

D. Stemma Pallavicini, con cappello prelatizio. 

SEDE • VACANTE. 

R. Nel campo. 

ALERAMES 

EX • MARCHIONIBVS 

PALLAVICINO 

SACRI • PALAT • APLICI 

PRAEFECTVS 

ET • CONCLAVIS 

GVBERNATOR 

1846. 

D. M. 32. 

Raccolta Avignone. 

XL. 

GIACOMO FILIPPO GENTILE. 

Figlio del patrizio Gio. Antonio e della nobile Teresa 
De Franchi , nacque in Genova 1' 8 settembre 1809 , 
e fu proclamato vescovo di Novara il 27 gennaio 
1843 (vivente). 

128. Med. bronzo, per la corona d'oro decretata al San- 
tuario di Varallo. 

D. Urna contenente la B. V. di Monte Varallo. 
Sopra. 

BEATA • VIRGO • MARIA. 



( 492 ) 
Sotto : 

S • MONTIS • VARALIS. 

R. Nella parte superiore: 

AN • XI • SAG • PRING • PII • IX. 

E nel campo. 

AVREA • CORONA 

DEGRETO • GOLLEG1I 

GAN • BASIL • VATIC 

PER • IACOB • PHIL • GENTILE 

ANTISTEM • NOVARIEN 

DECORATA 

MDGCCLVII. 

D. M. 43. 

Raccolta Avignone. 



CLASSE TERZA 

UOMINI ILLUSTR 



I. 



COSMA SCAGLIA. 

Anziano del Comune (1426), revisore dell'Ufficio di 
san Giorgio (1429), ambasciatore al Duca di Mi- 
lano (1434), consigliere (1443-44-47), ed ufficiale di 
Provvisione (1446). 

129. Med. rame. 
D. Busto a sinistra, con lunga capigliatura e ber- 
retto; ed all'intorno: 

EFF • COSME • SCALIE • MCCCCLXXX. 

R. Un cervo coricato, e lo stemma della famiglia. 
Sopra : 

OP • BAPTE ■ ELIE 
DE • IANVA. 



( 494 ) 
Ed all' ingiro: 



EIVS • SEQVANT • QVE • SEQVIS. 



D. M. 40. 

Gabinetto di S. M. il Re, in Torino. 

Atti, voi. IV, pag. LXXXIX. 



IL 
GIACOMO ANTONIO PALLAVICINO. 

130. Med 

D. Busto. 

IACOBVS • ANTONIVS ■ PALLAVICINVS. 

R. Il cavallo Pegaso, con figura d'uomo, sfera e vasi. 

VIRTVS • SVPERAT • OMNIA. 
Museo Settaliano, pag. 458. 

III. 

BATTISTA FREGOSO. 

Figlio del Doge Pietro; e Doge a sua volta dal 1478 
al 1483. Fu balzato di seggio dallo zio Paolo, car- 
dinale-arcivescovo. E autore dell' opera De dictis 
factisque memorabìlibus , e dell'altra Anteros. 

131. Med. bronzo. 

D. Busto a destra, con berretto. 

BAPT • FVLGOS • IANVE • LIGVR • Q • DVX • PETR • DV • FIL. 




CRJSTOFORp COLOMBO. 



N, 132) 



( 495 ) 

R. La salamandra in atto d'inghiottire un uccello. 

PECVLIARES • AVDACIA • ET • VICTVS. 

D. M. 12. 

Raccolta Avignone. 

Museuin Mazzuchelliamim, voi. I, tav. XXI, mini. 3; Gandolfi, Moneta di 
Genova, voi. Il, tav. IV, num. 30. 

IV. 

CRISTOFORO COLOMBO. 

Nato non più tardi del 1447, perchè nel 1472 era mag- 
giorenne; morto nel 1506. 

132. Med. bronzo. 
D. Busto a dritta. 

CHRISTOPHORO • COLOMBO. 

■R. Liscio. 

D. M. 53. 

Raccolta Avignone. 

133. Med 

D. Busto a dritta. 

CHRISTOPHORVS • COLVMBVS • GENVENSIS. 

R 

D. M. 24. 

De Bry, Americae Rectio; Bossi, Vita di C. Colombo. 

134. Med 

D. Busto a sinistra. 

CHRISTOPHORVS • COLVMBVS • LIGVR • INDIARV • PR1M' • 

INVET." • A.° • J49Z. 

D. M. 86. 

Durazzo, Elogio storico di C. Colombo; Bossi, Vita citata. 



( 496 ) 

135. Med. rame. 
D. Busto a destra. 



CHRISTOPHORVS • COLOMB. 
PETIT F. 



B. Nel campo: 



NATVS 

AN • M • CGCG • XLII (') 

COQVRETI • AD • GENVAM 

OBIIT 

IN • VALLE • OLETI 

APVD • HISPANOS 

AN • M • D • VI. 

SERIES ■ NVMISMATICA 

VNIVERSALIS • VIRORVM • ILLVSTRIVM 

M • D • CCC • XIX. 

DVRANB • EDIDIT. 



Fa parte di una collezione di medaglie coniate in 
Parigi. i 



D. M. à\. 

Raccolta Avignone. 

Gazzetta di Genova del 1841, num. 39. 



136. Medaglia a scatola, con entro la vita del Co- 
lombo, scritta dal P. Giambattista Spotorno: fatta 
nel 1837. 
D. Busto a dritta. 

CRISTOFORO • COLOMBO. 
G. B. SOLARI. F. 



(') Sic. 



( 497 ) 

R. Colombo in piedi , in atto di scoprire V America rap- 
presentata in una donna. 

SCORSE • LA • DIANZI • FAVOLOSA -TERRA. 

D. M. 62. 

Raccolta Avignone. 

137. Med. argentò e rame. 
D. Busto a dritta. 

CRISTOFORO • COLOMBO. 

G. GIROMETTI F. 

R. Nel mezzo si legge: 



GENOVA 

AGLI • SCIENZIATI • ITALIANI 

1846. 



Un esemplare in argento di questa medaglia venne 
posto nelle fondamenta del monumento all'insigne 
Scopritore, che ora sorge sulla piazza dell' Acqua- 
verde, il 27 settembre 1846. 



D. M. 57. 

Raccolta Avignone. 



138. Med. argento e rame. 
D. Busto a dritta. 



CHRISTOPHORVS • COLOMBO. 
NIC. CERBARA F. 

R. Corona d'alloro, e piccolo bastimento. 

NOVA 

ORBIS • PARTE 

VETERI • ADIECTA 

VTR1VSQVE • COMMODIS 

CONIVNCTIS. 



( 498 ) 
Fa parte della collezione citata al num. 63. 

D. M. 38. 

Raccolta Avignone. 

V. 

ANDREA D'ORIA. 
Nato in Oneglia nel 1466; morto in Genova nel 1560. 

139. Med. . . . 

D. L' Eroe ignudo , che appoggiasi ad un albero di nave, 
impugnando un remo. 

ANDREAS • AVRIA • CLAS • PR^F. 

R. La rosa dei venti. 

VIAS • TVAS • DOMINE • DEMONSTRA • MIHI. 

D. M. 54. 

De Boodt, Symbola Principimi, etc. , pag. 144; Luckius; Olivieri, Monete ecc. 
dei Principi D'Oria, tav. I, num. 3. 

140. Med. . . . 

D. Busto a dritta. 

ANDREAS • AVRIA • P • P. 

R. Galera. 

NON • DORMIT • QVI • CVSTODIT. 

D. M. 41. 

De Boodt, pag. 144; Luckius; Olivieri, Monete ecc, tav. I, num. 2. 

141. Med. . . . 

D. Busto a dritta. 

ANDREA • DORIA • P • P. 



( 499 ) 
R. Galera; senza leggenda. 

D. M. 41. 

Raccolta Avignone. 

Kohlers, Munz Belustingung, voi. IIF, pag. 249; lei., Remarques historiques, 
pag. 16, tav. I; Olivieri, Monete ecc., tav. I, num. 1. 



142. Med. . . . 

D. Busto a dritta. 

ANDREAS • DORIA • P • P. 

R. La Libertà. 

LIBERTAS • PVBLIGA. 

Questo rovescio è copiato dalle monete romane im- 
periali, ed in ispecie da quelle di Galba. 

D. M. 41. 

Raccolte Avignone e Franchini. 
Olivieri, Monete, ecc., tav. I, num. 4. 

143. Med 

D. Come sopra. 

ANDREAS • DORIA • P • P. 

R. Il ritratto di Dragut contorniato di catene. • 

D. M. 41. 

Raccolte Avignone e Franchini. 

Grillo-Cattaneo, Elogio di A. D'Oria; Olivieri, Monete ecc., tav. II, num. 1. 



144. Med. bronzo. 
D. Testa di D